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John Plaster

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  1. Probabilmente ti riferisci al Norden, già citato in questo topic, un superbo sistema di puntamento elettromeccanico che valutava ed eseguiva lo sgancio delle bombe automaticamente attraverso misurazione di parametri come altitudine, velocità, ecc. Nelle fasi finali di avvicinamento al bersaglio il pilota "lasciava" i comandi al sistema che eseguiva automaticamente tutte le correzioni necessarie a centrare l'obiettivo. Il Norden è stato il migliore sistema di puntamento della 2GM, coperto da segreto militare: data l'elevata importanza ed l'inevitabile rischio di poter cadere in mano nemiche fu dotato di un sistema di autodistruzione basato su una carica di termite. Fu comunque oggetto di attività di spionaggio prima dello scoppio della guerra, azioni che portarono alla realizzazione di un simile sebbene più semplificato modello tedesco , il Lofte 7 della Carl Zeiss.
  2. Un altro aereo che seguì la medesima filosofia fu l'idrovolante Caproni Ca.60 Transaereo, un noviplano costruito però nei primi anni '20 in un solo prototipo: il primo volo fu purtroppo senza successo in maniera analoga a quanto accadde al velivolo di Hughes. Anno: 1921 Equipaggio: 8 Passeggeri: 100 Lunghezza: 23,45m Apertura alare: 30m Altezza: 9,15m Peso a carico: 26000kg Motori: 8 "Liberty L-12" V-12 raffreddati a liquido da 298 kW ciascuno Velocità di crociera: 130km/h Autonomia: 660km Il primo gigante dei cieli fu probabilmente lo "Zeppelin-Staaken R.VI", un bombardiere biplano quadrimotore tedesco della 1GM utilizzato in piccoli numeri a partire dal 1917. Anno:1917 Equpaggio: 7 Lunghezza: 22,1m Apertura alare: 42,2m Altezza: 6,3m Peso a carico: 11848kg Motori: 4 "Mercedes D.IVa" o "Maybach Mb.IVa", rispettivamente da 190kW, 180kW ciascuno. Configurazione traente-spingente. Velocità massima: 135km/h Rateo di salita: 100m/min Autonomia: 800km Tangenza: 4320m Armamento: 5 MG, fino a 2000 kg di bombe Dello stesso periodo fu il britannico '"Handley Page V/1500", in forza alla RAF negli ultimi mesi di guerra. Particolarità di questo bombardiere erano le ali ripiegabili all'indietro (vedi ultima foto) Anno:1918 Equpaggio: 8-9 Lunghezza: 19,51m Apertura alare: 38,41m Altezza: 7,01m Peso a carico: 14000kg Motori: 4 "Rolls-Royce Eagle VIII" V-12 raffreddati ad acqua, 280kW ciascuno Velocità massima: 159km/h a livello del mare Autonomia: 2090km Tangenza: 3350m Armamento: 3x2MG Lewis 7,7 mm, fino a 3400kg di bombe
  3. Qualche informazione in più sul Fliegerfaust, un'arma che mi ha particolarmente incuriosito... Fliegerfaust/Luftfaust Il Fliegerfaust/Luftfaust (pugno volante) fu un interessante progetto tedesco degli ultimi anni di guerra volto alla realizzazione di un lanciarazzi multiplo portatile antiaereo a corto raggio. Rappresentò in effetti il primo tentativo di costruzione di un sistema MANPAD (MAN-Portable Air-Defense System) perfezionato efficacemente nel dopoguerra con la classe di lancia missili Strela sovietici e Redeye-Stinger americani. Il primo modello, il Luftfaust-A, sviluppato nel 1944 dalla HASAG (Hugo Schneider AG) di Leipzig, era composto da un fascio di 4 tubi caricati dalla parte posteriore, da altrettanti razzi non guidati da 20mm inseriti una apposita clip. La struttura del razzo era abbastanza rude: la testata esplosiva, composta da una convenzionale granata da 20mm pesante 90g e caricata con 19g di esplosivo, era inserita in un tubo di acciaio riempito con il propellente necessario alla propulsione e dotato di accenditore elettrico; i razzi erano sparati in una singola salva, e la loro stabilizzazione durante il volo, alla velocità massima di 380m/s, era assicurata dalla rotazione attorno ai propri assi consentita dalla angolatura degli ugelli di scarico. Dai successivi test si constatarono prestazioni complessivamente insoddisfacenti, in particolare relative alla scarsa precisione data l’eccessiva dispersione dei colpi sul bersaglio. Si cercò di limitare questo problema, con la successiva versione, il Luftfaust-B incrementando il numero di tubi a 9. La procedura di lancio era ora suddivisa in due fasi consecutive: con la prima salva, venivano lanciati 4 razzi, mentre i rimanenti 5 venivano sparati dopo circa 0,1s prevenendo in tal modo il rischio di pericolose interferenze fra i razzi durante il volo e danni causati dai fumi di scarico sui missili stessi. Luftfaust-B: da notare il mirino metallico sulla parte superiore, il caricatore a clip, e la caratteristica borsa portamunizioni cilindrica a tracolla. Struttura di un razzo da 20mm L’arma così composta, pesante 6,5kg per un lunghezza di 150cm, aveva una gittata massima di circa 1800m ma era efficace entro 500m, distanza alla quale i razzi sparati erano in grado di saturare un ipotetico bersaglio circolare di 60m di diametro. Dal Luftfaust-B fu successivamente sviluppato un prototipo di lanciarazzi calibro 30mm, il Fliegerfaust: era composto da 6 tubi atti a lanciare razzi caricati con le stesse granate da 330g con 75g di esplosivo