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vorthex

Veleni di Stato

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sono arrivato a questo blog (non il solo, sulla rete) dove si tratta questo tema, andandomi a rileggere i fatti del Disastro di Bari.

ovviamente, va preso tutto con le molle (si parla anche delle fantomatiche testate nucleari affondate dai sovietici nel Golfo di Napoli e mi pare che lo stralcio di Rainews24 sia di Torrealta) ma, vista la confermata presenza di tali ordigni nelle vicinanze del porto di Molfetta e visto che le operazioni di scarico in mare di munizionamento a caricamento speciale, dopo la WWII, sono cosa nota, non credo che ci si trovi davanti ad una boiata dei soliti noti, anche perchè il saggio di Di Feo ha avuto molto clamore mediatico, anche nelle istituzioni militari.

 

http://blog.libero.it/velenidistato/view.php?reset=1&id=velenidistato

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Ho letto il libro di De Feo, "Veleni di Stato" edizioni BUR, circa un anno fa.

 

Da fare rizzare i capelli in testa!

 

Vado a memoria, perché non ho il libro sotto mano.

 

Si parte con la descrizione dello sviluppo delle armi chimiche sotto il regime fascista, poi utilizzate nelle campagne africane del regime.

 

Il centro studi più importante era al centro di Roma, con laboratori anche alla Sapienza. I centri industriali che poi svilupparono sono poi rimasti nella storia della industria chimica italiana: Cengio (la famigerata Acna di Cengio nacque producendo armi chimiche), Rho, Melegnano, Pieve Vergonte, ecc., con strascichi di inquinamento lasciati ancora oggi sul territorio.

 

Il libro accenna alle prove fatte, negli anni '30, sul litorale laziale quando, durante delle esercitazioni, con centinaia di bombardieri vennero provati i sistemi di dispersione delle armi chimiche aerotrasportate (fortunatamente con sostanze innocue), al fine di vedere la capacità di dispersione delle sostanze nell'aria.

 

Si parla poi diffusamente del più grande attacco batteriologico fatto nella storia. Nel '44 le pianure dell'Agro Pontino, da poco bonificate, vennero allagate dai soldati tedeschi in ritirata, al fine di mettere in difficoltà l'avanzata delle truppe alleate. Si riformò nuovamente in poco tempo la malaria e grosse quantità di germi vennero sparse sul territorio. Oltre a ciò l'esercito tedesco sequestrò e portò via tutte le scorte di medicinali antimalarici. E' stato stimato che circa centomila persone siano morte a causa della malaria a causa di questa operazione.

 

Sempre durante la guerra, accadde a Bari uno dei più gravi disastri chimici della storia. Segretamente, una nave americana carica di iprite approdò al porto di Bari. Peccato che subito dopo l'arrivo il porto fu attaccato da bombardieri tedeschi. La nave saltò per aria e i bidoni di iprite si squarciarono e contaminarono l'area portuale. Dato che l'approdo della nave doveva rimanere segreto, non fu rivelato per lungo tempo quali fossero le sostanze chimiche trasportate dalla nave, e conseguentemente i medici non poterono portare ai feriti le cure opportune. L'unica fortuna del caso fu che i venti spiravano quel giorno verso il mare e quindi non tutta la città fu raggiunta dai malefici miasmi. Data l'urgenza di mettere in sicurezza il porto, gli americani non fecero di meglio che raccogliere i molti fusti finiti sott'acqua nel porto e portarli un poco più largo. Mi pare di ricordare che l'area fu bonificata molti anni più tardi dalla Marina Italiana.

 

Finita la guerra si presentò il problema di cosa fare delle armi chimiche italiane e alleate rimaste. Dato che era troppo pericoloso trasportare questi veleni, in molti casi fu deciso di prendere i fusti e buttarli in mare. Vicino a Ischia, nel mare si trova un cimitero di questi fusti (migliaia e migliaia), triste ricordo della guerra. Ma anche altri sono i luoghi dove furono gettati questi fusti micidiali. I biologi che studiano il mare e che si avvicinano a queste aree trovano spesso fauna ittica deforme, in quanto i fusti dopo anni trascorsi in acqua salata ormai si stanno corrodendo. O per non parlare dei molti pescatori che gettando le reti hanno pescato bombe chimiche che si sono aperte quando estratte dall'acqua. Il problema è: ora che cosa si può fare?

 

Sempre negli anni ' 90 ci fu l'ultimo morto (o ferito, non ricordo) quando un ciclista, pedalando in un bosco, finì in una strana nuvola che lo straziò. Qualche giorno dopo, all'ospedale si presentò un ufficiale dell'esercito spiegando che mentre stavano cercando di mettere in sicurezza in un'area riservata dei bidoni di questi micidiali sostanze chimiche, si era riversata nell'aria una parte di queste sostanze, disperdendosi nel bosco. Purtroppo il malcapitato si trovò nel posto sbagliato al momento sbagliato.

 

Il segreto delle armi chimiche è stato svelato dal generale Corcione nel 1996, allora ministro della difesa con il governo Dini. Si alzò così il velo su uno dei segreti militari italiani maggiormente custoditi della guerra fredda.

 

Indubbiamente è un libro da leggere e tenere nella propri biblioteca. Ma il libro è destinato solo a stomaci molto, ma molto forti.

 

 

A proposito delle testate nucleari affondate a Napoli, mi sembra strano. Americano e russi hanno sempre smosso mari e monti per recuperare le testate perse...

Edited by zander

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Si, ma l'ha detto qualcuno che erano effettivamente "perse"? I sovietici o qualche loro amico avrebbero anche potuto seminarne un paio al largo del porto, pronte per essere fatte saltare qualora la situazione l'avesse rischiesto.

La follia umana non conosce limiti. I sovietici facevano esercitazioni nucleari a fuoco reale in "poligoni" nelle Repubbliche dell'Asia centrale come il Kazakistan e non dicevano un piffero a nessuno. Ancora oggi da quelle parti ci sarebbero enormi aree di territorio dove è molto meglio non andare.

