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Rommel

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    venezia
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    Veicoli da trasporto pesante, motovedette e imbarcazioni veloci, pugnali, softair

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  1. Limiti alla potenza di fatto non ce ne saranno, l'unico limite è la quantità di potenza le la nave può offrire al sistema d'arma. Alla fine dei conti è l'unico vero limite del laser a scopo bellico.
  2. Rommel

    Fucili d'assalto

    Perchè perlomeno ha una linea al passo con i tempi e non è sempre il solito monotono Stoner. Basterebbe ricalibrarlo in 7,62. Costoso certo, ma perlomeno un passo avanti. Per quanto riguarda il G36, credo non sia stato compreso fino in fondo.. haimè
  3. Rommel

    Fucili d'assalto

    Non so voi, ma per quel compito mi sarei aspettato di vedere un datato ma sempreverde HK SL8.. magari ricalibrato in 7,62. aaah.. benvenuta innovazione estetica..
  4. In effetti hanno fatto un paragone (a mio giudizio) troppo azzardato. Sarebbe come fare una gara di accellerazione tra una ferrari, un hummer e un dragster. In questo caso certo, in proiettile conta, ma escono da canne diverse su piattaforme concepite per impieghi diversi. un M14 viene tuttora utilizzato (seppur custom) per in tiro da marksman. E confermo che una munizione 7,62x51 ha un tiro teso e un potere d'arresto di gran lunga superiori, perfetta per il tiro a media distanza. Un m16a1 va bene per tutto ma di certo non per una comparazione al poligono. è nato per avere penetrazione (e non potere d'arresto) sulle brevi distanze, situazione che contempla il 95% del personale militare nel 70% degli scenari bellici moderni. L'AK poi in 7,62x39 non ne parliamo, è una mietitrebbia alle brevi distanze e per sua meccanica non può essere minimamente usato in un confronto alle medie distanze. Al poligono ho visto in azione un 7,62x39 e sparava sulle corsie dei 50 m, oltre alle quali si buttavano letteralmente i colpi. Il vero punto forte di un 5,56 sta nella penetrazione alle brevi distanze, considerate lo standard per il fante medio (anche in virtù del fuoco rapido in condizioni di stress), ma è anche il suo vero limite. con un minimo di protezione balistica si annulla l'efficacia penetrante e il potere d'arresto non è sufficiente. Ci sarà una rincorsa all'aumento del calibro questo è certo, ma escludo che si torni di nuovo al 7,62 per il fante. L'addestramento diverrebbe troppo complesso, e si innescherebbero tutte le problematiche che hanno portato al suo abbandono anni orsono.
  5. Rommel

