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Africa

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LAGOS - Scontri interconfessionali cominciati ieri nella città nigeriana di Jos, Stato dell'Altopiano, il giorno dopo lo svolgimento di elezioni locali hanno provocato un gran numero di morti. Secondo un corrispondente locale di Radio France International le persone uccise si conterebbero a centinaia. ALtre fonti sono più caute. Fonti giornalistiche e organizzazioni umanitarie presenti sul posto parlano di 20 morti. Ma un corrispondente locale afferma di avere contato in una moschea 381 cadaveri. Sarebbero la conseguenza delle violenze che stanno opponendo cristiani e musulmani, con gli uni che si sono dati ad incendiarie moschee e gli altri che hanno risposto facendo altrettanto con le chiese. Il governatore dello Stato ha oggi proclamato il coprifuoco in quattro quartieri della città.

 

"Mi trovavo alla moschea centrale di Jos nel pomeriggio e ho contato 378 cadaveri. Quando stavo per uscire ne hanno portati altre tre", ha detto il corrispondente senza aggiungere altri particolari. Anche Yakuba Pam, che rappresenta la comunità cristiana della città, ha fornito cifre molto preoccupanti. "Centinaia di persone sono state uccise negli ultimi due giorni... Corpi calcificati giacciono ancora per le strade. E' terribile", ha detto. La Croce Rossa non è ancora in grado di fornire un bilancio delle vittime. Per bocca del suo rappresentante locale, Dan Tom, si limita a confermare che per le strade si vedono molti copri senza vita. "Più di 10mila persone - ha detto ancora Tom - hanno dovuto lasciare le loro case e hanno cercato rifugio in chiese, moschee e caserme". Ci sono stati disordini, atti di vandalismo, saccheggi, alcuni luoghi di culto, appartenenti sia a cristiani sia a musulmani, sono stati dati alle fiamme.

 

L'intervento di esercito e polizia è stato violento. Molti affermano di essere stati feriti da colpi sparati dalla polizia. Tutto è cominciato quando si sono diffuse voci che un candidato del Partito di tutti i nigeriani aveva perso nella gara col candidato del Partito democratico del popolo, al potere a livello federale. Essendo la prima una formazione tradizionalmente musulmana e la seconda soprattutto cristiana, il confronto ha assunto subito carattere interconfessionale. Per mantenere l'ordine a Jos sono stati inviati rinforzi dell'esercito.

 

 

 

http://www.ansa.it/opencms/export/site/vis..._821444848.html

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LA MAPPA DELL'INVASIONE CINESE IN AFRICA

 

Aggiornata a fine 2006, dal Sole24Ore.

 

Negli ultimi cinque anni gli scambi commerciali tra Cina e Africa sono decuplicati. Se nel 1999 il volume degli scambi era di 5,6 miliardi di dollari, per il 2006 il ministero del Commercio cinese prevede di superare i 50 miliardi di dollari.

Sono ottocento le aziende cinesi presenti in 28 Paesi africani, dove hanno investito 6 miliardi di dollari solo nel 2005 per progetti che vanno dalle costruzioni all'energia, dal petrochimico all'agricoltura. Ma la presenza cinese è molto più articolata e diffusa in tutto il continente. Le relazioni economiche vanno spesso di pari passo con i rapporti diplomatici e i valori crescono in maniera più rapida dei dati aggregati. Ecco una mappa, per forza di cose parziale, della presenza cinese in Africa.

 

 

Paesi del Maghreb, edilizia e commercio

 

Marocco. Nel 2005 il volume del commercio fra Cina e Marocco ha raggiunto 1,484 miliardi di dollari; le esportazioni cinesi verso questo Paese sono cresciute del 30% rispetto all'anno precedente e le importazioni del 121% (principalmente la Cina importa fosfato e metalli di cobalto). In Marocco i cinesi sono i primi costruttori di infrastrutture, imbattibili per la rapidità e il basso costo della mano d'opera. Lo scorso anno si sono aggiudicati importanti gare d'appalto per la costruzione di case popolari e di reti ferroviarie. La Cina preme, però, soprattutto per la creazione di un'accordo di libero scambio con il Marocco, porta d'ingresso per il mercato dei Paesi arabi e della stessa Europa.