Riguardo ai gas e ai biologici non ne parliamo neanche: è dai tempi dei tempi che si catapultavano in territorio nemico ratti e vacche morti di antrace, vaiolo, peste bubbonica, tifo petecchiale e chi più ne ha... L'iprite e le mostarde azotate furono estesamente impiegate nella prima guerra mondiale e nelle "guerre coloniali". C'è sempre qualche malato di mente che pensa come sterminare il genere umano con simili mezzi, senza pensare che i virus e i gas non distinguono tra i colori delle uniformi, ma uccidono tutti. Ci dev'essere qualche tara mentale alla base di tutto questo, una malattia del cervello, con un sottofondo suicida aggiungerei.

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Si, ma l'ha detto qualcuno che erano effettivamente "perse"? I sovietici o qualche loro amico avrebbero anche potuto seminarne un paio al largo del porto, pronte per essere fatte saltare qualora la situazione l'avesse rischiesto.

 

Guarda, mi sembra strano. Posare delle testate atomiche davanti ad un porto di una grande città è quasi da dichiarazione di guerra immediata.

I sottomarini nucleari sono sempre stati il deterrente nucleare più infido, in quanto molto difficili da rilevare ed in grado di trasportare enormi potenziali bellici. Le testate erano molto più al sicuro e molto più efficienti a bordo di un sottomarino piuttosto che depositate sul fondale del mare.

 

Non conosco l'episodio, se non quanto letto nel blog, ma mi sembra molto strano.

O quanto meno, mi auguro che si tratti solo di una bufala.

 

 

I sovietici facevano esercitazioni nucleari a fuoco reale in "poligoni" nelle Repubbliche dell'Asia centrale come il Kazakistan e non dicevano un piffero a nessuno. Ancora oggi da quelle parti ci sarebbero enormi aree di territorio dove è molto meglio non andare.

 

Le esplosioni nucleari le hanno fatte in tanti, non solo i sovietici. Tanto per ricordare, quando i francesi facevano i test atomici nel Sahara, nel sud Italia arrivavano con il vento del deserto le sabbie radioattive, con valori di radiazione superiori ai rilevamenti fatti in occasione dell'incidente di Chernobil.

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no ma i famigerati "siluri nucleari persi", sono notoriamente una boiata. li avevo citati per "avvertire" che il blog non è "serissimo", non per altro.

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tutto ciò mi pare un colossale minestrone che mescola cose note e risapute (il bombardamento di Bari, oggetto anche di un corposo articolo su Storia Militare di qualche anno fa) con leggende metropolitane belle e buone (le atomiche al largo di Napoli....)

 

Sulle esplosioni nucleari 'live', che come giustamente detto da Zander sono state fatte da tutti (USA in primis, e in rete sono ben note le immagini di soldati seduti a terra con la testa fra le ginocchia e il fungo sullo sfondo). Sui test francesi in Algeria, che hanno provocato un numero ancora non certo di morti, rimando ad un esaustivo articolo apparso su Storia Militare un paio di mesi fa, ove si parla espressamente di soldati francesi morti dopo pochi mesi.

 

Nulla di nuovo.

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non mi pare che gli sversamenti di munizionamento chimico in acque litoranee siano "nulla di nuovo"...

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su rid c'era un articolo scritto da due uff.li spe che illustrava il punto sull inertizzazione delle armi chimiche presenti sul territorio italiano , se lo ritrovo vi riporto un sunto

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non mi pare che gli sversamenti di munizionamento chimico in acque litoranee siano "nulla di nuovo"...

 

 

Vorthex, non esserne personalmente a conoscenza, non vuole dire che non si sapesse....

 

http://www.rifiutiebonifica.puglia.it/bonifica/images/cetli_%20briefing%2013%20novembre%202009%20sola%20lettura.pdf

 

http://www.rifiutiebonifica.puglia.it/bonifica/index.php?option=com_content&view=article&id=2:obiettivi-del-piano&Itemid=2

 

C'è un dossier dell'Istituto per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare (Icram), che rappresenta il risultato di due anni ('98-99) di indagini in mare e di campionamento e analisi delle acque e dei pesci. L'area prescelta è il tratto di mare esteso 10 miglia nautiche che si trova a 35 miglia al largo di Molfetta

 

http://www.biografiadiunabomba.it/dinicola.html

 

http://www.rifiutiebonifica.puglia.it/bonifica/Piano%20car%20Basso%20Adriatico.pdf

 

oltre, ripeto, ad articoli apparsi da anni sulla stampa storica e specializzata.

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è la stessa documentazione che si cita sul blog o nella videoconferenza (il video di 2ore e 45, per intenderci), rigurardante il basso adriatico e monfalcone che, come già detto, sono "cosa nota" (a Molfetta si stanno divertendo un sacco a quanto pare, visto che l'ampliamento del porto è sottoposto alla bonifica del materiale bellico).

i 4 link, però, non parlano degli altri due presunti siti di scarico e la MMI dice di aver bonificato un altra zona del Golfo di Napoli e non è in grado di assicurare che tale bonifica sia stata totale.

 

quindi, stringendo all'osso, è l'opera di Di Feo ad essere imprecisa, vi è una mancanza di comunicazione tra le realtà locali e quelle centrali o davvero non si sa?

non è una domanda complottistica... è giusto per capire.

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Di Feo ha, a mio avviso, il pregio non piccolo di avere riunito, il più possibile, le informazioni.

 

Il difetto, di avervi inserito roba che è complottismo puro, come la storia delle atomiche, o la malaria nell'Agro Pontino del 44\45, dovuta non certo a 'guerra batteriologica', ma a fattori molto più naturali, come l'abbandono delle culture:

 

http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/schede/malaria.htm

 

http://www.cassino2000.com/sezioni.php?action=content&idsezione=81&cat=Il%20fronte%20di%20Cassino

 

con i 'centomila morti' che sono 300. Centomila morti sarebbe stata, in una zona come l'agro pontino, equivalente alla peste nera.

