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Cira: la prima navicella italiana esce dall'hangar

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Cira: la prima navicella italiana esce dall'hangar

 

(WAPA) - "Viene presentato alla stampa e alla comunità nazionale e internazionale, dell’industria e della comunità scientifica, l’Usv (Unmanned Space Vehicle) la prima navicella spaziale italiana, che nella giornata odierna esce dall’hangar in cui è stata assemblata per partire verso la base di lancio dalla quale compirà il suo primo volo.

Progettato dal Cira, questo primo prototipo è lungo 9,2 m per una larghezza di circa 3,7 m ed un peso di 1250 kg; la sua realizzazione ha richiesto all’incirca quattro anni di lavoro, dal 2002 al 2006. Il velivolo, un vero e proprio laboratorio volante, effettuerà il suo primo volo dalla base di lancio ’L. Broglio’ dell’Asi di Trapani-Milo, in una data compresa fra la metà di giugno e la fine di agosto del 2006 in funzione di adeguate condizioni meteorologiche: sganciato da un pallone stratosferico ad un’altezza di 25 km, subirà un’accelerazione per gravità fino ad una velocità massima di mach 2,5; la riduzione della velocità verrà poi assicurata da un sistema di paracadute che ne consentirà un ammaraggio in sicurezza ed il successivo recupero.

Nel frattempo, oltre a diverse problematiche tecnologiche di primaria importanza, il programma Usv sta studiando un secondo tipo di velivolo (laboratorio volante) che, basato sull’esperienza del primo, sarà in grado di studiare un modo innovativo per il rientro dall’orbita terrestre.

Le tecnologie di rientro, il volo ipersonico e la riutilizzabilità sono le principali prerogative dell’Usv, in linea con le caratteristiche dei nuovi aerospazioplani, che dovranno rispondere ad esigenze più complesse rispetto a quelle del passato: il volo nello spazio sarà, infatti, destinato senz’altro a scopi di ricerca, ma anche all’esplorazione dell’Universo e addirittura al turismo spaziale. Fra non molti anni il lancio di una navicella non costituirà più un evento sporadico, ma una quotidianità. Rispetto agli attuali velivoli spaziali, come lo Space Shuttle, le capacità operative dell’aerospazioplano saranno più simili a quelle della moderna aviazione civile, decollando e atterrando come un normale aereo da qualsiasi spazioporto.

Di qui la necessità di avere velivoli (come previsto nel programma Usv) riutilizzabili, al fine di ridurre i costi, rendendo al contempo più facile e rapido l’accesso allo spazio; ma anche con tutte le caratteristiche necessarie per minimizzare i rischi, in modo particolare quelli legati al momento più delicato del volo, ovvero quello del rientro (basti pensare alla tragedia dello Shuttle avvenuta nel 2002).

’Usv consentirà al Cira –ha dichiarato Gennaro Russo, responsabile del programma– di diventare l’unico Centro in Europa e probabilmente nel mondo in cui sarà completato quello che ci piace chiamare il triangolo della ricerca: contemporanea esistenza e sinergia tra simulazioni numeriche con i supercomputer, esperimenti negli impianti di terra come la Galleria al Plasma Scirocco, ed esperimenti con i laboratori volanti come l’Usv. In tematiche complesse quali il volo ipersonico ed il rientro atmosferico, il triangolo della ricerca è lo strumento di sviluppo tecnologico, progettazione e sperimentazione spaziale più avanzato che si conosca’.

L’Usv, consente all’Italia non solo di acquisire un ruolo di nazione leader in Europa nel settore dei lanciatori riutilizzabili ma anche di porsi come l’unico Paese, in alternativa agli Usa, ad avere un programma per la ricerca sugli spazioplani, con finanziamenti già disponibili. Il budget complessivo necessario allo sviluppo dell’intero Programma Usv è di 179 milioni di Euro, di cui 86,7 già finanziati da PROra (PROgramma nazionale di ricerca aerospaziale) e 80 da Pasn (Piano aero spaziale nazionale).

