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Navi da battaglia monocalibro della Prima Guerra Mondiale


Cavallo Pazzo
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Salve a tutti.

Ho deciso di aprire questo topic per discutere sulle corazzate monocalibro della Prima Guerra Mondiale.

Personalmente devo dire che scoprire che tali navi (grazie a Wikipedia, vi informo subito della mia maggior fonte) esistessero già nella Grande Guerra, e fin da subito ho avuto l'interesse a sapere di più su tali navi.

 

Secondo voi quali erano le migliori?

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Se parliamo di unità che hanno avuto effettiva vita operativa direi che le Queen Elisabeth siano state le migliori, tanto da essere protagoniste quasi senza modifiche della guerra successiva.

Comunque direi che il giudizio si riduce ad un confronto Anglo-Tedesco, reso complicato dal fatto che le due marine seguivano due ispirazioni diverse: l'andare per oceani per gli inglesi, conquistare la superirità nel mar del nord per i tedeschi. Io trovo le più rappresentative del periodo siano le Iron Duke

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Sono un grande appassionato dell'argomento.

 

Per quanto mi riguarda le migliori navi impostate prima dello scoppio del conflitto sono le Bayern, che trovo superiori alle Queen Elizabeth nel complesso.

 

Armamento principale simile(anche se i cannoni tedeschi erano migliori), ma secondario antisilurante superiore anche come disposizione, e corazzatura semplicemente di un altro pianeta, per

spessore, qualità degli acciai e compartimentazione(anche antisiluro).

 

Inferiori solo come velocità.

 

Particolari i criteri di costruzione USA, con ottimo armamento principale, anche per numero di pezzi, capacità antisilurante inferiore a Tedeschi e ultime realizzazioni Britanniche, corazzatura generale inferiore solo alle realizzazioni Tedesche,ma spessori del fronte torri eccezionali.

 

Le nostre invece, si caratterizzavano con l'essere le "305" con la migliore bordata più potente(Agincourt a parte, che però era enormemente inferiore come corazzatura) e protezione al livello o leggermente superiore alle "305" British.

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Armamento principale simile(anche se i cannoni tedeschi erano migliori), ma secondario antisilurante superiore anche come disposizione, e corazzatura semplicemente di un altro pianeta, per

spessore, qualità degli acciai e compartimentazione(anche antisiluro).

 

 

Personalmente, da questo che hai scritto e da altre in informazioni che ho letto, ho capito che le corazze tedesche erano più resistenti a quelle rivali di spessore uguale proprio per la qualità dell'acciaio.

Intendi dire questo, oppure ho capito male?

E se è così, ti risulta che questa caratteristica l'abbiano avuta anche le navi da guerra tedesce successive alla Grande Guerra?

 

Grazie in anticipo.

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Intendo proprio quello l'industria siderurgica Tedesca era proprio un'altro pianeta dal punto di vista qualitativo rispetto a quella GB e ciò si rifletteva non solo sulle corazza, ma anche sulla qualità perforante dei proiettili, tanto che fonti autorevoli hanno sempre grossomodo considerato equivalenti i 280mm Tedeschi ai 305mm inglesi.

 

Se a questo aggiungi che le navi Tedesche avevano anche le corazzature più spesse, e una compartimentazione interna assurda(tipo non avevano porte stagne trasversali, ma si accedeva ai locali sotto il galleggiamente solo tramite scale verticali) capisci che ottime incassatrici fossero.

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Ok, grazie. Quindi in poche parole l'estrema resistenza della Bismark, che incassò così tanti colpi prima di affondare, è la conseguenza già di una grande abilità nel forgiare l'acciaio e una compartimentazione unica nel suo genere.

Ho letto inoltre che i cannoni tedeschi sia della prima che della seconda Guerra Mondiale erano superiori ai rivali non solo in potenza, ma anche in precisione, e questo assieme all'eccellente addestramento degli artiglieri faceva un mix micidiale.

E' vero anche questo?

 

Inoltre, sapete farmi un paragone tra le navi tedesche e quelle statunitensi e italiane? Così per curiosità. Mi affascinano molto le navi da guerra tedesche dei due conflitti mondiali.

Edited by Cavallo Pazzo
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Il fatto che gli acciai tedeschi fossero ottimi non vuol dire che gli inglesi non sapessero costruire corazzate. Le corazzate tedesche erano ottime per combattere in un mare ristretto davanti casa, diverso se avessero dovuto affrontare navigazioni di mesi per i sette mari. Le Bayern erano ottime e la Bismark si basava sul loro progetto, compreso il difetto di non avere un timone ausiliario.

La Bismark era un ottima incassatrice, ma è anche vero che di corrazzate moderne affondate a cannonate non ce ne furono molte per fare i confronti, tanto più se il confronto deve avvenire a parità di tonnellaggio

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Non erano Bismark e Tirpitz ad essere sopravvalutate secondo me era la corazzata in sè che era superata come idea.

 

E poi la Germania non era una potenza navale, per il caporale Hitler lo Spazio Vitale non erano gli oceani, ma l'Asia. Si sbagliava.

Edited by Hobo
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Le Corrazzate non erano sopravvalutate, tant'è che senza di loro la Bismark galleggerebbe ancora. La verità è più semplice , i raid tipo quelli della bismark ti vanno bene se riesci a non essere intrappolato dagli avversari, e ce ne furono tanti, ti vanno male quando i cacciatori sono proprio fuori dalla tana del lupo ad aspettarlo. E' una distorsione della propaganda alleata pensare sempre che i Tedeschi avrebbero vinto se....

Per quanto riguarda le scelte di Hitler la Germania non avrebbe mai avuto le risorse per costruire una flotta pari alla britannica, figuraiamoci a dover combattere contro inglesi e americani.

