Jump to content

Bonehammer

Membri
  • Posts

    89
  • Joined

  • Last visited

  • Days Won

    1

Everything posted by Bonehammer

  1. Avendo fatto un po' d'esperienza, a volte anche pagata a caro prezzo, ti posso dire: Il Cutlass della Lindberg è corretto come forma e dimensioni ma va reinciso e TUTTI gli interni autocostruiti. Il Banshee della Hawk invece non è neanche corretto. Quest'anno dovrebbe uscire uno stampo nuovo ma non ricordo di chi. Il MiG-25 della Revell è sempre lo stesso stampo del 1970 e ciàpilu. La serie degli Yak-28 della Amodel non è tra i loro soggetti meglio riusciti anche se Barone ci ha mostrato che cosa se ne può ricavare con una buona dose di manico. Invece gli Yak-27 e 25 sono stampi completamente diversi e moOolto migliori. Anche lo Yak-17 della Amodel perlomeno nella versione UTI soffre di alcuni leggeri problemi di montaggio. Un primo piano: Dovendo scegliere se rifare il bordo d'entrata o i pozzetti del carrello, ho scelto il primo. La terza via era tagliare in due l'intradosso alare e metterci un'estensione, ma non so se ne sarebbe valsa la pena. Il tettuccio poi sembra provenire da un altro kit da quanti varchi lascia con la fusoliera. Mi sa che quel giorno il CQ smaltiva la sbornia.
  2. Complimenti per il tuo "grande" ritorno e il modo in cui maestreggi (sarà un verbo?) tecniche nuove!... La finitura e l'invecchiamento sono spettacolari anche se forse un Liberator non sarebbe stato già così variegato dopo otto missioni. Le torrette del kit sono state sfruttate al massimo e il motore danneggiato porta interesse (su un modello così grande ce ne vuole). Per tagliare i trasparenti vacuform: riempili di Pongo e poi tagli con una lama di bisturi nuova. Non cercare di spingere la lama lungo il contorno ma vai avanti affondando la punta e tornando fuori, come un seghetto da traforo per intendersi. Alla fine tiri via il Pongo, con calma e pazienza onde evitare che il trasparente collassi verso l'interno. Per le fotoincisioni: appoggi l'intero telaietto su una superficie piatta, rigida e "a perdere", tipo una lastrina di plexiglass. Evita il vetro o la ceramica che si possono spaccare. Poi con un bisturi premi la fotoincisione contro il plexiglass; anche qui si tratta di troncare più che di tagliare. Se rimane la sbavatura, tieni il pezzo in una pinza a becchi piatti e pareggi con una limetta. Spero che serva, Bone
  3. Sii tratta di fini particelle di una sostanza irritante, che vengono inalate e rimangono nei polmoni a vita essendo praticamente inerti. Con questa descrizione puoi già capire che i loro effetti sono sovrapponibili a quelli dell'amianto. Per non sbagliare io mi sono dotata di "vespa" della 3M con filtri intercambiabili che va bene sia per carteggiare che per verniciare, qui la vedi con i filtri antipolvere: e qui con i filtri a cartuccia: Costa pochissimo e dura una vita. Per quanto riguarda il contatto con la pelle non ci dovrebbero essere grandi effetti, anche se i solventi comportano sempre lo "sgrassaggio" della pelle con rischio di sensibilizzazione a lungo andare. Il prodotto peggiore, per contatto, credo sia la colla epossidica, quella bicomponente da 5 minuti: il bisfenolo della base e le ammine contenute nel catalizzatore sono tutti composti classificati come pericolosi, almeno per quanto riguarda i livelli di esposizione industriale.
  4. Non per fare la punta al... chiodo, ma con tutti i problemi che ha il "papero", la mancanza di dettagli mi sembra il male minore Hai provato a montare la parte anteriore? Nella foto: in basso il kit ESCI/AMT/Italeri come vien fuori dalla scatola, in alto un clone Hobbycraft sottoposto a più interventi di chirurgia plastica che Cher e Michael Jackson messi assieme e ciò nonostante ancora non ci siamo... Per mantenere il tettuccio in comune con la versione da caccia, hanno fatto un ibrido che sta al MiG-27 come questo... ...sta a questo: Negli anni '80 gli stampisti ESCI avevano la scusa della guerra fredda. Trent'anni dopo, fare uscire lo stesso stampo senza cambiare una virgola? Italeri, WTF?
