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Caucaso - News e Commenti - TOPIC UFFICIALE


Guest intruder
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Guest intruder

Apro nuovo topic perché quello vecchio è stato chiuso. Sperando non si debba chiudere anche questo per eccesso di :incazz::metal::censura:

 

 

(ANSA) - MOSCA, 17 NOV - Un drone russo sarebbe caduto vicino al confine con l'Ossezia del sud, esplodendo e uccidendo due artificieri e ferendo altre otto persone.Lo ha riferito il ministero degli interni georgiano, ma un portavoce del ministero della difesa russo ha smentito l'intera vicenda definendola 'propaganda di disinformazione georgiana'. Stando a Tbilisi, il drone e' caduto vicino a Plavi, nei pressi di Gori. Mosca afferma di non avere droni nella zona e di non averne mai inviati in territorio georgiano.

 

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/mo..._117284037.html

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Perchè Mosca ha droni? :blink:

 

Sono disinformato a riguardo... Comunque mi sembra strano che un drone faccia tutto quel danno... noltre si sa se "è caduto" o se l'hanno fatto cadere?

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L'URSS mise in cantiere i primi RPVs negli anni Cinquanta, altroché se ne anno, e alcuni modelli sono anche molto interessanti.

Ero al corrente delle creaturine della Guerra Fredda, credevo che non avessero proseguito con gli sviluppi... Anche se in mano all'avversario (per fortuna non più nemico), vedere certe belle macchine fa sempre piacere, faccio una ricerchina...

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Guest maxtaxi

Certo che ne hanno...

Anche di molto interessanti.

Alcuni addirettura supersonici e altri potevano essere armati già a partire dalla fine degli anni 90

L'ultimo nato è il: UAV "Pchela" ("Bee")

Edited by maxtaxi
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Guest intruder

(

ANSA) - MOSCA, 23 NOV - Quattro persone sono morte per l'esplosione di una bomba in Cecenia, in un attacco contro le forze di sicurezza nel Caucaso.Lo hanno riferito testimoni locali. L'esplosione si e' verificata vicino a un condominio, non lontano dalla capitale Grozny, dove la polizia si era recata nella notte per verificare notizie che riferivano di uno scontro a fuoco in corso. Secondo un testimone 'nell'esplosione sono morti tre ufficiali di polizia e un civile che si trovava a passare di li''.

 

 

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/mo..._123282131.html

 

 

Domandina-ina-ina ai mod: perché non trasformare questo topic in Caucaso, sic et simpliciter? Così mettiamo lì tutte le notizie sull'area, parlare di Cecenia nella Georgia non ha molto senso, ma non mi andava di aprire un altro topic.

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Spari, in Georgia, nei pressi del confine con l'Ossezia del Sud, contro il convoglio che trasportava oltre a Saakashvili il suo ospite, il presidente polacco Lech Kacinski.

 

Eccovi il link ad un articolo (testo + video):

 

http://www.euronews.net/it/article/24/11/2...leaders-convoy/

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Guest intruder

MOSCA, 24 NOV - Resta alta la tensione nel Caucaso russo, con scontri quasi quotidiani fra movimenti integralisti o indipendentisti e forze dell'ordine. Oggi in Daghestan due poliziotti dei reparti speciali sono stati uccisi e altri tre feriti dopo essere caduti in una imboscata nei pressi del villaggio di Kakashura, nella zona montagnosa del paese. Sabato in Cecenia quattro agenti di polizia erano morti nello scoppio di una bomba vicino alla capitale, Grozny.

 

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/mo..._124273034.html

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Guest intruder

Un gruppo di uomini armati ha sparato a un posto di blocco nella Repubblica russa del Daghestan e ha ucciso tre poliziotti e un passante.Nella sparatoria e' stato ucciso anche uno degli assalitori, mentre gli altri uomini del commando sono fuggiti. Secondo l'agenzia russa Ria Novosti, l'attacco e' avvenuto nella capitale Makhachkala. Il Daghestan, la piu' grande delle Repubbliche russe del Caucaso settentrionale, negli ultimi 2 anni e' stata contaminata dalle violenze della vicina Cecenia.

 

 

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/mo..._130256662.html

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Ho frainteso o nel video di dice che i Parlamentari, a Gori, hanno constatati l'entità dei danni dei bombardamenti? Ed è una mia impressione o si è parlato di ricostruire infrastrutture?

