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argonauta

SSGN

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avevo letto che alcuni SSBN ohio (se non sbaglio i primi 4-5) sarebbero stati convertiti togliendo i pozzi per i SLBM e mettendo dei pozzi per tomahawk ( un centinaio mi pare)

volevo sapere a che punto era la conversione...?

 

grazie...

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L'Ohio è rientrato in squadra poche settimane fa, dopo aver conpletato la conversione.

 

Il Florida sarà operativo nell'aprile del 2006, il Michigan nel dicembre 2006 e il Georgia nel settembre 2007.

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grazie mille....

i pozzi sono 144 vero?

sai se verranno convertiti altri battelli perchè mi sembra un ottimo progetto ?

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considera che un ticonderoga ha 122 pozzi ( però bisogna escludere quelli per i standard e gli asroc, però...)

un SSGN in un Carrier Strike Group è molto comodo aumenta a dismisura la capacità di lanciare tomahawk

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non mi pare di vedere un impiego veramente utile in questi tempi

 

la caratteristica principale dovrebbe rimanere che ti può arrivare sottocosta non visto lanciare i suoi tomahawk e filarsela, non è una cosa da usare contro l'iraq o l'iran insomma, questo voglio dire

 

non so da quanto c'è il progetto ma mi pare sia stato pensato per altri obiettivi, non voglio dire che c'è in piano l'invasione della cina, per carità, ma visto come si comporta ultimamente...

 

quindi: cos'ha spinto l'US Navy ha investire soldi su questi giocattolini?

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grazie mille....

i pozzi sono 144 vero?

sai se verranno convertiti altri battelli perchè mi sembra un ottimo progetto ?

Gli altri battelli non possono assolutamente essere convertiti in quanto rappresentano quasi il 50% della deterrenza nucleare statunitense.

 

 

quindi: cos'ha spinto l'US Navy ha investire soldi su questi giocattolini?

 

Niente di trascendentale, semplicemente i trattati START-II obbligavano alla dismissione di una percentuale della deterrenza nucleare basata su sottomarini quindi la USNavy invece di dismettere questi mezzi, che ancora hanno più di 25 anni di vita utile davanti, li ha trasformati in una fantastica arma da first strike e per l'infiltrazione-esfiltrazione di personale SOF, ruolo che prima era ricoperto dagli Sturgeon ormai radiati ma che non erano assolutamente progettati appositamente, spendendo relativamente poco e ottenendo un arma dalla potenza di fuoco esagerato in grado di colpire quasi l'80% della superfice terrestre.

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Infatti.

 

L'USNavy ha avuto davvero una gran bella pensata, perchè i 4 SSGN, con un costo relativamente minimo (rispetto agli standard americani...) assicurano una capacità di fuoco formidabile, per non parlare della possibilità di trasportare e rilasciare intere squadre di SEALS equipaggiati.

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Gli SSGN Ohio della Us Navy

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Non capita spesso che piattaforme concepite per compiti e missioni ben specifiche possano trovare come una sorta di nuova vita in contesti completamente diversi: eppure, questo è proprio ciò che è accaduto ai sottomarini Ssbn (Ship Submersible Ballistic missile Nuclear) della classe Ohio o, per esser più precisi, ad alcuni di essi.

Costruite tra la seconda metà degli anni 70 e quella degli 90 dalla General Dynamics- Electric Boat corporation (GD-EB), tutte e 18 le unità di questa classe erano state progettate e costruite per un unico scopo; costituire cioè la componente navale del deterrente nucleare strategico degli Stati uniti con l’imbarco dei nuovi missili intercontinentali Trident, uno per ciascuno dei ben 24 pozzi di lancio.

Ma con la scomparsa dell’Unione Sovietica e del patto di Varsavia, la fine della Guerra Fredda e la firma degli accordi Start (Strategic arms reduction treaty) per la riduzione delle armi nucleari, la situazione cambia radicalmente al punto che nel 1994, l’allora presidente americano Clinton approva una Nuclear posture review che stabilisce la riduzione da 18 a 14 degli Ssbn della classe Ohio.

