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La strategia della tensione


Dominus

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Ospite intruder

L'industriale che votava PCI in sede nazionale, SE lo faceva (nessuno andava a indagare dentro la cabina elettorale), era come forma di protesta con le dita incrociate nella speranza che il PCI non vincesse le elezioni. Qualcuno prendeva pure la tessera, ma solo per fare buoni affari in URSS o Iugoslavia, non certo perché gli piacessero la false e il martello.

 

Sugli anni di piombo (odio "strategia della tensione", mi ricorda sempre quel trombone di Paolo Emilio Taviani, ogni volta che apriva bocca giù con la strategia della tensione, credetemi, ho la naussea solo a sentire quelle parole), si potrebbe dire tutto e il contrario di tutto, troppe cose non sono chiare e nessuno ha interesse a renderle tali. Sicuramente aveva più interesse Mosca di Washington a destabilizzare l'Italia o, quanto meno, a tenerla sotto pressione. Rimane il fatto che i terroristi, sia rossi che neri, dovevano avere agganci e coperture, che fossero istituzioni deviate o individuali simpatizzanti piazzati al posto giusto, non lo si è mai chiarito, e forse non lo si è voluto. E temo che non lo si vorrà ancora per lunghi anni (dobbiamo ancora avere qualche rivelazione sulla Guerra Civile, figuriamoci il terrorismo).

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da buon romagnolo confermo le parole di midmike conoscevo anche industriali con la tessera PCI, inoltre i francesi stavano apertamente con il blocco occidentale e in nessun caso sarebbero stati attaccati ( i francesotti hanno abbastanza nuke da sconsigliarlo vivamente).

Se l'Italia votata democraticamente e liberamente a maggioranza il PCI poteva succedere come in Grecia, senza troppe ipocrisie.

Hanno, oggi!!!

 

Il primo esperimento nucleare francese fu nel 1960; la Francia lasciò la Nato nel 1966.

 

Non ritengo che, a quel momento, cioé nel 1966, gli Stati Uniti potessero temere l'appena nata "Force de Frappe" francese.

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Non ritengo che, a quel momento, cioé nel 1966, gli Stati Uniti potessero temere l'appena nata "Force de Frappe" francese.

 

Qualsiasi paese dotato di armi nucleari si teme Picpus, compreso il Pakistan. Non lo scordare ;)

 

Comunque il paragone con De Gaulle non calza proprio, non mi pare si possa definire "comunista". Quanto alla politica di neutralità, devi essere in grado di sostenerla come fanno Svezia e Svizzera con importanti FFAA in grado di farla pagare carissima ad un eventuale invasore, oltre ovviamente ad una certa autosufficienza economica. Non mi pare proprio sia questo il caso dell'Italia; cavolo una sola armata corazzata sovietica e Gorizia era bella che perduta, e con lei tutto il Nord Italia. Questo Berlinguer lo sapeva benissimo, da qui la famosa intervista.

 

Era la base del PCI a non essere pronta a definirsi socialdemocratica, non la dirigenza che ben prima dell'89 avrebbe eliminato falce e martello se avesse potuto.

 

Siamo italiani, e il fanatismo è una caratteristica che proprio non ci appartiene. Pensate forse che Berlinguer non si rendeva conto del disastro che una economia comunista avrebbe provocato in Italia? Nel '48 è diverso, nessuno poteva sapere quale fosse il modello migliore, l'URSS usciva da una guerra civile e due guerre mondiali, ma 30 anni dopo chi aveva lucidità per capirlo se ne rendeva conto benissimo. Il problema, ripeto, era la base.

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Qualsiasi paese dotato di armi nucleari si teme Picpus, compreso il Pakistan. Non lo scordare ;)

 

Comunque il paragone con De Gaulle non calza proprio, non mi pare si possa definire "comunista". Quanto alla politica di neutralità, devi essere in grado di sostenerla come fanno Svezia e Svizzera con importanti FFAA in grado di farla pagare carissima ad un eventuale invasore, oltre ovviamente ad una certa autosufficienza economica. Non mi pare proprio sia questo il caso dell'Italia; cavolo una sola armata corazzata sovietica e Gorizia era bella che perduta, e con lei tutto il Nord Italia. Questo Berlinguer lo sapeva benissimo, da qui la famosa intervista.

 

Era la base del PCI a non essere pronta a definirsi socialdemocratica, non la dirigenza che ben prima dell'89 avrebbe eliminato falce e martello se avesse potuto.

 

Siamo italiani, e il fanatismo è una caratteristica che proprio non ci appartiene. Pensate forse che Berlinguer non si rendeva conto del disastro che una economia comunista avrebbe provocato in Italia? Nel '48 è diverso, nessuno poteva sapere quale fosse il modello migliore, l'URSS usciva da una guerra civile e due guerre mondiali, ma 30 anni dopo chi aveva lucidità per capirlo se ne rendeva conto benissimo. Il problema, ripeto, era la base.

E tu pensi che, proprio io, avrei in firma due citazioni di Charles de Gaulle, se l'avessi ritenuto "comunista"?

 

Io, nel rispondere a chi affermava che se l'Italia avesse aderito al Patto di Varsavia, gli USA avrebbero attaccato militarmente l'Italia, precisavo:

 

1) che per fare cosa gradita a Mosca (e quindi la soglia di Gorizia non aveva alcun motivo per temere di essere varcata), non era necessario aderire al Patto di Varsavia, bensì, più semplicemente, lasciare la Nato ed adottare una politica di neutralità, diciamo "disarmata", come quella seguita a quel tempo dalll'Austria e dalla Finlandia, ben diversa da quella della Svezia e della Svizzera (paesi da me, infatti, di proposito, non citati).

