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Athens

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  1. Se "volontari" nordcoreani possono giungere sul fronte ucraino a supporto del caro zio Vladimiro, non si capisce perché non possano far lo stesso "volontari" occidentali a supporto di Zelenskij. E non so se per il Cremlino il gioco varrebbe la candela...
  2. Logicamente, poniamo tutti grande attenzione agli aspetti più tecnologici della guerra moderna perché la loro importanza strategica è incontestabile. Tuttavia, man mano che un conflitto si prolunga, acquisisce sempre più rilevanza la gestione della logistica - e delle scorte - anche per quanto riguarda materiali di nessun particolare contenuto tecnologico. Da questo punto di vista, stante il supporto occidentale, presumo che gli ucraini dovrebbero avere nel lungo periodo meno grattacapi rispetto ai russi che invece sono soggetti alle sanzioni e ai blocchi commerciali che sappiamo. Se Zelenskij si alza la mattina e spedisce la sua "lista del molibdeno" a Washington, è presumibile che lo zio Sam non si tiri indietro e allarghi i cordoni della borsa come del resto ha già abbondantemente fatto. Ma Putin a chi spedirebbe la "sua" lista? A Pechino? Per fare solo un esempio, sarebbe interessante conoscere l'ammontare delle scorte russe di banalissimi pneumatici per i loro autocarri. Certo, stiamo parlando solo di banali gomme, ma per i camion sono essenziali come il carburante.
  3. Considerazioni molto sensate a cui provo a rispondere con my two cents. Condivido l'osservazione che "una guerra di questo tipo non c'era dalla WWII", ma non dobbiamo farci ingannare da ciò che vediamo succedere sul fronte ucraino. La guerra che vediamo è tremendamente rassomigliante alla WWII semplicemente perché è una guerra fra poveri e non credo che sia realistico immaginare lo stesso scenario contro la NATO. Prima di tutto, la capacità di intelligence e di controllo in tempo praticamente reale di tutto ciò che avviene nelle retrovie (leggi: concentrazioni di truppe ostili ecc.) che la NATO oggi possiede (e che ai tempi della Guerra Fredda NON aveva) metterebbe l'Alleanza in condizioni di non farsi sorprendere da un attacco nemico e di prepararsi a reagire nella maniera prevista dalla dottrina. Inoltre, sappiamo bene che la reazione sarebbe ben diversa da quel poco (poco, ma in fin dei conti efficace...) che ha potuto fare l'Ucraina con i suoi mezzi limitati, e si svilupperebbe sfruttando una serie di moltiplicatori di forze come per esempio il potere aereo per colpire al fronte, nelle retrovie e ovunque in profondità nel territorio nemico, con buona pace delle orde di cosacchi. E voglio proprio vedere come li fermerebbero, i B-2, se nella stanza dei bottoni NATO decidessero che il Cremlino stesso è da spianare. Alla fine, a mio avviso, il fattore che realmente può essere considerato come game changer non è tanto il potenziale militare quanto piuttosto la capacità dell'opinione pubblica occidentale di accettare la guerra e ciò che ne consegue, perché ogni tanto un Iskander fra i tanti il suo obiettivo lo raggiungerebbe e, se non come Aleppo e Grozny, qualche danno lo farebbe nel vivo della nostra civiltà. Credo tuttavia (e qui posso certamente sbagliarmi, per carità, perché vado a sensazione) che in caso di guerra aperta i pacifondai occidentali resterebbero una minoranza ininfluente. EDIT: chiedo scusa, dimenticavo un altro fattore che secondo me è importante, lo sarà sempre di più in futuro, ma che non sembra aver avuto particolare peso in ucraina: la cyberwarfare.
  4. E questo non si può scusare. Capisco che la situazione attuale di guerra di attrito non fosse inizialmente prevista da parte degli stati maggiori russi, i quali - come è ormai definitivamente accertato - avendo in programma di risolvere la questione ucraina in qualche settimana al massimo, si sono mossi inizialmente in modo "soft" senza quei bombardamenti massicci e su larga scala che però avrebbero provocato inevitabili ed estesi danni collaterali che Mosca desiderava evitare per non alimentare l'ostilità della popolazione ucraina. Tuttavia, aeroporti, stazioni radar e centri logistici DOVEVANO essere comunque inseriti nella lista degli obiettivi prioritari da colpire e da incapacitare in ogni caso, e questo è stato fatto in modo tremendamente inefficace per tutta una serie di fattori (intelligence carente e mancanza di armi di precisione stand off in primis) già individuati che comportano la inevitabile bocciatura totale dello strumento militare russo nel suo complesso.
