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Lussi

Guerra nel Vietnam!

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Saville grazie per questo link :okok:

 

Barry Sadler live! :adorazione: ... L'ho ascoltato in contemplativo silenzio, con la pelle d'oca e le lacrime agli occhi: quando, non sentendo alcun rumore, mia moglie è venuta a vedere, non nsapeva se :rotfl: o preoccuparsi...

 

Ancora oggi quando guardo il film con l'inimitabile Duke usa.gif, alla scena finale con il Col. Mike Kirby che dice ad Hamchunk "...let me worry about this, young green beret...you're what this is all about!", con il sole al tramonto e l'ultima parte della Ballad of the Green Berets..beh mi sciolgo come un calippo dimenticato sullo sdraio in spiaggia a luglio! :pianto:;)

Anch'io!!! :adorazione: e, anche da parte mia, grazie a Saville!!! :okok: (il secondo link non funziona, però!).

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Sono io che ringrazio voi ragazzi , pensavo di essere il solo vecchio rincoglionito....

Che bello , pero', rincoglionire cosi' !

PS per Picpus : cercherò di rimediare col link.

PS per Pete : voglio le faccine sul Suribachi !!!

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scusami forse l'ho fatta in geografia parlando del vietnam e quindi forse l'hanno solo accentuato e sicuramente l'ho capito male!!!

 

Byron, non è colpa tua e temo tu non abbia capito male: una notevole parte del "corpo insegnante" (vorrei sbagliarmi perchè allora vorrebbe anche dire che c'è ancora speranza, ma temo non sia così :( ) è costituito da ex-sessantottini e/o loro cloni - quelli che gridavano "hasta siempre la revolucion!", "uno, cento, mille Vietnam!" ed altre demenzialità del genere, per intenderci - che pur di demonizzare gli USA ed il loro intervento nel SE Asiatico, non esiterebbero a vendere il bootyshake.gif a lo.gif (l'anima, se mai l'avevano, era già stata regalata!the_finger.gif) ed a diffondere quel cancro che è l' informazione forzata di modello Sovietico (non so se il termine "disinformatsya" ti dica qualcosa...).

 

Come ti hanno qui saggiamente suggerito, espandi l'argomento, leggi saggi a riguardo, ma fa anche molta attenzione: leggi sempre "tra le righe" così da poter comprendere quando l'autore descrive i fatti nudi e crudi e quando invece fa pura demagogia e tieni presente che ormai una non indifferente parte di loro tende verso la demenzialità del "politically correct" piuttosto che il razionalissimo "factually correct"!

 

Auguri! rebel.gif

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Non so se applaudire maggiormente Pete o Picpus . Nell' incertezza , allora , risevero' la mia ovazione all' attore di serie B . :adorazione::adorazione:

Riguardo alla storia dei libri di testo , ragazzi , leggete Orwell prima e tanti , diversi , libri poi .

PS. una discussione che si e' sviluppata cosi' , secondo il vostro parere ( non parlo ai "ragazzi" ) sarebbe stata ipotizzabile non tantissimo tempo fa ?

 

Intendi dire quando sui libri di testo si trattava la questione con frasi tipo "la gloriosa guerra di liberazione del popolo vietnamita dall'oppressore imperialista americano"... Come sono i libri di testo di oggi, è cambiato qualcosa?

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Guest intruder
Intendi dire quando sui libri di testo si trattava la questione con frasi tipo "la gloriosa guerra di liberazione del popolo vietnamita dall'oppressore imperialista americano"... Come sono i libri di testo di oggi, è cambiato qualcosa?

 

 

Dato che il Nam è ormai alleato degli americani si preferisce ignorare il problema, qualche milione di morti non è mai morto.

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Guest byron

Pete57 forse la storia della guerra nel Vietnam non la so molto bene io!!!quinndi firse è colpa mia :oops::oops::oops:

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Dato che il Nam è ormai alleato degli americani si preferisce ignorare il problema, qualche milione di morti non è mai morto.

 

Io ci andrei un pò cauto...Partner commerciale è una cosa...Alleato è un'altra ...

 

Non che un pò di pace in quella zona non sia auspicabile..

Edited by Takumi_Fujiwara

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ci sono errori politici immagine da parte USA su questa guerra...

ad esempio?

perchè non fu nemmeno mobilitata la guardia nazionale?

perchè i reparti USA ruotavano ogni sei mesi, ovvero quando le truppe sul posto iniziavano a conoscere il territorio?

perchè jonhson impedi di colpire la Cambogia che riforniva l'esercito regolare nord vietnamita attraverso il famoso sentiero di Ho Chi Minn?

 

 

tutto questo è tratto da libro "eravamo giovani in vietnam" narrato da un alto ufficiale della prima unità di truppe elitrasportate appena creata

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Guest intruder
Io ci andrei un pò cauto...Partner commerciale è una cosa...Alleato è un'altra ...

 

Non che un pò di pace in quella zona non sia auspicabile..

 

Chi ti affitta basi militari è qualcosa in più di un semplice partner commerciale, se permetti.

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Io tra gli alleati considero UE,UK ...

Sinceramente vedo un clima di grande distensione tra US e VietNam,ma allo stato delle cose dire che è un alleato mi sembra affrettato a meno di non considerare alleato anche il Pakistan (e visti i recenti sviluppi).Sotto questa definizione sono più propenso ad accettare la tua posizione.

Chiaramente si tratta sempre di interpretazione di una situazione sociopolitica,ma ripeto,dire che il VietNam è un alleato a tutti gli effetti A ME sembra affrettato.Può darsi che il processo accelleri ma nella mia ottica sono passati troppi pochi anni dalle aperture.

 

Al momento gli interessi comuni coincidono e il VietNam ha bisogno degli Stati Uniti per crescere,ma nel momento in cui le visioni delle cose dovessero divergere di un poco sarebbe molto difficile per gli US imporre la loro decisione,nonostante il gran aiuto che stanno fornendo e di cui il vietnam ha bisogno per crescere.

 

Per chi volesse leggere la situazione attuale (+ o - ) e fornire un proprio parere.

http://www.state.gov/r/pa/ei/bgn/4130.htm

http://www.state.gov/s/d/2008/107500.htm

 

Cmq siamo OT,come al solito visto che si parlava di guerra del Vietnam.

 

se permetti.

permetto ...permetto... :) Mai imposto niente a nessuno

Skerzi a parte non alziamo i toni della discussione.

Edited by Takumi_Fujiwara

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Guest galland

Come logico parlare della guerra del Vietnam investe uno spettro di problemi che va ben oltre l’ evento bellico, ma riguarda la “guerra fredda”, il ’68 e un bel pezzo di storia USA.

 

Personalmente ritengo che vi siano, tutt’oggi, delle sottoesposizioni e delle sovraesposizioni che, in definitiva, non permettono di comprendere fino in fondo il suo significato; provo ad effettuare un abbozzo di questi temi, collocando – more solito – dei materiali e una bibliografia scarna ma spero utile.

 

Il primo elemento di giudizio è quello costituito dal fatto che in Asia si giocò una partita geopolitica tra USA e URSS, in cui, a ben vedere, entrò in gioco anche la Cina. L’Europa fu assolutamente marginale per tutto il periodo della “Guerra Fredda”; le sfere d’influenza definite a Yalta rimasero impregiudicate sino al crollo dell’URSS. Stalin e i suoi successori ritennero pienamente soddisfacente lo spazio acquisito al termine del conflitto mondiale, seppur fosse quello con il minore indice di sviluppo e potenzialità industriali del continente europeo.

 

Gli attriti si manifestarono altrove. Dove, per esattezza, gli equilibri erano stati definiti in maniera ben differente: e su questo non posso che rimandare a quanto sostenuto nel topic su Hiroshima. [1]

 

Ritengo utile tracciare almeno un accenno alla teoria del Rimland, termine coniato dal geopolitico americano Nicholas Spykman. Con questo termine si voleva definire il litorale euroasiatico compreso fra l’Europa nordoccidentale, il medio oriente e il sud est asiatico. Spykman affermò che questa era la regione geopoliticamente più importante del mondo, in quanto nel corso della storia, tutti i più grandi conflitti fra le potenze terrestri e quelle marittime avevano coinvolto proprio il rimland. Per questa ragione Spykman propose che gli USA si assumessero il compito di mantenere un equilibrio globale fra gli stati proiettando il loro potere nella regione costiera del rimland e cercando di prevenire nell’area l’espansione di altri paesi, in particolare dell’URSS. Dopo la seconda guerra mondiale le strategie degli USA basate sul contenimento sono state tutte dirette al controllo del Rimland, seguendo, in questo, consapevolmente o meno, i consigli di Spykman.

