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Maverick1990

Scisti bituminosi, petrolio e fonti di energia alternative

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Ragazzi ho visto che nella discussione sull' ipotetica ( e al quanto irrealistica aggiungerei :thumbdown: ) alleanza tra lo stivale e l'orso è uscito fuori un discorso molto interessante sugli scisti bituminosi, ho anche notato che l'argomento ha subito trovato notevole interesse ed entusiasmo da parte di tutti, tanto che i nostri stessi moderatori sono andati OT, allora parliamone qui e lancio io la prima pietra.

 

Incomincerei dunque introducendo questo:

Scisti bituminosi: Sorgente di energia netta pressochè nulla. Nonostante la grande abbondanza di tali risorse (equivalenti a 300 Gb[32] di petrolio), il trattamento chimico/termico necessario (vapore ad alta temperatura, processi industriali di produzione della soda caustica necessaria, etc) fa uso di gas e/o olio combustibile in grandi quantità, che rende tale risorsa appena marginale o nulla come sorgente di energia, e da abbandonare nonappena arriverà lo shortage[33] del petrolio. Infatti, il problema degli scisti bituminosi è che devono essere spezzettati e schiacciati dopo essere stati estratti, e i macchinari per fare questo bruciano combustibile diesel. Il sollevare, spostare il materiale ( da 2 a 3 volte più pesante del petrolio ricavato) consuma altra energia, così come la separazione, il trasporto e l’eliminazione delle scorie così ottenute. Ovviamente, c’è poi anche il processo di raffineria e trasporto, così come per il normale petrolio, che consuma ancora altra energia. Già alla fine degli anni settanta si scoprì che veniva usato circa un barile di petrolio per produrre un barile di petrolio da scisti bituminosi. In altre parole, l’energia netta era zero. Dunque, il prezzo di produzione non ha importanza in questo caso. Uso in teoria limitato al periodo in cui è disponibile il petrolio a bassi prezzi, ma praticamente non attuabile per l’alto costo del resto del ciclo di produzione.

Quali sono i veri costi per la produzione di un barile di petrolio derivato da scisti bituminosi allo stato attuale?

Inoltre trovo in un certo qualmodo assurdo proseguire con questa determinazione nel cercare di sfruttare il petrolio, se la memoria non mi inganna, i nostri cari motori benzina hanno un rendimento che si aggira intorno al 25 % mentre i comuni motori elettrici si aggirano intorno al 75 %

Allora il mio pensiero è, va bene, abbiamo questi scisti bituminosi sotto il sedere? Sfruttiamoli, per una volta siamo stati noi i fortunati, sarebbe assurdo non prenderne i ricavi, però progrediamo e cerchiamo di studiare, capire, progettare e sviluppare anche nuove tecnonogie che sfruttano i motori elettrici.

 

Un saluto! :rotfl:

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Guest intruder

L'energia elettrica, in questo momento, è prodotta a partire da motori a combustione interna che hanno rendimenti del 30 per cento... se provenisse da centrali nucleari, eoliche, solari o altro sarebbe un altro discorso, ma per ora, almeno in Italia, non si può parlare di convenienza dei motori elettrici, come non si può parlare di convenienza di quelli a idrogeno (che si ricava per catalizzazione chimica di un idrocarburo, solitamente propano, il cosiddetto GPL, essendo la catalizzazione elettrolitica dell'acqua a indice energetico negativo [si consuma più energia di quella che si ricaverà]).

 

I costi dell'estrazione del petrolio dalle cosiddette tar sands, che in Italia diventano un complicatissimo e inutile scisto bituminoso che nessuno sa di preciso cosa significhi, sono in questo momento non elevatissimi (diciamo sui 100 dollari al barile), ma l'impatto ambientale è, quello sì, elevatissimo sotto tutti i punti di vista, per estrarre un barile di petrolio dalle sabbie occorre lavorare 2 tonnellate di sabbia con getti a vapore, e la sabbia devi tirarla fuori dal terreno in qualche maniera... questa è sostanzialmente la ragione per la quale questo tipo di estrazione del petrolio non è mai completamente partito. Se un giorno ci troveremo con l'acqua alla gola, è un altro discorso, gli impianti ci sono, non occorre molto per metterli in funzione.

