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Leviathan

25 Aprile 2009

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25 aprile, La Russa contro i partigiani rossi

"Non vanno celebrati come liberatori"

di ANDREA MONTANARI

 

<b>25 aprile, La Russa contro i partigiani rossi<br/>"Non vanno celebrati come liberatori"</b>

MILANO - L'unica certezza, al momento, è che Silvio Berlusconi parteciperà sabato, per la prima volta, alle celebrazioni per il 64° anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Anche se non è ancora chiaro dove. Le ultime indiscrezioni parlano di Montelungo, dove si recherà il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ma restano ancora in piedi le ipotesi di una nuova visita del premier nelle zone terremotate dell'aquilano o che partecipi nel pomeriggio alla tradizionale manifestazione nazionale organizzata dall'Anpi a Milano, dove lo ha invitato nei giorni scorsi il segretario del Pd Dario Franceschini.

 

Dal suo entourage, non trapela altro. Ma è sufficiente a far salire ulteriormente la tensione tra maggioranza e opposizione. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa rilancia: "I partigiani rossi meritano rispetto, ma non possono essere celebrati come portatori di libertà". Pronta la replica del portavoce del Pd Andrea Orlando: "La Russa ha oltrepassato il segno. Fare distinzioni tra partigiani buoni o cattivi è intollerabile oltre che menzognero nei confronti della verità storica". Chiede rispetto anche Pierluigi Castagnetti del Pd: "Quelle di La Russa sono solo manifestazioni di incapacità ad accogliere il senso storico di quella pagina gloriosa della storia d'Italia". Sulle barricate pure l'estrema sinistra. Per Oliviero Diliberto del Pdci "il premier farebbe meglio ad andare in Sardegna perché non si può diventare antifascisti in un sol colpo", mentre il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero aggiunge: "Se non dichiara apertamente il suo antifascismo, la sua partecipazione sarebbe solo una presa in giro degli italiani".

 

Ma anche il centrodestra si divide. Il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto invita il premier a "non dover dimostrare le sue credenziali a Franceschini andando a farsi fischiare in piazza Duomo a Milano, come è già successo a Bossi e alla Moratti". Nel frattempo, a Milano è già partito sul sito Indymedia il passaparola negli ambienti vicini ai centri sociali e alla sinistra antagonista. Al grido: "Berlusconi se ne stia a casa. Antifascisti sempre". Tanto che il verde Carlo Monguzzi lancia un appello a tutte le anime della sinistra: "Se Berlusconi verrà a Milano ci sarà una piazza divisa in due: la prima fischierà Berlusconi, la seconda il Pd che l'ha invitato. Pensiamo solo a organizzare una grande manifestazione, non a Berlusconi".

 

Il governatore lombardo Roberto Formigoni e il sindaco di Milano Letizia Moratti prendono ancora tempo e si affidano al premier. "Mi consulterò con Berlusconi, ma nel '95 partecipai e fui fischiato" - precisa il primo. "Sto valutando, anch'io sentirò il premier" - sottolinea la seconda, che nel 2006 fu costretta ad abbandonare la manifestazione insieme al padre Paolo Brichetto Arnaboldi, ex deportato a Dachau. Il suo predecessore Gabriele Albertini, ora eurodeputato del Pdl, però non ha dubbi: "Il sindaco di Milano non può mai mancare sul palco di Piazza Duomo. E se il caso si prende i fischi, come è capitato a me. Le istituzioni non possono dimenticare che Milano ha ricevuto la medaglia d'oro".

http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/p.../25-aprile.html

 

Ignazio, al di là dei vostri progetti restauratori (notare il "vostri") ti avrei visto bene in Russia a combattere con scarpe di cartone sul ghiaccio e bombe a mano difettose, visto che pare che tu rimpianga tanto il ventennio d'oro.

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Credo che certe polemiche siano fisiologiche nel nostro paese , sono passati ancora relativamente pochi anni perchè si possa discutere serenamente su certe vicende storiche ...

 

Forse i nostri figli o i figli dei nostri figli arriveranno ad avere una memoria storica condivisa ...