    calibri

    Come se davvero gli servisse.. avranno problemi di cinghiali nel giardino della WH?
  6. Quanti di voi hanno intasato l’hard disk del pc scaricando foto di militari in azione solo per copiarli il setup e la divisa? Non mentite. Ci siamo passati tutti alla fine, e tutto inizia al solito modo. Ci chiamano per un war game e sappiamo di doverci attrezzare di tutto punto. Cerchiamo immagini degli yankee perché chi meglio di loro sa amministrare la democrazia a cannonate, sciabolate e con qualsiasi altro insensibile pezzo di metallo. Cerchiamo su Wikipedia la parola “boschivo”, guardiamo le interviste a qualche Marines che giura di essersi mimetizzato pure in mezzo al Carnevale di Rio, guardiamo il prezzo a buon mercato delle repliche che desideriamo e sfiliamo con il completo mimetico davanti allo specchio, tra gli occhi perplessi di morose/mogli/mamme che si chiedono cosa non vada in noi. E poi arriva il giorno decisivo. Una vita a vestirsi ed equipaggiarsi, schierati alla prima recon e veniamo prontamente centrati in testa, da un cecchino? Ma chè.. da un assaltatore peraltro messo in posizione sbagliata al momento sbagliato. E qui inizia la crisi su cosa non ha funzionato nel setup da Jahrhead. Dopo aver passato giorni a silenziare le cerniere con lo scotch isolante, aver lubrificato gli scarponi, tolto decine di euro di equipaggiamenti che ritenevamo essenziali, salvo poi accorgersi chi strisciano, si impigliano, sferragliano e magari pure cadono, pittato l’ASG per non far sembrare il “black rifle” troppo black, arriva l’illuminazione. Ho sbagliato mimetica. Tralasciando il momentaneo odio che si prova a riguardare le immagini sopracitate, bisogna cedere il passo alla scienza della mimetizzazione del fante. Se la parola boschivo dice tutto, nella realtà non dice niente. Ci sono fattori esterni alla mera sfumatura di colore come ad esempio: La tipologia di piante, foglie larghe richiedono macchie larghe con ombreggiature grandi; la tipologia del terreno, fangoso, sabbioso, roccioso, nudo o coperto di vegetazione, con o senza acqua; l’atmosfera, la luce filtrante ha un’importanza notevole, così come l’ora è le condizioni meteo; il ruolo, ma prima di tutto tenere a mente che anche sembrando un cespuglio indossando una Ghillie Suit, i cespugli non camminano. Partiamo dalla base. A che serve la mimetica, oltre a farsi le foto social da postare insieme all’ashtag “warrior”? A mimetizzarsi! No. Serve a spezzare le nostre linee anatomiche e dissimulare, anche grazie ad un minimo di buon senso tattico, l’ambiente circostante, giacché la mimetica che ci rende invisibili non esiste. Per esperienza e contro ogni clicchè, la mimetica funziona meglio quando è sporca e non lavata e stirata, in quanto l’ambiente che ci circonda crea sfumature quasi impossibili da riprodurre e dedicate alla situazione. Attenzione però, bagnare la mimetica significa scurirla parecchio. I Marines nello sviluppo della Marpat hanno dato risalto al marrone chiamato Coyote Brown perché bagnato (cosa che in teoria il Marines è chiamato a fare) rende esattamente come l’argilla dei fiumi o l’acqua putrida di palude e di sotto costa. Diverso per esempio del marrone Flecktarn usato dalla Bundeswehr, attinente al sottobosco delle foreste tedesche, con prevalenza di terriccio scuro e solo in parte da bassa vegetazione. La Woodland mantiene una certa polivalenza in questo settore. Per assurdo, bagnare una Multicam, una Vegetata, una A-Tac o una MTP rende visibili sia su fondo fangoso (perché comunque troppo chiara), sia su vegetazione irradiata dal sole perché si diventa troppo scuri. A tal proposito, per le mimetiche polivalenti come la Vegetata, la MTP, la Multicam e la A-Tac vale un discorso a parte. Create con il nobile scopo di andar bene dovunque, si corre il rischio di non farle rendere da nessuna parte. Di base sono concepite per un sottobosco simil-prato incolto, prateria se vogliamo, o comunque stagione primaverile. E li funzionano bene a patto che ci sia il sole: in zone d’ombra sotto fitta boscaglia, si è visibili come un lampione di notte. Questo perché la fitta rete di macchie macchiette e macchioline più o meno allungate non simula l’ombra proiettata da una gruppo di grandi foglie, oscurità tipica delle foreste nordiche o la penombra dell’alba e del tramonto. Al di fuori della Vegetata, possono trovare impiego anche in ambiente urbano in abbandono e in mezzo a del terreno roccioso, a patto che ci sia un briciolo di vegetazione e la roccia non sia rossa, marrone o grigio/nera. Vale la pena ricordare che scolorirle e imbrattarle di polvere le rende più che efficaci in aspetti rocciosi e talvolta desertici, perdendo di fatto la capacità boschiva delle stesse. Torniamo al nostro war game. Azzeccata