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Mitsubishi MCV 8x8


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Il Mitsubishi MHI MCV ( 機動戦闘車 kidou-Sentou-sha? ) è il frutto di un requisito strategico della Difesa giapponese. Lo si può inquadrare come caccia-carri di chiara ispirazione all’italiano B1 Centauro. Per capire i perché della sua progettazione e costruzione è necessario approfondire i problemi strategici giapponesi.

 

Fra il Giappone e la Cina vi sono tuttora forti tensioni militari per la questione delle isole contese. In vista di un improbabile ma possibile attacco cinese, la Difesa giapponese protende logicamente per una capacità di reazione e intervento rapido in un qualsiasi punto dell’arcipelago orientale, in modo da contrastare la forza d’invasione direttamente in mare, sul territorio isolano o sbarcando con i Marines per il ripristino del controllo litorale.

 

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Le isole disabitate di Senkaku in questione fanno parte dell’arcipelago Ryukyu, il quale comprende le isole di Ishigaki e Naha. Dopo il ritiro americano nel 1972, furono poste sotto l’amministrazione giapponese; la proprietà (e relativo sfruttamento della pesca, petrolio, gas naturale e rotte nautiche) di tali isole è tuttora rivendicata dall’RPC (Repubblica Popolare Cinese) e dalla RDC (Repubblica Della Cina) ossia Taiwan. Secondo la decisione dell’ONU del 1972, dal Trattato di pace di San Francisco e del Trattato di Revisione delle Okinawa, il controllo delle isole fu affidato al governo nipponico, il quale assegnò la giurisdizione al comune di Ishigaki e, per non turbare il Consiglio cinese, ne fu proibito lo sfruttamento petrolifero e delle risorse in generale. I diritti di Tokyo sulle isole non furono riconosciuti dall’ RPC e da Taiwan, le quali non avevano firmato il trattato di San Francisco. I cinesi sostennero che, dal punto di vista storico, farebbero parte di Taiwan; dal punto di vista geologico le isole non farebbero parte delle Ryūkyū, dalle quali sono separate dal canale di Okinawa.

 

Il governo di Taiwan protestò ufficialmente con gli Stati Uniti definendo un errore l'assegnazione delle Senkaku al Giappone. Nello stesso periodo si registrarono diverse manifestazioni di espatriati cinesi negli Stati Uniti per la restituzione a Taiwan delle isole. Il governo americano ribatté che aveva restituito il diritto di amministrazione delle isole a Tokyo, ma non si era pronunciato sul diritto di sovranità.

 

Nel 2005 il Giappone firmò un accordo che prevede la risoluzione di eventuali conflitti sotto completa responsabilità nipponica, senza che il governo americano ne venga in alcun modo coinvolto. La situazione precipitò nel 2012 con l’attacco nipponico ad una nave di attivisti anti-giapponesi scortata da 5 vedette della Marina di Taiwan, l’arresto di 14 attivisti sbarcati nelle Senkaku e movimenti di protesta violenti in Cina e a Taiwan contro “l’occupazione” giapponese. Nel 2013 il governo cinese dichiarò le Senkaku "zona di identificazione" dell'aeronautica militare cinese, provocando le ire del governo giapponese. Tale decisione, che farebbe ricadere l'arcipelago nella zona di pattugliamento militare di Pechino, ha spinto gli Stati Uniti a schierarsi con il Giappone: due bombardieri B-52 americani hanno sorvolato le isole il 26 novembre, sfidando il governo cinese, secondo il quale tale operazione è una violazione dello spazio aereo nazionale.

 

Ritornando al veicolo, risulta chiaro che, in supporto alla fanteria, l’utilizzo degli MBT risulta non solo lento, ma tatticamente sconveniente visti i tempi, le risorse e lo scenario in cui si va ad operare. La richiesta del Ministero della Difesa è quindi un veicolo “leggero”, ad alta mobilità ma pesantemente armato e soprattutto facilmente trasportabile via mare e via aria, di costo contenuto rispetto ad un MBT e dalla logistica semplificata. Per lo studio di tale progetto l'istituto di ricerca e sviluppo giapponese e il Ministero della Difesa si è affidato alla divisione pesante della Mitsubishi quale la MHI. L’avvio del programma MCV iniziò nel 2008 e fu presentato al pubblico dell’Eurosatory il 9 ottobre del 2013. Attualmente (2015) sono in corso le prove di valutazione ed entro la fine del 2016 inizierà l’acquisizione del sistema d’arma.