 

Ma, come ho scritto altrove, sarebbe anche ora di cominciare a pensare seriamente a energie alternative.

Edited by intruder

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Piccolo appunto: scisti bituminosi non si traduce con tar sands ma con oil shale, che vuol dire appunto scisto petrolifero.

Lo scisto è una categoria ben precisa di rocce metamorfiche in geologia, per la precisione è una roccia frutto della trasformazione dell'argilla a determinate condizioni di pressione ;)

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Guest intruder

Hai ragione (domani la Exxon mi licenzia), ho sbomballato perché a quest'ora sono fuso e perché nell'Alberta, dove sono stato di recente, si lavorano le tar sands, che chiamano oil sands in breve. Il termine tecnico è sabbie bituminose, comunque.

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Per il riscaldamento e il condizionamento delle case del terreno non si potrebbe utilizzare l'energia geotermica?

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E' una risorsa presente solo in determinate aree, non può essere certo una soluzione ai problemi energetici.

Forse giusto in Islanda visto il loro territorio e la scarsa popolazione potrebbero basarci davvero la produzione energetica, anche se ultimamente hanno altri problemi...

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Il problema dello scarso EROEI (Energy Returned on Energy Invested ) non è così rilevante come sembra. Certo deve essere positivo (leggevo da 3 a 5 volte l'energia investita) ma ricordiamoci che il petrolio così creato non dovrebbe ritornare alla produzione di energia, ma dovrebbe essere trasformato in gasolio e benzina per aerei, macchine e navi.

In effetti ci sono miriadi di modi per produrre l'elettricità (forse presto o tardi questo ridicolo paese tornerà anche al nucleare) ma nel serbatoio della mia macchina ci va la benzina, non l'uranio.

 

E, per favore, non venitemi a tirar fuori la macchina ad idrogeno. Prima che TUTTE le navi italiane vadano ad idrogeno (Cavour inclusa), TUTTI gli aerei vadano a idrogeno (F-35 incluso) e TUTTE le macchine, camion e quant'altro vadano sempre ad idrogeno ne ha da passare di tempo.

 

A proposito: http://en.wikipedia.org/wiki/Mahogany_Research_Project

Edited by Rick86

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E aggiungo che, ad oggi, l'idrogeno ha un bilancio energetico molto più negativo rispetto all'estrazione di oli combustibili dagli scisti.

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Guest intruder

L'idrogeno usato per l'autotrazione si estrae dal butano o dal propano, quello del GPL per intenderci, tramite catalizzazione chimica. Quindi bisogna estrarre il petrolio, togliergli il GPL, e lavorarlo... non so se conviene. La catalizzazione chimica è di là da venire per il suo bilancio negativo, potrebbe funzionare solo in presenza di fonti rinnovabili di energia veramente competitive, ma per ora no.

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Per il nucleare in italia è stata creata l'agenzia per la sicurezza nucleare alle direttive della presidenza del consiglio, che inizierà la sua opera verificando l'idoneità dei siti di costruzione. Il governo e l'agenzia potranno agire anche in presenza di veti locali bypassando gli enti locali. Il primo mattone per il ritorno ad un Italia nucleare è stato deposto.

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Tranquillo Dominus era semplicemente un appunto.

Parlando di energie alternative, ho letto sul sole 24 ore che un'azienda Italiana ha inventato una vernice trasparente che spalmato all'interno dei doppi vetri permette a questi di produrre eneria. Un altro uso di questo venice è quello di spalamrlo sugli attuali pannelli solari per aumentarne la resa fino al 25%!

