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Rockwell B-1 Lancer

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Ospite intruder
Ma infatti quasi sicuramente ci andrà.

 

Il mio adorato, ancor giovane e prestanze, nonché bello, simpatico e cordiale, Bone andrà in pensione prima del decrepito, brutto, antipatico Buff? Credo mi suiciderò.

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Il mio adorato, ancor giovane e prestanze, nonché bello, simpatico e cordiale, Bone andrà in pensione prima del decrepito, brutto, antipatico Buff?

 

 

Molto probabilmente si.... :wip41:

Modificato da Blue Sky

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chiedo per prima cosa scusa perchè in effetti ho fatto un pò il "saputello" e non ne vado fiero, anzi. Davvero non volevo.

Da profano, chiedo una cosa: nnon so di preciso quale sia la "bassa quota", però ho letto e sentito di piloti che riuscivano a volare a pochi metri dal mare o da superfici liscissime come il Mojave o come si chiama il lago asciutto negli USA dove si sperimentano i veicoli superveloci . Ma andando ad intuito per pilotare a 700 km/h a quota zero o giù di lì servono capacità incredibili, meglio che un pilota di formula uno, pensiamo solo alle correzioni istantanee per evitare edifici o colline, siamo sicuri ch il b-1 non abbia una sorta di "autopilota" in questi casi?

Modificato da Simone

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Ospite intruder
chiedo per prima cosa scusa perchè in effetti ho fatto un pò il "saputello" e non ne vado fiero, anzi. Davvero non volevo.

Da profano, chiedo una cosa: nnon so di preciso quale sia la "bassa quota", però ho letto e sentito di piloti che riuscivano a volare a pochi metri dal mare o da superfici liscissime come il Mojave o come si chiama il lago asciutto negli USA dove si sperimentano i veicoli superveloci . Ma andando ad intuito per pilotare a 700 km/h a quota zero o giù di lì servono capacità incredibili, meglio che un pilota di formula uno, pensiamo solo alle correzioni istantanee per evitare edifici o colline, siamo sicuri ch il b-1 non abbia una sorta di "autopilota" in questi casi?

 

Ormai tutti gli aerei, sono dotati di Terrain Following Radar, un dispositivo che permette di volare in automatico a quote prefissate seguendo il profilo del terreno.

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Ho letto che il B-1 può continuare a volare anche in caso di "electromagnetic massive pulse"- come magri potrebbe accadere in corso di esplosione nucleare nello spazio-, cosa che per i velivoli più attempati non era certa.

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Ospite intruder

Tutti i velivoli militari moderni hanno di queste schermature, anche perché l'EMP credo si possa ottenere anche senza armi nucleari.

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Tutti i velivoli militari moderni hanno di queste schermature, anche perché l'EMP credo si possa ottenere anche senza armi nucleari.

 

Esatto, non c'è bisogno necessariamente di un Fallout Nucleare!

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su wikipedia c'è un articolo sull' EMP, che fa riferimento a piè di pagina ad interviste a ex esperti sovietici di esplosioni nucleari, in cui è scritto che in URSS è stato dimostrato che una esplosione nucleare nello spazio avrebbe creato un disturbo elettromagnetico tale da far letteralmente bruciare i cavi elettrici ed i circuit elettronici (transistor più suscettibili delle valvole termoioniche).

Posso pensare che il B-1 sia in qualche modo protetto dal suo scafo in materiale "elettromagnetico-assorbente", anche perchè altri metodi non mi vengono in mente.

Si sa qualcosa di queste "protezioni" che non sia secretato?

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Ospite intruder
su wikipedia c'è un articolo sull' EMP, che fa riferimento a piè di pagina ad interviste a ex esperti sovietici di esplosioni nucleari, in cui è scritto che in URSS è stato dimostrato che una esplosione nucleare nello spazio avrebbe creato un disturbo elettromagnetico tale da far letteralmente bruciare i cavi elettrici ed i circuit elettronici (transistor più suscettibili delle valvole termoioniche).

Posso pensare che il B-1 sia in qualche modo protetto dal suo scafo in materiale "elettromagnetico-assorbente", anche perchè altri metodi non mi vengono in mente.

Si sa qualcosa di queste "protezioni" che non sia secretato?

 

 

Queste cose si sanno da cinquantanni, e proprio per questa ragione hanno studiato le adeguate contromisure.

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Ho letto che il B-1 può continuare a volare anche in caso di "electromagnetic massive pulse"- come magri potrebbe accadere in corso di esplosione nucleare nello spazio-, cosa che per i velivoli più attempati non era certa.

 

 

Premsso che l'esplosione di un ordigno nucleare crea sempre un impulso EMP in grado di mandare fuori uso i circuiti elettrici ed elettronici, bisogna distinguere tre situazioni.