 

 

Algeria. Oltre alle aziende del settore delle costruzioni, qui sono presenti anche i giganti cinesi del petrolio che si sono assicurati la gestione dei pozzi più grandi del Paese. Sinopec ha già firmato un contratto da 525 milioni di dollari per sviluppare il giacimento di Zarzatine, nel sud dell'Algeria, e China National Petroleum Corporation ha ottenuto un contratto simile del valore di 350 milioni di dollari per importare il petrolio algerino. Dal canto suo, la Cina è il quarto fornitore dell'Algeria con 954 milioni di dollari spesi nei primi otto mesi del 2006. Nel 2005 l'interscambio commerciale fra i due Paesi era stato di 1,77 miliardi di dollari.

 

 

Tunisia. La Tunisia è un Paese in cui la presenza cinese è ancora debole e gli scambi commerciali con il gigante asiatico ancora marginali. Privo di grandi risorse naturali ma uno dei primi produttori tessili dell'Africa, la Tunisia ha ancora poco da offire alla Cina. Nel 2005 l'interscambio è stato solo di 340 milioni di dollari, ma la Cina non dispera di rilanciare una cooperazione più fruttuosa. All'inizio di quest'anno ha siglato un accordo per erogare prestiti preferenziali alla Tunisia per un valore di 37,5 milioni di dollari, ed ha già iniziato la costruzione di una rete di telefonia mobile.

 

 

Libia. Nel 2005 il volume del commercio totale con la Cina è stato di 1,3 miliardi di dollari, una larga parte del quale rappresentato dalle importazioni di petrolio. Ma gli umori instabili del governo libico rendono più difficile la penetrazione cinese. La Cina sta da lungo tempo corteggiando la Libia con investimenti in infrastrutture e nelle telecomunicazioni (è la cinese Zet che sta fornendo il sistema di telefonia di terza generazione alla compagnia telefonica Libyana) e visite bilaterali, l'ultima effettuata a gennaio dal Ministro degli Esteri Li Zhaoxing. Mauritania. Recentemente la Cina ha accordato alla Mauritania un prestito senza rimborso di 4,5 milioni di dollari, che come molti altri di questo genere erogati ai paesi africani, sono in parte spesi per la costruzione di infrastrutture da parte di compagnie cinesi. Nel 2005 l'interscambio commerciale fra i due paesi e' stato di 78 milioni di dollari.

 

Africa dell’Est, armi e materie prime

 

 

Egitto. La Cina diventerà nei prossimi 5 anni il primo partner commerciale dell'Egitto, fonte di investimenti e di trasferimento di tecnologie. Nel 2005 l'interscambio commerciale ha raggiunto i 2,145 miliardi di dollari, e per quest'anno gli iinvestimenti previsti in Egitto dovranno assestarsi intorno ai 2 miliardi di dollari. Lo scorso settembre le grandi compagnie cinesi sono riuscite a strappare contratti milionari per la costruzione di infrastrutture (500 milioni di dollari per un centro congressi alla periferia de Il Cairo) e acciaierie (da 100 milioni di dollari) finanziate dal governo egiziano che utilizzeranno esclusivamente tecnologia cinese. Durante il forum l'Egitto chiederà alla Cina il sostegno per l'avvio di un programma nucleare ad uso civile, per il quale si aspetta anche di firmare contratti di trasferimento tecnologico e aiuti economici.

 

 

Eritrea. Pur mantenendo buoni rapporti con tuttii paesi del Corno d'Africa, la Cina ha nel corso degli anni alimentato il conflitto fra Etiopia ed Eritre attraverso la vendita di armi ed equipaggiamenti militari ad entrambe le parti, accompagnata da frequenti consultazioni delle alte gerarchie dell'esercito. Oltre a ciò essa è presente nel settore delle costruzioni, nella vendita di macchine industriali e di prodotti medici. Nel 2005 l'interscambio commerciale e' stato del valore di 8,41 milioni di dollari.

 

Etiopia. Solo all'inizio di quest'anno il ministro del Commercio etiopiano aveva dichiarato che «la Cina è il partner più affidabile», essendo l'Etiopia, assieme al Sudan, il principale beneficiario degli investimenti cinesi nella regione. Prestiti a basso tasso di interesse, cancellazione del debito e tariffe preferenziali sono la strategia di Pechino per lusingare un partner che non ha grosse potenzialità energetiche ma ha una posizione strategica di sbocco sul mare per i ricchi vicini come Sudan ed Egitto. Le compagnie cinesi oggi si aggiudicano le costruzioni di quasi tutte lel infrastrutture, collegamenti stradali e ferroviari, aeroporti e così via. Nel 2005 l'interscambio commerciale fra i due paesi è stato di 370 milioni di dollari.

