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Gian Vito

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  1. Gian Vito

    Minuteman

    Il CEP dei Minuteman III attuali è di 110-120 metri, dopo i recenti aggiornamenti.
  2. Il Sudafrica ha iniziato lo sviluppo di missili aria-aria nazionali a seguito delle numerose guerre di confine con l’Angola e la Namibia, che dagli anni ’70 hanno martoriato quelle regioni. La presenza in particolare di caccia MiG-23 con piloti cubani, ha reso presto evidente l’inadeguatezza dei Mirage III ed F-1 armati con missili inaffidabili e di scarse prestazioni. Oltretutto l’embargo imposto al Sudafrica impediva il rimpiazzo e la sostituzione con armi più moderne. I MiG potevano ingaggiare i Mirage da medio raggio con missili R-24 e nel corto raggio gli R-60 si erano rivelati temibili. I missili in dotazione ai Mirage F-1CZ erano i Matra R.550 Magic all’infrarosso e gli R.530 a guida radar, questi ultimi inutilizzabili a causa delle condizioni climatiche e presto radiati. Oltre a questi, qualche Sidewinder di prima generazione. L’aviazione sudafricana ha richiesto alla propria industria la realizzazione di nuovi missili, con requisiti stringenti. Sfortunatamente, era necessario partire da zero. V1 Lo sviluppo del primo missile “nazionale” è iniziato già nel 1968 al National Institute of Defence Research (NIDefR). Il sensore all’infrarosso è stato copiato per “reverse engineering” dal Sidewinder. Il missile V1 risultante era niente più che un AIM-9B con una spoletta CSIR di prossimità a transistor, più avanzata di quella a valvole dell’originale. Ma la produzione non è partita. V2 Il missile successivo era una semplice copia dell’AIM-9B fabbricata dalla CSIR. Anche in questo caso la produzione non è stata autorizzata. Molto simili tra loro, ricalcavano le caratteristiche del Sidewinder, con una lunghezza di 2,83 metri, un diametro di 12,7 cm, un peso di 70,4 kg ed una testata a frammentazione di 11,4 kg. Il raggio d’azione era di 3,2 km. Kentron V3A Nel 1969 l’aeronautica ha richiesto un missile più manovrabile. La nuova ditta Kentron, nel 1971, ha allora iniziato lo sviluppo del V3A Kukri, primo vero missile indigeno, sia pure basato sul francese R.550 Magic. A seguito di riuscite intercettazioni nei test del 1972, l’anno dopo è iniziata la produzione, con 20 esemplari fabbricati entro il 1975. Impiegato fino al 1978 è entrato in servizio sui Mirage IIICZ e F-1AZ/CZ. Lungo 2,95 metri, manteneva il diametro dei precedenti, con un peso aumentato a 73,4 kg. La configurazione delle superfici di controllo era innovativa, asimmetrica. Due alette mobili a delta per il controllo in rollio, e due alette mobili a doppio delta precedute da due alette fisse sul piano ortogonale per il beccheggio (twist and steer). Il motore bistadio assicurava un raggio d’azione massimo di 4 km. Quello minimo era di 300 metri. Il missile poteva manovrare a 25 g. La testata era a frammentazione da 12 kg. In anticipo su tutte le nazioni, i sudafricani hanno subito compreso l’importanza di un casco di puntamento, per agganciare il sensore del missile ai bersagli fuori asse, sviluppato dall’industria nazionale. Il sensore infrarosso, raffreddato con aria compressa contenuta nel binario di lancio, aveva però un settore di scansione di soli 30° e il missile soffriva di notevoli limitazioni di lancio e trasporto, con un massimo di 4 g, oltrepassati i quali la struttura letteralmente cedeva. Kentron V3B Kukri Nel 1975 sono iniziati i lavori per il successore V3B, per rimediare ai limiti di scansione e di inviluppo di lancio del V-3A. Il nuovo modello, con alette canard di nuovo disegno con apertura di 42 cm, era lungo 2,95 metri, con un diametro di 12,7 cm, una apertura alare di 53cm e pesava 74,2 kg. Aveva un motore più potente. La velocità a fine combustione era di 1,8 Mach oltre la velocità del lanciatore. Il raggio d’azione minimo era di 300 metri, quello massimo di 2-5 km a seconda della quota. Poteva sostenere 25g con un picco di 35-40g in manovra. Il velivolo lanciatore poteva manovrare liberamente fino a 7g, 15000 metri di quota e 1,8 Mach. Il sensore monocolore era più sensibile, con un settore di scansione più ampio (34°) sfruttabile con un casco di puntamento migliorato. Ma pur disponendo di IRCCM era sensibile a esche e fonti di calore sul terreno, non era adatto a bassa quota. Per evitare il problema era necessario “agganciarlo” con precisione alla coda del caccia avversario. Non anticipava il movimento del bersaglio, ma si dirigeva sullo scarico, rischiando di far esplodere prematuramente la testata di 12 kg di Torpex 2A a frammentazione. In servizio dal 1982 sui Cheetah, è stato impiegato nei conflitti alle frontiere, ma senza abbattere alcun velivolo, perché i pochi lanciati, 2 o 3, erano fuori inviluppo utile di lancio. Alcune fonti parlano invece di 4 abbattimenti, 3 MiG-23 e 1 An-26. Secondo i piloti era inferiore al Matra R.550. Durante un dogfight, sono stati lanciati ben 10 missili V3B contro 2 MiG-23, senza risultato. Paragonabile all’AIM-9J è stato prodotto dal 1979 al 1985 in 450 pezzi ed impiegato sui Mirage III BZ/CZ/D2Z/DZ/EZ/RZ/ R2Z, sui Mirage F-1AZ/CZ e reso disponibile per l’esportazione dal 1981. Kentron V3C Darter I missili fabbricati mancavano di autonomia e di capacità “all aspect”, serviva qualcosa di nuovo. Pur con le difficoltà dovute all’embargo, i tecnici sudafricani hanno realizzato presto un missile più avanzato, paragonabile all’AIM-9L o al Matra Magic 2. A differenza dei precedenti, il modello C impiegava elevoni al posto di canard mobili. Il V3C era lungo 2,75 metri, con un diametro di 15,7 cm ed un peso di 89 kg. Il motore bistadio, con una fase boost di 2 secondi, dava una velocità a fine combustione di 2,2 Mach oltre la velocità di lancio. Il raggio d’azione arrivava a 10 km, quello minimo era di 300 metri. Il tempo di lancio era ridottissimo. Il sensore infrarosso era “all aspect” bicolore , con limite di scansione portato a 55°, con aggancio tramite il casco. Fornito di elettronica digitale, poteva rilevare bersagli a soli 15° dal sole o in volo a bassa quota. Finalmente permetteva al missile di anticipare il bersaglio, con angolo calcolato tra 20 e 160°. Poteva distinguere l’aereo dalle esche per confronto spettrale (colour guidance). La testata, di 16 kg di Torpex 2A a frammentazione con cubi di tungsteno, era attivata da una spoletta di prossimità laser e da una a contatto, ed era efficace entro 7 metri. Missile principale per molti anni, è entrato in servizio sui Cheetah C/D/E, Mirage III, Mirage F-1AZ/CZ e Impala Mk2. E’ stato anche provato sugli elicotteri AH-2 Rooivalk. Prodotto dal 1986, è arrivato troppo tardi, entrando in servizio nel 1990. I ritardi hanno costretto il Sudafrica ad acquisire i missili V3S "Snake”, arrivati anch’essi in ritardo, ad ostilità cessate. La Kentron ha migliorato costantemente il missile con nuove tecnologie. L’ulteriore sviluppo è cessato a favore dell’U-Darter. Kentron U-Darter L’ultima variante del V3C, viste le estese modifiche è stata ridenominata "U-Darter" (upgraded). In servizio dal 1997, era lungo 2,74 metri, con un diametro di 16 cm e un peso di 96 kg. Il raggio d’azione variava tra 400 metri e 10 km, con capacità di manovra di 55 g. Presentava innovazioni in tutti i settori. Più veloce, con pilota automatico digitale e tre modalità di acquisizione: cage, autoscan e helmet/radar. Il sensore IR raffreddato