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Blog_ Afghanistan e Iraq: realtà diverse

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Febbraio 2008

Una recente analisi di due esperti del Center for American Progress mette in luce alcuni aspetti dei conflitti in corso in Afghanistan ed in Iraq.

Innanzitutto i costi: per sostenere l’impegno bellico in questi due paesi, gli USA hanno stanziato 70 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2008.

Poi le differenze: il conflitto in Afghanistan è completamente [...]

 

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Chiederei a John, se ha tempo e voglia, di postare un'analisi un po più approfondita :adorazione:

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C'è poco da postare. L'analisi che ho inserito nel blog mi sembrava interessante per via delle considerazioni che faceva e dei risultati statistici elencati.

Ho inserito i dati presenti, il resto è solo una serie di commenti dei suoi autori.

Il succo del discorso è che in Afghanistan l'intervento militare ha conseguito obiettivi pieni: il governo di Karzai è stabile e risconosciuto dalla maggioranza della popolazione, il paese è sulla buona strada per diventare una nazione in grado di autogovernarsi e l'unico problema rimasto è la guerriglia talebana che sarà difficile estirpare visto che opera partendo da zone impervie del paese.

L'Irak invece è un problema tutto aperto.

Gli autori sostengono che bisogna iniziare a separare le due cose (Aghanistan e Irak) e a concentrare gli interventi in Irak per ottenere risultati paragonabili.

In Afghanistan, infatti, la situazione è chiara e delineata: c'è un governo da una parte, ci sono fazioni ribelli dall'altra, ma la distinzione è netta.

In Irak invece il paese è costantemente sull'orlo di una guerra civile e secondo gli autori occorre incrementare la pressione militare.

Le forze presenti non sono sufficienti.

 

In effetti questo articolo va messo in relazione con altri, che non ho postato, in cui si rappresenta l'attuale situazione militare in Irak.

Gli USA stanno concentrando le proprie forze su un numero limitato di basi, poste lontano dalle città, sia a Nord che a Sud, e la produzione di petrolio sta ripartendo per garantire 500.000 barili al giorno che dovrebbero fornire un flusso di contanti adeguato per completare la ricostruzione del paese e delle sue forze armate.

Forti di questa "riorganizzazione", gli americani contano di poter ridurre la loro presenza a 30.000 uomini circa destinati a rimanere nel paese per i prossimi due anni (ma più probabilmente almeno per 10 anni).

 

Abbiamo quindi da un lato la posizione ufficiale (il paese si sta riprendendo, è giunto il tempo di ridurre le forze e concentrarle su poche basi super-protette) dall'altra quella di alcuni analisti che invece ritengono che il paese cadrà nella guerra civile se non si aumentano le forze militari sul campo.

 

Purtroppo ritengo che la situazione politica americana non consenta di aumentare i livelli di forza e anzi renda inevitabile una progressiva riduzione.

Bisogna vedere se l'aumento della produzione di petrolio riuscirà ad attirare sufficiente interesse per altri paesi che si facciano carico della stabilizzazione dell'Irak. E' innegabile che se il petrolio riprende a fornire valuta all'Irak, ciò si tradurrà nella possibilità di ricostituire un esercito degno di questo nome e di distribuire ricchezza tra la popolazione. La sicurezza degli oleodotti sarebbe garantita dai contractors privati, che godrebbero dell'appoggio "generale" fornito dalle forze americane dislocate in poche basi al sicuro da attacchi.

Una popolazione più ricca e una presenza militare straniera meno invadente dovrebbero creare le condizioni per una normalizzazione.

 

Ora, se avranno ragione gli analisti pessimisti o gli strateghi ottimisti, è da vedere.

 

Intanto sono stati firmati i primi contratti per l'estrazione di petrolio che dovrebbero portare la produzione a 500.000 barili al giorno (prima dell'invasione del Kuwait l'Irak produceva vari milioni di barili al giorno).

 

Di più non si può dire, ma è interesse di tutti che la situazione in Irak si stabilizzi quanto prima (di tutti... tranne di chi ha interesse che resti instabile... e con un po' di ragionamento si può capire subito chi abbia questo interesse...)

Edited by Gianni065

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Di più non si può dire, ma è interesse di tutti che la situazione in Irak si stabilizzi quanto prima (di tutti... tranne di chi ha interesse che resti instabile... e con un po' di ragionamento si può capire subito chi abbia questo interesse...)