 

Un altro sistema ipertecnologico è in studio alla Nokia sul prototipo Morph. Si tratta di nanoerba che spalmata su una superficie riproduce la fotosinetsi creando energia. A quanto pare ci vorranno ancora 10 anni prima che tale tecnologia sia messa apunto e commercializzabile, ma l'obiettivo sarebbe quello di "seminare" questa nanoerba su tutti gli edifici in modo che tutto l'edificio stesso diventi una centrale elettrica.

 

Il geotermico al sud con Vesuvio,Etna e Stromboli non potrebbe essere sfruttato efficacemente?

Sul progetto di creare energia dalle correnti marine si sa nulla?

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Guest intruder

Da quasi cinquantanni sono operativi alcuni impianti per ottenere energia dalle maree, e qualche esperimento è stato fatto sfruttando la diversa temperatura delle acque di superficie e di quelle di profondità, ma dello sfruttamento delle correnti marine, confesso, è la prima volta che sento parlare, mi devo essere perso qualcosa.

 

Fonti rinnovabili ce ne sono quante vogliamo, basta un minimo di inventiva. Che poi siano realmente convenienti è un altro discorso. O su quale scala. Mi spiego: chi ha duecento vacche, può anche usare il biogas per alimentare la fattoria (negli USA si fa), ma non sempre pantografare il procedimento su scala nazionale o anche solo regionale conviene o è realizzabile.

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Infatti l'idea ricorrente dei maggiori esperti del campo dell'energia è creare una produzione elettrica decentrata da fonti rinnovabili e utilizzare, invece, i metodi più complessi e produttivi, nucleare su tutti, per costituire una riserva energetica di pronto impiego.

Per questo motivo si dovrebbe cominciare a riconfigurare le reti elettriche in modo che chi dispone di impianti solari o di altri tipo e ha eccedenza di produzione possa immetterla in rete, invece che essere costretto a non utilizzarla come oggi.

Facendo paragoni un poco assurdi si potrebbe verificare un cambiamento tipo web 2.0 nel mondo dell'energia ;)

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Ho trovato qualche cosa

Energia dalle correnti marine

 

Presentato a IATICE 2002 un prototipo di turbina idraulica per la produzione di energia elettrica Kobold.

Nei giorni scorsi, lo Stretto di Messina e' stato teatro della positiva sperimentazione, da parte della societa' di ricerca e sviluppo tecnologico "Ponte di Archimede S.p.A.", del prototipo di turbina idraulica per la produzione di energia elettrica Kobold, nell' ambito del progetto ENERMAR, ancorato al largo della costa di Torre Faro. Sfruttando l' energia contenuta nelle correnti marine di quel braccio di mare, si e' ottenuta l'accensione prolungata dei 60 riflettori installati sulla piattaforma sperimentale.

La tecnologia avanzata riesce così ad imbrigliare, per la prima volta al mondo con questo sistema, una forza della natura da sempre esistente, ottenendo così un'enorme quantità di energia pulita ed eternamente rinnovabile.

Il professor Domenico Coiro, docente presso il Dipartimento di Progettazione Aeronautica della facoltà di Ingegneria dell' Universita' di Napoli "Federico II", consulente scientifico della società "Ponte di Archimede S.p.A.", e che ha diretto l'esperimento ha dichiarato all'Agenzia telematica Italian Network "la prova largamente positiva del prototipo apre nuovi ed estremamente interessanti orizzonti per la produzione di energia elettrica pulita dalle correnti marine". I risultati dell' esperimento svolto utilizzando il prototipo ENERMAR sono stati presentati dal Prof. Coiro, dell'Università Federico II di Napoli, al convegno Italo-Australian Exhibition and Conference on Technological Innovations, a Melbourne.

