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Hobo

A bridge too far - Quell'ultimo ponte

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"... temo, Signor Maresciallo, che quell’ultimo ponte sia un po’ troppo lontano”.

 

Il Generale Frederick Browning a Montgomery.

 

 

“Suvvia Monty! Voi non potete parlarmi così: sono pur sempre il vostro superiore!”.

 

Ike Eisenhower a Montgomery.

 

Domenica 10 settembre 1944 è una fredda mattina di fine estate e un vento teso soffia da nord sulla pista, quando un DC-3 posa le ruote all’aeroporto di Bruxelles. L’aereo ha a bordo Eisenhower, che viene ad incontrare Montgomery.

Il colloquio si svolgerà tutto a bordo dell’aereo americano: Ike si è slogato un ginocchio, non può camminare.

L’incontro è da subito teso: l’Inghilterra è da 48 ore sotto le V-2 di Hitler, le cui basi, secondo il servizio segreto inglese, si trovano in Olanda occidentale. Il Ministero della Guerra britannico spinge per un’offensiva.

Come se non bastasse poi, il maresciallo inglese nutre molte riserve sulla strategia fin lì adottata dalle forze alleate e non fa mistero delle sue opinioni con il generale americano; secondo Monty, “... quella strategia è tutta sbagliata e porterà ad amarissime conseguenze! Finchè proseguiranno ste avanzate scombinate e a balzelloni, con i rifornimenti divisi a metà e frammentati, né l’una, né l’altra parte avranno successo”.

Bisogna che Eisenhower si decida, “... insomma, o lui, o Patton!”.

Durante la discussione, il maresciallo britannico, quasi sicuramente senza accorgersene, alza tanto la voce che Ike ad un certo punto deve allungare una mano e, battendogliela sul ginocchio, è costretto a richiamarlo all’ordine: “Calmatevi vi prego! Suvvia Monty, voi non potete parlarmi così: sono pur sempre il vostro superiore!”.

Nonostante da molti suoi nemici il maresciallo inglese sia giudicato un uomo insopportabile, dall’ego smisurato e dalla straordinaria supponenza, Montgomery, in quel momento, in realtà ha ragioni da vendere.

Da quando sono sbarcati in Normandia, gli alleati sono dilagati a valanga in Francia, ad una velocità che essi stessi stentano a credere possibile.

Patton, al comando della “sua” 3° armata, sul fianco destro dell’avanzata alleata, si è reso responsabile di una vera e propria cavalcata trionfale verso oriente ed attraverso il paese ed ora si ritrova schierato a sud, oltre la Mosa, tra Verdun e Metz, lungo la Mosella, dinnanzi alla Saar e alla tanto paventata Linea Sigfrido.

Se i successi sono stati superiori alle aspettative, la verità è anche che, aprendosi a ventaglio in terra di Francia, gli alleati hanno allargato il fronte in maniera esponenziale (cosa che è stata fatale per i tedeschi). Inoltre, un avanzata, più rapida anche delle più ottimistiche previsioni, ha allungato enormemente le linee di rifornimento.

L’unico vero porto in acque profonde in mano alleata rimane ancora e solo Cherbourg, che oramai dista circa settecento chilometri dal fronte!

Ai primi di settembre e per la prima volta, agli americani è successa una cosa alla quale non erano preparati, anche psicologicamente: hanno dovuto rallentare l’avanzata ed infine fermarsi per mancanza di rifornimenti!

L’aspetto più paradossale poi è che questo fatto non è dovuto alla carenza di materiali, che sono invece enormemente sovrabbondanti, ma è dovuto all’eccessivo allungamento delle vie di rifornimento e ai successi dei bombardamenti aerei alleati sulle linee di comunicazione francesi, attuati prima dello sbarco in Normandia.

Al contrario degli americani, gli inglesi e i canadesi, forse perché costretti a dover pensare in termini molto più limitati, è da un pezzo che propugnano un’idea molto differente: radunare tutte le forze in una poderosa avanzata a cuneo, molto concentrata e su un fronte ristretto, diretta verso il Reno e la Ruhr (e come tutti sanno chi ha la mano sulla Ruhr, ha la mano sulla gola della Germania).

Questa grande differenza di vedute tra americani e inglesi è andata accentuandosi via via che i rifornimenti si facevano sempre più difficoltosi ed ora ha dato luogo ad una vera “guerra” intestina in ambito alleato tra Omar Bradley (superiore di Patton), comandante del 12° gruppo d’armate americano e il maresciallo Montgomery, Visconte di El Alamein e comandante del 21° gruppo d’armate britannico: questi due generali hanno ormai preso l’abitudine di contendersi con le unghie e con i denti i pochi rifornimenti, per asservirli alle proprie necessità. Una situazione non più tollerabile ed è proprio questo che Monty sta dicendo, anzi, sta urlando ad Ike Eisenhower a bordo dell’aereo fermo sulla pista di Bruxelles in quella mattina di settembre; insomma, secondo il maresciallo britannico, bisognava o fermare la sinistra (cioè lui stesso, schierato a nord, in Belgio) e colpire con la destra (cioè Patton), o viceversa fermare la destra e colpire con la sinistra, ma fare tutte e due le cose avrebbe potuto portare presto sull’orlo del disastro!

Ed è a questo punto che Montgomery gioca la sua carta segreta, un piano particolarmente audace e stranamente “azzardato” per essere frutto di Monty, il quale invece era famoso per la sua grande (e secondo alcuni eccessiva) prudenza: l’invasione da terra e dal cielo dell’Olanda, aprendosi un passaggio a nord, attraverso le difese tedesche, per poi piegare bruscamente verso est, aggirando di fatto la Sigfrido e penetrando nella Ruhr. Il piano comprende la più colossale operazione aviotrasportata che si sia mai vista.

 

 

 

 

SonDZ.jpg

Edited by Hobo

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Mi fai un complimento. Non ho "copiato" proprio niente, se l'avessi fatto ce l'avrei messo, visto? Anche il periodo ipotetico conosco, oltre a poca storia e a un po' di geografia.

Di sicuro non me ricordo i dettagli di tutta l'operazione, quelli si che dovrei guardarli se a qualcuno interessa: erano un casino.

La sola cosa "copiata" in effetti è il titolo del thread, che è il titolo di un film.

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A mio avviso Montgomery non era pazzo, e l'idea di "aggirare" la forte difesa nemica attraverso quello che sembrava un punto debole- Olanda paese occupato pieno di Partigiani e di possibili aiutanti, confine tedesco-olandese privo di fortificazioni, territorio pianeggiate aperto a carri armati ed appoggio aereo, quest'ultimo addirittura da basi Inglesi, data la relativa prossimità, aumento del prestigio in caso di vittoria anche "parziale"- era tutto sommato simile a quanto Schlieffen aveva concepito 40 anni prima.

Invece Patton voleva spingersi nella parte più nazista della Germania, senza aiuto da parte del popolo e in mezzo allaLinea Sigfrido...

A mio parere Montgomery aveva visto giusto, certamente le difficoltà si sarebbe visto poi erano state sottovalutate, ma se tutte le risorse fossero state buttate lì secondo me la Guerra avrebbe potuto essere accorciata

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per chi non vuole rovinarsi la bellissima (dato che hobo è un ottimo e informato narratore di storie di guerra), ma brutta (visto il finale) storia che sta per raccontarci hobo non legga il mio messaggio.

 

quello che tu stai raccontando, hobo, è l'operazione market garden che si concluse con un massacro di forze alleate ad harlem giusto, quella che fu l'ultima vittoria nazista?

Edited by meason

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palude pianeggiante, non scordiamoci che basto un semovente a fermare un intera colonna di tank inglesi.

 

E non scordiamoci che i para erano cosi contenti di andare a fare la guerra che nessuno diete peso al inteligence.

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A mio avviso Montgomery non era pazzo, e l'idea di "aggirare" la forte difesa nemica attraverso quello che sembrava un punto debole- Olanda paese occupato pieno di Partigiani e di possibili aiutanti, confine tedesco-olandese privo di fortificazioni, territorio pianeggiate aperto a carri armati ed appoggio aereo, quest'ultimo addirittura da basi Inglesi, data la relativa prossimità, aumento del prestigio in caso di vittoria anche "parziale"- era tutto sommato simile a quanto Schlieffen aveva concepito 40 anni prima.

Invece Patton voleva spingersi nella parte più nazista della Germania, senza aiuto da parte del popolo e in mezzo allaLinea Sigfrido...

A mio parere Montgomery aveva visto giusto, certamente le difficoltà si sarebbe visto poi erano state sottovalutate, ma se tutte le risorse fossero state buttate lì secondo me la Guerra avrebbe potuto essere accorciata

 

Da quello che so io, quello che dici grossomodo è esatto. I malevoli aggiungono anche che Monty voleva più di ogni altra cosa arrivare prima di Patton a Berlino e riuscì abilmente a vendere il suo piano (molto audace per altro) ad Eisenhower soprattutto grazie all'idea della testa di ponte oltre il Reno, ad Arnhem, cosa che mandava in brodo di giuggiole Ike.

 

per chi non vuole rovinarsi la bellissima (dato che hobo è un ottimo e informato narratore di storie di guerra), ma brutta (visto il finale) storia che sta per raccontarci hobo non legga il mio messaggio.