 

Quindi la Guerra di Corea e quella del Vietnam si possono far risalire all’interesse sovietico di giungere ai mari caldi del pianeta e fermamente osteggiati dagli USA.

 

Un secondo elemento va considerato: gli USA cercarono in ogni modo di sostenere il conflitto “per delega” prima ai francesi, quindi con la vietnamizzazione. I due tentativi si rivelarono inani per evidenti ragioni: la Francia uscita spezzata dalla seconda guerra mondiale, con un impero coloniale in disfacimento; con simili premesse armi e materiali americani - nel contempo duramente impegnati in Corea - non erano sufficienti a motivare un conflitto. Per quello che riguarda lo stato del Vietnam del Sud la classe dirigente corrotta e inefficiente sino al midollo rese impossibile la seconda possibilità.

 

Gli USA dovettero, quindi, impegnarsi a fondo in un conflitto con un’opinione pubblica profondamente divisa ed un’ incerto procedere che giunse sino a quando dovette si gettare la spugna. L’enorme supremazia di tecnologie, materiali, mezzi non era servita a nulla.

 

Ritengo comunque, al di là d’ogni retorica, che si possa affermare che la vittoria fu possibile per la tenacia, disciplina, organizzazione di milioni di vietnamiti, caratteristiche proprie dei popoli asiatici che sono alla base del colossale sviluppo economico della Cina e delle nazioni estremo orientali in generale.

 

Aggiungo che se, volendo utilizzare un termine di recente conio, il conflitto ebbe caratteristiche asimmetriche non deve essere sottovalutato come vi fosse una capacità di utilizzare al meglio armi e tecnologie fornite dalle nazioni del blocco comunista , il che non costituisce circostanza da dare per scontata. Si aggiunga a questo che un generale come Giap aveva studiato in Francia, aveva assorbito la cultura (incluso militare) europea, se ne era servito per battere i francesi. Questi ulteriori elementi non possono che ribadire il concetto che ho espresso sopra.

 

Un ulteriore elemento è quello del contenuto di “civiltà” (cattolici contro buddisti e viceversa, ma anche in un certo modo oriente contro occidente) che ci dovrebbe far sorgere qualche dubbio sulla scoperta dell’acqua calda fatta dal Prof. Hunthington e, comunque, costituisce un importante elemento di giudizio sul conflitto che a mio parere costituisce un momento d’ascesa dei popoli asiatici.

 

Tutti questi elementi, sia separatamente che unitamente, dovrebbero dirci più di qualcosa circa l’attuale congiuntura internazionale.

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

Harrison E. Salisbury

 

Rapporto da Hanoi 23 dicembre 1966 7 gennaio 1967

 

Mondadori, Milano, 1967

 

 

Bernard B. Fall

 

I terribili 56 giorni

 

Rizzoli, Milano, 1969

 

 

Jules Roy

 

La tigre e l’elefante Dien Bien Phu : le origini della strategia Vietcong

 

Mondadori, Milano, 1968

 

 

Riporto, quindi, l’interessante articolo edito su “Storia Illustrata” del luglio 1967

 

 

VIETNAM

 

Le ragioni di una guerra

 

di C. W. Robertson

 

I trattati di pace talvolta contengono inconsapevolmente i germi di una nuova, futura guerra. Ricorre in questi giorni l'anniversario di un « accordo » da cui è derivata la tragedia mondiale degli ultimi tempi: la guerra del Vietnam. Tredici anni fa, esattamente il 21 luglio 1954, concludeva i suoi lavori la Conferenza di Ginevra sull'Indocina. Essa poneva fine al dominio francese in quella regione asiatica.

 

L'Indocina veniva smembrata in maniera definitiva: Laos e Cambogia diventavano Stati indipendenti; il Vietnam rimaneva invece diviso provvisoriamente in due parti da una linea che corre pressappoco lungo il 17° parallelo: a Nord la zona del Vietnam controllata dai comunisti di O Ci minh, che aveva diretto la guerra contro le truppe francesi; a Sud la parte abitata prevalentemente da vietnamiti che avevano lottato anch'essi per liberarsi dal controllo di Parigi, ma che non accettavano il comunismo.

 

Gli accordi di Ginevra comprendevano anche una « Dichiarazione finale » sul futuro dell'Indocina. L'articolo 7 di questa dichiarazione prevedeva che, entro due anni, mediante libere elezioni a scrutinio segreto e controllate da una commissione internazionale, le due parti del Vietnam avrebbero espresso la loro volontà politica. Le elezioni generali sarebbero state il primo passo per giungere alla riunificazione dei due Vietnam e per dar vita ad un unico Stato, col regime scelto dalla maggioranza dei votanti.

 

Queste elezioni non sono mai avvenute e da tale inosservanza si è giunti infine alla guerra.

 

Per avere un quadro completo della questione del Vietnam e per raccontare da capo e in termini chiari ed essenziali un dramma dove gli eventi bellici ed i fattori politici si intrecciano in maniera talvolta complicatissima, è necessario risalire nel tempo e molto prima degli accordi di Ginevra.

 

Marco Polo, nel XIII secolo, visitò l'Indocina. Poi missionari portoghesi e italiani vi si recarono a predicare il Cristianesimo. A cominciare dal XVII secolo l'iniziativa passò ai francesi. Luigi XVI ottenne nel 1787 le prime concessioni territoriali dal re di Cocincina (la parte meridionale' dell'Indocina). Napoleone III inviò in Asia una potente armata. Nel 1887 la Cocincina, la Cambogia, l'Annant il Tonchino passarono sotto un'unica amministrazione chiamata Indocina francese; nel 1893 fu aggiunto il Laos, che prima faceva parte del Siam.

 

L'Indocina francese era dunque formata da Cambogia, Laos, Tonchino, Annam e Cocincina: in totale 740 mila chilometri quadrati, con 23 milioni di abitanti. Anticamente il Tonchino, l'Annam e la Cocincina costituivano l'Impero del Vietnam, in continua tensione con la confinante Cina.

 

La Francia, pur sfruttando abbondantemente le risorse naturali dell'Indocina (riso, caucciù, legname, carbone), prese diverse iniziative modernizzatrici, come la lotta contro la tremenda piaga dell'usura e l'apertura di scuole, fra cui l'Università di Hanoi. Ciò non poteva tuttavia bastare a contenere le aspirazioni all'indipendenza e le rivendicazioni sociali. Nel 1930 l'agitatore Nguyen Ai Quoc (che doveva assumere più tardi il nome di O Ci minh), fondò, in un convegno segreto nell'allora colonia britannica di Hong Kong, il partito comunista indocinese. L'anno dopo scoppiò in Indocina una rivolta di contadini. La repressione francese fu energica e l'organizzazione comunista ricevette un grave colpo.

 

 

L'INVASIONE NIPPONICA

 

Il governo di Parigi si era però convinto che erano necessarie riforme fondamentali. I suoi progetti fallirono per l'opposizione dei ricchi mandarini e dei commercianti europei interessati a facili guadagni. Nel 1932 venne messo sull'antico trono del Vietnam, sempre sotto l'effettivo dominio della Francia, l'imperatore Bao Dai e fu costituita una « Commissione per le riforme », presieduta da un mandarino cattolico e di vedute moderne, Ngo Dinh Diem. I conservatori lo osteggiarono, ebbero la meglio, e Ngo Dinh Diem se ne andò in esilio negli Stati Uniti. È lo stesso Diem che tornerà alla ribalta nel 1954 diventando capo del Vietnam del Sud e che finirà assassinato nel 1963.

 

Fino allo scoppio della seconda guerra mondiale la situazione in Indocina rimase abbastanza tranquilla. Nel 1940, poco dopo la capitolazione francese di fronte ai tedeschi, il governo collaborazionista di Vichy concesse al Giappone di installarsi in Indocina con un corpo d'occupazione. I nipponici si servirono poi di queste posizioni nella guerra contro gli anglo-americani. Nel marzo del 1945 i giapponesi, temendo un'insurrezione, distrussero il sistema amministrativo francese e formarono un governo vietnamita devoto a Tokio finché nell'agosto seguente la bomba atomica di Hiroshima mise fine alla guerra.

 

Terminato il conflitto, De Gaulle rivolle l'Indocina, nonostante l'opposizione degli Stati Uniti, che avrebbero preferito la fine dei regimi coloniali. Nell'ottobre del 1945 sbarcò a Saigon un corpo di spedizione francese comandato dal generale Leclerc.

