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Fiat G.55 "Centauro"

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Fiat G.55 Centauro

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Il Fiat G.55 Centauro era un aereo da caccia italiano durante la seconda guerra mondiale. Era uno dei famosi caccia "serie 5", insieme al Macchi M.C.205 e al Reggiane Re.2005. Costituì l'evoluzione dei progetti portati avanti dall'ingegnere Giuseppe Gabrielli, che avevano portato nella seconda metà degli anni '30 alla realizzazione del G.50 Freccia.

Il prototipo del nuovo caccia M.M. 491 era stato portato in volo per la prima volta il 30 aprile 1942 dal famoso collaudatore Valentino Cus. Era iniziata così la storia di una macchina che, sia pure dopo avere cambiato motore ed essere passata all’addestramento, non avrebbe lasciato i cieli d’Italia prima di vent’anni, cedendo il posto solo ai velivoli a getto. Quando si era trattato di adattare il Fiat G50 al motore in linea, l’ingegner Gabrielli aveva seguito due vie: una di corto periodo, che aveva dato origine al G50V, adattando la struttura esistente al già disponibile DB601, l’altra più impegnativa, che aveva portato alla progettazione di un aeroplano interamente nuovo, attorno al più potente Fiat A38 RC 15-45, un motore ancora allo stadio sperimentale, dovuto all’ingegner Fessia: con i suoi 34.700 cc, 16 cilindri a V invertito di 90° e compressore a stadio singolo e due velocità, il Fiat A38 avrebbe dovuto fornire 1.200 cavalli tra i 1.500 ed i 4.500 metri di quota.

 

Al nuovo progetto, che portava la data del 1940, fu data la sigla di G55. Successivamente, nel 1941, persa ormai la speranza di ottenere in tempi brevi l’omologazione del nuovo motore, la Fiat iniziò a produrre per la Regia Aeronautica il DB605 A, con la denominazione italiana di Fiat RA 1050 RC 58, un motore tedesco, la cui potenza di omologazione era di 1.250 cavalli a 5.800 metri. Si trattava di un 12 cilindri a V invertito, questa volta di 60°, raffreddato ad acqua e dotato di compressore e riduttore. La sua architettura ed il suo ingombro non erano troppo differenti da quelli del Fiat A38 e, quindi, fu facile per Gabrielli, che peraltro stava studiando anche la possibilità di ricorrere all’Isotta Fraschini Zeta RC 40, adattare il progetto del G55 al nuovo motore.

 

La cellula fu realizzata tenendo conto degli studi condotti a Guidonia sui profili più adatti a mantenere elevate prestazioni ad alta quota ed il risultato complessivo fu un ottimo caccia che univa alle eccellenti qualità di volo e di robustezza, una buona predisposizione per la costruzione in serie. L’armamento era eccezionale per un velivolo italiano: un cannoncino Mauser MG 151 da 20 mm con tiro attraverso il mozzo dell’elica e 4 mitragliatrici Breda Safat da 12,7 tutte in fusoliera. Sotto l’ala potevano essere montati due travetti con possibilità di carico fino a 100 kg ciascuno, adatti a portare sia bombe che serbatoi supplementari da 125 litri. Furono armati così il 1° prototipo, il 2° prototipo e la sottoserie 0 della prima serie (17 velivoli). Il terzo prototipo servi a studiare l’installazione di un armamento ancora più potente, composto da tre cannoncini Mauser MG 151 da 20 mm, uno con tiro attraverso il mozzo dell’elica e gli altri installati nell’ala con tiro al di fuori del disco dell’elica. Le solite Breda Safat da 12,7 con tiro sincronizzato in fusoliera, completavano l’armamento di lancio, che caratterizzò tutti gli altri G55 prodotti, ad eccezione di quelli trasformati nel dopoguerra in G55 A e B.

 

Prima dell’8 settembre la Regia Aeronautica ritirò una quindicina di G55 che utilizzò per armare la 353^ squadriglia del 20° gruppo del 51° stormo, basata prima a Foligno e poi a Ciampino e, con un solo esemplare, il 53° stormo, a Torino Caselle. La 353^ squadriglia fece in tempo ad impiegare il nuovo caccia in qualche intercettazione a difesa della capitale. Dopo l’8 settembre 1943, al nord fu ripresa la produzione per l’ANR che, recuperati anche gli esemplari catturati dai tedeschi a Ciampino ed a Torino, fece del G55 uno dei suoi caccia standard, almeno fino all’estate 1944. La Regia Aeronautica cobelligerante non utilizzò alcun G55: quello con cui, nella primavera del 1944, fuggi al sud il collaudatore della Fiat Agostino Serafini, portando con sé un agente italiano sfuggito ai tedeschi, restò in mano alla RAF che lo portò in Inghillterra, dove fu provato a Farnborough.