Tuttavia, insieme alla scomparsa delle vecchie minacce provenienti dal blocco comunista, di nuove e non meno pericolose ne stavano sorgendo sotto forma di una conflittualità su base locale ma molto diffusa, mentre una rinnovata enfasi interessava le operazioni in ambiente costiero e, sia pure in un momento successivo, si assisteva alla comparsa a grandi livelli del fenomeno terrorismo. Nuovi scenari operativi per i quali erano necessarie delle piattaforme altrettanto nuove. E se a ciò si aggiunge che le quattro unità in soprannumero presentavano un discreto margine di vita utile residua, nonostante fossero le prime varate, e che le caratteristiche nonché le prestazioni di queste rimanevano di assoluto rilievo, ecco farsi strada all’interno della Us Navy l’ipotesi di procedere a una loro modifica al fine di renderle in grado di svolgere nuove missioni.

Modifiche importanti, che hanno riguardato in particolare due elementi: i pozzi di lancio per i missili e una parte degli spazi interni. Per ciò che riguarda i primi, 22 di questi possono ora ricevere altrettanti Mac (Multiple round canister), contenitori che accolgono sette missili Tomahawk ciascuno; questo fa sì che sia possibile imbarcare fino ad un massimo di 154 di questi missili. L’altra novità significativa è costituita dalla creazione degli spazi utili ad accogliere 66 operatori delle Forze speciali - 102 per brevi periodi - che disporranno dei rimanenti due pozzi appositamente trasformati in locali per la loro fuoriuscita in immersione e, in caso di necessità, di altri otto pozzi normalmente destinati ai missili, per eventuali equipaggiamenti aggiuntivi. Da notare come per la gestione delle operazioni speciali sia stato anche predisposto un centro di comando, controllo e comunicazioni dedicato.

Un’altra trasformazione di un certo rilievo è data dalla predisposizione per l’aggancio di un Asds (Adanced seal delivery system), un vero e proprio mini-sottomarino per la condotta di operazioni coperte da parte dei Seal della Us Navy. Non solo, gli stessi pozzi di lancio, così come anche i tubi lanciasiluri già presenti, potranno essere ulteriormente modificati per consentire il lancio di veicoli unmanned di superficie, subacquei ma anche aerei.

Nascono in questo modo gli Ssgn (Ship Submersible Guided missile Nuclear), unità in grado di svolgere, grazie ai cambiamenti apportati, un’ampia gamma di missioni quali l’attacco in profondità sulla terraferma con i Tomahawk ma anche di raccolta informazioni e azioni dirette con le Forze speciali. E che, oltretutto, non perdono quelle tipiche di ogni sottomarino: la presenza discreta in zone di crisi, così utile per la raccolta di informazioni di ogni tipo.

Apportare tali e tante modifiche è stato possibile grazie alle intrinseche qualità di una piattaforma ben riuscita. Gli Ohio sono prima di tutto unità dalle dimensioni importanti, quasi 171 metri di lunghezza per dieci di larghezza, con un dislocamento in immersione di quasi 19mila tonnellate; valori che le rendono seconde solo agli omologhi Ssbn russi della classe Typhoon e che hanno consentito l’imbarco di un così temibile arsenale e, ancor più in particolare, di ricavare gli spazi per gli uomini da imbarcare, i loro equipaggiamenti e le strutture dedicate, oltre a un certo margine per sviluppi futuri.

Ma altre sono le caratteristiche che hanno portato a scegliere gli Ohio per questi nuovi compiti. Il riferimento va in particolare alla silenziosità che è garantita non solo dall’utilizzo di materiali anaecoici ma anche dal tipo di reattore nucleare adottato e cioè l’S8g a circolazione naturale; in questa configurazione e a basse velocità, tale reattore fornisce il vapore necessario senza l’utilizzo delle pompe di raffreddamento molto rumorose. La potenza massima installata è comunque di ben 60mila hp che grazie ai due gruppi turboriduttori consente agli Ssgn di sviluppare una velocità massima che dovrebbe aggirarsi sui 25 nodi e una di crociera di 20, mentre la profondità massima è stimata in 300 metri.