’Con il programma Usv l’Italia consegue una posizione di leadership rispetto agli altri Paesi europei acquisendo al contempo l’opportunità di prepararsi a giocare un ruolo rilevante e assolutamente primario in un futuro programma di sviluppo –ha dichiarato Sergio Vetrella, presidente del Cira – Inoltre le attività condotte nell’ambito del programma Usv, essendo sviluppate in sinergia con enti ed imprese nazionali portano significativi benefici alla ricerca e all’industria dell’aerospazio italiano’".

B-)B-)

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Ecco il razzo senza pilota che porta l’Italia nell’iperspazio  - di Eleonora Barbieri - 

 

Eleonora Barbieri

 

È la prima navicella spaziale italiana: dopo quattro anni di lavoro l'Usv-1 è pronto al volo, che avverrà in estate dalla base di Trapani Milo. Il velivolo, realizzato dal Centro di ricerche aerospaziali di Capua è il primo prototipo dell'Unmanned space vehicle, il veicolo spaziale senza pilota: nel suo futuro ci sono i lanci orbitali e i voli ipersonici intercontinentali, a una velocità di 8-10mila km/h, oltre dieci volte quella degli attuali aerei civili. Roma-New York in due ore,  superando l'atmosfera in un continente e rientrando dall'altra parte, in assoluta sicurezza.

«Più che un velivolo è un laboratorio volante - racconta Sergio Vetrella, presidente del Cira e dell'Asi, l'Agenzia spaziale italiana - utile per una serie di esperimenti in termini aerodinamici, di struttura e, soprattutto, per quanto riguarda le tecnologie di rientro in atmosfera». L'obiettivo è un mezzo il più possibile manovrabile, che riesca a «volare» durante il rientro, la fase più difficile e pericolosa,  anziché «cadere come una pietra», come nel caso dello shuttle.

Il lancio di quest'estate - che sarebbe dovuto avvenire già in gennaio, in Sardegna, ma è stato cancellato perché la Regione non ha dato il permesso - è un primo passo in questa direzione: l'Usv-1 volerà da una quota di 25 chilometri, sganciato da un pallone stratosferico; dopo una prima accelerazione, dovuta alla forza di gravità (il prototipo non ha motore), si apriranno i paracadute e il velivolo atterrerà in mare, per essere poi recuperato e riutilizzato in altri quattro voli. «Il cuore della missione è nei due minuti di manovra transonica - spiega Gennaro Russo, responsabile del programma -, un momento delicato, vicino alla velocità del suono, in cui il computer di bordo dovrà dimostrare la capacità di adattamento alle condizioni ambientali». I dati registrati durante il volo (l'Usv è dotato di oltre 500 sensori) saranno inviati direttamente a terra, per essere poi analizzati: «Per quanto riguarda la fase transonica, gli elementi teorici a disposizione sono sempre troppo pochi - continua Russo -,  perché è un passaggio denso di irregolarità: il volo ci aiuterà ad acquisire maggiori informazioni proprio in questo senso». La scelta del pallone stratosferico è dovuta soprattutto a ragioni economiche: in totale il lancio dalla base di Trapani Milo costerà un milione di euro, mentre per l'intero programma Usv saranno necessari 179 milioni, di cui 86 già finanziati dal Programma nazionale di ricerca aerospaziale.

Fra pochi mesi all'Usv-1 si affiancherà un gemello e la coppia sarà impegnata in una serie di test,  fino a fine 2007. I primi lanci serviranno a studiare la fase finale di un futuro rientro in atmosfera; per i primi voli orbitali e sub-orbitali bisognerà aspettare il 2011, quando sarà pronto l'Usv-X, modello dotato di un motore di nuova generazione, a propulsore liquido, che sarà realizzato dall'Asi e testato al Cira: «Stiamo lavorando anche con i russi, ma ci vorranno almeno quattro anni - spiega Vetrella - e poi bisognerà integrare l'Usv a bordo del lanciatore europeo Vega». Il futuro Usv-X rientrerà in atmosfera a una velocità di 20mila km/h, dieci volte la massima attuale e una delle sue caratteristiche, oltre alla manovrabilità, sarà l'utilizzo di materiali innovativi: «Il naso del velivolo sfrutta il diboruro di zirconio, per garantire la protezione termica - spiega Russo -. È un ambito di ricerca in cui siamo particolarmente attivi: puntiamo a ottenere materiali in grado di sopportare temperature fino a 2000°C, contro i 1600 gradi tollerati dallo shuttle».