all’antimoniuro di indio ad alta definizione era a doppia banda, con angolo di scansione di 56° e la testata di 17 kg a frammentazione era attivata da una spoletta laser. Montato sui Cheetah C/D è stato ritirato assieme a questi nel 2008. V3S Snake L’inefficacia del V-3B e i ritardi accumulati dal V3C, hanno obbligato all’acquisizione temporanea, nel 1987, di 50 missili israeliani Rafael Python-3 ribattezzati V3S, sui Mirage F-1CZ e sui Cheetah C/D. Lungo 3 metri, con un diametro di 16 cm ed un peso di 120 kg, aveva una velocità a fine combustione di 3,5 Mach e un raggio d’azione di 15 km. La testata di 11 kg era a frammentazione con cubi di tungsteno. Il missile è stato ritirato nel 2008 assieme ai Cheetah. V3P Per i ritardi già visti un altro missile, preso temporaneamente in considerazione, è stato l’R-73 (AA-11 Archer), riclassificato V3P. Estremamente avanzato, rispondeva alle richieste di alta manovrabilità, alte capacità di puntamento fuori asse e integrazione col casco di puntamento. L’aeronautica sudafricana (SAAF) nel 1993 ha acquisito 18 missili per valutarli sui Mirage F-1AZ/CZ e su una variante migliorata del Mirage F-1 con motore SMR-95 russo. Nelle prove i piloti sudafricani hanno lanciato con successo i missili da MiG-29 contro drone MiG-21. Ma la SAAF e l’Armscor hanno deciso di continuare con i meno prestanti V3C e V3S. Lungo 2,9 metri con un diametro di 17,5 cm e pesante 105 kg, l’R-73 aveva un raggio d’azione da 300 m a 15 km. E una testata di 7,4 kg con spoletta radar di prossimità. Il progetto è stato cancellato definitivamente col ritiro dei Mirage F-1CZ e con lo sviluppo, già avviato del V4. Kentron V4 R-Darter Le analisi degli scontri aria-aria sul confine hanno spinto la SAAF a varare un programma per un missile BVR (oltre il raggio visivo) denominato V4 o R-Darter (radar). La somiglianza con l’israeliano Rafael Derby non è casuale, dato che il Sudafrica si è unito nello sviluppo e nel finanziamento del missile, fin dagli anni ’80. Ma i due paesi erano responsabili per differenti componenti e i missili differiscono in alcuni elementi. Il V4 è entrato in produzione nel 1994, con l’IOC nel 1995. L’R-Darter è un missile a medio raggio e guida radar attiva, con capacità look-down/shoot-down e multi bersaglio con ottime ECCM. Lungo 3,62 metri, ha un diametro di 16 cm e pesa 118 kg. Il raggio d’azione massimo supera i 60 km, quello efficace è di 30 km. Può essere lanciato in due modi: LOBL (Lock On Before Launch) nel corto raggio, asservito al radar di bordo o al casco di puntamento, attivando subito il radar o LOAL (Lock On After Launch) nel lungo raggio, con guida inerziale intermedia e radar attivo in fase terminale. Impiegato dai Cheetah C, è stato ritirato assieme a questi nel 2008. Molti dei componenti erano di tecnologia israeliana e richiedevano continua assistenza. La necessità di un aggiornamento costoso e il numero dei missili lanciati nei test di upgrade hanno fatto il resto, lasciando i nuovi Gripen temporaneamente senza un missile a medio raggio. Al posto è stato acquistato l’IRIS-T nel 2010. Denel Dynamics V3E A-Darter Gli studi per un missile di quinta generazione sono iniziati nel 1995. La mancanza di fondi e l’emigrazione di molti tecnici hanno ritardato lo sviluppo. Nel 2006, il Brasile si è unito al gruppo Denel Dynamics, con Mectron, Avibrás (motore) e Opto Eletrônica (sensore). Il primo lancio da un Gripen è avvenuto a giugno 2010, l’integrazione è stata completata nel 2011. Dopo numerosi test coronati da successo nel 2012, è stata avviata la produzione in serie. La capacità operativa iniziale è prevista per il 2016 sia per la South African Air Force (SAAF) che per la Brazilian Air Force (FAB). Sviluppo avanzato dell’ U-Darter, l’A-Darter (agile) è un missile ad alta manovrabilità ed elevato raggio d’azione. Lungo 2,98 metri, ha un diametro di 16,6 cm, una apertura alare di 49 cm e pesa 90 kg. La configurazione è a bassa resistenza aerodinamica, con 4 alette di controllo in coda e 4 strake sui lati. Il motore bistadio, con spinta vettoriale (TVC) non produce scie visibili e permette un raggio d’azione massimo di 22 km, ed efficace di 10. La capacità di manovra non ha rivali: 100 g ! Il missile nei test è stato lanciato nel corso di manovre a 12 g e fino a 13700 metri di quota. Il bersaglio può essere “agganciato” dal radar di bordo, dal casco di puntamento o dal sensore nel missile. E’ possibile il tiro oltre il raggio di rilevamento del sensore, in modalità LOAL con memory tracking ed è possibile colpire un bersaglio alle spalle (over the shoulder). Nel 2006, la Denel ha selezionato l’unità inerziale Bae SiIMU02 per la guida a metà traiettoria. Il sensore IIR bicolore, raffreddato ad aria compressa, apparentemente lo stesso dell’IRIS-T, ha un angolo di rilevamento di 180°, con velocità di scansione di 120°/sec. Ha eccellenti capacità di rifiuto delle esche, con tecniche di “spatial filtering” (differenza dimensionale e di forma tra l’aereo e il flare) e “velocity profiling” (differenza in velocità). La testata è attivata da una spoletta laser. Sono previste varianti, come l’A-Darter Light, l’A-Darter Extended Range e due progetti a più lungo termine, gli A-Darter Mk-2 ed Mk-3. Il missile, compatibile coi lanciatori del Sidewinder, è destinato a 26 Gripen e 24 Hawk Mk-120. Il Brasile lo vuole sugli F-5E/F Tiger II, F-5A/B e sui futuri F-X2. Denel Dynamics B-Darter Negli anni ’80 è iniziato il programma LRAAM per un missile da 120 km di portata chiamato S-Darter, con una variante a medio raggio T-Darter. Nel 1995 la Kentron ha mostrato un mockup di 3,2 metri e 18 cm diametro con ramjet Somchem e 4 prese d’aria. La Kentron ha considerato brevemente di entrare nel concorso inglese BVRAAM (Meteor) per poi abbandonare quando ha compreso che la politica non avrebbe lasciato alcuna possibilità. Particolarmente ambizioso, prevedeva controllo vettoriale (TVC) per i primi 2-3 secondi di volo, guida inerziale a metà traiettoria con datalink a due vie e un sensore IIR con capacità LOAL oppure un radar pulse-Doppler AESA per la fase terminale. La velocità prevista era di Mach 3 e la testata di 20 kg con spoletta di prossimità. Il ramjet è stato provato con successo nel 1994, lo sviluppo sembrava promettente, ma la mancanza di fondi ha portato alla cancellazione. La Kentron ha provato ad offrirlo al Pakistan nel 1999 ma il governo ha posto l’embargo. Nel 2008 la Denel Dynamics ha iniziato lo sviluppo di un missile a guida radar per il Gripen, riprendendo i vecchi progetti. Finanziato dal Dipartimento della difesa , il nuovo B-Darter è il frutto di 10 anni di investimenti. Molto simile all’AIM-120, ha una fusoliera di 18 cm di diametro pari a quella dell’Umkhonto, di cui presumibilmente sfrutta il motore e il datalink. Bistadio, dovrebbe garantire una portata di 80-100 km. La spoletta sembra derivata da quella dell’A-Darter. Il radar attivo Central, forse del tipo AESA, utilizza l’esperienza ottenuta con l’R-Darter e gli avanzamenti tecnologici subentrati. Per esempio, le iniziali 5 schede digitali di processazione dei segnali sono state compresse in una sola. Il missile permette l’attacco multi bersaglio con ottime capacità di discriminazione del chaff e dei disturbi intenzionali. Nel 2013 il dimostratore è stato presentato al LAAD Defence and Security International Exhibition. A settembre 2015 sono iniziati i test in volo. L’acquisizione è prevista per il 2016.
  3. Gian Vito

