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Le vacanze e ... gli amici di Travaglio!


picpus
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Dal link: http://www.ilpozzoelaluna.it/2008/le-vacanze-di-travaglio/

 

riporto:

 

Le vacanze di Travaglio

 

da Repubblica.it

 

ROMA (Ansa) - Marco Travaglio mette on line (www.voglioscendere.it) l’assegno e l’estratto conto della carta di credito con cui pagò la vacanza del 2002 all’Hotel Torre Artale di Trabia (Palermo), dove soggiornò con la sua famiglia nell’estate del 2002. E’ la coda di una polemica scoppiata a maggio di quest’anno quando Giuseppe D’Avanzo, su Repubblica, rivelò di aver saputo da fonti investigative siciliane che il costruttore Michele Ajello, poi arrestato e condannato in primo grado per mafia, aveva pagato la vacanza di Travaglio su richiesta. La “notizia falsa” - ricorda il giornalista e scrittore - rimbalzò sui principali media italiani.

 

“Bene - dice Travaglio - sono spiacente di informare lorsignori che, dopo lunghe ricerche, ho finalmente trovato l’assegno e l’estratto conto della carta di credito Diners con cui pagai il conto di quella vacanza all’hotel Torre Artale di Trabia. L’assegno, emesso il 19 agosto 2002 dal mio conto presso il San Paolo-Imi di Torino e poi negoziato dal Banco di Sicilia (che lo conservava nei suoi archivi di Palermo), ammonta a 2.526,70 euro. I restanti duemila euro li pagai con la carta Diners (versamento datato 18 agosto 2002)”.

 

“So che nessuno mi chiederà scusa per aver messo in circolo quelle menzogne sul mio conto. Ma - conclude Marco Travaglio - spero almeno che, in cuor suo, si vergogni”.

 

 

“Ecco quello che non dice”

La risposta di Giuseppe D’Avanzo

 

Ricapitoliamo, una buona volta questo affare, le questioni che sono in discussione e i benedetti “fatti” che, per Marco Travaglio, dovrebbero farmi vergognare.

 

Partiamo dai “fatti”.

Travaglio non parla mai di Giuseppe Ciuro, come se la presenza di questo signore fosse marginale. Al contrario, è essenziale. E non per sostenere che l’integrità di Travaglio è compromessa dalle vacanze comuni con un infedele poliziotto poi definito da una sentenza “criminale” e condannato a quattro anni e mezzo di galera. Quando vi ho fatto cenno in maggio, volevo dimostrare quanto fragile e pericoloso fosse un metodo di lavoro che - abusando della parola “verità” - declina la conoscenza di Schifani con un tizio, quattro anni dopo indagato per mafia, come prossimità alla mafia. Come mafiosità.

 

Travaglio sembra non comprendere di che cosa voglio discutere. O forse non ne ha voglia. Gli interessa soltanto difendere se stesso (lo capisco) e insultare e invitare i suoi lettori a farlo (lo capisco meno).

 

Purtroppo anche la sua difesa, presentata come definitiva, come esaustiva, è alquanto debole, se si deve proprio parlarne. Cincischia un po’ sulle mie fonti. Fa confusione. Fa credere che la mia fonte sia l’avvocato di Michele Aiello. Chi lo ha mai detto o scritto?

 

Ho scritto: “Marco [Travaglio] e Pippo [Ciuro] sono in vacanza insieme, concludono per approssimazione gli investigatori di Palermo. Che, durante le indagini, trovano un’ambigua conferma di quella villeggiatura comune. Prova maligna perché intenzionale e non indipendente. Fonte, l’avvocato di Michele Aiello. Il legale dice di aver saputo dal suo assistito che, su richiesta di Pippo, Aiello ha pagato l’albergo a Marco. Forse, dicono gli investigatori, un residence nei dintorni di Trabia”. E’ di tutta evidenza che l’avvocato di Aiello non è la mia fonte, nonostante gli sforzi di confondere le acque.

 

Ma queste, come direbbe Michele Santoro, sono “quisquilie”. Travaglio vuole dimostrare, “carta canta”, che si è pagato di tasca sue le sue vacanze siciliane.

 

Travaglio tiene, soprattutto, a smentire una frase del mio articolo.

 

Questa: “[Dice l'avvocato che] Aiello ha pagato l’albergo a Marco”.

 

Con enfasi, annuncia dal suo sito: “Ho finalmente trovato l’assegno e l’estratto conto della carta di credito Diners con cui pagai il conto di quella vacanza all’hotel Torre Artale di Trabia. L’assegno, emesso il 19 agosto 2002 dal mio conto presso il San Paolo-Imi di Torino e poi negoziato dal Banco di Sicilia (che lo conservava nei suoi archivi di Palermo), ammonta a 2.526,70 euro. I restanti 2 mila euro li pagai con la carta Diners (versamento datato 18 agosto 2002)”.