 

 

Sudan. È il secondo fornitore africano di petrolio per la Cina, secondo solo all'Angola, che per questo il gigante asiatico difende su tuttii forum internazionali dalle accuse di violazione dei diritti umani e di genocidio nella regione del Drafour.

Recentemente la Cina si è opposta alla proposta dell'Onu di sanzioni contro il regime sudanese e ha minacciato l'uso del veto contro l'invio di una forza internazionale nella regione. Dal canto suo il governo cinese ha inviato 4 mila soldati dell'Esercito di liberazione nazionale per controllare le zone di suo interesse e vegliare sugli oleodotti costruiti e sfruttati dalle compagnie cinesi, esprimendo oltretutto l'intenzione di voler rafforzare la cooperazione militare con l'esercito locale. Oltre alla fornitura di armi, la Cina ha anche aiutato il governo sudanese nella costruzione di 3 industrie belliche. Tutto ciò per difendere gli interessi asiatici nel settore petrolifero: il Sudan fornisce da solo il 7% di tutte le importazioni cinesi di petrolio, il 50% della sua produzione finisce in estremo oriente e beneficia i piu' consistenti investimenti nella regione. Tredici delle 15 compagnie petrolifere straniere presenti in Sudan sono cinesi, la China National Petroleum Corporation (Cnc) possiede il 40% della Greater Nile Petroleum Operating Company, che controlla i giacimenti petroliferi del paese, e ha investito 3 miliardi di dollari nella costruzione di raffinerie e eoleodotti. Nel 2005 l'interscambio commerciale fra i due paesi ha raggiunto 3,9 miliardi di dollari.

 

 

Uganda. Nel 2005 il volume complessivo del commercio con la Cina è stato di 99,37 milioni di dollari, dovuto soprattutto agli investimenti cinesi nei settori delle costruzioni e delle infrastrutture. China Petroleum Pipeline Engineering Corporation costruirà un oleodotto di 320 km a collegare l'Uganda con il vicino Kenya produttore dipetrolio. Al forum il governo ugandese intende chiedere l'aiuto cinese per la costruzione di una linea ferroviara che collegherà il paese con il Sudan.

 

 

Kenya. Dopo il passaggio di Hu Jintao lo scorso aprile, la Cina ha concluso nuovi accordi la ricerca di giacimenti petroliferi in Kenya, una regione in cui le compagnie occidentali non vogliono più investire. La compagnia petrolifera Cnooc condurrà i lavori di esplorazione in mare e sulla terra ferma, oltre a fornire tecnologia e formazione. Altra merce di importazione sono il cemento e i minerali. Lo scorso anno la Cina ha elargito prestiti per 36 milioni di dollari al governo kenyano per la modernizzazione dell'industria energetica, l'impiantazione d iindustrie per beni di consumo e la costruzione di infrastrutture. I lavori sono poi stati condotti dalle grandi aziende cinesi presenti anche qui, la cui ultima opera è stata la costruzione della strada che collega Mombasa a Nairobi. Nel 2005 l'interscambio commerciale è stato di 475 milioni di dollari.

 

 

Somalia. È un altro porto di sbocco per i prodotti petroliferi provenienti dall'entroterra, che la Cina intende ammodernare con la costruzione di infrastrutture, strade, porti e ferrovie. Vista la crescita del settore delle telecomunicazioni somalo, le imprese cinesi, come Huawei, investono nel paese per erigere le infrastrutture necessarie e fare ingresso nella telefonia mobile.

 

 

Africa dell’Ovest, petrolio, edilizia e tecnologie.

 

 

Senegal. Il governo cinese ha appena annullato un debito di 20 milioni di dollari al Senegal e accordato un prestito di 7 milioni di dollari per la costruzione di scuole, strade e centrali elettriche. L'accordo include la clausola di realizzazione dei lavori da parte di imprese costruttrici cinesi, nonostante gli asiatici non godano di buona reputazione presso la popolazione locale. Da alcuni anni, infatti, è in corso una battaglia dei senegalesi contro l'invasione di prodotti cinesi a basso costo che distruggono l'industria locale specializzata anch'essa nei beni di consumo. Nel 2005 l'interscambio commerciale fra i due paesi è stato di 141 milioni di dollari.