dei cannoni MK-108. Tra tutte questi modelli solamente il Luftfaust-B fu l’unico destinato all’impiego operativo: venne infatti stipulato un contratto per la fornitura di una fin troppo ottimistica quantità di 10000 pezzi corredato da 4mln di munizioni; la produzione iniziò nel febbraio 1945 ma entro la fine della guerra solamente pochi lanciarazzi, forse un’ottantina, furono effettivamente disponibili ed forse utilizzate in combattimento. Non si hanno comunque significative evidenze che ciò sia avvenuto. Una misteriosa foto di due Luftfaust abbandonati tra le macerie in una strada di Berlino (esattamente davanti a quest'hotel) L'dea del lanciarazzi multiplo è stata ripresa dagli USA negli anni '70 con lo sviluppo dell'imponente lanciarazzi quadruplo M-202: sebbene si ufficialmente ancora in dotazione all' US Army, non ha mai avuto un'effettivo impiego militare (più che altro "hollywoodiano" ), preferendo i più convenzionali e pratici lanciarazzi monocolpo. Video Fliegerfaust/Luftfaust Fonti: http://en.wikipedia.org/wiki/Fliegerfaust http://forum.axishistory.com/viewtopic.php?t=23884 http://www.tanarmy.com/index/weapons/ww2we.../luftfaust.html http://www.geocities.com/Augusta/8172/panzerfaust2.htm
  4. John Plaster

    browning m2

    Un altra immagine pescata nella rete, da wikipedia.he: probabilmente, come fa intendere la didascalia, uno dei due militari fotografati è Carlos Hathcock (ho qualche dubbio ) In questo link viene descritta una situazione che personalmente mi ha lasciato un pò di sasso, in cui ques'arma fu impiegata. ... On some occasions, however, he used a different weapon: the .50-caliber M2 Browning Machine Gun, on which he mounted the Unertl scope, using a bracket of his own design.[verification needed] This weapon was accurate to 2500 yards when fired one round at a time. At one point, he took careful aim at a courier carrying a load of assault rifles and ammunition on a bicycle. He had second thoughts when he saw a 12-year-old boy in his sights, but after considering the intended use of those weapons, he decided to disable the bicycle, hitting the bike frame. The boy tumbled over the handlebars, grabbed a gun, and immediately began firing back, so Hathcock returned fire, killing him. (Source Marine Sniper, ...
  5. Dopo una lunga gestazione a maggio in russia è uscito un interessante simulatore di combattimenti aerei della prima guerra mondiale, Rise of flight. Sembra molto interessante, graficamente è superiore ad IL-2 Sturmovik (ci mancherebbe ), in particolare terreno e nuvole soprattutto sono curate molto bene, così come esplosioni, ombre, impatti, suono (bellissimo il rumore assordante dei vecchi motori e del vento in picchiata); un pecca forse nella rappresentazione dei (pochi ) strumenti interni delle cabine ed.... i requisiti minimi. Rise of flight «Rise of Flight» is a new generation combat flight simulator. The historical space of game «Rise of Flight» - military Europe in 1917-1918. On one map of 125 000 km2 the military conflict between Germany, Austro-Hungary and France, England, Italy, the USA and Russia take place. At the dawn of development of military aircraft and equipment occur first fierce battles for domination in the air. There are first air heroes who show courage and fearlessness in daily fights. That is a first and last war where pilots-enemies know each other’s names and show nobleness, worthy of knight tournaments. The user chooses the country for which he wishes to take part in battles, and faces with such tasks, as gun-fire adjustment, spying, support or interception of bombers and duel battles between the most known aces of the First World War. Thanks to the faultless graphics and physics of flights, and also to the conformity of game space with the historical reality, the game is actually a "time machine”. That makes it not only interesting but very informative and useful for all who are interested in history and aviation of The First World War. More than that the player is not only transferred to the First World War era and feels delight and pleasure from flight on historical planes, but also communicates with other gamers, receives emotional pleasure from the beauty and quality of the game. Minimum system requirements Operating System: Windows® XP (SP2 or higher)/Vista (SP1) CPU: Intel® Core™2 Duo 2.4 GHz Computer Memory: 2 GB Free Hard Drive space: 6 GB Joystick: Direct X 9.0 compatible joystick Internet Connection: 256 Kb/s (required) Graphics Card: 512 MB, GeForce 8800GT/Radeon HD3500 Minimum screen resolution: 1280x960 pix Sound Card: DirectX 9.0c compatible Supported Operating Systems Windows XP/ XP 64, Service Pack 2 or higher Windows Vista / Vista 64, Service Pack 1
  6. John Plaster

    browning m2

    Mi è familiare... Durante la Guerra del Vietnam Carlos Hathcock, con un M2 dotata di ottica, eseguì un colpo ad una distanza di 2286m (record battuto solo nel 2002 in Afghanistan): ho trovato alcune foto che ritraggono l'arma in questa configurazione, che a quanto sembra risultava essere già utilizzata in Corea (seconda immagine).