Edited by madmike

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Di Feo ha, a mio avviso, il pregio non piccolo di avere riunito, il più possibile, le informazioni.

 

Il difetto, di avervi inserito roba che è complottismo puro

 

Ho ripreso in mano il libro.

 

Di Feo ha consultato fonti americane, inglesi, tedesche ed italiane. In particolare ha consultato i National Archives di Londra, che raccolgono tutti gli archivi militari, inclusa la documentazione classificata come segreta e da poco declassificata. Il dossier WO188/685 contiene i file sulle armi biologiche italiane raccolte dagli agenti speciali americani ed inglesi. Quindi si presenta come un lavoro originale e documentato.

 

 

Il difetto, di avervi inserito roba che è complottismo puro, come la storia delle atomiche

 

Il libro non ha mai accennato alla vicenda delle atomiche nel golfo di Napoli. Ne ha parlato il blog che ha dato origine a questo thread.

 

 

 

Veniamo alla vicenda della malaria.

 

Tra la fine del 1943 e l'inizio del 1944 un nucleo di specialisti tedeschi di guerra batteriologica scatenò l'unico attacco di questo tipo mai attuato in Europa, nelle province di Latina e Caserta, dove le truppe americane cominciarono ad ammalarsi, creando enormi disagi. Il problema colse di sorpresa gli Alleati proprio quando la testa di ponte nel Lazio era isolata sotto l'attacco dell'esercito tedesco. Gli alleati dovettero potenziare le strutture sanitarie e lanciare una massiccia campagna di profilassi.

 

La recrudescenza malarica fu molto sospetto fin da subito. La malaria era stata debellata in quelle aree: come era possibile che fosse ritornata e si fosse diffusa così rapidamente? Dopo la bonifica fatta dal regime fascista, esistevano solo insetti innocui nella regione. Chi reinserì quegli insetti nella zona e come mai si diffusero tanto rapidamente?

Gli indizi furono raccolti all'inizio del '44. L'intelligence scoprì che il prof. Eric Martini, professore ad Amburgo di entomologia, un'autorità mondiale in malattie tropicali, era stato inviato in Italia nel novembre 1943 ed aveva visitato il fronte di Anzio. Fu lui la mente dell'operazione di reinserimento della malaria. L'esercito americano seppe dalla popolazione che i tedeschi avevano sabotato le infrastrutture (canali, dighe, ecc.) che consentivano di tenere salubre le zone bonificate. All'epoca la "pistola fumante" contro Martini non fu trovata, anche se pesanti indizi furono trovati contro di lui e già era stato inserito nell'elenco dei criminali di guerra. Le prove contro Martini sono state trovate sessant'anni dopo e descritte in una ricerca specializzata di Frank Snowden, che ha pubblicato in Italia "La conquista della malaria", Einaudi 2008. Il professor Enzo Mosna, che contribuì a debellare la malaria, avendo capito le intenzioni dei tedeschi, scrisse alle autorità tedesche a Roma: "L'esercito tedesco ha raggiunto i suoi obiettivi, non create danni permanenti alla salute della poplazione. Rispettate le leggi e le consuetudini di guerra". Non fu ascoltato. Inoltre, come ho già scritto, i tedeschi requisirono tutte le scorte di farmaci antimalarici (oltre 100 t), lasciando il Lazio completamente sguarnito.

 

I numeri:

in provincia di Latina nel 1940 ci furono 572 ricoveri per malaria. Nel 1944 54929, l'anno successivo, nonostante la fine dei combattimenti 42712; nel 1946 (la guerra è finita) 29000 ricoveri. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, nel Lazio le vittime di malaria furono 112000 solo nel 1944.

 

Per contrastare la malaria, gli americani inondarono i territori infestati di DDT. Ormai la malaria si era propagata in molte regioni della penisola. In provincia di Latina la malaria fu debellata nel 1949. Nell'ultima area italiana la malaria fu debellata definitivamente solo nel 1965.

 

Ma ricordiamo che a Napoli il DDT fu spruzzato direttamente sul corpo degli abitanti di interi quartieri per eliminare i parassiti che stavano diffondendo altre malattie. Solo succeessivamente si seppe che il DDT poteva avere effetti cancerogeni. Quindi oltre ai danni della malaria occorre tenere in conto anche delle malattie causate negli anni dal DDT.

 

 

Questione delle discariche di armi chimiche.

 

In realtà le discariche di materiali tossici sono molti più numerose di Napoli o Molfetta, e la maggior parte del materiale giace là dove fu scaricata decenni fa. Le bonifiche sono state fatte là dove vi era pericolo immediato per la popolazione.

 

Ho ripreso in mano il libro e cito:

 

- nel mare davanti a Pesaro giacciono sul fondale 4300 grandi bombe tossiche tedesche, per 1316 tonnellate di testate all'iprite.

 

- nel golfo di Napoli in una fossa marina, davanti all'isola di Ischia, si trovano decine di migliaia di bombe chimiche.

 

- Per rendere l'idea di cosa c'è sotto i mari italiani, il libro ricorda che nel 1996 la Marina militare italiana ha avviato una bonifica di un'area di 250000 metri quadrati nel basso Adriatico. Il COMSUBIN, a cui era stata affidata la missione, a fine 2009 ha rastrellato 68000 bombe.

 

- ad oggi 232 pescatori di Molfetta sono stati attaccati dai gas pescati dal fondale.

 

- gli esperti dell'ICRAM nel 1999 hanno rivelato una situazione agghiacciante: molti pesci del basso Adriatico sono soggetti a deformità e tumori. I fusti rimasti nel mare piano piano si sanno sfaldando. Sono pesci che poi finiscono nei nostri piatti.

 

 

Ma la situazione sul suolo italiano non è migliore. Il terreno delle fabbriche dove sorgevano quelle fabbriche è rimasto contaminato e sono stati ripuliti solo in parte.