Mali. La Cina è saldamente insediata nei settori delle costruzione e dell'industria leggera (zucchero, farmacia tessile), dal 1994 possiede l'80% della più grande industria cotoniera del paese, la Comatex (il restante 20% è detenuto dal governo malese). Ma anche qui l'invasione di prodotti cinesi e di manodopera a basso costo ha destabilizzato l'equilibrio del paese. Nel 2005 il valore totale del commercio tra i due paesi è stato di 145 milioni di dollari, principalmente dovuto alle importazioni cinesi di oro.

 

 

Niger. Come anche in Mali, qui la Cina finanzia un progetto di esplorazione di giacimenti petroliferi, nonostante la rentabilità' non sia assicurata, e prevede di allargare la cooperazione economica. Nel 2005 il commercio complessivo è stato solo di 34 milioni di dollari.

 

 

Ciad. Ha scelto di abbandonare il fronte taiwanese e riallacciare i rapporti diplomatici con la Cina appena ad agosto di quest'anno, ma nonostante ciò l'interscambio commerciale nel 2005 ha ragiunto 206 milioni di dollari. I legami del paese con Taiwan non hanno impedito alla China National Petroleum Corporation (Cnpc) di sviluppare progetti per lo sfuttamento dei giacimenti petroliferi del Chad.

 

 

Guinea. I paesi del Golfo di Guinea, che producono 5 milioni di barili al giorno, sono la risorsa pretrolifera più promettente della regione su cui la Cina ha già messo gli occhi. La compagnia cinese CNOOC ha firmato un accordo, all'inizio del 2006, per l'estrazione di petrolio in una piattaforma al largo della costa della Guinea, su una superficie di 2.300 km quadrati. Nel 2005 l'interscambio commerciale è stato di 147 milioni di dollari.

 

Liberia. La Cina è stata ripetutamente accusata di alimentare il traffico di armi in Liberia e negli stati vicini della Costa d'Avorio e Sierra Leone, per ottenere in cambio le risorse naturali della regione, quali legno e diamanti. Ma dal 2003 la Cina partecipa alla forza di pace dell'ONU stanziata in Liberia con 550 uomini, la sua più grande missione all'estero. Nel 2005 l'interscambio commerciale fra i due paesi ha raggiunto 164 milioni di dollari.

 

 

Costa d’Avorio. Nel 2005 gli scambi totali con la Cina hanno raggiunto 222 milioni di dollari, costituiti essenzialmente dall'esportazione verso l'Asia di materie prime (oro, alluminio, rame). Per l'esplorazione petrolifera la Costa d'Avorio è già stata indicata da Pechino come zona di interesse per futura cooperazione.

 

 

Togo. Paese destinatario di prestiti agevolati da parte del governo cinese, che negli ultimi hanni ha finanziato e costruito il palazzo presidenziale ed altri uffici governativi. All'inizio di quest'anno i due governi hanno firmato accordi per la costruzione da parte della Cina di una centrale idroelettrica e di altri progetti nel settore delle telecomunicazioni. In cambio la Cina riceve dal Togo materie prime importanti come cemento, fosfati e cotone. Nel 2005 l'interscambio commerciale ha raggiunto 570 milioni di dollari.

 

 

Benin. La Cina è diventata il primo partner commerciale e primo investitore del Benin, con un interscambio che nel 2005 ha raggiunto 1,09 miliardi di dollari. Imprese cinesi hanno rilevato parti delle più importanti industrie del paese, da quella cotoniera a quella della pesca e dell'agroalimentare. Grandi aziende come Zet e Huawei forniscono le tecnologie per l'installazione di una rete di telecomunicazioni GSM e telefonia di terza generazione. Nel 2004 il Benin ha esportato verso la Cina cotone per un valore di 110 milioni di dollari.

 

 

Nigeria. È il terzo fornitore africano di prodotti petroliferi alla Cina. Lo scorso anno Petro China ha concluso un accordo da 800 milioni di dollari con la Nigerian National Petroleum Corporation per l'acquisto di 30 mila barili di petrolio al giorno per un anno. All'inizio di quest'anno è stata Cnooc a siglare un'intesa con il governo nigeriano per una partecipazione del 45% in un giacimento offshore. La Cina ha anche realizzato il primo satellite nigeriano per le telecomunicazioni che sarà lanciato ad inizio 2007, costruito dalla China Great Wall Industry e finanziato dalla banca cinese Eximbank. Dal punto di vista politico, la Cina sostiene nei forum internazionali il conferimento alla Nigeria di un seggio permanente all'Onu. Nel 2005 l'interscambio commerciale e' stato di 2,83 miliardi di dollari.