  5. A me la sagoma sembra quella di un F-18 (LERX che arrivano fin sotto l'abitacolo, derive divergenti e ali con freccia moderata), probabilmente le insegne sono quelle di uno squadrone "Aggressor" come questo:
  6. La spiegazione ufficiale è dettagliata, plausibile e coerente, ma se ne conosci di migliori le ascolterei volentieri. Che la richiesta di energia sia minore nelle ore notturne è pacifico: una riparazione che richieda un'interruzione nell'erogazione della durata di poche ore viene pianificata nelle ore notturne, una più lunga al weekend. L'Unione Sovietica non aveva certo come noi oggi il problema di un eccesso di offerta dell'energia. Per quel che ne so di Duga-3, doveva fornire un allarme precoce del lancio di missili balistici sulla base della perturbazione che i loro scarichi avrebbero causato nella ionosfera. Al tempo dell'incidente di Chernobyl era reso obsoleto dal completamento di una più efficiente rete di satelliti, ma veniva ancora usato (fino al 1989), probabilmente a scopo di "disinformatsiya" o per coprire gaps momentanei della rete satellitare. Il suo funzionamento causava interferenze (il cosiddetto Picchio Russo) praticamente su tutte le trasmissioni, per la gioia delle ditte di elettronica che progettarono e costruirono e vendettero dispositivi per il filtraggio del segnale. Qui trovi una registrazione del fastidiosissimo rumore, sovrapposto ad una stazione radio: Anche se ad orecchio non si sente, il segnale non era monotono ma ogni impulso variava in maniera casuale, questo avrebbe impedito agli USA di mascherare un lancio registrando il segnale e ritrasmettendolo al mittente. Anche i radioamatori "attaccavano" il Picchio registrando e ritrasmettendo il suo stesso segnale, cosa che lo faceva spostare su frequenze diverse dopo un po' (e prova dell'esistenza di un sistema ricevente, che non servirebbe a molto se lo scopo di Duga fosse stato il controllo mentale o atmosferico). Si sta parlando di smantellare l'antenna perché il suo crollo potrebbe sollevare nubi di isotopi... secondo me qualcuno non vede l'ora di vendere tutto quel metallo solo leggerissimamente radioattivo.
  7. History Channel si è dato alla frequentazione di peripatetiche, per usare un eufemismo... dai documentari sulla Ahnenerbe sono passati agli alieni e al paranormale. A questo punto tanto vale guardare Giacobbo. Il Progetto Habakkuk era un tentativo anglo-canadese di coprire il "gap" nell'Atlantico costruendo un'iceberg artificiale o, se preferite, una portaerei di ghiaccio. L'Habakkuk, così come era stato concepito nel suo progetto originale, proposto a Winston Churchill da Lord Mountbatten e Geoffrey Pyke nel dicembre del 1942, doveva avere una lunghezza di circa 2.000 piedi e una larghezza di circa 300, con un ponte della profondità di 200 piedi e pareti dello spessore 40. Il pescaggio previsto era di 150 piedi e la stazza doveva ammontare, secondo stime, a più di 2 milioni di tonnellate (per fare un paragone una portaerei della classe Essex aveva un tonnellaggio di circa 35.000 t); la realizzazione doveva essere svolta in Canada utilizzando, tra gli altri materiali 280.000 blocchi di ghiaccio. Nel 1943 la Montreal Engineering Company Ltd. (l'attuale AMEC), dietro richiesta del Primo Ministro Winston Churchill, accettò la sua prima commessa da un'organizzazione estera: il "Progetto Habbakuk" appunto, nome in codice utilizzato per designare l'inusuale idea dell'Ammiragliato Britannico. Il progetto iniziale precedeva il taglio di enormi lastre di ghiaccio dai ghiacciai artici, trasportandoli successivamente nel medio Atlantico e utilizzandoli come piste di atterraggio (una combinazione tra un'iceberg e una portaerei). Rivelatasi tuttavia quest'idea