 

Ora Travaglio sa - e lo ha ammesso - che con il “criminale” Giuseppe Ciuro ha trascorso una vacanza nel 2003.

 

Racconta al Corriere della Sera (15 maggio 2008): ” [L'anno successivo, mese di agosto del 2003] Andai con la famiglia per dieci giorni al residence Golden Hill di Trabìa [si confonde: il Golden è ad Altavilla Milicia] dove di solito alloggiavano Ciuro e Ingroia [è un pubblico ministero del pool di Palermo] e ci fu quella buffa storia dei cuscini poi finita nei brogliacci delle intercettazioni”.

 

“Ma al Golden Hill chi pagò il conto?”, chiede il Corriere.

 

Risponde Travaglio: “Io ho pagato la prima volta il doppio di quanto stabilito e per il residence ho saldato il conto con la proprietaria. Tutto di tasca mia, fino all’ultima lira e forse se cerco bene trovo pure le ricevute”.

 

E’ il saldo del soggiorno al Golden Hill, dunque, a dover essere confermato, se proprio si vuole. Perché l’avvocato di Aiello indica, come pagato dal suo assistito a vantaggio di Travaglio, il soggiorno al residence di Altavilla (2003) e non le vacanze all’Hotel Artale di Trabìa (2002).

 

Dice infatti al Corriere (15 maggio 2008) l’avvocato Sergio Monaco, difensore di Aiello (e naturalmente le sue parole, come quelle di Aiello, non sono oro colato): “Posso solo dire che l’ingegner Aiello conferma che a suo tempo fece la cortesia a Ciuro di pagare un soggiorno per un giornalista in un albergo di Altavilla Milicia. In un secondo momento, l’ingegnere ha poi saputo che si trattava di Travaglio”.

 

Ora sono sicuro che Travaglio, come ha trovato i cedolini del pagamento del 2002, possa agevolmente rintracciare anche quelli dell’anno successivo.

 

E’ quel che mi auguro perché Travaglio dovrebbe sapere, come lo so io, che vivere delle colpe altrui è un po’ “come vivere a spese altrui”.

 

Per vergognarsi c’è allora tempo. Più urgente è ragionare. Non di Aiello, ma di Ciuro e di un modello giornalistico.

 

Vediamo qual è, a mio avviso, il nocciolo della discussione.

 

Marco Travaglio, in maggio, è ospite a Che tempo che fa.

 

Questo è l’esordio (il video è su Youtube).

Travaglio: “L’elemento di originalità [della situazione italiana] è che noi non siamo stati sempre così. E’ molto istruttivo quando vengono elette le alte cariche dello Stato. Tutti i giornali pubblicano tutti i nomi dei personaggi che hanno ricoperto quella carica. E uno si rende conto che una volta avevamo De Gasperi, Einaudi, De Nicola, Merzagora, Parri, Pertini, Nenni, Fanfani. Possiamo fare una lunga lista, poi uno arriva e vede Schifani. E’ la seconda carica dello Stato… Schifani… Mi domando chi sarà quello dopo. In questa parabola a precipizio c’è soltanto la muffa; probabilmente, il lombrico (applausi scoscianti)… dalla muffa si ricava la penicillina: era dunque un esempio sbagliato (nuovi applausi con rumorose risate, ride anche Travaglio)”.

 

Sarà dunque un lombrico, il successore di Schifani. Il lombrico è il nome comune dei vermi della famiglia dei Lombricidi. Le parole di Travaglio significano dunque questo: dopo Schifani, soltanto un verme potrà fare il presidente del Senato.

 

Temo che quest’affermazione - che marca l’altro come indegno - non possa essere considerata “un fatto” da nessuno - sia che faccia giornalismo o che con il giornalismo non abbia nulla a che fare. Non è neanche un’opinione sostenuta da un argomento, più o meno condivisibile.

 

Il prossimo presidente del Senato non sarà un uomo magari più screditato e opaco di Schifani. No, Schifani è già ai bordi dell’umanità. Già annuncia l’arrivo dell’inumano, la “parabola a precipizio” nel regno animale.

 

La logica di valore e disvalore dispiega qui tutta la sua distruttiva consequenzialità. Crea una definitiva svalutazione nel non-umano: è il disvalore assoluto. Io non so se Travaglio se ne renda conto (non credo), ma forse si potrà convenire che in questa logica di guerra “per una justa causa” che non riconosce “un justus hostis” si odono echi - questi, sì - inquietanti. Era Grigorj Pjatakov a gioire della condanna di Zinov’ev e Kamenev dalle pagine della Pravda (21 agosto 1936) con queste parole: “Questa gente ha perduto l’ultima sembianza di umanità. Essi devono essere distrutti come carogne”.