 

quello che tu stai raccontando, hobo, è l'operazione market garden che si concluse con un massacro di forze alleate ad harlem giusto, quella che fu l'ultima vittoria nazista?

 

Si, ma devi aver avuto un lapsus: il grande ponte in questione è quello sul basso Reno ad Arnhem, in Olanda (non Harlem, che a quanto mi risulta è ancora un quartiere di Manhattan).

 

 

palude pianeggiante, non scordiamoci che basto un semovente a fermare un intera colonna di tank inglesi.

 

E non scordiamoci che i para erano cosi contenti di andare a fare la guerra che nessuno diete peso al inteligence.

 

Si, ma poveri: i paracadutisti non c'entravano: era chi li comandava che avrebbe dovuto farsi l'idea giusta sui tedeschi e non sottovalutare l'intelligence, che funzionò a dovere, ma non venne ascoltata nel modo giusto.

 

"Chi ha mancato? Non noi"

Soldato scelto Gordon Spicer, 2° battaglione, 1° brigata paracadutisti ("Red Devils"), 1° Divisione aviotrasportata britannica. Rampa nord del ponte di Arnhem, 1944.

 

I servizi segreti alleati ed ULTRA funzionarono ed avvertirono ripetutamente Montgomery e Dempsey della presenza di un poderoso corpo corazzato SS, il 2° Panzer del generale Bittrich, che si stava "ritirando" con la 9° e la 10° corazzate proprio nella zona attorno ad Arnhem. Infatti, i tedeschi si aspettavano qualcosa. L'idea pare che partì da Rundstedt (comandante in capo a Occidente), che se ne stava al suo quartier generale ad Aremberg, vicino Coblenza. Rundstedt vecchia volpe aveva intuito l'invasione dell'Olanda, anche se aveva pensato a uno sbarco dal mare piuttosto che dal cielo.

La consistenza delle forze tedesche fu comunque ampiamente (e tragicamente) sottovalutata dagli alleati. Incredibilmente, professionisti del calibro di Dempsey e di Montgomery chiusero gli occhi davanti all'evidenza delle foto aeree che mostravano i Tiger e i Panther dislocati in Olanda.

Addirittura passarono sopra pure a una cosetta coma il fatto che lo stesso quartier generale del gruppo d'armate B (Model) era stato fissato ad Oosterbeek, che non solo era a soli 4 chilometri ad ovest di Arnhem, ma risultava ora tra le zone di lancio e di atterraggio dei parà e il loro obbiettivo principale, il ponte stradale di Arnhem!

Gli unici che mantenevano la testa a posto e cioè sulle spalle erano gli olandesi. Che avevano accettato favorevolmente i piani di Market-Garden, ma quando videro in che cosa consisteva e come si comportavano gli alleati scossero la testa divertiti: nessuno meglio dei soldati olandesi conosceva il territorio dei Paesi Bassi e lo descrissero nei minimi dettagli agli inglesi e agli americani, cercando di indurli alla ragione.

La zona infatti, come dice Chaffee 79 era un casino di paludi, argini, dighe, ponti e canali, dove bastava appunto un solo semovente a fermare una divisione intera.

 

Piccolo passo in dietro, spero di non annoiare:

La situazione degli alleati sul fronte occidentale agli inizi di settembre 1944 è la seguente.

Dal giorno dello sbarco in Normandia ed in soli tre mesi gli alleati sono avanzati in tutta la Francia, liberando Parigi (gesto inutile strategicamente parlando, ma dall’enorme valore simbolico, soprattutto per i francesi).

Il 2 settembre gli inglesi sono entrati in Belgio; il 3 hanno liberato Bruxelles. Il 5 settembre gli americani hanno superato la Mosa a Sedan e, più a sud, Patton ha conquistato Nancy, mentre a nord il generale Crerar è entrato a Boulogne alla testa della 1° armata canadese e ora preme su Anversa, avanzando a cavallo della Schelda, fiancheggiato a sud dalla 2° armata inglese di Dempsey.

Il 6 settembre la 1° armata americana del generale Hodges, superata Liegi, si è attestata sul canale Alberto e sulla linea Namur-Tirlemont ed ora punta su Maastricht e sul confine tra Belgio e Germania, verso Aquisgrana.

Il fronte occidentale si snoda in Belgio e in Francia, descrivendo un grande arco rivolto a est, andando da Ostenda a nord, fino a Nancy e alla regione dei Vosgi a sud, passando ad ovest di Anversa (ancora in mani tedesche), costeggiando il canale Alberto e tagliando per il Lussemburgo.

Le bocche della Schelda e Anversa con il suo porto rimangono ancora off-limits per gli alleati (l’unico vero porto rimane sempre ed ancora Cherbourg). Nessuna testa di ponte al di là del Reno, che rimane lontanissimo, è stata ancora conquistata ed Eisenhower darebbe qualsiasi cosa per possederne una.

Da nord a sud lo schieramento alleato ai primi di settembre comprende il 21° gruppo d’armate (Montgomery), con la 1° armata canadese (Crerar) tra il mare del Nord e Bruxelles, a cavallo della Schelda e la 2° armata britannica (Dempsey) schierata sul Canale Alberto, tra Bruxelles e la riva sinistra della Mosa, dove il fiume compie un grande arco verso nordest.

Alla destra di Dempsey, stanno gli americani dal 12° gruppo d’armate (Omar Bradley), con la 1° armata statunitense (Hodges) attestata davanti al Lussemburgo, tra Liegi e Verdun ed infine la 3° armata (Patton) che chiude il fronte sud, dal Lussemburgo fino a Nancy e ai Vosgi, lungo l’alto corso della Mosella. Strasburgo non è stata ancora liberata.

La tanto propagandata Linea Sigfrido, che protegge la Ruhr e che impensierisce tanto gli alleati, sta ora proprio davanti a loro, serpeggiando sul confine tedesco da Duisburg, a nord, fino a Saarbrucken a sud.

Gli americani vogliono attaccarla frontalmente, gli inglesi vogliono aggirarla da nord, passando dall’Olanda ed è proprio questo che ora Montgomery propone ad Eisenhower a Bruxelles.

 

 

Lunedì 11 settembre 1944 il silenzio è totale nel paesino lussemburghese di Stolzenburg, ad ovest di Vianden. L’unico vero rumore è quello del vento della sera, che soffia dal fiume. Non si vede anima viva, si sta facendo buio.

Le belle case bianche disposte in due file molto ordinate appaiono deserte, le finestre sembrano serrate dall’interno. Gli esploratori si fanno avanti a balzi, muovendosi come spettri da un androne all’altro, da un portone all’altro, appiattendosi lungo i muri delle costruzioni.

Individuano un qualche riparo più avanti, si tirano su, scattano di corsa, ci arrivano, si rimettono al coperto e poi fanno cenno agli altri di raggiungerli mentre li coprono. Hanno avvolto le canne e le parti metalliche delle armi con stracci strappati in strisce, perché sbattendo non facciano alcun rumore e non riflettano la luce del sole. Non emettono un solo fiato: si esprimono a gesti.

Gli uomini dell’85° squadrone da ricognizione avanzano con grande prudenza sui due lati della strada principale. Sanno che la morte è tutto intorno; mine, cecchini, ad ogni angolo ci possono essere un panzer o una mitragliatrice abilmente camuffati che li aspettano.

L’ultima Mg-42 che hanno incontrato, estremamente ben piazzata, ha fatto a pezzi un intero plotone di novellini, prendendo d’infilata la strada lungo cui si erano avventurati e sparando attraverso un telo mimetico bagnato per nascondere il fumo e la vista della vampa di volata. Nessuno aveva neanche sospettato la presenza della mitragliatrice tedesca finchè non era stato troppo tardi. I duri delle SS, con il colletto verde sulle loro tute mimetiche, erano specialisti in questo tipo di giochetti; erano spariti nel nulla senza neanche un ferito, raccogliendo perfino i bossoli che avevano sparato.

Ad ogni incrocio i soldati si fermano, si inginocchiano e guardano con estrema cautela dietro l’angolo per tutto il tempo che ci vuole, esaminando ogni cosa, dalla strada, ai tetti degli edifici. Quando sono soddisfatti, si rialzano, attraversano la strada più svelti che possono e il balletto degli scatti e delle soste ricomincia.

Gli uomini di testa arrivano in fondo alla via principale del paese e guardano cautamente oltre. Incredibile!

In un paesaggio che potrebbe essere quello di una cartolina pubblicitaria, la strada polverosa del paese si continua su un ponte di pietra bianca. Il ponte scavalca un fiume dalle acque verdissime, che scorre incassato in una stretta valle dalle rive non troppo scoscese e ricoperte d’erba. Superato il ponte, la strada sterrata si continua sull’altra sponda, serpeggiando in mezzo a pascoli deserti e a colline boscose. Il ponte sembra intatto!

E’ tutto troppo facile, pensano gli americani. Deve trattarsi di una trappola. E invece no.

Gli uomini si fermano con tutti i sensi allerta, formano un perimetro, esaminano il ponte e le due sponde del corso d’acqua per decine e decine di minuti: non si muove nulla, non si sente nulla. Pare quasi impossibile e invece è reale.