 

Una è quella di un ordigno fatto esplodere intenzionalmente per creare un impulso EMP su una vasta area. In questo caso l'ordigno è fatto esplodere ad altissima quota (non necessariamente nello "spazio" in senso stretto) e l'impuso può mettere fuori uso i circuiti per centinaia o migliaia di km quadrati tutto intorno.

 

L'altra è quella di un ordigno sganciato da un bombardiere, che si presume si troverà ancora relativamente vicino al momento dell'esplosione (dipende da quota di sgancio, quota e velocità del bombardiere, potenza dell'ordigno) e quindi subirà l'effetto EMP. Il discorso vale anche per bombardieri che stanno penetrando attraverso un territorio nemico sul quale stanno esplodendo altri ordigni nucleari (testate MIRV, bombe sganciate da bombardieri su altri obiettivi, ecc...)

 

La terza è quella di un ordigno montato su un missile terra-aria (evenienza ormai difficile ma molto reale nei primi decenni della Guerra Fredda) sparato contro una formazione di bombardieri, che esploda a qualche chilometro di distanza (se esplode più vicino, l'impulso EMP è l'ultima delle preoccupazioni...).

 

Chiaramente nel primo caso il problema non riguarda i bombardieri ma in generale la struttura di comando, controllo e comunicazioni. Negli altri due il problema riguarda da vicino i bombardieri.

 

Tutti i bombardieri strategici adottano accorgimenti per minimizzare gli effetti EMP. Schermature dei circuiti, innanzitutto. Possibilità di continuare a volare con i sistemi elettronici fuori uso (ossia con i comandi manuali-idraulici). Utilizzo di componenti relativamente insensibili all'EMP (circuiti valvolari). Circuiti elettronici ridondanti, in maniera tale che una sezione rimanga spenta e possa essere attivata solo dopo che l'impulso EMP è passato. Da questo punto di vista, dubito che i materiali RAM svolgano un ruolo particolarmente utile. L'impulso EMP ha caratteristiche ben diverse dalle normali frequenze radar e credo che un aereo Stealth ne risentirebbe esattamente come qualunque altro.

 

;)

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innanzitutto grazie per la risposta.

un'altra cosa, negli anni'80 si temeva, od almeno lo temevano gli autori del "documentario" First Strike, che un attacco di sorpresa avrebbe demolito le forze aeree strategiche non per altro perchè il tempo di reazione sarebbe stato troppo lungo (si parla sempre di minuti, comunque).

che voi sappiate, il b-1 potrebbe decollare in tempi abbastanza brevi per evitare un attacco strategico contro gli aeroporti militari?

Sempre secondo gli autori di First Strike gli aerei di ogni "wing" avrebbero doovuto decollare, fra early detection ed impatto in meno di 5 minuti, bisognerebbe vedere con che rapidità il b-1 potrebbe decollare in condizioni "reali"

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Ospite intruder

Durante la Guerra Fredda si tenevano un certo numero di aerei pronti al decollo su allarme, praticamente avevano sempre i motori accesi. E fino credo all'avvento dell'era Gorbaciov, una quota di aerei dell'SAC, come si chiamava allora, Strategic Air Command, erano sempre in volo con armamento nucleare lungo rotte prefissate (negli anni 60, forse qualcuno lo ricorda, un Buff precipitò in Spagna con quattro bombe nucleari a bordo: di ritorno dalla zona di inizio attacco, solitamente nel Mar Nero a nord dell'alleata Turchia, e diretto alla sua base negli USA, urtò un KC135 durante il rifornimento in volo).

 

Oggi non c'è più questa necessità, quindi i decolli dei film te li puoi scordare. Solo per fare uscire il Bone dal suo hangar ci vuole qualcosa di più di 5 minuti.

 

Tutto questo, ovviamente, non esclude che si possa ritornare al sistema della Guerra Fredda, qualora ve ne fosse necessità.

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innanzitutto grazie per la risposta.

un'altra cosa, negli anni'80 si temeva, od almeno lo temevano gli autori del "documentario" First Strike, che un attacco di sorpresa avrebbe demolito le forze aeree strategiche non per altro perchè il tempo di reazione sarebbe stato troppo lungo (si parla sempre di minuti, comunque).

che voi sappiate, il b-1 potrebbe decollare in tempi abbastanza brevi per evitare un attacco strategico contro gli aeroporti militari?

Sempre secondo gli autori di First Strike gli aerei di ogni "wing" avrebbero doovuto decollare, fra early detection ed impatto in meno di 5 minuti, bisognerebbe vedere con che rapidità il b-1 potrebbe decollare in condizioni "reali"

 

Dalla scheda sul B-1 della home:

Il B-1 era concepito principalmente per assicurare la ritorsione contro un attacco nucleare, e pertanto era indispensabile che il velivolo fosse in grado di decollare in tempi estremamente rapidi, prima che l'aeroporto fosse colpito dai missili nemici. A questo scopo, un pulsante posto in prossimità del carrello anteriore consentiva ai piloti di avviare tutti i sistemi dell'aereo mentre si accingevano a salirvi a bordo, accorciando notevolmente i tempi di reazione.