pressoché irrealizzabile, le ricerche si concentrarono sulla realizzazione di un'imbarcazione convenzionale, realizzata con materiali analoghi. Il nuovo progetto fu perfezionato nel corso dello stesso anno. Il materiale originale fu sostituito da una mistura di ghiaccio e cellulosa, nota come Pykrete (dal nome dell'ideatore del "progetto Habbakuk"). Il pescaggio della nave le avrebbe reso pressoché impossibile l'attracco in un porto. All'interno del vascello un impianto refrigerante avrebbe mantenuto l'intera struttura allo stato solido. La nave, sia pur dotata di una manovrabilità molto ridotta, avrebbe avuto una velocità di circa 10 nodi (18 km orari), grazie all'utilizzo di ben 26 motori elettrici montati su supporti esterni, in quanto i motori interni avrebbero generato un calore eccessivo. L'armamento previsto includeva 40 torrette con cannoni da 4.5", oltre alle mitragliatrici antiaeree, potendo inoltre ospitare fino a 150 bombardieri bimotori o caccia. Fu costruito un prototipo presso il Patricia Lake, avente 60 piedi di lunghezza e 30 di larghezza (circa 18x9 m) e un peso di 1.000 t; era dotato di un sistema di raffreddamento della potenza di un cavallo-motore. Il progetto fu continuato nel 1943, rivelando problemi strutturali a partire da Ottobre. L'abbandono definitivo tuttavia si ebbe solo nel 1944, quando il problema dei sottomarini operanti nel medio Atlantico era stato risolto. L'illustrazione riguarda un progetto precedente e meno ambizioso:
  8. Tenendo presente la prassi sovietica di usare i caccia obsoleti per l'attacco al suolo, direi che si può fare un parallelo tra il Su-7 e il MiG-19. Per il Su-17, specialmente quelli degli ultimi tipi, penso sia meglio scartare il MiG-21 (che nella versione dedicata SMT si era subito rivelato un disastro) e considerare invece il MiG-27.
  9. Dei due è il più 'fine' come stampo ma non è del tutto corretto, mi pare che le dimensioni di massima siano rispettate ma le forme non così tanto (ali troppo rastremate, muso troppo tozzo ecc.) Inoltre ha un vistoso errore nei piloni alari, che dovrebbero essere tutti uguali e non lo sono. Per fare un esemplare di serie sono necessarie alcune modifiche (alette sotto i terminali alari, presa d'aria alla base della deriva, eliminare due antenne sotto il muso e due prese d'aria sopra le gondole motori). Altra cosa sbagliata ma che si risolve facilmente, le istruzioni proponevano di montare il canopy aperto in una maniera assurda. Comunque è un bel kit, la finitura superficiale è piacevole e va insieme con poco stucco (per un Monogram ) Se preferisci che il modello sia anche corretto, allora l'OEZ è quello che fa per te. Recentemente è stato reinscatolato dalla Eduard con un ********* di resina, fotoincisioni e decal. Costa un putiferio ma nella scatola c'è di che trastullarsi per parecchi week-end di pioggia.
  10. In questa scatola c'è uno stampo di 200 pezzi allo stato dell'arte: In questa scatola c'è uno stampo che risale agli anni '70: In questa scatola c'è lo stampo Monogram: In questa scatola c'è, strano ma vero, lo stampo OEZ: (notare come gli UB-32 sulla box art siano identici a quelli, sbagliati, dello stampo Monogram; la scatola OEZ ha dei B-8 brutti ma giusti) e poi c'è il balletto dei MiG-31, come già ricordato... solo la Revell ne ha due stampi, dei quali uno è stato copiato dai cinesi; i russi della Zvezda vendono sia il loro stampo che quello Condor, che viene inscatolato anche dalla ICM, eccetera, eccetera...
  11. A' Barone, a' matto! Ma non potevi aspettare i cinesi? Buona fortuna con gli aggiustamenti, la mia nemesi personale è il muso: questi alcuni tentativi che spero ti ispirino nella ricostruzione maxillofacciale dell'ornitorinco...
