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Blue Sky

PGM-19 Jupiter in Italia

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"Report on Visit to Jupiter Sites in Italy", 18 September 1961, by Alan James, Bureau of European Affairs, U.S. Department of State. Original classification: secret.

(Original in State Department Lot 65D478, National Archives)

 

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During the late 1950s and the early 1960s, the U.S. worked closely with NATO allies in deploying nuclear-armed Intermediate Range Ballistic Missiles [iRBMs] into the Western European area: Thor Missiles in the United Kingdom and Jupiter missiles in Turkey and Italy respectively. This report gives a detailed description of the Jupiter deployments in Italy, including command and control arrangements and security problems relating to the installations. The Jupiter's nosecone would carry a 1.45 megaton warhead; launching would involve a system in which both Italian and U.S. Air Force officers would turn keys. Both keeping the Jupiter armed and using a two-key system were violations of the Atomic Energy Act. The paragraph on 144-b refers to Atomic Energy Act requirements for sharing restricted data on nuclear weapons with foreign governments. The last paragraph suggests why, despite growing objections to the Jupiter deployments, the Kennedy administration found it politically difficult to remove Jupiter missiles from Italy before the 1962 Cuban missile crisis. (Tratto da www.gwu.edu)

 

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Il rapporto, segnala la disposizione non proprio felice dei Jupiter, e la manutenzione non all'altezza, inoltre il personale italiano pur preparato, dipende comunque da quello americano (Per l'aspetto pratico), è riportato anche il livello di protezione dei missili considerato inadeguato, in quanto gli stessi sono molto esposti a possibili azioni di sabotaggio..... Da leggere ;)

Edited by Blue Sky

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avete notizia di una base missilistica in località ''foresta umbra'' vicino a Manfredonia (FG)?

 

nel paese di mia madre si racconta di una base usa nella zona con tanto si silos , forse è una leggenda qualcuno ha conferme o smentite ?

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Da segnalare la traduzione del documento :)

 

Il rapporto del funzionario USA Alan G. James sui missili Jupiter istallati in Puglia di Alan G. James, funzionario dell'Ufficio per gli Affari europei del Dipartimento di Stato Usa sui missili Jupiter istallati in Puglia

 

 

Resoconto della visita ai siti italiani Jupiter

 