Il G55 fu studiato con attenzione dai tedeschi che lo fecero valutare dai loro collaudatori e lo ritennero meritevole di produzione in serie anche per la loro aeronautica. La cosa fu sfruttata dalla Fiat per opporsi al trasferimento di macchine utensili ed operai specializzati in Germania, proponendo invece la costruzione del suo caccia in catene di montaggio decentrate, anche in galleria, sia per i tedeschi che per l’ANR. Di fatto, comunque il bombardamento subito dall’industria torinese nell’aprile 1944 mise fine alla produzione del velivolo, anche se in realtà né le attrezzature né le parti in corso di lavorazione subirono danni gravi. Proseguirono solo i lavori di trasformazione della MM91086 in silurante e, almeno fino all’estate 1944, i lavori per la messa a punto del secondo prototipo del Fiat G56 ottenuto con la sostituzione del DB605A con il DB603, di maggiore potenza. Il 1° prototipo era stato portato in volo, per la prima volta, da Valentino Cus il 28 marzo 1944, ma era rimasto danneggiato nel citato bombardamento.

 

E’ opportuno qui ricordare anche il Fiat G58, un bimotore da combattimento progettato da Gabrielli, unendo con un piano alare centrale (alla Twin Mustang) quelle che non erano altro che due fusoliere di G55, conservando però l’abitacolo del pilota solo sulla fusoliera di sinistra. Finita la guerra, l’Aeronautica Militare recuperò 16 G55, tra cui l’ex silurante, ed ottenne dai vincitori l’autorizzazione ad utilizzarli per l’addestramento di 3° periodo, in sostituzione di altrettanti velivoli più vecchi in dotazione. Provvide pertanto a ordinare alla Fiat di rimettere i G55 in piena efficienza, eliminando l’armamento, la corazza e la semapizzazione dei serbatoi e trasformandone 5 in biposto.

Nel febbraio 1947 venne tolto all’Italia il divieto di costruire nuovi aerei. Era giunto così il momento per la Fiat di sfruttare le cellule, le fusoliere, i motori accantonati nel 1944. Venne riaperta la catena di montaggio del Fiat G55 ed iniziarono ad arrivare anche le prime commesse estere: Argentina, Siria ed Egitto furono le prime nazioni ad avere il nostro caccia tra le loro fila e con queste ultime consegne, avvenute nel 1949, cessò la produzione del G55 in favore del Fiat G59, che pur se dotato di motore Merlin 500 al posto del DB 605 ed elica Hamilton quadripala in luogo della Piaggio 2001, ne mantenne pressoché inalterate le dimensioni, la struttura e l'aerodinamica.

(Civitella)

 

1G-55_2_prot_Aeritalia_-med.JPG

 

Seguirà un racconto di Enrico Leproni estratto da un vecchio numero di “Storia Militare”

 

Venaria reale, mattino del 29 marzo 1944. E’ una bella giornata e si sente nell’aria la primavera, anche se, in lontananza, si scorge la neve sulle montagne che circondano Torino. La brughiera intorno al campo sta tornando verde e qualche fiorellino comincia ad intravedersi qua e là. I cinque Fiat G55 quel giorno efficienti della squadriglia d’allarme, sono pronti a decollare, con i motori caldi, il pieno di carburante e munizioni, gli abitacoli aperti ed il paracadute appoggiato sui piani di coda.

 

Accanto alla vicina baracca, alcuni piloti seduti sulle sedie a sdraio, fanno finta di leggere per mascherare la tensione, mentre altri passeggiano parlando delle loro ragazze, dei genitori a casa, della guerra che dura ormai da più di tre anni. Più lontano, altri aeroplani, parcheggiati tra i paraschegge e protetti da teli mimetici; intorno ad alcuni di essi, il lavoro febbrile degli specialisti.

 

Improvvisamente, alle 11.32, quello che tutti si stanno aspettando, accade. Suona l’allarme. I piloti, di colpo, si mettono a correre verso gli aeroplani che, nel frattempo, i motoristi stanno avviando. Poi il decollo e la rapida cabrata per raggiungere la quota più vantaggiosa per entrare in combattimento. La guida caccia ha segnalato un’incursione di bombardieri in volo a circa 8.000 metri di quota, fortemente scortati da caccia. Circa un centinaio di Boeing B17 dell’USAF che, scortati da numerosi Thunderbolt, sono diretti a bombardare lo scalo ferroviario di Torino, nell’ambito dell’offensiva denominata “Strangle”, volta a sconvolgere il sistema dei trasporti italo-tedeschi.

 