Credo che anche quello della mancata strategia navale di Hitler sia un mito nato per sopravvalutare il ruolo degli alleati rispetto a quello dei sovietici, ma qui siamo off topic

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Le Corrazzate non erano sopravvalutate, tant'è che senza di loro la Bismark galleggerebbe ancora. La verità è più semplice , i raid tipo quelli della bismark ti vanno bene se riesci a non essere intrappolato dagli avversari, e ce ne furono tanti, ti vanno male quando i cacciatori sono proprio fuori dalla tana del lupo ad aspettarlo. E' una distorsione della propaganda alleata pensare sempre che i Tedeschi avrebbero vinto se....

Per quanto riguarda le scelte di Hitler la Germania non avrebbe mai avuto le risorse per costruire una flotta pari alla britannica, figuraiamoci a dover combattere contro inglesi e americani.

Credo che anche quello della mancata strategia navale di Hitler sia un mito nato per sopravvalutare il ruolo degli alleati rispetto a quello dei sovietici, ma qui siamo off topic

 

A io non sono marinaio, ma da quel che so, la Birmark anche se colpita dalle corazzate inglesi, in realtà fu fregata dalla potenza navale inglese nel suo complesso, da cose come il radar, l'aereo e il siluro. Di conseguenza, fu fregata dalla portaerei.

Se un siluro non le avesse piegato il timone, la Bismark potevano anche salutarla e quel siluro veniva da un aereo (Swordfish).

Per non parlare della fine ingloriosa della Tirpitz, macellata dalle Tallboy dei Lancasters della RAF (manco della Royal Navy...).

 

Le corazzate erano sopravvalutate da quasi vent'anni quando la Birmark colò a picco. Dal giorno degli anni venti in cui Billy Mitchell dimostrò che un affare di legno, alluminio e tela, pesante cinque tonnellate, poteva colare a picco una corazzata come la Ostfriesland che di tonnellate ne pesava 25.000 e che era considerata inaffondabile.

Sulle prime gli risero in faccia, ma poi...

 

La Germania (sia imperiale, che nazista) non aveva una vera dottrina navale oceanica. Da sempre, i suoi nemici sono stati Francia e Russia, quindi potenze di terra.

Non a caso la Germania in buona sostanza non si occupò mai veramente di portaerei vere.

mentre inglesi e americani cominciarono dalla prima guerra mondiale.

 

Le monocalibre tedesche come le Helgoland e a seguire così come gli incrociatori da battaglia come il Derfflinger, ecc... erano il meglio del meglio in tutti i campi ed erano superiori tecnologicamente ai loro corrispettivi inglesi in tutto: caldaie, corazza, cannoni, meccanismi ottici di puntamento, cose in cui i tedeschi eccellevano (ed eccellono ancora se è per questo), MA erano tutte navi progettate con lo scopo di ottenere la supremazia marittima in un campo limitato e cioè il Mare del Nord. I loro scafi erano ottimi come piattaforme mobili per cannoni, eppure non erano all'altezza di quelli inglesi quando si trattava di uscire per davvero fuori e affrontare le onde dell'Atlantico, che riducevano la precisone del tiro tedesco, ma non del tiro inglese: le tedesche erano navi per una potenza navale locale, non globale. Ecco perchè, anche se la qualità di navi e spesso anche di equipaggi era superiore a quella britannica, il tutto in realtà non bastò (e meno male).

Edited by Hobo
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Nella fredda mattina del 10 febbraio 1910, un telegramma del Comandate in Capo della Flotta della Manica manda in subbuglio l’equipaggio della nuovissima nave da battaglia Dreadnought: ordine di prepararsi a ricevere a bordo niente meno che Sua Maestà l’Imperatore di Abissinia, il quale ha cortesemente espresso il desiderio di visitare la più moderna corazzata della Royal Navy!

In un attimo la nave viene preparata a ricevere la visita dell’augusta personalità.

All’ora stabilita infatti, appare sulla banchina un’alta figura barbuta, dall’aspetto imperioso e attorniata da uno stuolo di dignitari di corte dalle magnifiche vesti orientali e circondato di interpreti.

Dopo aver solennemente ispezionato la guardia d’onore della nave, l’Imperatore sale a bordo e viene accompagnato a visitare tutti i compartimenti, mentre ufficiali di bordo e interpreti si fanno in quattro per spiegargli il funzionamento dei vari apparati.

Sua Maestà appare ammirata dalla vista della grande corazzata e ascolta con attenzione tutto ciò che gli interpreti gli riferiscono.

A fine visita, l’Imperatore di Abissinia tiene un breve discorso di ringraziamento nella sua lingua natale, poi, dopo i saluti di rito, tutta la comitiva scende a terra, ma non prima di aver a più riprese tentato di offrire a tutti gli ufficiali presenti l’Ordine di Cavaliere d’Abissinia, che però viene gentilmente, ma fermamente, rifiutato.

La visita si è risolta in un completo successo, se non fosse per il fatto che il giorno dopo, su tutti i maggiori giornali di Londra appare l’atroce verità: una cricca di intellettuali buontemponi, tra cui figura anche la scrittrice Virginia Woolf, si è divertita alle spalle della Royal Navy, per dimostrare quanto fosse piena di falle la sorveglianza a bordo delle navi britanniche.

Virginia Woolf aveva vestito abiti maschili, indossato turbante e una finta barba e aveva fatto l’”interprete” dell’Imperatore d’Abissinia, parlando un misto di greco e latino storpiati, conditi di un po’ di Swahili.

Nella foto ricordo, la Woolf è “il” primo da sinistra, turbante bianco e barba:

 

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- Colpire un bersaglio in mare è come centrare con la pistola un ditale messo sul caminetto, al lato opposto della stanza, mentre si sta oscillando su una sedia a dondolo -.