Poi, un volontario si libera di zaino e fucile e, tenendo con sé solo pistola e pugnale, parte in avanti correndo piegato in due. Si butta a capofitto giù dall’argine e guadagna la riva. Entra con cautela nell’acqua freddissima che gli arriva alla vita ed esamina il ponte da sotto. Sembra proprio che si tratti di un normalissimo ponte. Attende qualche minuto, rabbrividendo per il freddo. Non succede nulla.

L’uomo risale l’argine, rialza la testa in mezzo all’erba alta, si guarda attorno e fa cenno che gli sembra tutto a posto e che ora anche gli altri si possono dare una mossa. E’ quasi buio.

Giunti sull’altra riva, gli americani si allontanano dal fiume e si radunano nella foresta a cavallo della strada. Ma dove si trovano? Dove sono arrivati?

Consultano le carte e quando l’hanno fatto si guardano l’un l’altro sorridendo. Ricontrollano per maggior sicurezza, ma non c’è più alcun dubbio: oltrepassato il ponte sull’Our, gli uomini dell’85° da ricognizione sono i primi soldati alleati ad aver messo piede in Germania.

 

"Una storia di uomini - La Seconda Guerra Mondiale". E. Biagi-1980-86.

Edited by Hobo

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Hobo, grazie - una volta ancora - per il tuo intervento.

Vorrei solamente - ad abundantiam - aggiungere che Wilhelm Bittrich, comandante del II SS PanzerKorps, per tutto il mese di luglio e l'agosto del 1944, combattè tenacemente nell'area di Caen, prima di essere intrappolato, assieme alle altre forze tedesche, nella Sacca di Falaise: per le sue azioni in Francia, Bittrich venne decorato con le Fronde di Quercia della Croce di Cavaliere.

Le due divisioni corazzate, costituenti il suddetto gruppo, erano anche chiamate, rispettivamente, "Hohenstaufen" e "Frundsberg" (entrambe, successivamente, parteciparono all'Offensiva delle Ardenne).

Concludo, Hobo, dicendo che Bittrich, in precedenza, fu proprio il primo comandante della nuova divisione corazzata "Hohenstaufen", costituita nel maggio 1943 e operante sul fronte orientale.

Edited by sorciverdi58

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guarda sinceramente non mi va di andarmi a cercare e rileggere quel ultimo ponte ma se non ricordo male nel bagno dei sottoufficiali si contavano i giorni che mancavano e il giorno della parteza qualcuno aveva scritto non è stata annulata o qualcosa del genere.

 

E l'ufficiale del intelicenge dei red devils provo a mettere sul avviso lo stato maggiore, in tutta risposta momenti fu mandato in licenza con sintomi di streee da combattimento, quindi i para sapevano e hanno ignorato dato che morivano dalla voglia di andare in battaglia.

 

Che poi le colpe vanno divise tra monty i tommy che non ascoltarono gli orange e gli stessi para

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Se hai il libro verifica se sparo qualche inesattezza perchè non cìho tempo.

Comunque, io credo che i paracadutisti sono truppe combattenti altametne addestrate a combattere circondate dal nemico. Se ho vent'anni e vedo il mio comandante su di giri e mi dicono che presto partiremo per la più importante operazione aviotrasportata della guerra e che probabilmente contribuiremo in modo decisivo alla vittoria, pure io mi metto a scrivere sui muri che non vedo l'ora di partire.

 

 

“Signori, si prevede una passeggiata in Olanda ..."

 

Montgomery illustra i piani della sua operazione allo stato maggiore del generale Browning, comandante del 1° corpo aviotrasportato inglese e vicecomandante della 1° armata aviotrasportata alleata (che comprende anche gli americani). La gestazione di tutta l’operazione è durata una settimana: troppo poco.

Browning ascolta in silenzio. Appena Montgomery ha finito, il dito di Browning è fisso sulla cartina, a indicare il ponte stradale sul Reno ad Arnhem:

“Signor Maresciallo, quanto ci metteranno a raggiungerci i mezzi corazzati?”.

“Due giorni”, risponde Monty.

“Possiamo tenerlo per quattro”, ribatte Browning, con gli occhi fissi sulla carta. Poi aggiunge: “Ma temo Signor Maresciallo che quell’ultimo ponte sia un po’ troppo lontano”.

L’idea è tanto semplice quanto geniale: “... stendere un tappeto di paracadutisti, per farci passare sopra i carri armati”.

Un ufficiale alle informazioni dirà che allora nessuno pareva far caso al fatto che il tappeto avrebbe anche potuto essere di paracadutisti morti.

Si tratta di aprirsi un corridoio verso nord, da Eindhoven fino ad Arnhem; ogni passaggio ed ogni ponte sui numerosi fiumi e canali che costellano quel territorio dovranno essere presi dai parà prima che i tedeschi li facciano saltare e tenuti finchè non arriveranno i carri.

Il piano di Montgomery comprende due parti, diverse, ma indissolubilmente vincolate tra loro. Senza l’una, l’altra non potrebbe esistere e viceversa.

La prima parte è rappresentata dall’operazione “Market”, la parte aerea: verrà usata un’imponente forza aviotrasportata, costituita da tre divisioni e mezza di paracadutisti. Questa forza comprenderà quindi la 101° (Taylor) e l’82° americane (Gavin), la 1° aviotrasportata inglese (che comprende anche i celebri “Red Devils”) e la 1° brigata paracadutisti polacca del generale Sosabowski: in tutto, ben 35000 uomini.

Il corridoio, diretto a nord, sarà diviso in tre tronconi di qualche decina di chilometri ognuno.

Da Eindhoven a Veghel il corridoio ricadrà sotto la responsabilità della 101° aviotrasportata americana (generale Taylor), che dovrà impadronirsi e tenere i ponti sull’Aa, sul canale Guglielmo, sul canale Guglielmina e sull’alto e basso corso del Dommel: una dozzina di ponti in tutto.

Più a nord, ci penserà l’82° divisione di paracadutisti statunitense (generale Gavin), che dovrà proteggere i passaggi nel tratto tra Grave e Nimega: 7 ponti in 18 chilometri. Uno sulla Mosa a Grave, quattro sul canale Mosa-Waal e due sul Waal a Nimega. Di questi sette, i ponti di gran lunga più impostanti sono quello a Grave, sulla Mosa, lungo mezzo chilometro e il grande ponte stradale sul Waal a Nimega (il Waal è infatti uno dei rami maggiori del basso Reno).

Infine, da Nimega ad Arnhem, il compito più difficile toccherà alla 1° divisione aviotrasportata britannica (generale “Roy” Urquhart), coadiuvata dalla brigata di paracadutisti polacchi. Urquhart e Sosabowski infatti devono conquistare e tenere ad ogni costo il grande ponte sul basso Reno, ad Arnhem.

Arnhem è l’estremità nord (la più lontana) del corridoio, è inoltre la meta dei carri del 30° corpo corazzato di Horrocks e per gli alleati rappresenta il punto dal quale piegare a sudest e verso la Ruhr, aggirando l’estremo settentrionale della Linea Sigfrido. Senza Arnhem, è tutto inutile.

La prima a scattare sarà Market.

Trentacinquemila paracadutisti si lanceranno sui Paesi Bassi, la più massiccia operazione dal cielo di tutta la guerra. Ci vorranno quasi 5000 tra aerei ed alianti. I due terzi degli uomini si lanceranno con il paracadute, il resto prenderà terra con gli alianti trainati che trasporteranno anche l’artiglieria divisionale e i rifornimenti.

A causa del fatto di dover conquistare i ponti ancora intatti, la precisione dei lanci è fondamentale, di conseguenza, contrariamente ad ogni manuale d’impiego delle truppe aviotrasportate, i lanci dovranno avvenire di giorno!

Si prevedono quindi alte perdite in uomini ed aerei, anche perché la contraerea tedesca in Olanda è molto agguerrita. Per questo motivo, la notte prima e per tutta la domenica sono previsti pesanti attacchi con i bombardieri, per “preparare” le zone di atterraggio delle divisioni aviotrasportate.

 

Il 16 settembre ‘44, il vociare che riempie la sala di proiezione del cinema pìù grande di Leopoldsburg cessa di colpo all’entrata del generale Brian Horrocks, comandante del 30° corpo corazzato inglese e del suo seguito.

Nel cinema sono riuniti tutti i comandanti d’unità dal livello di battaglione in su.

Sopra lo schermo del cinema è stata appesa un’enorme carta geografica dell’Olanda.

Horrocks con grande teatralità si fa consegnare da un attendente un bastone di legno di lunghezza volutamente spropositata e lo posa sulla cartina, suscitando immediatamente l’ilarità generale.

“Signori, ecco una storia che racconterete ai figli dei vostri figli...". Una pausa drammatica e poi: “... che la troveranno maledettamente noiosa!”.

Quando si sono spente le risate il generale fa sparire il lungo bastone e parla per più di un’ora, consultando ogni tanto i suoi appunti e spiegando anche lui nei dettagli ai suoi uomini tutta l’operazione Market-Garden.

 

Market-Garden_-_Karte_Plan.png

Edited by Hobo

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Per Market-Garden, gli alleati hanno cura di scegliere comandanti giovani e aggressivi.