 

Veicolo considerato anche per l’esportazione (dovuto all’apertura militarista del governo giapponese); insieme al caccia-carri fu presentata anche una versione APC e di soccorso medico. Può essere trasportato via aria dai cargo Kawasaki C-2 e via mare tramite aliscafi e navi da sbarco veloci. Con la sua produzione si prevederà il pensionamento della componente MBT più vecchia in servizio, stimata in 200/300 veicoli, entro il 2018 e i nuovi mezzi del lotto di produzione verranno disposti nelle isole del sud come difesa primaria di pronto impiego. La componente di carri armati pesanti sarà ridotta da 760 a 390 veicoli e saranno dislocati nelle maggiori isole: quella di Hokaido e quella di Kyushu

 

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MOTORE

 

Il propulsore è un diesel Mitsubishi MHI-4VA, sovralimentazione turbo, quattro cilindri in linea a quattro valvole per cilindro. Con potenza di 543 CV a 2100 rpm. Attualmente (2015) non sono pervenute fonti su ulteriori dati, né risultano esistenti immagini di tale motore. I dati in questione provengono dalla MHI (Mitsubishi Heavy Industries) e da fonti di presentazione ufficiali.

Il power unit è posizionato all’anteriore del veicolo nel lato sinistro, lasciando quindi in vano destro per gli organi di guida del conducente.

 

CATENA CINEMATICA E TRASMISSIONE

 

Anche a questo proposito non sono al momento disponibili molti dati. Per quanto riguarda la trazione è un 8x8 con differenziale centrale bloccabile a due velocità. Dotato di sospensioni idro-pneumatiche indipendenti con braccia a triangoli sovrapposti, prodotte dalla Daikin Industries. Il controllo della pressione dei pneumatici è centralizzato CTIS. Il primo e secondo asse sono sterzanti.

 

CABINA

 

Il veicolo necessita di quattro operatori (un pilota, comandante, caricatore e cannoniere/mitragliere in torretta). La geometria interna ricalca quella del Centauro, con la differenza che il pilota si trova al lato destro del vano motore. Il pilota dispone di periscopio subito sopra alla sua postazione a destra del cannone e di una botola d’uscita dedicata a scorrimento.

La cellula garantisce la sopravvivenza dell’equipaggio in condizione NBC e antincendio, utilizza schermature elettromagnetiche.

 

ARMAMENTO E CORAZZATURA

 

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La torretta è collocata in posizione centrale posteriore dello scafo; ha tre operatori: comandante cannoniere/mitragliere e caricatore. Il comandante ha accesso ad un periscopio indipendente dalla torretta, dotato di zoom ottico 24x, girostabilizzato, con visione a 360 gradi, anche a visione infrarossa e termica. Utilizzato in combinazione al sistema di puntamento principale consente l’ingaggio selettivo manuale degli obiettivi.

 

Nel lato posteriore della torretta vi sono gli apparati radio, antenne (una per lato), parte della riserva di munizioni, termocamere esterne, calcolatori di tiro digitali, telemetri laser e il sensore ambientale sviluppato dalla Thales.

L’MCV è armato principalmente con un cannone ad anima rigata da 105mm con freno di bocca, manicotto termico e estrattore di fumi (si prevede in futuro la dotazione a 120mm) ed è compatibile con il munizionamento nato da 105mm e Sabot. Il caricamento/estrazione avviene manualmente ma in vista dei nuovi progetti di munizionamento, è prevedibile l’adozione del più moderno sistema di ricarica/espulsione automatica. Il dispositivo di puntamento prende ispirazione dall’americano MBT M1 Abrams e prodotto dalla Goodrich Corp. Alcune fonti attribuiscono la capacità di trasporto delle munizioni analoga a quella del C1 Centauro: 40 colpi nello scafo e 15 in torretta

 

Il cannone deriva dall’inglese L7 da 105 ma con un basso rinculo e un più facile sistema di armamento; prodotto dalla Japan Steel Work Ltd.

