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"Vendola vuol cacciare il pm che indaga su Bari"

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Dal link http://www.libero-news.it/pills/view/17852

 

riporto:

 

 

Vendola vuol cacciare il pm

che indaga su Bari

 

08/08/2009

 

La sinistra non ci sta ad essere indagata. E reagisce. Lo fa lanciando un messaggio pubblico, ma cifrato. Come un “pizzino”: solo mittente e destinatario dovrebbero comprendere fino in fondo il significato di alcune frecciatine. E invece, la lettera aperta che ieri il governatore pugliese Nichi Vendola ha indirizzato al pubblico ministero Desirée Digeronimo è fin troppo chiara. Con il vantaggio che “dice senza dire”.

L’esordio è un tentativo di ricostruire l’immagine che santo Nichi si è costruito negli anni: «L’amore per la verità non mi consente più di tacere. Ho l’impressione di assistere ad un paradossale capovolgimento logico per il quale i briganti prendono il posto dei galantuomini e viceversa». Poi, terminata l’autocelebrazione, in cui ricorda il riconoscimento delle proprie virtù fatto da Panorama e ripreso da L’Espresso, introduce la questione sulla presunta corruzione della sanità pugliese. «La sua indagine dottoressa Digeronimo», incalza Vendola, «sta diventando, suo malgrado, lo strumento di una campagna politica e mediatica che mira a colpire la mia persona pur non essendo io accusato di nulla». Poco conta che più d’uno dei suoi collaboratori sia stato indagato, oltretutto in diversi filoni e da diversi magistrati (il pm Giuseppe Scelsi ha inscritto nel registro il vice di Vendola, Sandro Frisullo, per lo scandalo delle escort, mentre la Digeronimo sta indagando sull’ex assessore alla Sanità Alberto Tedesco). Eppure, il presidente della giunta regionale prosegue e attacca: «Ho evitato, in queste settimane, di reagire alla girandola di anomalie con le quali si coltiva un’inchiesta la cui efficacia si può misurare esclusivamente sui Tg».

 

E via, parte con le quattro anomalie. «La prima», inizia ad elencare nella lettera, «è che lei non abbia sentito il dovere di astenersi, per la ovvia e nota considerazione che la sua rete di amici e parenti le impedisce di svolgere con obiettività questa specifica inchiesta». Il riferimento, tra le righe, è all’ex marito della Digeronimo, che se si volesse fare un elenco di ex bisognerebbe aggiungere che è anche ex politico. Da molti anni, infatti, Enrico Balducci non si occupa più di consiglio regionale. Nel ’90 scese in campo con i Verdi, nel ’95 fece parte dell’esperimento Verdi di destra poi confluiti in An. Ma dal 2005 è completamente estraneo all’ambiente dei palazzi. E poi, soprattutto, è separato dalla moglie da più di 10 anni. Chissà, tra l’altro, che non ci sia anche un riferimento ad una delle più care amiche del pm, la sorella di Vendola. Ma questo, forse, dovrebbe essere un punto a favore del governatore.

 

Punto due. «La seconda anomalia riguarda l’aver trattenuto sotto la competenza della Procura Antimafia una mole di carte che hanno attinenza con eventuali profili di illiceità nella Pubblica Amministrazione». Vendola forse non è dunque informato che ai suoi è stata contestata anche l’aggravante dell’associazione mafiosa. Oppure, ma sarebbe più grave, pensa di essere più competente di un pm nell’ipotizzare un reato.

 

La terza anomalia «riguarda l’acquisizione di atti che costituiscono il processo di gestazione di alcune leggi, come se le leggi fossero sindacabili dall’autorità inquirente». Dunque, al contrario del punto due, qui Vendola richiama ognuno alle proprie competenze. Sarebbe giusto, se non fosse che la lotta della sinistra per modificare la legge nazionale sulle farmacie ha fatto sospettare agli inquirenti che alla base potesse esserci un giro di tangenti. Tutto da dimostrare, per carità, ma se non si acquisiscono le carte non si può capire se sia stato varcato o meno il confine della legalità.

