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Vympel R-33 (AA-9 Amos) - discussione ufficiale

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Vympel R-33 (AA-9 Amos)

 

R-33_01.jpg

 

Grazie a Viktor Belenko l’occidente già nel 1976 era a conoscenza del MiG-31 e dell’Amos. Le informazioni furono confermate due anni dopo quando venne registrato l’abbattimento di un bersaglio a 60 metri di quota da un MiG-31 a 6000 metri d’altezza. Capacità a quel tempo ancora rare in occidente.

 

Il nuovo intercettore aveva richiesto anni di sviluppo e un nuovo missile in grado di sfruttare appieno le capacità del potente radar SBI-16 “Zaslon”, primo sistema ad antenna fissa e scansione elettronica aeroportato, con effettive capacità “look down”e multibersaglio, in grado di individuare obbiettivi di 16 m² a 210 km. Il nuovo missile avrebbe dovuto colpire i ricognitori SR-71, i bombardieri strategici e, dalla metà degli anni ’70, i missili da crociera AGM-86, bersagli ai due estremi per velocità, quota e traccia radar.

 

La Vympel sviluppò così un’arma con un raggio d’azione di oltre 100 km, designata R-33 (Izdelye 410). La NATO le assegnò il nome in codice AA-9 "Amos".

 

Lo sviluppo, piuttosto lento, ha visto due concorrenti: il Bisnovat K–50 ed il Vympel K–33, alla fine degli anni ’60. I prototipi dell’R-33 sono stati realizzati nel 1972 e i test sono iniziati nel 1975 e proseguiti fino al 1980, con diverse decine di lanci. Sono stati provati diversi sensori (IR e radar, attivi e semiattivi). L’industria sovietica non era in grado di produrre il previsto radar attivo. Si è optato, così, per un sistema semiattivo.

 

Per lungo tempo si è ritenuto che per l’R-33 i russi avessero utilizzato la tecnologia dei Phoenix acquisiti dall’Iran. Ma lo sviluppo dell’R-33 era già quasi terminato al tempo della rivoluzione islamica. Il MiG–31 e l’R-33 sono stati resi pubblici nel 1981 e un anno dopo il primo reparto è entrato in azione. In origine il missile avrebbe dovuto armare anche l’Su–27, ma la portata relativamente ridotta del radar N001 non consentiva di sfruttarne l’elevato raggio d’azione.

 

Adatto a colpire qualunque tipo di bersaglio, dal caccia al missile da crociera, l’R-33 è della stessa classe dell’AIM-54, al quale è chiaramente ispirato, ma lo supera per peso (491 kg) e dimensioni (4,15 metri e apertura alare di 1,18 metri), solo il diametro è identico (38 cm). Propulso da un motore bistadio a propellente solido, in grado di assicurare 4,5 Mach a fine combustione ad altissima quota (3,5 Mach a quote inferiori), ha una portata massima dichiarata di 160 km per attacco frontale. Durante i test, un MiG-31 ha lanciato 4 R-33 in 40 secondi da 150 km, centrando 4 bersagli in avvicinamento. La distanza di lancio reale dipende da molti fattori. A 20000 metri di quota è possibile un lancio da 120 km. A 10000 metri, la portata si riduce ad 80 km, a livello del mare è di soli 35 km. Il raggio d’azione minimo invece è di 2,5 km. L’Amos può colpire bersagli da 25 a 28000 metri di quota in volo fino a Mach 3,5 ed essere lanciato verso velivoli 10000 metri più in alto o più in basso rispetto al lanciatore. E’ possibile l’attacco a missili da crociera a bassa quota da 35 km. Il sistema di guida non è avanzato quanto quello del Phoenix ma è abbinato ad un radar concettualmente più moderno. Il radar a scansione elettronica consente di tracciare 10 bersagli ed attaccarne 4 dispersi lungo l’intero settore di scansione e a quote molto differenti, un passo avanti rispetto al sistema radar dell’F-14 che può tracciare bersagli multipli ma ravvicinati. E’ possibile l’impiego di più missili contro lo stesso bersaglio. L’R-33 non ha l’agilità sufficiente per impegnare con successo aerei da caccia: può attaccare bersagli manovranti a non più di 4G, sopportando un massimo, stimato, di 8-12G. La probabilità di colpire (Kp) è stimata tra il 60 e l’80%. La guida segue metodi di navigazione proporzionale. Il sistema inerziale riceve l’aggiornamento dati per il 20 % del percorso. Poi subentra la guida semiattiva radar (SARH). Il sensore AGAT 9E50M1 è dotato di un’antenna del diametro di 37cm in grado di rilevare la riflessione del segnale di illuminazione di 2 kw sul bersaglio a distanze variabili tra 16 e 90 km, a seconda della traccia radar. Dispone di buone ECCM. La testata bellica di 47,5 kg è a frammentazione, innescata da una spoletta radar attiva ad impulsi e da una ad impatto, attivate a meno di 2 km dal bersaglio, come misura ulteriore contro nuvole di chaff ed ECM. E’ teoricamente possibile montare una testata nucleare. Si stima una produzione limitata a circa 1500 pezzi.

 

Vantaggi: nonostante la guida semiattiva imponga di seguire il bersaglio fino all’impatto, la lunga portata e la potenza del radar di puntamento rendono il sistema d’arma molto pericoloso.

 

Il trasporto semiannegato dei missili sul MiG-31, unico vettore dell’arma, impone l’uso di alette ripiegabili e di un sistema di eiezione a catapulta. Il missile viene sganciato, apre le alette superiori, poi attiva il motore a razzo. L’R-33 non richiede una manutenzione continua come l’R-27. Pare che un controllo annuale al sistema di guida sia sufficiente.

 

R-33S: la seconda generazione.