Teniamo in conto che subito dopo la guerra venne stesa una cortina di ferro sul destino e sulla produzione delle armi chimiche italiane. Quindi in poco tempo fu smarrita la memoria delle sostanze prodotte negli stabilimenti che sorgevano su quei terreni. E parliamo di :

Rho, Melegnano, Cesano Maderno, Pieve Vergonte, Rumianca di Carrara, Cengio, Bussi, Torino, Varese, Milano, Vado Ligure, Varedo, ecc.

 

A Bussi, sulle rive del fiume Pescara, che disseta metà Abruzzo, l'eredità dell'industria delle armi chimiche è stata scoperta solo nel 2007: nell'area di una grande fabbrica di iprite (3000 testate prodotte) è spuntata la più grande discarica clandestina di rifiuti tossici d'Europa. Si tratta di 240000 metri cubi di scarti micidiali della produzione di quelle bombe, nascosti nel dopoguerra. E chissà quali altre porcherie contiene.

 

L'incidente del ciclista avvenne sul Lago di Vico. Lì vicino c'è un centro dell'esercito che custodiva parte delle armi chimiche italiane della seconda guerra mondiale: 150 tonnellate di iprite mescolata ad arsenico (oltre ad altra robaccia...).

 

In altri siti le bombe sono tuttora là dove furono sganciate.

 

 

Per concludere: il libro è ben documentato e realizzato.

Però quando ho voltato l'ultima pagina non ho potuto non provare un senso di vertigine di fronte all'ampiezza dell'orrore di quanto raccontato.

Ripeto: è un libro che consiglio caldamente, non costa molto e riassume molte verità storiche di una vicenda storica poco nota.

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Guarda, con tutto il rispetto: la storia della malaria è, davvero, una bufala colossale.

 

Ma lo dicono i numeri stessi: 50000 ricoveri, e 112000 vittime???

 

L'Italia ha avuto, in tutta la guerra, 130.000 vittime civili accertate. Da bombardamenti ecc ecc.

 

e 112000 nel Lazio per la Malaria?

 

La mortalità della malaria, in pazienti non immuni e non trattati, puo' arrivare al massimo al 20%

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Malaria#Curiosit.C3.A0_storiche

 

il che vorrebbe dire, almeno, 7\800.000 infettati, e nessuno trattato a dovere, e nessuno immune naturalmente. Peraltro, la malaria era ben diffusa in Italia, e le bonifiche dell'agro Pontino avevano ridotto il fenomeno, ma non certo eliminato: nel 1937 i casi erano ancora 108.480 e i morti 1.032.

 

Attenzione: mortalità 1%: se applichiamo i morti di De Feo a questa statistica nazionale, abbiamo almeno 1.200.000 contagiati. Roma, nel periodo fascista, aveva un milione di abitanti, erano tutti malati?

 

Peraltro, se invece di parlare di non meglio identificati rapporti De Feo leggesse quanto disponibile (e ufficiale...) da anni, ovvero

 

http://www.iss.it/BF6AAC98-247D-4097-A22E-549C0F235660/FinalDownload/DownloadId-E11E7287BE3A8A7381B57B5E5CE44690/BF6AAC98-247D-4097-A22E-549C0F235660/binary/publ/cont/quaderno_5_malaria_xweb.pdf

 

questo rapporto dell'Istituto Superiore della Sanità sulla Malaria, scoprirebbe che gia dal 40, la profilassi antimalarica subì delle difficoltà dovute alle restrizioni di carattere economico che interessavano tutto il paese.

 

La recrudescenza della malaria nella zona, che comunque ci fu ed è accertata anche nei siti che ho postato, era dovuta invece al ristagno dell'acqua nei crateri delle bombe, dei canali non più trattati, e cosi' via, ma anche dall'allagamento che dall'ottobre 1943 i tedeschi iniziarono a fare, a scopo bellico (ostacoli, non guerra batteriologica) nell'agro pontino.Erich Martini, come si evince da pag. 39 del suddetto rapporto, fu inviato per una valutazione sui possibili danni derivati dall'allagamento dei terreni bonificati. Ma il problema fu che durante la ritirata, i tedeschi fecero saltare (sempre per meri motivi militari) oltre 50.000 mine, radendo al suolo oltre alle idrovore (indispensabili per eliminare gli allagamenti) anche vari edifici civili. Tattica della terra bruciata sempre messa in atto, e che nulla ha a che vedere con la 'guerra batteriologica'.

 

Inoltre, risulta chiaro che dopo due anni di completo abbandono delle opere idrauliche (e basterebbe avere letto 'Canale Mussolini' di Pennacchi, per capire quale era lo stato della zona durante la guerra, con i maschi adulti per lo più mandati in guerra o in servizio, e impossibilitati alla ordinaria manutenzione) avevano provocato una recrudescenza della malaria.

 

Tutte cose, come detto, arcinote e che è vergognoso presentare come 'guerra batteriologica'.

 

A pagina 42\43 del rapporto di cui sopra, vi sono le tabelle con i casi trattati e i decessi.

 

I primi, sono 180.277 complessivamente (82007 a domicilio, 98270 in ambulatorio)

 

I secondi, sono 299 nella provincia di Latina (quella interessata) nel 44\45\46.

 

Sul DDT, meglio stendere un velo pietoso: e' stato vietato in Italia nel 1969, parlare di 'morti da DDT' per quanto sparso dagli alleati (peraltro, se la zanzara anofele è stata debellata in Maremma lo si deve agli americani) è un insulto all'intelligenza.

 

Su tutto il resto, invece, non entro nel merito: certo è che se la ricerca è stata fatta con la stessa serietà, stiamo freschi.

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Il documento dell'ISS che hai linkato è estremamente interessante e molto ben documentato. L'ho letto con interesse.

Sicuramente Di Feo ha attinto o ad un'edizione precedente del documento dell'ISS (che risale al 2010, mentre Veleni Di Stato risale all'anno prima) oppure entrambi attingono alle stesse fonti: la coincidenza dei numeri e dei dettagli non lascia spazio al dubbio.

 

Guarda, con tutto il rispetto: la storia della malaria è, davvero, una bufala colossale.

 

Ma lo dicono i numeri stessi: 50000 ricoveri, e 112000 vittime???