 

Point-Of-Spear-05.jpg

 

Il maggior generale Robert “Roy” Urquhart non ha ancora quarantatre anni quando si vede affidare da Browning il comando della 1° divisione aviotrasportata inglese e della brigata (tre battaglioni) di parà polacchi (estremamente coraggiosi e motivati) del generale Sosabowski.

La cosa sorprende moltissimo lo stesso Urquhart, perché il generale non viene dai paracadutisti, ma è stato scelto da Browning per la sua grande competenza, la scrupolosità e il suo grande coraggio (Urquhart è il tipo di generale da prima linea "alla Rommel" ed è stato quasi ucciso nel ’43 durante lo sbarco in Calabria).

Urquhart è scozzese, classico ufficiale cresciuto nelle colonie oltremare. Duro, modesto, riservato, taciturno, estremamente tenace e con un grande sangue freddo.

Ha avuto un ruolo di primissimo piano ad El Alamein (dove si è guadagnato il Distinguished Service Order) alla testa della sua 51° divisione, i famosissimi Highlanders. Per lo sbarco in Sicilia, Urquhart assume il comando della 231° Brigata maltese, che addestra personalmente all’invasione dell’Italia dal mare.

Quando Urquhart si vede assegnare la 1° aviotrasportata, non nasconde a Browning una certa preoccupazione, dovuta al fatto di non provenire dai parà. Browning lo rassicura e gli dice che l’alto comando ha grande fiducia in lui (ed è vero), ma Urquhart, professionista com’è, si permette d’insistere sulla sua inesperienza con le truppe aviotrasportate:

“Signor generale”, dice Urquhart a Browning, “permettete almeno che io abbia un addestramento personale come paracadutista...”.

Browning lo squadra dalla testa ai piedi (Urquart è alto un metro e novanta per cento chili di peso) poi ribatte: “Lasciamo il paracadutismo ai ragazzi e lei è grande e grosso ed è avanti negli anni per queste cose...”.

Poi, osservando la tenuta di Urquhart, classica scozzese con i pantaloni con le ghette bianche tradizionali degli Highlanders, Browning aggiunge: “E sarebbe auspicabile generale che lei vestisse in modo più consono ai suoi compiti e rinunciasse a quei pantaloni...”.

Urquhart è talmente preoccupato dal fatto di non essere un paracadutista che si mette a studiare e ad applicarsi nella conoscenza e nell’impiego delle truppe aviotrasportate al punto da guadagnarsi l’attaccamento e la stima incondizionata di tutti i suoi paracadutisti. In particolare, gli aviotrasportati apprezzano subito la grande calma e la sicurezza del loro nuovo comandante, anche se nei primi tempi Urquhart stesso dirà: “All’inizio mi sentivo un estraneo, una specie di marinaio confinato a terra”. Urquhart, una volta a terra, impiegherà in modo impeccabile i suoi parà, “... come truppe di fanteria eccezionalmente ben addestrate”, come lui stesso avrà a dire.

Al momento dell’invasione dell’Olanda Urquhart e i “Rote Teufeln” (come i tedeschi hanno soprannominato gli uomini della 1° brigata aviotrasportata, poi 6° divisione) sono un tutt’uno.

Si troveranno ad affrontare forze nemiche quattro volte più grandi di quello che gli avevano detto.

 

gavin.jpg

 

 

Sul generale Gavin, comandante dell’ 82° Airborne americana (“All American”), non mi dilungo, dato che mi sembra talmente famoso che sarebbe noioso ripetersi. E’ il più giovane generale degli Stati Uniti e si è conquistato uno per uno i gradi nelle forze armate fin da quando, a 17 anni, si arruolò in artiglieria e venne destinato a Panama. Nato nel 1907, ha solo 37 anni nel 1944, quando il 15 agosto riceve dal suo comandante, Ridgway (che diventerà comandante supremo della NATO), il comando dell’ 82° aviotrasportata. E’ soldato tra i soldati, letteralmente idolatrato dai suoi uomini.

 

Dato che semplicemente non ci sono abbastanza velivoli per trasportare tutti in una volta i parà, si programmano tre aviosbarchi.

Domenica 17 settembre 1944, ci sono duemila aerei che stanno scaldando i motori in ben 24 basi sparse nell’Inghilterra meridionale. Ventimila uomini iniziano a prendere posto sui loro velivoli, insieme a 590 tonnellate di materiale, 511 veicoli e 330 cannoni aviotrasportati.

Per problemi dovuti al tempo e alla diversa velocità, decollano prima gli alianti trainati, i più lenti, poi tutti gli altri.

A mezzogiorno meno dieci, un enorme ponte aereo, scortato da centinaia di caccia, va dalla Gran Bretagna all’Olanda, scavalcando il Mare del Nord. Gli aerei con a bordo la 101° divisione prendono la rotta sud, quelli con l’82° e con la 1° divisione inglese volano sulla rotta nord; insieme agli alianti di Gavin volano anche quelli che trasportano tutto il quartier generale di Browning (1° armata aviotrasportata alleata).

Alle 12:40 l’ondata d’assalto aereo supera a bassa quota la costa olandese. Per i piloti non è difficile dirigersi verso le zone di lancio e di atterraggio, segnalate nel vento da enormi colonne di fumo nero che si levano dal suolo là dove sono passati (e stanno ancora passando) i bombardieri. E’ uno spettacolo da mozzare il fiato. Gli olandesi delle città e dei paesini della costa sorvolati dagli alleati alzano la testa, il cielo rimbomba del rumore dei motori e delle esplosioni della contraerea tedesca. Migliaia di trasporti volano a meno di cento metri in file e file di aeroplani, in mezzo agli sbuffi neri delle cannonate tedesche. Gli Halifaxes e gli Short Stirlings si trascinano dietro i pesanti Hamilcars, con a bordo l’artiglieria e i carri aviotrasportati. Gli Horsa ed i Waco CG14 sono invece al seguito di aerei più “leggeri”, come i C-47, o gli Albemarle.

Gli olandesi impazziscono di gioia, corrono per le strade e finiscono con l’intasarle. I partigiani attaccano e cercano di liquidare qualche postazione contraerea, ma sono respinti.

All’improvviso, decine, poi centinaia ed infine migliaia di palloncini bianchi iniziano ad aprirsi nel cielo dietro agli aerei. All’una del pomeriggio anche i primi alianti toccano terra a ovest di Arnhem.

I primi uomini ad atterrare sono i “pathfinders”, gli apripista, che prendono terra e segnalano le zone di atterraggio per tutto il resto della divisione.

 

Market-Garden_-_Mappa_Eindhoven.png

 

Il lancio della 101° intorno ad Eindhoven è, per dirla con le parole del suo comandante (Taylor), molto buono. Dei 6695 uomini imbarcati, 6669 toccano terra senza alcun problema, al contrario, pesanti sono le perdite di alianti, decimati dalla Flak: dei 70 velivoli partiti infatti solo 53 riescono ad atterrare a ovest di Son.

Il 501° reggimento della 101° divisione atterra a nord, a cavallo del canale Re Guglielmo I e si dirige subito a sudest, a Veghel, che costituisce l’obbiettivo più settentrionale della divisione e si impadronisce rapidamente di quattro ponti stradali e ferroviari sul canale Guglielmo e sull’Aa.

Il 502° e il 506° reggimento della 101° si lanciano più a sud, a ovest di Son, nella striscia di terra compresa tra la confluenza del Dommel (a nord) e del canale Guglielmina (a sud). A St. Oedenrode, a metà strada tra Veghel e Eindhoven, il ponte sul Dommel cade senza difficoltà in mano americana.

Più a sud la situazione inizia ad incasinarsi un tantino. I due reggimenti della 101° sono scesi dal cielo a soli 18 chilometri dal quartier generale di Student, a Vught (1° divisione paracadutisti germanici) e come se non bastasse sono piombati in mezzo alle unità della 15° armata tedesca (generale Zangen).

Inizia un’accanita battaglia sul canale Guglielmina, attorno ai ponti di Best (a occidente) e di Son (a oriente). Per il primo si combatte aspramente, il secondo invece, quello di Son, viene fatto saltare dai ragazzini della Luftwaffe sotto gli occhi disperati dei parà americani che sono arrivati a meno di 50 metri dal ponte. I ragazzini della Luftwaffe incassano così uno dei più grossi successi tedeschi della giornata. Hanno chiuso l’imboccatura sud del corridoio. I paracadutisti si buttano allora a nuoto nel canale, formando una minuscola testa di ponte sulla riva sud e aspettando i mezzi blindati del 30° corpo.

 

Market-Garden_-_Mappa_Nimega.png

 

A nord frattanto, l’82° ha preso terra tra Nimega e Grave, a cavallo della Mosa e del canale Mosa-Waal, a un passo dal confine con la Germania. I lanci sono anche qui molto favorevoli, anche se pure qui la contraerea fa le sue vittime.

Gavin ha scelto accuratamente le zone di atterraggio per la sua 82° divisione: tre zone di lancio e un area d’atterraggio per gli alianti. Quattromilacinquecentoundici paracadutisti dell’All American toccano terra a sudest di Nimega, altri 2016 atterrano all’una e un quarto tra Nimega e Grave, a nord di Overasselt, sempre sulle due sponde della Mosa.