Modificato da lender

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Ospite intruder

Ti ringrazio per la precisazione, lender, ricordavo qualcosa del genere ma non ne ero sicuro e non avevo voglia di sbirciare le schede o cercare l'web. Rimane comunque il fatto che in meno di cinque minuti te lo scordi di tirar fuori un Bone dal suo riparo, e farlo partire con un carico di bombe atomiche. E sostanzialmente è questa la ragione dei vari sistemi di allerta "lontana", dai satelliti alle reti BMEAWS.

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Andando a memoria, mi pare che il bottone sul carrello venisse chiamato il "bottone del giorno del giudizio" e che il B-2 è il primo bombardiere USAF a non esserne dotato; ma non ricordo più dove ho letto queste cose (forse Stormo da caccia di Tom Clancy? boh...).

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No, per dire il vero, Tom Clancy cita proprio il “bottone di allarme” a proposito del B-2. Il sistema consente ai B-1 e B-2 di “presentarsi al decollo” in soli 3 minuti e mezzo. Per quanto riguarda i velivoli pronti al decollo su allarme, già nel 1987 erano ridotti a un singolo B-1 per base, armato e rifornito, stazionato in prossimità della pista. A proposito dell'effetto EMP concordo con Gianni: i materiali radar-assorbenti avrebbero un effetto irrilevante, viste le energie in gioco nel caso di una esplosione nucleare, e comunque limitato ad una parte relativamente ristretta dello spettro elettromagnetico.

 

Decolli su allarme in tempi eccezionalmente brevi erano già stati conseguiti durante la guerra fredda dai B52 e dai Vulcan con tempi di 3 minuti e dai Victor con 4 minuti (vi sono varie stime).

Modificato da gianvito

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Ospite intruder

Secondo questo articolo nel 1957 si parlava di 15 minuti, ma non sono riuscito a trovare altro, a volte è questione di fortuna, quando si fa una ricerca.

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beh dipende solo dall'aereo col nostro 104 ci riuscivamo

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L’articolo dice la verità: riuscire a far decollare un terzo della forza in 15 minuti era un risultato, per i tempi, eccezionale. Le singole unità, peraltro, garantivano tempi di gran lunga inferiori, naturalmente con aerei già riforniti ed armati. Apposite gare ed esercitazioni, rappresentate anche in alcuni film storici, consentivano una elevatissima disponibilità di velivoli unita ad una prontezza operativa tale da consentire ai bombardieri di sfuggire ad un attacco preventivo di ICBM. In termini generici, il decollo di un bombardiere non differisce molto, come tempi, da quello di un caccia. Vi sono però alcune precauzioni inevitabili. Si richiede una certa “separazione” in decollo, per evitare che il B52 che segue possa incappare in pericolose scie. Ma lo stesso decollo in successione di una ventina di bombardieri richiede parecchi minuti: il primo decollerà magari in 5 minuti, ma venti bombardieri a 30 secondi di distacco l’uno dall’altro? Ecco spiegati i 15 minuti.

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No, per dire il vero, Tom Clancy cita proprio il “bottone di allarme” a proposito del B-2...

 

Hai ragione, è la mia memoria che ha fatto cilecca :rolleyes: ; ho confuso una frase che diceva che "gli esperti concordano sul fatto che non sarà mai usato su un B-2..." rielaborandola in "il bottone non c'è più sul B-2"; e dire che l'ho letto due volte questo libro...

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In effetti il distacco, in decollo, era persino inferiore ! Stiamo parlando dei decolli MITO (minimum interval take off). Ecco un esempio:

 

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Una soluzione sarebbe stata tenere sempre il pilota/copilota a bordo incaricato di accendere i motori e di incominciare la procedura di decollo, raccogliendo i suoi compagni appena prima di partire, oppure nel caso del b-52 far vivere l'equipaggio di turno a bordo.

Nel documentario "First Strike" passano 2' 75'' fra l'allarme e il raggiungimento dei posti sull'aereo, in gra parte persi per correre dalla base all'aereo,salire la scaletta uno alla volta, districarsi fra i sedili e gli oggetti per terra, mentre fra accensione e movimento passano pochissimi secondi.

Un "bombardiere-sempre-presidiato" credo avrebbe potuto decollare in tempi da primato

Comunque in caso di esplosione nucleare l'aereo immagino debba trovarsi ad una certa distanza per non essere travolto dall'onda di pressione

Modificato da Simone

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