  7. Credo che tutto questo gazzabuglio di operazioni, in IL-2, non sia necessario. Se non ricordo male (l'ho disinstallato da poco ) è sufficiente, nel caso di aereo monomotore, premere il tasto corrispondente alla voce "aircraft toggle engine"; nel caso di velivoli multimotori bisogna selezionare il motore con i tasti "engineselect..." e poi premere "aircraft toggle engine" (nota che in singleplayer la selezione non è necessaria, mentre di solito lo è online). Alcune volte, soprattutto in multyplayer o quando devi decollare dalle portaerei, devi disattivare i "blocchi" alle ruote (tasto "toggle paddle choks" o similare): te ne accorgi perchè quando dai manetta l'aereo è immobile. Vi sono poi controlli sulla miscela, boost o cose del genere anche se personalmente non li ho mai usati. Comunque anch'io utilizzo la tastiera ed è vero, è quasi una follia soprattutto se di fronte hai a che fare con avversari non noob. Con la tastiera si possono pilotare bene i bombardieri, infatti di solito quando volavo online li utlizzavo spesso. A mio parere, nel gioco, quello complessivamente più valido, è il sovietico Pe-8 (chissa mai perchè ) in quanto offre una capacità difensiva notevole (in particolare grazie alle atipiche torrette collocate nelle gondole dei motori) ma anche soprattutto con la sua poderosa FAB-5000 è in grado di vaporizzare istantaneamente l'intero aereoporto nemico. Il B-29 invece è un gradino sotto, ma come il B-17 sono molto robusti anche per manovre un pò spericolate e forti incassatori di colpi. Il problema di tutti questi è che purtroppo non sono pilotabili in prima persona. Potenti i B-25 e sopratutto l'A-20,in particolare quello migliorato con le due M2 .50 in coda. Passando ai tedeschi, l'He-111 è un pò sottopotenziato mentre il pesante quadrimotore l'Fw-200 ha purtroppo un armamento difensivo inadeguato. Il monoposto Do-335 invece è micidiale (anche se puoi portare al massimo una bomba da 1000kg) perchè ha una rateo di salita pauroso per cui si possono raggiungere velocemente quate molto alte e picchiare verso il campo d'aviazione nemico con il vantaggio della velocità (stando attenti però a non esagerare... ).
  8. Un vivo ringraziamento a madmike e saetta per le interessanti informazioni riportate su questo "mistero" , in particolare sul primo conflitto mondiale. L'altro nazione che utilizzò il 6,5mm (con una palla però di differente sezione) il Giappone, sviluppò invece dall'Arisika un vero e proprio fucile da cecchino, il Tipo 97, riscontrando in ogni caso sempre le solite deficienze balistiche. OT ON :rotfl: OT OFF
  9. Ero quasi sicuro che sarebbe venuta fuori questa storia, ma in quel caso la distanza che risultò dalle indagini non era proprio da cecchinnaggio... Ora che ci penso non ho mai sentito parlare nemmeno di cecchini italiani duarante 2GM, ma mi pare impossbile che non vi fossero unità di questo tipo (immagino l'utilità soprattutto sul fronte Russo)! Ricordo che il 6,5mm veniva soprannominato con una certa vena ironica "proiettile umanitario" in quanto spesso perforava il corpo da parte a a parte non producendo ferite significative. EDIT: Mmmm, senti senti, guarda cosa ho trovato su wiki eng: A quanto sembra dal '91 non fu mai sviluppato un fucile da cecchino dedicato. Durante la 1GM pochi '91 furono equipaggiati con qualche tipo di ottica, ma la cosa più strana è che nemmeno durante la 2GM fu elaborata un'arma veramente operativa...
  10. Approfitto di questo bel topic per fare una domanda storica. Durante la 1GM tutte le grandi nazioni, ad esempio Inghilterra, Germania, Austria-Ungheria hanno introdotto la figura del cecchino ma non ne ho MAI sentito parlare con riferimento all'Italia. L'Esercito Italiano, o meglio Il Regio Esercito Italiano aveva analoghe figure di questo tipo armate, immagino, con fucili '91 dotati di ottica? Il calibro 6,5mm, sebbene inferiore rispetto a tutti glia altri, non credo fosse comunque particolarmente inadeguato per questo scopo.
  11. Ecco altri due interessanti modelli USA: - Kellet XR-8 (1944), sperimentale, chiamato simpaticamente lo "sbattiuova", adottava a differenza dei modelli della Sikorsky la formula sviluppata da Flettner dei due rotori controrotanti intersecantisi. - Bell model 30 (1942), primo modello della Bell con quello che per molti anni sarà il suo marchio di fabbrica, il rotore bipala. Da questo svilupparono poi il Bell 47 (immagine di destra, probabilmente durante qualche collaudo ) LUCA ci deve essere qualche problema nel link, non funziona, sembra che mandi a qualche tentativo di ricerca messaggi.
  12. Navigando su youtube, da un collegamento a questo film sono giunto a questo relativo agli elicotteri tedeschi (la musica di sottofondo è azzeccata): alcune scene sono comuni ad un video precedente di Pete57. Ero all'oscuro di quell'accrocchio all'inizio del filmato, il Petroczy-Karman-Zurovec PKZ 2 un previsto "elicottero" da osservazione della... Grande Guerra.Riguardo al video c'è da dire che il cineoperatore ha fatto un pò il furbone alla fine... Ritornando in topic, da una fonte mi risulta che anche i primi modelli del più grande Sikorsky R-5 entrarono in azione nelle ultime fasi della seconda guerra mondiale per compiti di collegamento e ricognizione.