 

L'atmosfera aveva subito, però, profondi cambiamenti, La politica nipponica durante il periodo d'occupazione aveva incoraggiato lo spirito nazionalista asiatico e l'antieuropeismo; l'autorità coloniale era distrutta anche negli ambienti prima timorosi verso i francesi. Altro fatto importantissimo: nella parte settentrionale del Vietnam, a nord del 16° parallelo, si era installato il Vietminh, cioè il governo comunista il quale aveva proclamato l'indipendenza dopo aver dichiarato decaduto l'imperatore Bao Dai.

 

Davanti alla nuova situazione, il generale Leclerc consigliò realisticamente il governo parigino di instaurare con i vietnamiti un diverso genere di rapporti: la Francia avrebbe dovuto concedere l'indipendenza, conservando i propri interessi economici. Pur tra contrasti e incidenti, si giunse ìl 6 marzo 1946 alla firma di una convenzione, siglata, anche da O Ci minh, la quale diceva fra l'altro: « Il Vietnam, Stato libero facente parte della Federazione indocinese e dell'Unione francese, autorizza il ritorno di 15 mila soldati francesi per 5 anni ». Sia da una parte che dall'altra si cercava insomma di agire con una certa moderazione.

 

 

SEIMILA MORTI

 

Gli elementi conservatori francesi passarono presto al contrattacco. Un viaggio in Francia di O Ci minh ebbe scarso successo. Nel Vietnamam il generale Valluy succeduto a Leclerc, si faceva portavoce dell'insoddisfazione dei suoi ufficiali che esigevano il « rispetto del prestigio francese ». Il 20 novembre 1946 una giunca apparentemente cinese e recante forse armi entrò nel porto di Haiphong. Un distaccamento francese tentò di bloccarla. Miliziani del Vietminh accorsero a bordo di altre imbarcazioni per difendere la giunca e il suo carico. Ci fu uno scambio di colpi. Dopo questo incidente i rapporti andarono peggiorando in fretta.

 

Il 23 novembre il colonnello Débes, comandante la piazza di Haiphong, diede due ore di tempo alle forze vietnamite per sgombrare la città; altrimenti egli avrebbe fatto aprire il fuoco. Alle 9 del mattino cominciò il bombardamento francese, con l'appoggio della marina. Ci furono seimila morti. Il Vietminh preparò la vendetta: il generale Giap, uno dei principali collaboratori di O Ci minh, fece affluire tre divisioni di partigiani attorno ad Hanoi; il 19 dicembre alle ore 20 Hanoi piombò nel buio per un sabotaggio alla centrale elettrica: contemporaneamente si scatenò la rivolta armata contro i francesi. Decine di civili europei furono massacrati.

 

Era l'inizio della guerra vera e propria che gli estremisti dei due campi volevano e preparavano da tempo. Per completare il quadro va ricordato che l'atmosfera mondiale era dominata allora dalla guerra fredda: Stalin si dimostrava intransigente con l'America; diversi Paesi europei, tra cui la Francia, temevano una conquista del potere da parte dei comunisti; in Cina l'armata rossa di Mao Tse tung costringeva ad una continua ritirata le truppe di Ciang Kai scek. E va aggiunto che il primo ministro francese Bidault (De Gaulle aveva abbandonato il potere all'inizio del 1946) si era detto favorevole al programma di « dare una lezione in Indocina ».

 

 

DIEN BIEN PHU

 

La guerra tra il corpo di spedizione francese (che nel momento del massimo sforzo. militare contava 561 mila uomini) e le truppe di O Ci minh, rinforzate da continui aiuti della Cina, durò sette anni e mezzo e si concluse con la disfatta francese a Dien Bien Phu, il 7 maggio 1954. L'attacco all'ultima, grande fortezza francese - comandata dal generale Christian de Castries - venne condotto dal generale Giap, eseguendo piani strategici studiati da una missione cino-sovietica. La Francia nel corso della guerra subì perdite umane impressionanti: 94 mila morti e 78 mila feriti.

 

L'8 maggio si aprì la Conferenza di Ginevra, che era stata indetta tre mesi prima « per ricercare la possibilità di una pace in Indocina ». Vi parteciparono: Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Cina, Russia e le parti in cui si era spezzata l'Indocina: Cambogia, Laos, Vietminh e Vietnam del Sud (dove i francesi avevano rimesso sul trono l'imperatore Bao Dai). La Francia era rappresentata dal nuovo primo ministro Mendès-France, preoccupato soprattutto di evitare che un intervento diretto di Pechino e di Mosca da un lato e degli Stati Uniti dall'altro tra sformasse la guerra d'Indocina in conflitto mondiale.

 

Il Laos e la Cambogia furono riconosciuti indipendenti, con limitazione però agli armamenti. La Francia si impegnò a rispettare l'indipendenza e la sovranità del Vietnam, diviso provvisoriamente in due parti: riga comunista con capitale Hanoi, l'altra democratica con capitale Saigon. Il futuro del Paese sarebbe stato deciso dagli stessi vietnamiti con le elezioni da tenersi nel Nord e nel Sud entro due anni. I reparti francesi dovevano sgombrare dal Vietnam settentrionale entro 300 giorni. Nello stesso periodo di tempo, i combattenti del Vietminh che occupavano posizioni nel Sud erano obbligati a lasciarle. Una commissione di controllo, formata da India, Canadà e Polonia, assumeva l'incarico dì far rispettare le clausole dell'armistizio.

 

 

L'AMERICA SUBENTRA ALLA FRANCIA

 

In definitiva, il blocco comunista aveva conquistato un à nuova posizione, mettendo in pericologli interessi strategici _della Gran Bretagna e degli Stati Uniti in Asia. Poco prima dell'attacco finale a Dien Bien Phu, il segretario di Stato americano Foster Dulles aveva proposto un intervento diretto degli Stati Uniti a fianco della Francia, ma il presidente Eisenhower aveva preferito dare ascolto ai suoi consiglieri militari che gli suggerivano di non impegnarsi in una campagna di durata imprevedibile nelle risaie e nelle giungle.

 

Gli stessi francesi, in fondo, non erano entusiasti di un intervento americano, perché l'Indocina, in caso di internazionalizzazione della guerra, avrebbe finito col passare sotto l'influenza diretta degli Stati Uniti. La Francia sperava di mantenere i suoi interessi economici ed i suoi legami culturali col Vietnam, anche dopo aver perso la partita in campo militare e qualunque fosse stato l'esito delle future elezioni.

 

Ben presto, però, gli Stati Uniti si sostituirono ai francesi nel Vietnam del Sud: l'America, preoccupata di arginare l'espandersi del comunismo in Asia, decise di sostenere finanziariamente il nuovo Stato indipendente del Vietnani meri sona e cesso sarte dovuto diventare un modello di vita secondo il sistema democratico occidentale. Gli abitanti del Nord, comunista, avrebbero potuto fare il confronto tra la loro condizione e quella del « libero » Sud.

 

 

NASCE LA SEATO

 

Foster Dulles appoggiò presso l'imperatore Bao Dai la nomina a primo ministro di quel Ngo Dinh Diem che, dopo uno sfortunato esperimento come «riformatore », era andato esule in Occidente. Negli Stati Uniti si era conquistato fama di uomo onestissimo e di profondo conoscitore dei problemi del suo Paese; in realtà, mancava dal Vietnam da parecchi anni ed aveva del potere una concezione paternalistica e di casta. Ngo Dinh Diem divenne primo ministro e si insediò nella capitale Saigon. L'imperatore Bao Dai preferiva invece trascorrere lunghi periodi di riposo a Cannes.

 

Gli accordi di Ginevra proibivano di fare entrare nel Vietnam, sia al Nord che al Sud, ogni rinforzo di truppe e di armi. Per aggirare l'ostacolo fu escogitata la formula dei « consiglieri militari ». Nell'estate del 1954 c'erano nel Vietnam del Sud 225 ufficiali e 60 soldati americani, come istruttori delle forze armate di Diem. Nel settembre del 1954 gli anglo-americani, preoccupati anche per gli aiuti militari dati dal Vietminh alla fazione del Pathet Lao, nel Laos, e scorgendo da più parti i sintomi di una crescente pressione espansionistica cinese, fondarono la SEATO, una specie di NATO del Sud-Est asiatico.

 

A questo patto difensivo aderirono gli Stati Uniti, l'Inghilterra, la Francia, l'Australia, la Nuova Zelanda, la Thailandia, il Pakistan e le Filippine. La SEATO mise sotto la propria protezione anche il Vietnam meridionale, la Cambogia e il Laos.

 

I Paesi comunisti protestarono invece che gli accordi di Ginevra vietavano al Vietnam di far parte di alleanze militari.