Come se non bastasse poi, in mare, attaccante e bersaglio sono in movimento l’uno rispetto all’altro su rotte differenti.

Il tiro in mare era quindi totalmente affidato al caso, al colpo d’occhio di chi sparava e agli aggiustamenti via via attuati man mano che si guardava dove cadevano i colpi precedenti. Le cose non erano progredite di molto dai tempi di Nelson.

Fino agli inizi del XX secolo erano queste le condizioni della guerra sui mari: circa la metà dei colpi sparati finiva in mare.

Ancora a Tsushima, nel 1905, l’ammiraglio Togo, vincitore dei russi, calcolò che, per quel che riguardava i suoi massimi calibri, ogni 42 colpi centrati, altri 58 ne erano caduti in mare senza danno per il nemico. Significa che più del 50% dei proiettili andava perso inutilmente.

Avvistato il nemico, l’ufficiale direttore del tiro saliva in coffa e non faceva che osservare dove cadevano le prime salve sparate a occhio (la Royal navy chiamava questo: “Go as you please” o “Vai dove ti pare”). Quando l’ufficiale vedeva che più o meno la metà dei colpi cadeva prima e l’altra metà cadeva dopo il bersaglio (in inglese: “Bracketing”, “Fare forcella”), allora significava che la distanza del nemico era stata azzeccata e incominciava a comunicare alle torri le dovute modifiche da apportare affinchè i colpi cominciassero a cadere sul bersaglio e continuassero a caderci anche man mano che le navi continuavano nella navigazione.

Su una nave con cannoni di differenti calibri poi, uno o più ufficiali dovevano occuparsi contemporaneamente di comunicare le informazioni (differenti da calibro a calibro) alle diverse batterie, cercando di distinguere gli spruzzi dati dai vari tipi di cannoni presenti a bordo!

Sebbene con la pratica molti ufficiali eccellessero in questa disciplina, è facile immaginare la percentuali di errori cui si poteva andare in contro e la confusione che poteva scatenarsi appena uno perdeva il filo, o si sbagliava nel comunicare i risultati dei suoi calcoli fatti a occhio.

I vari paesi cercarono di porre rimedio a questo seguendo vie differenti, ma giungendo alle stesse conclusioni.

Nel Regno Unito, un bel giorno, il capitano Perry Scott ebbe un’illuminazione. Durante un’esercitazione osservò che c’era un marinaio addetto a un pezzo da 120 mm che riusciva a tenere il suo cannone sempre puntato sul bersaglio nonostante la nave rollasse in modo molto accentuato. L’uomo ci riusciva agendo velocissimo, prima in un senso e poi nell’altro, sul volantino dell’elevazione del pezzo, controbilanciando i movimenti della nave.

Da questa osservazione scaturì il metodo Scott per l’addestramento degli artiglieri. Scott costruì infatti una macchina (il “Dotter”) con funi, carrucole e catene, che simulava perfettamente i movimenti di un bersaglio in alto mare. La macchina veniva posta davanti al cannone e l’artigliere, con i volantini, doveva riuscire a tenere la canna sul bersaglio mentre quest’ultimo si muoveva. Quando pensava di aver mirato correttamente, l’artigliere sparava e dal cannone partiva una matita che andava a segnare il punto di impatto su un foglio di carta posto sulla macchina di Scott: i risultati furono miracolosi.

Il sistema aveva però un grosso limite: era impossibile applicarlo agli enormi cannoni dei massimi calibri di corazzate e incrociatori (305; 343; 381 mm), in quanto era impossibile tenere questi cannoni in continuo e veloce movimento.

Il problema venne risolto con l’adozione del Telemetro a coincidenza e del “Tavolo Dreyer” per il controllo del tiro. In sostanza il tavolo funzionava come un regolo meccanico molto complicato, che teneva conto di tutto, velocità dell’attaccante, vento, posizione e velocità stimata del bersaglio, distanza, umidità e temperatura dell’aria, derivazione del proiettile (che ruota su sé stesso e quindi devia impercettibilmente), tempo di volo previsto del proiettile (cioè dove si sarebbe trovato il bersaglio in movimento all’arrivo della salva), ecc... e in pochi secondi forniva i dati di elevazione, brandeggio della canna e velocità con cui mutava la distanza del bersaglio man mano che le rotte delle due navi divergevano o convergevano.

L’adozione della corazzata monocalibra, con la semplificazione dei calibri a bordo, migliorò ulteriormente il tutto. In quanto i calibri per cui fare i calcoli erano solo uno, massimo due.

Alla fine poi, affinchè ogni torre non dovesse farsi i propri calcoli da sola, si adottò il “Tiro di punteria generale” (1912), in cui i dati per il puntamento, provenienti dai telemetri e dal tavolo Dreyer (nella sala trasmissioni) affluivano tutti a una sola centrale corazzata di direzione del tiro, posta in cima all’albero militare o al torrione, dove un direttore del tiro li avrebbe immessi nel suo sistema di calcolo analogico-meccanico (apparecchio di punteria generale), insieme ai dati dell’elevazione e del brandeggio. I risultati apparivano poi “dedicati” torre per torre (torre A; B; C; D...) sotto forma di lancette colorate che si muovevano su quadranti. In questo modo il direttore del tiro comunicava i dati di elevazione e brandeggio da lui scelti per ciascuna torre e i cambiamenti da apportare man mano che la nave avanzava e il bersaglio si muoveva. In questo modo, otto o dieci enormi cannoni erano tutti puntati all’unisono sul bersaglio.

 

Collana: “I Grandi Navigatori”; Volume: “Le Corazzate”; David Howarth; 1988.