  12. Mi intrometto... nelle zone "abitate", i B-17 non erano Interior Green ma in un colore molto più scuro e bluastro, il Bronze Green (circa FS 34052). Il colore delle altre zone poteva essere Zinc Chromate Primer sulle Fortezze mimetiche o metallo naturale sulle ultime versioni. In fabbrica inizialmente veniva applicato uno strato di "isolante", cartone rivestito di stoffa, ma questo veniva spesso rimosso nei reparti per diminuire i rischi di incendio, lasciando l'interno in metallo nudo. Per motivi di corrosione galvanica nell'umida atmosfera europea, ad un certo punto si cominciarono a dipingere le centine. Qui si vedono alcuni resti di verde (Interior Green?) soprattutto intorno ai rivetti, mentre i supporti delle Browning e il supporto della torretta ventrale sono in Bronze Green: I tavoli di carteggio e le casse delle munizioni erano in compensato verniciato; le bombole d'ossigeno più grandi in giallo cromo e quelle più piccole, portatili, in un verde mela chiaro. I pavimenti erano di compensato, che nella zona delle postazioni laterali era rivestito di gomma antisdrucciolo. La stiva bombe inizialmente era in Neutral Gray e poi venne lasciata in metallo naturale. I vani carrelli erano anche loro almeno parzialmente in Bronze Green, con le gambe del carrello in Neutral Grey sugli aerei mimetici. Le foto di interni in Interior Green che si vedono in giro appartengono a B-17 restaurati e a volte i preconcetti sono più forti dell'evidenza dei fatti: Dana Bell riferisce di un appassionato che aveva comprato un B-17 surplus militare ed era sorpreso dal fatto che "l'Interior Green sul suo aereo si fosse scurito così tanto con il tempo..."
  13. ciao, l'Hampden per me è sempre stato "così brutto che piace", tanto che ho buttato via i soldi per comprare prima il kit Sanger e poi quello FM (stendiamo un velo pietoso...). Per farla corta, mi avanzano delle fotoincisioni Airwaves fatte per il kit Airfix: se e quando hai voglia di affrontarlo, e se sei interessato, fammi un fischio, a me serviva solo di fotocopiarle al 150%.
  14. Sul lavoro neanche sto a commentare tanto è il solito capolavoro cui siamo fin troppo abituati (slurp) ma... ...non ti è venuto il sospetto che la tua compagna abbia fatto un rapido conto di quante serate in casa avresti passato con un Amodel piuttosto che con uno stampo Revell di ultimissima generazione?
  15. Ciao a tutti, Ho l'occasione di uscire un po' dalle mie quattro mura per passare un paio di giorni a Bologna. A parte le torri, i portici e le piadine, qualcuno sa se c'è un negozio di modellismo statico ben fornito da andare a svaligiare? Grazie in anticipo.
  16. AAAAAAH! TOGLIERE I GENERATORI DI VORTICI DALLO SCOOTER? ERESIA! BESTEMMIA! No, seriamente: eliminare del dettaglio di superficie corretto allo scopo di semplificarsi la vita va contro tutto ciò in cui un modellista crede Ci sono prodotti in commercio che 'ammollano' le decal e permettono loro di seguire anche le superfici più 'tormentate'. Un'alternativa casalinga è rappresentata dell'acido acetico, ma non ricordo in che percentuale (tanto quando mai, in vita mia, sono arrivata alla fase in cui si piazzano le decal... HA! ) Alla più sporca, si taglia con un bisturi affilato il pezzo di decal che rifiuta di adeguarsi e si ritocca a pennello (operazione praticamente inevitabile, ad esempio, sulle sharkmouth)
  17. Facilissimo! Fai dei bigoli col DAS, li schiacci appena un po', poi col taglierino tranci i bigoli a intervalli regolari. Rifinisci le estremità tagliate con le dita umide e se proprio vuoi fare lo sciantoso, con la punta del cutter fai 'rientrare' i lati corti nel mezzo, simulando la cucitura del fondo. Non serve cercare di ricreare la chiusura del sacco. Questa foto l'ho trovata su Internet, la tecnica sembra essere quella:
  18. Temo che la tecnica dello stampaggio a caldo non sia praticabile per la sagoma in questione: senza il vuoto a 'risucchiarla', la plastica rimarrebbe tesa sulla sommità delle bugne senza prendere l'impronta della cofanatura. Dal momento che devi riprodurre pezzi di metallo e non plexiglass, ti suggerisco un'alternativa: nei negozi di belle arti dovrebbero vendere lastrine di rame molto sottili. Appoggiandola sull'esterno del pezzo ed esercitando pressione con un attrezzo adeguato (bulino, ferro da calza, penna biro...) dovresti essere in grado di riprodurre il contorno della cofanatura che ti fa da sottostampo. In pratica è il lavoro del battilastra, ma premendo invece di martellare.