 

Camerun. Lo scorso anno la Cina ha elargito al Camerun un prestito di 2,5 milioni di yuan in cambio di accordi con imprese locali per l'esplorazione di giacimenti petroliferi e di gas naturale. Nel 2005 il volume degli scambi commerciali fra i due paesi è stato di 197 milioni di dollari.

 

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Manca il Sud Africa, ovvero il più importante paese africano e l'unico un poco sviluppato industrialmente (anche se afflitto da problemi spaventosi) ma la penetrazione è comunque notevole e fatta non con le armi, ma con gli strumenti più sottili del neo-colonialismo economico.

Non so se i cinesi sono già arrivati a mettere al potere qualche governo-burattino controllato da loro, ma la strada è questa. E la cosa più desolante è il totale disinteresse occidentale al problema.

 

Tra la Russia e le guerre in MO, l'Occidente pare abbia messo il paraocchi in tutte le altre macro-regioni mondiali (Africa, Sud-America, estremo oriente...).

Edited by Rick86

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Guest intruder

Vero. E, vale la pena di aggiungere, Pechino traffica con tutti, coi regimi di destra come quelli di sinistra e perfino con quelli coi quali non ha rapporti diplomatici.

Edited by intruder

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Beh i Cinesi hanno sempre avuto pochi problemi a trafficare con chiunque, specie dall'arrivo di Deng Xiaoping, che ha portato il loro "partito comunista" su una linea più realista di una fusione tra Andreotti e Kissinger.

Quanto all'Africa potrebbe diventare presto il più grande produttore di materie prime, a basso costo, del mondo, e non è vero che gli occidentali stanno arrivando in ritardo, solo alcuni, i soliti verrebbe da dire, occidentali stanno arrivando in ritardo.

Gli USA si sono affrettati a stabilire l'AFRICOM e, credo, con la nuova presidenza investiranno sempre di più nella cooperazione e nella penetrazione in Africa e i Francesi, specialmente tramite aziende "private", stanno prendendo il controllo di tutta la logistica africana, e con quella in mano si finisce per controllare tutto il resto.

In particolare Sarko è molto molto sensibile al problema, anche se a livello di governo stanno mantenendo un profilo basso, anche perchè, da sempre, hanno chi agisce per conto ;)

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Guest intruder

L'epidemia di colera che ha gia' provocato almeno 600 morti in Zimbabwe e' conseguenza delle sanzioni, scrive un giornale governativo. 'L'epidemia di colera e' il piu' chiaro esempio degli effetti delle sanzioni sul popolo innocente', scrive un editoriale. 'Privano il paese della valuta estera necessaria all'acquisto dei prodotti chimici che servono a rendere potabile l'acqua'.Domani i ministri degli esteri europei decidono un ulteriore indurimento delle misure.

 

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/mo..._107299346.html

 

Se inaspriscono le sanzioni scoppierà la peste?

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Purtroppo in Zimbabwe la gente moriva prima e moriva adesso, di certo c'è da rimpiangere i tempi della Rhodesia!

Mugabe sta cercando qualsiasi scappatoia dopo che, per l'ennesima volta, si è rimangiato quanto promesso, ma la comunità internazionale penso sarà, giustamente, intransigente.

Edited by Dominus

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Guest intruder

Inasprimento delle sanzioni e aumento della pressione politica mondiale per costringere Robert Mugabe a lasciare il potere in Zimbabwe. Sono gli strumenti che la Ue mette in campo contro il regime di Mugabe 'affinche' se ne vada e dia la possibilita' al suo popolo di ristabilirsi e progredire', ha detto l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza della Ue Solana. La Ue ha deciso inoltre di aggiungere 10 nomi alla lista di 160 persone a cui e' interdetto l'ingresso nell'Ue.

 

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/mo..._108292385.html

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Guest intruder
La popolazione del Darfur sarebbe stata vittima di pulizia etnica e schiavitu' sessuale da parte di soldati e milizie.Lo denuncia un documento del Darfur Consortium, organizzazione composta da circa 50 Ong di base in Africa, che dicono di avere per la 1/a volta prove di rapimenti e sottomissione a schiavitu' di cittadini del Darfur, dall'inizio della guerra civile nel 2003. Donne e bambine sarebbero usate come domestiche, schiave e violentate da soldati a Khartoum.