La contraerea nella foresta intorno a Groesbeek ha creato uno sbarramento piuttosto sostenuto, ma le sue postazioni sono ridotte al silenzio dai parà, che strategicamente si attestano sulle vicine colline che dominano la zona.

Una compagnia del 2° battaglione del 504° reggimento si lancia su Grave e atterra a meno di settecento metri dal ponte sulla Mosa, raggiunge l’imboccatura sudovest del ponte, liquida le sentinelle nemiche, taglia i fili delle cariche esplosive e lo conquista.

L’82° è ora sulle due rive del canale Mosa-Waal, tra Nimega a nord e Grave a sud; attaccando sui due lati conquista tutti i ponti su questo canale. L’atterraggio anche degli alianti con il quartier generale di Browning suggella il successo dei paracadutisti americani.

 

Riassunto da "Una storia di uomini - La Seconda Guerra Mondiale". E. Biagi.1980-'86.

Edited by Hobo

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E ad Arnhem?

In effetti, anche qui all’inizio pare che vada tutto bene. Alle 13:30, nei campi subito ad occidente di Arnhem, tra Renkum, Heelsum e Wolfheze, prendono terra i tre battaglioni della 1° brigata da sbarco aereo della 1° divisione (i Red Devils del generale Urquhart), che conta 5191 uomini.

Il 1° ed il 3° battaglione atterrano rispettivamente a nord e a sud della linea ferroviaria Ede-Arnhem, il 2° battaglione della brigata tocca terra più a sud, subito a est di Heelsum. A causa della carenza di velivoli, gli effettivi dei tre battaglioni rappresentano circa la metà della 1° divisione ed ora, come se non bastasse, quasi un uomo su due di quelli atterrati deve essere lasciato sul posto per presidiare e proteggere la zona d’atterraggio, in vista del lancio di tutto il resto della 1° divisione, previsto per il giorno dopo.

 

Market-Garden_-_Mappa_perimetro_di_Arnhem.png

 

I bombardamenti preparatori sono stati molto efficaci ad Arnhem e non si è perso un solo aliante da trasporto durante la manovra di avvicinamento.

Al contrario, gli unici alianti perduti sono stati i cinque che hanno dovuto ammarare per problemi tecnici sul Mare del Nord. Questi alianti trasportavano le Jeep blindate del reparto ricognitori del maggiore Freddie Gough, che avrebbe dovuto spingersi subito verso Arnhem. I ricognitori, ora appiedati, si vedranno superare dal 2° battaglione della 1° brigata aviotrasportata, comandato dal tenente colonnello John Frost, che li precederà su Arnhem.

Appena atterrati, gli uomini hanno l’impressione che tutto vada per il meglio, anzi, una folla olandese in delirio accoglie e circonda i paracadutisti inglesi.

Un ufficiale del 2° battaglione, il capitano Eric Mackay, ricorda: “Pareva una parata della vittoria. Gli olandesi erano letteralmente deliranti di gioia. Tutto era così incredibile che quasi quasi cominciammo ad aspettarci di vedere da un momento all’altro i carri armati di Horrocks venirci in contro da Arnhem”.

Una fiumana festante di persone con abiti e bandiere arancioni sommerge i parà britannici, i quali addirittura iniziano a fare fatica ad avanzare. La gente li abbraccia e li strattona. Offre loro cibo, bevande e frutta di ogni tipo. Gli inglesi accettano tutto di buon grado, ma vedono chiaramente che tutto quel caos non farà altro che svegliare i tedeschi.

Ci sono tre strade che da occidente portano ad Arnhem. La più settentrionale delle tre è l’autostrada che corre in senso est-ovest, da Arnhem ad Ede, a nord della ferrovia e sarà percorsa dal 1° battaglione aviotrasportato. La seconda strada è la statale Utrecht-Arnhem e corre a sud della ferrovia, sarà scelta dal 3° battaglione inglese .

La terza strada per Arnhem, la più meridionale delle tre, è una bella strada secondaria che costeggia la riva settentrionale della Waal (basso Reno), andando da Heelsum (tra Renkum e Wolfheze) ad Arnhem. Il tenente colonnello Frost sceglie quest’ultima strada e la imbocca subito con il 2° battaglione dei Diavoli rossi.

La “parata della vittoria” dura poco. Al contrario di Model, che ha subito pensato ad un attacco che mirava a liquidare lui e il suo quartier generale ad Oosterbeek ed ha lasciato in fretta e furia l’albergo Tafelberg per rifugiarsi a Doetinchem, ad Arnhem il comandante del 2° corpo corazzato SS, generale Bittrich, dimostra di essere rimasto perfettamente calmo e organizza un piano d’emergenza per parare il colpo degli alleati: la 9° e la 10° corazzate e i loro gruppi di combattimento dovranno difendere ad ogni costo i ponti sul Reno ad Arnhem (ferroviario e stradale), fino all’arrivo di rinforzi dalla Germania.

Gli inglesi che da ovest marciano su Arnhem lungo le tre direttrici costituite dalle tre strade di cui sopra, vanno a sbattere ora contro il gruppo di combattimento delle SS del maggiore Krafft (9° corazzata Hohenstaufen), saldamente attestato con i suoi Panther e i suoi mortai su una linea che va da Wolfheze ed Oosterbeek.

Krafft ha disposto i suoi uomini in modo da troncare le tre strade che da occidente portano a Oosterbeek e ad Arnhem, ma stranamente privilegia le difese dell’autostrada e della statale a nord mentre lascia solo un velo di truppe sulla strada secondaria, la più meridionale, che corre lungo la riva nord del Reno e lungo la quale gli uomini del 2° battaglione di Frost ora riescono sopraffare i tedeschi e a dirigersi su Arnhem, precedendo di parecchio tutto il resto della brigata.

Sono passate da pochi minuti le 18:00, quando gli uomini di Frost, sulla riva nord del Reno, arrivano in vista delle arcate del grande ponte ferroviario di Arnhem. Fanno appena in tempo a vederlo, che esso salta in aria sotto i loro occhi. Un po’ più avanti, incontrano un ponte di barche, ma i tedeschi lo hanno reso inutilizzabile, rimuovendo gli elementi galleggianti centrali del ponte.

Dopo altri due chilometri di marcia nel buio della sera, il 2° battaglione aviotrasportato arriva finalmente alla grande arcata in acciaio e cemento del ponte stradale di Arnhem, obbiettivo della divisione. I parà di Frost formano subito un perimetro sui due lati della rampa nord del ponte, ma non riescono ad attraversarlo verso sud: i granatieri corazzati delle SS del gruppo di combattimento del capitano Grabner, che hanno attraversato i ponte con i loro panzer diretti su Nimega (a sud), bloccano i paracadutisti inglesi che cercano di raggiungere l’imboccatura meridionale del ponte; ha inizio una terribile battaglia.

Nello stesso momento, il generale Urquhart e il suo vice, generale di brigata Lathbury (comandante della 1° brigata aviotrasportata), separati dal 3° battaglione, devono cavarsela come meglio possono, inchiodati come sono dal fuoco tedesco nel solaio dell’albergo Hartenstein, a Oosterbeek.

Come se non bastasse, anche l’imponderabile entra in tutta la vicenda e a Veghel, area di competenza della 101° aviotrasportata americana, accade l’impensabile. Da un aliante Waco che si è completamente sfasciato in atterraggio, i tedeschi tirano fuori una valigia contenente tutti i piani operativi di Market-Garden e la portano subito a Vught, dove ha il suo quartier generale il generale Student, dei parà tedeschi. Student non crede ai suoi occhi: “... c’era tutto! Le zone di lancio, i corridoi, gli obbiettivi primari e secondari... Dovevano tenere i ponti prima che noi li facessimo saltare!”.

I tedeschi ora sanno tutto.

 

Riassunto da "Una storia di uomini - La Seconda Guerra Mondiale". E. Biagi.1980-'86.

http://en.wikipedia.org/wiki/Operation_Market_Garden

Edited by Hobo

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ce da dire che la stessa cosa era successa ad inizo guerra, quando i parà tedeschi che attaccarano il benelux si portarono dietro tuttii piani e caddero in mano alleata.

 

Student rimase a bocca aperta a vedere quello spettaccolo, in cuor suo sognava una forza cosi.

 

Altro fatto curioso (ora non ricordo bene e son sempre pigro per andara a rileggere) poco prima dei lanci alleati era stato diramato un ordini dove una delle due divioni delle ss doveva cedere i suoi mezzi al altra. Ma dato che cedere i mezzi significava perderli sicuramente visti i pochi sfornati dalla indutria tedesca, i comandanti decisero di smontare alcune parti per far vedere che non erano in servizio e quindi cedibili.

 

Cosi al momento dello sbarco una divisione era in procinto di trasferirsi e quasi caricata su treni, l'altra aveva molti mezzi messi furoi servizio.

 

Non ricordo chi nello stato maggiore della 1 divisione criticava il fatto di dovere atterrare cosi lontano dai ponti, si era anche pensato di far sbarcare dei carri leggeri con degli alianti nei pressi dei ponti ma l'idea fu scartata per il rischio.

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ma i paracadutisti di quali mezzi disponevano?

non essendoci nè i Terarcht nè i Locust, avevano portato con se le Scout Car o si affidavano unicamente alle Jeep Willis?

