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Turismo sessuale, gli stupri che non fanno notizia

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Turismo sessuale in crescita

Nuova meta: Europa dell’Est

Dieci milioni di bambini sfruttati, un giro d'affari di 250 miliardi. Dall'Italia 80 mila «turisti» all'anno

 

 

Nove milioni di bambine, un milione di ragazzini. Un giro d’affari da 250 miliardi. Ottantamila viaggiatori — giovani, colti, reddito medio — che ogni anno lasciano l’Italia (salda in testa alle classifiche dei predatori) a caccia di sesso proibito. Cifre così enormi da sembrare inventate. Invece sono i dati del nuovo rapporto che oggi Ecpat Italia presenterà alla Bit, la Borsa internazionale del turismo di Milano.

 

L’occasione: lanciare una campagna e dare il via, con Astoi (Associazione tour operator italiani), al progetto internazionale Offenders Beware!. «Perché a un anno di distanza, qualcosa è cambiato: i cacciatori si sono fatti furbi. E colpiscono sempre più vicino, anche in Europa». Marco Scarpati, avvocato e docente universitario, si dedica da anni alla difesa dei diritti dei bambini. È il presidente di Ecpat Italia (www. ecpat.it), sezione nazionale di una rete diffusa in 70 Paesi. Scarpati era a Rio, in novembre, per il III Congresso mondiale sullo sfruttamento sessuale dei minori. «E lì si è visto come da parte di alcuni Stati ci sia più attenzione al fenomeno».

 

Il trend globale, però, sembra ancora in crescita. Scarpati precisa: «Bisogna valutare il rapporto tra numeri "oscuri" e casi venuti allo scoperto. Questi ultimi sì, sono aumentati; portiamo avanti da anni indagini e attività di formazione...». È anche vero, però, che se la rete della giustizia stringe le maglie, i predatori sanno trovare mille scappatoie per scivolare, liberi, in mare aperto. Perché le strategie si affinano, anche nella scelta dei luoghi. Via dalle rotte tradizionali, verso mete in cui ci siano forze dell’ordine pronte a chiudere un occhio, genitori ignari, albergatori compiacenti. Soprattutto, povertà diffusa. E l’Europa, da area di provenienza, è diventata terreno di caccia.

 

La Repubblica Ceca, per esempio, «è ormai nota per il numero spaventoso di materiale pedopornografico che arriva in Rete». Qui la mappa della vergogna segue una linea quasi retta, dal confine tedesco fino a Jachymov, passando per Cheb e Karlovy-Vary. Lungo le autostrade E48 ed E49, nelle stazioni di servizio e alle fermate dei bus, le donne esibiscono i propri figli, i protettori gettano sulla strada i ragazzini; «Ce lo segnalano perfino i camionisti...». I clienti: tedeschi e austriaci, italiani, qualche americano. Il prezzo: dai 5 ai 25 euro. «In Russia settentrionale, la situazione è la stessa». San Pietroburgo, Vyborg. Qui la prassi, con i bimbi di strada che vivono stordendosi di droghe, è sesso in cambio di dosi. «E poi, dietro l’angolo, c’è il Marocco: una meta storica, dove i problemi economici si sommano all’intolleranza verso l’omosessualità. Perfino su Facebook ci sono adolescenti marocchini con foto ammiccanti».

 

E gli orchi ne approfittano. «Il turista sessuale ormai sa in quali Paesi la polizia fa più accertamenti, e applica un approccio ragionato. Evita gli hotel, magari prende casa; si ferma per mesi, "coltiva" le vittime e le famiglie, rientra in patria solo per il visto. Non più turista, ma "turnista" del sesso. In Thailandia ce ne sono tantissimi ». E chi si è stancato di Pattaya e dintorni, può sempre fare un salto a Bali o in Cambogia, in Vietnam o in Laos (dove Ecpat, a dicembre, ha creato il primo centro per vittime di sfruttamento sessuale); ma anche in Africa, o in America Latina. «Grazie ai sistemi di polizia europea, ora è possibile lavorare sui frequent flyers, cercando di capire perché all’improvviso alcune città diventino "popolari". E si scopre che hanno aperto un hotel condiscendente, un bordello...».