  13. « Era come se un angelo lo stesse spingendo » (Adolf Galland, Il primo e l'ultimo) La ritengo stupenda e profonda segnando l'inizio di una nuova epoca; tra l'altro compare in testa alla pagina dell'Me-262 di wikipedia it. Anche questa: « Nos non nobis... ed è dolce il pensare che si può morire per gli altri, che si può morire in una notte di primavera » Camillo De Carlo, tenente, medaglia d'oro a valor militare. 1GM Anche quelle nella mia firma è interessante, se ne è appropriata un certo Dott. Henry Jones
  14. Nel sito di luft 46 ci sono degli stupendi ed avvenieristici progetti, ma considerando la situazione economica e militare in cui si trovava la Germania negli ultimi 2-3 anni credo che quelli fisicamente realizzabili, ragionevolmente affidabili e potenzialmente utili si sarebbero ristretti di molto. In ogni caso come dice l'ultimo messaggio di Intruder ed altri utenti, gli Alleati non sarebbero stati al palo, avrebbero con ritardo magari sfornato numeri "bulgari" di aerei jet, diciamo convenzionali, come il P-80 e conseguenti evoluzioni. E quando qualche avvenierstico jet del Reich fosse caduto nelle loro mani ad esempio perchè precipitato (cosa inevitabile) ne avrebbero potuto trarre preziose informazioni di retroingegneria.. e da li in poi sarebbe forse stato una sorta di tiraemolla... ma per quanto, almeno da parte tedesca? Negli ultimi anni mancavano tempo e soldi per costruire ed affinare i alcuni validi progetti tedeschi perchè, oltre a dover lavorare sotto le bombe, non vi era una gestione organica ed oculata delle risorse disponibili. A ciò ha contribuito la politica: le "opinioni" di Hitler e dei vari gerarchi (ricordate la famosa frase del Fuhrer riferita alla V2 "Ho sognato che mai questo ordigno potrà essere utilizzato contro l'Inghilterra. Ricordate che i mie presentimenti non mi hanno mai ingannato"), le lotte intestine fra i corpi (tanto per comprendere come triava l'aria, non dimentichiamo che Von Braun ed altri tecnici furono mandati per un pò in carcere grazie al sapiente intervento di Himmler). Tirando le somme, per quanto o pututo leggere da questo bel topic, ma anche da altre fonti (ad es. qui), credo che l'Me-262 avrebbe avuto problemi nel contrastare il P-80, non perchè in assoluto inferiore ma con caratteristiche più votate all'intercettazione che alla caccia pura (con questo non faccio che ripetere quanto detto da altri utenti).
  15. Precisazioni dettagliate, grazie madmike
  16. C'è un riferimento simile anche in questo sito, senza specificare in dettaglio gli avvenimenti... il mistero si infittisce... Quoto qunto detto da pandur e IamMarco, era una macchina condannata comunque alla quasi immobilità, con o senza guasti meccanici (che "a naso" sarebbero stati tuttaltro che infrequenti). Comunque ogni componente della macchina (tranne il propulsore) era proporzionato, basti pensare ad un cannone da 75mm come...arma coassiale.
  17. Pensavo che questi tipi di progetti folli, come molti altri del resto, non avessero mai ricevuto il battesimo del fuoco. Invece sembrerebbe di no secondo quanto riporta Wikipedia eng: Panzerkampfwagen VIII Maus The working Maus prototypes remained at Kummersdorf and at the proving grounds in Böblingen. In the last weeks of the war the V1 with the dummy turret was captured by the advancing Soviet forces in the vicinity of the western batteries of the Kummersdorf artillery firing grounds. It had been mechanically sabotaged by the Germans before abandoning it. The V2 prototype with the armed turret was dispatched to Berlin for its defense but broke down at Stamplager, near Zossen. The crew decided to fight instead of blowing up the tank, they waited until they saw a Russian column that had 35 T-34 tanks. After 55 minutes their Maus was destroyed but it knocked out 10 of the 35 tanks. There are claims of Canadian troops engaging a Maus while advancing along the German coastline, but there isn't any evidence to support this. In poche parole dei prototipi funzionanti rimasti, uno fu inviato a Berlino per contribuire ad una disperata difesa della città, ma durante il viaggio si bloccò a seguito di un guasto. I crucchi del carro invece di sabotarlo ed abbandonarlo, decisero di resistere appostandosi (il Maus era diventato un bunker di acciaio) ed attendendo al varco una colonna di 35 T-34 sovietici in avvicinamento: dopo 55min i T-34 ebbero la meglio sul Maus al prezzo di 10 tank distrutti.
  18. Ho notato che vi è anche una differenza sostanziale, su cui penso possa essere interessante discutere (pregi, difetti, ecc), relativa all'architettura dei motori jet impiegati nel conflitto. Quelli inglesi sviluppati di Frank Wittle (i Derwent del Meteor ma anche i Goblin che equipaggiavano i P-80) avevano il compressore a flusso centrifugo mentre i motori tedeschi come gli Jumo e BMW (esclusi i primi prototipi della Heinkel), erano invece a flusso assiale. Non me ne intendo molto di motori aerei, ma dando un'occhiata a wikipedia, questa filosofia costruttiva è certamente più complessa ma in generale fornisce maggiori vantaggi per la propulsione aerea ed infatti rappresentò a partire dal dopoguerra, l'architettura prevalente dellla maggior parte dei motori jet.
  19. Grazie per i complimenti Questo articolo faceva parte di una serie pubblicata nel 1998, ricorrenza degli 80 anni dalla fine della guerra; tra questi ho conservato un'altro ritaglio sulle vicende di quel De Carlo citato più volte, protagonista di un'azione simile alcuni mesi prima, articolo che sarò felice di riportare prossimamente. Non saprei darti informazioni precise probabilmente nel libro si possono trovare le risposte, ma immaginando il clima generale del dopo Caporetto, con il seguito di migliaia di soldati sbandati furono disperse in giro altrettante armi.