la mimetica dopo mesi e mesi di analisi fotografica dell’area da gioco, arriva ottobre, e insieme alle foglie cadono anche grandinate di colpi. Dopo che la frustrazione sarà passata, bisogna far caso ad una verità indiscutibile: le foglie degli alberi più alti coprono l’erba e gli arbusti sempreverdi. Se l’estate tra le mangrovie e le sequoie chiamava la DPM, Flora, Cadpad, Tigerstripe e la cara vecchia woodland, l’autunno strizza l’occhio alle mimetiche marroni come la Marpat, Flecktarn e, con tutti i crismi del caso, pure alla Partizan russa. Non disdegna neppure la Auscam e, incredibile ma vero, la Lagunare e l’elvetica. Lavora egregiamente pure la Woodland grazie alle macchie di grande dimensione. Il combattimento invernale segue un distinguo ben preciso: con o senza neve. Normalmente si tende a mantenere la mimetica autunnale, magari anche bagnandola per meglio adattarci al pantano da brina mattutina (e sorpresa, si bagnerà da sola senza tanti complimenti). Ci sono pionieri che si arrischiano ad indossare le fotografiche da caccia, spesso con scarsi risultati. Sono armi potenti ma bisogna saperle usare. In caso di neve, il bianco puro è utopia e tenete bene a mente che sulla neve fresca, per quanto sarete bianchi, al sole non sarete mai bianchi quanto la neve. E per giunta non siete nemmeno neve. Questa perla di povera saggezza ci insegna due leggi della fisica della luce: sopra la neve proiettiamo l’ombra grigia, sotto la neve, la buca stessa creerà una zona d’ombra grigia. In questo campo vanno bene un po’ tutte la mimetiche invernali a patto che il bianco sia mescolato con altri colori. Attenzione oh voi camaleonti: spesso dentro ai fitti boschi di pini la neve non arriva e vestiti di bianco sarete di un visibile quasi imbarazzante, cosa che limita la vostra area d’influenza ai margini del bosco, viceversa vale per chi è dentro il bosco con la boschiva. Appurato che esistono le stagioni e le piante, andiamo su terreni più difficili. Sul serio ci andiamo, credete al termine. In terreno sassoso simile al letto dei fiumi in secca rende bene la ACU, la vecchia pixellata grigia dell’US Army. E li godetevela perché poi non la userete più da altre parti. Usare le desertiche è rischioso perché il giallo su sfondo bianco si vede eccome. E poi c’è il deserto, odio e amore mescolati insieme. Difficilmente capita di fare war game in un deserto ma nella remota ipotesi di un conflitto su spiagge selvagge, in realtà nessuna desertica funziona bene perché non esiste sabbia uguale all’altra, con o senza ombreggiatura, con più o meno piante, dune più o meno alte e un pattern che va dai sassi alle conchiglie passando per arbusti, pigne, tronchi e tratti in argilla di fiume. La polvere in questo caso è nostra alleata. E qui spiegato il perché di alcuni soldati praticamente mimetizzati in Afghanistan con una Woodland scandalosamente sporca. Capiterà, perché capiterà, lo svolgimento di azioni in notturna. Qui i colori cupi regnano ma per nessun motivo venga usato il nero, giacché in natura il nero non esiste. l’ideale sarebbe il blu in stile SWAT ma se poi la mattina dopo vi troverete ancora in territorio boschivo, il blu è totalmente inutile. Insomma un groviglio di colori inestricabile, capaci di rovinarci le nottate a colpi di riflessioni e ricordi di aree già frequentate. E mentre guarderemo perplessi la montagna di completi giacca e pantalone che ormai avremo comprato per ogni evenienza, facciamoci una domanda: perché devo proprio sembrare un fante di prima linea fresco di addestramento quando in realtà sto facendo un war game? Questa domanda, seppur con molte variazioni, se la sono fatta pure i corpi speciali (perché devo proprio sembrare un fante di prima linea fresco di addestramento quando in realtà sto facendo..altro?). La risposta a questa domanda vive in due parole: mimetica spezzata. Disprezzata dai puristi perché da straccioni, gli stessi puristi che si fanno crescere la barba per essere più Navy Seal dei Navy Seal. La genialità in una soluzione così semplice ci permette di simulare due ambienti divisi dalla linea dell’orizzonte. Farò un esempio pratico. Guardando un bosco stando semplicemente in piedi vediamo due cose, tronchi/arbusti e foglie. Sintetizzando vediamo marrone sotto e verde sopra, mai il contrario. L’impatto visivo dei colori inoltre è veritiero indipendentemente dalla posizione tenuta. E ciao alla bandiera d’appartenenza. E qui svuotiamo l’armadio e divertiamoci. Pantaloni Fleck con giacca vegetata, perché il sole batte sulle foglie non sul tronco. Multicam sopra e Marpat sotto per osare, Marpat e Woodland le giungle o estive. Desertica sotto e boschiva sopra per la macchia mediterranea e per i fiumi bassi. Pantaloni verdi e giacca innevata per l’inverno nevoso, perché la neve si ferma sopra i sempreverdi, difficilmente sotto.. e così via. Ricordarsi sempre che nella valutazione della mimetizzazione “ad altezza uomo”, bisogna dividere sempre l’ambiente in due parti orizzontali con la mano, e da li costruire la combinazione cromatica più adatta. E chi se ne frega se non assomiglieremo mai ai Marines o agli Spetnaz. Faremo la stessa cosa con la buffetteria e i tattici.. ma questa è un’altra storia.