Ho passato il 15 di settembre a Gioia del Colle, la base più importante dei due squadroni italiani degli Jupiter, che dista 40 minuti di macchina da Bari. Gioia è il centro del complesso degli Jupiter. A Gioia, una ex base aerea della NATO, si trova il comando del generale Grazziani e del vice comandante, un colonnello dell’aviazione US. Qui si fa la ricezione, la manutenzione e lo smistamento dei missili e delle armi. Qui si trova anche il posto di comando. Vi si trova una lunga ma stretta pista di decollo usata regolarmente ma in modo non frequente. Si trovano anche i centri amministrativi italiani ed americani, gli alloggi italiani, i mezzi di supporto americani costruiti da poco e altre cose del genere. I mezzi di supporto degli US non sono utilizzati ora, per richiesta del governo italiano; fino alla riduzione graduale della presenza US, la nostra gente continuerà ad utilizzare le attrezzature di supporto a Taranto. Quando il personale americano sarà stato ridotto saranno usate le attrezzature di supporto in Gioia. Il personale statunitense abita per la maggior parte a Taranto, a circa 50 minuti di auto da Gioia. Come attestato da H…, l’Aviazione desidera costruire gli alloggi per gli americani e le rispettive famiglie a Gioia per alleggerire un po’ la fatica del viaggio di due ore al giorno e per radunare il personale americano così da poterlo raggiungere e radunare in breve tempo in caso di emergenza. In un raggio che varia da 10 a 30 miglia da Gioia sono distribuiti le dieci postazioni dove si trovano 3 missili Jupiter. Ogni postazione, ad eccezione della 1 che si trova vicino a Gioia, ha un proprio supporto logistico. Ho visitato solo la postazione 9 ma suppongo che essa sia tipica delle altre. Alcune postazioni sono localizzate su piccole colline, altre in campo aperto, una è molto vicina alla linea ferroviaria, molte vicinissime alla strada, visibili. Crescono degli alberi vicino alla maggior parte delle postazioni, benché ci siano stati dei tagli di alberi dalla scorsa stagione. I carabinieri perlustrano sporadicamente i boschi e i campi circostanti ma non esiste un pattugliamento regolare oltre la doppia recinzione. Di notte il luogo è pienamente illuminato e dall’alto si può ben notare ed identificare ogni singola postazione. A Gioia ora non sono immagazzinate testate da guerra che si trovano tutte sui 30 missili e non ne esistano altre per quanto ne sappia. In ogni caso a Gioia esistono i mezzi per immagazzinare le testate. Ho visto la costruzione quadrata in cemento, non è a forma di igloo, a non più di 200 metri dalla pista di decollo. Mi è stato assicurato che era un criterio stabilito dalla NATO, ma immagino che per un criterio di sicurezza si potrebbe localizzarlo a distanza dall’area di decollo. Mentre eravamo a Gioia, 3 missili non erano operativi a causa di alcune riparazioni e della solita manutenzione. Assumo (benché non sappia visto che il sito visitato aveva i tre missili operativi) che quando un missile deve essere rimosso dal posto, la testata debba essere rimossa e immagazzinata temporaneamente in un edificio in cemento più o meno al centro di ogni postazione. In ogni postazione si trovano due ufficiali della Air Force e due avieri americani che prestano un servizio di 48 ore di continuo e che sono poi messi in libertà. Gli ufficiali sono ufficiali di Controllo del Lancio (LAO) e gli uomini semplici fanno la guardia alle testate. La guardia (solo uno alla volta è di servizio) sì posizione in un punto dove può osservare che le tre testate siano montate sui tre missili allo stesso tempo. Questo è quello che fa quando le testate sono montate; quando le testate sono rimosse, egli deve naturalmente essere presente all’operazione. Le unità italiane devono fare un giro in un’ora ogni due ore. Questo non permette una certa flessibilità per malattie o permessi …. Un ufficiale italiano del grado di maggiore o tenente colonnello sono al comando di ogni postazione. Le dieci postazioni sono collegate a gioia mediante linee di terra. E’ possibile dare istruzioni contemporaneamente a tutte e dieci le postazioni. Gioia è connessa a SHAPE mediante circuiti terrestri che radio. Secondo ufficiali americani, la comunicazione non è un problema serio per lo meno alla loro estremità della linea. Hanno le istruzioni di lancio da SHAPE naturalmente, ma nel caso SHAPE fosse messa fuori servizio AFSOUTH potrebbe trasmettere gli ordini. Un minuto e mezzo dopo il ricevimento dell’ordine di lancio al quartiere generale di Gioia, sono trasmesse alle posizioni le istruzioni di inizio del conto alla rovescia. Tutti i missili operativi devono poter essere lanciati dopo un conto alla rovescia di 15 minuti. In ogni caso il comandante americano stimava che il 60 % di questi missili poteva essere lanciato entro il conto alla rovescia dei 15 minuti, 20% entro i successivi 15 minuti e per il resto non si sa. Al ricevimento dell’ordine di lancio nelle postazioni, l’ufficiale LAO italiano inseriva una chiave che iniziava le procedure di lancio.Appena prima del completamento delle procedure di lancio, l’ufficiale LAO americano inserisce e gira una chiave. La chiave non è portata al collo ma custodita nella roulotte centrale di lancio. L’ufficiale americano ha messo ben in chiaro che non è solo la chiave di lancio americana il modo per controllare lanci non autorizzati. Anche nel caso che l’ufficiale di lancio fosse stato preso e gli fosse stata tolta la chiave, c’erano molte cose che si potevano fare al di fuori della roulotte per impedire il lancio del missile – taglio del rifornimento di ossigeno liquido, del carburante … Per il supporto tecnico gli italiano sono molto dipendenti da noi. Potevano pure essere trattenuti i dati del bersaglio che erano tenuti nel quartiere generale a Gioia. Inoltre gli Italiani non hanno le possibilità di puntare un missile, secondo gli ufficiali a Gioia, benché col tempo essi potrebbero essere in grado.