Se la rivoluzione islamica in Iran aveva compromesso l’AIM-54, un ingegnere della Phazotron, Tolkachev, vendendo informazioni alla CIA su vari sistemi d’arma, aveva rivelato i segreti del sistema d’arma del MiG-31. L’unione Sovietica avviò subito i lavori sul successore Mig-31B e l’aggiornamento dei velivoli esistenti allo standard MiG-31BS. Già nel 1983 era iniziato lo sviluppo di una variante potenziata dell’R-33. Il missile attuale dispone di un più potente motore a razzo e di un migliore sistema di controllo di volo digitale. La manovrabilità è superiore. Il raggio d’azione dichiarato, 210 km per lancio “head-on”, è stato in effetti superato durante i test: nel 1993 un MiG-31B a Mach 2,3 a 8500 metri di quota ha individuato a 320 km di distanza un bersaglio a 10000 metri e 700 km/h. Il missile è stato lanciato a 228 km di distanza. Il raggio d’azione effettivo è di 160 km. Si sostiene che questa variante possa essere dotata del nuovo sensore radar attivo Agat 9B-1388, disponibile a partire dagli anni ’90, inizialmente studiato per il successore R-37 ma utilizzabile anche dall’AMOS. Il nuovo sensore, aggiornato via data-link, passa alla modalità SARH a 75 km dall’impatto e alla guida attiva negli ultimi 25 km. L’R-33S (AA-9B) è operativo con i MiG-31BS. Altre varianti, come l’R-33SM con alette anteriori o l’R-33P a guida radar passiva, sono rimaste sperimentali. Il modello finale R-33E viene riportato come una variante semplificata per l’esportazione. Secondo altre fonti, la lettera “E” indicherebbe la presenza di un motore differente (энергетическом). L’R-33 non è mai stato impiegato in combattimento.

 

by Gian Vito

 

http://www.aereimilitari.org/Armamenti/R-33.htm

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qualcuno disse,non ricordo in quale circostanza,che unR-33 sia stato lanciato,da un mig-31 decollato in tutta fretta, contro quell'aeroplano privato che atterrò sulla Piazza Rossa,evidentemente senza successo,e questo farebbe pensare che la kp non sia effettivamente proprio "micidiale".Tral'altro contro i Blackbird non sembra abbia ottenuto grandi successi

Edited by Simone

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Non mi risulta sia stato lanciato alcun R-33 contro l'aereo di Mathias Rust.

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Mathias_Rust

 

E neppure contro gli SR-71. I Blackbird non avevano bisogno di sconfinare per effettuare le previste missioni di ricognizione. Perchè attaccarli ?

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Una cosa non ho,purtroppo,capito: ilradar "look-down" usa l'effetto-doppler,altrimenti non discriminerebbe alcunchè sullo sfondo rapresentato dal terreno,che fornisce un"muro" d'eco. ma per calcolare l'effetto doppler, servono computer potenti,e mi sembra sorprendente che il piccolo cervello-elettronico immesso nei VympelR-33 negli anni '70 potesse svolgere tale gravoso compito; e se non calcolava l'effetto-doppler,come poteva l'R-33 inseguire un bersaglio che si trovava in basso rispetto a lui? a meno che la strategia non prevedesse volare per inerzia fino alla stessa quota del bersaglio ponendoglisi in coda,e solo allora accendere il ricevitore radar.

Poi un'altra cosa: rispetto ad un ricevitore inmovimeno,come si discrimina il segnale-doppler proveniente dal terreno,rispetto a quello dal bersaglio?

Sui lanci, nel topic ddicato al Blackbird si fa cenno a "migliaia" di lanci effettuati,e se non erro anche in tempi recenti,quando il VympelR-33 era già in servizio.

Edited by Simone

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La tecnologia richiesta era alla portata di diversi paesi, Russia compresa. La prova risiede proprio nelle capacità del radar Zaslon a scansione elettronica. E l’R-33 era già dotato di processore digitale. Che il missile fosse in grado di attaccare bersagli a quota inferiore è stato confermato dalle registrazioni di un satellite spia americano nel 1978.

 

Il fatto che il ricevitore sul missile sia anch’esso in movimento non rende il problema insolubile. Perché il terreno rimane fisso, rispetto al missile e al suo bersaglio. Le variazioni di fase ed ampiezza dei segnali ricevuti (costanti in caso di bersaglio fisso) permettono di risolvere eventuali “ambiguità”. Naturalmente restano delle zone d’ombra. Determinate combinazioni di quota, rotta e velocità del bersaglio possono provocare lo sganciamento. Ma un radar a scansione elettronica è meno soggetto a problemi di questo tipo.

 

http://www.alphalpha.org/radar/intro_i.htm...fetto%20Doppler

 

A proposito del Blackbird: occorre chiarire una cosa. Quando si parla di migliaia di lanci di missili contro gli SR-71, si dice una inesattezza. In realtà vi sono state migliaia di “segnalazioni” di “aggancio” dai sensori RWR. I Blackbird sono stati agganciati moltissime volte ma non sempre ne è seguito il lancio di un missile. I lanci reali sono stati sicuramente centinaia, non sempre però l’equipaggio ha potuto verificare visivamente o elettronicamente la presenza del missile in volo. E il fatto che l’R-33 fosse operativo non implica che sia stato lanciato contro gli SR-71. Non vi era alcun motivo per farlo. I lanci reali di missili contro i Blackbird sono avvenuti solo in occasione di guerre e sconfinamenti. E con l’arrivo dei MiG-31 gli Stati Uniti hanno evitato accuratamente di inviare velivoli troppo vicino al confine. Gli SR-71 non avevano comunque bisogno di sconfinare per osservare in profondità il territorio sovietico.

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