    Messerschmitt Me 262 Schwalbe

    Ancora un disegno, questa volta non è preso da nessuna enciclopedia (così evitiamo i problemi di affidabilità) ma dal libro di A. Price "Guerra aerea sopra il Reich". Riporta praticamente il medesimo metodo di attacco. E' in ungherese, così ve lo traduco, in breve: Punto iniziale 1830 metri sopra e 4800 metri dietro ai bombardieri. Picchiata a 885 km/h, permette di raggiungere una velocità tale da superare l'anello dei caccia. G-pull up, a 457 metri sotto e 1600 metri dietro i bombardieri, per perdere l'eccesso di velocità. A 914 metri dietro al bersaglio, in volo livellato per aprire il fuoco. Dimenticavo il titolo: attacco "montagne russe".
  4. Gian Vito

    Matra R-530

    Primi missili aria-aria francesi. Come abbiamo visto parlando dei razzi Mighty Mouse, anche altri paesi avevano utilizzato razzi non guidati in impieghi aria-aria. Tra questi la Francia, i cui intercettori Vautour avrebbero dovuto impiegare due razziere multiple per un totale di ben 232 razzi SNEB tipo 22 da 68mm. Sfortunatamente limpiego dei razzi risultò pericoloso (in alcuni casi fatale) a causa di diversi malfunzionamenti. Dopo averne ridotto progressivamente il numero, alla fine venne standardizzato un unico lanciarazzi. Sistemi simili vennero impiegati, tra gli altri, dai Super Mystère. Ma da tempo si era giunti alla conclusione che solo i missili aria-aria avrebbero garantito migliori possibilità. La Francia aveva iniziato già a fine guerra gli studi relativi, con il materiale di preda bellica catturato ai tedeschi. Il primo missile denominato Nord 5101 o AA-10, riproduzione del tedesco X-4, si rivelò però un fallimento totale. Sviluppato nel 1946 era a filoguida e propellente liquido (!). Del successivo Nord 5102 (1951) non ho trovato dati. Un successivo derivato, il Nord 5103 (AA-20) del 1952 a radioguida con joystick e motore a propellente solido a due stadi, ebbe invece successo, e venne prodotto a partire dal 1956. Controllato tramite deflessione dei gas di scarico, poteva intercettare un velivolo sonico ad alta quota in un raggio variabile tra 4 e 7,2 km. Utilizzato da Mystère, Aquilon,Vautour e Super Mystère era anche previsto per il G91. Lungo 2,6 metri, con un peso di 133 kg, raggiungeva 1,7 mach con un tempo massimo di volo di 21 secondi. La velocità di lancio variava tra 700 e 1200 km/ora e la quota massima dimpiego raggiungeva i 15000 metri. Era dotato di una testata di 23 kg perforante ritardata o dirompente ma la spoletta di prossimità era difettosa. Il missile richiedeva un ottimo addestramento ed il contatto radio si interrompeva di frequente. Naturalmente era utilizzabile solo di giorno e con tempo eccellente. In condizioni ideali poteva colpire nel 60-75% dei casi. Ne vennero prodotti 4000. Venne sostituito nel 1961 con lAim-9. Un suo derivato, lAS-20, avrebbe dato origine ad una fortunata serie di armi per lattacco al suolo. Nel 1949 gli studi per un nuovo missile proseguirono su due configurazioni, la R051 canard e la R052 cruciforme. Erano previsti ben tre diversi sensori: radar semiattivo, IR e ottico. LR051 diede vita al Matra R-510 del 1957. Missile supersonico con spoletta di prossimità ed un peso variamente stimato tra 160 e 190 kg. Nel 1953 il sensore di autoguida ottica Drivomatic sembrava a punto e venne provato sul nuovo missile. Limpiego (diurno) apparve subito difficile: le condizioni meteo dovevano essere eccellenti con cielo privo di nubi e limpido. Nulla doveva apparire nel campo del sensore per non ostacolare il contrasto col bersaglio. Le prestazioni erano inadeguate. Venne provato allora con un sensore IR con un settore di scansione fisso (+/-10°) per renderlo ognitempo: le prove dimostrarono che il sensore avrebbe potuto funzionare solo di notte e solo negli attacchi in coda. Costruito in soli 100 pezzi, utilizzati per le prove di tiro, venne presto abbandonato. Fu seguito dal Matra R-511, più piccolo ma simile, del 1958. Il missile aveva impennaggio mobile canard (guida twist and steer) e superficie alare posteriore fissa con timone inferiore. Era dotato di un motore a propellente solido bistadio Brandt: un booster da 1600 kg/sp per 3 secondi e un sostentatore da 200 kg/sp per 13,5 secondi. Lungo 3,1 metri e pesante 180 kg, raggiungeva la velocità di 1,8 mach. Ne erano previste due versioni: l R-511 IR e lR-511 EM. Il sensore IR, in banda 1, venne provato con successo nel 1957 ma, nuovamente, la scarsa sensibilità impediva di discriminare bene il bersaglio dallo sfondo, così il missile era utilizzabile solo di notte. Venne abbandonato lanno successivo. Andò meglio alla variante EM a guida semiattiva radar, con sensore CFTH in banda X a impulsi, accettata nel 1958 per il Vautour, accoppiata col radar di bordo CSF Drac 32 per lilluminazione. Il raggio dazione variava da un minimo di 1 km ad un massimo di 7,5-10 km. Era impiegabile solo per attacchi in coda. Poteva essere lanciato a quote fino a 18000 metri. Sfortunatamente, pur soddisfacente, larma aveva due difetti: linaffidabile elettronica a valvole e la scarsa precisione (15 metri). La testata di 25kg era dotata di spoletta di prossimità (ma qualche fonte sostiene il contrario) che non si attivava al momento corretto. Date le limitazioni venne impiegato solo per laddestramento. Ordinato in 900 esemplari venne costruito dal 1961 al 1964 e rimase operativo col Vautour fino al 1973. Venne occasionalmente