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La 1° divisione aviotrasportata inglese ad Arnhem poteva contare sui seguenti veicoli:

 

1907 biciclette convenzionali.

 

1362 bici pieghevoli.

 

 

529 Wellbike Motoscooter, motociclo pieghevole leggero a benzina, aviolanciabile con il suo DTC (drop tube container).

 

704 moto, come la classica BSA WM-20, con il suo drop container.

 

904 jeep

 

935 rimorchi ruotati.

 

450 “Handcart”, carretti a mano (molto apprezzati dai parà).

 

25 Bren Carrier e “Universal Gun Carrier”, cingolate.

 

25 autoblindo leggere White Motor Company M-3 “Scout car”.

 

244 veicoli speciali di vario tipo, tra cui i Daimler “Dingo” 4X4, i celebri autocarri classe CMP (Canadian Military Pattern), con un peso che poteva andare da 1,5 fino alle 4,5 tonnellate del C-15TA Armoured Truck.

 

I carri leggeri della divisione, come i pochi Tetrarch rimasti e gli M-22 Locust, dice che avrebbero dovuto arrivare via terra, ma non si capisce bene.

 

La 1° divisione atterrò ad Arnhem potendo contare su un reggimento da ricognizione su moto, jeep corazzate e su veicoli CMP. Il reggimento ricognitori era basato su tre squadroni, uno per ogni brigata di paracadutisti.

Da quello che ho capito, il reggimento ricognitori aveva abbandonato i Tetrarch perché largamente inferiori ai panzer, di conseguenza si preferì dare spazio ad altro materiale sugli alianti (Hamilcar).

 

Wellbike motoscooter (o "parascooter"):

 

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BSA WM20:

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Daimler Dingo 4X4:

Dingo_12th_Lancers.jpg

 

Bren carrier (il Bren è quella mitragliatrice leggera 7,62 mm a caricatore ricurvo che si vede sopra la "tanketta"):

bren-gun-carrier2.jpg

 

M3 Scout:

USm3a1-1.jpg

 

C-15TA Armoured Truck:

MY%20C15%20008web.jpg

Edited by Hobo

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Di nulla, ma comunque le Jeep blindate le avevano.

 

Armoured Jeep:

t25_jeep.jpg

 

Dingo:

142223645_4aebb4e733.jpg?v=0

 

 

British paratroopers (notare gli Horsa sfasciati per la botta...):

MGA-09.jpg

 

Intanto, sul confine belga-olandese, l’ora zero per le forze terrestri è fissata alle 14:00 del 17 settembre.

L’intero 30° corpo corazzato (Horrocks), con alla sua sinistra il XII corpo d’armata inglese (Ritchie) ed alla sua destra l’VIII corpo di O’Connor, è schierato in Belgio vicino a Neerpelt, sul canale Mosa-Schelda: 20000 veicoli attendono l’ordine di accendere i motori.

Alle 14:00, trecentocinquanta cannoni dell’artiglieria di corpo d’armata aprono il fuoco. La preparazione a fuoco batte un rettangolo largo un chilometro e mezzo e profondo otto, direttamente davanti al fronte dei carri armati. Il tutto dura esattamente 35 minuti, poi, alle 14:35, i carri di Horrocks si mettono finalmente in moto diretti a nord; fin dove possibile saranno preceduti dall’artiglieria, il cui fuoco inizia a spostarsi in avanti, poi ci penseranno i cacciabombardieri.

La “Club Route”, la “strada dei fiori”, passa “sul ponte di Joe”, sul canale Mosa-Schelda (in mani alleate), supera il confine ed entra in Olanda, dirigendosi a nord, a Valkenswaard (o Walkenwaard) e poi a Eindhoven, dove gli uomini della 101° aviotrasportata già attendono con ansia le truppe corazzate.

Superato il canale Mosa-Schelda, alle 15:00 i carri armati sono ormai in Olanda. L’ordine è non fermarsi per nessun motivo, i mezzi incidentati dovranno essere abbandonati sul posto, nessuno perda tempo a rimorchiarli.

In testa ci sono i carri pesanti delle Guardie irlandesi, spalleggiati dalla 43° (Wessex) e dalla 50° divisione “Northumberland” di fanteria, che provvederanno a puntellare i fianchi delle punte corazzate.

Superato il cartello tondo, colorato di bianco, rosso e blu e con la scritta “Douane” (dogana), i mezzi corazzati delle Guardie si ritrovano in Olanda.

Davanti a loro c’è un posto di frontiera completamente sbriciolato dalle cannonate, al di là del quale la strada sparisce dentro una magnifica fascia boscosa di conifere. I carri ci si gettano e escono dall’altra parte.

Come lo fanno, fantasmi in tuta mimetica ricoperti di frasche balzano silenziosamente fuori dai cespugli del sottobosco, mentre una batteria anticarro di Pak-40 da 75 mm, uscita dal nulla ai due lati della strada, apre il fuoco a bruciapelo.

I quattro carri di coda dello squadrone rimangono a bruciare come torce. Il comandante irlandese si gira sulla torretta del mezzo di testa e li vede, proprio mentre una mitragliatrice pesante tedesca inizia a fare a pezzi i fanti aggrappati ai mezzi corazzati.

Sono appena entrati in Olanda e il suo squadrone è già tagliato fuori! Ora gli artiglieri tedeschi riprenderanno con calma la mira e faranno fuoco metodicamente sui carri di testa, per bloccare quelli nel mezzo del convoglio e disintegrarli con comodo!

Il comandante ordina al suo pilota di accelerare e di portarsi fuori strada con il Cromwell, per liberare la via ai mezzi che lo seguono, in modo che possano andare più avanti sul percorso, defilandosi rispetto alla batteria anticarro nemica; poi si fa allungare la radio: arrivano i Typhoon.

“Non me lo fate ripetere!”, urla ai piloti il comandante delle Guardie, “Vedete quella fila di alberi laggiù? Vedete quei tre cannoni? Fateli fuori!”.

I cacciabombardieri eseguono l’ordine, la batteria anticarro tedesca tace.

Le Guardie irlandesi proseguono a tutta verso Valkenswaard, dove arrivano dopo il tramonto in mezzo a una folla di olandesi in festa. Non c’è molto da festeggiare, avrebbero dovuto trovarsi a Eindhoven in tre ore: ne sono passate cinque e sono solo a Valkenswaard, a metà percorso, intorno ci sono gli agguerriti paracadutisti di Kurt Student ed almeno due battaglioni di SS della 9° divisione e ormai è buio...

 

CromwellTankDiana-vi.jpg

Edited by Hobo

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La battaglia divampa e va anti per tutta la notte sul 18 settembre. Sono scontri terribili e confusi, a cannonate, con i lanciafiamme, con le bombe a mano e con la baionetta.

Ad Arnhem, il colonnello John Frost ha stabilito un perimetro difensivo a semicerchio attorno allimboccatura nord del ponte stradale. Il grande ponte sul Reno, seicento metri per trentasei su tre campate, di cui una, la più grande, in acciaio, è completamente avvolto dal fumo delle esplosioni. Le vampate delle armi lo illuminano in continuazione come i flash di centinaia fotografi, i traccianti rossi squarciano loscurità.

Non sembra tanto male per gli inglesi. Nonostante i granatieri corazzati tedeschi di Grabner impediscano loro di attraversare il ponte verso sud, le perdite sono relativamente leggere e Frost sa che si tratta di resistere 48 ore, poi arriveranno i carri armati di Horrocks.

I paracadutisti del 2° battaglione riusciti a seguire Frost sul ponte sono circa 500 in quel momento, inoltre, al tramonto, anche il maggiore Gough è riuscito a riunirsi a Frost con un altro centinaio di parà ed ora anche altri elementi del 3° e del 1° battaglione, che erano stati fermati da Krafft sulle strade a ovest di Arnhem, continuano ad arrivare ad ogni momento, alla spicciolata, con tutto il materiale che sono riusciti a raccattare per strada: gli uomini sono stracarichi.

Avevamo fatto 13 chilometri di strada difficile e pericolosa per impossessarci del nostro obbiettivo sette ore dopo il nostro lancio: una bellimpresa in verità, ricorda Frost.

Nonostante questo, il colonnello in comando è inquieto. Innanzi tutto egli è rimasto colpito dalla dimensione e dalla qualità della risposta germanica: i tedeschi si sono dimostrati tuttaltro che demoralizzati e, soprattutto, ci deve essere almeno una divisione corazzata germanica lì attorno! (E i panzer sono i peggiori nemici dei paracadutisti).

Come se non bastasse, da parte inglese manca lacqua, mancano i cannoni anticarro, le radio non funzionano ed ancora nessuno sa niente di che fine abbiano fatto il generale Urquhart e il generale Lathbury: i parà stanno combattendo di propria iniziativa.

Messi da parte questi pensieri, Frost, Gough e Mackay radunano gli uomini sui due lati della rampa nord del ponte stradale di Arnhem e iniziano a combattere.

 

 

pg202.jpg

 

Arnhem_Bridge.JPG

Edited by Hobo

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Hobo, perdonami la curiosità, ma il capitano GRABNER che citi era, per caso, il comandante del battaglione da ricognizione (dotato di una trentina di semicingolati Sdkfz 233/234) della 9ª divisione SS Hohenstaufen, che cooperò anche con le truppe tedesche del kampfgruppe von Tettau (cioè il gruppo da combattimento del Generalleutenant der Infanterie Hans von Tettau) ???