 

 

ELEZIONI IN FUMO

 

Va precisato che gli Stati Uniti non avevano firmato gli accordi di Ginevra, pur partecipando alla Conferenza. L'armistizio era stato siglato dalla Francia e dagli insorti indocinesi. L'America aveva però acconsentito a conformarsi allo spirito del trattato. Invece il primo ministro Diem dichiarò subito che non avrebbe accettato gli impegni, compreso quello delle elezioni.

 

Il Vietnam del Sud, dunque, rispose « no », nel luglio 1955, agli approcci del Vietnam del Nord che tentava i primi contatti. Diem si difese affermando che le elezioni non avrebbero avuto senso finché nel Vietnam del Nord non fosse stata' concessa la libertà politica.

 

L'anno dopo, all'approssimarsi del termine previsto dalla Conferenza di Ginevra per la prova delle urne, parve che nemmeno il Vietnam del Nord fosse veramente interessato alla consultazione. Questo forse perché la riforma agraria era stata troppo brutale suscitando fermento contro il governo comunista. Inoltre i massicci aiuti finanziari dell'America avevano creato una patina di benessere in alcuni ambienti del Vietnam del Sud. Il confronto poteva essere pericoloso. Sta di fatto che la Russia e la Gran Bretagna, co-presidenti della Conferenza di Ginevra, esprimendo il punto di vista occidentale e quello del mondo sovietico, ammisero che la pace era più importante delle elezioni. L'URSS propose addirittura di far entrare i due Vietnam all'ONU: equivaleva a sancire la divisione del Paese in due tronconi.

 

 

LA BELLISSIMA MADAME NHU

 

Era l'epoca della destalinizzazione. La rivolta in Ungheria distolse ancor più l'attenzione mondiale dal Vietnam. I francesi, che avevano ritirato il loro ultimo soldato da Saigon il 28 aprile 1956, erano presi, con la guerra in Algeria, da ben altre preoccupazioni. Il Vietnam del Sud era uscito addirittura dalla zona del franco per entrare in quella del dollaro. Diem governava con l'assoluta fiducia degli americani, anche se il suo modo d'agire li lasciava talvolta perplessi. Egli aveva « licenziato » Bao Dai dalla carica di imperatore, si era fatto nominare capo dello Stato e dell'esercito oltre che del governo, dopo elezioni non troppo convincenti.

 

Il regime di Diem si trasformò in una dittatura familiare: suo fratello Ngo Dinh Nhu dirigeva la polizia in spietate repressioni contro i comunisti veri o sospetti, contro i buddisti (la famiglia Ngo era cattolica) e contro qualsiasi corrente o personalità che chiedesse di partecipare alla direzione del Paese; Madame Nhu, la bellissima moglie di Ngo Dinh Nhu, svolgeva un ruolo preponderante nella vita politica di Saigon: i suoi atteggiamenti beffardi, i suoi intrighi, il suo fanatismo spingevano il marito e l'onnipotente cognato verso posizioni sempre meno sostenibili. Attorno alla famiglia Ngo e ai parenti della sig tra Nhu pullulava una selva di profittatori. Gli aiuti americani finivano in gran parte nelle tasche dei funzionari sud-vietnamiti. Il malcontento creava nel Sud nuovi comunisti.

 

 

PRIMA FASE: IL TERRORISMO

 

Nel 1958 il Vietnam del Nord tentò nuovamente di allacciare rapporti con il Sud. Diem non rispose nemmeno all'invito. Allora, all'inizio del 1959, i partigiani del Vietminh che all'armistizio di Ginevra erano rimasti nel Sud dissotterrarono le armi nascoste e diedero inizio, su ordini di O Ci minh, alla prima fase della tattica già usata contro i francesi: il terrorismo.

 

Cominciò a sparire un capo di villaggio al giorno, rapito e poi ucciso dai Vietcong, i partigiani comunisti. Alla fine del 1959 nel Sud avvenivano dieci delitti politici al giorno; alla fine del 1960 la media era salita a venticinque.

 

Nel gennaio del 1961 Kennedy subentrò ad Eisenhower nella presidenza degli Stati Uniti. In quel momento i « consiglieri » militari americani nel Vietnam erano duemila. Kennedy trovò una situazione difficile anche per la guerriglia in atto nel Laos, alimentata dal Vietnam del Nord. Egli si rendeva conto di dover far fronte agli impegni lasciatigli dal suo predecessore; era convinto anche lui che una ritirata americana in Asia avrebbe turbato l'equilibrio strategico mondiale a vantaggio dei comunisti. Era però dell'opinione che la guerra nel Vietnam doveva essere combattuta dai vietnamiti e non dai bianchi; altrimenti per questi ultimi sarebbe stata una nuova disfatta come era avvenuto per la Francia.

 

 

SECONDA FASE: GUERRIGLIA

 

Il giovane presidente, dopo aver inviato a Saigon diversi esperti di sua fiducia, si rese conto che era necessario formulare un piano di rinnovamento sociale del Sud, altrimenti la povertà delle masse, la corruzione della classe dirigente, la mancanza di un minimo di democrazia avrebbero fatto vincere il comunismo senza nemmeno bisogno di combattere. Decise anche di aumentare gli aiuti militari.

 

I partigiani del Vietcong erano infatti passati dalla prima fase della tattica (terrorismo) alla seconda (guerriglia). Ed appariva sempre più chiaro che essi ricevevano armi e rinforzi dal Nord.

 

Quanti erano? Impossibile formulare cifre, nemmeno approssimative. Una stima americana nel 1962 li valutò 15 mila, ma nella primavera del 1963 un'altra indagine espresse il parere che fossero 30 mila.

 

 

RAPPORTO SPECIALE A KENNEDY

 

Gli americani, pur aumentando il peso della loro presenza, continuavano a figurare come « consiglieri ». Nel 1963 essi erano diventati oltre 15 mila, con aeroplani ed elicotteri. C'erano a Saigon 27 generali degli Stati Uniti che preparavano piani di guerra difensiva; l'esercito sud-vietnamita veniva addestrato e inquadrato da ufficiali e da istruttori yankees. Nel 1961 gli americani ebbero il primo caduto; 31 nel 1962; 77 nel 1963.

 

Quando, come disse Kennedy, « la punta dell'aggressione » sembrava spezzata, il Sud corse il pericolo di crollare per motivi interni. Diem si rifiutava di realizzare le riforme sociali suggerite da Kennedy. L'esercito mostrava un sempre minor impegno contro i guerriglieri; la popolazione civile non collaborava nella lotta al comunismo. Un inviato di Kennedy esaminò di nuovo la situazione e, tornato a Washington, riassunse in un rapporto speciale il problema basilare con questa domanda: « Perché i contadini dovrebbero battersi per liberare dall'occupazione comunista i loro campi, quando sanno che il padrone esigerà anche il pagamento del raccolto perduto a causa della guerra? ».

 

Kennedy fece capire a Diem di non essere disposto ad attendere ulteriormente. Era intollerabile che gli Stati Uniti dovessero continuare a servirsi di un dittatore per sostenere la « causa della libertà ». Il 22 maggio 1963 Diem compì un altro passo falso. Proibì l'esposizione delle bandiere nel 2587° anniversario della nascita di Budda.

 

Scoppiò in pieno il contrasto fra i buddisti e il cattolico capo dello Stato, L'esercito sparò contro la folla dei dimostranti. Cominciò l'impressionante suicidio di bonzi che, per protesta, si cospargevano di petrolio, accendevano un fiammifero e si trasformavano in torce umane. Tutto il inondo guardava sbalordito a Saigon. Diem e i suoi familiari rilasciavano dichiarazioni deliranti. Il presidente del Sud, creatura degli Stati Uniti, era diventato un accanito antiamericano e parlava persino di cercare un accordo diretto col Vietnam del Nord. « Tra di - noi vietnamiti possiamo sempre intenderci... ». Saigon sembrava in mano ad un gruppo di pazzi.

 

 

L'UCCISIONE DI DIEM

 

Il I novembre 1963 una rivolta di generali, sudvietnamiti uccise Diem e suo fratello Nhu. Gli Stati Uniti non fecero nulla per prevenire il colpo di Stato. A Saigon il potere fu preso da una giunta di generali. Il 22 novembre 1963 Kennedy veniva assassinato a Dallas. Johnson ereditava il drammatico problema del Vietnam.