Le armi secondarie comprendono una mitragliatrice 7,62mm coassiale al cannone accoppiato ad un FCS computerizzato e una mitragliatrice cal.50 BMG sul rail presente nel tetto (o in alternativa un’altra mitragliatrice da 7,62mm).

L’armatura è costituita da una cellula di sicurezza in acciaio alto-resistenziale, resistente contro i proiettili perforanti da 14,5mm. Sopra alla cellula vi è una piastrellatura balistica modulare facilmente sostituibile in caso di danneggiamento. L’MCV si avvale di difese reattive e scafo anti IED. La componente di difesa elettronica usa campi elettromagnetici semisferici per la detonazione a distanza degli RPG e avvisatori di puntamento laser.

 

DATI TECNICI Mitsubishi MCV 8x8

 

 

Anno entrata in servizio:

2016 (teorica)

Fabbricazione:

Mitsubishi MHI

Tipo cabina:

A motore avanzato

Operatori:

4

Codice motore:

MHI4VA

Layout motore:

4 cilindri in linea, turbodiesel, 4 valvole per cilindro

Accensione primaria:

elettronica

Avviamento minimo senza pre-start:

(dato non disponibile)

Cilindrata:

(dato non disponibile)

Potenza:

543 CV a 2100 rpm

Coppia:

(dato non disponibile)

Alessaggio per corsa:

(dato non disponibile)

Lunghezza:

8,45 m

Larghezza:

2,98 m

Altezza::

2,87 m

Dimensione ruote

Interasse:

1,60 m + 1,45 m+ 1,45 m

Consumo:

(dato non disponibile)

Multi carburante:

si

Cap.carburante:

500 L circa

Autonomia:

400 km

Trasmissione:

Armamento:

8x8, (dati su cambio non disponibili)

1x Cannone ad anima rigata da 105mm, con freno di bocca, manicotto termico ed estrattore fumi

1x mitragliatrice coassiale da 7,62mm

1x mitragliatrice agg. Da 7,62mm o .50 BMG

Guado:

1,5 m

Max Velocità su strada:

100 Km/h

Max Velocità Off-Road:

55 km/h circa

Max angolo d’attacco:

42 gradi

Max angolo d’uscita:

38 gradi

Inclinazione laterale:

30 gradi

Ostacolo verticale:

600 mm

Altezza dal suolo:

417 mm

Peso tara:

Peso totale:

 

25 t

28 t

Misure ruote:

Michelin 395/5 R20

Tipo assi:

indipendenti

Ponte di trasmissione:

a cascata di ingranaggi, differenziale centrale bloccabile a 2 velocità

Freni:

idro-pneumatici

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La componente di difesa elettronica usa campi elettromagnetici semisferici per la detonazione a distanza degli RPG

cosa?

 

per quanto riguarda i requisiti del mezzo, sicuro siano stati elaborati esplicitamente per il particolare ruolo anfibio e non, "semplicemente", per avere un MBT su ruote, da spostare con facilità su e già per la penisiol... pardon, arcipelago, come il nostro Centauro?

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cosa?

 

per quanto riguarda i requisiti del mezzo, sicuro siano stati elaborati esplicitamente per il particolare ruolo anfibio e non, "semplicemente", per avere un MBT su ruote, da spostare con facilità su e già per la penisiol... pardon, arcipelago, come il nostro Centauro?

Hanno reinventato il centauro. La storia dei campi magnetici, se confermata, parrebbe interessantissima ma faccio fatica a crederci

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Ebbene si, esiste e deriva concettualmente dal dispositivo Trophy Active Protection System della Rafael (per info http://www.rafael.co.il/Marketing/349-963-en/Marketing.aspx).L'unica differenza è che la versione nipponica utilizza (o dovrebbe farlo) lo stesso veicolo come unità polarizzata, ottenendo di fatto un campo magnetico. alcuni dubbi mi sorgono dalla mole di energia richiesta per l'utilizzo ma da molte voci si ritiene che sia in fase di test sul campo. La portata del campo magnetico, l'interazione di tale sistema con altri dispositivi elettronici e la sua reale efficacia rimane ancora top secret. Se qualcuno trovasse maggiori informazioni ne sarei più che felice.