 

In conclusione «la quarta riguarda la incredibile e permanente spettacolarizzazione dell’inchiesta». Ma il mese scorso, quando l’occhio di bue della giustizia era puntato su Silvio Berlusconi, nessuno aveva detto niente. Vendola incluso.

 

Stilettata finale: «Il polverone si è mangiato i fatti: quelli legati al cosiddetto sistema Tarantini. E nella festosa scena abitata da questo imprenditore io, a differenza persino di alcuni magistrati, non ho mai messo piede». Insinuando chissà che cosa e divagando, visto che quella è un’altra inchiesta. Comunque la Digeronimo non ha mai fatto mistero di aver partecipato a qualche party dove erano presenti i coniugi Tarantini.

 

Roberta Catania

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sta bon che avrebbe parlato di questione morale Vendola, l'unico dopo Berlinguer (parole sue) , almeno tacesse

Modificato da Leviathan

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Dal link http://www.loccidentale.it/articolo/letter...+puglia.0076641

 

riporto:

 

 

Lettera di un impuro garantista al puro governatore della Puglia Nichi Vendola

 

di Gaetano Quagliariello

 

10 Agosto 2009

 

 

Gentile Presidente,

di fronte alla lettera che lei ha deciso d’inviare al Pubblico Ministero della Dda di Bari Desirè Digeronimo, un garantista prima rabbrividisce, ma poi non riesce a trattenere un moto d’intima soddisfazione.

 

Rabbrividisce perché al “proprio giudice” può scrivere George Simenon, in forma letteraria. Può rivolgersi Paolo Cirino Pomicino, quando credendosi prossimo alla fine convocò Di Pietro al proprio capezzale, in forma intima. Non può indirizzarsi un politico in servizio permanente effettivo e nel pieno delle proprie funzioni che abbia la minima cognizione della divisione dei poteri e di cosa essa comporti.

Tale divisione impedisce infatti un approccio pubblico diretto. Ciò non significa che ogni decisione della magistratura debba essere accettata con rassegnazione. La si può criticare e persino smontare. Ma quel che non è consentito neppure ai puri, signor Presidente, è ammiccare, oscuramente insinuare, alludere. Se sa qualcosa parli, in modo che l’opinione pubblica possa giudicare sulla base di fatti. Ma, la prego, non faccia riferimento a “reti di amici e parenti” o a magistrati “rei” di aver preso parte a delle feste, dicendo e non dicendo. Questo linguaggio, le assicuro, non si addice ai puri e nemmeno ai politici, soprattutto se gravati da responsabilità istituzionali. E, infine, non si stracci le vesti se l'acquisizione degli atti possa riguardare anche la gestazione di alcune leggi presso la sua giunta. Quelle leggi, infatti, vanno rispettate in quanto tali e nessun magistrato può minarne la validità (come è bello vedervi riscoprire il primato della politica e temere di fronte al rischio che l’attività giudiziaria ne invada il campo!). Ma scoprire se il legislatore abbia agito in coscienza e spinto da legittimo interesse, ovvero sia stato motivato da pressioni illecite, questo – sia consentito dirlo a uno assai meno puro di lei - può e deve essere compito del magistrato, soprattutto se l’ipotesi è suffragata da indizi.

 

E’ l’ultima parte della sua lettera, però, che dalla disapprovazione porta il garantista ad assaporare uno stato di intima soddisfazione. E' quando parla degli effetti della “incredibile e permanente spettacolarizzazione dell’inchiesta”. E’ quando, al quarto punto, si riferisce a quel circolo mediatico giudiziario per il quale il risultato degli accertamenti perde di significato, in quanto il vero effetto politico, di condanna, lo si riceve dalla spettacolarizzazione delle indagini compiuta dai mass media indipendentemente dalla propria posizione, dall’esito dell'eventuale processo, dal giudizio finale.

Vorrei assicurarle, signor Presidente, che questa sorte negli ultimi quindici anni non è toccata solo a Lei. Vi sono decine e decine di uomini politici che hanno affrontato il disonore, l’ingiustizia e a volte il carcere, per poi vedersi assolti da ogni colpa. Quando nei confronti del suo avversario e predecessore, l’onorevole Raffaele Fitto, sono emersi chiaramente i tratti del fumus persecutionis, egli ha protestato, si è difeso a viso aperto ricevendo l'applauso bipartisan del Parlamento, ha scontato - nel migliore dei casi - anche il suo assordante silenzio, signor presidente. Ma non per questo ha mostrato la presunzione fatale che lei oggi ostenta.