  20. Riporto questo frammento di storia della 1GM legato alle azioni di spionaggio di Alessandro Tandura, primo paracadutista della storia in azione di guerra, imprese che gli portarono il conferimento di una medaglia d’oro a valor militare. Quanto segue è tratto quasi totalmente da un articolo di Alessandro Valenti (“IL GAZZETTINO” del 28/09/1998). Alessandro Tandura nasce a Vittorio (non ancora…Veneto) il 17 settembre 1893. Il 14 settembre 1914 si arruola volontario ed il 24 maggio 1915 entra in zona di operazione con il 1° Rgt. fanteria “Re”. Il 1° luglio è ferito sul Podgora e viene dichiarato inabile alle unità mobilitate, ma il 31 gennaio 1917 riparte volontario per il fronte con la 333° Compagnia mitraglieri Fiat. Il 19 novembre è ricoverato all’ospedale militare di Verona, ne esce con 6 mesi di convalescenza alla quale rinuncia e raggiunge il 20° Rgt. d’assalto “Fiamme Nere” con il quale partecipa a tutte le azioni del basso Piave, compresa l’espugnazione della testa di ponte di Caposile nel luglio 1918. Ma la fase più celebre che lo portò ad essere il primo paracadutista militare al mondo in azione di guerra, inizia solo ora: nel dopoguerra, a questa avventura, Alessandro Tandura ne dedicò la stesura di un libro, “Tre mesi di spionaggio oltre il Piave” (Longo Coppelli, 1934). Il 30 luglio 1918 quando, reduce di un viaggio a Treviso, torna a Carbonera dove era in forza al 20° Rgt. d’assalto “Fiamme nere”. Lo vogliono subito a Resana al comando dell’ VIII Armata. Lo accoglie il tenente colonnello Dupont, capo dell’ufficio informazioni, che gli dice:” Caro Tandura, come ella può comprendere, per il Comando Supremo è di sommo valore conoscere quello che costituisce il segreto militare, dislocazione e forza delle truppe nemiche, le loro intenzioni offensive, le sedi dei comandi. Perciò abbiamo bisogno di gente che si infiltri tra le file del nemico per osservare riferire. Abbiamo pensato a lei…” Tandura accetta ma non sa ancora come sarà portato al di là delle linee nemiche. Glielo dicono due giorni dopo. Tre sono le possibilità: 1) passare per il Piave di notte, vestito da austriaco, mediante dei fili tesi da sponda a sponda tra Pederobba e Grave di Ciano; 2) atterrare con un aeroplano in una località delle terre invase (come De Carlo alcuni mesi prima); 3) lasciarsi cadere per mezzo di un paracadute da un aereo. L’aeroplano, il fascino del volo, la connaturata audacia, lo spirito di avventura, la voglia di rivedere al più presto i suoi cari che abitavano in quel di Serravalle gli fanno scegliere il paracadutismo. Esprime soltanto il desiderio di vederlo in funzione. Ma il colonnello Dupont lo informa :”Gli apparecchi non sono nostri, bensì del comando inglese, che ne ha a disposizione pochissimi e costano assai. Ma non abbia timore, dopo 200m si aprono…infallibilmente.” INFORMATORE OLTRE IL PIAVE Dopo le necessarie istruzioni, la notte tra il 9 e 10 agosto 1918, sui cieli del vittoriesi compiva il rito del primo lancio al mondo in azione di guerra. Poco prima della mezzanotte del 9 agosto all’aeroporto di Villaverde in provincia di Vicenza, è pronto un Savoia-Pomilio SP3, aereo da ricognizione, pilotato dal capitano della RAF Ben Wedgwood con a bordo un maggiore canadese Barker in qualità di ufficiale osservatore. Aspettando il giovane tenete degli Arditi per gennaio “catapultarlo” oltre le linee nemiche, in territorio occupato dalla 6a Armata austriaca per un’azione di spionaggio in vista dell’offensiva programmata dall’Esercito Italiano sul Piave. Savoia-Pomilio SP3: è illustrato il sistema di lancio del paracadustista dal velivolo; il comando di apertura della botola sulla quale di sedeva il paracadutista veniva attivato dall'osservatore seduto a prua In una lettera inedita inviata nel 1919 all’amico torinese Cesare Schiapparelli così Tandura descrive la sua avventura: “Mi pareva di sognare a trovarmi a quell’altezza e quando meno me l’aspettavo, mi sono sentito precipitare nel vuoto. Ho alzato gli occhi ed ho visto per la prima volta il paracadute aperto. Ho guardato giù ed ho cominciato a scorgere località a me ben note”. Ecco la descrizione che Tandura fa di quello strano lenzuolo: ”E’ composto di un ombrello di seta nera , del diametro di 2,5m; agli orlo della tesa dell’ombrello un’infinità di cordicelle si stacca, per raccogliersi, alla distanza di 2m, in un punto della quale parte una grossa corda di caucciù, del diametro di 4cm e della lunghezza pure di 2m. All’estremità si sfrangia un complesso di cinghie a bretella, a cintura, a cavallo, che avvolgono il torso lo avvinghiano saldamente”. L’impatto con il terreno avviene, dopo aver sfiorato i filari del vigneto, nell’orto del parroco di San Martino di Colle Umberto, mentre la discesa era programmata in quel di Sarmede, ma un forte temporale aveva fatto saltare i piani. Da quel momento comincia l’azione che lo porterà sul Col Visentin dove, attraverso piccioni viaggiatori, il Tandura, grazie anche all’aiuto della sorella Emma e della fidanzata Emma Metterle, entrambe decorate di medaglia d’argento al valore militare, si manterrà in costante contatto con il comando italiano. Scrisse il generale Caviglia, comandante dell’VIII Armata nel suo rapporto dopo lo sfondamento del Piave”dover ascriversi in modo particolare al merito del Tandura se l’armata pote entrare in azione con la piena coscienza