Ansaldo SVA

Il volo su Vienna.

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L'impresa che lo scrittore-soldato Gabriele D'Annunzio volle a tutti costi realizzare ha in se qualcosa che va oltre il significato del gesto "materiale"; ebbe bensì un risvolto psicologico devastante nell'animo del nemico Austriaco, con una forte carica di impresa romantica d'altri tempi; ebbene, l'aereo incarnava alla perfezione il pensiero dannunziano, sembrava infatti esser stato appositamente creato per metterlo in sintonia con il rischio del pericolo, con l'impresa impossibile, con il tentar ad ogni costo.

Come è stato già accennato precedentemente, l'impresa per D'Annunzio doveva essere stata affrontata con l'impiego del trimotore Caproni, (da ricordare che per la famiglia Caproni ideò il motto "Senza Cozzar Dirocco") ma il Comando Supremo, ostacolò D'Annunzio proprio perché l'utilizzo del trimotore Caproni avrebbe significato mettere in pericolo la vita di molti uomini, senza considerare che il lavoro di preparazione sarebbe stato difficile e troppo invasivo; lo SVA invece sembrava la macchina ideale per permettere la realizzazione dell'impresa.

L'Ansaldo quindi preparò uno SVA  biposto con un serbatoio da 300 Lt, che permetteva di raggiungere la necessaria autonomia per la trasvolata sui cieli austriaci. Dopo due tentativi falliti (Il 2 e l'8 agosto) per le avverse condizioni meteorologiche, la mattina del 9 agosto 1918 alle ore 05:50 gli uomini dell'87a squadriglia "La Serenissima" decollarono con undici aerei dieci dei quali erano monoposto, pilotati da Locatelli, Allegri, Sarti, Ferrarin, Censi, Aldo Finzi, Granzarolo, Masprone e Contratti ed il biposto pilotato dal Capitano Natale Palli; Gabriele d'Annunzio era posizionato nell'abitacolo anteriore. I velivoli di Ferrarin Masprone e Contratti dovettero atterrare dopo poco, mentre Sarti per dei problemi tecnici al motore dovette atterrare sul campo Wiener-Neustadt sabotando prontamente il proprio velivolo prima della cattura. I rimanenti aerei giunsero su Vienna verso le 9.20 e dopo aver effettuato delle foto ricognitive, inondarono il paese con il lancio di cinquantamila volantini scritti da D'Annunzio, e trecentocinquantamila volantini con traduzione in tedesco del testo scritto da Ugo Ojetti.

L'impresa come già accennato anche se militarmente irrilevante ebbe una notevole efficacia psicologica contribuendo a peggiorare il già pessimo umore del popolo austriaco provato da un lungo e sanguinoso conflitto. Dopo il ritorno dei velivoli sul campo di partenza, il Comando Supremo riportò il seguente comunicato ufficiale:

« Zona di guerra, 9 agosto 1918. Una pattuglia di otto apparecchi nazionali, un biposto e sette monoposto, al comando del maggiore D'Annunzio, ha eseguito stamane un brillante raid su Vienna, compiendo un percorso complessivo di circa 1.000 chilometri, dei quali oltre 800 su territorio nemico. I nostri aerei, partiti alle ore 5:50, dopo aver superato non lievi difficoltà atmosferiche, raggiungevano alle ore 9:20 la città di Vienna, su cui si abbassavano a quota inferiore agli 800 metri, lanciando parecchie migliaia di manifesti. Sulle vie della città era chiaramente visibile l'agglomeramento della popolazione.
I nostri apparecchi, che non vennero fatti segno ad alcuna reazione da parte del nemico, al ritorno volarono su Wiener-Neustadt, Graz, Lubiana e Trieste. La pattuglia partì compatta, si mantenne in ordine serrato lungo tutto il percorso e rientrò al campo di aviazione alle 12:40. Manca un solo nostro apparecchio che, per un guasto al motore, sembra sia stato costretto ad atterrare nelle vicinanze di Wiener-Neustadt. »

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Immagine che segue il lancio dei volantini su Vienna.

Il Volantino scritto e preparato da  D'Annunzio riportava le seguenti frasi:

« In questo mattino d'agosto, mentre si compie il quarto anno della vostra convulsione disperata e luminosamente incomincia l'anno della nostra piena potenza, l'ala tricolore vi apparisce all'improvviso come indizio del destino che si volge. Il destino si volge. Si volge verso di noi con una certezza di ferro. È passata per sempre l'ora di quella Germania che vi trascina, vi umilia e vi infetta. La vostra ora è passata. Come la nostra fede fu la più forte, ecco che la nostra volontà predomina e predominerà sino alla fine. I combattenti vittoriosi del Piave, i combattenti vittoriosi della Marna lo sentono, lo sanno, con una ebbrezza che moltiplica l'impeto. Ma, se l'impeto non bastasse, basterebbe il numero; e questo è detto per coloro che usano combattere dieci contro uno. L'Atlantico è una via che già si chiude; ed è una via eroica, come dimostrano i nuovissimi inseguitori che hanno colorato l'Ourcq di sangue tedesco.
Sul vento di vittoria che si leva dai fiumi della libertà, non siamo venuti se non per la gioia dell'arditezza, non siamo venuti se non per la prova di quel che potremo osare e fare quando vorremo, nell'ora che sceglieremo. Il rombo della giovane ala italiana non somiglia a quello del bronzo funebre, nel cielo mattutino. Tuttavia la lieta audacia sospende fra Santo Stefano e il Graben una sentenza non revocabile, o Viennesi.
Viva l'Italia! »

Lo stesso anche se pieno di enfasi e stile letterario era considerato inadatto ad assolvere la funzione prevista, essendo inoltre difficilmente traducibile in tedesco, per questo vennero lanciati anche i volantini interpretati dal romano Ugo Ojetti

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Versione in italiano del volantino lanciato su Vienna con testo tradotto in tedesco.


"IL VOLO SU VIENNA La Serenissima"

 


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