usato pure dal Mirage e dallAquilon. Tutte queste armi avevano coperto un buco nel settore dei missili aria-aria nellattesa dellarma definitiva. Con larrivo del Mirage IIIC la scelta, da effetturarsi entro il 1959, si era ristretta a due missili concorrenti: Il Nord 5104 (AA25) a comando radar, versione migliorata del Nord 5103, con la stessa testata, un peso che le fonti riportano in 135-180 kg, un raggio dazione di 4,8-5,5 km ed una velocità di 1,7 mach. Ed il Matra R-530 (AA26) ad autoguida radar/IR. Il secondo ebbe la meglio. Nato per operare di concerto col nuovo radar Cyrano Ibis/II era stato sviluppato a partire dal 1957, dopo enormi difficoltà dovute alle scarse conoscenze del tempo nel settore. Era disponibile in due varianti, l'R530 EM a guida Sarh e l'R530 IR (i sensori erano intercambiabili). Dotato di classica struttura cruciforme e controlli in coda, era propulso da un motore Hotchkiss-Brandt/SNPE Protac Antoinette a due stadi a propellente solido, con un booster da 8500 kg/sp per 2,7 sec. ed un motore di crociera della durata di 6,5 sec. (le versioni più recenti utilizzavano un SNPE Madeleine con migliori prestazioni). La velocità a fine combustione era di 2,7 Mach. Lungo 3,3 metri (3,2 la variante IR) e con una apertura alare di 1,1 metri, pesava 192 kg (193,5 lIR). Il raggio dazione nominale minimo era di 1,5 Km, quello massimo di 18 km. Il Matra R530 consentì alla Francia di possedere per prima in Europa unarma ognitempo che poteva confrontarsi col meglio della produzione americana. Utilizzava già elettronica a transistor, in un periodo in cui dominava ancora lelettronica a valvole. Dopo numerose prove, nel 1960-1961 e numerosissimi impatti diretti, il missile entrò in servizio nel 1962-63. Già nel 1964 erano stati prodotti 1500 R-530 EM ed 800 R-530 IR, di cui ben 1200 per lesportazione. Alla fine la produzione totale sarebbe arrivata a 4857 missili, esportati in 14 paesi (per i Mirage III , gli F1 e gli F8 Crusader). LR-530 consentiva lattacco oltre il raggio visivo ed era all aspect. La presenza di due sistemi di guida diversi (SARH e IR) e la navigazione proporzionale consentivano di operare al meglio anche in caso di ECM, lanciando due armi contro lo stesso bersaglio (ma il Mirage IIIC ne portava solo uno). La lunga durata di combustione consentiva lattacco verso lalto (snap-up) con un cambio di quota di 3000 metri ed il missile poteva operare da 3000 a 21000 metri di quota (30000 teorica). Questo veniva garantito dalla pubblicità e dalle prove eseguite, con 15 centri su 16 lanci (94%), con un errore medio di soli 4 metri. Il missile poteva tirare fino a 15G. Questo in teoria. La realtà si dimostrò un po differente. Per prima cosa il missile, come tutte le armi dellepoca, avrebbe dovuto intercettare bombardieri a quota medio-alta in perfette condizioni di tempo. Contro caccia a bassa quota si dimostrò troppo sensibile a manovre ad alto G ed inutilizzabile. Un caccia lo avrebbe evitato facilmente. Richiedeva non meno di 4 secondi per lattivazione. Al lancio, il motore sviluppava una vampa eccessiva ed una scia di fumo densa e visibilissima. Ma, alle volte, non partiva proprio. Il missile infatti era sensibilissimo allumidità ed agli scossoni. Il sensore l'EMD AD26 (o un RDM) a impulsi in banda X a scansione meccanica, aveva un angolo visivo (FOV) di 30°-40°. Associato ai radar Cyrano, tendeva a perdere laggancio. Il raggio dazione teorico di 18 km si rivelò non superiore ai 12-15 km. Una stima degli anni 90 dava un Pk del 35% in condizioni ideali. Nel caso di lancio Head-on, causa linaffidabilità del radar Cyrano I bis e del missile, la probabilità scendeva a 0 ! Il missile non era compatibile con tutti i velivoli, esistevano versioni come la R-530 FE accoppiata al Cyrano IV ed unaltra per lAPQ-94 degli F-8E (FN) Crusader. Ma andava peggio per la variante allinfrarosso, dotata del sensore SAT AD3501, funzionante nella seconda banda, che permetteva lattacco all aspect. Per farlo utilizzava un sensore raffreddato ad azoto. Teoricamente avrebbe dovuto consentire laggancio di bersagli supersonici in avvicinamento frontale. Ma il sensore aveva una portata di aggancio di meno di 10 km e si dimostrò in grado di seguire bersagli solo in coda, non dimostrando alcun miglioramento rispetto ad un Aim-9. La testa di guida, mobile su un arco di +/-45°era asservita al radar prima del lancio. Pur essendo più affidabile della variante a guida radar ed in grado di attaccare bersagli a quota più bassa, era un incubo per i meccanici costretti a riempire il serbatoio dellazoto liquido prima delluso. La spoletta a contatto e prossimità radar Hotchkiss-Brandt attivava la testata di 27 kg, a frammentazione o continuous rod, ma era inaffidabile. E l'affidabilità peggiorava col tempo: dopo soli cinque anni lasciava già a desiderare. Così la produzione cessò verso la fine degli anni 70 ed i missili vennero radiati nel 1991. LR-530 era, inoltre, costoso: 44000 $ del tempo. Il missile ha conseguito, sembra, diverse vittorie. Israele ha ottenuto la prima vittoria con missili aria-aria proprio con un R-530 a guida radar, distruggendo nel 1966 un ignaro Mig19 da 8 km. Nel conflitto India-Pakistan pare siano stati abbattuti un Canberra, un Su-7 ed un Hunter. Altri abbattimenti probabili sono avvenuti nel conflitto Iran-Iraq. Alle Falklands alcuni R-530 a guida radar sono stati lanciati senza risultato.
  5. Gian Vito