Rispondendo a Vorthex, il Jieitai ha già una componente MBT nel suo organico, ma essi fanno base direttamente in madrepatria e non possono essere dislocati nelle isole per motivi logistici. Ricordo inoltre che le isole Senkaku non possono essere occupate militarmente via terra e costituiscono una zona "neutrale" sotto giurisdizione nipponica (e stiamo parlando di isole non più grandi di due città al massimo). Quindi l'idea cardine in casi di emergenza è svolgere attacchi via mare con conseguenti sbarchi di veicoli blindati ruotati).

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Vorrei potervi dare informazioni più precise :hmm: ma, piuttosto di dire cialtronerie, aspetto di avere/trovare qualche dritta in più.

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Sono due concetti completamente differenti. Se le difese reattive del Mitsubishi MCV derivano concettualmente dal Trophy, stiamo parlando di un sistema “convenzionale”. Prendiamo il termine in senso lato, stiamo parlando di dispositivi avanzatissimi. Lo stesso vale per il Thales Shark, il tedesco AAC, già descritto nell’articolo precedente sul BAe System SEP ed altri similari. I “campi elettromagnetici semisferici” credo vadano interpretati come “sistemi di rilevamento elettromagnetici semisferici”. Questi individuano il proiettile o il missile in arrivo e attivano la contromisura opportuna, un piccolo missile, un nugolo di proiettili a ventaglio, la proiezione di schegge a seguito di scoppio controllato e simili. Nel caso del sistema AAC, un foglio sagomato di esplosivo genera una onda d’urto a distanza molto ravvicinata, inferiore al metro. A generare ulteriore confusione, la dichiarazione ufficiale della ditta che definisce la contromisura “fascio di energia diretta”, interpretabile anche come “laser”. A dir poco, pubblicità ingannevole…

 

Veniamo adesso alla “corazza reattiva elettrica o elettromagnetica”. Sarebbe formata da diverse piastre conduttive separate da un isolante o da spazio libero. Un generatore fornisce energia ad alto voltaggio, “caricando elettricamente” la corazza, che funzionerebbe come una batteria. Quando un proiettile inizia la penetrazione, chiude il circuito e l’insieme scarica una elevatissima energia sul proiettile, danneggiandolo, deviandolo o arrivando persino a vaporizzarlo. Gli esperimenti sono iniziati almeno 15 anni fa, non è operativa su alcun mezzo, è troppo pesante. Non è sicuro possa funzionare anche contro i penetratori ad energia cinetica e non è chiaro come si possa isolare adeguatamente l’equipaggio. Una variante prevede che l’impatto sulla piastra esterna, attivi elettricamente le altre piastre facendole muovere magneticamente, spezzando il penetratore o deviando il jet della carica cava.

 

Nel 2010 è apparso un articolo che trattava di una evoluzione del concetto. L’energia accumulata verrebbe scaricata sulla piastra esterna, producendo un forte campo magnetico, presumibilmente dal raggio molto limitato, ma in grado di deviare i proiettili in arrivo prima dell’impatto. L’impulso durerebbe solo un attimo, e richiederebbe poca energia elettrica per la ricarica. Ma non è chiaro su quali principi fisici si basi per la neutralizzazione degli ordigni in arrivo. Potrebbe provocare la detonazione delle spolette prima dell’impatto ? Si, non di tutte. E per questo basterebbe un jammer. Potrebbe fermare un penetratore ad energia cinetica ? Non credo proprio.

 

Ma allora cosa può fare un potente campo magnetico ? Avete presente i dragamine o l’equipaggiamento trainato dagli elicotteri RH-53 ? Provoca l’esplosione delle mine magnetiche.

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