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ahia ahia Dominus doppio post??? :asd:

 

EDIT

ti capisco Vittorio, ma che un ministro di una repubblica dica così mi pare ugualmente grave

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A proposito di sciocche polemiche :rolleyes:

 

Manifesto “tarocco” del 25 Aprile

Il Pdl attacca, la Regione si difende

21 aprile 2009

 

Dalla foto che ritrae un gruppo di partigiani, scelta dalla Regione Liguria per commemorare il 25 aprile, spariscono una pistola automatica e una bomba a mano e scoppia la polemica. Il caso, sollevato da “Il Giornale”, suscita reazioni sdegnate nel centrodestra. «Burlando non solo guida la Regione contromano, ma la mette al muro, facendo affiggere manifesti che tradiscono la storia e mettono la Liguria alla berlina», commenta il consigliere regionale del Pdl Luigi Morgillo, «siamo di fronte all’ennesima brutta figura di Burlando, che non solo guida la Regione contromano, ma anche contro la realtà storica. In questo modo sta facendo fare, a livello nazionale, una brutta figura alla nostra Regione».

 

Dal canto suo, il governatore parla di «ingenuità commessa in buona fede per non riproporre la crudezza di quel momento storico in un’Italia che vive da 64 anni in pace proprio grazie alla Liberazione dal nazifascismo».

 

«Non abbiamo scelto noi l’immagine né siamo stati informati delle successive modifiche», spiegano in una nota congiunta i presidenti della Regione Liguria, Claudio Burlando, e del Consiglio regonale, Mino Ronzitti. Burlando e Ronzitti aggiungono che «noi abbiamo individuato il messaggio, che quest’anno ricordava il partigiano cattolico Aldo Gastaldi `Bisagno´, citando una sua frase: `dobbiamo dare l’esempio di un’Italia rinata e sana´».

 

Ed è proprio Burlando, alla fine ad attaccare la destra: «C’è ancora una parte di Paese, come la destra italiana, che non si sente figlia della Resistenza».

 

Poche ore prima i consiglieri regionali Plinio e Rosso avevano chiesto le sue dimissioni proprio per la questione dei manifesti “ritoccati”.

 

Ma ecco le foto.

L’originale con le armi:

 

partigiani--499x285.jpg

 

Un dettaglio dell’originale:

 

partisan--499x285.JPG

 

Lo stesso dettaglio del manifesto:

 

cartelli_25_aprile_Ge009_3877--499x285.jpg

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In ogni caso trovo che il ministro Larussa abbia perfettamente ragione: non so cosa sarebbe stato peggio tra la RSI o un italia unita governata da Togliatti.

 

P.S. Aggiungo un ottimo articolo di Giampaolo Pansa

 

Non fatemi tanto sciocco da dare un consiglio pressante a Silvio Berlusconi. Pare che non ne accetti neppure dai suoi assistenti più vicini, dunque immagino quale esito avrebbe il parere di un giornalista. Tuttavia gli dirò che cosa dovrebbe fare in occasione del 25 aprile. Se andare a Milano, come gli ha imposto un ingenuo Dario Franceschini, tanto debole da costringersi a fare il ganassa, lo spaccone. Oppure se celebrare la Liberazione in un luogo diverso. Essendo adulto e vaccinato, deciderà lui. Ma prima voglio ricordargli che cosa è avvenuto a Milano negli altri 25 aprile.

 

Nel 2003, per esempio, a sperimentare le durezze della sinistra regressista fu Savino Pezzotta, in quel momento segretario generale della Cisl. Era un leader democratico, una persona per bene, un antifascista coerente. Ma alla piazza rossa non piaceva. La sua colpa era di aver firmato il Patto per l’Italia proposto dal governo Berlusconi.

 

Per questo, in piazza Duomo, Pezzotta fu vittima di una contestazione ininterrotta. Fischi, insulti, urla forsennate. Gli gridarono: venduto, servo dei padroni, torna a lavorare, vai in Confindustria! Una rabbia incontenibile, che insieme al segretario della Cisl offendeva pure la ricorrenza del 25 aprile. Era anche un assurdo salto all’indietro nel tempo. Sembrava d’essere ritornati agli anni Cinquanta, quando la Cisl veniva accusata di essere un sindacato giallo, al servizio del capitalismo più bieco.

