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Tati

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Salve a tutti,scrivo per la prima volta in questo forum e mi sembra una cosa stranissima,si perchè io non ci "azzecco" prorpio niente con questi argomenti militari e & co. ma siccome sono preoccupatissima per il mio fidanzato,chiedo consiglio a voi.Da qualche giorno è partito per il kosovo,ed io non sono preoccupata per la distanza o per la durata della missione,bensì per quelllo stramaledetto uranio impoverito.Ora siccome ho avuto svariate notizie a volte contrastanti e decisamente confusionarie,volevo sapere se per caso qualcuno saprebbe consigliarmi un sito attendibbile dove prendere notizie,o qualche altra fonte attendibile,che mi possa tranquillizzare...spero! :(

Vi ringrazio anticipatamente,salutoni,Tati.

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L'uranio impoverito ha una radioattività bassissima che viene fermata da 3 cm di aria, quindi toccare una munizione al DU (depleted uranium) non comporta nessun rischio, il problema si verifica se si respirano le polveri di DU che si formano quando i proiettili impattano sui bersagli, l'uranio impoverito è sempre un metallo pesante, come il cromo o il piombo, e respirarli non fà certo bene, cmq le nostre FA da quello che mi risulta non hanno munizioni al DU, e la guerra tra corazzati in Iraq è finita da un bel pò, dubito che un militare a Nassiriya ci sia venuto a contatto.

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Uranio_impoverito

 

http://en.wikipedia.org/wiki/Depleted_uranium

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typhoon, la ragazza è preoccupata per il kosovo, non per l'Iraq, comunque la spiegazione di typhoon è corretta quindi puoi stare tranquilla :)

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Si infatti,mi riferivo al kosovo,ed in particolare ai residui bellici all'uranio impoverito che si trovano in alcuni siti del kosovo.

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Sì, puoi stare tranquilla.

 

Gli studi seri hanno confermato che l'uranio impoverito non rappresenta un pericolo significativo per la salute.

Questo non significa che faccia bene, ovviamente.

 

Alla peggio è come se ti fai una radiografia.

 

Però per tranquillizzarti ulteriormente ti posto questa conclusione, proveniente da una ricerca di un organismo scientifico indipendente e impegnato contro la guerra (però in maniera seria e professionale):

 

Sulla pericolosità dell'uranio impoverito gli scienziati non sembrano essere concordi e per questo vi sono tesi differenti. Non esiste alcuno studio epidemiologico sull’uomo in grado di dimostrare effetti tossici degli ossidi di uranio. Si sono verificati però un certo numero di incidenti nelle centrali nucleari, a causa dell’esplosione di uranio metallico in aria mentre venivano maneggiati da lavoratori. In questi casi, è possibile avere aerosol con concentrazioni molto alte di uranio (decine di mg/m3 in aria), che sono chiaramente visibili. In un caso ben documentato, la concentrazione di uranio nelle urine il giorno dell’incidente era di 20 mg/l, e passò a circa 10 mg/l nel giro di una settimana. I lavoratori coinvolti in questi incidenti sembrano non aver mai riportato disfunzioni renali o di altro genere, né tumori anche molti anni dopo l’esposizione
.

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Altri studi recenti indicano in un particolare vaccino somministrato ai militari italiani fino al 2002 l'isorgenza di tumori, attualmente questo vaccino (casualmente...) è stato ritirato...

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La clamorosa denuncia è della mamma di una delle vittime, che dice di possedere le prove. Quel farmaco ora è stato ritirato

 

SANDRO FORTE

 

Roma. Possono essere le vaccinazioni ‑ e non l'uranio ‑ la causa dei decessi di diversi militari italiani all'estero. La denuncia viene da Santa Passaniti, madre di Francesco Finessi, una delle vittime, nella lettera inviata al vicepresidente della Commissione parlamentare d' inchiesta sull' uranio impoverito, Michele Bonatesta (An). E il senatore, «anche alla luce dell'ultima morte, per linfoma di Hodgkin, del caporale Fabio Senatore» ‑ decesso che fa salire ad oltre 45 le vittime per presunta contaminazione da uranio impoverito ha chiesto alla Commissione di ascoltare al più presto la signora.