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Georgia: spari contro osservatori osce, è prima volta

 

Uomini camuffati e in divisa hanno teso un agguato ad un mezzo corazzato che trasportava osservatori dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) nei pressi del confine con l'Ossezia del Sud. Contro il convoglio sono stati esplosi colpi di kalashnikov in prossimita' del villaggio di Khviti, nella regione di Gori e nessuno e' rimasto ferito. Lo ha riferito il portavoce dell'Osce, Martha Freeman. E' la prima volta che gli osservatori dell'Organizzazione vengono attaccati in Georgia.

 

http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/GE...ttaglio/3449350

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Guest intruder

La missione di osservatori Ue ha denunciato l'occupazione di truppe russe del villaggio di Perevi al confine fra Georgia e Ossezia del Sud. La missione ha chiesto alle forze russe di ritirarsi immediatamente. Per gli osservatori Ue la presenza delle forze russe a Perevi e' 'incompatibile' con gli accordi di pace che lo scorso agosto con la mediazione dell'Ue pose fine a una guerra di cinque giorni fra Georgia e Russia. Secondo la Georgia, ci sono circa 500 soldati russi nel villaggio.

 

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/mo..._113317278.html

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  • 2 weeks later...

Dalla rubrica "Cronaca - News" del sito "Congedati Folgore", http://www.congedatifolgore.com/ , eccovi 2 articoli sull'attività degli osservatori italiani della missione EUMM (European Union monitoring mission).

 

 

UN SALUTO AI SOLDATI ITALIANI IN GEORGIA ABKAZIA

 

Mercoledì, 24 Dicembre 2008

by webmaster

 

IL SECOLO XIX DEL 24 DICEMBRE 2008

 

Insieme ai militari che pattugliano la frontiera fra Georgiae Abkhazia dopo la sanguinosa guerra dello scorso agosto

 

È DURA LA STRADA per Zugdidi se ti è capitato di prendere il treno il giorno che è solo di seconda classe e ti è toccata l'ultima cuccetta dell'ultimo scompartimento dell'ultimo vagone. Sobbalzi e zaffate da Tbilisi a Zugdidi, otto ore per 360 chilometri.

All'arrivo, alle sei del mattino, ad attendermi in stazione ci sono Lorenzo Tavella, 49 anni, cremonese, capitano di fregata della Marina militare italiana, comandante in capo del contingente multinazionale inviato dall'Unione europea, e Alexandre Miklachevitch, 25 anni, caporale maggiore degli alpini, nato a Minsk da genitori bielorussi ma cittadino italiano.

 

Viso da ragazzo serio, statura da cestista, serietà e disciplina da Armata Rossa. «E uno dei nostri interpreti per comunicare con la gente del posto, una risorsa preziosa», lo gratifica il suo capitano.

 

A Zugdidi è acquartierato il contingente dell'Eumm (European Union monitoring mission) che pattuglia la frontiera della Georgia con l'Abkhazia. Frontiera interna, un pezzo di Georgia che, insieme all'Ossezia del Sud, non vuol saperne di far parte del Paese indipendente dalla Russia dal 1991. Due regioni autonome, pari al 20 per cento del territorio nazionale, che vogliono la piena indipendenza e la perseguono con l'appoggio dell'ex Santa Madre Russia. Difese perciò da Putin quando il presidente della Georgia Mikhail Saakshvili ha cercato di riprendersele ricavandone una disastrosa guerra durata dall'8 al 12 agosto di quest'anno, costata duemila morti ai russi e solo 200 alla Georgia che si è ritrovata però in casa 100 mila connazionali in fuga da Abkhazia e Ossezia, profughi che, sommati a quelli precedenti del 1993, fanno mezzo milione su una popolazione di appena quattro milioni e seicentomila abitanti.

 

Nel Paese che si proclama europeo, desideroso di aderire alla Ue e alla Nato, l'Unione europea ha mandato questa forza fatta di militari disarmati e civili esperti in cooperazione e diritti umani.

 

Il loro compito: sorvegliare e riferire a Strasburgo.

La giornata insieme ai soldati italiani inizia all'alba, nella reception del modesto alberghetto del comandante, con qualche biscotto intinto nel Nescafè. Gli altri militari alloggiano in diverse case di questa città di 60 mila abitanti a uno sputo dal confine abkhazo.