Chi aggrediva Pezzotta? A dare la risposta era la stessa piazza. Gli scaldati della sinistra più rancida. Militanti di Rifondazione comunista e dei Comunisti italiani. Tesserati della Cgil con l’orologio indietro di un trentennio. Squadre d’assalto dei Centri sociali. Insomma i soliti noti. Una minoranza, certamente. Ma che confermava una verità: c’era, e c’è ancora, un mostricciolo autoritario travestito da antifascismo.

 

Andò anche peggio il 25 aprile 2005, sessantennale della Liberazione. In quell’anno al governo stava sempre il centrodestra. Tutta l’opposizione decise di fare dell’anniversario una giornata di lotta in difesa della Costituzione. Un testo sacro che Berlusconi voleva straziare a colpi di maggioranza. Per questo, a Milano, ma non soltanto lì, si vide di tutto. Anzi, di troppo.

 

Troppa mitologia, accompagnata da un’enfasi condita di errori. Per citarne uno, quello che si lesse nel fondo dell’Unità. Il direttore, Furio Colombo, un giornalista da apprezzare per la precisione dei suoi interventi, rievocò la lotta dei partigiani lungo «tre inverni indicibili sulle montagne». Davvero indicibili perché erano stati due e non tre, gli inverni.

 

E ancora troppa “Bella ciao”, l’inno di battaglia cantato da Michele Santoro in tivù. Da allora usato come un’arma impropria contro manifestazioni e oratori sgraditi, da boicottare, da zittire, da cacciare. Troppi anatemi contro il revisionismo. Troppi vade retro contro chi sosteneva che la Resistenza era stata sì una grande prova di dignità nazionale, ma a liberare l’Italia avevano provveduto gli eserciti di due potenze capitalistiche, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Perdendo sul fronte italiano migliaia di giovani soldati.

In quel 2005, a Milano e altrove, la piazza si ubriacò di slogan politici. Tutti contro il governo Berlusconi, ormai al termine del mandato. E contro l’antifascismo democratico, liberale e laico, considerato un nemico. Tre giorni dopo il 25 aprile, Piero Ostellino scrisse sul Corriere della Sera parole sacrosante. Che voglio citare perché Berlusconi, con tutto il daffare che ha, non può certo rammentarle.

 

Ecco il giudizio di Ostellino: «Pessima, davvero pessima, questa celebrazione del 25 aprile. È stata la giornata dell’innaturale divisione fra un antifascismo fondamentalista, integralista, intollerante, intimamente antidemocratico, e l’antifascismo democratico, degradato dal primo a poco meno di un fascismo di ritorno… Se questo è l’andazzo a sessant’anni dalla caduta del fascismo, che senso ha aver fatto la Resistenza per poi celebrarla in quel modo?».

 

Anche peggio andò il 25 aprile 2006. Confesso che speravo in una celebrazione più calma e liberale.Un paio di settimane prima, Romano Prodi aveva portato alla vittoria il centrosinistra. Berlusconi era stato battuto, sia pure di misura. E pensavo che esistessero tutte le condizioni per una festa pacifica. Mi sbagliavo.

 

In quell’anno, la festa fu più turbolenta che mai. La Cgil, attraverso il suo settore più potente, i pensionati, decise di fare della ricorrenza una giornata di lotta “contro il revisionismo e il negazionismo dei crimini fascisti e nazisti”. Vennero messe in vendita le t-shirt della Resistenza. Una mostrava la scritta: “Aprile 2006. Che liberazione! Bella ciao, Silvio!”. Un’altra strillava, sempre contro il Berlusca: “L’Italia s’è desta e il 10 aprile ti ha fatto la festa. 1945-2006”. Un’altra ancora: “L’Italia s’è desta e ha lasciato la destra”. E di nuovo: “La Liberazione raddoppia!”.

 

Ci mise del suo anche Prodi. Parlando dal palco di Milano, in piazza Duomo, alzò la mano destra con le dita distese. E gridò, imprudente: “Governeremo per cinque anni!”. La piazza era tutta della sinistra antagonista, con la connivenza di quella cosiddetta riformista. E il peggio toccò a un ex ministro di Berlusconi e candidato a sindaco di Milano: Letizia Moratti.