"La tecnologia utilizzata - ha affermato il Prof. Coiro nel corso della sua relazione, che ha suscitato molto interesse nella comunità scientifica internazionale - trae origine da un decennio di studi volti all'ottimizzazione dell' efficienza meccanica ed idrodinamica della turbina brevettata KOBOLD - dal tedesco folletto - di cui è dotato il prototipo ENERMAR"

Si tratta di una turbina sommersa, costituita da un rotore ad asse verticale che produce energia meccanica, poi trasformata in energia elettrica, attraverso lo sfruttamento delle correnti marine ruotando indipendentemente dalla direzione di queste. L' energia ottenibile con questo sistema è considerevole - ha spiegato il Prof. Coiro - si pensi, infatti, che sfruttando una superficie di un solo metro quadrato di una corrente a 3 metri al secondo si può generare una potenza di circa 4 Kw!

Nell' arcipelago delle Filippine così come nel porto di Melbourne, ad esempio, esistono forti correnti dalle quali si potrebbe ottenere una notevole quantità di energia elettrica, giacché la potenza ottenibile aumenta con il cubo della velocità della corrente marina.

Un vantaggio del sistema ENERMAR nei confronti dell'energia eolica sta nella prevedibilità della velocità delle correnti marine che rispettano cronometricamente le costanti armoniche determinate dalle fasi lunari.

La realizzazione del prototipo ENERMAR è stata finanziata dalla società "Ponte di Archimede S.p.A.", presieduta dal dott. Elio Matacena, con un cofinanziamento pari al 50% erogato dalla regione Sicilia, nel quadro dei fondi strutturali comunitari.

L' intuizione che dalle correnti marine si potesse ottenere energia ha guidato da circa 20 anni la ricerca svolta dalla società "Ponte di Archimede S.p.A.".

Una tappa significativa, cinque anni fa, è stata rappresentata dalla partnership italo-cinese, fra la società italiana e la Zheijang provincial Science and Technology Commision, attivata grazie al finanziamento comunitario Synergy, per uno studio applicativo del sistema ENERMAR nell'arcipelago di Zheijang, prospiciente Shangai, dove esistono imponenti correnti marine.

 

Tratto da: : www.italiannetwork.it

 

oppure: Correnti oceaniche

 

é interessante la questione. Questa tecnologia potrebbe essere sfruttata efficacemente nello strtto di messina

Edited by Venon84

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Quindi, facendo un recap, un possibile (ma improbabile in Italia, che la UE ci salvi) piano energetico-strategico a medio-lungo termine potrebbe essere il seguente, IMO.

 

Produzione di combustibili fossili da destinare soprattutto ad aerei e navi:

  • sfruttamento delle rimanenti riserve di petrolio ancora inutilizzate;
  • ricerca di tecnologie che permettano di accedere alle riserve attualmente inutilizzabili;
  • coltivazione in massa di alghe da sintetizzare, pur facendo molta attenzione all'impatto ambientale;
  • sintetizzazione degli scisti bituminosi e, quando la tecnologia lo renderà conveniente, delle rimanenti riserve di carbone fossile.

Produzione periferica di energia elettrica da/per le abitazioni e gli uffici:

  • incentivi e ricerca nel campo degli isolanti;
  • legiferazione pro abitazioni ecologiche;
  • ottimizzazione del fotovoltaico domestico;
  • applicazione di particolari vernici elettrogene a vetri e pannelli;
  • inteagrazione di sistemi e sottosistemi ecologici per il riscaldamento dell'acqua;
  • mini-eolico domestico;
  • bruciatori di sansa e biomassa;
  • sviluppo della tecnologia per la produzione domestica di energia tramite effetto serra.

Produzione periferica di energia elettrica da immettere nella rete (per soddisfare soprattutto settore primario e secondario):

  • centrali di sfruttamento dell'energia ricavata dal moto ondoso;
  • centrali di sfruttamento delle correnti marittime;
  • centrali di produzione dell'energia tramite dislivello marittimo (le maree);
  • centrali geotermiche;
  • sfruttamento dei salti d'acqua (settore ormai saturo in Italia);
  • centrali fotovoltaiche;
  • centrali eoliche;
  • rigassificatori e termovalorizzatori;
  • centrali a biogas.

Produzione centralizzata di energia per eventuali picchi di domanda:

  • centrali nucleari;
  • centrali a carbone delle ultime generazioni;
  • centrali a petrolio;
  • centrali a gas naturale.