  5. La ripresa delle attività tattiche da parte dell'aviazione ucraina (ammesso che fosse mai cessata del tutto) viene confermata anche da Tom Cooper. Qui l'ultimo aggiornamento.
  6. Beh, trattandosi di una vera e propria guerra fra poveri, alla fine credo che la previsione resti sempre la stessa già fatta da molti in passato: vincerà chi riuscirà a resistere un secondo più dell'altro. Se a livello di materiali i russi hanno sicuramente riserve più ampie da sfruttare rispetto agli ucraini, resta per entrambi i contendenti il fattore umano e per il caro zio Vladimir il peso delle sanzioni economiche, fattore di medio-lungo periodo ma che potrebbe già cominciare ad avvertirsi. I sintomi iniziano a manifestarsi.
  7. Se il ritiro dall'isola dei Serpenti fosse stato un evento programmato in anticipo e portato a termine nelle tempistiche previste, e se tale ritiro fosse stato inteso come definitivo, ci saremmo aspettati 1. che tutto ciò che non si poteva portar via sarebbe stato distrutto pima dell'abbandono del sito, e 2. che l'isola venisse minata per rendere ostico agli ucraini un eventuale tentativo di riprenderne possesso. Ma il fatto di aver condotto un attacco aereo su ciò che rimaneva di installazioni e materiali dimostra che la ritirata non era affatto programmata ma era un evento attuato in fretta e furia (a casa mia si chiama "fuga") come conseguenza degli attacchi missilistici ucraini e che quindi non c'è stato il tempo materiale per minare il posto e per distruggere ciò che non poteva essere trasferito. Adesso credo che per il momento possiamo considerare chiusa la questione, poiché è stato dimostrato che entrambi i contendenti possono attaccare l'isola pesantemente qualora venisse occupata dall'avversario e quindi il gioco non vale la candela per nessuno dei due.
  8. Grazie, Scagnetti per la risposta molto esauriente. Sarebbe certamente molto interessante saperne di più, anche se non so se questo può essere il "luogo" adatto. Sicuramente, né sulla stampa generalista né su quella di settore mi è capitato finora di leggere nulla su questo particolare argomento. Lo specifico contesto della guerra ucraina vede da parte russa un indubbio vantaggio dal punto di vista della formazione, la quale, essendo svolta "in casa", non presenta né barriere linguistiche né problemi di reperimento della documentazione di supporto relativa ai sistemi d'arma, alle procedure e alle dottrine di utilizzo. L'esercito ucraino invece deve affrontare due ulteriori sfide: quella delle giovani reclute da addestrare sui sistemi d'arma occidentali, le quali potrebbero avere difficoltà di apprendimento partendo da zero, e quella dei militari già "del mestiere" (questo potrebbe essere appunto il caso dei soldati della 46th Air Assault Brigade mandati in UK avendo un background professionale presumibilmente già consolidato).
  9. Stavo pensando a quanto possa essere complicato addestrare elementi che parlano una lingua diversa e utilizzano un alfabeto diverso, dovendo per giunta cercare di gestire la maggior quantità possibile di "studenti" e con la massima rapidità possibile. Già il fatto di trovare persone che possano svolgere - in quello specifico contesto - il ruolo di traduttore inglese-ucraino non deve essere affatto uno scherzo. Non puoi semplicemente prendere un professore di lingue e piazzarlo lì a tradurre i fondamenti della balistica...