 

La Moratti aveva voluto unirsi al corteo del 25 aprile con il padre. Era Paolo Brichetto Arnaboldi: un signore ormai anziano e in carrozzella, che aveva fatto il partigiano sul serio nella “Franchi” di Edgardo Sogno. E dopo l’arresto da parte dei tedeschi era stato deportato nel lager di Dachau, riuscendo a sopravvivere.

Contro la Moratti e il padre si scatenò un’ostilità selvaggia e malvagia. Urla, insulti, spintoni. Entrambi vennero espulsi dal corteo per mano di gente che non sapeva nulla della Resistenza vera. La stessa sorte toccò ad altri esponenti di Forza Italia, malmenati e presi a calci. Sotto l’aspetto morale e politico, il finale fu ancora più nefando. L’antifascismo trinariciuto bruciò in piazza Duomo le bandiere di Israele e della Brigata Ebraica.

 

Anche in questo caso, i violenti misero in mostra la loro ottusa ignoranza. Che cosa sapevano della Brigata Ebraica? Nulla. A cominciare dal fatto che era tutta di volontari ebrei, cinquemila e cinquecento uomini provenienti da cinquanta Paesi. Inquadrata nell’8° Armata britannica, dal novembre 1944 aveva partecipato alla campagna d’Italia, perdendo molti ragazzi, poi sepolti nel cimitero militare di Piangipane, una frazione di Ravenna.

 

La bandiera della Brigata Ebraica vedeva la stella di David in azzurro, posta fra due strisce anch’esse azzurre in campo bianco. Bastò questo per eccitare la stupida violenza dell’antifascismo trinariciuto. E pure quel vessillo venne fatto a pezzi, calpestato e dato alle fiamme. Il 25 aprile milanese fu talmente ignobile da suscitare un commento molto pertinente di Ernesto Galli della Loggia, che mi sembra di grande attualità.

 

A proposito delle nefandezze milanesi, scrisse sul Corriere della Sera del 26 aprile: «La democrazia italiana non sa che farsene dell’antifascismo dei faziosi e dei violenti. E non vuole avere niente a che fare con l’antifascismo che sfoga i suoi poveri livori politici, per celare le sue pochezze, per maramaldeggiare».

Le parole di Galli della Loggia ci inducono a riflettere sul grande equivoco storico che sta dentro la Resistenza italiana. La parte maggioritaria dell’antifascismo armato, quella comunista, non combatteva per la libertà del paese. Ma per sostituire una dittatura nera con una dittatura rossa.

 

Questo è il problema. Di lì nascono le intolleranze violente che emergono nella sinistra a ogni anniversario del 25 aprile. Gli intolleranti sono quasi sempre dei nostalgici dell’Urss e del suo sistema. Non ce l’hanno fatta a portare Stalin in Italia. E adesso, dopo tanti anni, sfogano ancora la vecchia delusione rabbiosa.

Berlusconi dovrebbe cacciarsi nella trappola che lo aspetta a Milano? Non sono mai stato un suo elettore, ma glielo sconsiglio. Farebbe bene, molto bene, a decidersi di onorare il 25 aprile. Ma ha ragione il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, quando dice che ci sono molti altri posti per farlo.

Lasci piazza del Duomo a Franceschini e alle sue infantili provocazioni. Immagino che il fanciullo sbadato che guida il Pd strillerà che l’assenza del premier è una sua vittoria. Lo lasci urlare. Poi riderà bene chi riderà per ultimo. Ossia dopo il voto europeo e amministrativo di giugno.

Edited by Dominus

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In ogni caso trovo che il ministro Larussa abbia perfettamente ragione: non so cosa sarebbe stato peggio tra la RSI o un italia unita governata da Togliatti.

 

P.S. Aggiungo un ottimo articolo di Giampaolo Pansa

Quoto in pieno Dominus, bellissimo e intelligente l'articolo citato.

 

A volte penso che gli italiani di oggi non si meritino tutte le vittime sacrificate per liberarla: americani, inglesi, ebraiche, polacche, italiane, ecc.

Alla fine, molti sono accecati dalla luce della loro bandiera che seguono come pecore, dimenticando cosa è realmente stata la storia e soprattutto... ,soprattutto, chi davvero ha liberato l'Italia.