 

Perché questo è il vero punto in questione. Da quel che lei denuncia - legittimamente dal suo punto di vista - non ci si difende dividendo il mondo in buoni o cattivi, insultando Totò Cuffaro o auto-attribuendosi patenti di purezza. E’ questa cultura che anche lei ha alimentato che ora le si rivolta contro. Perché la tutela che lei invoca per sé deve valere per tutti, fino a quando una verità giudiziaria (e anche in quanto tale comunque imperfetta) non venga accertata.

 

Lei cita a dimostrazione della diversità della sua posizione il fatto di non essere indagato. Non è un elemento decisivo. Dovrebbe saperlo meglio di me: in una imputazione può incorrere qualsiasi politico che si trovi a gestire la cosa pubblica, e che non per questo deve essere crocifisso e passare dal banco degli accusati a quello dei colpevoli. Vede, signor Presidente, sarebbe stato più nobile e puro, anche se assai più difficile, se quelle garanzie che invoca per sé le avesse richieste per il suo ex assessore Alberto Tedesco, che Lei prima ha politicamente difeso, sbagliando, e gridando al “sabotaggio” di fronte alle critiche dell’opposizione, e di cui poi si è sbarazzato alle prime avvisaglie giudiziarie, scaricando indebitamente sulla presunta “questione morale” un fallimento politico che è anche suo.

 

Ne può stare certo: io, così come tutti i garantisti del centrodestra, è sempre su questo piano politico che continuerò ad attaccarla. Ma lei, se vorrà sortire qualche effetto, piuttosto che scrivere indebitamente al pm Digeronimo, racconti la sua storia alle orde dei suoi colleghi giustizialisti. Quelli che ogni giorno, dall'alto di una presunta purezza, gettano discredito sui loro avversari politici in quantità, le assicuro, ben maggiori di quelle che lei ha ricevuto addosso. Perché solo se un po’ di cultura garantista entrerà nel dna delle nostre istituzioni e nelle ragioni di condivisa legittimità della nostra vita pubblica, vi potrà essere salvezza per i puri, per i presunti puri e anche per i meno puri, che non per questo meritano la gogna.

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Vendola meriterebbe la solidarietà di tutti i politici, perchè ci sono membri delle forze di indagine che contro la SCU fanno poco e niente, contro le associazioni antimafia invece fanno di tutto. Prima toccavva al centrodestra in Puglia, ora tocca ad un politico che ha gusti personali discutibilissimi, ma che è malvisto dalla SCU pugliese, e che-viso che l'arma principale delleMafie nel Sud è il fango- si vede parecchio coperto di fango...

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Quando nei confronti del suo avversario e predecessore, l’onorevole Raffaele Fitto, sono emersi chiaramente i tratti del fumus persecutionis, egli ha protestato, si è difeso a viso aperto ricevendo l'applauso bipartisan del Parlamento, ha scontato - nel migliore dei casi - anche il suo assordante silenzio, signor presidente. Ma non per questo ha mostrato la presunzione fatale che lei oggi ostenta.

 

A parte che pubblicare questi articoli e' come pubblicare Travaglio o i corsivi dell'Unità :rotfl::rotfl::rotfl:

 

c'e' un piccolo particolare che differenzia Fitto e Vendola (che il buon Quagliarello evita di dire, ovviamente - visto che tira l'acqua al proprio mulino): Vendola NON e' direttamente indagato in questa indagine, e questo intervento (ove lui paventa atteggiamenti 'di parte' visto che il marito del magistrato e' un esponente di Forza Italia) a suo dire (suo, ripeto) serve a fare luce su un eventuale atteggiamento a suo dire (lo ripeto) non equidistante o parziale.

 

parole sue, di cui si assume la responsabilità. Io me ne sarei stato zitto, tanto per dire.