Edited by Hobo
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Esiste una parola che bisogna conoscere quando si parla di navi da battaglia monocalibro : Dreadnought

 

 

 

L'idea che avrebbe portato alla crea¬zione del nuovo tipo di corazzata si può far risalire al 1896, quando la Germania introdusse la Prima Legge Navale, destinata ad aprire la via alla creazione di una Marina tedesca in grado di competere con quella britannica. Questo portò a una destabilizza¬zione, in termini numerici e strategici, dello status quo navale in Europa, proprio mentre la Gran Bretagna andava constatando la minaccia che la crescente capacità industriale della Germania e la costante espansione della sua Marina mercantile ponevano al predominio navale e commerciale inglese. Questi mutamenti coincisero inoltre con l'introduzione, in un arco temporale molto breve, di svariate nuove tecnologie che avrebbero avuto un notevole peso sull'evo¬luzione dei conflitti navali. Comparvero nuovi siluri perfezionati, sottomarini e comunicazioni radio, il motore a combu¬stione interna e il motore diesel, delle caldaie alimentate a nafta. I motori a tripla espansione furono sostituiti da turbine, che fornivano una maggiore spinta pur occupando un volume ridotto; infine, comparvero i primi aeroplani.

 

L'insieme di tutti questi fattori portò allo sviluppo di una nave da battaglia armata unicamente di cannoni di grosso calibro unificato.

 

Mentre l'armamento di una tipica nave pre-Dreadnought comprendeva batterie secondarie e primarie, di solito quattro pezzi da 305 mm in due torri centrali e dieci pezzi da 190 mm in impianti corazzati disposti attorno alla sovrastruttura, la Dreadnought, che costituì il primo esempio del nuovo tipo, aveva un numero maggiore di cannoni di grosso calibro. Nelle navi da essa derivate i pezzi vennero installati in grandi torri, disposte longitudinalmente rispetto alla linea mediana del ponte; l'armamento era completato da un gran numero di pezzi di piccolo calibro disposti ovunque fosse possibile, ma non esistevano vere e proprie batterie secondarie o terziarie. Le armi di grosso calibro venivano impie¬gate contro i bersagli più voluminosi, mentre le armi leggere avevano lo scopo di offrire protezione contro gli attacchi delle siluranti; la struttura leggera di queste ultime, che consentiva loro di raggiungere velocità notevoli, le rendeva infatti vulne¬rabili anche nei confronti di calibri assai ridotti, come i cannoni da 12 pdr.

 

Il grosso calibro unificato era già stato introdotto,in via sperimentale, sin dal 1870, su alcune navi da battaglia italiane e britanniche, ma l'esito poco soddisfacente aveva fatto sì che fosse mantenuto un sistema di batterie di almeno tre calibri diversi. Il conflitto russo-giapponese rivelò tuttavia i limiti di tale armamento: per la prima volta, infatti, si utilizzarono con precisione i grossi calibri a una distanza

superiore ai 18 km, mentre si dimostrò impossibile,persino su distanze più brevi, rilevare il punto di caduta dei proiettili sparati dalle armi più leggere.

 

Fu chiaro quindi che l'impiego delle batterie secondarie e terziarie a scopo offen¬sivo apparteneva ormai al passato e che sarebbe invece stato necessario concentrare sull'unità nemica uno schiacciante peso di bordata, su distanze molto lunghe, in modo da affondarla o renderla inservibile prima che questa potesse avvicinarsi a una distanza tale da poter utilizzare le proprie artiglierie di medio e piccolo calibro. I giapponesi furono ovviamente i primi a giungere a tali conclusioni e impostarono le prime coraz¬zate

monocalibro, la Aki e la Satsuma, che avrebbero dovuto disporre di 12 cannoni da 305 mm collocati in due torri binate inter¬medie e, su ciascuna fiancata,in due torri singole e una binata. Il completamento delle navi fu ostacolato dalla limitata capacità industriale del paese; inoltre, ci si rese conto che non era conveniente disporre due batterie laterali separate,per un totale di quattro pezzi che non potevano essere impiegati contemporaneamente. Si decise pertanto di installare al loro posto 12 pezzi di calibro intermedio (254 mm) disposti in sei torri binate, tre per ogni fiancata.

 

La Aki,corazzata della Marina imperiale giapponese, 1911. La nave era dotata diturbine a vapore.

 

 

 

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Fu invece la Gran Bretagna, preoc¬cupata dallo sviluppo della forza navale tedesca e dalle sue diverse implicazioni, ad applicare per prima, con la La Dreadnought, il principio del grosso calibro unificato, seguita a ruota dagli Stati uniti, con la classe South Carolina e dalla Germania, con la classe Nassau.

 

La Dreadnought avrebbe dato il nome al nuovo tipo di nave da battaglia a grosso calibro unificato, mentre le navi della generazione precedente, che ancora recavano batterie miste, vennero retro¬spettivamente designate come pre- Dreadnought. Impostata nei cantieri di Portsmouth nell'ottobre 1905, la nuova corazzata fu varata nel febbraio 1906. Il suo completamento fu reso possibile soltanto impiegando materiale già ordinato e destinato ad altre navi. La Dreadnought fu la prima corazzata in assoluto a utilizzare le turbine a vapore come dispositivo principale di propulsione: esse trasmettevano una potenza di 23.000 CV a quattro assi,consentendo

alla nave una velocità di 22 nodi,di gran lunga superiore rispetto a quella delle navi pre-Dreadnought, soprattutto tenendo conto delle sue dimensioni: oltre 160 m di lunghezza e un dislocamento a pieno carico di 20.700 tonnellate.