  10. Beh, la Turchia - diversamente da Egitto, Palestina, EAU o la stessa Siria, che non c'entrano nulla - è un attore di importanza non irrilevante nel contesto della crisi ucraina, essendosi già mossa a livello diplomatico per cercare (almeno apparentemente) una mediazione fra Kiev e Mosca, senza peraltro ottenere risultati degni di nota, e avendo sostanzialmente bloccato l'ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO sino a quando non è riuscita a ottenere (pare) la contropartita politica richiesta. Credo inoltre che la sua collocazione geografica nel bacino del mar Nero oltre che in quello del Mediterraneo dovrebbe - secondo logica - determinare per Ankara un particolare interesse a evitare che Mosca riesca a prendere il controllo di tutta la costa ucraina fino all'importante porto di Odessa: in tal caso per i turchi il dirimpettaio russo diventerebbe ovviamente "ingombrante" oltre il desiderabile, e di conseguenza mi aspetterei che Erdogan prendesse atto definitivamente per chi gli convenga fare il tifo, regolandosi di conseguenza. Lo stesso fatto di aver svolto il ruolo di elemento determinante nel consentire l'inserimento di Svezia e Finlandia nella NATO comporta di fatto una conseguenza importante nello scenario del conflitto fra Russia e Ucraina: da questo momento in poi al Cremlino sanno che, res sic stantibus, nel prevedibile futuro difficilmente potranno cercare sponda, diplomatica o di altro tipo, in Turchia proprio perché quando la Turchia ha "chiesto" la NATO ha "dato" (nonostante le perplessità che ho ricordato nel mio precedente intervento) e questo do ut des consolida i rapporti fra Erdogan e l'Occidente. Un'altra geniale conseguenza dei progetti del caro zio Vladimir, che riesce sempre più a isolare sé stesso e la Russia dal resto del pianeta.
  11. L'accordo appena raggiunto con la Turchia per l'ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO deve essere considerato come una notizia molto positiva dal punto di vista dell'Occidente, per ragioni abbastanza ovvie che vanno ben oltre la crisi ucraina. Tuttavia mi si consenta di nutrire più di qualche perplessità riguardo le concessioni fatte a Erdogan, sul quale l'unico commento che ritengo appropriato è copiato integralmente da quello che F.D. Roosevelt disse a proposito di Anastasio Somoza: "Non importa che sia un figlio di p...ana, quello che importa è che sia il NOSTRO figlio di p...ana". Erdogan subordinava il semaforo verde all'ingresso dei due paesi scandinavi nella NATO alla rinuncia alle politiche di protezione fino a oggi accordate da Svezia e Finlandia agli oppositori politici del suo regime, e se ciò gli è stato concesso significa che a pagare il prezzo di questo accordo saranno persone che potrebbero fare la fine di Anna Politkovskaja, o peggio, considerando che tipino simpatico è il dittatore turco. Inoltre, bisogna anche capire se realmente riprenderanno le forniture di F-35 alla Turchia, cosa - se non erro - niente affatto gradita a Washington sin dal momento in cui Ankara ha acquisito gli S-400, poiché i turchi si troverebbero a disporre facilmente di informazioni di prima mano riguardo l'efficacia di entrambi i sistemi potendoli comparare in "casa propria".
  12. Come stia andando una guerra, in generale, non si può "leggere" razionalmente in modo da avere un quadro chiaro della situazione. Nemmeno i generali negli stati maggiori ci riescono (non ci sono MAI riusciti), figuriamoci noi. E nel "noi" rientrano anche opinionisti e commentatori vari. Sì, possiamo farci un'idea di massima, ma niente di più. Nel caso in questione, possiamo essere "abbastanza" sicuri che i russi non abbiano più la possibilità di effettuare azioni strategiche di sfondamento vero e proprio del fronte e di penetrazione di massa e a lungo raggio di forze corazzate ad elevata mobilità, per raggiungere obiettivi da "game over" come potrebbe essere la conquista di Kiev o di Odessa. Sappiamo che i grossolani errori di valutazione della fase iniziale della guerra hanno comportato la perdita di un numero enorme di veicoli e la disarticolazione come forza combattente di intere brigate. Ma questo non vuol dire che i russi non siano più "all'offensiva", perché comunque continuano - seppur lentamente - ad avanzare in diverse parti del territorio ucraino e pare riescano in qualche modo a tappare le falle dovute ai tentativi ucraini di contrattaccare. La prima fase della guerra ha visto gli ucraini "vincere" nel senso che hanno impedito ai russi di raggiungere gli obiettivi strategici inizialmente fissati. Adesso i russi hanno cambiato approccio e contano sul fattore tempo per esaurire le capacità ucraine di mantenere il fronte. Come andrà a finire? Cooper non lo sa, Campochiari nemmeno, forse solo Orsini ( ) sa tutto. Il fatto è che le variabili in gioco sono troppe. Il tempo può erodere lo strumento militare ucraino, ma non è detto che non possa far grossi danni anche ai russi.