Il capitano Giovanni Bonet, comandante della squadriglia, dà una rapida occhiata alle sue spalle, oltre il G55 del suo gregario, sergente maggiore Lucio Biagini, per cercare gli altri compagni. Scorge subito, poco più indietro, la coppia formata dai caccia del tenente Giuseppe Biron e del maresciallo Luigi Jellici che stanno salendo a tutto motore, ma del quinto G55, quello del sergente Arrigoni, nessuna traccia. Si saprà dopo che il motore dell’aeroplano di Arrigoni si era messo in moto con qualche difficoltà: il pilota, partito in ritardo, si era messo all’inseguimento dei compagni ma non era riuscito a raggiungerli ed a partecipare all’azione. I quattro G55 raggiungono rapidamente i 9.000 metri e nel frattempo, seguendo le istruzioni che, sulla base della situazione radar, la guida caccia continua ad inviare loro via radio, i piloti sono riusciti ad evitare i caccia nemici ed a raggiungere la formazione dei bombardieri che, effettuato il bombardamento, sta scorrendo compatta, 1.000 metri più in basso e sulla verticale del Tanaro, seguendo una rotta di scampo verso il sud, il mare e la grande base di Foggia. Superati i quadrimotori americani, il capitano Bonet imposta una stretta virata a cui fa seguito una decisa affondata che porta i G55 di fronte alla squadriglia di testa. I B17 sono tanti e con le torrette delle loro mitragliatrici luccicanti per i riflessi del sole, sembrano formare un muro davanti alla sparuta pattuglietta degli italiani. Un attimo per inghiottire la saliva e poi i quattro si gettano risoluti all’attacco e, giunti a brevissima distanza, aprono il fuoco con tutto l’armamento a disposizione e poi evitano di investire i B17 rovesciando improvvisamente i loro caccia e buttandosi in picchiata verticale, proprio sotto i quadrimotori che li inseguono con il tiro delle loro torrette ventrali. Una rapida occhiata consente di rendersi conto che il fiume dei bombardieri continua a scorrere regolarmente nonostante i colpi incassati, ma già i G55 stanno uscendo dalla picchiata e impostando un largo giro, per poi fare nuovamente quota, dividendosi in sezioni. Raggiunta la quota giusta, Bonet e Biagini ci riprovano e dopo una nuova affondata attaccano i B17 di un’altra squadriglia: questa volta, i due iniziano a sparare da lontano e scaricano colpi senza economia. Vedono le traccianti raggiungere il centro della fusoliera di un quadrimotore e le lamiere squarciate, ma non possono insistere oltre, perché ormai sono troppo vicini ed è già ora di iniziare la picchiata di scampo. Anche Biron e Jellici si ritrovano, alla fine di una lunga virata, davanti ai quadrimotori ed aprono il fuoco con decisione. Alla fine dell’affondata, Bonet e Biagini fanno nuovamente quota per tentare un altro attacco: si guardano intorno e scorgono un B17 che, qualche migliaio di metri più in basso, sta procedendo isolato con i due motori di destra in fiamme e quello interno di sinistra con l’elica in bandiera. I due piloti si avventano sul malcapitato e cominciano a sparare insistentemente finché improvvisamente vedono qualcosa cadere dal quadrimotore e, poi, aprirsi dieci paracadute.

 

Nel frattempo, il maresciallo Jellici, tutto concentrato nel tentativo di portarsi nuovamente a tiro, grazie all’esperienza, intuisce la presenza del nemico e girandosi, con la coda dell’occhio scorge due Thunderbolt della scorta, proprio mentre, sopraggiungendo con il sole alle spalle a velocità vertiginosa, stanno per aprire il fuoco. D’istinto, lancia l’allarme via radio e dà una violenta strattonata alla cloche seguita da un calcio alla pedaliera, mentre alcuni colpi raggiungono la parte anteriore della fusoliera. Il caccia di colpo s’impenna e Jellici vede con sollievo le traccianti che si perdono nel vuoto, poi si rovescia e quindi inizia una picchiata verticale. Anche questa volta, grazie all’agilità che il Fiat G55 conserva in quota, Jellici riesce a sfuggire. Continua la sua corsa verticale verso terra a tutta manetta, nonostante dal motore esca dapprima un vapore bianco e, poi, del fumo sempre più nero. Ma ogni volta che volge indietro lo sguardo, vede i grossi musi dei caccia americani dietro di sé. Prosegue quindi deciso verso il suolo a velocità sempre più alta.

 

Poi, all’improvviso, si rende conto di essere nuovamente solo nel cielo. I suoi inseguitori, hanno mollato la preda, non hanno avuto il coraggio di sfidare oltre la forza di gravità e la robustezza del loro aeroplano o, visto tutto quel fumo, lo hanno dato già per spacciato. Jellici ha un ghigno di sollievo e subito inizia a richiamare il proprio velivolo. Prova più volte a tirare a sé la cloche, a due mani, con tutte le sue forze, ma, ormai i comandi sono diventati durissimi e forti vibrazioni stanno scuotendo tutta la struttura. Piano piano il G55 si rimette in linea, ma il motore ormai in fiamme si blocca e non c’è più niente da fare. E’ necessario lanciarsi con il paracadute al più presto perché le fiamme tra poco raggiungeranno l’abitacolo: Jellici con uno sforzo tremendo riesce a rovesciare l’aeroplano, poi, sganciata la capottina, slaccia le cinture e si butta nel vuoto. Peccato per il G55, ma la pelle è pelle ! – pensa il nostro maresciallo.

 

Purtroppo alcuni Thunderbolt raggiungono anche il capitano Bonet che non è così fortunato: colpito dalla prima sventagliata delle mitragliatrici di un Thunderbolt inseguitore, riesce a mettere in picchiata il suo caccia, ma poi, probabilmente perde conoscenza. L’aeroplano viene visto precipitare in un noccioleto nei pressi di Alba scavando una profonda buca. Poco dopo, il B17 che aveva mitragliato era precipitato nei pressi di Dego, una quarantina di chilometri da Acqui Terme.