Ti ringrazio, anticipatamente, per la tua cortesia.

Ciao.

Edited by sorciverdi58

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Si. Il capitano delle SS (Hauptsturmführer)Viktor Eberhard Gräbner (24 May 1914–18 September 1944) il 18 settembre comandava il battaglione ricognitori della 9° SS panzerdivision “Hohenstaufen”.

Avevano ricevuto ordine di attraversare il ponte di Arnhem diretti a sud per avere informazioni riguardo alle truppe nemiche sbarcate dal cielo attorno a Nimega. Il 18 settembre, lasciata la maggioranza dei mezzi blindati a dare man forte alla difesa del ponte stradale di Nimega, attaccato dal 508° reggimento dell’82° aviotrasportata americana, Grabner era ritornato a nord con una compagnia meccanizzata di panzergrenadieren, con la quale aveva sbarrato ai parà inglesi del colonnello Frost l’estremità sud del ponte stradale di Arnhem. Lo stesso giorno, alle prime luci, Grabner guidò personalmente l’attacco alla rampa nord del ponte di Arnhem, ma i tedeschi vennero respinti quando ormai erano ad un soffio dal successo e lo stesso Grabner rimase ucciso in azione.

 

Il 18 settembre, lunedì, i combattimenti paiono tirare per un attimo il fiato. Le trasmissioni continuano a non funzionare e questo è grave, perché non c’è alcuna vera coordinazione tra i reparti combattenti. Sono i partigiani olandesi che alle prime luci, con una telefonata, riescono a informare il generale Gavin dell’82° americana che ad Arnhem gli inglesi sono circondati da due divisioni corazzate germaniche.

Alle ore 13:00, con 19 ore di ritardo, i ricognitori avanzati delle Guardie irlandesi di Horrocks riescono a stabilire il contatto con la 101° divisione aviotrasportata a Eindhoven. Non appena questo accade, i tedeschi della 59° divisione di fanteria fregano tutti, riuscendo a far saltare il ponte sul canale Guglielmina a Best. I carri armati inglesi e la brigata olandese “Principessa Irene” (colonnello De Ruyter Van Stevenick) si dirigono allora a est, a Son, dove arrivano alle 19:00 e dove devono aspettare che il Genio getti un ponte Bailey di 60 metri sul canale Guglielmina, ma questo richiederà tutta la notte (il ponte di Son era stato fatto saltare il primo giorno dai ragazzini di un reparto di reclute della Luftwaffe, il successo dei quali si vede proprio ora).

Frattanto, più a nord, l’82° divisione di paracadutisti americana combatte aspramente per il ponte stradale sulla Waal, a Nimega: l’estremità nord del grande ponte è saldamente in mano alle SS della 10° panzerdivision, rinforzate da elementi della 9° divisione corazzata; i tedeschi però cercano in tutti i modi di evitare di distruggere il ponte.

I parà dell’82° tengono il ponte di 500 metri sulla Mosa a Grave, più a sud e difendono con le unghie e con i denti le sponde e i ponti sul canale Mosa-Waal.

Alle 06:00 della mattina Horrocks (36 ore di ritardo) si rimette in moto a Son e si dirige su Grave, dove qualche ora dopo prende finalmente contatto con i parà americani dell’82° schierati sulla Mosa. A questo punto il generale Browning ordina un attacco combinato di fanteria e di carri armati sul ponte di Nimega.

Le vere note dolenti però arrivano dal cielo: il secondo aviosbarco, previsto per le 10:00 del 18 settembre subisce un grave ritardo dovuto al maltempo sull’Inghilterra (che però fa sì che i caccia della Luftwaffe, che sapevano tutto grazie a un traditore e che aspettavano gli aerei alleati lungo la Club Route, non incontrino invece un bel niente e se ritornino alle loro basi senza aver sparato un sol colpo).

Nonostante questo, quando sono ormai le 14:00, sul cielo dell’Olanda appaiono 1336 C-47 e 340 Stirling con 1205 alianti a rimorchio, seguiti da 252 Liberator carichi di roba e scortati dai caccia.

Questo secondo aviotrasporto comprende 6674 uomini, 681 veicoli, 60 cannoni, munizioni, materiali vari e quasi 600 tonnellate di rifornimenti, compresi due bulldozer richiesti dai parà.

La 101° divisione aviotrasportata riceve 428 alianti, 2656 uomini e relativi materiali ed automezzi.

Nel tratto di corridoio dell’82°, tra Grave a Nimega, le perdite sono invece consistenti e i piloti dei trasporti devono affrontare una tempesta di fuoco. Dei 454 alianti previsti, ne arrivano interi solo 385, con 1782 uomini, 60 cannoni, 177 Jeep e relativi materiali e munizioni. Le perdite più gravi sono quelle del reggimento piloti di alianti della divisione, che quel giorno conta 54 morti.

Infine, più di 2000 uomini (la 4° brigata paracadutisti del generale Hackett) scendono dal cielo il 18 settembre a ovest di Arnhem e in zone dove infuriano asprissimi combattimenti, ma solo 12 tonnellate di armi e munizioni raggiungono i paracadutisti inglesi, il resto cade tra le braccia dei tedeschi, che non si scompongono e prendono a combattere con armi e munizioni altrui.

Questi rifornimenti non cambiano di una virgola la situazione di Frost sul ponte di Arnhem, né della sacca di parà rinchiusa a Oosterbeek, presa tra il Reno a sud ed i carri della 9° panzer a nord, est (gruppo di combattimento SS di Krafft) ed ovest (gruppo di combattimento Von Tettau).

Urquhart non si sa che fine abbia fatto.

La 1° divisione paracadutisti inglese continua a dissanguarsi inutilmente, nel tentativo di raggiungere Frost sul ponte di Arnhem. Le radio non funzionano e si fa fatica a prendere contatto tra i gruppi combattenti. Tutte le speranze vengono ormai riposte nella brigata di paracadutisti polacchi di Sosabowski, il cui lancio è previsto per il giorno dopo, il 19.

Sul ponte di Arnhem, Frost deve tenere a bada a nord i tedeschi della 10° corazzata SS del generale Harmel, che si sono interposti tra lui e il resto della 1° brigata aviotrasportata e deve resistere anche a sud, ai granatieri corazzati di Grabner, che ora si fanno avanti sul ponte, forti di ben 22 mezzi blindati e semoventi d’assalto. Incredibilmente e anche grazie all’artiglieria divisionale, allertata miracolosamente grazie a una radio funzionante, i Red Devils del 2° battaglione riescono a resistere anche a questo assalto. I tedeschi lasciano 12 carri a bruciare sul ponte e devono ritirarsi con il loro comandante (Grabner) morto.

 

“Una storia di uomini - La Seconda Guerra Mondiale". E. Biagi.1980-'86.

 

 

http://en.wikipedia.org/wiki/Operation_Market_Garden#Early_successes

 

http://en.wikipedia.org/wiki/Viktor_Eberhard_Gr%C3%A4bner

 

 

Un esempio di ponte Bailey, costruito dai genieri inglesi e ancora oggi in piedi, in Libia:

Bailey_bridge%2C_Wadi_el_Kuf%2C_Libya.JPG

 

 

Il lanciarazzi anticarro spalleggiabile PIAT (Projector Infantry Anti Tank), protagonista della resistenza dei paracadutisti inglesi del 2° battaglione sul ponte di Arnhem:

 

PIAT_cropped.jpg

Edited by Hobo

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Hobo, credimi, sei - veramente - un MITO !!!

Da parte mia, mi pareva di ricordare quel nome di comandante di quel reparto esplorante "9 S.S., Aufklarung Abteilung".

Non sapevo, invece, della morte - in temeraria azione - dello stesso captain Viktor Graebner, nella concitata fase di conquista/difesa del ponte.

Per l'ennesinma volta, amico mio, un grazie - di cuore - per la tua solerzia e precisione !!!

A presto.

Bye, bye.

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si sorciverdi è quello capitano Paul Grabner che venne decorato proprio in quei giorni della croce di guerra era comandante del battaglione di ricognizione della 9 panzer, aveva 45 mezzi al suo comando, ma molti dei quali nel giorno dei lanci erano smontai, i suoi meccanici gli dissero che ci volevano dalle 3 alle 5 ore per rimmeterli in sesto lui rispose che ne avevano 3. Ce ne misero 5 invece

 

da quell'ultimo ponte di cornelius ryan

Edited by CHAFFEE79

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Grazie, ma piano con i complimenti: io mi sono limitato a riassumere quello che ho letto, spero in modo più o meno esatto.

 

Il 19 settembre, martedì, il terzo aviotrasporto è un disastro.

La brigata di paracadutisti polacchi, su cui faceva affidamento Frost ad Arnhem, è costretta a rimanersene in Inghilterra a causa della nebbia.

I rifornimenti per le tre divisioni che combattono in Olanda partono invece regolarmente, ma sono subito in difficoltà per il maltempo.

