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"L'Aeronautica Militare Italiana negli anni della guerra fredda"

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Una Potente forza aerea

 

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Considerando gli anni di vita della Forza Aerea italiana, inquadrata oggi nell'Aeronautica Militare e prima del 2 giugno 1946 nella Regia Aeronautica (con le brevi parentesi dell'Aeronautica Nazionale Repubblicana e dell'Italian Co-belligerent Air Force), si tende in genere ad assumere che essa abbia raggiunto il massimo storico della sua potenza operativa nel quinquennio compreso tra it 1935 ed il 1940, nel periodo che va dalla Campagna d'Etiopia all'inizio della Seconda Guerra Mondiale. Se questo concetto pub essere ritenuto valido sul piano della consistenza numerica, dato che all'ingresso nel seconda conflitto mondiale la Regia Aeronautica disponeva di circa 3.479 aeroplani, dei quali però solo 1.569 considerati bellicamente efficienti, esso non é tale se viene invece riferito alle capacita belliche reali. Alla fine degli anni Cinquanta l'Aeronautica Militare, infatti, raggiunse un potenziale senza precedenti, tale da risultare una delle più importanti dell'Europa Occidentale e la più importante dello scacchiere meridionale della NATO. Erano gli anni detti della Guerra Fredda, per indicare l'esistenza di un permanente stato di tensione politica e strategica, fortunatamente privo di scontri diretti, che si era instaurato tra il blocco europeo atlantico (filoamericano) e quello orientate (filosovietico), subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Quello stesso periodo fu in realta molto caldo in diverse altre parti del mondo, come la Corea, dove tra il 1950 ed il 1953 infuriò un conflitto ad alta intensità tra it Sud del paese, appoggiato dagli Stati Uniti, ed il Nord comunista, sostenuto in maniera diretta dai cinesi ed indiretta dai sovietici. Altre dure guerre furono combattute in quegli stessi anni dai francesi in Indocina ed Algeria, mentre nel 1956 ci fu il secondo dei brevi ma intensi scontri militari più volte intercorsi tra i Paesi Arabi, allora sostenuti militarmente dall'Unione Sovietica, ed Israele, appoggiata dagli occidentali. Se in occasione dei momenti critici, il primo dei quali fu il blocco di Berlino mentre quello più grave fu la crisi dei missili cubani, tale stato di tensione non sfociò in guerra aperta anche in Europa fu grazie all'avvenuta affermazione del concetto strategico di "Deterrenza Nucleare" reciproca. Essa si basava allora, sul mantenimento di una elevata capacita di colpire in maniera massiccia il possibile avversario con armi nucleari strategiche, aventi potenze distruttive variabili da alcune centinaia di kiloton (un kiloton o KT equivale a 1.000 tonnellate di esplosivo convenzionale come il trinitrotoluene) fino a diversi megaton (un megaton o MT corrisponde a un milione di tonnellate di TNT), e con armi nucleari tattiche, di potenza limitata a qualche decina di kiloton. La bomba atomica "Little Boy" lanciata su Hiroshima nel 1945, sarebbe stata considerata, 15 anni dopo, solo di tipo tattico. Fu in tali contingenze politiche e militari che la consistenza numerica e le capacita belliche dell'Aeronautica Militare italiana, rimaste ad uno stadio minimo nel quinquennio 1946-1950, salirono rapidamente ad un livello molto elevato, senza che l'opinione pubblica nazionale, duramente impegnata nell'opera di ricostruzione del paese, se ne rendesse mai pienamente conto. La delicatezza della situazione politica interna, che vedeva la presenza del Partito Comunista Italiano (PCI), molto forte sul piano numerico e organizzativo, ancora allineato su posizioni ideologico-strategiche vicine a quelle dell'Unione Sovietica, impose infatti che a tale processo di marcato rafforzamento non venisse data alcuna pubblicità, restando un fatto noto solo ai militari, ad una ristretta cerchia di uomini politici della Democrazia Cristiana (il partito di maggioranza relativa che controllava in maniera esclusiva il Ministero della Difesa) ed a pochi giornalisti della stampa aeronautica, che aveva allora, per numero di testate e di lettori, una diffusione assai meno ampia di quella odierna. La massiccia crescita numerica dell'Aeronautica Militare e la sua riorganizzazione in Aerobrigate composte da tre gruppi operativi di 25 velivoli ciascuno, seguendo un'impostazione organizzativa assai simile a quella dei Wings da combattimento dell'USAF iniziarono a partire dal 1952. Questo potenziamento rientrava nell'attuazione dei piani MDAP (Mutual Defence Assistance Program), di fornitura diretta di materiali bellici moderni (o abbastanza moderni), che vennero attuati dagli Stati Uniti per rafforzare adeguatamente sul piano militare i loro deboli alleati europei della NATO in vista di un possibile confronto bellico con l'Unione Sovietica ed i paesi, allora chiamati "satelliti", del Patto di Varsavia. Il generale Matthew Ridgway, comandante in capo delle Forze Alleate in Europa, giunse infatti a pronosticare l'inizio di questo ipotetico scontro per il maggio del 1953.Nell'ambito di tali programmi, nel corso dei restanti anni Cinquanta, gli Stati Uniti cedettero a titolo gratuito all'Italia ed agli altri stati europei alcune migliaia di moderni velivoli da combattimento a reazione di prima, seconda e terza generazione: andavano dai Lockheed T-33 "Shooting Star" da addestramento avanzato e dai caccia-bombardieri Republic F-84 "Thunderjet" con ala dritta e velocità subsonica, ai caccia per superiorità aerea con ala a freccia North American F-86 "Sabre", capaci di raggiungere la velocità del suono in affondata, fino ai caccia-bombardieri North American F-100 "Super Sabre", ampiamente supersonici (peraltro accettati solo da alcune delle Forze Aeree europee).