  13. Questo articolo costituisce uno spunto interessante per ragionare sulle implicazioni politiche e strategiche della decisione lituana di dare applicazione alle sanzioni europee nei confronti della Russia. Il primo interrogativo al momento ancora irrisolto è se si tratti effettivamente di una decisione autonoma della Lituania oppure se il tutto sia stato concordato "discretamente" con NATO e/o Unione Europea. E' chiaro che in base a quale sia la reale genesi del blocco lituano al traffico merci si possono prevedere i possibili scenari alternativi. Il secondo interrogativo è come reagirà Mosca, che sembra aver preso la cosa decisamente male. Al Cremlino parlano di violazioni di accordi internazionali (!!!), ma alla fine credo che l'irritazione russa dipenda essenzialmente dalla consapevolezza che, al momento, spostare truppe nel corridoio di Suwalki in quantità adeguata per costruire una forma di pressione politica che possa convincere la Lituania a fare marcia indietro è sostanzialmente impossibile... a meno di non prelevare assetti dal fronte ucraino. E qui probabilmente sta la risposta alla domanda: "perché la Lituania ha preso proprio ora questa iniziativa?" E' evidente che se Mosca sposta truppe verso Kaliningrad viene modificato in modo rilevante il rapporto di forze Russia-Ucraina a tutto vantaggio dell'esercito di Zelenskij che ne ha un disperato bisogno. Se invece il trasferimento di assetti verso il corridoio di Suwalki non avviene o resta in misura più o meno simbolica, il caro zio Vladimir fa la figura della tigre di carta sia nei confronti dei suoi connazionali - soprattutto quelli di Kaliningrad - che nei confronti del resto del mondo.
  14. E' presumibile che violazioni dello spazio aereo di poco conto come quella riportata in Estonia possano avere da parte russa lo scopo di provocare una reazione eccessiva rispetto alle normali procedure che si attivano in tempo di pace quando si verificano eventi di questo tipo. Si tratta semplicemente di non farsi prendere la mano, e eventualmente - se si ritenesse opportuno - di rispondere con qualche similare "involontario e del tutto casuale errore di rotta",
  15. Trovo altamente improbabile che la decisione lituana (membro UE e soprattutto NATO, quindi militarmente intoccabile senza rischio di conseguenze molto serie) sia stata presa in maniera unilaterale, senza preventivamente consultare i due organismi di cui sopra e accertare scrupolosamente la legittimità formale dell'atto. Se il caro zio Vladimir vuole continuare a garantire ai cittadini di Kaliningrad la regolare disponibilità dei tre "regolamentari" strappi di carta igienica dopo ogni espletamento fisiologico, beh... nessuno gli impedisce di allestire un ponte aereo o marittimo.
  16. Considerazioni, quelle di AD, interessanti ma da prendere con le pinze. Condivisibile l'allarme sulla insufficiente consistenza numerica del "sistema difesa" europeo nel suo complesso, analizzato nazione per nazione, ma dobbiamo anche osservare che non viene ricordato il moltiplicatore di forze costituito dalla NATO. E' virtualmente impossibile accettare come realistica l'ipotesi di una singola nazione NATO che, se attaccata dal "villain" di turno (Russia, tanto per intenderci), non fa appello agli altri membri dell'Alleanza e decide di fare da sola. Inoltre, il caso ucraino non può di per sé rappresentare una fotografia sufficientemente attendibile di quello che potrebbe essere l'andamento di un ipotetico conflitto su larga scala "buoni" (noi) contro "cattivi" (loro) sul territorio europeo, perché nel teatro ucraino manca in misura sostanziale l'apporto di un elemento assolutamente cruciale, ovvero l'aviazione, sia in ambito tattico CAS o BAI sia a livello prettamente strategico. Quindi ci andrei cauto prima di trascurare i danni che in pochi giorni potrebbe fare al villain una campagna aerea diretta a incapacitare i sistemi di allarme precoce, i sistemi antiaerei, la forza aerea nemica nel suo complesso e le direttrici logistiche. Una volta raggiunto l'obiettivo dell'air dominance da parte dei "buoni", il villain se la vedrebbe brutta e probabilmente non avrebbe nemmeno il tempo di far avanzare in profondità le sue masse di T-34. Tutto questo in Ucraina NON si è visto, salvo che in misura molto embrionale e inefficiente da parte russa, e anche questo dovrà far parte della lesson learned, quando se ne tireranno le conclusioni.