 

Il 25 aprile dovremmo TUTTI TACERE (anche in piazza se si vuole) per ricordare e non dimenticare, per capire e commemorare, non per sentire 4 politicanti che sbraitano facendo della Liberazione un carro su cui salire per guidare la campagna elettorale: questi individui li paragono solo a degli sciacalli. Il nostro paese non è stato liberato da un partito politico o da una linea di pensiero ma dal sangue di migliaia di giovani.

 

Scusate lo sfogo.

 

EDIT

EDIT

ti capisco Vittorio, ma che un ministro di una repubblica dica così mi pare ugualmente grave

Sono più di 60 anni che quelli della sinistra in piazza fanno quanto detto sopra(aspiranti premier e ministri): hanno la stessa identica maturità storica di La Russa quindi non mi sembra che ci sia molto da criticare.

Basti guardare poi le manomissioni storiche (e fotografiche) che fanno, che tristezza.

Edited by Hicks

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io non posso accettare che si facciano distinzioni di merito puramente ideologiche tra partigiani cattivi e partigiani buoni.

Hanno combattuto per un'unica causa (dove aver sconfitto i nazisti avevano idee diverse sul futuro) ma hanno combattuto per la libertà tutti quanti nonostante quello che scrive il classico editorialista italiano che addirittura cerca una correlazione sulle manifestazioni odierne...

Edited by Leviathan

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Guest galland

Comincio ponendomi una buona domanda: cosa significa a sessantaquattro anni dalla fine della II guerra mondiale festeggiare e ricordare il 25 aprile?

 

Cerco di rispondere: prima di tutto lasciamo da parte ogni retorica di partito, bottega o chiesula, di destra o di sinistra, le frasi fatte, gli estremismi verbali, le parole d'occasione.

 

L'etimologia del ricordare parte non dalla mente (altrimenti diremmo rammentare) ma dal cuore.

 

Allora ricordiamo:

 

ricordiamo i cinquanta milioni di morti.

 

I milioni di mutilati

 

Le macerie delle città, che taluno disse impossibile rimuovere, e quelle morali che ancora ingombrano il nostro cammino.

 

Ricordiamo come si poté vincere il totalitarismo hitleriano solo col concorso di un altro totalitarismo, non meno criminale.

 

Ricordiamo come l'Italia venne trascinata in un gorgo da una politica di pura demagogia, che venne accettata fin che faceva comodo.

 

Ricordiamo come ai tedeschi convenisse – dopo l'otto settembre -avere un regime nominalmente autonomo ma sostanzialmente loro dipendente .

 

Ricordiamoci come la guerra civile sia la peggiore disgrazia in cui possa cadere una nazione.

 

Ricordiamoci che la violenza ha sempre un significato ambiguo.

 

Ricordiamoci che essere stati partigiani o repubblichini NON è ex se titolo di merito o ludibrio, contano piuttosto gli atti e le intenzioni di ciascuno.

 

Ricordiamoci che chi lottò con Salò, seppur indirettamente, allungò – seppur di poco – le sofferenze di centinaia di migliaia di esseri umani rinchiusi nei lager, tra cui seicentomila italiani.

 

Ricordiamoci che la libertà e la dignità NON si conquistano restando in casa nell'attesa che qualcuno venga a liberarci.

 

Se al termine di questo 25 aprile e dei prossimi saremo riusciti, nei modi che riteniamo più opportuni, di ricordare quanto ho detto, ragionando e non gridando, allora quella giornata non sarà passata invano e tanti morti potranno avere pace.

 

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io non posso accettare che si facciano distinzioni di merito puramente ideologiche tra partigiani cattivi e partigiani buoni.

Hanno combattuto per un'unica causa (dove aver sconfitto i nazisti avevano idee diverse sul futuro) ma hanno combattuto per la libertà tutti quanti nonostante quello che scrive il classico editorialista italiano che addirittura cerca una correlazione sulle manifestazioni odierne...

ti contraddici tu stesso... spero te ne sia reso conto.