 

 

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Republic F-84F "Thunderstreak", impiegati per il bombardamento tattico nucleare.

 

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F-84F del 50° Stormo, che li ebbe in linea fino al 1972

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Un rapido ammodernamento

 

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Iniziò quindi per l'Aeronautica Militare un rapido processo di ammodernamento e rafforzamento che la portò, nella seconda metà di tale decennio, a disporre di ben sette aerobrigate dotate ciascuna di circa 75 moderni aerei da combattimento, che venivano costantemente mantenute al massimo stadio di approntamento operativo. Tale processo raggiunse il suo apice intorno al 1958 quando la nostra Forza Aerea giunse ad avere in carico oltre 500 caccia e caccia-bombardieri a reazione, tutti di quella che poi sarà chiamata Classe 80 (F-84G, F-84F, F-86E in versione canadese ed F-86K), larga parte dei quali era stata posta, a partire dal 1951, sotto il comando della 56th TAF (Tactical Air Force) della NATO, dipendente dal Comando Aereo Alleato del Sud Europa (Airsouth) e successivamente, dal 1955, a quello della V ATAF (Allied Tactical Air Force), che sarebbe stata costantemente comandata da un generale di squadra italiano. Tutti questi caccia, pur non essendo presenti in linea di volo contemporaneamente, per gli ovvi periodi di revisione e messa a punto e per le inevitabili perdite dovute ad incidenti di volo, costituirono per alcuni anni la più potente forza aerea da combattimento dell'Europa Occidentale continentale basata su aeroporti ampliati ed ammodernati secondo standards stabiliti anch'essi dalla NATO; all'AM poteva paragonarsi solo l'Armee de l'Air che, tuttavia, non aveva ancora beneficiato della politica di "grandeur" voluta dal generale De Gaulle che la portera poi a rivaleggiare con la Gran Bretagna e ad essere una delle tre uniche potenze della NATO dotata di strumenti per il bombardamento strategico nucleare; d'altra parte, proprio in coincidenza con la creazione della sua famosa Force de Frappe la Francia assunse una posizione "a latere" che ne faceva un'importante alleata del blocco occidentale ma non direttamente rispondente alla NATO. Negli anni Cinquanta, però, la Francia era infatti pesantemente impegnata in Algeria, mentre la Luftwaffe tedesca, cancellata dalla sconfitta subita nella Seconda Guerra Mondiale, cominciava solo allora ad essere concretamente ricostruita.