Considerazioni.

  1. Molta importanza dev'essere data al fattore ambientale. L'interferenza di grandi centrali eoliche o di sfruttamento delle correnti marittime, ad esempio, può modificare radicalmente gli ecosistemi locali, andando ad assorbire eccessiva energia dal vento e dall'acqua stessi.
  2. La ricerca nel campo della motorizzazione elettrica del trasporto su gomma e l'elettricizzazione della rete ferroviaria sono due passi fondamentali. Una volta realizzato un sistema di distribuzione capillare per batterie di auto (vedi proggetti francesi-israeliani in merito) ed un efficiente ed efficace sistema di produzione dell'energia elettrica, la pistola del benzinaio potrebbe diventare solo un costoso ricordo.
  3. Il tutto dev'essere integrato da una rete di distribuzione tale da garantire flussi da/per i produttori ed i consumatori che permetta di evitare eccessi in entrambi i casi (produzione e consumo).
  4. Ogni tecnologia (ad esempio la "mini-erba" della Nokia) dev'essere facilmente implementabile dal sistema, che diventa così a struttura aperta.
  5. Particolare attenzione dev'essere prestata nei confronti di proggetti su larga scala quali, ad esempio, la produzione di energia solare tramite centrali desertiche di grande estensione.
  6. La ricerca in campo tecnologico è un punto centrale di tutto il progetto.

Se mi sono dimenticato qualcosa, integrate pure il messaggio. ;)

Edited by Tuccio14

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Bel post riassuntivo, personalmente eviterei l'eolico (non rende e ha veramente un cattivo impatto ambientale) e ci andrei cauto con l'idroelettrico di nuova generazione, che credo che abbia bisogno di condizioni veramente particolari per essere produttivo probabilmente non riscontrabili nel mare nostrum.

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Aggiungo un dettaglio a quanto scritto da Dominus

 

Dati Enel alla mano, risulta che con l'energia prodotta dai 211 grandi impianti idroelettrici e con quella prodotta dalle circa 300 piccole centraline mini-idro si riesca a soddisfare il fabbisogno di 10 MILIONI di famiglie italiane, risparmiando così l'immissione in atmosfera di ben 18 milioni di tonnellate di anidride carbonica, e fino a qui tutto bene

Il problema è che , proprio secodo L'Enel, pare che il settore sia saturo, quindi le dighe sono state costruite, le centrali nei luoghi dove era possibile realizzarle pure, quindi in questo settore si parla solo di ammodernamento e innovazione tecnologica...

Puntiamo sul mare!

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Guest Su-35
Perchè non usare il vapore di scarto delle centrali termiche (a combustibili fossili, geotermiche, nucleari , solari) per riscaldare le abitazioni?

il vapore di scarto non c'è

Edited by Su-35

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Guest intruder
nuovo innovativo e rivoluzionario metodo per estrarre l' idrogeno dall' acqua servirebbe meno energia di quanto richiesta fino ad oggi

 

da un articolo delle scienze: http://lescienze.espresso.repubblica.it/ar.../titolo/1334547

 

Non credo abbiano tenuto conto della quantità di energia necessaria per lavorare l'alluminio, il processo appare piuttosto complicato, e non specifica se i clusters sono stabili o meno. Non vorrei fosse un'altra fusione fredda.

Edited by intruder

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Guest intruder

La Commissione Ue ha proposto agli Stati Uniti la creazione di un sistema transatlantico di scambio delle emissioni di C02. La proposta arriva mentre, con la nuova amministrazione Obama, gli Usa si preparano a voltare pagina nella politica contro il riscaldamento del pianeta. In un documento di circa 20 pagine la Ue raccomanda anche un aumento graduale degli investimenti mondiali per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra.

 

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/sc..._125282969.html

 

 

P.S.: non mi pare ci sia un topic aperto da qualche parte sull'argomento, perciò la metto qui.

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