 

Bollare la parte avversa come disumana, anzi come prossima alla non-umanità, consente sempre di scatenare una guerra assoluta, di coltivare un’inimicizia assoluta contro un nemico assoluto. In questo contesto “emozionale” (e chi lo sa perché in studio si rideva e sghignazzava: anche questo meriterebbe “un’analisi a sé”), Travaglio affronta le “amicizie mafiose” di Schifani.

 

Mi chiedo può essere considerato giornalismo, buon giornalismo, andare in televisione e presentare non il presidente del Senato, ma semplicemente un uomo, come un quasi-verme? Davvero è “giornalismo dei fatti” sostenere, a freddo e fino a quel momento senza alcuna delucidazione (e quale poi poteva essere?) che un tipo è poco più di un verme? Non è neanche un’opinione. E’ soltanto un nudo insulto, una consapevole offesa, un rito di degradazione. Davvero avrebbe diritto di cittadinanza in un altro paese occidentale alla voce giornalismo? Io penso che sia soltanto un’operazione vocale sulla psiche altrui, una sofisticazione del “malumore dilagante”.

 

Le spiegazioni infatti, a Che tempo che fa, verranno soltanto dopo qualche domanda, quando Travaglio dirà: “E’ chiaro che se il clima politico induce a un rapporto di distensione tra l’opposizione e la nuova maggioranza… Schifani ha avuto delle amicizie con dei mafiosi. Io devo fare il giornalista. Io devo raccontarlo. Lo ha raccontato Lirio Abbate, nel libro che ha scritto con Gomez e viene celebrato, giustamente, come un giornalista eroico minacciato dalla mafia. Ora o si ha il coraggio di dire che Lirio Abbate è un mascalzone e un mentitore o hanno il coraggio di prendere nota di quello che scrive e chiedere semplicemente alla seconda carica dello Stato di spiegare i rapporti con quei signori che sono poi stati condannati per mafia”.

 

Non solo Schifani è poco più che un verme, è anche uno vicino alla mafia. Questa è la “verità” di Schifani che Travaglio ha voluto raccontare.

 

Si vedono qui gli abissi sopra i quali si svolgono le accorte e sapientissime requisitorie del processo politico: già Schifani era un “quasi verme”, volete che non sia anche un criminale, un mafioso? Evocare “la mafia” dopo la non-umanità di quell’uomo non è “pescare nel medium sublogico” (come forse direbbe Franco Cordero): non solo Schifani è poco più che un verme, come vi ho già detto, è anche uno vicino alla mafia. E ora giudicatelo voi!

 

Questa è la “verità” di Schifani che Travaglio ha voluto raccontare. Ma un decente giornalismo può davvero considerare quelle parole accettabili come “la verità” (di “verità” parla in lettere, interviste, conferenze stampa)? Di che cosa è fatta quella “verità”?

 

Avere incrociato un mafioso - meglio un tipo che soltanto dopo è stato indagato e condannato per mafia - vuol dire davvero essere, sempre e in ogni caso, necessariamente, complice della mafia?

 

Molto mi è stato (e mi è ancora) rimproverato il ricordo della vacanza sconsiderata di Travaglio. Le carinerie che mi sono state riservate oscillavano e oscillano tra il “maiale” e il “venduto”.

 

In realtà, ho voluto soltanto applicare (Travaglio sembra non comprendere le mie obiezioni) il cosiddetto principio tu quoque: atti uguali vanno valutati a uguali parametri. Chiedo: aver trascorso una vacanza con un tipo che poi si è rivelato un criminale, e dunque in piena innocenza e senza alcuna consapevolezza, vuol dire davvero essere per riflesso un criminale?

Mi sembrava (e ancora mi sembra) che il tu quoque potesse svelare di quale grana era fatta la perfomance di Travaglio, il suo giornalismo, la sua deprecazione, l’approccio alla realtà che è chiamato a raccontare. A me sembra che Travaglio ne abbia un’immagine artificiale, stretta in un ordine rigido. Tutto il bene da una parte, tutto il male dall’altra. Ne consegue una morale assoluta, incompatibile con il caso, l’imprevisto, il dubbio, l’ambivalenza, l’innocenza (e non dimentico che anche il mio lavoro si è mosso spesso lungo quelle strade).