 

Fitto, e' indagato per :

-corruzione, falso e finanziamento illecito ai partiti, con tanto di richiesta di arresto e sequestro, confermato dalla cassazione, di 500.000 euro versati dal potenziale corruttore alla sua lista elettorale;

- rinviato a giudizio per turbativa d'asta e interesse privato.

 

Peraltro, lo stesso Fitto denunciò i giudici pugliesi, denuncia che fu rimessa dal CSM.

 

- si fa inoltre riferimento a Fitto (per il periodo in cui e' stato presidente della regione, anche per il 'Barigate' e per collegamenti a Tarantini.

 

Concludiamo?

uno e' un non indagato, che scrive una lettera aperta ad un magistrato che non lo sta indagando personalmente (denotando, a mio avviso, una notevole mancanza di stile), invitandolo a non si sa bene cosa, ma facendo notare che e' sposata con uno di F.I.;

l'altro e' un pluri indagato e rinviato a giudizio, che denunciò, e non scrisse, ai giudici che lo stavano indagando.

 

Ma per voi, e' uguale?

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madmike io le accuse ai magistrati da parte di persone scoperte con le mani nella marmellata non le reggo.

Vendola non è indagato, ma fatto sta che ha dovuto riazzerrare la giunta caduta sotto avvisi di garanzia...

 

E fin qui si può stare, ma che arrivi a sparare a zero su un magistrato no, il centro sinistra non può essere la brutta copia del centro destra che è già la brutta copia del pentapartito pre- tangentopoli

 

La notizia, intesa come fatto sorprendente, tipo uomo che morde cane, è la lettera aperta di Nichi Vendola, governatore della Puglia e segretario di Sinistra e Libertà, a uno dei pm antimafia di Bari che indagano sulla sua vecchia giunta, Desirèe Digeronimo. Farà piacere agli elettori della cosiddetta “sinistra radicale” sapere che il loro leader definisce un’indagine giudiziaria “strumento di una campagna politica e mediatica che mira a colpirmi”, a “costruire scientificamente la mia morte”, in cui “i briganti prendono il posto dei galantuomini”. Dopodichè pretende di scegliersi il pm che più gli aggrada, intimando alla Digeronimo di “astenersi per la ovvia e nota considerazione che la sua rete di amici e parenti le impedisce di svolgere con obiettività l’inchiesta”. Le insegna il mestiere, invitandola a spogliarsi di “una mole di carte trattenute dalla Procura antimafia” mentre avrebbero “attinenza con eventuali profili di illiceità nella Pubblica Amministrazione”. La accusa di aver acquisito “atti che costituiscono il processo di gestazione di alcune leggi, come se le leggi fossero sindacabili dall’autorità inquirente”. E conclude brillantemente con un ultimo copia-incolla del prontuario berlusconiano anti-giudici: “polverone”, “spettacolarizzazione delle indagini”. Mancano solo il “giustizialismo” e la “giustizia a orologeria”, e poi pare di sentir parlare un Berlusconi, un Ghedini o un Bondi qualsiasi. Il tutto dalle labbra di Nichi Vendola, già icona dell’antimafia “de sinistra”, già paladino della legalità e della questione morale, già animatore degli incontri di “Libera” con don Ciotti e col fior fiore della magistratura più impegnata. E’ bastato che i magistrati cominciassero a ronzare nei suoi paraggi, e il compagno Nichi è diventato come tutti gli altri politici. Un Berlusconi Rosso. Che non ce l’ha, beninteso, con la magistratura in generale né con tutti i magistrati: solo, bontà sua, con quelli che si occupano di lui o dei suoi amici. Proprio come il Cavaliere, il quale non s’è mai permesso di prendersela con i pm di Vipiteno o di Peretola: ma solo con quelli di Milano, Palermo, Napoli e via via delle altre procure che s’imbattono nei reati suoi e della sua corte.