 

 

La HMS Dreadnought

 

 

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Fisher, il padre concettuale della nave, credeva fermamente (al punto che si potrebbe persino parlare di una ossessione)nella superiorità del vantaggio tattico of¬ferto da una combinazione offensiva che unisse potenza di fuoco e velocità, piutto¬sto che nel vantaggio difensivo costituito da una spessa corazza. La Dreadnought ebbe quindi una protezione relativamente modesta, con soli 279 mm di spessore sulla cintura della linea di galleggiamento.L'armamento costituiva invece il suo punto di eccellenza: comprendeva infatti una batteria primaria di dieci cannoni da 305 mm in cinque torri, di cui tre intermedie (una a prora e due a poppa) e due

laterali a fianco della sovrastruttura, per una bordata di otto pezzi da 305 mm. Le batterie secondarie, previste al solo scopo di respingere l'attacco delle siluranti, constavano di 24 cannoni da12 pdr in impianti singoli scoperti.

 

 

 

Il completamento della nave fu motivo di immenso orgoglio per i britannici, ma anche fonte di preoccupazioni: essa infatti aveva rivoluzionato il concetto di guerra navale, rendendo obsolete tutte le navi precedenti.

 

Tuttavia, questo significava che la Marina britannica disponeva, nel mutato scenario, di un vantaggio numerico rappresentato da una sola unità, e che il primato navale sarebbe andato a quella Marina in grado di costruire più velo¬cemente il maggiore numero di navi tipo Dreadnought. Prendeva così il via una vera e propria gara navale.

 

 

 

La minaccia principale era quella posta dalla Germania, ma colpendo per prima la Gran Bretagna si era riservata un significativo margine di vantaggio e nel mo¬mento in cui i tedeschi completavano la prima classe di quattro navi da battaglia di tipo Dreadnought, gli inglesi disponevano già di sette unità simili, più tre esemplari di un nuovo tipo, ancora più rivoluzionario e controverso: l'incrociatore da

battaglia.

 

 

Le origini di quest'ultimo vanno ricercate nel progetto proposto nel 1896 da Émile Bertin, il grande ingegnere navale francese, il quale concepì una grande unita da battaglia che univa la velocità e la protezione dell'incrociatore corazzato con armamento di artiglierie primarie tipico delle navi da battaglia, creando così un nuovo tipo, dotato di grande potenziale offensivo (grazie alla velocità e alla potenza di fuoco ) ma dalle capacità difensive limitate. La nave di Bertin avrebbe superato in velocità qualunque corazzata in

grado di danneggiarla con i suoi cannoni e avrebbe avuto una potenza di fuoco superiore a qualunque nave talmente veloce da raggiungerla. Questo concetto piacque molto a Fisher, il quale, come abbiamo visto, privilegiava le capacità offensive e vide la possibilità di produrre un tipo di nave interessante anche sotto il profilo economico, in grado di svolgere compiti da crociera (di

ricognizione o scorta lungo le rotte marittime), ma capace allo stesso tempo di prendere parte attiva durante le azioni di combattimento, grazie a una batteria principale in grado di sparare proiettili di grosso calibro a grandi distanze.

 

 

 

 

Nasceva così l'incrociatore da battaglia, i cui primi tre esemplari furono impostati nel 1906. Completate nel 1908, le unità della classe Invincible si rivelarono del tutto diverse da qualunque altro tipo. La protezione di queste navi, che dislocavano ciascuna19.940 tonnellate a pieno carico, era simile a quella di un incrociatore corazzato, con uno spessore massimo della corazza di 178 mm, ma il loro armamento constava di otto cannoni da 305 mm in quattro torri binate, due delle quali disposte longitudinalmente rispetto alla sovrastruttura, le restanti due lateralmente a essa, una per lato; le batterie secondarie comprendevano 16 pezzi da 102 mm. Queste navi si distinguevano, inoltre, per la linea affinata (173 m di lunghezza) e l'elevata velocità (26 nodi) consentita da quattro gruppi di turbine che erano in grado di distribuire 41.000 CV ad altrettanti assi.

 

 

La HMS Invincible, incrociatore da battaglia della classe omonima in forza presso la Marina britannica. La foto è stata scattata dopo il 1913.

 

 

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In termini generali si può definire l'incrociatore da battaglia come uno sviluppo della nave di tipo Dreadnought, con una protezione contraddistinta dall'uso di una corazza ridotta e dallo spessore più esiguo, nonché da una maggiore lunghezza e finezza dello scafo che, unita alla grande potenza del dispositivo di propulsione, consentiva una velocità maggiore. Ne risultò una nave da battaglia temibile, superiore per potenza di fuoco e velocità.

 

 

 

La sua ridotta protezione tuttavia si sarebbe rivelata un serio inconveniente, come fu chiaro nel corso della prima guerra mondiale (1914-18).

 

 

 

Tra le navi di tipo Dreadnought costruite sino al 1910 vi erano le tre unità britanniche della classe Bellerophon che avevano però alberi tripodi, anziché a fusto unico e un'artiglieria ausiliaria di 16 pezzi da 102 mm; le tre unità della classe St. Vincent, che avevano una corazza più leggera alle estremità ed erano dotate di batterie principali dalla maggiore velocità iniziale, e quindi dal potenziale di penetra¬zione più elevato; le navi giapponesi del tipo Satsuma ad armamento ibrido, e la già citata classe tedesca Nassau, che constava di quattro unità con un armamento principale di 12 cannoni da 280 mm in sei torri binate (due centrali, alle opposte estremità della sovrastruttura, e quattro laterali), batterie secondarie di 16 pezzi da 88 mm, una corazza sino a 305 mm di spessore, e un dispositivo di propulsione basato su mac¬chine a vapore a moto alternato e a tripla espansione che trasmettevano una potenza di 26.244 CVa tre assi, consentendo una velocità di 20 nodi.