 

Il nuovo presidente confermò in pieno, anzi aumentò, gli impegni assunti dai suoi predecessori

 

Eisenhower e Kennedy. Johnson era stato a Saigon nel maggio' del 1961 a studiare la situazione per conto di Kennedy. Al ritorno, il vice-presidente aveva riferito le sue impressioni al capo della Casa Bianca: Diem era troppo lontano dal popolo; era necessario costringerlo a riforme politiche ed economiche; in quanto al problema militare, Johnson riteneva non opportuno in quel momento un intervento americano diretto. Vi era pericolo di fomentare i sentimenti anticolonialisti in tutta l'Asia. Bastava - a suo parere - continuare ad assistere, con istruttori e consiglieri, l'esercito sudvietnamita.

 

Da allora, però, le condizioni della lotta nel Vietnam si erano fatte drammatiche. Dopo la tragica fine di Diem il potere era in mano a generali sudvietnamiti incapaci anch'essi di imbastire una politica che affrontasse in qualche modo i problemi civili. I Vietcong non sarebbero mai stati sconfitti se il governo di Saigon non conquistava l'appoggio delle masse contadine. La guerriglia comunista (alla quale avevano aderito anche numerosi elementi non comunisti, animati da desiderio di una maggiore giustizia sociale e da sentimenti nazionalisti) otteneva continui successi.

 

Non esisteva un fronte, come in una guerra classica: i partigiani riuscivano a controllare vaste zone del Sud, con improvvisi combattimenti notturni. Di giorno i Vietcong sparivano, come inghiottiti dalla giungla. Furono scoperti tunnel di oltre cinque chilometri, scavati da un villaggio all'altro, che permettevano ai Vietcong di sparire e di riapparire alle spalle del nemico.

 

Gli uomini del Fronte nazionale di liberazione si battevano con grande risolutezza. I soldati sudvietnamiti mostravano invece crescenti segni di sbandamento. Johnson decise che bisognava intensificare l'aiuto militare ed economico a Saigon; altrimenti tutto sarebbe crollato.

 

 

TERZA FASE: GUERRA

 

L'aggressione, facevano notare gli americani, era partita dai comunisti. Nel 1960 il Vietnam del Nord aveva dichiarato apertamente la propria intenzione di « liberare il Sud dal giogo dell'imperialismo statunitense ». Appariva evidente che i partigiani comunisti dei Vietnam meridionale erano istigati, guidati e assistiti dal Nord, spalleggiato a sua volta dalla Cina e dalla Russia.

 

Nel corso del 1964 il contingente americano fu portato a 23 mila uomini. Nello stesso anno cominciarono ad affluire dal Vietnam settentrionale forze dell'esercito regolare comunista. Si era orinai giunti alla terza fase. La guerriglia si trasformava in guerra. Il 2 agosto 1964 il conflitto tra Stati Uniti e Vietnam del Nord diventava aperto, senza più le finzioni dei « consiglieri » e dei « tecnici » sia da una parte che dall`altra. Quel giorno, due cacciatorpediniere furono attaccati da unità del Vietnam del Nord. Non si registrarono perdite da parte degli americani, che contrattaccarono con le portaerei dislocate nel Mar Cinese Meridionale e affondarono due navi. Johnson diede inoltre ordine di bombardare con aerei « le navi e le installazioni che sono state usate contro di noi ».

 

 

SCATTA L'"ESCALATION"

 

Malgrado l'impegno americano e l'imponenza, almeno come numero, dell'esercito del Sud che contava oltre duecentomila soldati di prima linea, alla fine del 1964 la situazione sembrava disperata. I, Vietcong controllavano i due terzi del territorio.

 

Il 1965 fu l'anno in cui l'escalation, ossia il progressivo aumento delle forze americane, cominciò a scattare con sbalzi impressionanti. Da 23 mila che erano nel 1964, gli uomini dell'esercito, della marina, dell'aviazione e del corpo dei marines divennero complessivamente 165.700. Questo fu l'anno anche dell'inizio dei bombardamenti aerei, in febbraio, contro zone di accasermamenti e postazioni nella regione meridionale del Vietnam del Nord.

 

Il 24 giugno 1965 fu abbattuto nel Nord Vietnam il primo aereo americano con missili forniti dalla Russia. Intanto erano scesi in campo, accanto ai sud-vietnamiti e agli americani, anche 21 mila soldati della Corea del Sud, un battaglione di fanteria e un battaglione di artiglieria australiani (1.200 uomini) e una batteria di artiglieria neozelandese (150 uomini). Le forze dell'esercito sudvietnamita salivano a 635 mila uomini (di cui 300 mila soldati regolari dell'esercito, dell'aviazione, della marina e dei rnarines; gli altri inquadrati invece nella gendarmeria).

 

Le forze del Vietcong venivano valutate, nel 1965, tra i 200 mila e i 230 mila uomini, immensamente di più delle stime fatte qualche anno prima. I servizi d'informazione americani calcolavano che lo schieramento nemico fosse così composto: 73 mila uomini (di cui 14 mila soldati regolari del Nord) nei gruppi d'assalto; 100 mila miliziani; 17 mila uomini operanti come forze d'appoggio lungo le linee di rifornimento; infine 40 mila attivisti politici.

 

Nel novembre del 1965 si svolse la più grande battaglia della guerra vietnamita: tre reggimenti comunisti cercarono di tagliare in due il Paese. Una divisione americana, trasportata con elcotteri, accorse e stroncò il tentativo. Alla fine del 1965 la situazione pareva riequilibrata, ma le forze statunitensi si dimostravano ancora insufficienti a risolvere la guerra. Nel giugno 1966 venivano portate a 273 mila uomini; il 1° ottobre 1966 a 316.400; nella primavera del 1967 sono salite a circa 445 mila, senza contare gli uomini imbarcati sulle navi al largo del Vietnam. Dalle unità della VII Flotta, di cui fa parte anche la portaerei a propulsione atomica En.terprise, sono partiti per innumerevoli azioni di guerra sul Vietnam del Nord i cacciabombardieri Phantom, i più veloci del mondo (2.400 chilometri all'ora). Altra base di partenza: l'isola di Guam, da cui sono decollati i giganteschi bombardieri B-52 col loro micidiale carico di esplosivo.

 

 

Durante il 1966 il massiccio spiegamento di forze americano è riuscito a costringere i Vietcong a retrocedere dalla guerra alla guerriglia al terrorismo. Nella primavera del 1967 le forze comuniste erano valutate a circa 300 mila combattenti, dì cui 60 mila soldati regolari. Almeno centomila Vietcong di giorno lavoravano la terra e, di notte, partecipavano a sabotaggi e irnboscate. Terribili le perdite e le sofferenze tra la popolazione civile. Da una parte e dall'altra i vietnamiti hanno fatto ricorso a spietati, orrendi mezzi di lotta, come la tortura sistematicamente impiegata durante gli interrogatori.

 

Lo scrittore americano John Steinbeck, di ritorno da un viaggio nel Vietnam del Sud, ha affermato che i guerriglieri comunisti taglieggiano i villaggi, dove piombano di notte, arruolano a forza i giovani, assassinano ogni oppositore. Steinbeck parla di creature impalate su legni aguzzi o sventrate finché si trascinano con gli intestini per terra prima di morire. O di collaborazionisti tagliati a pezzetti, davanti agli altri abitanti del villaggio: prima un dito, poi una mano, poi il braccio, badando bene che la vittima non perda troppo sangue, affinché soffra più a lungo.

 

 

NAPALM E GAS LACRIMOGENI

 

Anche le accuse che provengono dal lato opposto non descrivono una guerra coi guanti. Si incolpano gli Stati Uniti di aver usato il napalm, che incendia e incenerisce ogni cosa; di aver impiegato in alcune azioni un gas lacrimogeno insopportabile; di aver lasciato carta bianca ai soldati del Vietnam del Sud in efferatezze contro i prigionieri; ma sono i bombardamenti aerei sul Vietnam n del. Nord a provocare le principali polemiche in tutto il inondo e a causate il prolungamento della guerra.

 

Nella primavera 1967, dopo 26 mesi di raids, è andato « perduto » in azioni sul Vietnam settentrionale il cinquecentesimo aereo degli Stati Uniti: ciò dà un'idea dei mezzi impiegati da una parte e dall'altra: dieci aerei sono stati colpiti dai Mig; 40 da missili che i russi forniscono ai nord-vietnamiti, 450 da cannoni contraerei o da mitragliatrici. I bombardamenti di centrali elettriche, depositi di carburante, impianti industriali e altri obiettivi definiti d'importanza militare hanno lo scopo di costringere il Vietnam del Nord a troncare i rifornimenti ai Vietcong e hanno causato vittime anche tra i civili e la distruzione di case d'abitazione.