 

Naturalmente la pm Digeronimo, iscritta a Magistratura democratica (la corrente che Berlusconi considera popolata di “toghe rosse”…) non ha il dono dell’infallibilità: può darsi che abbia commesso errori, e perfino abusi. Nel qual caso, a un potente come il governatore di Puglia, non mancano le sedi a cui rivolgersi: il Csm (ultimamente molto sensibile alle lagnanze dei politici contro i magistrati che indagano “troppo”), i vertici della Procura di Bari, il Gip, il Riesame, l’Appello, la Cassazione e così via. Il fatto è che di questi abusi e/o errori, nella sua incredibile lettera aperta al “suo” pm, non c’è traccia. La competenza del pool antimafia o di quello specializzato nei reati contro la Pubblica amministrazione la decide il procuratore capo, non l’amico degli indagati. Le indagini sulle leggi regionali non violano affatto l’insindacabilità - prevista dalla Costituzione - dei “voti dati” nelle assemblee elettive: se uno, per dire, si vende una legge in cambio di tangenti, è un corrotto e deve finire in galera. Ciò che viene punito non è l’aver votato una legge, ma l’aver ricevuto qualcosa in cambio. Le leggi, tanto per essere chiari, si fanno gratis, non a pagamento. Quanto alla “spettacolarizzazione dell’inchiesta”, non si capisce di che parli questo signore: non risultano interviste della pm incriminata, risulta invece che la sua indagine sia stata doverosamente seguita da alcuni mass media, visto che riguarda un vorticoso malaffare intorno alla giunta Vendola. Ma questa si chiama informazione, non spettacolarizzazione. Quanto, infine, alla “rete di amici e parenti” che dovrebbe indurla a sloggiare, Vendola avrebbe il dovere di fare nomi e cognomi, anziché alludere con linguaggio obliquo: finora si sa che la Digeronimo era sposata con un imprenditore poi finito in politica col centrodestra, da cui però è separato da 8 anni, e che fra i suoi amici c’è la sorella di Vendola, Patrizia. Tutto qui o c’è dell’altro?

 

Se non ci fosse dell’altro, verrebbe da dubitare della sanità mentale di un leader che in un sol giorno, con una sola lettera di nessuna utilità per lui e per la sua parte politica, ha buttato alle ortiche un patrimonio di credibilità conquistato in vent’anni di battaglie anche nobili. Ha gettato nella costernazione milioni di elettori che l’avevano votato proprio perché si illudevano di una sua “diversità” dal resto della casta politicante. E ha fornito il destro a gente come Fitto e Gasparri di rinfacciargli, rispettivamente, “un atto arrogante e intimidatorio” (parola di uno che ha fatto sguinzagliare gli ispettori di Alfano contro i magistrati che lo stanno processando) e “un linguaggio mafioso” (senti chi parla). Intanto ha seguitato a non rispondere alle questioni politiche (quelle penali si vedranno) grosse come una casa che hanno dato via allo scandalo della Sanità pugliese: il suo assessore dimissionario Alberto Tedesco, di cui opposizioni e Idv denunciavano da anni i conflitti d’interessi famigliari, sempre difeso da Vendola finchè fu inquisito per corruzione e dunque prontamente promosso senatore dal Pd; e i rapporti di alcuni compagni di partito del governatore con dei personaggi finiti sott'inchiesta dopo che un giornalista coraggioso Alessio Dipalo era stato minacciato e picchiato. Il mese scorso Nichi sembrava aver compreso la portata dello scandalo, infatti aveva azzerato l’intera sua giunta, rifacendola tutta nuova. Tutta, tranne un elemento: se stesso. Squadra che perde si cambia, fuorchè l’allenatore-presidente che l’ha scelta. Comodo battere il "mea culpa" sul petto degli altri.

 

http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/

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Madmike, magari, se credi, chiariscimi questa storia del marito del magistrato che sarebbe un esponente di Forza Italia (un link qualsiasi, anche di Travaglio!!! :asd::asd::asd: ); io, dal post n° 1 della presente discussione so che: " ... Il riferimento, tra le righe, è all'ex marito della Digeronimo, che se si volesse fare un elenco di ex bisognerebbe aggiungere che è anche ex politico. Da molti anni, infatti, Enrico Balducci non si occupa più di consiglio regionale. Nel '90 scese in campo con i Verdi, nel '95 fece parte dell'esperimento Verdi di destra poi confluiti in An. Ma dal 2005 è completamente estraneo all'ambiente dei palazzi. E poi, soprattutto, è separato dalla moglie da più di 10 anni. ... ".