  17. @vorthex Al momento credo che il possesso dell'isola dei Serpenti non sia di alcuna utilità pratica per i russi poiché essa costituisce un assetto utile solo qualora il conflitto si sviluppi nelle estreme regioni sud-occidentali dell'Ucraina, qualora nascano tensioni in Transinistria o qualora si dovesse rendere necessario controllare un traffico marittimo che al momento, da parte ucraina, è virtualmente assente stante il blocco del porto di Odessa. Se questi presupposti sono corretti, ne deriva che solo in quel caso l'isola diventerebbe un obiettivo di rilevante importanza per l'Ucraina. Se invece l'isola venisse attaccata ora per via aerea ma senza poterne riprendere possesso "boot on the ground", i russi potrebbero comunque riparare i danni e ripristinarne le difese in tempi rapidi.
  18. La sensazione che ho io è che i russi stiano utilizzando l'ala rotante al di fuori dei compiti tattici previsti. A fare lo scout non mandi un Mi-35, piattaforma pesante studiata per attacchi di punto contro bersagli induriti o contro veicoli corazzati, ma caso mai ci mandi un drone (ad avercelo) o qualcosa di più plausibile (sempre ad avercelo). Questi nemmeno il Vietnam hanno imparato: se ricordo bene, lì gli scout erano i Sioux e i Kiowa (ala rotante) o Bronco (ala fissa), e gli Skyraider arrivavano dopo, solo su chiamata, solo quando servivano. E in Vietnam non dovevi nemmeno preoccuparti dei manpads. Idem nella WWII, dove erano i vari L-2. L-3, L-4 e L-5 a svolgere (bene) questi compiti. Prendo atto, i russi usano quello che hanno e fanno quello che possono, ma resta comunque sconcertante mandare così al macello uomini addestrati e mezzi costosi in una guerra che si sta dimostrando sempre di più da operetta, fra postazioni missilistiche per difesa di punto terrestre montate sulla tolda delle navi, coreografici e inutili bungalow "anti-Javelin" montati sulle torrette dei tanks e missili ipersonici strategici allegramente spediti a distruggere supermercati e fienili. Poi magari generalizzo troppo su episodi che potrebbero anche essere casi isolati e statisticamente non significativi, ma l'impressione è questa.
  19. Ma ziokane, volare in moto rettilineo a bassa quota in campo aperto, come se niente fosse, subito dopo essere stati già ingaggiati da un SAM, senza usare i flares e senza nemmeno provare a sfruttare le coperture naturali offerte dalla vegetazione? Ma che roba è questa? chi pilotava l'elicottero? Gambadilegno? Pace all'anima loro!
  20. Interessante. A prima vista, quello che salta all'occhio più rapidamente è che gli ucraini scarseggiano in brigare corazzate e quel poco che hanno lo tengono per lo più di riserva a distanza dai punti caldi del fronte. Anche se ciò fosse stato deciso per tenere unità dotate di elevata mobilità e capacità di fuoco a disposizione per intervenire a tappare eventuali rotture del fronte, mi pare comunque che quantitativamente non siano sufficienti come riserva strategica.
  21. Al di là degli strafalcioni e delle solite imprecisioni a cui siamo ornai abituati, quando la stampa generalista tratta argomenti di carattere militare (per dirne una, gli aerei "da combattimento" Yak-130, che sono talmente "da combattimento" che non mi risulta - correggetemi se sbaglio - siano stati impiegati dalla Russia sui cieli ucraini), l'apertura del Nicaragua ai militari russi su invito del locale presidente potrebbe in teoria avere come evento speculare l'ingresso delle truppe di paesi NATO in Ucraina, su corrispondente invito di Zelenskij, anche se al momento si può escludere l'opzione boot on the ground direttamente da parte statunitense poiché lo stesso Biden si è disgraziatamente espresso in merito a tale ipotesi già diverso tempo fa.