 

L'Italia ha avuto, in tutta la guerra, 130.000 vittime civili accertate. Da bombardamenti ecc ecc.

 

e 112000 nel Lazio per la Malaria?

 

Credo che ci sia un fraintendimento sul significato di "vittime". Vittime può anche significare "coloro che subiscono una malattia":

"Chi muore o chi subisce grave danno in seguito a un incidente, a una calamità naturale, a una malattia e simili".

Sabatini Coletti

 

Pertanto 112000 vittime va inteso come 112000 malati di malaria nel Lazio, di cui 54929 in provincia di Latina.

 

 

Per la vicenda della guerra batteriologica tramite la malaria, "Veleni di Stato" cita Frank Snowden. Snowden è un professore di Storia all'Università di Yale che asserisce di avere trovato le prove della responsabilità di Erich Martini sessant'anni dopo la vicenda, pubblicando diversi lavori in proposito.

 

Nel 2006 ha pubblicato "The Conquest of Malaria in Italy 1900-1962", Yale University Press, New Haven.

Sul "Journal of Contemporary History" 43/2008, pp.509-526, ha pubblicato l'articolo "Latina province 1944-1950" dove descrive le sue scoperte.

Una sintesi si trova su "La conquista della malaria" Einaudi 2008, sempre di Snowden.

 

Nel 2006 ha pubblicato "The Conquest of Malaria in Italy 1900-1962", Yale University Press, New Haven.

 

Riporto il link alla prefazione di quest'ultimo libro e sotto qualche passo della prefazione:

yalepress.yale.edu/yupbooks/excerpts/Snowden_malaria.pdf

 

In the most shocking part of the book, Snowden describes - passionately, but with the skill of a great historian - how the retreating Nazi armies in Italy in 1943-44 deliberately caused a massive malaria epidemic in Lazio. It was "the only known example of biological warfare in 20th-century Europe". The Germans flooded the plains at a certain point of the year, causing the maximum damage to the local population. This was yet another example of the "total war" waged by the Nazis upon the civilian population in Italy, a war which included massacres, theft and destruction. Ironically, it was the jewel in Mussolini's crown - the new city of Littoria (now Latina) which suffered the worst damage at the hands of his own allies.

(..)

A vengeful German campaign of biological warfare at the end of the Second World War hekped to unleash a vast malaria epidemic .

 

 

Sul DDT, meglio stendere un velo pietoso: e' stato vietato in Italia nel 1969, parlare di 'morti da DDT' per quanto sparso dagli alleati (peraltro, se la zanzara anofele è stata debellata in Maremma lo si deve agli americani) è un insulto all'intelligenza.

E' solo una considerazione sul fatto che oltre ai danni provocati dalla malaria, si sono aggiunti quelli più subdoli del DDT.

Quando il DDT fu inventato, sembrava la panacea alla lotta ai parassiti: letalità per gli insetti e conseguenze nulle o minime per gli organismi superiori. Solo molti anni dopo si scoprì che il DDT aveva conseguenze sulle persone a lungo termine.

Edited by zander

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Zander, io credo che queste due persone abbiano scritto libri 'a tesi': ovvero, sono partiti per dimostrare una tesi, e hanno distorto i fatti per dare supporto alla tesi stessa.

 

Ovvero, quello che uno storico NON dovrebbe MAI fare.

 

In soldoni: come si evince dal rapporto ISS, i morti e i malati per malaria, ci sono sempre stati. Il discorso della bonifica dell'Agro Pontino, è un falso problema. A tale riguardo, consiglio vivamente la lettura del libro di Pennacchi citato, che oltre a essere divertentissimo come racconto, è benissimo ambientato dal punto di vista temporale (i personaggi sono di fantasia, ma Pennacchi è nato e cresciuto a Latina, e la sua famiglia ha avuto una storia come quella raccontata nel libro).

 

L'Agro Pontino, prima delle bonifiche, era una zona infestata dalla malaria, ma sostanzialmente disabitata. E' stata bonificata, ma la malaria mai estirpata (dovettero arrivare i pesticidi per eradicarla definitivamente, come detto) e anche nell'immediato anteguerra, morti e malati erano migliaia.

 

Vediamo i dati postati (ufficiali):

 

nel 1937 i casi 108.480 e i morti 1.032.

 

nel 44\45\46, casi 180.277 , morti 299

 

Insomma, parrebbe che i tedeschi abbiano dato una mano a combattere la malaria, invece che fare 'guerra batteriologica'....

 

Ovvero: si prende una normale operazione bellica (posso allagare e rendere impraticabile un territorio al nemico, e lo faccio per facilitarmi la difesa) e lo si trasforma in qualcosa d'altro, evidenziando una malattia che viene posta come creata dalla situazione, quando era invece endemica.

 

Ecco: questo, rende fallace tutta la ricostruzione. E, come detto, parlare del DDT è mettere i cavoli a merenda: che sia dannoso, lo si sa appunto dal 1969, ma che diamine c'entra con le armi chimiche?

 

Anche l'amianto è pericoloso, lo trattiamo come un arma?

 

Stessa cosa per le armi chimiche: si è sempre saputo che l'Italia ne possedeva, un po meno sul loro uso (in Africa) che era sempre stato nascosto. Ma che venissero sversate in mare, è un problema mondiale. Nel Baltico i tedeschi buttarono di tutto, e si sa da decenni. Non esistevano, negli anni 40\50, attrezzature per lo smaltimento, o semplicemente costavano troppo.

 

E' tutta roba che si sa, come detto, da decenni, e anche in italia la pubblicistica, anche ufficiale, se ne è occupata da anni.

 

Quello che non tollero, in una opera che come giustamente dici 'raggruppa' un po tutto quanto sul problema (o avrebbe la pretesa di farlo) è il preconcetto scandalistico che la guida.

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Zander, io credo che queste due persone abbiano scritto libri 'a tesi': ovvero, sono partiti per dimostrare una tesi, e hanno distorto i fatti per dare supporto alla tesi stessa.