 

Moriva così, in difesa di Torino, il carismatico comandante della Squadriglia Complementare Montefusco, ferito di guerra e decorato a 4 medaglie d’argento al V.M. e di medaglia d’oro della Repubblica Sociale Italiana, onorificenza mai riconosciuta dalla repubblica Italiana che, anzi, sottopose il defunto capitano Bonet a procedimento di discriminazione giudicandolo colpevole. I quattro G55 e la contraerea di Torino quel giorno avevano colpito duro, visto che a Foggia gli americani conteranno, oltre ai due B17 abbattuti, altri tre danneggiati gravemente, 23 più leggermente, un morto e vari feriti, ma il prezzo da pagare era stato alto.

La squadriglia Autonoma Montefusco era stata formata sulla fine del 1943 nell’ambito del Gruppo Complementare Caccia, costituito a Torino il 20 ottobre di quell’anno per creare una riserva ai gruppi da caccia di prima linea. Aveva il compito di difendere il Piemonte e soprattutto il suo capoluogo. In ricordo del comandante caduto, cambiò nome in Montefusco – Bonet e continuò ad operare autonomamente fino al 6 giugno 1944, quando fu trasferita a Reggio Emilia per diventare la terza squadriglia del 1° Gruppo Caccia. Fu il primo reparto ad essere pienamente operativo sul Fiat G55 ed a sfruttare vantaggiosamente le sue ottime caratteristiche in combattimento, cogliendo con esso numerose vittorie.

 

 

Nessun esemplare originale di FIAT G.55 è sopravvissuto alle vicende belliche. La ricostruzione del velivolo esposto è stata possibile attraverso il restauro e la trasformazione di un relitto G 59 2A IV SERIE (MM 53265-NC 74) di proprietà dell'Aeronautica Militare. La colorazione e le insegne riproducono un FIAT G55 della A.N.R. appartenente alla Squadriglia “MONTEFUSCO-BONET”.

Alla realizzazione del progetto, avviata negli anni '80, hanno contribuito: 10° RMV di Lecce, ALENIA AEROSPAZIO Divisione Aeronautica, GAVS di Torino, REVELLI METALLIK e MINISTERO DELL'UNIVERSITA' e della RICERCA SCIENTIFICA.

 

FIAT_G.55_102.JPG

Esemplare esposto al Museo Storico di Vigna di Valle

Edited by Blue Sky

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La Rinascita del "Centauro"

 

Per narrare la storia del restauro del “Centauro” bisogna ritornare nel 1990, quando lo Stato Maggiore dell’Aeronautica decide di assegnare al 100 RMV (Reparto Manutenzione Velivoli) della 61” Brigata Aerea di Lecce-Galatina l’incarico di ottenere un FIAT G.55 partendo dalla cellula di un G.59A per anni esposta al Parco delle Rimembranze di Novara.

 

G55PARCO1.gif

 

Nel mese di giugno Giuseppe Sella, con compiti di consulenza tecnica, viene inviato dalla direzione di Torino dell’Alenia al 100 RMV per verificare la fattibilità di una collaborazione da parte del maggior gruppo aerospaziale nazionale per l’installazione del motore DB-605 sulla fusoliera del G.59A (infatti, il diverso propulsore e le differenze nell’area dell’abitacolo costituiscono le principali difformità tra G.55 e G.59 - Ndr).

Si decide, così, di costruire le longherine in lega leggera, gli attacchi del motore sulle stesse, il castello motore in tubi d’acciaio ed i relativi punti di fissaggio alla fusoliera: così l’avventura ha inizio!

Per agevolare la prosecuzione dei lavori sono costruiti anche la prima ordinata di fusoliera, un simulacro del serbatoio del liquido refrigerante e l’ogiva. Queste parti di costruzione Alenia raggiungono Lecce nel marzo 1991 e senza alcun problema vengono montate sulla cellula del ‘Centauro”.

 

G55CAST.GIF

 

Questa fase rappresenta una tappa importante del lavoro ma, purtroppo, gli fa seguito una battuta d’arresto per la mancanza di personale adeguato. L’Alenia, informata della situazione di stallo, per non vanificare quanto fatto fino a quel momento conclude un accordo con lo SMA e si accolla la prosecuzione del programma.

Nel periodo maggio-giugno 1992 tutto il materiale viene trasferito dalla base aerea di Galatina allo stabilimento Alenia di corso Marche, a Torino. La cellula presenta condizioni peggiori di quelle inizialmente valutate ma i lavori proseguono, pur con ritmo diseguale: sono realizzate le cofanatura del motore, l’elica, il radiatore dell’olio, il parabrezza, il tettuccio,

il seggiolino del pilota con il suo sostegno, la carenatura posteriore dell’abitacolo ed elementi dell’ala. Trasferendo i dati ricavati dai disegni costruttivi alle nuove tecnologie di costruzione a controllo numerico è possibile realizzare parti del tutto identiche a quelle originali. Nel frattempo, alcuni soci del Gruppo Amici Velivoli Storici (GAVS) si mettono alla ricerca di strumenti e di particolari utili per montare sul G.55

parti per quanto possibile originali. Il blindovetro del parabrezza, seppur leggermente opaco e con una leggera scheggiatura, viene individuato ed acquistato da un ferrivecchi alcuni strumenti sono comperati in Germania, altri sono rintracciati nei “mercatini delle pulci”.Purtroppo, nel febbraio 1994, la situazione aziendale dell’Alenia provoca una seconda battuta d’arresto del programma, con l’accantonamento di tutto il materiale in un’area decentrata. Terminato con successo il restauro di un Vultee-Stinson L-5 nella primavera del 1994, la Sezione di Torino del GAVS discute la situazione del programma e, dando prova di

notevole coraggio non disgiunto da un po’ di sana presunzione, decide

di chiedere allo SMA l’autorizzazio n a portare a termine il lavoro di restauro e ricostruzione affiancandosi all’Alenia. Nel novembre 1994, in un incontro tenuto a Torino tra l’allora capo dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore col. De Lorenzo, la direzione Alenia di corso Marche ed il GAVS di Torino, viene deciso il trasferimento del caccia nel cantiere GAVS di Leinì (Torino), presso la ditta Revelli Metallik.

