C’è una cosa che i filorussi (e i Travaglio & co nostrani) non arrivano proprio a capire: ci hanno per anni propinato l’inevitabilità della vittoria russa basandosi sulle continue avanzate russe, ora ridotte ai pochi km quarati di Konstyantynivka che altrove perdono. Ma chi attacca, specie con carne da cannone male addestrata ed equipaggiata, ha più perdite e in una guerra di logoramento conta poco che i lanzichenecchi piantino le loro bandierine su un inutile cumulo di macerie che una volta era un villaggio o una cittadina. Conta per l’ego di PUC e per la sua narrativa dell’invincibile popolo russo (indispensabile per sostenere la sua speciale vaccata), ma militarmente serve agli ucraini, perché finché i russi attaccano si logorano e il logoramento li porta sempre più vicini allo schianto. La più grande bandiera di PUC è la Crimea, ma ora come ora è un’inutile peso che va però rifornito, contribuendo ad appesantire la logistica e il dispendio di risorse. Non viene isolata per essere riconquistata, ma come gli sciami di droni, è utile per esaurire i russi.