 

Il più grosso problema operativo è la produzione di ossigeno liquido in quantità sufficiente da mantenere il rifornimento di carburante abbastanza elevato e permettere il lancio del missile entro i 15 minuti. Gli ufficiali americani pensano di averlo sistemato il problema avendo reso operativo un impianto da 25 tonnellate di ossigeno liquido proprio la scorsa settimana. Gli alloggi, come detto in precedenza, sono il fattore critico. Il personale americano è disperso in tutto il circondario, benché in genere concentrato in Taranto. Solo uno oltre il vice comandante US può essere raggiunto telefonicamente a Taranto cosicché si è escogitato un sistema di staffette. Raggruppare un numero sufficiente di personale americano per affrontare un’emergenza o un allarme richiede qualche ora. Quindi è molto importante avere alloggi per ufficiali e soldati e loro famiglie nella base di Gioia. Come evidenzia l’Ambasciata in un dispaccio recente, è essenziale che se le Forze Armate USA costruiscono alloggi per il proprio personale a Gioia esse adempiano all’obbligo che gli italiano credono abbiamo assunto due anni fa e di costruire gli alloggi anche per loro. Solo la metà degli alloggi degli italiani necessari sono disponibili alla base. La mancanza di personale italiano tra gli ufficiali inferiori e nei soldati è un problema serio. Il comandante generale Grazziani ha ottenuto i pieni voti dagli ufficiali americani. Ha energia e convinzione e sta facendo un buon lavoro, ed è assistito da abili ufficiali. Gli istruttori italiani sono considerati buoni ed alcuni sono al nostro livello. In ogni caso la missilistica non sembra molto appetibile a moltissimi ufficiali italiani che sentono che andare a Gioia significhi andare in esilio. Considerazioni personali e di carriera hanno giocato un certo ruolo nel porare alcuni Ufficiali italiani e EM alla conclusione di non voler restare nella missilistica. Perciò c’è una carenza forte di personale che voglia imparare nel campo della missilistica. Come mi è stato fatto notare, le forze aeree italiane si sono molto assottigliate con la partecipazione ai programmi degli Jupiter, degli F104 e dei NIKE.

 

Mi è stato detto che nessun RD è stato ancora trasmesso agli italiani, né il distaccamento US ha istruzioni di comunicarne qualcuna. Per quanto concerne la parte americana, l’accordo 144b non farebbe differenza alcuna per le capacità operative degli italiani. Sarebbe un po’ più conveniente che gli italiani potessero fare assistenza nel mettere e levare le testate e sarebbe utile averli in una posizione tale da assolvere a qualche compito attualmente degli US nel caso di emergenze o incidenti. In assenza di una autorità per trasmettere RD(????), gli US non hanno potuto confermare o negare agli italiani la presenza di testate nucleari americanea Gioia. Questa è naturalmente una anomalia poiché gli italiani sanno chiaramente che ci sono ….. Non ho idea se il tacere questa informazione bruci negli Italiani; essi non ne hanno parlato coon gli ufficiali della USAF. Segretezza Non ha nessun senso mantenere la segretezza sugli Jupiter e il loro posizionamento, ma sembra che il Governo Italiano preferisca così per ragioni politiche. Quando il ministero degli esteri ha dato il permesso di visitare la base di Gioa a me e al senatore Pastore e al deputato del congresso Price, ci fu specificato che il permesso era accordato a condizione che non venisse fatta akcuna pubblicità Sicurezza La guardia italiana fa il proprio lavoro con molto scrupolo, direi che il mero atto della guardia è ben fatto. Comunque i missili rimangono vulnerabili ad un sabotaggio. E’ possibile, benchè non proprio realistico se si tiene conto dell’intensa attività dei carabinieri nelle aree circostanti, che un sabotatore possa danneggiare il rivestimento di uno dei razzi con un fucile. Un piccolo aereo veloce potrebbe entrare e fare dei danni. Non ci sono né NIKE né altri sistemi di difesa aerea nelle vicinanze (comunque sembra che non ce nesiano sulle coste). Non ho idea che grado di probabilità ci sia che accada una cosa del genere. La dispersione delle postazioni rende meno probabile che possano essere arrecati danni criticiai razzi tanto da influenzare nettamente la capaictà di portare in porto la sua missione. Colpire tutte le dieci posizioni richiederebbe l’attività sostanziale di un numero di persone elevato che i carabinieri facilemente potrebbero intercettare. Inoltre un sabotaggio è piu probabile che accada in un momento di tensione elevata quando il nemico ha la paura che noi possiamo lanciare i razzi. Durante tali momenti, i carabinieri certamente sarebbero di più, l’area ben pattugliata e fornita la protezione aerea. In breve gli italiani e noi stiamo assumendo un qualche rischio mettendo i missili nella loro posizione attuale, ma il rischio sembra calcolato e non può essere tanto serio da danneggiare l’essenziale utilità degli Jupiter così come l’abbiamo immaginata. Jupiter come sistema Credo che siano meglio di nulla. Come qualcuno ha già chiarito, essi fnno ridislocare parte della forza missilistica sovietica che ora devi coprirli. Quanto sia sostanziale quella forza non so, ma i 30 jupiter sono cosi largamente distribuiti ed immaginerei che una quantità simile di missili sovietici sarebbero abbattuti dagli jupiter a Gioia. L’ambasciata ha ancora i tremiti del telegramma del dipartimento che discute della possibilità di cancellare il programma Jupiter in Italia. Gli italiani hanno preso una dura decisione e dobbiamo essere molto attenti sul come e quando ritirarsi dal programma Jupiter.