 

Ovvero, quello che uno storico NON dovrebbe MAI fare.

 

Di Feo, fa il giornalista e quindi potrebbe avere scritto un libro "a tesi".

 

Ma Snowden fa lo storico, quindi ha affrontato il problema con gli strumenti dello storico:

 

- raccolta dei dati alle fonti,

- studio dei documenti originali

- elaborazione della tesi storica

- pubblicazione sulle riviste e peer review, per sottoporre la tesi alla critica della comunità degli storici.

 

Nella presentazione il libro è stato premiato dalla comunità degli storici. Quindi lo studio è stato ben valutato dagli storici.

 

Sulla pagina di presentazione del libro sul sito dell'università di Yale, sono elencati i riconoscimenti ricevuti dallo studio:

 

Winner of the 2006 Helen and Howard R. Marraro Prize given by the American Historical Association

 

Winner of the 2007 Malaria Award for Book of the Year given by Malaria Foundation International

 

Winner of the 2008 Welch Medal, given by the American Association for the History of Medicine.

 

Di Feo non ha fatto nient'altro che citare Snowden.

 

A tale riguardo, consiglio vivamente la lettura del libro di Pennacchi citato, che oltre a essere divertentissimo come racconto, è benissimo ambientato dal punto di vista temporale (i personaggi sono di fantasia, ma Pennacchi è nato e cresciuto a Latina, e la sua famiglia ha avuto una storia come quella raccontata nel libro).

 

Segnato. Lo metterò tra le prossime letture.

 

L'Agro Pontino, prima delle bonifiche, era una zona infestata dalla malaria, ma sostanzialmente disabitata. E' stata bonificata, ma la malaria mai estirpata (dovettero arrivare i pesticidi per eradicarla definitivamente, come detto) e anche nell'immediato anteguerra, morti e malati erano migliaia.

 

Vediamo i dati postati (ufficiali):

 

nel 1937 i casi 108.480 e i morti 1.032.

 

nel 44\45\46, casi 180.277 , morti 299

 

Insomma, parrebbe che i tedeschi abbiano dato una mano a combattere la malaria, invece che fare 'guerra batteriologica'....

 

Tra il 1937 ed il 1944 c'è anche il 1939. L'ISS dice:

Verso la fine degli anni '30, la situazione della malaria in Italia era nettamente migliorata. La malaria nell'Agro Pontino nel 1939 era scesa quasi a zero.

 

Quindi in 2 anni, dal '37 al '39 la malaria era stata quasi debellata. Riprese a crescere nel corso della guerra, in particolare dal '44, a seguito del boicottaggio delle opere idriche.

 

E' appurato che i tedeschi abbiano sabotato le opere di bonifica di quelle aree. La controversia è sapere se il sabotaggio sia stato studiato a tavolino solo per rallentare l'avanzata delle truppe avversarie su un terreno difficile oppure se sia stata studiato per incrementare volutamente la malattia. Snowden sostiene questa seconda ipotesi secondo documenti che ha trovato nel corso del suo lavoro di storico.

 

E' tutta roba che si sa, come detto, da decenni, e anche in italia la pubblicistica, anche ufficiale, se ne è occupata da anni.

 

Quello che non tollero, in una opera che come giustamente dici 'raggruppa' un po tutto quanto sul problema (o avrebbe la pretesa di farlo) è il preconcetto scandalistico che la guida.

Non conosco libri che se ne siano occupati, ma probabilmente è un limite mio. Il primo libro che ricordi (che non ho letto) che tratta estensivamente l'uso delle armi chimiche italiane è "I gas di Mussolini", di Angelo Del Boca del 1996. Di Feo attinge a quanto noto, integrandolo con le ultime ricerche disponibili e fatti di cronaca raccolti.

 

E, come detto, parlare del DDT è mettere i cavoli a merenda: che sia dannoso, lo si sa appunto dal 1969, ma che diamine c'entra con le armi chimiche?

 

Anche l'amianto è pericoloso, lo trattiamo come un arma?

 

Stessa cosa per le armi chimiche: si è sempre saputo che l'Italia ne possedeva, un po meno sul loro uso (in Africa) che era sempre stato nascosto. Ma che venissero sversate in mare, è un problema mondiale. Nel Baltico i tedeschi buttarono di tutto, e si sa da decenni. Non esistevano, negli anni 40\50, attrezzature per lo smaltimento, o semplicemente costavano troppo.

 

Nessuno ha mai considerato il DDT come arma chimica!

Si è però sottolineato che a causa della recrudescenza della malaria a partire dal '44, causata da un atto delibertato di guerra batteriologica, fu necessario adoperare largamente questo nuovo prodotto, di cui, solo dopo parecchi anni, si scoprì la nocività.

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eh, come il chinino, usato per secoli per curare la malaria, ed è un alcaloide estremamente tossico, con effetti tossici che spesso permangono anche dopo la sospensione della cura.

 

La scoperta dell'acqua calda: una cosa che fa bene per una cosa, fa male a un altra. E dire che il DDT (con cui, ripeto, si è debellata definitamente la malaria) sia stato un 'male' in termini assoluti.... è una cosa che proprio non ci sta.

 

Specie perchè., come detto, all'epoca non si conoscevano gli effetti colaterali. Metterla giù così ha poco senso.

 

Su Snowden.... di cui onestamente non ho letto il libro, ma solo alcuni stralci sulla rete, mi limito ad alcune affermazioni:

 

Shamefully, the Italian malaria expert Alberto Missiroli had a role to play in the disaster: he did not distribute quinine, despite being well aware of the epidemic to come. Snowden claims that Missiroli was already preparing a new strategy - with the support of the US Rockefeller Foundation - using a new pesticide, DDT. Missiroli allowed the epidemic to spread, in order to create the ideal conditions for a massive, and lucrative, human experiment. Fifty-five thousand cases of malaria were recorded in the province of Littoria alone in 1944. It is estimated that more than a third of those in the affected area contracted the disease. Thousands, nobody knows how many, died.