Questa convinzione di Travaglio - una volta lontana dal rendiconto di un esito processuale - riduce ogni cosa alla coppia amico/nemico, buono/cattivo, bene/male, interno/esterno. Crea le particolari condizioni per cui egli (o chi come lui) “può provare tutto ciò che crede e credere a tutto ciò che può provare” perché, se è lecito citare in un’occasione come questa Hannah Arendt, confonde la logica formale con il “pensiero” e la coerenza con la “verità”. Alla fine, per far tornare i conti, è un modello che deve “aggiustare” le carte perché non è sempre vero che il giornalismo di Travaglio sia fatto soltanto di “dati concreti” e di “fatti”. A volte, è costruito con disinvoltura e anche con qualche omissione, come questa sua ultima e infelice replica.

 

11 Settembre 2008

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i servi ...

servono

 

Al nuovo attacco di Giuseppe D'Avanzo ho replicato punto per punto in una lettera che ho inviato al direttore di Repubblica. Mi preme però far subito sapere che chi, come D'Avanzo su Repubblica e Facci sul Giornale, ora sposta le insinuazioni dalle mie vacanze del 2002 a quelle del 2003, dovrà inventarsi qualche altra balla. Perchè ho anche l'assegno del 2003.

 

D'Avanzo, nel suo articolo del 14 maggio, sosteneva che l'avvocato di Michele Aiello aveva raccontato come il suo assistito mi avesse pagato le ferie del 2002 in un hotel di Trabia (il “Torre Artale”, segnalatomi dal maresciallo Ciuro). Dunque ritenni che quella voce falsa e calunniosa si riferisse alle mie vacanze del 2002 nell’hotel di Trabia. Dissi subito che me le ero pagate io e promisi di dimostrarlo con le carte. Dopo lunghe ricerche, ho rintracciato l’estratto conto della mia carta di credito Diners con cui pagai la metà del conto (2 mila euro) e la fotocopia dell’assegno con cui saldai il resto (2.526,70 euro). Li ho pubblicati sul mio blog. Speravo che fosse finita, ma mi sbagliavo.

 

D’Avanzo mi ha dedicato tre quarti di pagina, cambiando le carte in tavola. Dopo aver sempre parlato del 2002 e di Trabia, ora sostiene che “quei documenti provano poco”: stavolta devo dimostrare che pagai anche la vacanza del 2003 in un residence di Altavilla Milicia (“è il saldo del soggiorno al Golden Hill a dover essere confermato”). E butta lì un simpatico “anche se quei documenti saltassero fuori…”. Bene, sono felice di comunicargli che il mio soggiorno di dieci giorni in un villino del residence Golden Hill ad Altavilla lo saldai con la proprietaria (il cui nome, se vuole, gli fornirò in privato) in data 21 agosto 2003 con un assegno della mia banca, San Paolo-Imi di Torino: assegno di 1000 euro numero 3031982994.

 

Per la fotocopia, farò subito richiesta alla banca e spero di averla tra qualche settimana, come l’altra. Casomai D’Avanzo gradisse qualche ragguaglio sulle mie ferie precedenti o successive (le faccio tutti gli anni), posso fornirgli la documentazione completa, onde evitare di dovergliene render conto a rate. Dopodichè il collega potrà, magari, occuparsi anche lui del passato di Schifani. Sarebbe la prima volta

(Vignetta di Roberto Corradi)

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E chi non vuol intendere non intende; il punto cruciale non è che Travaglio abbia pagato o si sia fatto pagare le vacanze da una certa persona, ma il fatto che sia stato in vacanza insieme a tale persona. Per cui, applicando il suo metro di misura, vuol dire che ne è amico e quindi di conseguenza complice.

Edited by lender
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Per chi fa finta di non capire, eccovi chi è Giuseppe Ciuro, della cui integrità morale e giudiziaria, Travaglio non parla:

 

http://www.crimeblog.it/tag/giuseppe+ciuro

 

http://www.repubblica.it/2003/k/sezioni/cr...a/bagheria.html

 

http://www.gabrielemastellarini.com/artico...-a-trabia-facci

 

http://www.rosalio.it/2008/09/12/da-che-parte-stare/

 

Dall'ultimo link, riporto:

 

" ... Prove e regole, quindi.

Non può esistere un reato di amicizia per Schifani. Se è o non è idoneo al ruolo che ricopre, sarà lui stesso a dimostrarcelo.

Non può esistere un’aura di santità per Travaglio. Se dice o meno la verità, saranno i fatti, quelli veri e non quelli riferiti, a dimostrarcelo.

Insomma, stiamo allerta."