  22. Trovo più convincente la "Torre di Guardia"...
  23. Questo in effetti è il quesito fondamentale, ormai si è capito che si tratta di una guerra tra poveri e vincerà (credo di ripetermi) chi sarà capace di resistere un secondo in più dell'avversario. Questo dipende in primis dalla consistenza del supporto occidentale all'Ucraina, ma continuo ad avere la sgradevole sensazione che tale supporto si stia rivelando insufficiente, non tanto per quello che sta arrivando materialmente in Ucraina in termini di armi, munizioni, carburante, generi di supporto, addestramento dei locali e appoggio di intelligence, quanto soprattutto in termini di compattezza politica. Non deve sfuggirci che, se Mosca ha rapidamente ridefinito i suoi obiettivi strategici in termini più realistici dopo il disastro iniziale, in ambito NATO e UE non esiste una visione comune su COME la guerra debba andar a finire. A Washington c'è chi vorrebbe che il conflitto continuasse sufficientemente a lungo da determinare il crollo economico del "sistema Russia", ma c'è anche chi teme questo salto nel buio e propende per un accordo diplomatico. A Londra sembra che non ci si voglia accontentare di nulla di meno della testa del caro zio Vladimir sul classico piatto d'argento. I paesi baltici e quasi tutto il blocco ex patto di Varsavia, Polonia in testa, vorrebbero non solo la sconfitta militare russa ma anche la neutralizzazione delle sue capacità militari. Il blocco UE costituito da Germania, Francia e Italia guarda invece con sempre maggiore preoccupazione alle conseguenze della guerra in una economia globalizzata e profondamente interconnessa (sanzioni, blocco degli scambi commerciali, carenza di energia e di materie prime, eccetera), e sotto sotto - senza dirlo apertamente - ci si chiede se "morire per Kiev"... Tutte queste diversità di visioni rappresentano un fattor e di grave debolezza strategica dell'Occidente nel suo complesso, e probabilmente al Cremlino se ne rendono conto. Si tratta di una situazione a cui non ci si è fatti trovare preparati, essendo sostanzialmente diversa da quello che si è dovuto affrontare negli ultimi decenni. Quando Saddam invase il Kuwait, il fattore coagulante e determinante di tutta la coalizione internazionale che senza esitare reagì manu militari fu l'interesse comune a non bloccare le forniture di petrolio. Oggi questo fattore comune io non lo vedo.
  24. Intanto, qualora il conflitto dovesse durare ancora a lungo, si profila all'orizzonte un altro fattore geopolitico di rilievo, ovvero la questione delle esportazioni di grano russo e ucraino verso l'Europa e soprattutto verso i paesi del Terzo Mondo. Segnalo a tal proposito un interessante intervento di Milena Gabanelli. In soldoni, la Russia continua a esportare grano mentre l'Ucraina vede non solo bloccate le sue esportazioni a causa della perdita del porto di Mariupol e al blocco del porto di Odessa, ma vede messa a rischio anche la raccolta di quest'anno e la semina per l'anno prossimo anno a causa dei combattimenti. La possibilità che si possa creare una crisi alimentare a livello globale è concreta e non lascia molto spazio di manovra all'Europa o alle Nazioni Unite, poiché anche nell'ipotesi estrema di garantire manu militari (cosa tecnicamente fattibile ma politicamente molto pericolosa) lo sblocco del porto di Odessa con una forza navale sotto cappello NATO o ONU al fine "umanitario" di ripristinare il regolare traffico commerciale marittimo dei cereali ucraini, resta il fatto che lo sminamento e il conseguente sblocco del tratto di mare prospiciente Odessa andrebbe considerato con molta cautela, sia perché potrebbe potenzialmente aprire la porta a ipotetici tentativi di sbarchi russi in loco e sia perché in ogni caso avrebbe carattere solo temporaneo essendo il problema di fondo costituito soprattutto dalla difficoltà di procedere alla coltivazione agricola. Altro fattore potenzialmente dirompente per l'economia mondiale, su cui si sono già accesi i riflettori della finanza internazionale è l'interrogativo sulla futura disponibilità di nichel, di cui la Russia è il terzo produttore mondiale e che rappresenta un elemento critico per tutta l'industria pesante.
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