Anche la RAF britannica, che era allora la massima Forza Aerea Europea, manteneva una consistente parte dei propri reparti operativi in Medio ed Estremo Oriente. Essa procedette inoltre, in quello stesso periodo, ad un ridimensionamento dei propri effettivi per motivi di carattere finanziario, riducendone la consistenza di circa ii 30%. In tale congiuntura le sette aerobrigate da combattimento italiane, provviste di armi atomiche tattiche e concentrate tutte su basi aeree poste nell'area centro-settentrionale della penisola per gravitare sulla parte centrale dell'area balcanico-danubiana, costituirono it piu potente contributo europeo alle capacita belliche dissuasive della NATO.

 

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In sequenza nelle foto vengono ritratti alcuni momenti della consegna dei "Thunderjet", trattati con una speciale vernice protettiva spray chiamata "Cocoon" (Bozzolo).

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Più di 1000 aviogetti 1° Cap.

 

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In termini numerici questo deterrente era stato costituito con l'acquisizione di 179 caccia per superiorità aerea diurni Canadair CL-13A "Sabre" Mk.4 (piu conosciuti come F-86E), rimasti in servizio dal 1956 al 1964; 128 caccia-bombardieri leggeri diurni FIAT G.91R-1 "Gina/Romeo" (dall'agosto 1958 all'aprile 1992); 103 G.91T-1 "Tango/Virus", versione biposto del precedente; circa 130 addestratori avanzati e ricognitori tattici Lockheed T-33A ed RT-33A (in linea dal 1952 al 1982); 93 caccia intercettori ognitempo North American/FIAT F-86K "Sabre/Kappone" (utilizzati dal novembre 1955 al luglio 1973): 254 caccia-bombardieri diurni Republic F-84G "Thunderjet, con limitate capacità di bombardamento tattico nucleare (in servizio dal marzo 1952 al luglio 1957); 150 caccia-bombardieri Republic F-84F "Thunderstreak" con piene capacità di "strike" nucleare (in linea dal gennaio 1956 al maggio 1972) e 78 caccia-ricognitori fotografici tattici Republic RF-84F "Thunderflash" con possibilità di combattimento in emergenza (novembre 1955-luglio 1973). A conti fatti, si tratta di oltre 1.000 macchine, alcune delle quali (come l'F-84F), dotate di un reale e consistente potenziale operativo. La missione tipica di tali forze sarebbe stata quella d'interdizione aero-tattica, sia convenzionale che nucleare, svolta nei confronti delle forze motocorazzate di prima e seconda linea appartenenti all'Unione Sovietica ed ai paesi del Patto di Varsavia. Queste, in caso di un ipotetico conflitto, sarebbero entrate in movimento lungo le direttrici d'invasione aventi come meta finale i "paesi europei occidentali dell'area centrale e meridionale", in parole povere le prime nazioni ad essere invase sarebbero state l'Italia e la Germania Occidentale. Nel 1958 questo potente nucleo di forze dell'Aeronautica Militare era costituito da tre Aerobrigate di caccia-bombardieri: la 5a, la 6a e la 51a, dotate degli F-84F, giunti in Italia per sostituire gli F-84G che erano stati gia forniti in precedenza e che vennero man mano riversati alle aeronautiche greca e turca. II relativo armamento atomico era conservato presso le stesse basi aeree sotto il controllo congiunto americano ed italiano, seguendo la procedura rigidamente codificata detta "della doppia chiave". In base ad essa, l'attivazione e l'uso degli ordigni sarebbero potuti avvenire solo a seguito del consenso contemporaneo di entrambi i governi. L'eventuale missione d'interdizione nucleare tattica sarebbe stata svolta da velivoli isolati che avrebbero effettuato la parte iniziale del volo verso l'obiettivo prescelto tutta ad alta quota, per minimizzare i consumi e consentire una buona autonomia operativa. A partire dalla distanza di un centinaio di chilometri dal bersaglio, il velivolo sarebbe sceso a bassissima quota per effettuare l'avvicinamento finale, minimizzando la possibilità d'essere individuato dai radar avversari ed essere abbattuto dalle difese missilistiche. Giunto in prossimità dell'obiettivo, il caccia-bombardiere avrebbe cabrato improvvisamente effettuando una veloce salita fino a qualche centinaio di metri, sganciando l'ordigno nucleare quasi all'apice di questa traiettoria e riabbassandosi subito dopo, secondo una tecnica di lancio detta "sopra la spalla" . Dopo la separazione dal velivolo lanciatore, l'ordigno avrebbe raggiunto l'area del bersaglio seguendo una parabola balistica nettamente piu lunga di quella derivante da uno sgancio effettuato in volo livellato, per dare al vettore il tempo sufficiente per allontanarsi dall'area della gigantesca esplosione.