 

Sono 69 in tutto: 35 italiani, tra cui quattro civili del ministero degli Esteri, 25 tedeschi, cinque cechi e quattro lituani. Gli italiani, ufficiali o sottufficiali, sono avieri, marinai, alpini, paracadutisti e carabinieri.

 

Tavella viene dalla caccia ai pirati somali nel Corno d'Africa a bordo della nave «Etna». Ne avete presi? «No, però gli siamo corsi dietro».

 

Ex ala destra del Pizzighettone, compagno di calcio di Gene Gnocchi, evita la retorica della missione di pace.

 

Briefing alle 8. Oggi sarà un giorno speciale. Il contingente trasloca da una sistemazione di fortuna a una villetta affittata da privati a duemila euro al mese e verso mezzogiorno arriverà il nunzio apostolico Claudio Gugiarotti, ambasciatore della Santa Sede.

 

Dalla diga del fiume Inguri scenderemo fino al Mar Nero. Sarà pericoloso? «Dipende da quanto gli abkhazi hanno bevuto, a volte sparano in aria, ma se sono ubriachi non hanno la mira precisa». A Paculani, uno delle punte del Dirty Triangle, lo sporco triangolo dove gli affari della malavita si mescolano alle rivendicazioni nazionalistiche, un'esplosione ha mancato di poco gli italiani e un mese fa è stato ucciso un poliziotto georgiano.

 

«Un'altra volta ci siamo sentiti fischiare i proiettili vicino mentre eravamo fuori con la polizia e una pattuglia Onu».

 

Dispetti, minimizzano i militari. Per 30 lari, circa 15 euro, per mezza giornata affitto un taxi, che si infila tra i due autoblindo del convoglio.

 

Mi accompagna il comandante. Mettiamo i giubbetti antiproiettili nel bagagliaio della macchina. Da indossare nei check point dove qualcuno potrebbe non avere del tutto smaltito la sbronza.

 

Nei vari posti di blocco, neanche un chilometro separa le milizie abkhaze e ossete dalle forze speciali della polizia georgiana.

 

I militari ufficialmente se ne tengono fuori. Gli uomini delle avverse postazioni indossano la mimetica, senza distintivi né stellette.

 

Saliamo alla diga. La quarta più alta del mondo. Da lassù la vista sulla strada a serpentina che costeggia i precipizi è impressionante. I casermoni operai, costruiti all'epoca dell'Unione sovietica e occupati dai soldati russi fino a qualche mese fa, sono gusci vuoti. Prendiamo un tè insieme ai guardiani della diga in un hotel deserto e dall'atmosfera surreale.

 

Sui tavoli, da tempo immemorabile, ciotole di dolcetti a forma di noci. Crema mou foderata di pasta della consistenza del truciolato. Perché la diga non è stata bombardata? «Alimenta la centrale elettrica che si trova in territorio abkhazo, hanno bisogno l'una dell'altra».

 

Scendiamo a una chiusa adibita a postazione abkhaza. Gli italiani agitano le braccia in segno di saluto e puntano i binocoli. Nessuna risposta.

 

«È già un passo avanti, i primi giorni ci facevano segno di andarcene», chiosa con ottimismo Tavella. Marcello Leonetti, capitano dei carabinieri, scatta foto con la sua compatta e mostra gli ingrandimenti al comandante. Sotto un telo mimetico che a occhio nudo e dall'alto può sembrare la chioma di un albero c'è un Btr, sigla russa di blindato per il trasporto truppe.

 

«Un altro miglioramento, prima c'era un tank russo».

 

Gli uomini del contingente, oltre a non avere armi non hanno compiti esecutivi. Godono dello status di diplomatici, se vengono minacciati possono solo ripiegare. Sono esploratori del tasso di aggressività delle forze in campo. Lo misurano e inviano i rapporti al quartier generale di Tbilisi che li inoltra a Strasburgo.

 

Scendiamo a valle. Mucche al pascolo, coltivazioni di tè in parte trascurate, casette a due piani con balconate e merletti di legno, un po' dacia un po' chalet, il cielo azzurro e le cime innevate della prima catena del Caucaso a incorniciare un paesaggio d'impostazione svizzera. Piantagioni di noccioli a perdita d'occhio. Tremila ettari appartengono alla Ferrero di Alba. È da qui che proviene la famosa nocciola «tonda piemontese», ingrediente strategico della rinomata Nutella.