 

 

BUDDISTI CONTRO CATTOLICI

 

Il popolo vietnamita è: il vero martire di questa guerra causata da una prova di forza tra due diverse concezioni politiche. Quasi un milione di persone si trasferirono dal Nord al Sud all'epoca e in forza del trattato di Ginevra nel 1954, non volendo vivere in un regime comunista. I profughi erano quasi tutti cattolici. Nel Sud si è poi scatenato a più riprese l'antagonismo tra i cattolici e la maggioranza buddista; quest'ultima ha visto nel cattolicesimo un prodotto importato dal colonialismo francese. Gli errori del cattolico Diem accesero ancor più la lotta religiosa, accanto a quella politica.

 

La guerra, il terrorismo, le vendette personali, le bombe gettate in un bar affollato da soldati americani o in una strada o dentro un autobus hanno provocato centinaia di migliaia di vittime. In combattimenti le truppe del Vietnam del Sud hanno avuto oltre 45 mila morti; le forze Vietcong più di 150 mila.

 

Alla fine del 1966 i militari americani deceduti in scontri col nemico risultavano 6516, di cui 4896 nel solo 1966; i feriti americani superavano la cifra di 30 mila.

 

 

I FALCHI E LE COLOMBE

 

È comprensibile che questo sanguinoso prezzo abbia suscitato negli stessi Stati Uniti perplessità e profonde crisi di coscienza. Tra gli uomini politici si sono formati due gruppi: i « falchi », che ritengono necessario continuare la guerra a tutti i costi, e le « colombe », che consigliano di non guardare troppo per il sottile a questioni di prestigio purché si giunga presto alla pace.

 

Johnson, interpretando i sentimenti della stragrande maggioranza del popolo americano, ha più volte espresso questa tesi, che riflette una linea mediana: noi eravamo impegnati a difendere l'indipendenza del Sud; il Nord lo ha aggredito aiutando la rivolta dei Vietcong e noi stiamo onorando le nostre promesse. Non cerchiamo di stabilire una permanente presenza degli Stati Uniti nel Vietnam; né vogliamo rovesciare il governo del Nord. Vogliamo solo che l'aggressione finisca. Riteniamo che la riunificazione dei due Vietnam debba avvenire mediante una libera scelta sia del Nord sia del Sud, senza interferenze. Ma prima deve finire l'aggressione. Desideriamo una soluzione politica e non una soluzione militare; tuttavia non ci piegheremo mai alla forza. Siamo disposti ad interrompere i bombardamenti a patto che anche il Vietnam del Nord faccia un gesto di buona volontà; soprattutto è necessario che, durante eventuali trattative, i Vietcong non approfittino della tregua per rinforzare le proprie posizioni militari.

 

 

LA RISPOSTA DI O CI MIN

 

Il Governo di Hanoi ha risposto così: il governo degli Stati Uniti deve cessare definitivamente e incondizionatamente i bombardamenti contro la Repubblica Democratica del Vietnam; deve cessare l'intervento armato nel Sud; richiamare le sue forze armate e quelle dei suoi satelliti; liquidare tutte le basi americane, riconoscere il Vietcong come unico rappresentante della popolazione sudvietnamita.

 

Né sono valsi a far interrompere le ostilità i numerosi e accorati appelli del Papa alla pace, né le sue iniziative perché fossero prolungate le brevi tregue in, occasione del Natale e di altre festività, né gli intensi contatti diplomatici del Vaticano in ogni ambiente, senza distinzioni di regime politico.

 

La realtà è che nel Vietnam si gioca una partita che va assai oltre i problemi nazionali dei vietnamiti: l'esito, comunque venga conseguito, influirà profondamente sul futuro assetto politico dell'Asia. Gli americani temono di provocare una frana a favore della Cina e della Russia nell'area del Sud-Est asiatico se il Vietnam del Sud venisse abbandonato a se stesso.

 

Altra enorme complicazione è il dissidio russo-cinese, che si è fatto sentire anche sul conflitto del Vietnam. In un primo momento è sembrato che Mosca tenesse una posizione moderata, rispetto a Pechino; poi i russi hanno voluto avocare a sé la difesa del Nord, in concorrenza con i cinesi. Anzi si è assistito ad una incredibile rivalità: i cinesi sequestravano materiale russo in transito per la Cina e diretto al Vietnam del Nord; talvolta cambiavano i marchi di fabbrica e lo facevano proseguire come se fosse cinese.

 

 

13.600 MILIARDI IN UN ANNO

 

Gli Stati Uniti, per quanto ricchissimi, si trovano a dover subire conseguenze non indifferenti, per le enormi spese che comporta la guerra: 21,9 miliardi di dollari sono preventivati nel bilancio 1967-'68 (19,9 miliardi nel precedente bilancio). La cifra di 21,9 miliardi di dollari equivale a oltre 13.600 miliardi di lire. Bisogna tener presente che gli aerei che vanno a bombardare il Vietnam del Nord valgono due milioni dì dollari l'uno e che ogni soldato USA costa, in media, quasi quattro milioni di lire al mese.

 

Il bilanciò preventivo americano per il 1967-68, comprendente tutte le spese dello Stato (amministrazione, difesa, istruzione, case, ospedali, assistenza sociale, aiuti all'estero ecc.) è di 135 miliardi di dollari. L'impegno nel Vietnam ritarda evidentemente l'attuazione del programma johnsoniano della « Grande società », ossia la costruzione di un'America prospera in ogni settore, ricca a ttitti i livelli sociali, dotata dei più moderni comfort dell'automazione e senza più isole di povertà e di ingiustizia.

 

 

MERCATO NERO E RIFORME

 

L'America si è assunta il compito di agire nel Vietnam anche sul fronte del rinnovamento sociale. Sono in corso diverse operazioni. Una si chiama « sviluppo rivoluzionario » e vuole ridimensionare i privilegi dei grandi proprietari terrieri: vengono distribuite terre ai contadini; un corpo di volontari insegna le moderne tecniche di lavoro e i vantaggi della democrazia occidentale; si cerca insomma di battere il comunismo non solo sul campo di battaglia ma anche nella lotta alla miseria e all'ingiustizia. Purtroppo le alte paghe dei soldati, l'anormale psicologia della guerra hanno creato nuove zone di corruzione specialmente a Saigon, dove i « ritrovi di svago » per i militari si sono moltiplicati. Secondo rapporti americani, la prostituzione e il mercato nero sono dilagati in maniera impressionante.

 

Il problema di fondo rimane quello di creare una classe dirigente politica onesta e con idee chiare su cosa è la democrazia. Dopo l'assassinio di Diem il Sud ha avuto sei governi di militari o manovrati da militari, caduti senza aver concluso nulla. Dal 19 luglio 1965 la situazione appare più stabile: Primo ministro è il generale d'aviazione Nguyen Cao Ky, trentacinquenne. Come capo del governo ha suscitato, in diverse occasioni, perplessità negli stessi americani: come quando ha sostenuto la tesi che per vincere bisogna invadere il Vietnam del Nord, facendo irritare Johnson; e come quando in una cerimonia affermò che il Vietnam ha bisogno di cinque Hitler. Cao Ky e la sua bellissima moglie vestono una strana divisa di cuoio nero, di loro invenzione.

 

Il vero personaggio importante nel Vietnam del Sud, è stato dal 1964 il generale William Westmoreland, comandante in capo delle forze americane impegnate nei combattimenti. Ha 51 anni. Quand'era un giovane ufficiale d'artiglieria inventò un nuovo sistema di puntamento, ancora oggi in uso. Partecipò allo sbarco in Sicilia. È stato in Corea ed ha comandato l'Accademia militare di West Point.

 

Un'altra « operazione » tentata dagli americani è la « conversione » dei Vietcong: gli aerei non hanno lanciato soltanto bombe, ma anche un miliardo di volantini anticomunisti. Nel 1966 sono « passati al Sud » 2000 Vietcong al mese. Ma quanti di essi lo hanno fatto per commettere meglio attentati o per svolgere una propaganda più penetrante? E di quanto sono aumentati gli insorti nello stesso periodo? Gli americani negli ultimi tempi si sono accorti che i conti non tornano; le valutazioni sulle forze avversarie e sui nemici uccisi o feriti si sono dimostrate molto relative, anche perché i Vietcong cercano sempre di portarsi via i corpi dei propri compagni morti.

 

Un'idea veritiera della situazione la si può avere forse dalle elezioni che gli americani hanno fatto svolgere di recente nelle città e nei villaggi per nominare amministratori scelti democraticamente; anche questo fa parte dell'operazione di rinnovamento sociale (si tratta però di candidature personali e non di partito). Gli abitanti del Sud sono circa 15 milioni. Metà degli elettori non ha potuto votare perché la loro zona era controllata prevalentemente dai partigiani.