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Ma Picpus, io ti chiedo una cosa e con la massima serietà:

ma quando Berlusconi ha deciso la candidatura di Giuseppe Ciarrapico, che evito di aggettivare acconciamente e che in altre nazioni al Parlamento non lo facevano neppure passare davanti all'ingresso, ma nessuno di una determinata parte politica si è alzato a dire "E' una vergogna!". O no?!

 

PS. in se e per se la pubblicistica di Travaglio non l'ho mai letta e neppure mi interessa.

Edited by galland
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Ma Picpus, io ti chiedo una cosa e con la massima serietà:

ma quando Berlusconi ha deciso la candidatura di Giuseppe Ciarrapico, che evito di aggettivare acconciamente e che in altre nazioni al Parlamento non lo facevano neppure passare davanti all'ingresso, ma nessuno di una determinata parte politica si è alzato a dire "E' una vergogna!". O no?!

 

PS. in se e per se la pubblicistica di Travaglio non l'ho mai letta e neppure mi interessa.

Eccoti due link:

 

http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/p...ciarrapico.html

 

http://www.corriere.it/politica/08_marzo_1...3ba99c667.shtml

 

 

A parte ciò, l'aureola dei moralizzatori, per antonomasia, spetta alla sinistra!!! O mi sbaglio?!

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è tutta una bufala di d'Avanzo che è in cerca, forse di un posto in parlamento nel PD-DL

 

la vacanza di travaglio fu da lui metà pagata qui:

 

DinersClubEstratto.jpg

 

e nella seconda rata il restante

 

assegno.JPG

 

Il 14 maggio 2008 Giuseppe D’Avanzo, commentando le cose da me dette qualche giorno prima a “Che tempo che fa” sul neopresidente del Senato Renato Schifani e i suoi rapporti con alcuni personaggi poi risultati mafiosi, mi dava una lezione di giornalismo sulla prima pagina di Repubblica. Mi spiegava che “non sempre i fatti sono la verità”. Poi rivelava un sensazionale scoop, citando fantomatici “investigatori di Palermo” e la loro “fonte, l’avvocato di Michele Aiello”: “Il legale dice di aver saputo dal suo assistito che, su richiesta di Pippo, Aiello ha pagato l'albergo a Marco. Forse, dicono gli investigatori, un residence nei dintorni di Trabia. Michele Aiello, ingegnere, fortunato impresario della sanità siciliana, protetto dal governatore Totò Cuffaro (che, per averlo aiutato, beccherà 5 anni in primo grado), è stato condannato a 14 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso. Pippo è Giuseppe Ciuro, sottufficiale di polizia giudiziaria, condannato a 4 anni e 6 mesi per aver favorito Michele Aiello e aver rivelato segreti d'ufficio utili a favorire la latitanza di Bernardo Provenzano”.

 

Se D’Avanzo avesse letto la sentenza di condanna di Ciuro, saprebbe che Ciuro non è stato condannato per aver favorito la latitanza di Provenzano, ma per aver passato informazioni ad Aiello che all’epoca era un imprenditore incensurato e mai condannato per alcunchè. Questo per dire la cura con cui il noto maestro di giornalismo investigativo verifica le sue fonti. Ma questo riguarda lui, non me. Quel che riguarda me è che gli “investigatori di Palermo” non “dicono” un bel niente a proposito del sottoscritto (dove? in quali atti giudiziari? Mistero). E non dice un bel niente nemmeno l’avvocato di Aiello, Sergio Monaco, che non è “fonte” di un bel nulla, come egli stesso preciserà nei giorni seguenti con una lettera a Repubblica: “… Tengo a precisare di non essere mai stato la ‘fonte’ del Giuseppe D'Avanzo, che non conosco personalmente e col quale non ho avuto mai alcuna interlocuzione, né di altri su tale episodio”.

 