 

2) in tale eventualità, cioè in caso di abbandono della Nato, l'Italia, anche con un leader comunista al potere, democraticamente conquistato, comunque, a mio parere, non sarebbe stata attaccata militarmente dagli USA, come non lo fu la Francia, anche se la stessa aveva al potere De Gaulle e non un comunista.

Modificato da picpus
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Eh Picpus, il problema e' che la tua parte finale del discorso e' esattamente quella che conta: se la DC avesse deciso di uscire dalla Nato, oltre a qualche mal di pancia ci sarebbero state poche conseguenze, diverso se l'avesse fatto un PCI, e credo che tu possa concordare....

 

Comunque siamo clamorosamente OT quindi io mi ritiro..

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Ospite intruder
1) Era la base del PCI a non essere pronta a definirsi socialdemocratica, non la dirigenza che ben prima dell'89 avrebbe eliminato falce e martello se avesse potuto.

 

2) Siamo italiani, e il fanatismo è una caratteristica che proprio non ci appartiene.

 

3) Pensate forse che Berlinguer non si rendeva conto del disastro che una economia comunista avrebbe provocato in Italia?

 

4) Nel '48 è diverso, nessuno poteva sapere quale fosse il modello migliore, l'URSS usciva da una guerra civile e due guerre mondiali, ma 30 anni dopo chi aveva lucidità per capirlo se ne rendeva conto benissimo.

 

5) Il problema, ripeto, era la base.

 

 

Sono una serie di affermazioni in contrasto fra loro.

 

1) La base del PCI, almeno quella che ho conosciuto io negli anni 60 e 70 in Emilia, era stalinista.

 

2) Salvo il calcio, salvo la base politica comunista di allora e quella berlusconiana di oggi.

 

3) Lui magari sì, ma era comunque prigioniero di un sistema che non gli avrebbe permesso grossi margini di manovra. Suvvia, ma credete veramente che se avesse vinto le elezioni certi arnesi come Cossutta lo avrebbero lasciato libero di agire come credeva? Soprattutto credete che la base operaia e contadina di allora, stalinista, lo avrebbe permesso?

 

4) Chi aveva occhi per vedere vedeva. Allora come oggi.

 

5) Certo che lo era.

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L'industriale che votava PCI in sede nazionale, SE lo faceva (nessuno andava a indagare dentro la cabina elettorale), era come forma di protesta con le dita incrociate nella speranza che il PCI non vincesse le elezioni. Qualcuno prendeva pure la tessera, ma solo per fare buoni affari in URSS o Iugoslavia, non certo perché gli piacessero la false e il martello.

mi raccontavano in un altro forum che negli anni 80 l'unione sovietica per le ditte italiane era diventata una specie di ElDorado, in quanto andavano spesso a lavorare nei loro territori.

Confermi?

 

Poi mi dicono anche che i lavoratori italiani che stazionavano là potevano andare dove li pareva senza sorveglianza e che molti si fecero anche una doppia famiglia laggiù.

Puoi confermare anche questo? te lo chiedo perché so che sei stato là diverse volte

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Ospite intruder

Quella delle industrie italiane in URSS è un po' il paradigma del padronato italiano, della sua concezione di imprenditoria: aprivano le fabbriche laggiù, sfruttando la manopdera qualificata ma sottopagata locale, il costo degli impianti era sostenuto dai contribuenti italiani che non rivedevano più i loro soldi benché Mosca ripagasse il debito contratto col governo italiano su base ventiquennale (pagava, bisogna essere onesti, anche se con la vendita di materie prime spesso estratte dagli schiavi del GULag). Tutti felici e contenti: i vari Agnelli et similia, che facevano ancora più soldi per pagarsi barche, amanti e cocaina, il governo italiano e il PCI che facevano soldi e acquisivano crediti politici con quelle operazioni, il governo sovietico che creava posti di lavoro e acquisiva tecnologie delle quali non disponeva se non in forma grezza...

 

Tieni presente che io ho sempre frequentato un circolo "differenziato": andavo in URSS (a partire dal 1979) per ragioni di lavoro, non di turismo, e quindi mi venivano risparmiati i tour di propaganda fide. L'unico italiano che mi capitò di conoscere da quelle parti, era un capo reparto di una fabbrica locale della Fiat, il quale si scandalizzò nello scoprire che parlavo il russo, lui che ci viveva da due anni sapeva tre o quattro parole e le pronunciava pure male. Credo gli permettessero di muoversi senza (troppa) sorveglianza solo per quello, non perché lo stimassero in quanto tesserato PCI o baggianate simili, all'epoca, quando chiedevi il visto per l'URSS, c'era un'apposita casella da scrocettare per la conoscenza della lingua russa. Se dicevi di parlarla, rischiavi di non vederti concesso il visto (poi, una volta entrato e scoperto che tu parlavi la lingua, erano costretti a fare buon viso a cattivo gioco, con me lo fecero per anni).

 

Delle famiglie "locali" non ho notizie, sembra una di quelle leggende metropolitane tipo i dispersi in Russia che ricompaiono dopo quarantanni dalla pianura del Don con moglie e figli russi.

Modificato da intruder
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Lui magari sì, ma era comunque prigioniero di un sistema che non gli avrebbe permesso grossi margini di manovra. Suvvia, ma credete veramente che se avesse vinto le elezioni certi arnesi come Cossutta lo avrebbero lasciato libero di agire come credeva? Soprattutto credete che la base operaia e contadina di allora, stalinista, lo avrebbe permesso?

 

concordo, calcolando che qualunque politico anche oggi viene tormentato col "dire e fare qualcosa di sinistra", immagino allora cosa avrebbero preteso in caso di vittoria.

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