 

«Francesco Finessi ‑ spiega Bonatesta ‑ era un militare morto quasi tre anni fa per linfoma di Hodgkin, pur non essendo mai stato in Kosovo. Francesco fu invece sottoposto, come i militari che andarono in Kosovo, a vaccinazione con il Neotyf, un medicinale che poi il ministero della Salute, nel gennaio del 2002, ritirò dal commercio, su richiesta del[' azienda farmaceutica Chiron Spa che, si badi bene, addusse "ragioni di mercato", evitando così, ai sensi della legislazione vigente, che il ministero eseguisse specifici controlli, come risulta dalla risposta che il ministro Storace, nel giugno del 2005, ha dato all' interrogazione in materia presentata dal senatore di An, Bucciero. La mamma di Francesco ‑ prosegue il senatore ‑ mi ha scritto una lettera "bomba", che contiene elementi illuminanti. Mi racconta di aver indagato molto, in questi anni, sulla morte del figlio, scoprendo che alcuni dei militari deceduti non erano mai stati a contatto con I' uranio impoverito. Sia perché addetti alle cucine, sia perché sempre in ospedale, sia perché nel loro periodo di permanenza in Kosovo era tutto coperto di neve. Dice di aver fatto esaminare lo sperma e le cellule staminali del figlio, nonché i vaccini cui è stato sottoposto in dosi massicce, in uniche somministrazioni. Ebbene, erano pieni di metalli (in particolare piombo). La signora Passaniti ‑ rileva Bonatesta ‑ sottolinea che le vaccinazioni, cui sono stati sottoposti i militari deceduti, sono diverse da quelle somministrate ai militari che sono vivi. E nota che, "mentre si fa di tutto per accreditare la tesi delle morti da esposizione ad uranio impoverito, vengono sospese le vaccinazioni con il Neotyf", chiedendosi: "Perché, dopo queste sospensioni, non ci sono stati più nuovi militari ammalati di linfoma? ".

 

La mamma di Francesco denuncia, inoltre ‑ riferisce ancora il senatore ‑ che il ministero della Difesa non riconosce come dipendente dal servizio militare la causa della morte dei militari, tra cui suo figlio, perché nel loro organismo "non ci sono tracce di uranio". Insomma, è necessario ed urgente ‑ conclude Bonatesta che la signora sia ascoltata dalla commissione. La sua può essere una testimonianza importante e un fondamentale contributo alla ricerca della verità».

 

«Francesco aveva 22 anni quando è morto ‑ racconta al "Secolo" la mamma, originaria di Reggio Calabria ma da tanti anni residente a Codigoro (Ferrara) ‑Si arruolò di leva due anni prima e quando partì, a Merano, fece una serie di vaccinazioni. Fu colpito quasi subito da una febbre insolita, non giustificabile, che durò una settimana; i successivi nove mesi li passò a Belluno. Tre mesi prima di congedarsi iniziò a dimagrire senza una ragione, aveva continui mal di testa, era sempre stanco e apatico. Si congedò a luglio e a novembre gli apparve sul collo una tumefazione, un linfonodo. Ricoverato all'ospedale "Sant'Anna", gli fu diagnosticata la specie di tumore che avevano i militari impiegati in Kosovo. Il 12 febbraio 2002 a "Striscia la notizia", su Canale 5, (avvocato Tartaglia e il maresciallo Leggiero annunciarono che, essendo stata tolta la censura, potevano rivelare che era stato sospeso il medicinale Neotyf. Consultai la cartella clinica di Francesco e appurai che il Neotyf era fra i vaccini somministrati a Francesco. Da allora iniziarono le nostre ricerche e su internet accertammo che il farmaco in unica somministrazione doveva essere sospeso già dal '92, anche se ciò non accadde. In particolare dai vari siti scoprimmo che era improvvisamente scomparsa la casa farmaceutica che lo produceva. Soltanto ora ho appreso dal senatore Bonatesta che il medicinale fu ritirato dal commercio nel gennaio 2002 su richiesta dell'azienda produttrice, la Chiron Spa, "per ragioni di mercato", in modo così da evitare gli specifici controlli del ministero».