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Guest intruder
Hanno combattuto per un'unica causa (dove aver sconfitto i nazisti avevano idee diverse sul futuro) ma hanno combattuto per la libertà tutti quanti

 

In realtà, i comunisti hanno combattuto per il Cominforn, non per la nostra libertà, e te lo dimostra il fatto che hanno impiegato anche del bel tempo a scannarsi fra loro (Porzus non è un caso isolato, non erano "compagni che hanno sbagliato"). Non che in Iugoslavia sia andata tanto meglio, a dire il vero... bisognerebbe avere il coraggio civile di riconoscere che è stata una guerra civile, schifosa come tutte le guerre civili, e che non tutte le parti che l'hanno combattuta (repubblichini e comunisti) erano nobili o mosse da nobili ideali.

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In realtà, i comunisti hanno combattuto per il Cominforn, non per la nostra libertà, e te lo dimostra il fatto che hanno impiegato anche del bel tempo a scannarsi fra loro (Porzus non è un caso isolato, non erano "compagni che hanno sbagliato"). Non che in Iugoslavia sia andata tanto meglio, a dire il vero... bisognerebbe avere il coraggio civile di riconoscere che è stata una guerra civile, schifosa come tutte le guerre civili, e che non tutte le parti che l'hanno combattuta (repubblichini e comunisti) erano nobili o mosse da nobili ideali.

Pienamente d'accordo con il tuo intervento e con quelli di altri che ti hanno preceduto: in particolare, Dominus e Galland!

 

Per fare ciò che tu dici e che io ho evidenziato in grassetto, occorre però non continuare ad ESSERE e SENTIRSI combattenti di quella guerra civile: alcuni, anche in questo forum, invece, sembra che siano ancora pronti a ... sparare ed uccidere!!!

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Mah a me il relativismo qui come in altre parti non mi è mai piaciuto molto.

 

Sicuramente la storiella di partigiani tutti buoni ed eroi, repubblicini tutti porci e vigliacchi è falsa; però da qui a dire che se non esistono il bianco e il nero allora tutti sono grigi in egual maniera, no non ci sto.

 

In linea di massima e con tutte le eccezioni che conosciamo, i partigiani combatterono dalla giusta parte sia a livello morale (per ovvi motivi sono da preferirsi gli anglo-americani ai nazisti) sia a livello legale (sino all'8 settembre eravamo tutti in guerra contro gli alleati, dopo l'Italia ha firmato prima l'armistizio e poi ha dichiarato guerra alla Germania).

I repubblichini invece, pur con tutte le motivazioni che portarono quei giovani a scegliere Mussolini (ricordiamoci che se erano stati cresciuti in un regime fascista, a 18 anni è normale che quello scelgano), erano dalla parte sbagliata.

 

Grigio chiaro e grigio scuro :D

Edited by Rick86

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Rick però è proprio accettando che la realtà è relativa che si può comprendere il mondo, se ragioniamo in modo assoluto si finisce come quei cretini che in piazza ingiuriano un vero partigiano e sua figlia solo perchè appartenenti ad una certa parte politica.

 

P.S.

 

Ecco un altra vergogna, quasi quasi vorrei tornasse il fascismo così Di Pietro la prova davvero la dittatura

DI PIETRO: «IPOCRISIA ALLO STATO PURO» - «Quella di Berlusconi è un ipocrisia allo stato puro: non gliene frega nulla di partecipare alla ricorrenza della Liberazione, vuole solo strumentalizzarla ai fini del consenso e questa è una frode». È questa l'idea del leader dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro. «Il 25 aprile rappresenta una data storica e seria - sottolinea Di Pietro - che ci ha liberato dal fascismo. Chi pratica, predica o si riconosce nella dittatura non deve partecipare alle celebrazioni perché è un atto ipocrita e offensivo e mi pare che il governo Berlusconi e Berlusconi stesso riducano gli spazi della democrazia e pratichino attività che ci riportano ad una nuova dittatura».
Edited by Dominus

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...

Ecco un altra vergogna, quasi quasi vorrei tornasse il fascismo così Di Pietro la prova davvero la dittatura

Dominus, cosa pretendi da un essere di quel genere?!?!?!