 

G55AM1.GIF

 

Si stima la necessità di 8.000 ore/uomo per concludere il lavoro, suddivise in 2.000 ore a carico dell’Alenia (per le lavorazioni al tornio ed alla fresatrice per le quali l’associazione non è attrezzata) e 6.000 ore di pertinenza del GAVS. Il Centauro” viene trasferito a Leinì nei primi mesi del 1995 e i volontari del Gruppo si mettono subito al lavoro. Si comincia con il sabato per arrivare nell’aprile-maggio 1998 ad attività quotidiana, per onorare l’impegno preso con o SMA di completare il “Centauro” in condizioni da esposizione per l’Air Show del 24 maggio a Roma-Pratica di Mare.

 

G55-cock1.gif

 

I volontari si rendono subito conto che non si tratta di un semplice restauro, in quanto vi sono molti particolari diversi tra G.59 e G.55 e che, quindi, devono essere ricostruiti; molti altri, poi, sono del tutto mancanti: ad esempio, l’abitacolo è completamente vuoto. Tuttavia l’archivio Alenia ha messo a disposizione i disegni costruttivi originali, dai quali sono tratti oltre 250 disegni di dettaglio con i quali è possibile costruire più di 1.550 parti. Inoltre è necessario realizzare un centinaio di attrezzature specifiche per formare le parti in lamiera, nonché due carrelli di trasporto e le

braghe per il caricamento e montaggio di ala e fusoliera.

Gli strumenti non reperibili sono sostituiti da simulacri costruiti secondo i disegni e molte componenti minute sono fabbricate “ex-novo” come le manette del carburante e del passo dell’elica, i comandi del “trim” e della pompa idraulica d’emergenza del carrello, il contacolpi delle cinque armi, interruttori ed impugnature varie. Il collimatore San Giorgio, ottenutone uno in prestito come modello dal socio GAVS Maurizio Longoni, è disegnato nei minimi particolari e costruito con certosina pazienza da Giuseppe Sella che ne ottiene una copia perfetta, lavorando nella cantina di casa.

 

G55MONT1.GIF

 

Intanto il GAVS di Torino effettua anche ricerche ed interpella la Draeger di Lubecca, dalla quale ottiene un regolatore dell’impianto ossigeno ed una maschera del pilota, entrambi originali. E si arriva, così, alla verniciatura, con la colorazione e i codici del “5 giallo” della Squadriglia “Montefusco-Bonet”, secondo quanto stabilito dall’Aeronautica Militare e documentato con fotografie. In maggio l’aereo è praticamente completo ma manca ancora qualche piccolo dettaglio e, infatti, a Pratica di Mare il “Centauro” manca della scritta “P. a V. Kg 2730” sulla deriva, della firma “Bonet” sul cofano motore e dell’MM (in questo caso non applicata per espressa richiesta deII’AM).

Ora i soci del GAVS di Torino attendono il ritorno dell’aereo a Leinì per completare ciò che ancora manca e poi consegnare l’unico FIAT G.55 “Centauro” di cui sia nota l’esistenza al museo di Vigna di Valle:

così gli appassionati italiani e di tutto il mondo potranno vedere quello che da molti è giudicato il miglior aereo da caccia mai prodotto in Italia; Il resto è storia recente!

 

 

G55AB1.GIF55CAS.GIF

1944 -- 2002

 

 

(Lorenzo Zambelli Aeronautica e Difesa Fotografie Tratte dall'archivio GAVS di Torino "Operazione Centauro" )

 

FIAT_G.55_101.JPG

Esemplare Esposto al Museo Storico di Vigna di Valle

Edited by Blue Sky

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Grazie per i complimenti ragazzi!!! :adorazione: :adorazione: :adorazione:

grande blue....come al solito interessantissime discussioni! ;)

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Guest galland

complimenti, bell'articolo e belle le le informazioni sul rifacimento del G.55.

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Salve a tutti. Mi presento innanzitutto. Sono Bonet e sono il cugino di secondo grado del capitano Bonet Giovanni e sono un Gran appassionato di aerei e membro del 31ATSG di aviano, forse gia lo conoscete come sito www.31atsg.it

Ho scoperto da poco della ricostruzione del fiat G.55 e sono felicissimo di questo e faccio i miei migliori complimenti a chi si é dedicato a questo.

Sarei contento se gentilmente potreste darmi tutte le info possibili su mio parente.

Grazie per aver inventato questi siti aeronautici.