delle unità che aveva di fronte e della loro dislocazione”. E’ rarissimo trovare in un rapporto di un comandante d’armata un così esplicito riconoscimento ad un giovane ufficiale subalterno. Il capitano Vedgwood, divenuto dopo la guerra deputato di sua Maestà britannica, nel suo libro pubblicato nel 1919 sulla prima guerra mondiale scrisse: “Non ho mai visto un uomo più coraggioso di questo piccolo (Tandura non raggiungeva il metro e 60) soldato italiano, il più valoroso soldato del mondo”. Zona di azione durante i tre mesi dietro le linee nemiche SBANDATI E DISERTORI Una delle azioni meno note, nel quadro dell’opera di spionaggio dal 10 agosto al 30 ottobre, e quella che lo ha visto impegnato a ridare dignità di combattenti a tutti quelli sbandati, a quei disertori o soltanto fuggiaschi che, dopo Caporetto , erano stati tagliati fuori e non erano riusciti, o non avevano neanche tentato, a ricongiungersi con i propri reparti, dandosi alla macchia in attesa di tempi migliori. Dopo la guerra non furono pochi quelli che dovettero al giovane e piccolo ufficiale degli Arditi il bene della vita per le testimonianze che egli fornì ai vari comandi sul fatto che molti giovani non erano disertori, ma soltanto sbandati, invocando il fatto che sotto la sua guida si erano organizzati in vere e proprie “bande armate” che costituirono un importante reparto alle spalle degli austriaci quando cominciò lo sfondamento italiano. Racconta nel suo diario, divenuto libro “Tre mesi di spionaggio oltre il Piave”: “Questa mattina (siamo alla fine di agosto 1918) ho preso nota della posizione precisa di due grossi calibri da 305mm, 200m a sud di Nogarolo. Un draken (dirigibile da osservazione) che s’innalza verso San Pietro di Feletto, ne aggiusta evidentemente il tiro”. E mentre osserva, Tandura sente un fruscio e gli appaiono “due individui che in mano non avevano che i fucili ‘91”. Sono i fratelli Segat. Con loro e con altri imboscati sulle colline viottoriesi organizzano la prima “banda armata” alle spalle dell’esercito austriaco. E quando il 30 ottobre si scatenò la battaglia di Vittorio Veneto le tante “bande” del Tandura, stringeranno gli austriaci nella morsa creata a sud dalle avanguardie dell’esercito ed a nord, appunto, dalle bande. Un anticipo di quella che poco meno di 30 anni dopo sarà la resistenza. Di quel fatidico 30 ottobre Tandura scrive: “Mi sembra di vivere in un altro mondo. Laggiù verso via Rizzarda, scorgo alle 8 circa i nostri bersaglieri ciclisti e la cavalleria. Dal Col del Pel ci precipitiamo giù a Vittorio”. Le bande sono riunite, si spara da tutte le parti. “Alle 9:30 – racconta- abbiamo avuto i primi morti ed i primi feriti. Ferito ad una mano il giovane Artico e più gravemente Da Ros al braccio sinistro”. E, alla fine della lotta, il riconoscimento leale al valore dei nemici. “Giù di cappello; riconosciamolo francamente; il nemico si è fatto onore: quasi tutti i soldati austriaci sono morti sul posto.” SCAPPA DAL TRENO AUSTRIACO Nel corso dei suoi tre mesi si spionaggio Tandura viene catturato due volte dai gendarmi austriaci, ma mai riconosciuto come ufficiale italiano che essi cercavano. La prima il 28 agosto alle 20 in località Longhere si ritrova davanti due rivoltelle spianate dagli austriaci che lo alleggeriscono di 1700 corone, dell’anello e di un orologio e lo traducono alla segheria Marson dove trova altri 150 malcapitati. Alle 2:27 è di nuovo alla macchia, dopo aver saltato il muro di cinta con la scusa di un bisogno corporale. La seconda volta capita il 26 settembre a Polcenigo mentre si reca all’appuntamento con l’aereo che avrebbe dovuto riportarlo al comando dopo la sua missione. Lo portano a Sacile. Quando il 9 ottobre decidono di internarlo, lo caricano assieme ad altri sventurati dal quale con una mossa fulminea riesce a fuggire. Facciamo descrivere al protagonista la fuga: ”Il treno in quel momento rallentava, verso Fontanafredda… e nel momento in cui la sentinella vagola con lo sguardo, con lo scatto di una molla spicco un salto dal finestrino. Cado su una siepe”. Pesto e sanguinante non pensa che a correre rincorso dal sibilo della fucileria, finchè arriva a Fiaschetti vicino a Sacile, e poi alla Madonna della Salute. L’11 si ricongiunge con le sue “bande armate” sul col Visentin dove riorganizza il lavoro. Per questa sua azione di inquadramento di soldati allo sbando gli fu anche concessa la croce di guerra belga con palme. SPIONAGGIO A TUTTO CAMPO In una “riservatissima” del comando austriaco dei primi di settembre del 1918 si legge: “Un ufficiale italiano trovasi da queste parti in servizio di spionaggio e due signorine (la sorella Emma e la fidanzata Emma Metterle) si recano spesso a trovarlo, rifornendolo di viveri e notizie. Domattina perquisizione delle case delle famiglie con cui potrebbe essere a contatto. È ancora ignoto il nome dell’ufficiale e quello delle signorine”. Scambiandolo per Tandura verrà arrestato un giovane siciliano Gaetano Bonacore Morale, che riuscirà comunque a fuggire. Scrive Tandura: “La mia fidanzata mi dà informazioni di grande interesse, recita bene la sua parte”. Le notizie partono con i colombi viaggiatori che di notte vengono paracadutati da un Caproni. Ecco la descrizione di un appuntamento: “ vedo verso Formeniga il cielo lampeggiare di scoppi. Sono le 2. Ecco, ad un tratto, il rombo