 

Break per il pranzo. Arriviamo alla villetta giusto in tempo per ricevere il nunzio apostolico. Veronese poco più che cinquantenne, carriera rapida, fama di uomo colto, conoscenza di cinque lingue tra cui il russo, barbetta da intellettuale, accento veneto e risata sempre pronta, monsignor Gugiarotti ha una verve che ricorda Papa Albino Luciani. Saluta tutti, parla con tutti durante il frugale pranzo in piedi, dove insieme al katchapuri, la focaccia al formaggio, l'equivalente nazionale della nostra pizza, non mancano gli spaghetti alla carbonara e quelli all'amatriciana. Parlo con Virginia Antonini.

 

Bionda, piccolina, sorriso aperto. Avvocato torinese, è uno dei quattro civili che affiancano i militari italiani. Lavora a stretto contatto con il comandante Tavella. Mi racconta che tra i soprusi più comuni e odiosi c'è il taglieggio dei pensionati georgiani. «Dall'Abkhazia vengono Zugdidi a ritirare la pensione e al posto di blocco gli impongono il pizzo per lasciarli passare: su un importo di 25 lari, ne devono pagare magari dieci all'andata e dieci al ritorno».

 

Riprendiamo la strada. A Rukhi bridge, il ponte costruito dal Genio stradale sovietico nel 1948, rivediamo il nunzio apostolico. Sul suo passaporto zeppo di visti non vuole quello dell'Abkhazia, riconosciuta solo da Russia e Nicaragua. Privilegio consentito. Dall'altra parte del fiume arriva una camionetta bianca dell'Onu con a bordo un prelato nero. I due uomini del Vaticano si salutano cordialmente, poi monsignor Gugiarottti, seguito dal suo segretario, sale a bordo. Con sé porta una valigetta lunga e nera, custodia perfetta per un'arma. Scherza: «Non è un Kalashinikov, è il mio pastorale». Restiamo a guardare il mezzo dell'Onu che varca il ponte e si allontana.

 

Facciamo sosta in un combinat, uno di quei mostruosi complessi che in epoca sovietica combinava appunto le abitazioni e i servizi sociali con una fabbrica, in questo caso la cartiera che forniva la carta per i quaderni di tutta l'Unione. Pullula di rifugiati. Una bambina sui dieci anni si avvicina al caporale maggiore Miklachevitch:

 

«Tu sei Alex!». L'ha riconosciuto perché ogni settimana il comandante e i suoi uomini vengono qui a giocare a calcio con la squadra dei profughi e di solito perdono. Lasciamo l'ex ala destra del Pizzighettone nel campo di calcetto a palleggiare con i ragazzi del posto mentre facciamo il giro degli edifici fatiscenti. Ci si appiccica un codazzo di povere donne e anziani che vogliono farci vedere in che condizioni vivono e ci chiedono quando arriveranno gli aiuti. Da 15 anni vivono nel fango insieme alle galline. Dal governo ricevono 28 lari al mese, da metà novembre sono senza luce.

 

«Spiegagli che siamo qui per raccogliere le loro lamentele, che non facciamo assistenza umanitaria», fa il tenente dei parà Salvatore Piazza, un piccolino di Palermo, al massiccio interprete Damiano Zamana, trentino, sergente maggiore degli alpini. Un attimo di sbandamento: come si dice monitorare in russo? Le spiegazioni sono lunghe e complesse, ma pazienti. «Gli aiuti umanitari seguono percorsi lunghi». Loro non capiscono. Ci portano a vedere le tubature guaste. «Che cosa ci portate di buono?», chiede un vecchio davanti alla baracchetta-emporio con frutta striminzita e bibite improponibili. «Su, facciamo un gesto concreto, compriamo qualcosa», taglia corto Piazza. Comprano sigarette. La tormentata visita si conclude con strette di mano e sorrisi.