 

With the war over, the US government and the Rockefeller Foundation were free to experiment. DDT was sprayed from the air and 3m Italians had their bodies covered with the chemical. The effects were dramatic, and nobody really cared about the toxic effects of the chemical.

 

Qui siamo addirittura alla affermazione che nel 1943 Missiroli, in piena guerra, e soprattutto in piena occupazione tedesca, contatta la Fondazione Rockfeller, si mette d'accordo per la distribuzione del DDT (ovviamente a guerra finita, si vede che aveva capacità divinatorie) e non distribuisce il chinino (ma non era stato rubato dai tedeschi?) per far si che la malattia degeneri.

 

55.000 casi in provincia di Latina: eh, è quello che si evince dai dati ufficiali. e 'nobody knows how many died', lo si sa invece benissimo: 299 in tre anni.

 

ancora meglio:

 

By 1962, malaria was more or less gone from the whole peninsula. The last cases were noted in a poor region of Sicily. One of the final victims to die of the disease in Italy was the popular cyclist, Fausto Coppi. He had contracted malaria in Africa in 1960, and the failure of doctors in the north of Italy to spot the disease was a sign of the times. A few decades earlier, they would have immediately noticed the tell-tale signs; it was later claimed that a small dose of quinine would have saved his life.

 

Ecco, per Fausto Coppi, direi che possiamo stendere l'ennesimo velo pietoso: i medici italiani che sbagliano.... Coppi è morto in 3 giorni ricoverato il 29 dicembre, morto il 2 gennaio. La Malaria non sisteva, hanno sbagliato diagnosi? eh, potevano anche dire che era stato punto dalla mosca tse tse....

 

fra l'altro, come ovvio:

 

http://www.sissco.it/index.php?id=1293&tx_wfqbe_pi1%5Bidrecensione%5D=3094

 

Infine, una tesi ha suscitato reazioni da parte di storici tedeschi: l'autore sostiene che la Wehrmacht nel 1944 inondò le campagne laziali con l'obiettivo non solo d'impedire l'avanzamento alleato, ma anche di realizzare un'arma biologica, deterrente e punitiva per le popolazioni locali, grazie all'aumento di acquitrini malarici.

 

e gia qui, qualche dubbio viene.

 

Ma se andiamo sull'autorevole Oxfordjournal, nella recensione leggiamo niente di meno che

 

In 1943, when the surrounded German forces were retreating, a ruthless plan to use malaria as an agent of biological warfare was implemented. By dismantling environmental control measures and introducing nonnative, highly malarial Anopheles species vectors, malaria cases once again surged. In the aftermath of World War II, malaria was reconceptualized as an entomological problem rather than a social one, and many experts believed it could be resolved solely by the widespread spraying of dichlorodiphenyltrichloroethane. This technological approach, however, was not implemented in a vacuum. Rather, dichlorodiphenyltrichloroethane use, in conjunction with infrastructure improvement, mass employment, and higher living standards, enabled Italy to eradicate malaria by 1962.

 

addirittura, hanno importato delle specie di zanzare non autoctone.... prese magari in Finlandia, e di cui mai nessuno ha parlato.

 

Posso dire che, indipendentemente dalla fonte (ma se riesco a scaricarlo, me lo leggo....) mi pare anche in questo caso non esattamente serissimo?

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eh, come il chinino, usato per secoli per curare la malaria, ed è un alcaloide estremamente tossico, con effetti tossici che spesso permangono anche dopo la sospensione della cura.

 

La scoperta dell'acqua calda: una cosa che fa bene per una cosa, fa male a un altra. E dire che il DDT (con cui, ripeto, si è debellata definitamente la malaria) sia stato un 'male' in termini assoluti.... è una cosa che proprio non ci sta.

 

Specie perchè., come detto, all'epoca non si conoscevano gli effetti colaterali. Metterla giù così ha poco senso.

Il chinino era tossico ma era l'unica cura efficace conosciuta.

 

La tesi di Snowden è che reintroducendo la malaria in aree in cui la malattia era stata debellata (nel 1939 era stata quasi debellata nell'Agro Pontino), qualche anno dopo fu poi necessario ricorrere a trattamenti con il DDT, sostanza che solo molto più tardi si scoprì essere estremamente tossica (molto più del chinino).

 

Su Snowden.... di cui onestamente non ho letto il libro, ma solo alcuni stralci sulla rete, mi limito ad alcune affermazioni:

 

Shamefully, the Italian malaria expert Alberto Missiroli had a role to play in the disaster: he did not distribute quinine, despite being well aware of the epidemic to come. Snowden claims that Missiroli was already preparing a new strategy - with the support of the US Rockefeller Foundation - using a new pesticide, DDT. Missiroli allowed the epidemic to spread, in order to create the ideal conditions for a massive, and lucrative, human experiment. Fifty-five thousand cases of malaria were recorded in the province of Littoria alone in 1944. It is estimated that more than a third of those in the affected area contracted the disease. Thousands, nobody knows how many, died.

 

With the war over, the US government and the Rockefeller Foundation were free to experiment. DDT was sprayed from the air and 3m Italians had their bodies covered with the chemical. The effects were dramatic, and nobody really cared about the toxic effects of the chemical.

 

Qui siamo addirittura alla affermazione che nel 1943 Missiroli, in piena guerra, e soprattutto in piena occupazione tedesca, contatta la Fondazione Rockfeller, si mette d'accordo per la distribuzione del DDT (ovviamente a guerra finita, si vede che aveva capacità divinatorie) e non distribuisce il chinino (ma non era stato rubato dai tedeschi?) per far si che la malattia degeneri.