 

I critici di Johnson dicono che questi risultati - dopo anni di lotta - dimostrano che è impossibile battere un popolo deciso veramente a fare una rivoluzione; affermano che non servono i superjets, la stragrande superiorità di mezzi, la potenza del denaro contro partigiani dotati di un ottimo armamento leggero (mitra, mortai, bombe a mano,: aerei da caccia) e abilissimi nella guerriglia, spietati nel terrorismo. Secondo una corrente, per altro in netta minoranza, di americani, non è nemmeno esatto che gli Stati Uniti abbiano interessi vitali da difendere nel Vietnam.

 

Johnson ha replicato che i comunisti in Asia credono ancora di poter raggiungere i loro obiettivi con la forza. Gli americani debbono dimostrare che questo non può avvenire. « Se la pace fallirà in Asia » ha detto il presidente degli Stati Uniti « in nessun luogo quanto abbiamo realizzato potrà essere sicuro. La vera pace non è solo la soluzione di problemi militari, ma la soluzione di problemi della miseria e la convivenza tra Paesi comunisti e Paesi non comunisti ».

 

C. W. Robertson

 

Credo altrimenti utile riportare le seguenti tabelle, ragguagliate – come ovvio – a quella fase del conflitto.

 

PERDITE AMERICANE [1]

 

Morti

 

1960 0

 

1961 1

 

1962 31

 

1963 77

 

1964 146

 

1965 1.365

 

1966 4.896

 

TOTALE6.516

 

 

PERDITE SUD VIETNAM

 

Morti

 

1960 2.200

 

1961 4.000

 

1962 4.400

 

1963 5.700

 

1964 7.500

 

1965 11.000

 

1966 11.193

 

TOTALE45.993

 

 

PERDITE VIETCONG

 

Morti Prigionieri

 

1960 6.000 8.000

 

1961 12.000 6.000

 

1962 21.000 5.500

 

1963 21.000 4.500

 

1964 17.000 4.200

 

1965 35.000 6.200

 

1966 45.000 6.500

 

TOTALI 157.000 40.900

 

 

SCHIERAMENTO AMERICANO:

 

4 divisioni di fanteria

 

2 divisioni di marines

 

1 divisione di cavalleria eliportata

 

2 brigate leggere di fanteria

 

2 brigate di paracadutisti

 

2 reggimenti blindati

 

Un numero imprecisato di "piccole unità di supporto"

 

La VII Flotta che partecipa alle operazioni con le sue navi ed i suoi aerei

 

bombardieri strategici B-52 che decollano dai-l'isola di Guam

 

2000 elicotteri

 

900 aerei da combattimento

 

400 velivoli dell'esercito (II 60 per cento delle forze USA è costituito da unità combattenti; il 40 per cento funziona da supporto logistico.)

 

 

 

FORZE ALLEATE:

 

50 mila soldati della Corea del Sud [2]

 

5000 fra australiani e neozelandesi

 

2500 filippini (esploratori e servizi)

 

 

Esercito dei Sud:

 

10 divisioni di fanteria

 

1 divisione paracadutisti

 

1 brigata marines

 

Vari battaglioni di « rangers »

 

Alcune unità aeree da caccia

 

Piccole unità navali

 

Forze regionali (polizia dipendente dai capi delle 43 province)

 

Forze popolari (per la difesa dei 2000 villaggi)

 

Gli aiuti dalle nazioni socialiste

 

URSS:

 

25 batterie di missili antiaerei SAM

 

8500 cannoni e mitragliatrici per la difesa antiaerea

 

Camion e carburante

 

Caccia del nuovo tipo Mig 21 S

 

Elicotteri mammouth con capacità sino a 100 trasportati

 

 

Cina:

 

L'80 per cento delle armi portatili, mortai e mine

 

 

Cecoslovacchia:

 

Artiglierie e altre armi Polonia:

 

Artiglierie leggere e imbarcazioni militari

 

Repubblica Democratica Tedesca:

 

Motociclette e biciclette per reparti speciali dei partigiani

 

Romania:

 

Medicinali

 

[1] Consultare il topic su Hiroshima e Nagasaki e particolarmente il mio post n. 11

http://www.aereimilitari.org/forum/index.php?showtopic=8163

 

[2] Il dato viene limitato ai morti ma sarebbe più pregnante, in linea di principio come per ogni guerra e conflitto, il dato dei feriti; ovvero di coloro che rimarranno in forma più o meno grave per sempre segnati dalla guerra. Tanto a tacere dei disturbi mentali subiti da migliaia di combattenti rimasti fisicamente integri.

 

[3]Per tale partecipazione si può consultare utilmente il seguente topic:

http://www.aereimilitari.org/forum/index.php?showtopic=8267

 

TRA QUALCHE GIORNO NUOVO POST DEDICATO, NELLO SPECIFICO, ALLA BATTAGLIA DI DIEN BIEN PHU.

Edited by galland

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Guest intruder
Io tra gli alleati considero UE,UK ...

Sinceramente vedo un clima di grande distensione tra US e VietNam,ma allo stato delle cose dire che è un alleato mi sembra affrettato a meno di non considerare alleato anche il Pakistan (e visti i recenti sviluppi).Sotto questa definizione sono più propenso ad accettare la tua posizione.

Chiaramente si tratta sempre di interpretazione di una situazione sociopolitica,ma ripeto,dire che il VietNam è un alleato a tutti gli effetti A ME sembra affrettato.Può darsi che il processo accelleri ma nella mia ottica sono passati troppi pochi anni dalle aperture.

 

Al momento gli interessi comuni coincidono e il VietNam ha bisogno degli Stati Uniti per crescere,ma nel momento in cui le visioni delle cose dovessero divergere di un poco sarebbe molto difficile per gli US imporre la loro decisione,nonostante il gran aiuto che stanno fornendo e di cui il vietnam ha bisogno per crescere.

 

Per chi volesse leggere la situazione attuale (+ o - ) e fornire un proprio parere.

http://www.state.gov/r/pa/ei/bgn/4130.htm

http://www.state.gov/s/d/2008/107500.htm

 

Cmq siamo OT,come al solito visto che si parlava di guerra del Vietnam.

permetto ...permetto... :) Mai imposto niente a nessuno

Skerzi a parte non alziamo i toni della discussione.

 

 

Quel "permetti" era un modo di dire. Nessuno mette in discussione che il Pakistan sia un alleato sui generis di cui sicuramente lo Zio Sam farebbe volentieri a meno, Hanoi tuttavia mi sembra molto più affidabile e presentabile, anche se non si può certamente parlare di un paese democratico.

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Guest galland

Ma la democrazia è "moneta" che, sino alla metà degli anni 70 non circolava neppure in Europa!

In Portogallo c'era Salazar, in Spagna Franco, in Grecia i Colonnelli...

 

Anche oggi la maggioranza dei sistemi politici al mondo NON sono democratici.

Ma l'esistenza di un sistema politico omogeneo ai quattro punti cardinali è possibilità remota!

Era un sogno di Trosky e dei Neoco americani, ma sogno resterà...

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Guest intruder
Ma la democrazia è "moneta" che, sino alla metà degli anni 70 non circolava neppure in Europa!

In Portogallo c'era Salazar, in Spagna Franco, in Grecia i Colonnelli...

 

Anche oggi la maggioranza dei sistemi politici al mondo NON sono democratici.

Ma l'esistenza di un sistema politico omogeneo ai quattro punti cardinali è possibilità remota!

Era un sogno di Trosky e dei Neoco americani, ma sogno resterà...

 

 

Molti Paesi che democratici non erano lo sono diventati: Taiwan, Corea del Sud, Singapore, Thailandia, e poi, come ricordi tu, Spagna, Portogallo e tutto l'Est europeo comprese le ex colonie sovietiche del Baltico (Lituania, Estonia, Lettonia). Non esistono popoli allergici alla democrazia.

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Guest galland

Rendo integrale trascrizione della notizia, proveniente dal Vietnam, pubblicata sul numero 763 di Internazionale, oggi in edicola. La inserisco in quanto mi sembra non priva d’attinenza con le vicende belliche di quarant’anni fa.

 

Vietnam

 

HANOI CONTRO I CATTOLICI

 

- Il governo vietnamita ha avviato la costruzione di un parco pubblico lungo la Nba Chung street, sui terreni dell’ex sede della delegazione apostolica, ancora oggi rivendicati dalla chiesa.

 

Nelle scorse settimane centinaia di cattolici avevano partecipato a manifestazioni per chiedere la restituzione del sito.

 

Il regime comunista ne aveva assunto il controllo nel 1954 dopo la partenza dei colonizzatori francesi.