 

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/mo..._117291496.html

 

Si tvatta, è chiavo, di una covspivazione demogiudoplutomassonica per scveditave il govevno del Sudan. Pvoletavi di tutto il mondo uniti al gvido: GIÙ LE MANI (ADUNCHE, COME I VOSTRI NASI) DAL SUDAN!

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il problema dell'africa è una classe dirigente incapace senza contare le continue rivolte e i continui regimi.

Mugabe non è l'unico che spadroneggia

 

Senza contare gli scontri etnici (utsi contro tucsi ecc...)

 

Se le imprese cinesi (ma non era comunista :rotfl: :rotfl: :rotfl: ) investono così tanto forse è anche rassicurante.

Proprio per via dell'instabilità politica dell'africa intera in occidente si è considerati troppo rischiosi gli investimenti nel continente africano

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Armi e bustarelle in cambio di petrolio e risorse prime.....

Niente ipocrisie, lo abbiamo fatto anche noi occidentali, solo con discrezione e, sopratutto, vergognandoci se venivamo beccati.

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Armi e bustarelle in cambio di petrolio e risorse prime.....

Niente ipocrisie, lo abbiamo fatto anche noi occidentali, solo con discrezione e, sopratutto, vergognandoci se venivamo beccati.

Ecco, credo che sia questa la differenza fondamentale. E' una differenza culturale più che profonda, che fa sì che certe cose da noi vengano condannate. A volte si esagera pure con i buonismi, per carità, ma forse è meglio così.

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Guest intruder
Armi e bustarelle in cambio di petrolio e risorse prime.....

Niente ipocrisie, lo abbiamo fatto anche noi occidentali, solo con discrezione e, sopratutto, vergognandoci se venivamo beccati.

 

 

Vergognandoci, appunto. I cinesi non hanno vergogna di quello che fanno, non hanno scrupoli. Non hanno un'opinione pubblica, non hanno organi di controllo... Ti sembra la stessa cosa?

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Guest intruder

L'Egitto ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza Onu dopo il mandato d'arresto contro il presidente sudanese Bashir. I ministri degli esteri dei 22 paesi aderenti alla Lega Araba hanno deciso di tenere una riunione in sessione straordinaria. E intanto gli Stati Uniti hanno detto che i criminali vanno giudicati, mentre la Russia ha criticato la decisione dell'Aja temendo una destabilizzazione della regione.

 

 

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/mo..._104334554.html

 

 

Il mandato d'arresto per crimini di guerra e contro l'umanita' contro il presidente sudanese Omar al Bashir 'e' eseguibile da subito'.Lo ha precisato la cancelliera della Corte Silvana Arbia. La Corte penale internazionale dell'Aja respinge ogni accusa di ''sentenza politicizzata'. 'La Corte e' un'istituzione giudiziaria e le decisioni dei giudici seguono solo criteri giuridici e si basano su fatti e prove. La Corte parla solo la lingua del diritto', ha detto la portavoce Laurence Blairon

 

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/mo..._104333858.html

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forse non è il luogo più opportuno ma segnalo una curiosità :

 

l' attore che impersonava il dottor Bashir in ''deep space 9 '', anche se cittadino UK ,è il nipote del dittatore sudanese fece cambiare il nome del personaggio in suo onore

 

deep space 9 è una serie di star trek

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Sono o no paragnosta?

 

PECHINO - La Cina esorta la Corte penale internazionale dell'Aja a sospendere il mandato di arresto per il presidente sudanese Omar al Bashir, esprimendo «rammarico e preoccupazione che possa peggiorare la situazione in Darfur». Lo afferma il portavoce del ministero degli Esteri Qin Gang, rilevando che «la Cina si oppone a qualsiasi azione che possa vanificare gli sforzi per la pace in Darfur e in Sudan». «Auspichiamo che il Consiglio di sicurezza dell'Onu rispetti e ascolti l'Unione Africana, la Lega Araba e il Movimento dei paesi non Allineati -continua Quin sul sito web del ministero- e chieda alla Corte penale internazionale di sospendere le udienze di questo caso».