 

Va osservato come i tedeschi, dopo attenta considerazione, ritenessero insuf¬ficiente la protezione adottata dalle navi britanniche e optassero per una corazza più estesa e dal maggiore spessore. Le navi, tuttavia, non ne risultarono troppo appesantite, poiché fu deciso nello stesso tempo di ridurre leggermente il calibro dell'armamento,rendendolo quindi più leggero rispetto alle artiglierie britanniche, in quanto si confidava nella superiorità delle armi tedesche. Il vantaggio principale offerto dalle artiglierie tedesche risiedeva, oltre che nella superiorità dei proiettili esplosivi utilizzati, nella elevata velocità iniziale (che consentiva un buon potere

di penetrazione) e nella traiettoria più tesa, che semplificava il controllo del tiro e permetteva l'impiego di torri più basse e quindi più leggere.

Edited by VittorioVeneto
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Il completamento della Dreadnought diede alla Gran Bretagna un notevole vantaggio nella successiva corsa all’armamento navale che si verificò durante il primo decennio del XIX sec. , assumendo un ritmo sempre più serrato in diretta relazione col peggioramento delle relazioni internazionali. I tedeschi furono i primi a raccogliere la sfida, con le navi della classe Nassau, nel 1909 e nel 1910. Seguirono gli americani, con le due unità della Classe South Carolina, equipaggiate con dodici cannoni da 305 mm in quattro torri centrali. Altre navi tipo Dreadnought furono poi quelle della classe Minas Geraes, costruite in Gran Bretagna per conto della Marina brasiliana; le due unità statunitensi della classe Delaware, dotate di dieci cannoni da 305 mm in cinque torri centrali; le quattro unità tedesche della classe Helgoland, con 12 cannoni da 305 mm in sei torri binate disposte come nella classe Nassau; l'unità singola che costituì la classe Neptune, britannica, con un armamento di dieci cannoni da 305 mm in cinque torri binate (tre torri centrali, di cui una su due livelli, e due torri laterali ); le due navi britanniche della classe Colossus, simili alla Neptune ma attrezzate con un solo albero a tripode; le due unità statunitensi della classe Florida; una versione perfezionata della classe Delaware contraddistinta dagli alberi a traliccio e da una propulsione a turbine e a quattro assi che sostituiva la macchina a tripla espansione con quattro assi.

 

 

La Minas Geraes

 

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Altre navi di tipo Dreadnought furono quelle della classe giapponese Kawachi, equipaggiate con 12 cannoni da 305 mm disposti secondo lo stesso schema della Helgoland; le due unità statunitensi della classe Wyoming, anch'esse con 12 cannoni da 305 mm, dal fusto più lungo, disposti in sei torri binate centrali, (un paio a prua e le restanti a poppa) su due livelli, le quattro unità della classe austroungarica Viribus Unitis con 12 pezzi da 305 mm in quattro torri trinate disposte alle estremità in coppie su due livelli; le sei navi tedesche della classe Kaiser, ciascuna con dieci cannoni da 305 mm in cinque torri binate , di cui tre centrali con le torri di poppa disposte su due livelli, e due latera¬li; l'italiana Dante Alighieri, unica della sua classe con 12 cannoni da 305 mm in quattro torri trinate centrali; le spagnole della classe España, in assoluto le più piccole navi Dreadnought, con un armamento di otto pezzi da 305 mm in quattro torri binate, due centrali e due laterali; le quattro unità francesi della classe Courbet, che recavano 12 cannoni da 305 mm in quattro torri trinate centrali (due coppie su due livelli); le quattro navi tedesche della classe Konig, equipaggiate con pezzi da 305 mm in quattro torri centrali binate; l'unità singola della classe Rio de Janeiro, costruita per l'Argentina e in seguito requisita dalla Gran Bretagna, con un armamento com¬posto da ben 14 cannoni da 305 mm in sette torri binate (cinque torri disposte longitudinalmente, di cui quattro su due livelli, e due torri laterali); le due navi argentine della classe Rivadavia, costruite negli Stati Uniti, che recavano 12 cannoni da 305 mm in sei torri binate centrali, con due torri su due livelli rispettivamente a prua e a poppa; le quattro navi russe della classe Gangut, con 12 cannoni da 305 mm in quattro torri trinate centrali; le due unità italiane della Caio Duilio, con 13 cannoni da 305 mm disposti in tre torri trinate e due torri binate, centrali, le ultime sovrapposte alle torri trinate di poppa e di prua. Sempre italiane furono le due unità, della classe Conte di Cavour, con armamento simile alla precedente. Infine, vi furono le tre navi russe della classe Imperatritsa Maria, con armamento simile a quello della classe Gangut, ma dal profilo riveduto per una maggiore protezione e dotate di artiglierie ausiliarie più pesanti (18 pezzi da 130 mm anziché 16 da 120 mm) dalla velocità e dalla portata massima ridotte, essendo state concepite per un utilizzo esclusivo entro i confini del Mar Nero.

 

Nello stesso periodo si diffuse anche il tipo dell'incrociatore da battaglia, seppure meno massicciamente. I tedeschi risposero al varo della classe Invincible con la singola unità della classe Von der Tann, che dispo¬neva di otto cannoni da 280 mm in due torri binate centrali e due laterali. In confronto agli incrociatori da battaglia britannici, la nave aveva un minore bordo libero e una sovrastruttura meno elevata, una migliore corazza e, primo caso nella Marina militare tedesca, era dotata di un dispositivo di propulsione basato su due gruppi di turbine che azionavano quattro assi consentendo maggiori velocità e affi¬dabilità. La Gran Bretagna affiancò alla classe Invincible le tre nuove unità della classe Indefatigable, diverse dalle precedenti soprattutto per la disposizione delle torri laterali, che consentiva una bordata di otto anziché sei pezzi.