Interventi importanti, anche se già previsti nell’ambito della natura evoluzione delle piattaforme subacquee della Us Navy, sono stati effettuati anche nel campo del sistema di combattimento e dei sensori; per quanto riguarda il primo è prevista l’installazione dell’An/byg-1, un sistema destinato a diventare standard per l’intera flotta sottomarina americana e che permetterà l’integrazione di sonar, radar, periscopi, Electronic support measures (Esm), sistemi di navigazione, di comando, controllo e comunicazione nonché delle armi imbarcate.

La caratteristica principale dell’An/byg-1 è dato dall’ampio utilizzo di componenti Cots (Commercial off the shelf) e dall’adozione di standard aperti; ciò consente una spiccata facilità di aggiornamento e potenziamento, la possibilità di reperire agevolmente sia hardware che software proprio di provenienza commerciale, oltre alla garanzia di una semplice integrazione di nuove funzioni, sensori o armi. Si tratta della stessa filosofia applicata ai sensori acustici installati; il grande sonar sferico passivo di prua An/bqq-10 e quello lineare rimorchiato, anch’esso passivo, Tb-29 e impiegati per la scoperta a lungo raggio, così come gli altri sonar per la scoperta e la navigazione, sia attivi che passivi. Anche in questo caso, grazie all’inserimento di un sempre maggior numero di componenti commerciali, i miglioramenti in termini di prestazioni ed economicità di gestione sono rilevanti.

Il sistema di combattimento integra, come detto, anche le armi e quindi non solo i Tomahawk - qui nella loro versione più evoluta, la Block IV o Tactical Tomahawk - ma anche i siluri pesanti Mk. 48 che impiegano i quattro tubi lanciasiluri da 533 mm. posti a prua; non solo, esso integra pure gli altri sensori che contribuiscono a rendere, come detto, questi Ssgn degli eccellenti e discreti strumenti di raccolta informazioni. E così, sia i radar di ricerca e di scoperta, sia gli apparati Esm o gli stessi periscopi diventano degli elementi in grado di fornire dati che possono poi essere integrati anche con quelli provenienti da fonti esterne grazie alla presenza di sistemi di comunicazione avanzati.

Al fine di contenere i costi poi, l’intera trasformazione degli Ssgn si è svolta in coincidenza delle fasi di sostituzione del combustibile nucleare presso la base di Norfolk della Us Navy, in collaborazione con i tecnici della GD-EB. Ad un costo stimato di circa 400 milioni di dollari per unità, la Marina americana disporrà in questo modo di sottomarini che resteranno in servizio ben oltre il 2020; un investimento tutto sommato contenuto a fronte di capacità così interessanti. Le prime due unità trasformate - Ohio e Michigan - sono ora dislocate presso la base di Bangor per la flotta che opera negli oceani Pacifico e Indiano mentre le seconde due - Florida e Georgia - su quella di Kings Bay per l’oceano Atlantico e il mar Mediterraneo.

Ma gli elementi di interesse non finiscono qui; dal vecchio ruolo di Ssbn infatti, i nuovi Ssgn mutuano la presenza di due equipaggi (blue e gold). Questo particolare accorgimento permette di aumentare la disponibilità operativa delle unità, consentendo il cambio degli equipaggi stessi - composti da 159 uomini ciascuno - anche in una delle basi avanzate presenti in diverse parti del mondo.

E del resto, quanto importanza rivestano queste unità per la Us Navy lo dimostra il fatto che nell’ambito della riorganizzazione delle proprie forze navali, accanto ai Carrier strike group (Csg), composti da una portaerei d’attacco, più unità di scorta -di superficie e subacquee - e navi da rifornimento, agli Expeditionary strike group (Esg), con unità anfibie e di scorta - anche in questo caso sia di superficie che subacquee - e ai Surface action group (Sag), con sole unità di superficie, ogni singolo Ssgn costituirà una sorta di formazione navale a parte; un’eloquente dimostrazione di quale e quanto affidamento la Marina americana faccia su questi sottomarini e sulle loro capacità.

 

 

Sono un pò in ritardo e quasi sicuramente avrai già la risposta, però non si sa mai :asd::asd: non sono sicuro ma questo testo mi sembra di averlo già postato in un altro topic

Edited by Graziani

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