Solo poco più della metà dei rifornimenti in uomini e materiali arriva effettivamente agli americani, ma la vera tragedia ha luogo ad Arnhem: delle circa 400 tonnellate di rifornimenti previste, solo 21 raggiungono i parà britannici della 1° divisione, tutto il resto cade in mano ai tedeschi, che come essi stessi avranno a dire, combatteranno così “la più economica battaglia di tutta la guerra”, impiegando armi e munizioni del nemico.

La sera del 19, la situazione attorno alla rampa nord del ponte di Arnhem è disperata. La stretta delle due divisioni corazzate tedesche sta lentamente soffocando la resistenza dei pochi paracadutisti britannici comandati da Frost. La divisione aviotrasportata inglese si sta disintegrando nel tentativo di raggiungere il 2° battaglione, circondato sul ponte di Arnhem.

Vista l’ostinazione degli inglesi, il generale Harmel, comandante della 10° panzerdivision SS “Frundsberg”, il quale fino ad allora si era fatto qualche scrupolo (vedendo bene che gli inglesi erano sì in ottima posizione, ma che non potevano più andare da nessuna parte), ordina adesso di radere al suolo a cannonate le costruzioni all’interno delle quali si sono asserragliati i Red Devils.

Questi, che non mangiano, non bevono e non dormono da due giorni, continuano a difendersi con grande coraggio., anche se iniziano a vedere chiaramente che la situazione non ha vie di uscita.

Il capitano Mackay è rimasto con tredici uomini ancora in grado di combattere, Frost ne ha poco più di un centinaio. I feriti riempiono le cantine e i seminterrati delle case attorno al ponte, quando su di loro iniziano a piovere i colpi dell’artiglieria tedesca.

 

 

Frattanto, nella notte sul 20 settembre, anche il generale Urquhart si rifà finalmente vivo, sconfessando la propaganda tedesca che lo dava per prigioniero.

Il generale inglese è stato suo malgrado protagonista di una piccola odissea personale. Seguiti puntigliosamente tutti gli atterraggi della sua divisone il primo giorno dell’aviosbarco, Urquhart si accorge di non avere notizie precise della 1° brigata aviotrasportata. Visto che le radio non funzionano e che la resistenza a ovest di Arnhem è più forte del previsto (gruppo di combattimento Krafft delle SS), il generale decide di recarsi personalmente alla ricerca della 1° brigata, con la sua Jeep.

Scovatala, Urquhart si fa indicare dove sia il generale di brigata Lathbury, suo vicecomandante di divisione e comandante della 1° brigata e lo raggiunge presso il 3° battaglione che sta combattendo sull’autostrada Ede-Arnhem . Con il tumultuoso svilupparsi degli eventi (e suo malgrado), Urquhart perde contatto con il comando tattico del 3° battaglione. Lui e Lathbury ritornano dov’era la Jeep di Urquhart, solo per scoprire che è stata centrata da un colpo di mortaio e che l’autista e il radiotelegrafista sono gravemente feriti.

La mattina di lunedì 18 settembre vede Urquhart e Lathbury “ospiti” presso la compagnia B del 3° battaglione, che combatte ormai alla periferia ovest di Arnhem. Il fuoco tedesco costringe Urquhart e Lathbury a rintanarsi dentro una casa, insieme con il capitano Willie Taylor e con il tenente Jimmy Cleminson.

Rendendosi conto di quanto tutta la situazione gli stia per sfuggirgli di mano, Urquhart organizza allora la sua “fuga” da Arnhem, per riprendere il comando e riunirsi al resto della sua divisone, che in quel momento sta combattendo nei dintorni di Oosterbeek. Così il generale guida i suoi compagni fuori dalla casa in cui avevano trovato rifugio, scappando di corsa dalla porta di servizio e lanciando dietro di sé alcune granate fumogene che si erano ritrovati per le mani.

Durante la “fuga”, un colpo, partito accidentalmente dallo Sten di Lathbury, si conficca nel terreno a lato di Urquhart e per poco non gli stacca di netto il piede destro mentre corrono. Urquhart si ferma, si gira e fissa Lathbury, facendogli presente quante volte ha detto e ripetuto ai suoi uomini di mettere la maledetta sicura alle loro armi quando non le usano e quanto sarebbe inappropriato che fosse proprio il vicecomandante della sua divisione a farlo fuori. A quel punto, Lathbury ha l’aria di uno che si vuole suicidare e di sicuro porrebbe in essere il suo intento se non fosse che incappano in un olandese con una gran brocca di surrogato di caffè bollente. L’uomo vede gli inglesi e offre loro festosamente il caffè della mattina. Urquhart cerca di fargli capire che non è proprio il caso e che hanno fretta, ma poi, forse mosso a compassione, lo assaggia. Per il generale, il surrogato di caffè è bollente ed amaro, con un sapore schifoso, ma, per buona creanza e per non offendere il brav’uomo, Urquhart da buon scozzese mostra di trovare comunque deliziosa la bevanda e invita ai suoi di fare lo stesso; poi ringraziano l’olandese e riprendono di corsa la loro marcia verso ovest.

La periferia di Arnhem brulica letteralmente di soldati tedeschi con il dito sul grilletto. Passano a venti metri da una pattuglia nemica, ma non vengono visti. All’incrocio successivo però vengono inquadrati da una mitragliatrice nemica, che apre il fuoco.

Lathbury è colpito alla schiena: è grave. Lo trascinano in una casa e lo affidano agli olandesi, poi proseguono. Arrivano a Zwarteweg, ma si rendono conto che è impossibile proseguire, così, giunti al civico 14, si rintanano nel solaio della casa del Sig. Anton Derksen e famiglia, dove passano una notte inquieta.

La mattina del 19, arrivano gli effettivi del 2° “South Staffords” e dell’ 11° battaglione, agli ordini del colonnello David Dobie. Urquhart è tentato di radunarli e di prendere lui il comando dei due battaglioni, ma li lascia continuare nel loro attacco, mentre lui si fa consegnare una Jeep per raggiungere finalmente il quartier generale di divisione a Oosterbeek, dove nel frattempo è arrivato anche il comandante della 4° brigata paracadutisti (generale Hackett), lanciatasi su Arnhem il giorno prima.

Il tragitto di Urquhart fino a Oosterbeek è compiuto quasi tutto con la Jeep che corre a tavoletta sotto il fuoco dei cecchini tedeschi, le cui pallottole fischiano tutto intorno.

Arrivati in prossimità dell’hotel Hartenstein di Oosterbeek, dove è stato stabilito il quartier generale di divisione, Urquhart e i suoi incappano in una pattuglia di parà inglesi apparentemente in preda al panico: uno spettacolo veramente penoso, a detta del generale.

Urquhart è allibito. Preme con tutta la forza sul pedale del freno e compie un testacoda con la Jeep, la ferma e balza giù furente.

Il maggior generale Roy Urquhart smonta dal veicolo e si erge in tutto il suo metro e novanta sul percorso dei paracadutisti sbandati, che arrivano urlando: “Arrivano i tedeschi!”. Poi vedono i gradi sulla giubba del generale e si fermano come se avessero sbattuto contro una barriera invisibile.

Urquhart domanda a bassa voce dove si credono di andare, correndo e urlando in quel modo; poi, resosi conto che è proprio il comandante di qui ragazzi il primo ad essere stato travolto dalla paura, lo afferra e lo trascina via di peso, mentre il tenente colonnello Mackenzie (capo di stato maggiore di Urquhart), uscito dall’albergo al ritorno del generale, rimane con i parà terrorizzati.

Nessuno sa che cosa sia successo al ragazzo, ma una cosa è certa: quando il ragazzo tornò dal “colloquio” con il generale sembrava un’altra persona e riprese saldamente in mano il comando dei suoi uomini come se niente fosse mai successo.

Urquhart in proposito avrà a dire: “... dovetti intervenire “fisicamente”. E’ spiacevole fermare con la forza dei soldati, come abbiamo dovuto fare noi. Ordinai loro di voltarsi e raggiungere le posizioni che avevano abbandonato, ma non prima di essermi trattenuto a fare “quattro chiacchiere” con quello che tra loro era il più alto in grado e che con il suo panico aveva dato un esempio vergognoso...”.

 

“Una storia di uomini - La Seconda Guerra Mondiale". E. Biagi.1980-'86.

 

 

http://www.pegasusarchive.org/arnhem/roy_urquhart.htm

 

Paracadutisti inglesi tra le rovine di Oosterbeek, il mitra che imbracciano è lo Sten:

British_paratroopers_in_Oosterbeek.jpg

 

Come caricare una Jeep su un Horsa:

loading_glider.jpg

Edited by Hobo

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Hobo, ho controllato meglio, circa i mezzi di cui disponeva il capitano Viktor Graebner: oltre ai semicingolati, utilizzava anche una "preda di guerra": un'autoblinda Humber Mark IV, equipaggiata con un cannoncino da 37 mm., ad alta velocità di fuoco.

Ho scoperto, inoltre, che Graebner entrò a far parte delle Waffen SS soltanto nel 1942: in precedenza, infatti, era nella Wermacht; e comandò, durante l'Operazione Barbarossa, una compagnia della 256^ divisione di fanteria, ottenendo un'alta decorazione, durante le battaglie a Rzhew, nel terribile inverno 41/42.

Edited by sorciverdi58

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