La commozione trattenuta a stento prorompe quando incontriamo Gurgen Khorava, macilento maestro di balletto dai baffoni cosacchi, nella cadente Casa della cultura orfana dei fasti sovietici. Insegna danze tradizionali a una torma di bambini, maschi e femmine, dai tre ai tredici anni che si agita sull'impiantito di legno in un salone senza riscaldamento sotto gli occhi estasiati di poche mamme. Davanti a uno specchio che ricopre l'intera parete, i piccoli georgiani saltano e piroettano sulle punte mimando indiavolate movenze guerriere con grazia selvaggia. E anche questa è una rivincita, inaspettata e commovente, sul passato regime che non tollerava le tradizioni nazionali se non stemperate in contesti folcloristici dove tutte le repubbliche dell'Urss fossero equamente dosate. Applaudiamo con calore. Vogliono offrirci caffè e dolcetti. Loro a noi. Ce la filiamo per nascondere i lucciconi.

Ivano Sartori

 

 

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E' UN CAPITANO DELLA FOLGORE (183° Reggimento) UNO DEI TEAM LEADER DELLA MISSIONE ITALIANA IN GEORGIA

 

Giovedì, 25 Dicembre 2008

by webmaster

 

errico.jpg

 

UN CAPITANO DELLA FOLGORE INTERVISTATO DALLA GIORNALISTA MARISA INGROSSO ( per gentile concessione)

 

TBLISI - L’Italia partecipa alla missione Eumm (cioè European Union Monitoring Mission). 340 (ATTENZIONE: dato che si riferisce ai componenti di tutta la missione; gli italiani sono in tutto 40, 36 militari e 4 civili, vedasi il seguente link: http://www.difesa.it/NR/rdonlyres/903AE6B5...Avers2ott08.pdf ) i militari di Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri sparpagliati in quattro aree provinciali: Tblisi/Basaleti, Gori, Poti e Zugdidi.

 

Quest’ultima è zona-cuscinetto tra Georgia e Abkhazia, ovvero la regione della Georgia che, assieme all’Ossezia, s’è kossovariamente proclamata indipendente (ottenendo il riconoscimento di Stato autonomo da Russia e Nicaragua).

 

Responsabile del gruppo di «osservatori» di Zugdidi è il capitano della Brigata Paracadutista «Folgore», Francesco Errico (nella FOTO).

 

Capitano, da quanto tempo è in Georgia?

 

«Sono qui da circa tre mesi, precisamente, dal 23 di settembre, ed ho la responsabilità di un “monitor team”».

 

Quali sono i vostri compiti?

 

«Il nostro mandato - spiega il Errico (che ha alle spalle missioni in Kosovo, Albania e a Khartoum, in Sudan) - è incentrato sull’accordo in sei punti. In pratica dobbiamo verificare: il non ritorno all’uso della forza; che sia garantita la libertà di movimento per l’assistenza umanitaria e per i profughi “interni”; il definitivo stop alle ostilità tra le parti coinvolte nel conflitto di agosto eppoi che le forze armate georgiane ritornino dove erano prima del conflitto, così come quelle russe (ma questi ultimi ora sono andati via)».

 

«Poi c’è il sesto punto - dice il 32enne parà che, in Italia, presta servizio presso il 183° “Nembo” di Pistoia - Ma questa è la parte politica della missione e attiene alla stabilità lungo i confini tra le parti coinvolte (per la precisione, il sesto punto sancisce l’inizio di un dibattito internazionale sul futuro status di Ossezia del Sud e Abkhazia, e dei mezzi per garantire stabilità e sicurezza; ndr)».

 

«Noi siamo a Zugdidi, capoluogo della regione chiamata Samigrelo - spiega il capitano - È una zona di confine con l’Abkhazia (autoproclamatasi repubblica indipendente dalla Georgia) e da lì provengono i “profughi interni”.

 

Soprattutto quando, nel 1993, a causa della guerra, i georgiani che vivevano in Abkhazia scapparono in questa zona della Georgia senza però poter tornare sui loro passi (si parla di circa 250.000 georgiani che dovettero fuggire dalla secessionista Abkhazia, durante quella che viene ricordata come una “pulizia etnica” a danno dei georgiani; ndr)».

 

«Ora - continua il capitano Errico - dopo il conflitto di agosto, la libertà di movimento era limitata e il confine amministrativo tra Abkhazia e Georgia è diventato un vero e proprio confine in cui la libertà di movimento è controllata da ambo i lati».

 

Nell’area georgiana sotto la sua responsabilità ci sono stati combattimenti? Danni?