  7. Praticamente, una classe Comandanti fatta in consorzio internazionale. Interessante sarebbe capire a che diavolo ci serve e che ha di rivoluzionario rispetto al naviglio minore che già abbiamo
  8. Esattamente, con le precisazioni che chiunque stia al poligono almeno un'ora può notare. Credo che le Sig moderne, per essere usate, richiedano un po' di pratica con le Glock a mezzo caricatore..
  9. e dicono che non sia nemmeno tanto male, a parte il caratteristico gruppo di scarrellamento alto poco amato dai tiratori, tipico Sig
  10. Dopo varie ricerche davvero poco fruttuose, ho capito che "gnocche" di una certa profondità le si riparano saldandovi sopra a fiamma un cilindretto di materiale, successivamente tagliato a livello e smerigliato. Resta l'incognita sulle fossette causate da armi di piccolo-medio calibro e, nel caso di fossette di forma allungata, come stendere il materiale aggiuntivo per ottenere un effetto uniforme..
  11. Ciao a tutti. Osservando foto di carri danneggiati mi è sorto un dubbio: in caso di proiettili da 12,7 mm o da 20 mm (che non forano la lamiera ma lasciano un'importante cratere) come diavolo si ripara una corazza? Ovviamente non parlo di quelle piastrellate, chobham e modulari in generale, piuttosto quelle saldate a pezzo unico con la scocca o quelle situate in posti particolari. Considerando che, dissaldare a cannello è escluso in quanto si andrebbe a incenerire ogni singolo cavo, componente e corbellerie varie (richiederebbe svuotare completamente il carro). La tecnica della ventosa/colla e martinetti possiamo scordarcela, visti gli spessori e la durezza dell'acciaio. Sostituire una parte della scocca smontando il carro pezzo per pezzo per una sventagliata di colpi "leggeri" mi sembra uno spreco di tempo e costi abnormi. Stuccare andrà bene per le parate, ma non ti rimette la corazza al 100%.. Cerco saggezza..
  12. Purtroppo si.. scartati alla grande perchè la fanteria voleva colpi più pratici, scartati dagli sharp shooter perchè con il tiro di precisione serve palla pesante con polvere performante. Ma la storia si ripete di continuo. Che però a pensarci.. con l'evoluzione delle corazzature, blindature e protezioni personali, vita dura per le 5.56. E si ritorna al discorso del Barret Verissimo.. chiedo venia
  13. Se anni fa avessero preso sul serio il Barret REC7, a quest'ora avrebbero già la soluzione in casa, su una piattaforma praticamente identica all'HK 416. E comunque, per buona pace degli standard NATO
  14. personalmente concordo in pieno. Certo che se si va a vedere il bulbo a lama per esempio dei gotlandia II, si vede che il disegno è più raffinato e integrato rispetto alle PPA. è già tutta un'altra classe
  15. Tratto da Nautica, dall'articolo sui bulbi a lama: "Lo scopo è aumentare il range di efficienza idrodinamica della carena, ovvero aumentare il campo in cui la carena lavora bene. Con i tradizionali bulbi, si tiene sempre in considerazione una velocità di crociera fissa e prestabilita. Ciò significa che funzionerà bene a velocità di progetto e di esercizio per il 90/95% del suo tempo di navigazione. Con variazioni di velocità risulterebbe addirittura penalizzante. Il bulbo a lama, in definitiva, ha la particolarità di allungare la carena e diminuire il semiangolo di entrata al galleggiamento. tali soluzioni, insieme alla naturale funzione del bulbo classico di generare un'onda in controfase rispetto al tagliamare, diminuisce l'onda prodiera ma a tutte le velocità. Ciò significa minore energia dissipata e quindi minore resistenza all'avanzamento e minori consumi. Il campo di velocità a cui appartiene il bulbo a lama è quello semi-dislocante, ovvero intorno alla velocità critica. La forma a lama poi limita il fenomeno di slamming, ovvero l'impatto violento contro le onde, dovuto alla sezione di prora. Tale soluzione si può comunque raggiungere con prue retroverse (vedi Zumwalt), wave piercing e axe bow. Il difetto sta nel fatto che si perdono volumi nel gavoni di prora. Tale forma di bulbo è attualmente usata dei traghetti veloci Gotlandia II della Fincantieri già dal 2006, mentre nel 1992 il Destriero (sempre Fincantieri) conquistò il Nastro Azzurro per la più veloce traversata dell'Atlantico alla velocità media di 50,3 nodi.
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