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scusa Dominus (vedo che il solito noto insulta, non mi riferisco certo a te) ma Berlusconi in 15 anni non ha mai ne partecipato ne accennato al 25 aprile, che ora vada addirittura in piazza...lo fa unicamente a fini elettorali per me

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scusa Dominus (vedo che il solito noto insulta, non mi riferisco certo a te) ma Berlusconi in 15 anni non ha mai ne partecipato ne accennato al 25 aprile, che ora vada addirittura in piazza...lo fa unicamente a fini elettorali per me

 

 

Non entro nel merito della questione, dico e ripeto che paragonare Berlusconi al fascismo è un insulto, oltre all'intelligenza degli Italiani, a tutte le vittime di questo regime e gradirei che Di Pietro provasse cosa vuol dire dittatura, anche se sono convinto che neanche lui creda alle cavolate populistiche che dispensa a getto continuo.

In ogni caso Berlusconi è liberissimo di presenziare ad una festività del 25 aprile e fa bene a farlo in un posto isolato sennò minimo succedono scontri e li si giustifica col fatto che il premier ha "provocato".

Credo che questa sua scelta sia da vedere nell'ottica della scelta di "istituzionalizzarsi" progressivamente per arrivare tra 6 anni al quirinale.

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sembra che Berlusconi andrà al cimitero americano di Nettuno, il 25 aprile, in segno di ringraziamento alle vittime alleate sacrificatesi per la nostrà libertà.

 

http://www.nettunocitta.it/OPERE/nettuno%2...a/cimitero.html

Edited by Venon84

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sembra che Berlusconi andrà al cimitero americano di Nettuno, il 25 aprile, in segno di ringraziamento alle vittime alleate sacrificatesi per la nostrà libertà.

Avrei preferito che fosse andato con Napolitano in segno di una unità simbolica delle istituzioni, ma quello di andare al cimitero di Nettuno è un importante gesto che sinceramente trovo molto corretto verso coloro che tangibilmente hanno cacciato via i nazisti dall'Italia. Alla fine Berlusconi se andrà a Nettuno sarà stato coerente con la sua idea di Festa della Liberazione.

Penso che nessun premier italiano abbia mai commemorato il 25 aprile ad un cimitero alleato, sbaglio?

 

Leggevo che sul Corriere(se non erro) che gli utenti Indymedia stanno cercando di guastargli la commemorazione, stavano solo apsettando la conferma sul luogo dove si sarebbe recato, speriamo che non succeda nulla.

Edited by Hicks

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Leggevo che sul Corriere(se non erro) che gli utenti Indymedia stanno cercando di guastargli la commemorazione, stavano solo apsettando la conferma sul luogo dove si sarebbe recato, speriamo che non succeda nulla.

 

 

A questo proposito ricordati queste mie parole

 

sennò minimo succedono scontri e li si giustifica col fatto che il premier ha "provocato".

 

;)

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scusa Dominus (vedo che il solito noto insulta, non mi riferisco certo a te) ma Berlusconi in 15 anni non ha mai ne partecipato ne accennato al 25 aprile, che ora vada addirittura in piazza...lo fa unicamente a fini elettorali per me

Il "solito noto" esprime la sua opinione, come qualsiasi altro forumista; invito lo staff a far comprendere al tizio in argomento, che non è autorizzato a travisare il pensiero altrui, ponendo in essere comportamenti minacciosi della libertà di espressione (mi si vuol forse impedire di qualificare come merita, un certo politicante che è la vera vergogna della vita politica italiana, definendo insulto ciò che pensa ogni italiano di buon senso?!?!?!)!!!

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Hicks, non è ancora sicura la destinazione del 25 aprile di Berlusconi. La cosa quasi sicura è che non andrà a Milano e se lo farà sarà per sme****e una certa parte politica che festeggia con le bandiere della falce e martello(a mio avviso totalmente fuori luogo non essendo simbolo di libertà). l'unico "neo" sarebbe che i soliti noti di cui sopra rovinerebbero la commemorazione all'Italia intera. e nel mio piccolo non gradirei farmi rovinare la giornata da 4 idioti, quindi spero che decida di non cacciarsi in trappola.

 

Io propenderei per una commemorazione all'altare della patria col presidente della Repubblica prima e poi al cimitero di Nettuno(magari sempre con Napolitano) per ricordare e ringraziare gli alleati e i giovani morti per noi.

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