 

in ogni caso, per non farsi mancare nulla, gli altri noti difensori delle libertà dei popoli si sono schierati accanto a questo martire della democrazia

 

LE REAZIONI - Ma anche fuori dal Sudan, il mandato d'arresto per Bashir non piace a tutti. L'Unione Africana teme che «possa minare la pace nella regione» e i ministri degli esteri dei 22 Paesi aderenti alla Lega Araba, al Cairo per una riunione preparatoria del prossimo vertice arabo di Doha, hanno appena deciso di tenere una riunione straordinaria per esaminare i riflessi del mandato di cattura e adottare una risoluzione in merito. L'Egitto intanto ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell'Onu di «rinviare l'incriminazione» e per voce del ministro degli Esteri Ahmed Abul Gheit si è detto «molto preoccupato» per la decisione della Corte penale, «il Consiglio di Sicurezza si assuma le sue responsabilità nel mantenimento della pace e della sicurezza in Sudan».

 

LA SOLIDARIETA' DI HAMAS - Una condanna della decisione dell'Aja arriva anche da Hamas con Taher A-Nunu, esponente di Hamas a Gaza, che definisce «ingiusta» e «politica» la decisione del Cpi ed esprime la solidarietà del movimento islamico con Bashir e col popolo sudanese.

 

LA RUSSIA - Critica anche la Russia: per l'inviato di Mosca per il Darfur, Mikhail Margelov, si tratta di «una decisione intempestiva»: «L’inopportuna decisione della Cpi crea un precedente pericoloso per il sistema delle relazioni internazionali e rischia di avere conseguenze negative per il Sudan». Margelov ha aggiunto: «Certamente i responsabili di crimini di guerra e di genocidio in Sudan devono subire la giusta punizione, indipendentemente dal loro incarico. Tuttavia non capisco il criterio seguito dalla giustizia dell'Aja. Perché incriminare solo il presidente el Bashir mentre si lasciano impuniti i rappresentanti delle formazioni ribelli. Forse le parti in conflitto in Sudan non sono sullo stesso piano?».

 

Daltronde lo sanno tutti che i cattivi neoimperialisti sono gli USA e l'occidente in generale.

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In zimbawe

 

HARARE - «Dicono che il camionista ha avuto un colpo di sonno. Ma l'auto di Tsvangirai viaggiava tra i veicoli della scorta. Com'è che non sono stati coinvolti? Il camion era di quelli grossi. Una strana casualità no? O vogliamo dire una bella mira?». Ieri sera al telefono da Harare, Mister G avvilito: «La moglie del premier, Susan, è morta sul colpo. Feriti anche una guardia del corpo e l'autista ». Come sta Tsvangirai? «Ho chiamato Nelson Chamisa », portavoce dell'Mdc (Movimento per il Cambiamento Democratico) e nuovo ministro dell'Informazione. «E' alla clinica Avenues dove è ricoverato il primo ministro. Ripete che è in condizioni stabili, ma non dice se è grave o no. A breve dovrebbe arrivare Mugabe ». La tv ha detto qualcosa? Mister G (un modo per proteggere la sua identità) risponde con una risatina: «Non una parola. Neanche alla radio. Lo scontro è avvenuto questo pomeriggio, 50 km a sud di Harare, e alle news delle 20 neanche un accenno. Credo che la maggior parte della gente non sappia. Ma il passaparola si diffonde. Domani ci sarà grande tensione. Da quando Tsvangirai ha giurato come primo ministro, l'11 febbraio, lo Zanu- PF (partito di Mugabe, ndr) gli ha messo un bastone tra le ruote al giorno. Oggi è arrivato il camion».

 