  19. Se posso salire in cattedra... solo perchè ci sono le torri iperboliche non è detto che sia una centrale nucleare. Il loro ruolo (diminuire il flusso di acqua di raffreddamento) è lo stesso sia nelle centrali nucleari che in quelle termoelettriche. Comunque ha ragione chi ti ha risposto che a parte mettere la Torre Eiffel a Parigi, i programmatori fanno un po' come gli pare.
  20. Yum yum. Credo che il tuo cliente sarà molto soddisfatto! E' bello sapere che nonostante la crisi c'è ancora chi dà da mangiare agli artisti...
  21. Se la Trumpeter è un "collettivo" (che battutona eh? ) allora si spiega... però mi pare di aver notato una certa uniformità o standardizzazione negli stampi, una certa 'aria di famiglia' che sarebbe difficile da ottenere lavorando in stabilimenti separati. In fondo neanhe i Liberator erano tutti uguali... Violo le leggi sul copyright postando o linkando scan dell'articolo? Non è mia intenzione difendere la Trumpeter a spada tratta ma visto che la reperibilità dell'S.M.79 della Classic non migliorerà col tempo, potrebbe dare la possibilità a chi vuole realizzare a tutti i costi un Gobbo di farsi un'idea prima dell'acquisto.
  22. E' la domanda che gira ultimamente riguardo al loro Su-24. E' un modello che sta in cima alla mia sbav-list da anni e adesso che ho visto le stampate... Le cose che mi fanno più incazzare sono che 1) hanno dimostrato di essere in grado di azzeccarci (vedi Wellington e Hurricane) e 2) adesso nessun altro uscirà con un Fencer decente per almeno altri dieci anni. Il problema della Trumpeter è che loro non mandano due omini col flessimetro su un aereo esposto in un museo come i cecoslovacchi, ma usano i piani che trovano (su quel poco di Internet che hanno a disposizione) e che possono essere più o meno accurati. E sul soggetto "piani" gli aerei italiani stanno messi male... ne avete mai visti due che concordano?
  23. Ho una rivista che fa un paragone tra i due kit, come fedeltà all'originale non c'è un vincitore netto: il Classic ha più dettaglio interno, il Trumpeter va insieme più facilmente. Il Classic dal vivo non l'ho mai visto, il Trumpeter sì, e con una finitura curata fa la sua bella impressione. Se non vuoi aprire la gobba, è più che adeguato. Purtroppo la ID Models è defunta e i suoi kit si trovano solo di seconda mano: in ogni caso sono molto basici, in confronto la SMER sembra la Tamiya.
  24. Per reincidere vanno bene un ago affilato o una punta di compasso infilati in un manico. Usi come righello una dima di metallo sottile - va bene un telaietto di fotoincisione avanzato - e gratti la plastica facendo diverse passate leggere. Poi dai una passata di cartavetro finissima per eliminare gli 'argini' che si formano a lato dell'incisione e una nuova passata con l'ago nei solchi per ripulirli. Per tenere ferma la punta puoi anche usare il nastro per etichettatrice Dymo (specialmente su superfici curve). Alcune ditte di fotoincisioni vendono anche dime speciali per reincidere sagome particolari (pannelli rotondi, ovali, rettangolari, cerniere...) Fai una prova su pezzi di scarto prima di cominciare su un modellino nuovo perché spec. le prime volte può essere "pezo el tacòn del buso" Una volta presa la mano invece, se le pannellature sono fini e ben definite puoi addirittura appoggiarti a quelle senza bisogno di dime... ma ci vuole pratica. Per la mina nessun problema: usi un portamine da 0,5mm e una mina non troppo morbida, ti appoggi alla pannellatura in positivo e tracci la riga da una parte sola della pannellatura. Affila spesso la mina su cartavetro fine. Questo metodo potrebbe essere più realistico delle pannellature incise su diversi aerei che erano rivestiti con pannelli non accostati ma sovrapposti: Link, Link, Link, Link, Link
  25. C'è il kit "multimedia" della Classic Airframes (pezzi principali in plastica, interni in resina, trasparenti in vacuform e un po' di fotoincisioni) che è fuori produzione e ormai introvabile - tra l'altro la ditta stessa ha chiuso i battenti, sembra - e poi uno tutto in resina, della E.P. Original Models, altrettanto fuori produzione e per il quale probabilmente dovresti aprire un mutuo. In 1/32 esiste e lo fa la ID Models... in vacuform.
×
×
  • Create New...