 

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Viene illustrata la tecnica del lancio "Sopra la spalla" (Over the Shoulder), o Low Altitude Bombing System "LABS" (Definizione USAF)

La Manovra viene mostrata anche nel seguente Contributo video al Minuto 13.48

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Più di 1000 aviogetti 2° Cap.

 

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La missione di difesa aerea del territorio e di eventuate scorta diretta del caccia-bombardieri sarebbe stata invece assicurata dalle Aerobrigate 2a e 4a, dotate di Canadair F-86E Mk.IV, copia prodotta su licenza in Canada del North American F-86E "Sabre", di cui arrivarono in Italia esemplari ceduti quasi tutti dalla RAF britannica che li aveva avuti in carico per breve tempo, in sostituzione degli obsoleti de Havilland "Vampire". Se ne sarebbe infatti integralmente privata con l'ingresso in linea degli Hawker "Hunter" di costruzione nazionale. Sul territorio britannico non sarebbe restato nessun esemplare del prestigioso caccia americano, tanto che il "Sabre" attualmente visibile presso il museo della RAF di Hendon e stato riceduto all'utente originate dalla stessa Aeronautica Militare Italiana. Gli F-86E da caccia diurna erano integrati dagli intercettori ognitempo F-86K del 1° Stormo Caccia, versione costruita su licenza in Italia in circa 221 esemplari, anche per conto di altri paesi europei della NATO, tra i quali Germania e Francia; in un secondo tempo la Francia ne ricedette all'AM altri 40 esemplari. Le capacita operative di questi reparti da combattimento venivano mantenute ad un elevatissimo livello grazie al continuo svolgimento di grandi manovre interalleate cui partecipavano reparti messi a disposizione da tutti i membri della NATO, con continui trasferimenti e riallineamenti sulle basi europee settentrionali oltre che su quelle greche e turche. La loro efficienza militare veniva inoltre periodicamente verificata dagli alti ufficiali della stessa NATO e da membri del governo e del Congresso americani. Quest' ultimo, avendo stanziato i fondi per fornire anche al nostro paese sia gli aeroplani che la maggior parte dei relativi equipaggiamenti e materiali di consumo, verificava attentamente che i soldi del contribuente statunitense fossero ben spesi e lo, furono certamente, grazie anche all'elevato contributo umano ed organizzativo dell'AM, i cui uomini dettero sempre prova di una altissima professionalita. Tali capacità furono rese evidenti presso il pubbico solo grazie alle esibizioni delle pattuglie acrobatiche che ognuna delle Aerobrigate operative doveva mettere, a turno, annualmente a disposizione. L'aspetto spettacolare di tali manifestazioni contribuì, per molti versi, a far passare in secondo piano quello militare effettivo. A partire dal successivo 1959 i programmi MDAP di assistenza militare diretta si esaurirono ed i velivoli a disposizione cominciarono ad essere progressivamente superati nelle loro prestazioni per l'introduzione in servizio, sia presso le aeronautiche occidentali che in quelle orientali, delle nuove generazioni di caccia-bombardieri largamente supersonici e di caccia intercettori bisonici.

L'avvento del processo di distensione Est-Ovest, che mitigò l'aspro clima di scontro permanente del periodo precedente, e la necessità di rimpiazzare i vecchi aviogetti con altri di nuova costruzione, assai costosi da acquistare e da mantenere, portò ad un ridimensionamento della consistenza numerica della nostra aviazione militare. Le Aerobrigate vennero gradatamente ritrasformate in Stormi costituiti da uno o due gruppi operativi ed il numero degli aeroplani disponibili si ridusse progressivamente, fino a stabilizzarsi verso la seconda meta degli anni Sessanta su un totale all'incirca costante di 300-330 aerei da combattimento. La nuova linea sarebbe stata costituita essenzialmente dai caccia bisonici Lockheed F-104G, costruiti su licenza da un consorzio di imprese europee comprendente la FIAT come capocommessa italiana: questi sarebbero stati utilizzati sia come caccia-bombardieri convenzionali e nucleari che come intercettori ognitempo. Con gli F-104G e i G.91 l'AM sostitui i caccia Classe 80, istituendo una "hi-lo mix", cioe un insieme di aeroplani relativamente semplici ed economici (i G.91) e sofisticati e costosi (gli F-104), anticipando (come impostazione) quella che poi divenne la prima linea da caccia dell'US Air Force, con la componente "lo" costituita dagli F-16 e quella "hi" sugli F-15. Giuseppe Ciampaglia (Aeronautica & Difesa)