 

 

Vediamo, poi, se questo link http://www.ilriformista.it/stories/Italia/78498/ ti va bene (sempre che debba essere autorizzato da te o da altri, nella scelta degli articoli da inserire nei miei post!!! :rolleyes:)!!!

 

 

Riporto:

 

Le mille guerre nella sinistra pugliese

di Peppino Caldarola

 

Il governatore e la pm. Dietro l'accusa di Vendola alla Digeronimo, pare celarsi uno scontro che si apre negli stessi ambienti.

 

La guerra fra Nichi Vendola e Desirè Digeronimo, pm di Bari, è solo la più eclatante delle guerre pugliesi. Il magistrato ha messo sotto accusa tutti i partiti del centro-sinistra e lo stesso governatore, che tuttavia non ha ricevuto alcun avviso di garanzia.

 

 

Nichi protesta la propria innocenza e accusa il pm di avere relazioni personali che ne fanno un magistrato di parte. L'accusa di Vendola è estemporanea. Infatti il governatore, ai primi segnali dell'inchiesta giudiziaria, ha chiesto le dimissioni di uno degli inquisititi, il neo senatore Alberto Tedesco, e ha azzerato la sua giunta facendo fuori l'uomo forte del Pd, l'assessore Sandro Frisullo. Molti hanno interpretato questa scelta come una specie di autogol di chi in pratica accetta l'impostazione accusatoria dei pm.

Vendola e Digeronimo hanno molti tratti in comune. Scrive il Corriere della sera che il pm è amica della sorella del governatore, Patrizia, e fa parte della corrente di sinistra di Magistratura democratica non lontana dalle posizioni del governatore. Vendola è a capo di una giunta ormai allo sbando sia per le ragioni giudiziarie sia perché d'improvviso, dopo la scissione di Rifondazione, il governatore si trova senza un partito di riferimento. Sembrerebbe una lite in famiglia, uno scontro che si apre all'interno degli stessi ambienti. La linea di confine fra il pm e il magistrato è molto sottile e la lettera di Vendola conferma l'impressione di un'amicizia che si è rotta. Per tanti aspetti è una classica storia meridionale.

Chi conosce l'ambiente è riuscito a decrittare l'accusa di Vendola al pm. Nichi fa riferimento a relazioni familiari e amicali della Digeronimo e probabilmente si riferisce non solo all'ex marito della pm che è un esponente della destra ma anche a un personaggio centrale di uno dei filoni dell'inchiesta sanitaria barese, la manager Asl Lea Cosentino che è inquisita oltre che grande amica della magistrato. Se non fosse una lite in famiglia Vendola avrebbe avuto davanti a sé la via maestra di un esposto al Consiglio superiore della magistratura per costringere il Csm ad esautorare la Digeronimo. Invece ha scelto lo strumento eccentrico della lettera aperta per reagire alla propria destabilizzazione destabilizzando il pm che ha, a questo punto, chiesto aiuto al Csm.

 

Con Vendola si è schierato il sindaco di Bari, Michele Emiliano, predecessore alla Dda della Digeronimo, che ha svolto un vero e proprio atto d'accusa contro le inchieste baresi. L'ingresso nella partita di Michele Emiliano apre anche l'altro fronte pugliese, quello tutto politico. Nel Pd si è aperto uno scontro molto duro, che abbiamo già raccontato sul Riformista fra Emiliano e D'Alema. L'ex premier considera conclusa la stagione politica dell'ex sindaco a cui chiede di dedicarsi solo all'attività amministrativa lasciando la guida regionale del Pd. Emiliano non è d'accordo. Per qualche giorno ha sperato di diventare il candidato unitario di Franceschini e di Ignazio Marino per spingere D'Alema alla resa. La partita però si è complicata. Emissari dalemiani hanno cercato di convincere Franceschini a non cedere alle lusinghe di Emiliano e si sono spinti fino a promettere una singolare "pax pugliese" in cui i seguaci dell'ex premier avrebbero potuto appoggiare il candidato franceschiniano, Minervini. Fallito questo tentativo, lo scontro è diventato diretto. Emiliano ha scelto di presentarsi come candidato al di sopra delle mozioni mentre i dalemiani hanno presentato un uomo nuovo, Sergio Blasi, sindaco di Melpignano, inventore del Festival della Taranta e uomo di grandi capacità comunicative.