Uno strano incidente sulla strada di casa. E' quasi notte quando la tv dello Zimbabwe (ancora controllata dal clan Mugabe) dà la notizia: «Il premier Tsvangirai ha riportato alcune ferite alla testa e al collo ». Alla clinica un portavoce dell'Mdc, James Maridadi, dice: «L'ho visto, gli ho parlato. È sceso camminando dall'auto. Sta bene». La tv dà la versione della polizia: «Un camion si è spostato di corsia e ha colpito la Landcruiser del primo ministro che si è ribaltata tre volte. Al volante dell'auto c'era un privato, non un dipendente pubblico». E per forza. Come fidarsi degli apparati che in passato hanno cercato di buttarti giù dal decimo piano? Tsvangirai si muove con doppia scorta. Oltre alla polizia, la squadra dei suoi. E accanto, Susan. Erano sposati dal 1978. Sei figli (le più piccole, due gemelle 13enni, vivono in Sudafrica). Susan la sua ombra discreta: quando Morgan era capo dell' opposizione l'ha accompagnato in tribunale a difendersi dalle accuse di tradimento. Quando la polizia l'ha picchiato e umiliato, lei l'ha raccolto. Susan ha fatto in tempo a prendersi una rivincita: ha visto suo marito ricevere l'incarico di primo ministro (in un governo di unità nazionale) dalle mani del suo antico nemico, quel Mugabe che lo chiamava «burattino dell'Occidente» giurando che mai e poi mai sarebbe arrivato al potere («anche da morto la mia anima lo perseguiterà »). Ieri pomeriggio Susan e Morgan erano diretti a Buhera, cittadina natale dell'ex sindacalista primo di 12 fratelli che cominciò lavorare ragazzo in una miniera di nickel. Oggi dovevano tenere un comizio. Non ci sono mai arrivati. E' facile dubitare delle versioni ufficiali in Zimbabwe. Il braccio destro di Tsvangirai, Roy Bennett, è stato arrestato il giorno in cui doveva giurare come viceministro dell'Agricoltura. Ieri un giudice ha dato parere positivo al suo rilascio dietro cauzione. E' stato arrestato dalla polizia. Avete capito bene: hanno arrestato il giudice.

 

Michele Farina

 

e ancora su bashir l'illuminata risposta della democrazia bolivariana

CARACAS - No del Venezuela all'arresto di Omar Al Bashir. Il governo di Caracas si e' pronunciato contro il mandato internazionale, emanato ai danni del presidente sudanese dal Tribunale dell'Aja. Il viceministro degli esteri Reinaldo Bolivar ha giudicato l'iniziativa della Corte internazionale una "intromissione in affari legittimi e interni del popolo del Sudan''. L'ordine di arresto per crimini contro l'umanita' sarebbe secondo Bolivar un "provvedimento politicizzato" che "potrebbe generare un'escalation di violenza'' nel Paese africano. (Agr)
Edited by Dominus

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ANTANANARIVO - È iniziato il golpe militare in Madagascar. Le forze armate hanno preso posizione e due carri armati hanno fatto irruzione negli uffici della presidenza che si trovano al centro della capitale malgascia, Antananarivo. Alcuni testimoni hanno riferito di aver udito una forte esplosione e frequenti raffiche di arma. All'inizio della giornata il leader dell'opposizione, Andry Rajoelina, ha lanciato un appello affinché venisse eseguito il mandato di arresto del presidente in carica, Marc Ravalomanana. Quest'ultimo è asserragliato da alcuni giorni nel palazzo presidenziale a Iavoloha, a una dozzina di chilometri dalla capitale. Poco prima dello schieramento dei militari attorno agli uffici di presidenza, il capo delle forze armate Andre Ndriarijaona (che la scorsa settimana ha preso il posto del precedente capo di Stato maggiore) ha affermato: «Il 99% delle forze sono con Rajoelina».

 

IL MONITO - Poche ore prima l'Unione africana aveva ammonito l'opposizione e l'esercito del Madagascar contro una loro eventuale presa del potere, al termine di un vertice di emergenza tenuto ad Addis Abeba. «Se l'opposizione vuole prendere il potere senza rispettare gli obblighi giuridici e costituzionali, sarà un colpo di Stato e noi lo condanneremo - ha detto alla stampa il presidente del Consiglio per la pace e la sicurezza dell'Ua, Edouard Aho-Glélé - condanniamo tutte le azioni che possono condurre a una crisi sociale, o a un colpo di Stato o a un tentato golpe».

 

 

16 marzo 2009

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Eppure, anche se di golpe si trattasse, non mi sembra che abbia destato tutto questo sgomento. Una cosa che non ho capito ascoltando i TG e leggendo in ret: il vecchio presidente era abbastanza benvoluto o no?

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Qualche settimana fa la sua guarda personale aveva sparato su una folla di dimostranti facendo una trentina di morti, troppo benvoluto non era...

Comunque i golpe sono normali prassi politiche sotto una certa latitudine, niente di strano.

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In questo esaudiente articolo di Jeoffrey Jettleman, vengono esposte le diverse guerre fra "bande" che stanno attraversando il continente Africano, trasformandolo in una specie d'inferno.

 

E' molto interessante sedondo me.

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