La HMS Indefatigable, incrociatore da battaglia della Marina britannica, 1912-14.

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I cannoni a bordo della HMS New Zealand. La New Zealand faceva parte della classe Indefatigable.

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La HMS Invincible, incrociatore da battaglia della Marina britannica durante la prima guerra mondiale.

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I tedeschi reagirono costruendo le due unità della classe Moltke, che adottavano il profilo della Von der Tann ingrandendolo e aggiungendo a poppa una quinta torre binata con cannoni da 280 mm in posizione sopraelevata e portando così a dieci il numero totale dei cannoni di grosso calibro. Seguì l'unità singola della classe Seydlitz, un ulteriore perfezionamento del modello della Moltke, di cui aveva lo stesso armamento ma su di uno scafo più lungo e affinato, che la dotava di maggiori qualità nautiche e la rendeva più veloce. Gli ultimi rappresentano dell'incrociatore da battaglia tipo Dread- nought nella sua forma pura furono le tre unità tedesche della classe Derfflinger che differivano notevolmente rispetto alle navi delle classi Moltke e Seydlitz, in quanto avevano ponte liscio e i loro cannoni da 305 mm erano collocati in torri binate su due livelli alle opposte estremità della sovrastruttura, quest'ultima contenente batterie secondarie più potenti, con cannoni da 150 mm.

Nelle fasi conclusive di questa "prima età della Dreadnought" la gara navale tra Gran Bretagna e Germania si accompagnò a una gara tecnologica che vide entrambe le contendenti impegnate a elaborare classi sempre nuove di navi corazzate, ognuna dotata di migliori vantaggi tattici - rispetto alla classe precedente e rispetto alle unità di quello che sempre più si tendeva a con¬siderare come "il nemico" - in termini di potenza di fuoco, protezione e presta¬zioni. I tedeschi si erano in un primo tempo accontentati di opporre ai cannoni inglesi da 305 mm le loro armi da 280 mm ln grado di sparare proiettili più leggeri con maggiore velocità iniziale e con una traiettoria più radente, che consentiva di prendere meglio la mira, pur mantenendo pressoché invariata la capacità di penetrazione del proiettile; ben presto però deci¬sero di passare anch'essi a un calibro di 305 mm in grado di sparare proiettili da 405 kg che avevano, su una distanza massima di 19.200 m, una maggiore capacità di penetrazione.

Avendo previsto tale mossa, i britannici contrattaccarono sviluppando il tipo Dread¬nought e creando un nuovo tipo di nave da battaglia, la super-Dreadnought, dotata di cannoni da 343 mm (anziché 305 mm). L'aumentato calibro permetteva di sparare proiettili più pesanti con ridotta velocità iniziale, offrendo un potenziale d'impatto ragguardevole su lunghe distanze, oltre a una maggiore precisione, e consentiva di ridurre l'usura della canna, prolungando la durata del pezzo. La prima classe a essere dotata di tali caratteristiche fu la Orion, che comprendeva quattro unità e introduceva i nuovi cannoni in cinque torri binate centrali (due torri su due livelli in corrispondenza delle estremità e una torre sin¬gola a mezza nave). Queste navi furono inoltre dotate di una cintura a corazza più estesa e più spessa. Malgrado l'aumentato dislocamento, tuttavia, esse erano in grado di raggiungere velocità più elevate (sino a 21 nodi) rispetto alle navi di tipo Dread- nought, grazie a un migliore dispositivo di propulsione, che trasmetteva una potenza di 27.000 CV a quattro assi.

La Marina britannica decise di puntare sul nuovo calibro da 343 mm, adottandolo come armamento principale per alcune classi di corazzate e incrociatori da batta¬glia. Tra le prime, vi furono le quattro unità della classe King George V, con lo stesso armamento di base distribuito se¬condo uno schema aggiornato, seguite da altrettante unità della classe Iron Duke, con lo stesso armamento principale, ma dotate di un armamento ausiliario più potente (12 cannoni da 152 mm invece dei 16 da 102 mm) accompagnato, per la prima volta su una nave britannica, da una batteria antiaerea composta di due pezzi da 76 mm a tiro curvo. In seguito vennero l'unità singola della classe Reshadieh, co¬struita per la Turchia e poi requisita dalla Marina britannica (con il nome Erin), do¬tata dello stesso armamento di base della classe Iron Duke. Anche l'unità singola della classe Admiral Latorre fu inizialmente costruita per la Marina cilena e requisita dalla Marina britannica (con il nome Canada): la nave era armata con dieci cannoni da 356 mm disposti come i pezzi da 343 mm sulle precedenti unità inglesi.

 

I primi incrociatori da battaglia armati con cannoni da 343 mm furono le tre unità della classe Lion, noti con l'appellativo di "splendid cats" (magnifici felini), le più grandi navi da guerra progettate sino a quel momento. Impostate nel 1912 e 1913, esse dislocavano 29.680 tonnellate e avevano un lunghezza di oltre 213,4 m. L'armamento principale si componeva di cannoni da 343 mm in quattro torri centrali, con le due torri di prua su due livelli, cui si aggiun¬gevano batterie secondarie di 16 pezzi da 102 mm. La protezione era costituita da una corazza spessa sino a 254 mm e il dispositivo di propulsione si componeva di quattro gruppi di turbine che trasmettevano una potenza di 73.800 CV ad altrettanti assi per una velocità di 27 nodi. La Tiger, progettata per essere la quarta unità di tale classe, fu completata più tardi con un profilo leggermente modificato, in base alla conoscenza di alcune caratteristiche della classe giapponese Kongo, di cui quattro unità furono costruite nei cantieri britannici. La Tiger ebbe quindi batterie ausiliarie con 12 cannoni da 152 mm oltre a un'aumentata larghezza massima e a un maggiore dislocamento, che consentirono di allestire uno spazio macchine più capiente in grado di fornire una potenza di 108.000 CV a quattro assi per una velocità di 30 nodi.