 

«La nostra zona non è stata particolarmente colpita dalla “guerra lampo” - risponde Errico - combattimenti sono stati soprattutto in Sud Ossezia. Qui c’era però una situazione di grande tensione. I russi sono arrivati e si sono ritirati l’8 di ottobre, un paio di settimane dopo il nostro arrivo. Non era affatto un paese devastato dalla guerra ma c’era grande tensione e il palpabile bisogno della popolazione di tornare alla normalità».

 

Da un punto di vista geopolitico come descriverebbe l’area di sua competenza?

«È Caucaso meridionale, è un luogo di confine. Un posto che definirei a metà tra l’Asia e l’Europa e dove ci sono enormi differenze da città, a città. Quella in cui vivo è un po' arretrata e la vita sociale subisce l’influsso di usi e costumi che erano vivi in Italia 20 anni fa».

 

Per esempio?

«La sera non c’è nessuno in giro. I locali pubblici sono pochissimi e frequentati da uomini o da famiglie, il sabato e la domenica. Non c’è un discopub o una discoteca. Mentre Tiblisi (la capitale della Georgia; ndr) è una città multietnica e molto viva, frutto della Storia di questo Paese. La Georgia, infatti, ha sempre avuto un ruolo particolare nella Storia del Caucaso del Sud. Ha sempre tentato di imporsi e Tiblisi è una grande città. Invece Zugdidi ha circa 108mila abitanti ed è inserita in un contesto rurale. Poche industrie, poco lavoro. Per capirci, ci sono mucche e maiali e oche che passeggiano per la strada principale. Anzi, uno dei più grossi problemi qui è che può capitare di trovare un toro per strada».

 

Da un punto di vista religioso come si caratterizza quest’area?

 

«Sono per lo più ortodossi - spiega il capitano Errico - e sono anche molto praticanti. La Fede è molto sentita».

 

Clima?

«Siamo a 30 km dal Mar Nero che è subtropicale, quindi è molto molto umido. Di giorno ci sono 15 gradi e di sera c’è un’escursione termica violenta, proprio a causa dell’umidità».

 

Come trascorrerete le Feste? Quali sono le tradizioni locali? Non è che a Capodanno festeggiano scaricando i kalashnikov contro il cielo?

 

«Noi lavoreremo ogni giorno, come sempre. Per la popolazione georgiana, poi, il Natale arriva la notte tra il 6 gennaio e il 7. Mentre a Capodanno si dovrebbe stare abbastanza al sicuro perché circolano meno armi di altrove e perché è comunque un Paese in cui lo Stato sovrano esiste, c’è la polizia in giro. Inoltre qui i locali chiudono a Capodanno, perché loro preferiscono stare in famiglia e mangiare delle cose pesantissime. La cucina tipica è tutta a base di uova, formaggio e carne cotta nelle nostre “pignatte”. Ovviamente zero olio d’oliva e enormi quantità di grassi».

 

Un’ultima domanda: secondo la sua impressione la popolazione ha realmente deposto le armi o questa è soltanto una breve pausa? Lasceranno libere Abkhazia e Ossezia di seguire il proprio destino di indipendenza o s’avverte il desiderio della loro riconquista?

 

«Il mio parere personale è che è indubbio che la popolazione patisce i russi. Questi sono arrivati qui, dal ‘91, e sono arrivati coi carriarmati. Quindi i georgiani ce l’hanno coi russi ma questi, almeno in quest’area, non hanno fatto del male alla popolazione che quindi non è, per così dire, "traumatizzata"».

 

«lo sono in campagna - spiega Francesco Errico - vicino al confine con l’Abkhazia e lì ci sono i russi e la milizia abkhaza. Così la gente, che fino a prima di agosto attraversava liberamente il confine, ovvero il fiume Inguri (il 14 agosto 1992, proprio la distruzione del ponte sul fiume Inguri da parte dell’esercito georgiano diede inizio alla guerra con l’Abkhazia; ndr), ora quando lo attraversa è come se dovesse andare in un’altra nazione. C’è il chek-point, da una parte e dall’altra. E ci sono soldati in giro».

 

errico2.jpg

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La Russia costringe l'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) a ritirare i suoi osservatori dalla Georgia.

 

Eccovi il link ad un articolo in francese:

 

http://www.lefigaro.fr/international/2008/...de-georgie-.php

 

 

P.S. Da non confondere la missione dell'OCSE (che durava dal 1992) con quella dell'Unione Europea, la EUMM.

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