Eppure qualcuno - D’Avanzo, messo alle strette dalla smentita del legale, si rifugia in imprecisate “fonti vicine all’inchiesta” - ha messo in giro la falsa notizia che, ”su richiesta di Pippo, Aiello ha pagato l'albergo a Marco”: l’hotel Torre Artale di Trabia (Palermo), dove soggiornai con la mia famiglia nell’estate del 2002 (Ciuro non c’era, Aiello non l’ho mai visto né sentito in vita mia). D’Avanzo potrebbe verificarla presso l’hotel. Ma, da buon giornalista investigativo, non lo fa. Potrebbe, visto che siamo colleghi, scriviamo sullo stesso giornale e ha il mio numero di cellulare, telefonarmi per sapere come andò quella vacanza su cui qualcuno ha messo in giro quelle voci avvelenate. Non lo fa. Scrive, in prima pagina, quella notizia falsa. Che l’indomani viene ripresa da decine di quotidiani e di siti internet. Il Corriere della sera le dedica addirittura due pagine dal titolo: “Travaglio, la talpa dei boss e il giallo della vacanza siciliana”. Ma ha almeno la buona creanza di sentire la mia versione dei fatti. Il Giornale e Il Riformista la sbattono in prima pagina. Il tam-tam prosegue per giorni e giorni sulla stampa, in tv e sulla rete. Ad Annozero il viceministro Roberto Castelli rende noto che frequento “mafiosi”. Luciano Moggi, in una tv privata piemontese, mi trasforma addirittura in un amico “dei peggiori boss mafiosi”. Totò Cuffaro, appena condannato per favoreggiamento di Aiello e di alcuni mafiosi, dichiara alle agenzie: “… Abbiamo appreso che Travaglio ama fare le sue vacanze sulle nostre coste, specie se a pagare il suo conto sono altri”. Ancora un paio di mesi dopo Riccardo Arena, sul “Foglio” di Giuliano Ferrara (famiglia Berlusconi), insinua che io sia in affanno, per aver promesso di pubblicare ricevute di pagamento di quella vacanza, ma non sia in grado di farlo. Sottinteso: perché la vacanza me la pagò il “mafioso”, la “talpa dei boss”, cioè Aiello.

 

Bene, sono spiacente di informare lorsignori che, dopo lunghe ricerche, ho finalmente trovato l’assegno e l’estratto conto della carta di credito Diners con cui pagai il conto di quella vacanza all’hotel Torre Artale di Trabia. L’assegno, emesso il 19 agosto 2002 dal mio conto presso il San Paolo-Imi di Torino e poi negoziato dal Banco di Sicilia (che lo conservava nei suoi archivi di Palermo), ammonta a 2.526,70 euro. I restanti 2 mila euro li pagai con la carta Diners (versamento datato 18 agosto 2002).

 

Certo, è curioso che io debba render conto di una mia passata vacanza, soltanto per aver osato raccontare in tv alcuni fatti veri e documentati sul presidente del Senato (il quale naturalmente non ha mai voluto chiarirli, anche perché nessuno gli ha mai chiesto di farlo). Ma pubblico entrambi i documenti, infischiandomene della privacy, perché non ho nulla da nascondere e mi auguro che chi diffuse e amplificò quella falsa notizia voglia renderli noti ai suoi lettori per riparare, sia pur tardivamente e parzialmente, all’enorme danno fatto alla mia onorabilità personale. So che nessuno mi chiederà scusa per aver messo in circolo quelle menzogne sul mio conto. Ma spero almeno che, in cuor suo, si vergogni.

 

E chi non vuol intendere non intende; il punto cruciale non è che Travaglio abbia pagato o si sia fatto pagare le vacanze da una certa persona, ma il fatto che sia stato in vacanza insieme a tale persona. Per cui, applicando il suo metro di misura, vuol dire che ne è amico e quindi di conseguenza complice.

 

Per la fotocopia, farò subito richiesta alla banca e spero di averla tra qualche settimana, come l'altra. Casomai D'Avanzo gradisse qualche ragguaglio sulle mie ferie precedenti o successive (le faccio tutti gli anni), posso fornirgli la documentazione completa, onde evitare di dovergliene render conto a rate, per la gioia - immagino - dei lettori. Dopodiché, visto che "per vergognarsi c'è tempo", il collega potrà procedere a piè fermo. E poi, magari, occuparsi anche lui del passato di Schifani. Sarebbe la prima volta.

 

Due parole, infine, sulla nuova lezione di giornalismo che D'Avanzo ha voluto impartirmi dopo una lunga arringa difensiva pro Schifani, della quale il presidente del Senato gli sarà senz'altro grato (mi ha fatto causa civile chiedendomi un paio di milioni di euro). Egli sostiene di aver tirato in ballo le mie vacanze a proposito (si fa per dire) di Schifani per "applicare il principio 'tu quoque': atti uguali vanno valutati a uguali parametri". Bene, vediamoli questi "atti uguali".

 

A) Io conosco, come decine di cronisti giudiziari, un sottufficiale della Guardia di Finanza che lavora all'antimafia fin dai tempi di Falcone e che mi suggerisce un albergo a Trabia e un residence ad Altavilla. Io ci vado e, ovviamente, pago il conto (anzi, in albergo pago il doppio del prezzo inizialmente pattuito). Poi il maresciallo viene arrestato e condannato per aver passato notizie riservate a un indagato (Aiello).