 

Come al solito Gianni hai delineato in modo superbo la situazione! ;)

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Ascolta grazie per la risposta. Avrei un paio di domande:

 

la prima è terra terra; e cioè se tra questa grossa torta di contratti petroliferi ci sta anche l'ENI che si era fatta dare da Saddam alcune concessioni a Nassyria (guarda caso :rolleyes: )

 

la seconda è se ritieni possibile paragonare l'Afghanistan all'Irak. Cioè secondo me è impossibile (improbabile) arrivare ad una situazione di guerriglieri vs governo riconosciuto perchè non esiste in Afghanistan qualcosa di paragonabile alle tensioni che ci sono tra curdi, sunniti e sciiti. Le bombe le mettono sopratutto nei mercati e posti come questi per far fuori la popolazione locale prima ancora delle truppe occidentali. Questi odi rappresentano una difficoltà formidabile nel formare un governo rappresentativo.

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Purtroppo riguardo all'Afghanistan ho appena letto un articolo poco rassicurante sulla deriva integralista del governo (http://www.tempi.it/esteri/001088-intanto-kabul-torna-la-morale-talebana):

 

 

Intanto a Kabul torna la morale talebana

Il parlamento propone restrizioni islamiste dei costumi di Rodolfo Casadei

Mentre le strade di Kabul diventano sempre meno sicure, le leggi del paese assomigliano sempre di più a quelle vigenti al tempo del regime talebano. L’ultima picconata in ordine di tempo al fragile intonaco di libertà del disastrato edificio istituzionale afghano è arrivata il 17 aprile scorso, quando una commissione parlamentare ha presentato un progetto di legge per la promozione della moralità islamica. Si tratta in realtà della reintroduzione di una serie di divieti dell’epoca talebana. Se la legge sarà approvata, le donne non potranno più mostrare il trucco in pubblico e dovranno indossare il velo sul posto di lavoro e a scuola, i ragazzi non potranno indossare braccialetti, collane, nastri nei capelli e altro abbigliamento “femminile”. Gli uomini non dovranno indossare t-shirt. Saranno vietati i combattimenti di cani e di galli, cruento passatempo dei maschi afghani, ma anche divertimenti più miti come il volo addestrato dei piccioni, il biliardo e i videogame. Durante le feste matrimoniali uomini e donne dovranno restare in sale separate, il volume della musica dovrà essere moderato e non potranno svolgersi danze.

All’inizio del mese il parlamento aveva già votato un ordine del giorno perché fosse vietato alle tv di trasmettere soap opera indiane e film o altri spettacoli che mostrassero danze, soprattutto se si vedevano uomini e donne ballare insieme. Il ministero dell’Informazione aveva quindi ordinato con una circolare a quattro tv private di cessare tali trasmissioni entro il 14 aprile. Due di esse hanno obbedito, ma le altre due non si piegano. La più importante di esse, Tolo Tv, era già stata oggetto di richieste di chiusura da parte di deputati islamisti per aver trasmesso uno show di premiazioni cinematografiche durante il quale un artista aveva danzato accompagnato da un gruppo di ragazze.

Un’altra commissione parlamentare, quella per gli affari culturali e religiosi, ha proposto nuove restrizioni in materia di musica e danza. I principali articoli della norma proposta vieterebbero del tutto alle donne di esibirsi come cantanti o di apparire in videoclip musicali. Singoli e organizzazioni afghane non potranno più invitare cantanti e danzatrici straniere nel paese (cantanti tagike e uzbeke si sono spesso esibite in Afghanistan). Saad Mohseni, proprietario di Tolo Tv, si è appellato al governo e alla comunità internazionale perché «non si può permettere a una piccola minoranza entro la società afghana di comandare».

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Il governo afgano è stato liberamente e democraticamente eletto, e ora se ne escono che non può una ristretta minoranza governanre il paese.

 

Ora, dico io, avranno anche ragione, ma se non gli si può lasciare un attimo di libertà che il parlamento reintroduce le leggi islamiche noi che c'entriamo?

 

Hanno avuto un'occasione, la stanno sciupando rovinosamente. La NATO è in A-stan per combattere i Talebani che hanno attaccato un paese che fa parte dell'alleanza, ed ha avuto campo libero per l'invasione del paese perchè è stato dimostrato che il governo appoggiava il terrorismo.