 

Uno dei possibili fronti della guerra interna alla sinistra e in particolare al Pd è proprio la ricandidatura di Nichi Vendola. Il governatore gode ancora di ampi consensi ma non ha più una forza politica alle spalle. I dalemiani che si erano schierati per la riconferma sono in questo momento attraversati da molti dubbi. Nella conferenza stampa in cui si sono presentati i candidati alla segreteria regionale, Michele Emiliano ha cercato di spingere Sergio Blasi ad una dichiarazione di principio a favore di Vendola non riuscendo ad ottenerla. Sullo sfondo c'è la relazione speciale che si sta intessendo in Puglia fra il mondo dalemiano e l'Udc di Casini. Non sono pochi a prevedere che un'alleanza fra Pd e Casini con la candidatura di Adriana Poli Bortone, ex sindaca di Lecce in quota An e ora a capo di un movimento meridionalista, potrebbe rappresentare l'unica possibilità per impedire il ritorno al potere di Raffaele Fitto con un suo candidato. Nichi Vendola teme molto il combinarsi delle inchieste con la crisi della sua leadership e ha scelto l'attacco diretto alla Digeronimo nel tentativo di disinnescare almeno una delle mine che sono state messe sul suo cammino. Finora è rimasto solo. Lo ha difeso Michele Emiliano che molti vedono, però, come suo concorrente alla guida del centro-sinistra nelle prossime regionali.

 

lunedì, 10 agosto 2009

Modificato da picpus

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lev:sarebbe il caso di distingure tra responsabilità politica e penale , se i tuoi uomini sono corrotti ,ma non ci sono prove che lo sia anche tu , al massimo sei un pessimo politico non un complice . detto questo vendola le dimissini diveva presentarle dopo la caduta della prima giunta.

 

picus vendola non ha chiesto di cacciare il giudice , questo non è in suo potere , ha fatto invece appello al giudice perchè si chieda ,in propria coscienza ,se non ci siano motivi per lasciare ad altri l' incarico .

 

non è una caduta di stile é un diritto del cittadino quello di ottenere un giudice il più IMPARZIALE possibile

 

tra l'altro se fosse stato imputato vendola potrebbe chiedere e probabilmente ottenere la rimessione del processo

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Picpus mi sembri un po nervoso... :rotfl:

 

la battuta, sottolineata da tre faccine, era riferita ovviamente alla provenienza dell'articolo, di giornalista chiaramente schierato da una parte (come quelli citati) che scrive cose totalmente di parte. Francamente, non un fatto, di cui poter discutere, ma una opinione.

 

Per quanto riguarda il mio 'giudizio' sulla lettera di Vendola, direi che possiamo estrapolare questo dal post:

 

parole sue, di cui si assume la responsabilità. Io me ne sarei stato zitto, tanto per dire.

 

denotando, a mio avviso, una notevole mancanza di stile

 

direi che quello che penso della lettera, e' abbastanza chiaro.

 

Solo che io sono un colpevolista (o giustizialista, che adesso va più di moda) verso tutti, e quindi non penso nemmeno di difendere tutti costoro, salvo fare rilevare FATTI (non opinioni) per cui una cosa e' fare una lettera piuttosto improvvida e anche un po stupida, come ha fatto Vendola, una cosa e' essere accusati di reati anche piuttosto pesanti.

 

Mettere tutti sulle stesso piano, al grido di 'Tutti uguali! tutti uguali!' che era lo stesso grido Craxiano, proprio no.

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...

picus vendola non ha chiesto di cacciare il giudice , questo non è in suo potere ...

Il titolo del topic è tra virgolette, perché è il titolo dell'articolo riportato nel primo post.

 

 

 

... una cosa e' essere accusati di reati anche piuttosto pesanti. ...

Chi lo ha fatto?! Nè io, né l'autore dell'articolo!!! O mi sbaglio?!

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Mi riferivo al paragone a Fitto nell'articolo (e' lui quello accusato di reati pesanti).

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