 

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Esemplare di RF-84F con in mostra il sistema di fotocamere "Trimetrogon".

 

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Una delle poche immagini a colori dei Sabre "Mk.4"

 

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F-86K Versione ampiamente rirpogettata e adattata al combattimento in assenza di visibilità.

 

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F-84G "Thunderjet" restaurato con i colori della pattuglia acrobatica "Tigri Bianche".

 

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Largamente diffusi nell'Aeronautica Militare Italiana ed impiegati per le missioni più disparate, dal collegamento veloce, all'addestramento avanzato, anche i Lockheed T-33A furono molto longevi.

Edited by Blue Sky

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Contributi Video

 

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Nei seguenti Video verranno mostrate delle sequenze dei nostri reparti nel periodo trattato in questa discussione.

 

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Buona Visione

 

F84F Aerobatic Team "GETTI TONANTI" 5° Aerobrigata PART.1

 

F84F Aerobatic Team "GETTI TONANTI" 5° Aerobrigata PART.2

 

F84F Aerobatic Team "GETTI TONANTI" 5° Aerobrigata PART.3

 

 

F86E Aerobatic Team "Lanceri Neri" 2° Aerobrigata F86E

Edited by Blue Sky

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non saprei come ringraziare blue sky per l'ottima opera di informazione che mi ha permesso di conoscere nuovi aspetti dell'aereonautica italiana degli anni '50. una domanda, per cui noi "avevamo", in un certo senso, delle bombe nucleari? per cui metà delle bombe americane erano nostre e loro non potevano lanciarle se noi non gli davamo il permesso, giusto? ma oltre ad operazione di bombardamento contro le divisioni corazzate da te citate, immagino che i sovietici avrebbero anche bombardato gli importanti centri militari dell'europa occidentale, in poche parole, che cosa avrebbe fatto l'aeronautica italiana se la guerra fredda fosse scoppiata? spero di non essere andato off topic.

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non saprei come ringraziare blue sky per l'ottima opera di informazione che mi ha permesso di conoscere nuovi aspetti dell'aereonautica italiana degli anni '50. una domanda, per cui noi "avevamo", in un certo senso, delle bombe nucleari? per cui metà delle bombe americane erano nostre e loro non potevano lanciarle se noi non gli davamo il permesso, giusto? ma oltre ad operazione di bombardamento contro le divisioni corazzate da te citate, immagino che i sovietici avrebbero anche bombardato gli importanti centri militari dell'europa occidentale, in poche parole, che cosa avrebbe fatto l'aeronautica italiana se la guerra fredda fosse scoppiata? spero di non essere andato off topic.

 

Vedi Meason, immaginare degli scenari così complessi è stato per decenni un incubo ricorrente degli analisti militari di entrambi le parti contrapposte. La Nostra Aeronautica avrebbe agito in cooperazione con gli altri paesi della NATO, quindi adottando delle linee parzialmente prestabilite adattate poi alle reali esigenze degli scenari operativi. l'Italia per la sua posizione altamente strategica era considerata uno degli obiettivi più allettanti per le armate sovietiche, quindi tutto il sistema militare italiano sarebbe stato messo a dura prova, con delle possibilità effettive di difesa realmente minime, per questo gli USA adottarono una linea di rafforzamento dei paesi alleati europei per far si che una possibile invasione non venisse considerata una semplice scampagnata in territorio europeo, di conseguenza ogni generale sovietico, sapeva perfettamente che la NATO pur di non far avanzare i russi nelle proprie nazioni sarebbe ricorsa alle armi nucleari tattiche sacrificando parte del proprio territorio, ed è stata proprio questa mentalità a tener a bada l'Orso Sovietico per gran parte della guerra fredda.