 

A mio parere, con tutto che considero barbare e incivili leggi del genere, quello che approva il parlamento afgano non è affar nostro, per lo meno finchè le NU non preparano una qualche sorta di mandato.

 

Detto questo, riguardo alle differenze tra Irak e A-stan, sono d'accordo con chi sostiene l'aumento delle truppe. Preciso che sono sempre stato contrario all'invasione del paese, ma ormai l'errore è stato fatto, l'unico uomo che con metodi più o meno disumani riusciva a tenere a bada quel paese è morto, adesso bisogna evitare che il paese cada nelle mani dei veri imperialisti del MO.

 

Sono chiare a tutti le conseguenze di un eventuale ritiro immediato dall'Irak, e dato il continuo aumento dei costi (in tutti i sensi) della persistenza della coalizione nel paese, quella dei "private contractors" mi sembra una buona strada per appaltare un po' di invasione, tra l'altro a mercenari che delle ROE più o meno se ne infischiano. Ma questo è un altro discorso...

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A mio parere, con tutto che considero barbare e incivili leggi del genere, quello che approva il parlamento afgano non è affar nostro, per lo meno finchè le NU non preparano una qualche sorta di mandato.

 

Su questo non sono del tutto d'accordo, è anche affar nostro perchè ci siamo lì anche noi e non per lasciar tornare il talebani al potere. Evidentemente c'è qualcosa che non funziona e non solo sul piano militare, che da solo non potrà mai essere risolutivo

 

 

Detto questo, riguardo alle differenze tra Irak e A-stan, sono d'accordo con chi sostiene l'aumento delle truppe. Preciso che sono sempre stato contrario all'invasione del paese, ma ormai l'errore è stato fatto, l'unico uomo che con metodi più o meno disumani riusciva a tenere a bada quel paese è morto, adesso bisogna evitare che il paese cada nelle mani dei veri imperialisti del MO.

 

Su questo sono del tutto d'accordo.

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la prima è terra terra; e cioè se tra questa grossa torta di contratti petroliferi ci sta anche l'ENI che si era fatta dare da Saddam alcune concessioni a Nassyria (guarda caso)

 

Non è un caso. Se devo stabilire un contingente in un paese ostile a migliaia di km da casa, permetti che preferisca una zona in cui ho già appoggi e contatti?

Se devo rischiare i miei soldati, permetti che almeno cerco di unire l'utile al dilettevole e portare a casa un po' di lavoro e soldi per le mie aziende? ;-)

 

Quanto a ENI, non saprei, bisognerebbe chiedere a quelli che dicevano che i nostri soldati trasportavano i bidoni di greggio per conto di ENI.

Battute a parte (ma è stato scritto, e proprio in questo forum) se e quanti accordi ENI riuscràa a strappare non lo so (spero un bel po').

 

http://www.corriere.it/esteri/08_aprile_21...44f486ba6.shtml

 

la seconda è se ritieni possibile paragonare l'Afghanistan all'Irak.

 

No, le due realtà non sono paragonabili. In Afghanistan c'è una guerriglia, e per quanto sia pericolosa non è in grado di minacciare la stabilità del Paese.

In Irak c'è uno scontro di etnie e fazioni religiose, e la cosa è molto più seria.

 

Il senso dell'analisi che ho postato, peraltro, era esattamente questo.

 

Il fatto che in Parlamento siano proposti disegni di legge che predicano il ritorno a leggi talebane non significa che quei disegni di legge diventino legge.

Anzi, tutto questo dimostra che nel Parlamento c'è una democrazia effettiva.

 

Il ministero dell’Informazione aveva quindi ordinato con una circolare a quattro tv private di cessare tali trasmissioni entro il 14 aprile. Due di esse hanno obbedito, ma le altre due non si piegano.

 

Anche questo è indice che nel Paese c'è una parvenza di pluralismo: se due tv private non si piegano, significa che si può esprimere dissenso senza finire fucilati.

Sono piccole conquiste, ma non dimentichiamo da cosa viene fuori quel paese, e certo non possiamo pretendere che dalla sera alla mattina diventi la fotocopia di un modernissimo paese occidentale.

Anche in Italia ci abbiamo messo mezzo secolo per abrogare pian piano le leggi fasciste, a colpi di sentenze costituzionali e di nuove leggi.