    "Mitsubishi A6M Zero"

    Vi allego un documento interessante, in vista di un prossimo articolo che intendo scrivere sull'argomento: http://www.wwiiaircraftperformance.org/japan/ENG-47-1673-A.pdf Le capacità in rollio dello Zero vengono spesso fraintese, a causa di un test che ha condotto a conclusioni erronee.
  6. Gian Vito

    "Mitsubishi A6M Zero"

    Perchè lo Zero era un caccia navale. E giustamente hai rilevato quanto poco affidabili siano le rivendicazioni anche dei piloti americani (aggiungerei anche quelle dei piloti dei Wildcat, esagerate all'inverosimile). L'Oscar era un caccia temuto, basta parlarne con qualche veterano americano del tempo... Certo, l'armamento era del tutto insufficiente. Peraltro c'è pure chi ha criticato quello dello Zero, perchè le due 7,7 erano ridicole e i cannoni da 20mm non ottimali, dimenticando che questo era il medesimo armamento dei Me-109 ! Le critiche a proposito dei caccia giapponesi si sprecano, mancano sempre analisi obbiettive. Lo stesso problema ha toccato, comunque, anche il P-40, considerato spesso un caccia mediocre, dimostratosi, in realtà, molto, molto buono.
  7. Gian Vito

    "Mitsubishi A6M Zero"