 

B) L'avvocato Renato Schifani, alla fine degli anni 70, entra nella "Sicula Brokers"in società con l'amministratore dei cugini Salvo (arrestati di lì a poco per mafia da Falcone), con Benny D'Agostino (arrestato e condannato per mafia negli anni 90) e con Nino Mandalà (arrestato e condannato come boss di Villabate sullo scorcio degli anni 90). Non li incontra per il lavoro che fa: ci entra in società, ci fa soldi, affari, lucro. Prima di essere arrestato, Mandalà si sposa e Schifani presenzia al suo matrimonio. Poi diventa consulente urbanistico del comune di Villabate, nominato da una giunta considerata dai magistrati "nelle mani" di Bernardo Provenzano e Nino Mandalà. Poco tempo dopo, il comune di Villabate verrà infatti sciolto due volte per mafia.

 

Dimenticavo. A) Io sono un privato cittadino. B) Schifani, già capogruppo di Forza Italia al Senato, è la seconda carica dello Stato. Qualcuno davvero può pensare che A è uguale B? Qualcuno può davvero sostenere che non si dovessero raccontare, in vari libri e in tv, le frequentazioni del presidente del Senato?

 

Era poi tanto campata in aria una battuta, quella su lombrichi e muffe, che intendeva semplicemente segnalare lo scadimento della nostra classe politica e rammentare il principio universale secondo cui chi ricopre alti incarichi pubblici non dev'essere nemmeno chiacchierato? Troppo spesso, in Italia, "si guarda al dito anziché alla luna" perché "l'informazione che racconta la malattia del Paese, dei veleni che lo inquinano, dei detriti che ne condizionano le decisioni diventa, in questa interpretazione, addirittura una patologia e non una delle possibili terapie per immunizzare il discorso pubblico".

 

Ma "pensare che l'informazione sia la malattia del Paese e non una delle necessarie terapie alle patologie della politica può essere una strada senza ritorno alla vigilia di una stagione che, in modo esplicito, vuole attenuare i contrappesi di un potere che non riconosce alcun limite a se stesso. Dove si canta una sola nota, le parole... non conteranno più". Sono parole che condivido in pieno. Le ha scritte Giuseppe D'Avanzo su Repubblica il 1° agosto 2008. Chissà se le condivide anche lui.

 

hai prove che dimostrano la corruzione di D'Avanzo??? sentiamo...

non è corrotto... uno che ha difeso schifani e attacca Travaglio senza prove pur di farsi qualche amico (il quale mostra pubblicamente i suoi pagamenti con estratti conto)

 

La differenza tra bufala e verità è sempre evidente...

 

il pezzo migliore è questo

D’Avanzo mi ha dedicato tre quarti di pagina, cambiando le carte in tavola. Dopo aver sempre parlato del 2002 e di Trabia, ora sostiene che “quei documenti provano poco”: stavolta devo dimostrare che pagai anche la vacanza del 2003 in un residence di Altavilla Milicia (“è il saldo del soggiorno al Golden Hill a dover essere confermato”). E butta lì un simpatico “anche se quei documenti saltassero fuori…”. Bene, sono felice di comunicargli che il mio soggiorno di dieci giorni in un villino del residence Golden Hill ad Altavilla lo saldai con la proprietaria (il cui nome, se vuole, gli fornirò in privato) in data 21 agosto 2003 con un assegno della mia banca, San Paolo-Imi di Torino: assegno di 1000 euro numero 3031982994.

 

d'avanzo si arrampica sugli specchi a quando la vacanze del 2004??

Edited by Leviathan
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AUHAUAHAUHAUAHUAHAUAHAUHAUH MITICO PICPUS :asd: :asd: :asd: :asd:

 

 

 

non è corrotto... uno che ha difeso schifani e attacca Travaglio senza prove pur di farsi qualche amico (il quale mostra pubblicamente i suoi pagamenti con estratti conto)

non ha difeso Schifani ed attaccato Travaglio. ha dimostrato che il metodo Travaglio è pretenzioso e poco sicuro

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AUHAUAHAUHAUAHUAHAUAHAUHAUH MITICO PICPUS :asd: :asd: :asd: :asd:

non ha difeso Schifani ed attaccato Travaglio. ha dimostrato che il metodo Travaglio è pretenzioso e poco sicuro

 

Il punto è questo. all'articolista non frega nulla di sapere se Travaglio si è fatto pagare le ferie da Ciuro,dal Papa o da un rettiliano. Lo scopo dell'articolo è quello di evidenziare il metodo scorretto di Travaglio. Ma c'è chi sposta la questione sul mero pagamento pur di non ammettere che Travaglio usa metodi che definisco discutibili per non dire di peggio.

Si guarda il dito pr non guardare la luna.