E anche in Italia ci abbiamo messo mezzo secolo per laicizzare concretamente lo Stato e limitare la posizione privilegiata della Chiesa cattolica. Una cultura religiosa milleniaria non si può sopprimere come se non fosse mai esistita.

 

Allo stesso modo, se un paese è di cultura araba o islamica, non è che si possa stravolgere questa cosa, e non è il caso di gridare al "ritorno delle leggi talebane" per la proposta o approvazione di norme che sono diffuse in tutti i paesi arabi e islamici della regione.

Non è che nella modernissima e civilissima Arabia o in Siria o in Oman le cose siano molto diverse, quanto a controllo religioso dell'informazione sulle reti pubbliche e private.

Se di qui a 20 anni avremo un Afghanistan simile a una Siria o a una Giordania non è mica una sconfitta, anzi, è un grosso successo.

La cosa principale che ci deve premere è quella che il governo Afghano non sia più un santuario per il terrorismo e non ci punti missili addosso.

Poi, se vogliono avere 50 mogli a testa tutte con il Burka, è una cosa che ci può non piacere ma non possiamo imporre con la forza la nostra cultura.

Quando le donne afghane decideranno che è arrivato il momento di randellare i mariti, lo faranno esattamente come hanno fatto le nostre donne qui (che non dimentichiamolo: diritto di voto e parità di diritti uomo/donna sono conquiste recenti anche da questa parte del mondo...)

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Leggo ora:

 

AFGHANISTAN/ Ferito un soldato italiano in un attentato nei pressi di Kabul (http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=2100)

Stamattina, intorno alle 6.10 ora italiana, una pattuglia del contingente italiano a Kabul è rimasta coinvolta nell'esplosione di un ordigno posto sul ciglio della strada che i militari stavano percorrendo per recarsi a condurre un'attività di assistenza veterinaria, a circa 30 chilometri a sud della capitale afgana, nella provincia di Musahi.

L'esplosione ha investito un blindato Puma, coinvolgendo tre militari. Due di loro sono rimasti contusi, il terzo, il primo caporal maggiore Andrea Tomasello, del secondo Reggimento Alpini di Cuneo, è rimasto ferito. Prontamente soccorso dagli altri componenti della pattuglia, il militare è stato trasportato da un elicottero AB 212 della Marina Militare presso l'ospedale militare francese a Kabul, dove si trova attualmente ricoverato.

Tomasello, riferiscono fonti militari di Kabul, al momento non versa in pericolo di vita. La famiglia è stata informata dal comandante del contingente di Italfor.

Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha dichiarato: «Sto seguendo la vicenda passo passo e ho già informato il presidente Berlusconi. Il militare coinvolto ha una ferita abbastanza seria agli arti inferiori, ma sicuramente non è in pericolo di vita». La provincia di Musahi, dove questa mattina è rimasto ferito il soldato italiano, «è una zona molto delicata, all'ingresso della capitale», «nella quale i nostri militari sono molto impegnati per la sicurezza e l'assistenza alle autorità locali». È quanto ha spiegato a Sky tg24 un portavoce di Italfor, il capitano Mario Renna, precisando che quella di oggi «non è stata la prima volta che i militari sono fatti oggetto di attentati» nell'area.

Un altro attentato è avvenuto nel distretto di Dilaram. Un kamikaze, che indossava un burqa, si è fatto esplodere nella provincia di Farah, nel sudovest del Paese. Tra le quindici vittime causate, secondo quanto si è appreso, ci sarebbero, anche tre agenti di polizia e dodici civili.

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AFGHANISTAN/ Ferito un soldato italiano in un attentato nei pressi di Kabul (http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=2100)

Stamattina, intorno alle 6.10 ora italiana, una pattuglia del contingente italiano a Kabul è rimasta coinvolta nell'esplosione di un ordigno posto sul ciglio della strada che i militari stavano percorrendo per recarsi a condurre un'attività di assistenza veterinaria, a circa 30 chilometri a sud della capitale afgana, nella provincia di Musahi.

L'esplosione ha investito un blindato Puma, coinvolgendo tre militari. Due di loro sono rimasti contusi, il terzo, il primo caporal maggiore Andrea Tomasello, del secondo Reggimento Alpini di Cuneo, è rimasto ferito. Prontamente soccorso dagli altri componenti della pattuglia, il militare è stato trasportato da un elicottero AB 212 della Marina Militare presso l'ospedale militare francese a Kabul, dove si trova attualmente ricoverato.