    Tutto pienamente condivisibile... col senno di poi. E, direi, piuttosto ovvio. Ma allo scoppio del secondo conflitto mondiale, non vi erano né i P-51 né gli F-4U o gli F-6F. Le tattiche del duello aereo erano per gran parte superate. Da entrambe le parti. La presenza dei radar non era per nulla significativa. E se, per caso, gli Zero fossero apparsi già in quota ? Gli A6M, mai presenti in quantità, hanno dominato il Pacifico per mesi, forti della loro ben superiore autonomia, di discrete prestazioni complessive e di piloti addestratissimi. I piloti delle Tigri Volanti, intelligentemente, hanno presto compreso pregi e difetti degli aerei giapponesi. Alle alte velocità le prestazioni dello Zero crollavano. Vero. Sfortunatamente c'è una certa tendenza a perdere velocità e quota nel corso di un combattimento. Le prestazioni dello Zero sono state accuratamente controllate prima di poterne dedurre i limiti. E se lo Zero soffriva di scarsa velocità di rollio, l'Hayabusa ne aveva in abbondanza, l'errore poteva costare caro ad un pilota che lo avesse confuso con uno Zero. Lo Spitfire è passato alla storia per la sua manovrabilità unita a un ottimo raggio di virata e questa fama si è formata nel corso della Battaglia d'Inghilterra, con tattiche poco adeguate e combattimento "tradizionale". Più numerosi gli Hurricane, simili come prestazioni agli Zero. Le tattiche basate sullo sfruttamento della dimensione verticale sono proprie di un periodo successivo, anche se non erano sconosciute ai Me-109E... Potremmo dedurne facilmente che l'Emil era superiore allo Spitfire. O no ? Gli inglesi non hanno certo vinto perchè avevano i radar. In realtà ogni pilota, se può, cerca di sfruttare a proprio vantaggio i difetti del velivolo avversario. Lo Zero non ha subito quel processo di aggiornamento che ha toccato i Me-109 o gli Spitfire. Per questo motivo è semplicistico paragonarlo a velivoli o a momenti storici successivi. E' stato un grande aereo alla nascita ma è stato presto superato tecnologicamente. Come ho già scritto da qualche parte: e se i tedeschi avessero avuto gli Zero al posto dei Me-109 ? Se avessero potuto orbitare per ore in quota sopra le basi inglesi ?
  8. A proposito di PL-12: http://www.loneflyer.com/2016/06/19/i-missili-aria-aria-della-cina/#more-1551
  9. Gian Vito

    Marina Militare Italiana - Discussione Ufficiale

    Tre versioni: light, light plus e full. Elefantino Blu non c'è... Salvaguardia dell'ambiente marino, ampi spazi per capacità ospedaliera e abitativa, trasporti umanitari, mezzi antiinquinamento, 173 posti letto, capacità di fornire acqua potabile e corrente elettrica a terra... Dei corsi Yoga, no ? Però in versione full ha pure ... 16 missili Aster, in tre modelli diversi ! Certamente scaricando qualche modulo "vitale" dei precedenti. Come nave da crociera è perfetta e poi ha qualcosa che la rende unica: il rostro in stile trireme greca.
  10. Gian Vito

    Un fenomeno insolito

    Aprire una vecchia busta Airfix e trovare i pezzi fusi assieme è qualcosa che può lasciare sconcertati. E' la seconda volta che mi capita. Come la volta precedente, il modello è un carro armato. Sempre Airfix. La busta è rimasta al sicuro da eccessi di temperatura, al chiuso in uno scatolone, assieme a molti altri modelli. Non trovo una spiegazione razionale. Forse è accaduto a qualcuno di voi. Qualche idea ?
  11. Gian Vito

    Un fenomeno insolito

    Ho conservato moltissimi modellini acquistati negli anni '80. Alcuni sono ancora passabili. Richiedono un certo lavoro di miglioramento ma, una volta, questo era del tutto normale. E' una abitudine in via di estinzione. Oggi si acquista un modello molto caro, si scopre che è necessario comprare una ogiva di curvatura diversa in resina, perchè l'originale è sbagliata, poi un seggiolino diverso, i pezzi in fotoincisione, magari anche il cruscotto già verniciato. La colorazione richiede studi accurati perchè le diverse "scuole" suggeriscono che nella data scala il colore deve essere diverso per dare più luce. Dopo aver terminato, naturalmente, bisogna invecchiarlo fino all'inverosimile. Le decalcomanie comprate a parte, vuoi mettere ? Dopo 3 mesi e 50 euro, finalmente il modello è pronto. Basta ! Mi tengo i miei 900 modellini, vecchi e nuovi, li monto a modo mio e torno a divertirmi come facevo nei mitici anni '80.
  12. Gian Vito

    Un fenomeno insolito

    Ottimo ! Grazie mille ! Vedrò di controllare e ripulire i restanti, qualche vecchio T-34, Churchill e credo un Panther.
  13. Gian Vito

    F-35 Lightning II - Discussione Ufficiale

    Favoloso ! Dunque, vediamo, l'F-22 sembrava virare di 180° in ... 4 secondi ? E l'F-35 quanti ce ne mette, 2 o 3 ? Cosa diranno ora i critici di questo "costosissimo bidone senza rimedio" ?
  14. Gian Vito

    F-35 Lightning II - Discussione Ufficiale

    Verissimo. Ma allora gli americani come fanno ? Dalla base di Bagram non decollano solo gli Harrier II, anche F-15, F-16, A-10 e molti aerei da trasporto. Ha due piste, una di 3 km, l’altra di 3,5 km, spessa 28 cm, per consentire il decollo dei C-5 e C-17. In ogni caso le basi disponibili sono molte, al Jaber in Kuwait, per esempio (per quanto riguarda l'Iraq).
  15. Gian Vito

    F-35 Lightning II - Discussione Ufficiale

    Km di pista ? Magari questo F-35 è scarico e a metà combustibile, però se la cava benone...
  16. Gian Vito

    F-35 Lightning II - Discussione Ufficiale

    Purtroppo ci risiamo con le contese, vecchie di 70 anni, tra l'Aeronautica e la Marina. Ricordo un episodio a proposito di certi Helldiver ... L'F-35B è per la Marina. Non esiste una ragione valida perchè l'Aeronautica se ne appropri, neppure per le missioni all'estero. Non vogliamo davvero credere che gli F-35B verrebbero dislocati in prossimità del fronte, vero ?
  17. Gian Vito

    F-22 Raptor - discussione ufficiale

    Se non l'avete già visto, guardate questo filmato, le virate sono impressionanti :
  18. Gian Vito