Missiroli era il dirigente di un istituto che aveva, fin dalla sua creazione, contatti con il resto del mondo. Non mi meraviglia che Missiroli avesse contatti con l'US Rockefeller Foundation nel 1943. Ma il documento dell'ISS mè molto più preciso:

"La storia della lotta alla malaria in Italia è fortemente legata alla nascita e allo sviluppo dell’attuale Istituto Superiore di Sanità. Inaugurato il 21 aprile del 1934, l’Istituto (allora denominato di Sanità Pubblica e alle dipendenze del Ministero dell’Interno) fu infatti realizzato grazie ai finanziamenti elargiti dalla Rockefeller Foundation che fin dal 1925 aveva già contribuito alla realizzazione della Stazione Sperimentale per la Lotta Antimalarica. Fu di Alberto Missiroli, che allora dirigeva la Stazione Sperimentale, l’idea di rivolgersi alla fondazione americana perché sostenesse la creazione dell’Istituto e fu di Lewis W. Hackett, rappresentante della Rockfeller Foundation presso la Stazione Sperimentale e grande amico dell’Italia, il provvidenziale sostegno nella trattativa per l’ottenimento del finanziamento, come già descritto da G. Majori in questo volume."

 

 

By 1962, malaria was more or less gone from the whole peninsula. The last cases were noted in a poor region of Sicily. One of the final victims to die of the disease in Italy was the popular cyclist, Fausto Coppi. He had contracted malaria in Africa in 1960, and the failure of doctors in the north of Italy to spot the disease was a sign of the times. A few decades earlier, they would have immediately noticed the tell-tale signs; it was later claimed that a small dose of quinine would have saved his life.

 

Ecco, per Fausto Coppi, direi che possiamo stendere l'ennesimo velo pietoso: i medici italiani che sbagliano.... Coppi è morto in 3 giorni ricoverato il 29 dicembre, morto il 2 gennaio. La Malaria non sisteva, hanno sbagliato diagnosi? eh, potevano anche dire che era stato punto dalla mosca tse tse....

 

Coppi prese la malaria. Io non so come siano andate le cose e non ho una cultura medica da poter dare una mia interpretazione della sua morte. Però da Wikipedia leggo:

Al ritorno in Italia, pochi giorni prima di Natale, è febbricitante. Il 29 dicembre è assalito da febbre altissima, nausea e brividi. Nel pomeriggio del 1º gennaio le condizioni del campione si aggravano ulteriormente; il medico curante, dott. Allegri, chiama a consulto il primario dell'ospedale di Tortona, professor Astaldi, il quale decide per un immediato ricovero in ospedale. A Tortona giunge per un altro consulto il professor Fieschi, dell'Università di Genova. All'ammalato è praticata una cura intensa a base di antibiotici e cortisonici, ma Coppi non reagisce ed entra in coma. Non riprende più conoscenza e muore alle 8.45 del 2 gennaio 1960, a poco più di quarant'anni. I medici avevano sbagliato diagnosi, ritenendo Coppi affetto da un'influenza più grave del consueto (nonostante la moglie e il fratello di Géminiani avessero telefonato dalla Francia per avvertire che a Raphaël era stata diagnosticata la malaria).

Quindi secondo Wikipedia è stato un errore di diagnosi. Non so se esistano fonti che avvallino altre cause.

 

http://www.sissco.it/index.php?id=1293&tx_wfqbe_pi1%5Bidrecensione%5D=3094

 

Infine, una tesi ha suscitato reazioni da parte di storici tedeschi: l'autore sostiene che la Wehrmacht nel 1944 inondò le campagne laziali con l'obiettivo non solo d'impedire l'avanzamento alleato, ma anche di realizzare un'arma biologica, deterrente e punitiva per le popolazioni locali, grazie all'aumento di acquitrini malarici.

 

e gia qui, qualche dubbio viene.

 

E' la scheda di recensione del libro che afferma che alcuni storici tedeschi si sarebbero opposti a questa tesi.

Ma ad oggi non sappiamo chi siano questi storici e quali argomenti abbiano portato contro le tesi di Snowden, che ricordo, sono state documentate e avallate da un peer review e premiate da diversi riconoscimenti

 

Ma se andiamo sull'autorevole Oxfordjournal, nella recensione leggiamo niente di meno che

 

In 1943, when the surrounded German forces were retreating, a ruthless plan to use malaria as an agent of biological warfare was implemented. By dismantling environmental control measures and introducing nonnative, highly malarial Anopheles species vectors, malaria cases once again surged. In the aftermath of World War II, malaria was reconceptualized as an entomological problem rather than a social one, and many experts believed it could be resolved solely by the widespread spraying of dichlorodiphenyltrichloroethane. This technological approach, however, was not implemented in a vacuum. Rather, dichlorodiphenyltrichloroethane use, in conjunction with infrastructure improvement, mass employment, and higher living standards, enabled Italy to eradicate malaria by 1962.

 

addirittura, hanno importato delle specie di zanzare non autoctone.... prese magari in Finlandia, e di cui mai nessuno ha parlato.

 

Posso dire che, indipendentemente dalla fonte (ma se riesco a scaricarlo, me lo leggo....) mi pare anche in questo caso non esattamente serissimo?

Questa è la tesi del libro di Snowden. I tedeschi avrebbero creato un ambiente per ospitare la malaria e avrebbero introdotto agenti infettivi esterni per propagare la malattia, perché in loro assenza, la diffusione sarebbe stata inferiore. Le ricerche scientifiche di Erich Martini erano indirizzate ad individuare le condizioni che permettevano alle zanzare anofele di riprodursi più o meno velocemente e lui era riconosciuto come uno dei massimi esperti di questo campo. Lo scienziato quindi era in grado di intervenire sull'habitat per renderlo più o meno gradito agli insetti parassiti.

 

 

PS: che ne dici se terminiamo qui? Io non sono né uno storico, né un medico né un biologo. Non ho le competenze per potere avvalorare o confutare certe tesi. Mi posso solo fidare sul lavoro fatto dagli storici sperando nella loro onestà intellettuale. E al momento non ho nemmeno a disposizione il libro di Snowden ma attingo al libro di Di Feo che a sua volta si è ispirato al libro di Snowden.

 

Volevo solo dare qualche chiarimento a vorthex, ma credo che abbia solo le idee più confuse di prima.

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Probabilmente si: ma d'altro camto, è il dubbio, la fonte della ricerca.

 

:lol:

Edited by madmike

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