furioso dei Caproni. Lassù l’inferno. Le batterie antiaeree non hanno tregua. Il riflettore di San Giacomo disegna il cielo. Dopo aver eseguito un largo giro sopra Vittorio, punta verso la mia posizione. Il fuoco, il mio fuoco, è acceso. L’aviatore lo scorge… giunto sopra il segnale lascia cadere i rifornimenti e le gabbiette dei piccioni 89, 183, 499, 681, 344, 321, 546, 597, 277”. Il comando, in una nota, a parte chiede: “Ci sono squadroni e reggimenti di cavalleria montati? Sono state notate truppe di passaggio? Che numeri di reggimento avevano queste truppe? Che reggimenti di artiglieria ci sono? Sono più le truppe che vanno in direzione di Belluno o quelle che vengono da Belluno? Scrivi tutti i numeri che hai visto sul berretto dei soldati di fanteria, anche il numero di feldpost. Sono partite e per dove le truppe che hanno combattuto sul Montello?” Tandura risponde puntualmente agli interrogativi liberando i piccioni viaggiatori con legato ad una zampetta il messaggio. 20 ANNI DOPO È doveroso a questo punto un cenno al periodo successivo alla guerra, la parte meno nota, in gran parte inedita della vita di Alessandro Tandura, testimoniata dalle lettere che dall’Africa, dove fu prevalentemente impegnato, scriveva alla moglie Emma, ed ai figli Luigino che sarà medaglia d’oro a valor militare nella lotta per la liberazione, Dellavittoria e Carla. Impegnato in diverse azioni con il battaglione “Benadir” formato da truppe somale, si conquista due medaglie d’argento e la promozione da capitano a maggiore. E proprio questa promozione fu uno dei crucci di Tandura in Africa. Nell’ultima profetica lettera alla moglie Emma scritta a Uegit il 6 dicembre 1937, 22 giorni prima di morire, emerge chiaramente il risentimento nei confronti del colonnello comandante il suo battaglione che tardava ad inviare a Roma i documenti relativi alla promozione ottenuta il 24-25 aprile dell’anno precedente. Attribuiva questo ritardo ad una ripicca nei suoi confronti perché nel corso di una scaramuccia contro i reparti ribelli aveva invitato a gran voce il suo colonnello ad uscire dal riparo degli alberi e a unirsi alle truppe in combattimento. E costui, pavido, si era naturalmente offeso. “Non appena arriverà la promozione – scrive Tandura alla moglie – alle dipendenze di simile individuo non rimarrò neppure un minuto”. Ma la fine della sua avventura è vicina. Si è sistemato definitivamente in Africa e chiama a sé la famiglia. Il 28 dicembre arrivano la moglie e le figlie Della vittoria e Carla, il figlio Luigino è allievo ufficiale alla Nunziatella di Napoli. Lui aspetta le sue donne sul molo del porto di Mogadiscio .Quando la lancia di collegamento le deposita li vicino, Alessandro Tandura, che no le vedeva da tre anni, corre loro incontro. Un bacio, una lacrima e poi si accascia tra le braccia della moglie, stroncato da un infarto che i medici attribuirono alla fortissima emozione. Il “più valoroso soldato del mondo”, risparmiato dalla guerra, era caduto sul fronte dell’amore. Qui ho trovato altre interessanti informazioni che completano la storia; vi sono brevi riferimenti ad altre azioni, come quella di De Carlo che è citata nell'articolo e del figlio, che ha combattuto nella Resistenza.
  21. Si esattamente, infatti mi pareva di ricordare vagamente il nome dell'aereo. Dopo questo episodio, in segno di riconoscenza, molti religiosi racchiusi nei gulag furono liberati.
  22. Concordo, in questa battaglia l'inesperienza degli USA è stata una pedina fondamentale a favore dei tedeschi, anche l'equipaggiamento, in particolare corazzato, era inferiore: se non ricordo male in quella battaglia gli americani furono impressionati dalla potenza di fuoco dell'MG-42, i tedeschi invece dall'esame di un bazooka americano decisero di progettare il loro panzerschreck. Comunque rimanendo in OT (o quasi), tempo fa hanno trasmesso due documentari su "La Storia Siamo Noi" su Stalin e la vittoria sovietica sulla Germania nazista: ne dipingono una figura che è riuscita a farsi largo nell'establisment sovietico senza delle oggettive e concrete qualità da leader. Lenin addiruittura aveva giudizi tuttaltro che benevoli nei sui confronti, diceva che era una persona con modi di fare grezzi (questo gli faceva paura). Con l'avanzata nazista in terriotorio russo, al comando delll'Armata Rossa mancavano di figure di riferimento, eliminate dalle grandi purghe dissennate degli anni passati, e questo fu uno dei tanti dei motivi per cui i tedeschi colsero impreparati i sovietici: inoltre Stalin non aveva alcuna mentalità strategica militare, forse l'unico aspetto positivo fu quello di decidere di rimanere ad oltranza a Mosca (con un treno con le caldaie sempre in pressione per partire verso gli Urali). In merito a ciò si racconta che Stalin abbia incontrato un'importante ecclesiastico ortodosso avendo da lui rassicurazione che mai i nazisti avrebbero raggiunto il Cremlino se si fosse portata sui cieli di Mosca e fatta volare in circolo l'icona venerata della Madonna di (..omissis..): Stalin ordinò immediatamente il decollo di un aereo con l'icona ed il pericolo fu scongiurato. Riprendendo l'affermazione di un intellettuale russo (mi sembra fosse addirittura dissidente, ma questa non è certo una novità), nella sostanza, se l'URSS ha vinto contro i nazisti non è stato grazie a Stalin ma grazie al popolo sovietico.