    F-35 Lightning II - Discussione Ufficiale

    Un radar operante su banda submillimetrica, oltre la banda M, si comporta come un LIDAR, però su frequenze meno elevate (lontano IR). L'assorbimento atmosferico è elevatissimo, con solo alcune ristrette "finestre", e la potenza richiesta è alta. E' fattibile ma non ne vedo l'utilità. La portata sarebbe molto ridotta e troppo dipendente dal tempo atmosferico. Sarebbe ottimo, invece, come sensore sui velivoli da ricognizione.
  19. E' un pod FPR (Flight Profile Recorder) : http://www.aeronautica.difesa.it/comunicazione/notizie/archivio/2014/Pagine/20141209_Am-riceve-1000pod.aspx
  20. Gian Vito

    Uniformi est Europa

    Ho tentato una ricerca, pur non essendo un esperto di divise del periodo. Questa ci somiglia: http://historyfan.tumblr.com/post/3605675420/the-busby-and-coat-of-a-listed-man-of-the-3rd Ma questa ancor di più: "Life-Guard Hussar Regiment". Credo si tratti di un soldato semplice. Gli ufficiali avevano le spalline dorate. E non sono visibili neppure segni che indichino un sottufficiale. Ma la foto, anche ingrandita, non aiuta. http://russianarmedforces1700-1917.blogspot.com/2016/
  21. Gian Vito

    FIAT/AERITALIA G.91

    Il G-91 YS avrebbe montato, oltre a due piloni aggiuntivi per gli AIM-9, un nuovo sistema di attacco dotato di telemetro laser e, sembra, due ulteriori piccole pinne inferiori. L'armamento previsto era il medesimo della versione standard.
  22. Gian Vito