 

 

Grazie a tutti per i ringraziamenti! ;)

Edited by Blue Sky

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Nei filmati, si vede come i piloti nostrani pilotassero gli F-84 con un'abilità che stento a credere. :blink: Wow.

 

Esatto Lego, infatti bisogna considerare che il Thunderstreak non era proprio un'aereo adattissimo per le esibizioni acrobatiche, ma il livello preparativo dei nostri piloti permetteva loro di domare il velivolo di casa Republic adattandolo alle varie manovre del programma acrobatico :)

Edited by Blue Sky

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Ohhhhh :adorazione:

 

Io avevo aperto un topic praticamente identico e tu con questo mi hai risolto un po' di dubbi.

150 caccia-bombardieri Republic F-84F "Thunderstreak" con piene capacità di "strike" nucleare (in linea dal gennaio 1956 al maggio 1972) e 78 caccia-ricognitori fotografici tattici Republic RF-84F "Thunderflash" con possibilità di combattimento in emergenza (novembre 1955-luglio

1973). A conti fatti, si tratta di oltre 1.000 macchine, alcune delle quali (come l'F-84F), dotate di un reale e consistente potenziale operativo.

Quindi c'era un bel movimento, come supponevo.

C'è pure il disegno della manovra di sgancio, non l'avevo mai vista (e mi ha lasciato perplesso riguardo alla sicurezza!)

 

Istrana era abilitata allo strike nucleare o faceva solo recce?

Le bombe atomiche erano le Mk.82?

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Le bombe atomiche erano le Mk.82?

 

All'epoca, per equipaggiare con ordigni nucleari gli F-84 nelle versioni G ed F, erano previste le Mark 7 (Mk-7)

 

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Chart of Strategic Nuclear Bombs

(Minuto 3.52)

Se rivedi per bene la parte del video postata per illustrare la tecnica LABS, vedrai che la prova è stata effettuata con lo stesso ordigno in questione... ;)

Edited by Blue Sky

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Allego questo interessante opuscolo declassificato (datato 7 Marzo 1957) sulle prestazioni e le configurazioni dell'F-84F

 

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Edited by Blue Sky

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Su RID n.8 agosto 1988 Sgarlato e Postiglioni riportano "voci" relative ad un impiego SEGRETO di cinque piloti italiani mandati in addestramento sul teatro di guerra vietnamita con gli americani. Qualcuno può darmi delucidazioni scrivendo alla mia email? Posso fornire il mio telefono a chi mi scrive per farmi contattare personalmente. Grazie. Diego dv52-chiocciola-libero.it

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Non ho capito la differenza tra combat range e combat radius.

 

Guardando il grafico sotto (radius) mi pare di capire che ha un'autonomia di 840 miglia nautiche alla velocità di 460 nodi

che danno 1555 km se non sbaglio... :blink:

Forse è l'autonomia di trasferimento?

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Il combat radius è il raggio d'azione del velivolo, cioè la massima distanza alla quale il velivolo può svolgere una determinata missione e rientrare con minime riserve di carburante.

Il combat range è l'autonomia in configurazione di combattimento, cioè la massima distanza ricopribile con armamento a bordo.

L'autonomia di trasferimento è indicata come ferry range ed è ottenuta col massimo di carburante e senza armamento.

 

Solitamente un velivolo in combattimento parte e rientra alla stessa base mentre nel trasferimento ovviamente no, ecco perchè solitamente si fa riferimento al radius in combattimento e al range in trasferimento ( e infatti in tabella mancano i valori di combat range e di ferry radius).

 

Il valore di 840 miglia nautiche (quasi 1556 km) del grafico è ottenuto con 2 serbatoi ausiliari da 450 galloni più altri due da 230, per un totale di 1675 galloni e un peso al decollo di 27000 libbre (oltre 12200 kg), quindi quasi il massimo.

Più o meno è il raggio d'azione che in tabella corrisponde alla missione di scorta: 836km comperti presumibilmente col solo munizionamento per le mitragliatrici.

In trasferimento l'aereo raggiunge e supera le 2000 miglia, ovviamente più del doppio perchè si è in condizioni ottimali e non si utilizza carburante per combattere in zona di operazioni.