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AUHAUAHAUHAUAHUAHAUAHAUHAUH MITICO PICPUS :asd: :asd: :asd: :asd:

non ha difeso Schifani ed attaccato Travaglio. ha dimostrato che il metodo Travaglio è pretenzioso e poco sicuro

com'era quel proverbio sui sordi che non capiscono?
Il punto è questo. all'articolista non frega nulla di sapere se Travaglio si è fatto pagare le ferie da Ciuro,dal Papa o da un rettiliano. Lo scopo dell'articolo è quello di evidenziare il metodo scorretto di Travaglio. Ma c'è chi sposta la questione sul mero pagamento pur di non ammettere che Travaglio usa metodi che definisco discutibili per non dire di peggio.

Si guarda il dito pr non guardare la luna.

Ragazzi, sapete bene qual è il comportamento consigliato in casi di: http://it.wikipedia.org/wiki/Troll_(internet)

 

Pertanto, levateci mano (si tratta solo di un consiglio, ovviamente)! :okok:

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fammi capire...

riportare intercettazioni autentiche sentenze è un metodo sbagliato?

 

inventarsi le cose invee no vero?

 

Travaglio disse che Schifani era mafioso in quanto possedeva circa il 3% di una società in cui uno degli altri soci dopo 4 anni fu indagato per mafia.

Seguendo questo ragionamento Travaglio che è stato in vacanza con un criminale\mafioso è anchegli criminale\mafioso.

 

Ovviamente è una stron2ata, ma se applichiamo il metro di giudizio di Travaglio questa è la verità. Nell'articolo si critica questo modo di agire e se fai finta di non capire non è un problema mio! il punto è questo è il tuo parlare di altro non modificherà il punto della questione.

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non sono io che non capisco niente, il giornalismo di Travaglio è forse il miglire e si absa su archivio, atti ufficiali della repubblica (sentenze o intercettazioni e quant'altro) ma sopratutto indipendenza...

 

D'avanzo non ha dimostrato niente e gli auguro buona fortuna in tribunale

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ti lascio nelle tue convinzione e non parteciperò più a questa discussione visto che ho dimostrato l'infondatezza delle accuse a travaglio e che il suo è il vero giornalista.

 

ti rimarranno a far compagnia gli anti travaglio che infameranno quanto vogliono il loro nemico reo di ricordare le fedine penale di certa gente...

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leviathan tu non sei stupido, quindi dobbiamo dedurre che di proposito alimenti una polemica davvero inutile, arrampicandoti sugli specchi, prendendoci per fessi, riproponendo sempre le stesse "contestazioni", come se non ti si fosse già risposto ed inquinando il forum, giusto perchè, l'argomento del forum non ti piace. questo si chiama Trolling, se ciò ti offende non ci posso far niente, è un analisi dei fatti che si evince dall prove.

Edited by vorthex
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leviathan tu non sei stupido, quindi dobbiamo dedurre che di proposito alimenti una polemica davvero inutile, arrampicandoti sugli specchi, prendendoci per fessi, riproponendo sempre le stesse "contestazioni", come se non ti si fosse già risposto ed inquinando il forum, giusto perchè, l'argomento del forum non ti piace. questo si chiama Trolling, se ciò ti offende non ci posso far niente, è un analisi dei fatti che si evince dall prove.

Sempre che la premessa sia stata accertata in via definitiva!!!

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leviathan tu non sei stupido, quindi dobbiamo dedurre che di proposito alimenti una polemica davvero inutile, arrampicandoti sugli specchi, prendendoci per fessi, riproponendo sempre le stesse "contestazioni", come se non ti si fosse già risposto ed inquinando il forum, giusto perchè, l'argomento del forum non ti piace. questo si chiama Trolling, se ciò ti offende non ci posso far niente, è un analisi dei fatti che si evince dall prove.

 

io non mi sono arrampicato sugli specchi, evito solo di perdere tempo con gente che vuole avere sempre ragione, c'è qualcuno che ha odio politico per travaglio, troppo libero serio e indipendente, e quindi lo lascio solo a dire quanto fa schifo Travaglio, quanto è bugiardo travaglio, quante vecchiette scippa travaglio, senza barlume di prova ed evito di rispondere a provocazione di basso livello

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io non mi sono arrampicato sugli specchi, evito solo di perdere tempo con gente che vuole avere sempre ragione, c'è qualcuno che ha odio politico per travaglio, troppo libero serio e indipendente, e quindi lo lascio solo a dire quanto fa schifo Travaglio, quanto è bugiardo travaglio, quante vecchiette scippa travaglio, senza barlume di prova ed evito di rispondere a provocazione di basso livello

e per fortuna che non ti arrampichi sugli specchi!

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