 

Scarpati non fa nomi, «non vogliamo aiutare i sex tourists, che già sanno passarsi informazioni su canali difficili da intercettare. In alcuni casi, i poliziotti stessi si sono dovuti fingere pedofili». Ci sono altri numeri, nel rapporto Ecpat, che fanno orrore solo a pensarli. Sono le conseguenze più visibili e strazianti degli abusi commessi da adulti che sfogano sul corpo di chi non sa difendersi il loro desiderio di proibito. Trecentomila nuovi casi di Hiv all’anno. Quattro milioni e mezzo di bambini infettati da Papilloma virus, 500.000 da epatite C, in Paesi dove un attacco di diarrea è spesso fatale. Oltre 2 milioni di aborti. Un milione 640 mila tentativi di suicidio. Due milioni e mezzo di stupri (come se, in questa fiaba nera, ogni rapporto sessuale non fosse di per sé una violenza).

 

Bisognerebbe saper moltiplicare per mille, centomila, un milione il viso dei propri figli, nipoti, fratelli, per comprendere la portata di queste cifre. In Italia, però, qualcosa si muove. «Molto, per la verità. Il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, sta dedicando parecchia attenzione al tema; è stata a Rio con una task force di funzionari e poliziotti. E sta realizzando il piano d’azione su cui ci eravamo impegnati a Stoccolma, nel ’96…».

 

C’è, però, un problema. Che va sotto il nome di disegno di legge sulle intercettazioni. Scarpati, avvocato, conosce a memoria gli atti dei processi ai sex tourists. «E non ricordo un’indagine dove il telefono non sia stato fondamentale. È impossibile aspettare di avere altri elementi per agire. Non stiamo parlando di un furto di mele, ma di bambini: ogni giorno in più è un giorno di morte». Per questo, le associazioni del settore hanno lanciato «un appello, che consegneremo all’inizio della prossima settimana. Chiunque voglia unirsi, contatti Ecpat. Non è un problema politico; vogliamo solo che sia concesso alla magistratura di mandare in galera i pedofili». Per non far crescere, ancora, le statistiche dell’orrore.

 

Ga. Ja.

19 febbraio 2009

 

http://www.corriere.it/cronache/09_febbrai...=box_primopiano

Edited by intruder

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mah io punterei su un bel marchio a fuoco in faccia:

 

P = pedofilo

S= strupratore

A= assassino

 

e se la gente li pesta mentre vanno in giro tanto meglio

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Un anno di carcere con un bel marchio in fronte: ho stuprato bambini.

Tornato libero (se sopravvive al carcere) l'obbligo di tenere un cartello esposto fuori casa: " mamme attenzione ai vostri figli, sono stato condannato per reati di pedofilia" (la cosa l'hanno fatta sul serio negli USA mi pare).

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Guest intruder

Dipende da Stato a Stato, nel Texas mettono un cartello fuori della casa, nel Colorado c'è un elenco pubblico dei "sexual offenders"...

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attenzione a volere la gogna per i rei per due motivi :il primo è che l'innocente condannato non potrà mai più ricostruirsi un ''buon nome '' il secondo è che nell' entusiasmo di perseguitare reati di questa natura spesso si eccede nello zelo .

 

 

http://alexandra-amberson.blogspot.com/200...etroattivo.html

 

questo caso , verificatosi proprio negli usa, è emblematico ; la protagonista è stata condannata come sex offender per dei rapporti sessuali consensuali tra minorenni, sia lei che lui erano 16enni .

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Non gogna, quella no, ma qualcosa bisogna fare. Io, come già detto, non credo che siano malati curabili, ma criminali da punire.

 

Non voglio replicare la discussione già in atto nel topic apposito, quindi mi limito ad affermare che questa è una schifezza, e purtroppo molto italiana come schifezza.

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Al di là delle battute e degli sfoghi emotivi sono d'accordo con Cama, lo stato non si può permettere di scendere al livello dei criminali, però urgono comunque pene pesanti.

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Guest intruder
Al di là delle battute e degli sfoghi emotivi sono d'accordo con Cama, lo stato non si può permettere di scendere al livello dei criminali, però urgono comunque pene pesanti.

 

Urge più che altro rendersi conto che un pedofilo non può essere recuperato alla società, non tanto, non solo, perché il carcere ha da tempo fallito la sua funzione (come fai a pretendere di insegnare, a me, ladro, a non rubare se tutti, dal direttore in giù, rubano, dentro un carcere?), quanto perché ci troviamo di fronte a una patologia che, come nel caso dei serial killers, non è curabile.

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E che si fa? Li impicchiamo?

Se sono malati vanno messi in una struttura psichiatrica da dove non si può uscire tanto facilmente come dal carcere.

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Guest intruder
Li impicchiamo?

 

È un'idea.

 

 

Se sono malati vanno messi in una struttura psichiatrica da dove non si può uscire tanto facilmente come dal carcere.

 

Esatto, ma le anime buone non sarebbero d'accordo.

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