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Graziah

Certo che per essere dati "anzianotti" ci vuole comunque la laurea per capirci qualcosa! :rotfl:

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dal sito Mio Linkhttp://it.wikibooks.org/wiki/Forze_armate_mondiali_dal_secondo_dopoguerra_al_XXI_secolo/Italia:_Aeronautica_23

156° Gruppo: i Tornado di Gioia del Colle[6]

 

Rinato il 1° febbraio 1953 a Ghedi, il 156imo faceva parte della 6a Aerobrigata, il 156imo era già esistito ma come gruppo da caccia con i C.R. 42 nel periodo gennaio-aprile 1941, perciò non ci interessa in questa sede. Avendo gli F-84G, e pochi, non sarebbe potuto restare a lungo un deterrente credibile come reparto di cacciabombardieri d'attaco. Ma presto arrivarono gli F-84F che erano i soli originariamente capaci di attacchi nucleari. Questo compito era stato preso dal 154° che stava passando agli F-104G, ancora non ottimizzati per questo ruolo. Per 3 anni il 156° tenne 4 aerei pronti al decollo in una speciale area con doppia protezione, quella che la NATO chiama Area QRA, Quick Reaction Alert. Per tutto il tempo c'erano apparecchi pronti 24 ore su 24 con una configurazione asimmetrica, ovvero due serbatoi da 870 litri nei piloni esterni, uno da 1.700 e una bomba atomica Mk.7 tattica in quelli interni, e razzi JATO sotto il ventre. Così attrezzato l'F-84F poteva decollare in spazi ragionevoli e con poco tempo d'attesa. Le aree d'impiego raggiungevano la Bulgaria e l'Ungheria. Nel '66 finisce la fase 'nucleare' e nel giugno il 156° viene trasferito nella nuova residenza, la base di Gioia del Colle così distante dalla sua base normale. Avrebbe fatto parte del 36° Stormo e sopratutto, finalmente nel 1970 vide il riequipaggiamento con i nuovissimi F-140S CB. Sarebbero stati destinati a durare fino al 1984, quando arrivarono le macchine definitive: i Tornado. Gli F-104 sarebbero andati al 37° Stormo appena costituito nel suo 1° Gruppo.

 

 

 

 

Più di 1000 aviogetti 1° Cap.

 

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Viene illustrata la tecnica del lancio "Sopra la spalla" (Over the Shoulder), o Low Altitude Bombing System "LABS" (Definizione USAF)

La Manovra viene mostrata anche nel seguente Contributo video al Minuto 13.48

 

I primi 104 per lo strike avevano la "schiena" bianca, da cui deduco che nel momento dell'esplosione di sicuro stavano in volo rovesciato ad alta quota....si ma sempre sopra qualcosa che fa tanto caldo!! :blink:

 

devo dire che è un po' che ci penso...io sta manovra non la capisco.

perchè sorvolare il target?

Se io arrivo basso a tutta canna, poi tiro su ed al momento giusto il computer rilascia la bomba....questa segue una bella parabola mantenendomi ben distante dall'obiettivo.

Poi basta che al culmine del looping mi giro sotto-sopra e me ne torno a casa ad alta quota per dove sono venuto.

Oppure continuo il looping fino a ritornare basso sul terreno, ma sempre in direzione opposta all'obiettivo, non credo sia bello restare in territorio nemico.

La manovra che dico io è questa

 

Come mai successivamente i 104 sono tornati alla mimetica normale?

Edited by ROBY1

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Non ho dati precisi,penso però che con questa manovra che non sfigurerebbe (senza bomba,ovvio!) in un Air Show si potesse guadagnare qualche istante prezioso fra sgancio dell'ordigno -e contestuale cessazione della fase acendente del velivolo- ed esplosione,permettendo all'aeroplano di raggiungere una distanza in linea d'aria dalla detonazione" ragionevolmente sicura" ,almeno quel tanto che bastava per non ritrovarsi la fusoliera fusa. Da considerazioni matematiche l'intensità di radiazioni,calore e pressione (correggetemi se sbaglio) cala in proporzione al CUBO della distanza, quindi anche 500 metri in più avrebbero significato differenza fra morte immediata e ...qualcosa di meno rapido

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