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Salve a tutti. Mi presento innanzitutto. Sono Bonet e sono il cugino di secondo grado del capitano Bonet Giovanni e sono un Gran appassionato di aerei e membro del 31ATSG di aviano, forse gia lo conoscete come sito www.31atsg.it

Ho scoperto da poco della ricostruzione del fiat G.55 e sono felicissimo di questo e faccio i miei migliori complimenti a chi si é dedicato a questo.

Sarei contento se gentilmente potreste darmi tutte le info possibili su mio parente.

Grazie per aver inventato questi siti aeronautici.

 

Benvenuto Bonet, cercheremo di esserti d'aiuto il più possibile, quindi se hai delle richieste in merito non aver timore! ;)

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Salve a tutti. Mi presento innanzitutto. Sono Bonet e sono il cugino di secondo grado del capitano Bonet Giovanni e sono un Gran appassionato di aerei e membro del 31ATSG di aviano, forse gia lo conoscete come sito www.31atsg.it

Ho scoperto da poco della ricostruzione del fiat G.55 e sono felicissimo di questo e faccio i miei migliori complimenti a chi si é dedicato a questo.

Sarei contento se gentilmente potreste darmi tutte le info possibili su mio parente.

Grazie per aver inventato questi siti aeronautici.

Benvenuto a bordo!

 

Se hai richieste posta e vedremo di darti una mano nella tua ricerca!

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Ciao a tutti e grazie per la collaborazione. Premetto che qualche anno fa hanno creato un libro che si chiamava "Centauri su Torino" ma purtroppo solo mia zia é riuscita a trovare una copia e adesso non riesco piu a trovarlo. Se qualcuno riesce a darmi una dritta ne saro grato. poi volevo chiedere le coordinate del campo volo di allora di Venaria Reale e se attualmente esiste ancora.Io sono stato volontario nell esercito fino al 2002 e venivo spesso elitrasportato dai elicotteri di Venaria e mi chiedevo se proprio li vicino c era il campo volo.

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Ciao a tutti e grazie per la collaborazione. Premetto che qualche anno fa hanno creato un libro che si chiamava "Centauri su Torino" ma purtroppo solo mia zia é riuscita a trovare una copia e adesso non riesco piu a trovarlo. Se qualcuno riesce a darmi una dritta ne saro grato. poi volevo chiedere le coordinate del campo volo di allora di Venaria Reale e se attualmente esiste ancora.Io sono stato volontario nell esercito fino al 2002 e venivo spesso elitrasportato dai elicotteri di Venaria e mi chiedevo se proprio li vicino c era il campo volo.

 

 

Mmmm..... Se non erro dovrebbe essere questo:

 

Centauri su Torino. La squadriglia Bonet dell'Aviazione nazionale repubblicana 1944-45

centauritorino.jpg

Autore: Garello Giancarlo

Editore: Apostolo

Genere: amministrazione

Pagine: 288

ISBN: 8887261040

Data pubblicazione: 1998

Disponibilità Esaurita

 

Spero di esserti stato d'aiuto! ;)

Edited by Blue Sky

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Il libro è disponibile in queste biblioteche:

 

MI0339 [LO111] - Biblioteca delle Civiche raccolte storiche. Museo del Risorgimento - Milano

RM0319 [RML22] - Biblioteca centrale dello Stato maggiore dell'aeronautica del Ministero della difesa - Roma - RM

SV0116 [LIG58] - Biblioteca del Liceo San Giuseppe Calasanzio - Carcare SV

 

In più c'è all'Università cattolica di Milano.

 

Peraltro non è più disponibile per la vendita, mi spiace; dovresti provare a cercalo usato in Internet o sulle bancarelle dei libri usati della tua città.

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Guest galland

Le voci dell'esperienza!! :rolleyes

Ho proceduto Ad un rapido spoglio su google.

Non risulta in vendita presso nessuna libreria d'occasione (Per me la data di pubblicazione è troppo recente).

Provate, però, a digitare nel motore di ricerca raf 113 squadron e vedrete che sito!

Scusate ma non so fare link! :metal:

Edited by galland

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In combattimento con l’ANR

G55_4.jpg

 