    Attacco elettronico

    Tecniche di attacco elettronico. Come avevo promesso in altra occasione, ho pensato di scrivere qualcosa sui metodi di disturbo radar. L’argomento è vasto, complesso, coperto da segreto…Ma qualcosa si può trovare. Non è mia intenzione fare “la storia della guerra elettronica”: vi sono molti libri e riviste sull’argomento, vi ho già suggerito altrove due ottimi testi. L’idea è trattare l’argomento “Attacco elettronico” (EA, ex-ECM) cominciando dalle tecniche di disturbo ed inganno, passando poi ai sistemi di rilevamento passivo, alle prestazioni dei dispositivi ed infine ai velivoli dedicati. Cercherò di spiegare tutto in modo semplice. Se vi piace l’idea… Seguitemi. I radar costituiscono ancora lo strumento primario di rilevamento. Le loro prestazioni sono andate aumentando progressivamente e così la loro sofisticazione, soprattutto in termini di ECCM o, nella definizione attuale, EP (electronic protection). Ogni radar è caratterizzato da diversi parametri (lunghezza d’onda, frequenza di ripetizione degli impulsi, polarizzazione del segnale, velocità di rotazione dell’antenna, presenza di lobi secondari, modalità di scansione, forme d’onda, potenza media e di picco, ecc. ecc. per le definizioni…Cercate su wiki!). Anche le tecniche di disturbo più vecchie possono tornare utili perché sono ancora presenti in quantità sistemi superati ma insidiosi…Esistono decine e decine di tecniche di disturbo, finora ne ho identificate una quarantina ma altre venti (le più recenti) sono coperte da segreto. Non le tratterò tutte perché in alcuni casi le informazioni disponibili sono insufficienti (una a caso: Countdown Blink). L’attacco elettronico utilizza il disturbo (noise), l’inganno (deception), la seduzione, la confusione. E’ in grado di disturbare la corretta rilevazione dei parametri tipici di un bersaglio, cioè distanza, rotta, velocità. Noise: il disturbo è la tecnica più facile da applicare. Sulla stessa frequenza del radar vittima si trasmette rumore di fondo ad elevata potenza in modo da coprire il segnale di ritorno. La potenza richiesta è proporzionale a quella di picco del radar e, quindi, molto alta. Impedisce principalmente la determinazione della distanza e può schermare molti aerei contemporaneamente. E’ efficace quando il rapporto disturbo/segnale (jam-to-signal ratio) è maggiore o uguale a 1. Ogni tanto è necessario interrompere l’emissione (look-through), per “ascoltare” le frequenze in arrivo e verificare eventuali cambiamenti nei parametri. In caso affermativo il Jammer modifica all’istante l’emissione. I sistemi più sofisticati possono interrompere le emissioni in time-sharing (High speed chop) o con schemi (look over) di sicurezza,basati su dati elint. E’ importante non attivare troppo presto i disturbatori: il rischio è il rilevamento passivo (beaconing) che, tra l’altro, consente di tracciare il disturbatore oltre il raggio di scoperta del radar. Poiché la potenza dell’eco radar del bersaglio varia inversamente alla quarta potenza della distanza e la potenza del jammer invece è inversa al quadrato della distanza, al diminuire di questa, la potenza dell’eco aumenta più rapidamente ed è richiesta sempre più potenza. Alla fine il rumore generato dal jammer non potrà più nascondere il bersaglio (JSR SPT Spot noise: si focalizza tutta l’energia su una sola frequenza (narrow bandwidth). La procedura può essere altamente automatizzata (ASN Automatic spot noise), in modo che il disturbatore possa agganciarsi alla corretta frequenza al primo segnale ricevuto. Il disturbo, a seconda del segnale, può essere continuo (CN), a impulsi (PN), modulato (NSAM), ecc. EPM (ECCM): il radar controbatte cambiando frequenza all’interno della banda (su spread spectrum). I moderni disturbatori possono seguire un cambio prevedibile di frequenza (pseudo-random, basato su algoritmi che consentono la replicabilità), perciò la variazione deve essere realmente casuale (truly random). Si possono adoperare più disturbatori ma senza garanzia di successo. Un’altra tecnica consente di cancellare l’interferenza (Polarization canceller), prendendo il segnale, modificando la sua ampiezza ed invertendone la polarità. Quando i due segnali, falso e reale, sono sommati, l’interferenza sparisce. Sfortunatamente esistono jammer “polarization agile”che cambiano rapidamente polarizzazione . Inoltre la cancellazione è inefficace contro disturbatori multipli. A questo si può ovviare con i “cancellatori di polarizzazione a monoimpulso”digitali…E il gioco continua. SWPT Swept spot jamming o Sweep jamming (pulse o cw): Se i radar sono numerosi, si può utilizzare il jamming di “spazzata”. Tutta la potenza è spostata (swept) passando attraverso tutte le frequenze di una banda utilizzate dai radar, da una frequenza all’altra, con schemi sistematici in veloce successione (fast sequential). Il problema è che, in tal modo, non sono disturbate tutte contemporaneamente, e l’efficacia complessiva è limitata. Rende comunque tutte le frequenze periodicamente inutilizzabili. Una variante più sofisticata è l’SOJ Automatic frequency Set-On-Jamming che, in time-sharing, rileva, forma una lista prioritaria e disturba frequenze multiple simultaneamente. EPM: molti radar possono cambiare banda o possono esserci più radar che operano su bande diverse. Una buona difesa consiste nel “guard band receiver”, con una frequenza adiacente, che oscura il segnale quando il ricevitore mostra un disturbo. Inoltre lo stesso radar può inviare segnali spurii da un’antenna ausiliaria per mascherare il segnale reale con rumore casuale e rendere difficile la rilevazione della frequenza esatta e per sovraccaricare (overload) le difese del bersaglio. Anche l’accurata gestione delle emissioni, in una rete radar, con l’accensione o lo spegnimento in successione dei radar, complica l’opera di disturbo. BAR Barrage noise e BSAM Barrage-Noise-Swept Amplitude Modulation : se i radar sono numerosi, di diverse caratteristiche, operano su molte frequenze e bande differenti, è il momento di impiegare i “jammer di sbarramento”. Si possono disturbare simultaneamente tutte le frequenze di una banda (broadband) con un solo disturbatore. Ma l’effetto può essere limitato perché tutta l’energia è dispersa su tutte le frequenze. (il raggio di “burn through” sarà maggiore). E più frequenze sono disturbate, meno efficace è il disturbo sulla singola frequenza. La potenza richiesta è altissima. Se, per fare un esempio, la potenza di picco dell’eco radar (alla distanza del bersaglio) è pari a 10Kw, il jammer dovrà impegnare 10Kw di potenza! Se i radar sono 10, dovrà inviare 100Kw! Qui non si fanno sconti. La potenza massima è il fattore dominante: ecco perché metodi simili sono definiti “di forza bruta”. I radar moderni sono pieni di sorprese spiacevoli per i velivoli “dedicati” al supporto elettronico: oltre all’agilità di frequenza, hanno filtri adattativi, ricevitori CFAR, circuiti di soppressione disturbi nei lobi laterali, compressione degli impulsi ecc. ecc. Non ultime, caratteristiche L.P.I. Così i moderni disturbatori possono scansionare le bande al ritmo di molti GHz al secondo, misurare all’istante la frequenza ed i principali parametri, penetrare i codici degli impulsi emessi (anti-coded waveform), seguire automaticamente i salti di frequenza e riconoscere tutti i metodi difensivi adottati dai radar vittima. La conoscenza precisa del funzionamento del sistema nemico, permette di calibrare il disturbo anche contro il singolo radar (Base Jamming), senza interferire sulle frequenze vicine. Ma le grane non sono finite. Perché qualcuno ha avuto la bella idea di inserire in alcuni missili la possibilità HOJ (home-on-jam): autoguida sulla sorgente di disturbo. Il missile viene così attirato dalle potenti emissioni del disturbatore e, silenziosamente, lo attacca. E allora? CAJ COOPERATIVE ANGLE JAMMING (mutual protection)- già in Vietnam si utilizzava il disturbo cooperativo di gruppi di aerei, in formazione a quadrato o a pentagono, per rendere più efficace il jamming contro i radar di puntamento e presentare un bersaglio diffuso. Qui la faccenda è diversa. Il gruppo di aerei (due o più) utilizza l’Angular Blinking. CBN cooperatively blinked noise, BDN blinking doppler noise : i disturbatori sono accesi e spenti alternativamente in modo coordinato, all’interno della medesima “cella” angolare del radar vittima. Questo degrada la risoluzione angolare del radar di ricerca e crea falsi bersagli in un radar TWS, al punto di saturarlo e renderlo incapace di agganciare alcunché. In più, degrada la guida HOJ. Il missile puntato alla coppia di aerei, passerà tra di loro senza danno, perché quando nel suo settore il sensore vede 2 o più sorgenti si dirige sul centro medio (centroid homing). Lo scherzetto deve essere fatto bene: se la frequenza di “blinking” è troppo alta il radar potrà calcolare i dati di posizione medi, se è troppo bassa il missile centrerà uno dei due disturbatori. Il Blinking jamming risulta efficace anche contro i “polarization canceller” per i motivi già visti. RBM range bin masking o Cover Pulse jamming: efficace contro radar a bassa e media prf che rilevano la distanza. Il disturbo è temporizzato per cadere entro un intervallo che copre la distanza in cui si può trovare l’aereo. VBM velocity bin masking o DN doppler noise o Straight-through Repeater : efficace contro radar ad alta prf che sfruttano la variazione di frequenza doppler dei bersagli. Ricevuto il segnale, variano la frequenza Doppler e la ritrasmettono indietro, rendendo il radar incapace di ricavare la distanza reale. Con questi ultimi sistemi iniziamo già ad entrare nel settore dell’inganno elettronico, con tecniche molto più sofisticate. Continua…
  23. Gian Vito

    Attacco elettronico

    Terza ed ultima parte: http://www.loneflyer.com/2019/03/01/tecniche-di-attacco-elettronico-terza-parte/
  24. Gian Vito

    Attacco elettronico

    Seconda parte: http://www.loneflyer.com/2019/02/18/tecniche-di-attacco-elettronico-seconda-parte/
  25. Gian Vito

    Attacco elettronico

    La prima parte dell'articolo rinnovato sulle tecniche di guerra elettronica. Appena troverò un po' di tempo lo pubblicherò anche qui. http://www.loneflyer.com/2019/02/09/tecniche-di-attacco-elettronico/
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