 

 

L'articolo sulla battaglia di Dien Bien Phu, come tempestivamente segnalato da picpus, verrà postato nel relativo topic, con un link in questo.

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Guest galland

Ritengo utile, nel corpo della discussione presentare un lbro di memorie, di qualcche interesse...

 

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Il libro

 

«Nell'Italia del primo dopoguerra

le occasioni di lavoro sono poche e molti

vanno all'estero in cerca di fortuna.»

 

Il protagonista di questo libro, Andrea Funitto, alla fine degli anni Quaranta raggiunge la Francia e si arruola nella Legione Straniera. Entra nei paracadutisti e all'inizio del 1951 viene trasferito in Indocina, la grande colonia francese nel Sudest asiatico sconvolta dalla guerriglia organizzata dai vietminh che si battono per l'indipendenza.

 

Il legionario italiano partecipa a numerose azioni venendo a contatto con un Paese ostile e con atrocità di ogni genere. Una breve pausa gli viene offerta dalla boxe e diventa campione d'Indocina dei pesi leggeri. Conosce anche l'amore per una ragazza cinese in fuga dal suo Paese. Catturato dai viet, riesce a scappare e per breve tempo trova rifugio presso popolazioni primitive dell'interno. All'inizio del 1953, Funitto rientra in Algeria e dopo aver partecipato ad altre operazioni della Legione in territorio africano termina il suo periodo di ferma e si stabilisce in Francia. Dopo molti anni ritorna al paese d'origine e incontra Domenico Aceto, che raccoglie i suoi ricordi con grande realismo ed efficacia.

 

L’autore

 

Domenico Aceto, nato nel 1934 a Guglionesi. Campobasso, si è laureato in Lingue e Letterature Straniere presso I'Università di Urbino. Diplomato ISEF, per quarant’anni ha insegnato Educazione Fisica presso le scuole medie statali, occupandosi contemporaneamente di attività sportive giovanili e di ricerca storica

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scusate la mia ignoranza,ma io non ho ancora capito cosa ha concluso gli USA con la guerra del vietnam :helpsmile:

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Guest galland

Profilo di una dirigente vietnamita tratto da Storia Illustrata:

 

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Thi Bhin

 

« L'armée aux chignons », ossia l'apporto delle donne nei combattimenti in mezzo alla giungla, nelle imboscate agli americani, nei sanguinosi atti di terrorismo a Saigon, nell'assistenza ai mariti, ai fratelli, ai figli partigiani, è una delle più grosse risorse per i Vietcong nell'accanita, lunghissima guerra del Vietnam. Ciò non deriva soltanto da partecipazione popolare ad una lotta che - su un fronte o sull'altro - ha ormai coinvolto per intero il martoriato Paese asiatico.

 

Il Vietnam ha tradizioni antiche di matriarcato, di donne in prima linea nelle numerose guerre della sua storia, o alla ribalta nella politica, nelle cariche pubbliche, in clamorose circostanze. Basterà ricordare l'elegantissima e intrigante signora Nu, moglie dell'assassinato dittatore Diem.

 

Il governo provvisorio rivoluzionario del Vietnam del Sud ha affidato alla signora Thi Binh le difficilissime trattative con gli americani a Parigi. Un gioco sottile, intessuto di astuzie, di finte, di mosse tattiche che, cominciato alla fine del 1968, ha subìto drammatiche rotture quando gli Stati Uniti hanno perso la pazienza di fronte a sibillini atteggiamenti propri della mentalità asiatica; ma che è servito a mantenere aperto un canale diretto per le speranze e per le possibilità della pace.

 

La signora Binh si è dimostrata abilissima nell'esasperante schermaglia. Sa apparire conciliante e ragionevole verso le esigenze che ogni trattativa comporta, per poi respingere con freddezza le proposte della parte avversa. É imbattibile nei lunghi silenzi allorché non vuoi prendere posizione o costringere gli americani ad abbassare il prezzo di un accordo; passione e gelo si alternano in lei, con la regia di un perfetto diplomatico.

 

Veste quasi sempre di scuro. Non porta gioielli. Non si trucca. Tiene i lunghi capelli neri annodati sulla nuca. Ha 44 anni. È sulla breccia della rivolta fin da quando, figlia di un funzionario governativo, frequentava il ginnasio di Saigon. Allora nel Vietnam comandavano i francesi. Fu arrestata tredicenne, per motivi politici; evase dopo tre anni di carcere, nel 1943. Nel 1951 altra condanna, a dieci anni, per aver organizzato una manifestazione contro l'arrivo di una portaerei U.S.A. che recava aiuti ai francesi in Indocina. La liberò la conferenza di Ginevra (1954) che sancì la fine del dominio francese.

 

Ma ben presto la lotta ricominciò nel Vietnam del Sud. La corruzione di governi come quello di Diem e il tentativo del Vietnàm del Nord di estendere il comunismo al Vietnam meridionale scatenarono, negli anni del presidente Kennedy, l'atroce conflitto che tanto si è trascinato, avvelenando l'atmosfera mondiale. Da una parte gli Stati Uniti che non vogliono abbandonare un alleato, perché non si dica che l'America tradisce i suoi amici e perché il comunismo non allarghi il suo dominio. Dall'altra un Fronte nazionale di liberazione, nel quale i comunisti hanno un ruolo determinante, nma che comprende anche altre forze politiche ed elementi di varie religioni.

 

In un'intervista ad un giornale svizzero, la signora Binh dichiarò nel novembre 1968: Come la maggioranza dei dirigenti del Fronte, io sono. senza partito. È però inevitabile che la sua azione diplomatica sia condizionata dal fatto che Cina e Russia aiutano i Vietcong e il Vietnam del Nord nella lotta contro l'America.

 

La signora Binh ha combattuto per qualche tempo, a fianco del marito, nella giungla. Ora non so dove sia, potrebbe anche essere morto dice. I figli (un ragazzo di 15 anni e una fanciulla di 11) sono affidati ai nonni. Per le sue capacità di attivista e di organizzatrice è entrata poi a far parte del governo rivoluzionario, ha svolto missioni all'estero, infine il grande incarico a Parigi: serrati incontri con la delegazione americana.

 

Binh in lingua vietnamita significa pace, fatidica speranza per tutti, purché la ragionevolezza non sia fatta soltanto di parole. La lotta del Vietnam suscita molte simpatie nel mondo, ma anche perplessità; come quando la signora Binh afferma: Noi vietnamiti siamo in guerra da vent'anni e continueremo il tempo necessario. È una guerra senza vincitori né vinti, la quale - battaglia su battaglia, atrocità su atrocità - minaccia di distruggere il popolo vietnamita.

 

Dino Zannoni

Edited by galland

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Guest galland

Risposta a Lussi:

 

Sovente una breve domanda richiede una spiegazione complessa: il Vietnam ebbe molteplici valenze a livello internazionale e costituì, come avrai compreso dagli interventi di noi “veci”, un momento di contrapposizione profonda.

 

Di un certo interesse potrebbe essere quanto ne ha scritto lo storico Guido Crainz nel suo studio sull’Italia del dopoguerra “Il paese mancato”.

 

Gli Usa non potevano permettere la creazione di uno stato socialista rivolto verso l’Urss e la Cina ed utilizzarono tutto il loro potenziale bellico per

contrastare i guerriglieri vietnamiti.

 

Su un piano militare e politico e d’immagine la guerra fu persa in pieno, con una rottura verticale dell’opinione pubblica americana fra quanti chiedevano la fine del conflitto (dico di passata che quello fu un reale movimento pacifista guidato da figure quali Martin Luther King che seppe civilmente portare nelle piazze decine di migliaia di persone) e coloro che premevano in senso opposto.

 

Il rilievo che può aver avuto il Vietnam può essere considerato dal fatto che nell’attuale sfida per la poltrona della Casa Bianca, in un momento certamente drammatico per la nazione americana, il candidato repubblicano sia un reduce da quel conflitto. Tanto a tacere dell’enorme messe di romanzi, film, storiografia -di qualità e valore diversissimi- che ancora oggi vedono la luce.

 

Posterò altri documenti perché ritengo il tema degno di considerazione.

 

La risposta alla tua domanda la potrai trovare leggendo i materiali collocati in questo topic e, in un certo modo, in quello dedicato alla guerra di Corea.

Ricordati comunque, al fine di considerare un evento -qualsiasi evento- che la realtà non può essere divisa in bianco e nero, purtroppo è molto più complessa.

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grazie galland!! :adorazione: :adorazione:

 

da quello che ho capito(e spero d aver capito bene),gli USA non hanno combinato niente con la guerra del vietnam,hanno fatto solo decine di migliaia di giovani americani morti

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