L’organico dell’Aeronautica Repubblicana (AR, divenuta ANR dal giugno 1944 con l’aggiunta dell’aggettivo Nazionale) faticosamente concordato dalle autorità italiane con quelle tedesche a fine 1943 prevede per ciascuna specialità un gruppo operativo ed una squadriglia complementare per l’addestramento dei piloti prima di avviarli al combattimento. Per la specialità caccia, quella più importante anche sotto il profilo psicologico data la crescente intensità dei bombardamenti angloamericani, il I Gruppo Caccia è equipaggiato con i Macchi C.205, mentre a Venaria Reale nasce la Squadriglia Complementare d’allarme “Montefusco” dotata di alcuni G 55 “sottoserie 0” della 353 recuperati e di pochi velivoli di nuova produzione. Dal gennaio al giugno 1944 la ‘Montefusco’ (poi Montefusco Bonet in ricordo del suo primo comandante, caduto in combattimento il 29 marzo 1944) opera per la difesa di Torino, conseguendo limitati successi (tra cui un B-17 abbattuto proprio il 29 marzo) ma subendo perdite dolorose. Da Venaria, dove la Fiat decentra i G 55 appena prodotti, transitano dal marzo 1944 anche alcuni caccia destinati al 22 Gruppo Caccia, basato a Bresso ed autorizzato dai tedeschi a fronte della rinuncia italiana a costituire il previsto gruppo da bombardamento. I circa 40 G 55 utilizzati dalle tre squadriglie e dal nucleo comando del 2 Gruppo, che si fregia dell’insegna del “Diavolo Rosso”, sono in gran parte allo standard di serie con cannoni e travetti alari. Il reparto debutta nel ruolo di difesa aerea il 30 aprile, abbattendo un B-24 con la perdita di un pilota. Il 25 maggio il 2 Gruppo, operando assieme al 1, rivendica quattro vittorie contro una perdita. Poiché la limitata produzione autorizzata dai tedeschi riduce l’efficienza delle macchine, il 2’ Gruppo inizia la transizione sul Bf 109 G-6, diversi esemplari del quale sono ceduti dallo I./JG53 e II./JG 77, tanto che al 31 maggio il reparto conta 23 Bf.109 ed 8 G 55, dei quali solo 3 efficienti. La transizione è completata a metà luglio, mentre una ventina di G 55 residui vengono versati alla Montefusco—Bonet, nel frattempo rischierata a Reggio Emilia ed assorbita dal l Gruppo per reintegrare le forti perdite in combattimento. Questo porta il 1° Gruppo ad avere la 2 Squadriglia su C.205 e la 1’ e la 3 con dotazione mista Fiat/Macchi: 13 C.205 e 18 G 55 al 31 luglio.

La prima missione è un pattugliamento tra La Spezia e Genova il 4 giugno 1944. Il giorno dopo il gruppo perde alcuni aerei al suolo in seguito ad un attacco di P-38 a Reggio Emilia. Il 15 giugno il 1 Gruppo perde due G 55 ed un pilota (Morettin) in uno scontro con il 243v Squadron a sud di Piacenza, mentre alcuni G 55 combattono senza perdite con gli Spit del 238e Squadron il 26 giugno. Il giorno dopo il 238 distrugge due G 55 in decollo da Reggio. Diverse anche le perdite per avaria (16 e 30 giugno, 6 luglio), mentre il 2 luglio il gruppo si porta a Vicenza per sottrarsi alla montante pressione alleata che quello stesso giorno è costata la vita al cap. Torresi, vittima di un P-47 del 66 FS. Altre due perdite, compreso un pilota, vengono il 20 luglio dalla tentata intercettazione di B-24, P-38 e P-51 nei pressi di Udine, ed una (serg. magg. Morabito) il 30 luglio contro gli Spitfire. Nessuna perdita nei combattimenti del 25-26 luglio, nel quale gli italiani riportano anzi varie vittorie purtroppo non confermate. Molto dolorosa la perdita del serg. Cimatti, abbattuto dalla contraerea italiana il 2 agosto. Si chiude così l’attività operativa del G 55 in Italia: subito dopo i tedeschi ritirano il carburante dai velivoli, bloccando i voli in previsione del tentativo di trasformare l’ANR in "Legione Aerea Italiana” della Luftwaffe, il cui dispiegarsi a fine mese blocca anche la prevista cessione dei G 55 al costituendo 3 Gruppo.

La successiva ripresa dell’attività, nel mese di novembre, vede la caccia italiana interamente dotata di macchine tedesche. Gli anni che seguono la fine del conflitto vedono una ripresa della produzione del G 55 anche se l’interesse non è più indirizzato al caccia di linea bensì al velivolo da addestramento. Anche la disponibilità dei motori RA 1050/DB 605 e delle parti di ricambio, ancora discreta per le scorte accumulate tra il ‘44 e il ‘45, è però destinata a esaurirsi presto.

Già nel luglio ‘45 la Fiat Aviazione propone al Ministero di riprendere la produzione, sentendosi in grado di costruire 120 unità nell’arco di un anno. Le cose vanno invece ben più a rilento, anche per le limitazioni imposte all’Italia nel campo del riarmo. Primo G 55 a presentarsi sul cielo del campo volo Aeritalia è l'"S” che nell’aprile del ‘46 rientra in ditta da Lonate per essere ritrasformato in configurazione standard. Nello stesso mese giunge anche il primo ordine di lavoro che consiste nel completamento di vari esemplari costruiti nel ‘44 e rimasti presso l’Aeritalia. Nel settembre ‘46 riprendono così a volare gli MM 91153/56/57 che si trasferiscono alla Scuola di Lecce nell’aprile ‘47, seguiti da altri esemplari nei mesi seguenti. Ma il lavoro più significativo del periodo consiste nella realizzazione della versione biposto ottenuta modificando il 91155 che effettua il primo volo il 12 dicembre ‘46, con ai comandi Valentino Cus, ormai veterano del “55”. Dopo alcuni mesi di prove anche questo velivolo viene dislocato a Lecce. Le trattative per trovare sbocco su altri Paesi vanno a buon fine con l’Argentina, che nell’inverno 1946/47 consolida un contratto con la Fiat consistente nella fornitura di 10 velivoli” rigenerati e 35 costruiti cxflovo.