Alcuni detrattori non mancarono di lamentare quello che ritennero un eccesso di potenziale offensivo e, in genere, delle prestazioni attribuite agli "splendid'cats" ma vale la pena sottolineare che durante la Battaglia dello Jutland, nel maggio 1916 la Tiger fù colpita da 21 proiettili esplosivi (17 di grosso calibro) senza riportare danni gravi e fu riparata in meno di un mese.

La classe Orion e le successive unità da combattimento britanniche offrivano aumentate capacità operative e nessuna Marina al mondo poteva più permettersi di ignorare il concetto della super- Dread- nought: vi fu pertanto una nuova corsa a dotarsi di calibri maggiori per le artiglierie primarie, rinforzando le misure di prote¬zione (artiglierie ausiliarie e corazza); laddove ciò non era ancora avvenuto, le torri furono disposte centralmente rispetto alla linea di mezzeria.

La gara fu aperta dal Giappone, che aveva fatto costruire in Gran Bretagna l'unità principale della classe Kongo allo scopo di acquisire familiarità con i concetti e le tecniche costruttive di questo paese. Il progetto della nave sviluppava quello della classe turca Reshadieh, dando luogo al più potente incrociatore da battaglia del suo tempo, superiore agli "splendid cats" in termini di protezione (data da una cintura più lunga, profonda e spessa, con paratie corazzate e con una estesa suddivisione interna in compartimenti) e in termini di potenza di fuoco, basata su otto cannoni da 356 mm disposti in quattro torri binate cen¬trali, con le torri prodiere su due livelli. Le batterie secondarie si componevano di 16 pezzi da 152 mm ed erano presenti arti¬glierie secondarie per un totale di 16 pezzi da 76 mm). Grazie a quattro gruppi di turbine, che trasmettevano una potenza di 64.000 CV ad altrettanti assi, queste navi raggiungevano una velocità di 27,5 nodi.

Corazzate della classe Kongo in servizio presso la Marina imperiale nipponica nella Baia di Sukumo Bay, 1913

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A queste si aggiunsero le quattro coraz¬zate delle classi Fuso e Ise, interamente co¬strutte in Giappone e armate con cannoni ed equipaggiamento giapponesi, che con¬fermarono il ruolo di primo piano ormai assunto dal paese sulla scena marittima internazionale. Le corazzate della classe fuso erano infatti superiori alle loro con¬temporanee statunitensi delle classi Texas e Oklahoma in termini di potenza di tiro, Ponendosi sullo stesso livello delle unità che formavano la classe Pennsylvania. Rispetto a queste ultime, le navi giapponesi erano meno protette e le loro artiglierie principali erano alloggiate in torri binate, anziché trinate. La presenza di sei anziché quattro torri per alloggiare lo stesso numero di cannoni richiedeva una maggiore lun¬ghezza dello scafo rispetto alle unità ame¬ricane, risultando tuttavia in una linea più affinata dello scafo, che si traduceva a sua volta in una velocità più elevata. Grazie a quattro gruppi di turbine che trasmettevano 40.000 CV ad altrettanti assi, le corazzate della classe Fuso raggiungevano i 23 nodi. Dotate di cannoni da 356 mm alloggiati in sei torri centrali, con due torri su due livelli alle estremità e due torri singole a mezza nave, queste navi avevano inoltre batterie ausiliarie di 16 pezzi da 152 mm e una corazza che raggiungeva i 349 mm di spessore.

 

Le ultime due unità progettate per far parte di questa classe furono completate secondo requisiti sufficientemente diversi da indurre a creare per esse una classe apposita, la Ise. Le principali modifiche riguardarono la disposizione delle due torri binate a mezza nave, ora collocate su due livelli, e le batterie ausiliarie, costituite da armi più moderne dal calibro di 140 mm.

 

Christopher Chant – Storia delle navi da guerra

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  • 2 years later...

Buongiorno

Non ci sono dubbi le Bayern erano superiori alle Q.E., i cannoni erano migliori, quanto alla corazzatura, oltre alla migliore qualità, sulle BAYERN il suo peso era superiore del 50 pct a fronte di un dislocamento standard +/- uguale, è vero ufficialmente le corazzate tedesche favevano 21 nodi mentre le inglesi andavano a 25, questo sulla carta, nelle prove le corazzate tedesche svilupparono 56.000 cv per una velocità almeno 22,50 nodi (anche se ufficiosamente si parla di 23) mentre le inglesi svilupparono 82.000 cv raggiungendo i 25 nodi a malapena, questo significa che la differenza di 2/2,50 fra le due navi, in battaglia era praticamente nulla. Bisogna ricordare che la differenza di potenza è per la massima parte dovuta alla diversa alimentazione, petrolio per le Q.E. carbone per la Bayern a parita di peso il petrolio da un 30/40pct di potenza in più. Fu una gran fortuna per gli inglesi che nessuna di loro fosse presente allo Jutland, se qulacuno dei colpi che raggiunsero le 4 q.e. fosse stato da 380 invece che da 305 credo che si sarebbe visto qualcosa di interessante

Può essere interessate sapere l'anno di impostazione delle corazzate monocalibro e degli incrociatori da battaglia della marina imperiale

Corazzate Incrociatori da battaglia

1907: 3 1908: 2

1908: 4 1909: 1

1909: 2 1910: 0

1910: 4 1911: 1

1911: 4 1912: 2

1912: 0 1913: 1

1913: 2 1914: 0

1914: 1 1915: 4

1915: 1 1916: 3

Totale 21 Totale 14

 

 

Saluti

Bruno

 

Edited by vorthex
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