Tomasello, riferiscono fonti militari di Kabul, al momento non versa in pericolo di vita. La famiglia è stata informata dal comandante del contingente di Italfor.

Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha dichiarato: «Sto seguendo la vicenda passo passo e ho già informato il presidente Berlusconi. Il militare coinvolto ha una ferita abbastanza seria agli arti inferiori, ma sicuramente non è in pericolo di vita». La provincia di Musahi, dove questa mattina è rimasto ferito il soldato italiano, «è una zona molto delicata, all'ingresso della capitale», «nella quale i nostri militari sono molto impegnati per la sicurezza e l'assistenza alle autorità locali». È quanto ha spiegato a Sky tg24 un portavoce di Italfor, il capitano Mario Renna, precisando che quella di oggi «non è stata la prima volta che i militari sono fatti oggetto di attentati» nell'area.

Un altro attentato è avvenuto nel distretto di Dilaram. Un kamikaze, che indossava un burqa, si è fatto esplodere nella provincia di Farah, nel sudovest del Paese. Tra le quindici vittime causate, secondo quanto si è appreso, ci sarebbero, anche tre agenti di polizia e dodici civili.

 

Erano diretti a Qal-et-Tanan, uno sperduto villaggio del distretto di Mushai, i militari italiani colpiti oggi in un attentato in Afghanistan. Scopo della missione: visite veterinarie. Gli italiani si trovavano a bordo di tre mezzi, un BV 206, un Puma e un altro veicolo leggero, quando all'improvviso il Puma é stato investito dall'esplosione di un ordigno posto sul margine della carreggiata ed azionato a distanza. Sul posto sono giunti subito i soccorsi ed un elicottero AB212 della Marina ha proceduto all'evacuazione sanitaria: il primo caporalmaggiore degli alpini Andrea Tomasello è stato trasportato all'ospedale da campo francese di Kabul dove lo stanno operando. Il distretto di Mushai è un luogo molto pericoloso e tristemente noto agli italiani, che lì hanno una base avanzata: é nella valle di Mushai, a una trentina di chilometri a sud da Kabul, che il 26 settembre 2006, nell'ennesimo attentato, morirono i caporal maggiori Giorgio Langella e Vincenzo Cardella. I militari di Italfor, ormai da tempo, hanno cercato di arginare la violenza degli estremisti con delle "offensive umanitarie" condotte in quell'area, proprio come quella di oggi. Attività di ricostruzione e di consegna di aiuti umanitari che, se da un lato sono servite ad acquisire il consenso della popolazione e dei leader locali,dall'altro non hanno evidentemente arginato gli "atti ostili" contro le forze straniere.

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I militari di Italfor, ormai da tempo, hanno cercato di arginare la violenza degli estremisti con delle "offensive umanitarie" condotte in quell'area, proprio come quella di oggi. Attività di ricostruzione e di consegna di aiuti umanitari che, se da un lato sono servite ad acquisire il consenso della popolazione e dei leader locali,dall'altro non hanno evidentemente arginato gli "atti ostili" contro le forze straniere.

 

Penso che una strategia a lungo termine e mirata a risultati duraturi non possa prescindere dalle "offensive umanitarie"; semmai sono le offensive militari che devono arginare gli atti ostili, impedendo con la forza ai talebani di distruggere ciò che viene costruito sia a livello materiale che di civiltà.

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Sbollisco ora la rabbia.

Un alpino ha perso un arto in un attentato mentre faceva il suo dovere e il tg2 apre con le notizie di calcio.

Ma ci rendiamo conto?

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Gianni,

Se devo stabilire un contingente in un paese ostile a migliaia di km da casa, permetti che preferisca una zona in cui ho già appoggi e contatti?

Se devo rischiare i miei soldati, permetti che almeno cerco di unire l'utile al dilettevole e portare a casa un po' di lavoro e soldi per le mie aziende? ;-)

la penso allo stesso modo ;) volevo semplicemente la conferma.

 

Sulla controguerriglia, la penso come Lender. Le azioni militari vanno limitate ai soli terroristi cercando comunque di avere rispetto per la popolazione locale. Nel lungo termine soltanto conquistando i cuori e le menti dei locali (e gli aiuti umanitari sono un buon inizio) puoi sperare di vincere.

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