Per far fronte alle necessità della Forza Aerea Argentina la Fiat si accorda con il governo italiano per avere a disposizione i velivoli in servizio a Lecce, da rimettere a nuovo e da inviare al cliente, L’operazione “recupero” crea inizialmente qualche perplessità tra i responsabili argentini, ma tutto si appiana e dopo un soddisfacente corso di addestramento svolto in Aeritalia i primi G 55 vengono spediti via mare alla nuova destinazione a partire dal maggio ‘47, La commessa è completata nell’arco di un anno, includendo un totale di 15 biposto. Inizialmente la base operativa è l’aeroporto di Palomar ove i G 55 restano in servizio sino a metà degli anni ‘50, venendo poi tutti demoliti, Tra le varianti più significative incorporate nei velivoli argentini va segnalata l’adozione, su alcuni esemplari, di un impianto radio più moderno, in banda VHF. (Ali D'Italia Fiat G-55)

Edited by Blue Sky

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bene un post interessante appena ho tempo lo leggo...

stupenda la prima foto con livrea nero antracite fa molto aggressivo :okok:

 

cmq il g55 è molto simile a un mc205 come li riconosco?

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cmq il g55 è molto simile a un mc205 come li riconosco?

 

Considera che sono entrambi appartenenti alla serie "5" (Insieme al Re 2005) quindi adottando la stessa motorizzazione hanno in linea di massima un aspetto simile (Almeno anteriormente), anche se comparandoli per bene si notano facilmente varie differenze ! :P;)

 

Ti Posto questi profili per comparare ed esaminare per bene le differenze ;) (Solo estetiche ovviamente)

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Edited by Blue Sky

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grazie mille bluesky..bene ora si notano delle differenze mettendoli a confronto es il g.55 è piu cicciotto mentre il re2005 è il piu snello..poi v sono :eliche,ali, presa d'aria radiatore, la coda..devi farci l'occhio insomma

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grazie mille bluesky..bene ora si notano delle differenze mettendoli a confronto es il g.55 è piu cicciotto mentre il re2005 è il piu snello..poi v sono :eliche,ali, presa d'aria radiatore, la coda..devi farci l'occhio insomma

 

Bene, mi fa piacere vedere che hai notato le molteplici differenze che magari a prima vista ti erano sfuggite! :okok:

Edited by Blue Sky

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Guest iscandar
....es il g.55 è piu cicciotto mentre il re2005 è il piu snello..

 

è normale un cavallo è più grosso di un cane... :rotfl::rotfl:

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Salve a tutti. Mi presento innanzitutto. Sono Bonet e sono il cugino di secondo grado del capitano Bonet Giovanni e sono un Gran appassionato di aerei e membro del 31ATSG di aviano, forse gia lo conoscete come sito www.31atsg.it

Ho scoperto da poco della ricostruzione del fiat G.55 e sono felicissimo di questo e faccio i miei migliori complimenti a chi si é dedicato a questo.

Sarei contento se gentilmente potreste darmi tutte le info possibili su mio parente.

Grazie per aver inventato questi siti aeronautici.

Ciao Bonet, per avere informazioni sul tuo congiunto prova a contattare Ferdinando D'Amico (per chi non lo conoscesse è uno storico aeronautico particolarmente ferrato sull'ANR), lo puoi contattare nel forum del 150°GCT http://www.150gct.it/modules.php?name=Forums&file=index (nick: veltro, da non confondere con un altro che ha quasi lo stesso nick: 150GCT_Veltro).

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Riguardo al G.59 restaurato come G.55, premettendo il mio apprezzamento per il lavoro fatto, purtroppo è stato commesso qualche errore nelle insegne, perfettamente visibile confrontando le foto affiancate dell'originale e dell'esemplare restaurato: il tricolore in fusoliera è spostato troppo indietro, il numero 5 è troppo grosso sia come dimensioni che come spessore della linea, la scritta del peso a vuoto sulla deriva è troppo in alto e, infine (ma questo particolare è poco apprezzabile dalle foto) anche la scritta sul cofano ha una linea troppo spessa. Ripeto, il lavoro svolto è stato encomiabile ma sarebbe bastata un po' più di attenzione per i particolari per fare un lavoro ancora migliore (e purtroppo questa è un po' una costante degli aerei esposti a Vigna).

Concludo dicendo che il G.55 mi piace particolarmente, con quella linea pulita ed elegante, ottime prestazioni e un signor armamento, anche se ci sono voluti motore e cannoni tedeschi perchè vedesse la luce.

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Vuoi dire che il Fiat G.55 esposto a Vigna di Valle è stato ottenuto dal G.59 per anni esposto (e abbandonato ad ogni sorta di vandalismi)a Novara? Mi avevano raccontato era stato demolito e si è salvata solo la semiala chè ancora li esposta.Grande notizia.

Edited by vorthex

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Salve,sono nuovo del forum, vi scrivo perche' sono rimasto entusiasta della visita al museo di vigna di valle!

Sono rimasto colpito in particolare dai nostri aerei della seconda guerra mondiale, macchi MC205 e Fiar G55!

Una guida illustrando questi aerei ci ha detto che il G55 era stato valutato da una commissione di piloti tedeschi

e considerato superiore ai caccia della loro aviaizione, cosi' erano stati commissionati per essere usati dalll'esercito tedesco!

Si trattava veramente di un aereo cosi' eccezionale? Sono mai stati usati in battaglia?

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