La sperimentazione ha un obiettivo più lontano: i voli transatmosferici,  da un oceano all'altro, a velocità ipersonica, riducendo rischi e tempi di trasporto. Quando? «Non prima di 15 anni. L'ipersonico è un'evoluzione naturale della tecnologia aerospaziale - afferma Vetrella -. L'importante è avere il coraggio di rischiare, di credere in quelli che, in un primo momento appaiono soltanto sogni irrealizzabili. Anche l'Usv sembrava un sogno, fino a pochi anni fa».

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si infatti è un bel progresso, ma perchè hai postato due volte lo stesso articolo?

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Mi sembra la dimostrazione che la ricerca in Italia va avanti, ed è anche ben finanziata, nonostante quello che hanno detto in molti negli ultimi mesi...

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Voli orbitali e sub-orbitali entro il 2011 non è male nel nostro piccolo, no Gianni ? :blink:

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Ospite staffo
Mi sembra la dimostrazione che la ricerca in Italia va avanti, ed è anche ben finanziata, nonostante quello che hanno detto in molti negli ultimi mesi...

... non concordo... spesso anche chi lavora a questi progetti vive nel precariato; non ho studiato troppo l'argomento ma avevo visto quelle puntate di "W L'Italia" andate in onda su raitre che trattavano bene questi argomenti

 

apparte questo sono sempre fiero che l'Italia fa la sua parte nelle missioni spaziali

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cane e gatto...

forse mi è sfuggito il dato ma quanto dovrebbe durare il volo?

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Gianni se la ricerca va avanti in Italia non è certo merito dello stato, di qualsiasi colore sia, per il semplice motivo che la ricerca non è un investimento remunerativo in termini di elettorato visto che da i suoi frutti a medio-lungo termine.

Allora il politico Italico pensa "perchè devo fare sta cosa se poi i frutti li raccoglie quell'altro lì?" e così si continua questo circolo vizioso....finchè rimarrà in piedi la baracca!

Il fatto è semplice: a qualsiasi ricercatore in Italia conviene emigrare primis negli States, dove vengono finanziati e pagati in maniera degna, non come da noi.

Così i ricercatori, la cui formazione è costata allo stato quasi un miliardo di vecchie lire, vengono ceduti all'estero che ringrazia applaudendo e noi rimaniamo sempre infinocchiati.

Se poi si riesce a fare qualcosa è grazie a quei ricercatori che tenacemente resistono per amore del nostro paese e che perdono più tempo a cercare fondi di quanto non ne destinino alle loro ricerche.

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magari ci fosse anche qualche mecenate!

negli usa ci sono pure quelli!

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Mecenate...non credo, ognuno lo fa per il suo tornaconto.

A proposito secondo me il problema principale dell'italia è la mentalità bancaria che investe solo in presenza di un garante e non sulle idee come succede in America.

Lì gli istituti bancari rischiano e guadagnano di più mentre qui non ti danno un centesimo se non hai un garante o proprietà sufficenti a compensare il prestito.

A mio parere questa mentalità è una delle principali resistenze che blocca la crescita economica.

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forse con la concorrenza che si sta creando le banche cederanno tra un po.

beh, forse mecenate non è la parola giusta, comunque intendevo gente ricca che investe per la ricerca, ok, quasi sempre per tornaconti personali.

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Si, però così aiutano la collettività, questo è lo spirito capitalista.