 

«In questi anni sono state dette tante sciocchezze circa (uranio, quale causa della morte dei nostri militari. Ricordo anche un servizio di "Reporter", in cui mostrarono i nostri soldati sulla neve, dove è impossibile rilevare tracce di uranio; quel servizio riferì la storia di un soldato che rimase nei Balcani 52 giorni per una grave forma di otite sempre in ospedale, e quindi non in contatto col minerale; ancora: un altro soldato che trascorse tutto il suo tempo in cucina, e quindi non all'aperto. Quel programma mandò in onda immagini di bimbi affetti da anasarca fetoplacentara, malattia che causa la morte del feto e che si trasmette per via immunitaria, non certo a causa dell'uranio».

 

Il vano appello a Funari:

 

«Mi aiuti lei a indagare»

 

Roma. La signora Santa Passaniti, mamma di Francesco Finessi, il militare morto di tumore, ha scritto una lettera al settimanale "Di più" perché la mettesse in contatto con Gianfranco Funari, che su quelle colonne raccontò un episodio sconvolgente che gli accadde nel'97, quando entrò in coma dopo un intervento al cuore. La signora non ha avuto risposta alla sua lettera. Ne riportiamo alcuni brani.

 

«Caro signor Funari, ho letto il suo articolo e riporto subito le sue parole: "II sudore mi è arrivato fin sotto le scarpe", "quando ricollego che il signore che avevo visto in coma, (uomo con i capelli rossi, fosse morto d'infarto dal gran dolore perla scomparsa del figlio mentre faceva il servizio militare, ancora non si sa bene come". Lei inoltre rammentava l'omaccione con i capelli rossicci che abitava nella stessa via dei suoi genitori. Lo ricordava perché all'epoca parlava ad alta voce. Questo signore si avvicinava a lei e le diceva: "No, signor Funari, lei non può venire da noi. Prima deve portare a termine un'inchiesta sui giovani militari di leva morti in tempo di pace in circostanze misteriose. E' (associazione dei genitori che glielo chiede. La sua inchiesta deve suscitare scalpore, scoperchiando finalmente quel pentolone maleodorante che governa le autorità militari"».

 

«Quell'angoscia ‑ continua la lettera ‑ ha preso il sopravvento ogni vol*ta che lei ci ripensa, e si sente soffocare. Lei, caro signor Funari, dice che per suggestione, per terrore, non ha avuto il coraggio d'iniziare. lo vorrei darle questa opportunità: rendere giustizia ai militari che non ci sono più, che sono deceduti dopo un calvario di sofferenze, d'inumana ingiustizia anche burocratica e di beffe da parte dello Stato e dei distretti militari. Perché questi ragazzi si sono ammalati a 20 anni e non a 15 oppure a 30 anni? E tutti durante e subito dopo il servizio militare. lo, caro signor Funari, posso dirle queste cose perché Francesco, mio figlio, era un ragazzo che, come gli altri militari, aveva prestato servizio di leva e, dopo appena un anno dall'insorgenza della malattia, è deceduto. Francesco era un ragazzo sano, buono, generoso, pieno di coraggio e di dignità, virtù che accomunano tutti questi giovani militari sfortunati che sono stati ignorati dallo Stato che non vuole assumersi la responsabilità».

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Easy,questa lettera è sconvolgente! Ma come invece di fargli i vaccini giusti,li ammazziamo sti ragazzi???Mah!

Cmq. ragazzi mi sono chiarita un pò le idee navigando sul web...e ho visto che in percentuali l'uranio si trova ovunque pure in casa!Speriamo bene...intanto per adesso c'è la neve in kosovo, che ferma un pò le cose! :-)

Grazie a tutti.

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