  23. Mettendo il nome su Google vengono fuori altre biografie (ad es. la stessa wikipedia inglese, forse hai cercato in quella italiana) che riportano in effetti un abbattimento di un Me-262 da parte del suo La-7 in quella data. C'è da dire che nella pagina italiana dell'Me-262 viene indicata come "abbattimento rivendicato". Ho letto riguardo allo strano scontro con i due P-51, vi sono però alcuni aspetti dubbi. Che sia una congiura sovietica?? In ogni caso non ci vedo nulla di strano, anche gli americani ne hanno tirati giù con il P-51 Mustang.
  24. Ho scoperto che macchine analoghe furono progettate anche dai sovietici con il Lavochin La-7 ed il MiG I-250, A proposito, nella pagina del La-7 riportano questa nota... The La-7 was the only Soviet fighter to shoot down a Messerschmitt Me-262, by Ivan Nikitovich Kozhedub on one occasion over Germany on February 15, 1945.
  25. A completamento della discussione riporto queste simpatiche opinioni di piloti americani riguardo l'UH-1 ed UH-60, riportate su di un libro fotografico di 20 anni fa. <<Lo Huey fu progettato per l'evacuazione sanitaria; è un elicottero semplice con un singolo ed affidabile sistema idraulico ed un motore a turbina che può essere sforacchiato dalle pallottole e ciononostante portarti a casa. Sebbene fosse stato progettato per una missione singola, ne abbiamo fatto un eccellente tuttofare ed una piattaforma di tiro. Ci vorra tempo (siamo nel 1989, ndA) prima che l'elicottero polivalente UH-60 possa sostituire l'UH-1. Diversamente dagli Huey, gli UH-60 non hanno particolari separatori per proteggere i loro nuovi motori dalla sabbia. Dopo 200 ore di volo sui deserti dell'Egitto, i motori degli UH-60 hanno dovuto essere sositituiti a causa dell'abrasione. Gli Huey non la temono. La struttura ed i pattini dell'Huey sono così forti che si può sbattere la macchina per terra senza danneggiarla molto. Non c'è pilota che non abbia mai piegato qualche pattino, se ha volato abbastanza. Chiunque sia entrato ed uscito da zone di controllo ristrette ha dovuto prendere delle scorciatoie in entrata ed in uscita. I rotori dell'Huey sono abbastanza forti per questo. Si possono fare a pezzi piccoli cespugli ed anche dei rami senza procurarsi molto danno. Una volta ho schiantato un Huey contro un albero di teak da un'altezza di 60m. Sono ancora qui perchè l'elicottero è stato in grado di sopportarlo. In Vietnam, gli Huey ritornavano dal combattimento dopo aver perso dei pezzi senza i quali l'elicottero teoricamente non avrebbe potuto volare. L'Huey è stato il B-17 della guerra del Vietnam.>> Un pilota di UH-1, Riserva dell'Esercito, Fort Meade A confronto, quelli del Black Hawk... <<L'UH-60 non è completamente automatico, ma è in grado di volare senza che si tocchino i comandi. Quando è in volo stazionario si possono mettere i piedi sul pavimento, staccare le mani dalla barra del passo ciclico, tirare tutto il collettivo (il comando del rotore principale) quanto si vuole, ed il Black Hawk sale come un ascensore. Si può avere qualche spostamento laterale per il vento, ma altrimenti si potrebbe mantenrere perfettamente la prua. Ci vuole parecchio per abituarcisi. Il Black Hawk trasporta il doppio del carico esterno che porta l'Huey, ma quanto all'interno, ha lo stesso numero di posti. Quando simuliamo l'ambiente di combattimento, ciascuno deve allacciare le cinture di sicurezza, ma in combattimento reale probabilmente lasceremo a terra i sedili, metteremo a bordo 20 persone, tireremo una cinghia attraverso le porte laterali e ce ne andremo via così. Sul Black Hawk ci può essere mancanza di spazio, ma non certo di potenza, ne abbiamo più di quanto ce ne possa servire. Possiamo persino tirare qualche g negativo. Sugli Huey c'è un certo ritardo tra quando si sposta a destra il comando del passo ciclico e quando l'elicottero si muove dalla stessa parte. Non sul Black Hawk. L'UH-60 ha possibilità maggiori di quelle dell'UH-1, ma la sua complessità lo rende più difficile da riparare in area operativa. I piloti del Black Hawk prendono in giro quelli degli Huey dicendo: "I pattini sono per i ragazzini", ma poi concordano con noi dicendo "Quando l'ultimo Black Hawk andrà in demolizione, il suo equipaggio sarà riportato a casa da uno Huey". Un pilota di UH-60, Guardia Nazionale Aerea della Virginia
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