Il problema è che qui in Italia siamo sempre per le vie di mezzo e non si è mai creato un vero modello capitalista, ostaggio dello statalismo sfrenato prima e dei monopoli, creatisi con le statalizzazioni selvagge degli anni novanta, oggi.

Purtroppo gli Henry Ford nascono una sola volta.

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Ospite staffo
Gianni se la ricerca va avanti in Italia non è certo merito dello stato, di qualsiasi colore sia, per il semplice motivo che la ricerca non è un investimento remunerativo in termini di elettorato visto che da i suoi frutti a medio-lungo termine.

Allora il politico Italico pensa "perchè devo fare sta cosa se poi i frutti li raccoglie quell'altro lì?" e così si continua questo circolo vizioso....finchè rimarrà in piedi la baracca!

Il fatto è semplice: a qualsiasi ricercatore in Italia conviene emigrare primis negli States, dove vengono finanziati e pagati in maniera degna, non come da noi.

Così i ricercatori, la cui formazione è costata allo stato quasi un miliardo di vecchie lire, vengono ceduti all'estero che ringrazia applaudendo e noi rimaniamo sempre infinocchiati.

Se poi si riesce a fare qualcosa è grazie a quei ricercatori che tenacemente resistono per amore del nostro paese e che perdono più tempo a cercare fondi di quanto non ne destinino alle loro ricerche.

concordo pienamente

 

 

 

 

  Si, però così aiutano la collettività, questo è lo spirito capitalista.

 

qui un pò meno

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A parte che piace molto anche a me, ho la raccolta del coro dell'Armata Rossa in due CD e lo ascolto davvero spesso, comunque non andare così OT.

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beh è ora scossa che nasca un altro ford...

dunque quanto dovrebbe durare il volo?

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Dopo il lancio di Castore avvenuto nel Maggio del 2007 (con conseguente impatto al suolo non voluto) sono stati ricavati importanti dati sulla velocità a quanto ho capito ultra sonica...ieri il gemellino Polluce ha volato a velocità transoniche da un altitudine di 24km fino a d ammarare al largo del Poligono Interforze del Salto di Quirra, il tutto per studiare i flussi aerodinamici che si sviluppano in quel frangente.

 

Un articolo da Difesa News:

 

Domenica 11 Aprile, presso l’aeroporto di Tortolì (OG), è stata effettuata la missione della navicella senza pilota ‘Polluce’ del Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (CIRA). Il CIRA, Ente dell’Agenzia Spaziale Italiana, si è avvalso della collaborazione del Poligono Interforze del Salto di Quirra (PISQ) di Perdasdefogu (OG) per gli aspetti riguardanti la sicurezza della missione.

Il volo della navicella ‘Polluce’ è stato infatti condotto nelle aree operative controllate dai radar e dai sistemi ottici del PISQ. I militari del Poligono hanno quindi garantito il controllo dello spazio aereo e del tratto di mare interessati dall’importante e complessa missione aerospaziale, in modo che nessun velivolo interferisse col volo del ‘Polluce’ e che non fossero presenti imbarcazioni nella zona di ammaraggio. L’Ufficio Meteorologico di Perdasdefogu ha inoltre fornito dati fondamentali per la decisione di effettuare la missione, mentre la 672a Squadriglia elicotteri ha garantito la presenza di un equipaggio pronto al decollo qualora necessario per motivi operativi e di sicurezza.

 

La navicella, portata a una quota di 24 Km. da un pallone aerostatico, ha successivamente compiuto una discesa a velocità ultrasonica trasmettendo alle apparecchiature a terra dati utilissimi per lo studio dell’inviluppo di volo dei mezzi che attraversano l’atmosfera terrestre di rientro dallo spazio. Il ‘Polluce’ ha concluso il suo volo frenato da un paracadute e ammarando, per poi essere recuperato da unità navali della Marina Militare.

 

Il Poligono Interforze del Salto di Quirra ha ancora una volta contribuito alla realizzazione di un importante progetto dell’industria aerospaziale italiana, mettendo a disposizione i propri mezzi e la professionalità dei propri militari.

 

lancio_usv.jpg

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