Chengdu J-20 Mighty Dragon

Il J-20 nasce dal programma J-XX, con cui alla fine degli anni novanta la Cina avviò lo studio di un caccia di nuova generazione. Lo schema scelto dalla Chengdu fu descritto per la prima volta nel 2001, in un documento interno firmato da Song Wencong: una configurazione volutamente instabile, con alette canard e raccordi alari (LERX), sulla scia dell'esperienza fatta con il J-9 a doppie canard e con il J-10. Nel 2008 l'aeronautica cinese (PLAAF) approvò la proposta della Chengdu, nota come Progetto 718.
Il primo prototipo, numerato 2001, comparve nel dicembre 2010 durante le prove di rullaggio veloce all'istituto di progettazione della Chengdu, e l'11 gennaio 2011 volò per circa 15 minuti ai comandi del collaudatore Li Gang, seguito da un J-10B come aereo di scorta. Il giorno scelto non passò inosservato: il Segretario alla Difesa americano Robert Gates era in visita a Pechino. Gates chiese spiegazioni direttamente al presidente Hu Jintao, che gli rispose che il volo era programmato da tempo e non aveva nulla a che fare con la sua visita.
Nei primi tempi molte fonti occidentali lo chiamavano “Black Eagle” (come faceva anche questo sito), altre “Black Silk” e solo alcune “Mighty Dragon”; il primo prototipo era verniciato in un verde scurissimo che da lontano sembra nero, e forse il nome viene da lì. Il nome NATO sarebbe invece “Fagin”, secondo un database dell'esercito americano.
Il secondo prototipo, il 2002, volò nel maggio 2012. Il vero salto arrivò il 1° marzo 2014 con il 2011, che aveva prese d'aria nuove, rivestimento furtivo, derive ridisegnate e un sistema di puntamento optoelettronico, e viene considerato il primo esemplare dello standard di preserie. Nel dicembre 2015 fu avvistato il primo esemplare di produzione a basso ritmo, nel novembre 2016 l'aereo fu presentato ufficialmente al salone di Zhuhai e il 9 marzo 2017 i media cinesi annunciarono l'entrata in servizio. La Cina diventava così il secondo paese al mondo a schierare un caccia furtivo operativo, e il J-20 il terzo caccia di quinta generazione in servizio, dopo l'F-22 e l'F-35 americani.
A ottobre 2017, secondo i media cinesi, il progetto era definito e la produzione di serie avviata, con un ritmo previsto di tre aerei al mese. Nel gennaio 2018 il J-20 partecipò alla sua prima esercitazione, provando tattiche oltre il raggio visivo contro J-16 e J-10C, e da febbraio cominciò ad arrivare ai reparti: la 9ª Brigata di Wuhu lo ricevette al posto dei suoi Su-30MKK.
Com'è fatto
Il J-20 è un bimotore ognitempo pensato per la superiorità aerea, con capacità di attacco di precisione. Il capo collaudatore Li Gang lo descrive maneggevole quanto il J-10, ma di gran lunga superiore per bassa osservabilità.
Le armi stanno dentro la fusoliera: una stiva principale per quattro missili a medio e lungo raggio e due stive laterali, dietro le prese d'aria, ciascuna con un missile a corto raggio PL-10. Le stive laterali spingono fuori il missile sulla sua rotaia e possono richiudere i portelli prima del lancio, così l'aereo resta furtivo. Con lanciatori modificati la stiva principale può portare sei PL-15 sfalsati, e quando la furtività non serve i quattro piloni subalari possono portarne otto all'esterno, due per pilone. Secondo le analisi più recenti il J-20 sarebbe privo di cannone interno.
Il tipo di radar non è mai stato reso pubblico: alcuni analisti, tra cui Janes, ritengono che sia un radar a scansione elettronica attiva AESA Type 1475 (KLJ-5) con 1.856 moduli. Ci sono poi sei finestre per sensori optoelettronici passivi distribuiti intorno alla fusoliera, per una visione a 360 gradi, e sotto il muso un sistema di puntamento optoelettronico con IRST. L'abitacolo è dominato da un grande schermo a cristalli liquidi tattile da 610 x 230 mm.
Da segnalare anche che in tempo di pace i J-20 volano con un riflettore radar (lente di Luneburg) sotto la fusoliera, che li fa sembrare più grandi sugli schermi e nasconde la loro vera traccia radar.
Per i motori la Cina ha dovuto a lungo contare sulla Russia. I primi aerei montavano i russi AL-31FM2, e solo da metà 2019 la Chengdu è passata ai cinesi WS-10C, riconoscibili dagli ugelli dentellati. Il motore pensato da sempre per il J-20 è però il WS-15: il 29 giugno 2023 il prototipo 2052 ha volato con due WS-15, e nel 2024 foto chiare hanno confermato i voli con il nuovo motore.
Per anni dei dati del J-20 si è saputo poco o nulla. Solo il 28 settembre 2021, a Zhuhai, l'industria aeronautica cinese AVIC ha mostrato le prime cifre ufficiali: lunghezza 21,2 m, apertura alare 13,01 m, altezza 4,69 m, velocità massima Mach 2.0. Tutto il resto (pesi, autonomia, carico) viene da stime non ufficiali.
Le versioni
Nell'ottobre 2021 fu visto rullare a Chengdu un prototipo biposto, poi chiamato J-20S, presentato ufficialmente dall'AVIC a Zhuhai nel novembre 2024: è il primo caccia furtivo biposto, e il secondo membro dell'equipaggio può gestire droni, guerra elettronica e compiti di allerta aerea. Nel dicembre 2024 un J-20S ha fatto da aereo d'accompagnamento, con telecamere, al nuovo dimostratore furtivo J-36 della Chengdu.
Il J-20A, con abitacolo leggermente rialzato, dorso più ampio e prese d'aria studiate per il WS-15, è apparso nel dicembre 2022 con il prototipo 2051. Il 3 settembre 2025 J-20A e J-20S hanno debuttato ufficialmente come parte della flotta della PLAAF.
L'impiego operativo
Del J-20 in azione si sa poco. Nel marzo 2022 il comandante delle forze aeree americane nel Pacifico, il generale Kenneth Wilsbach, ha confermato che gli F-35 dell'USAF avevano incontrato dei J-20 sul Mar Cinese Orientale, e nel settembre dello stesso anno è stato confermato ufficialmente che il J-20 era schierato in tutti e cinque i comandi di teatro cinesi.
Gli americani lo prendono sul serio: nel dicembre 2018 una replica in scala reale del J-20, costruita dal Corpo dei Marines per l'addestramento, fu fotografata all'aeroporto di Savannah, in Georgia.
Quanti sono
Pechino non pubblica numeri, e tutte le cifre sono stime occidentali. Già nel 2023 i J-20 erano più dei 187 F-22 mai costruiti. Nel maggio 2024 Janes ne contava circa 195 in 12 brigate; a fine 2025 il RUSI stimava una produzione di circa 120 aerei all'anno e circa 300 in servizio; secondo l'analista Andreas Rupprecht, a metà 2026 ne erano stati consegnati circa 500, in servizio con 14 reparti di prima linea (quattro già con il J-20A) e tre basi di prova e addestramento. Il RUSI prevede circa 1.000 J-20 di tutte le versioni entro il 2030.
A quasi sedici anni dal primo volo il J-20 è in piena produzione, e con il J-20A ha finalmente il motore cinese per cui era stato pensato.
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