(www.altramurgia.it)

 

Alan G.James

Edited by Blue Sky

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Interessante! Ma all'epoca non ci furono problemi per la loro presenza in Italia? Io ho ancora il ricordo sulle accanite polemiche per i famosi "Euromissili" negli anni '80, quando venne deciso il dispiegamento di Cruise e Pershing II(e si faceva "entusiasticamente" sciopero a scuola, peccato che i miei compagni non avessero la minima idea di cosa fosse un trattato SALT e di cosa ci fosse in gioco...).

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Fantastico.

 

Parlando di sicurezza, direi che meglio di così si sarebbe potuto fare, ma alla solita italiaca maniera,... non si poteva. Controsenso lo so, specie per via delle considerazioni politiche, che qui spesso portano a controsensi assurdi.

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Fantastico.

 

Parlando di sicurezza, direi che meglio di così si sarebbe potuto fare, ma alla solita italiaca maniera,... non si poteva. Controsenso lo so, specie per via delle considerazioni politiche, che qui spesso portano a controsensi assurdi.

 

Non esiste nazione al mondo in cui si devono fare i compromessi come nel nostro paese! :(

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avete notizia di una base missilistica in località ''foresta umbra'' vicino a Manfredonia (FG)?

 

nel paese di mia madre si racconta di una base usa nella zona con tanto si silos , forse è una leggenda qualcuno ha conferme o smentite ?

 

A Vico del Gargano in località Jacotenente (FG), in piena Foresta Umbra, ha sede la 131^ Squadriglia Radar Remota, erede del 31° GRAM dei tempi della guerra fredda. Il manufatto che ricorda un silos potrebbe essere la copertura del radar troposcatter che all'epoca scandagliava il territorio del patto di Varsavia fin oltre l'Ungheria.... Nel 31° centro radar erano in servizio anche militari statunitensi :rolleyes:

Edited by G91T

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Interessante! Ma all'epoca non ci furono problemi per la loro presenza in Italia? Io ho ancora il ricordo sulle accanite polemiche per i famosi "Euromissili" negli anni '80, quando venne deciso il dispiegamento di Cruise e Pershing II(e si faceva "entusiasticamente" sciopero a scuola, peccato che i miei compagni non avessero la minima idea di cosa fosse un trattato SALT e di cosa ci fosse in gioco...).

 

In merito alle tue osservazioni voglio aggiungere questo interessante articolo!

 

Gli euromissili e la posizione dell'Italia

 

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Nel 1977 si avvertirono in campo occidentale i primi sintomi di uno squilibrio esistente a favore dell’URSS in fatto di forze nucleari di teatro a lungo raggio, attinenti cioè all’area europea. In realtà il programma di ammodernamento sovietico in tale settore era già iniziato al principio degli anni Settanta, nel pieno svolgimento della conferenza di Helsinki per la sicurezza e la cooperazione europea. Già nel 1974 aveva inizio l’impiego operativo dell’aereo Tupolev TU-22M “Backfire”, bombardiere di portata intermedia (circa 4 mila chilometri) a geometria variabile, capace di compiere missioni nucleari e convenzionali su obiettivi terrestri e marittimi in tutta l’area europea. Nello stesso anno si aveva la prima prova in volo del nuovo missile SS-20, designato successore degli SS 4/5. Nel 1977 la fase sperimentale veniva completata e iniziava lo spiegamento operativo dei nuovi mezzi. Il piano di spiegamento dei nuovi mezzi si sarebbe sviluppato al ritmo di circa dieci Backfire e settanta SS-20 all’anno. Così, su iniziativa europea, nel 1977 fu decisa la creazione di un gruppo di lavoro ad alto livello con mandato di studiare e proporre le misure necessarie. Nell’aprile 1979 veniva inoltre creato un nuovo gruppo di lavoro incaricato di esaminare la possibilità di limitare lo sviluppo incontrollato delle armi nucleari intermedie e ciò per la diffusa preoccupazione di una possibile corsa agli armamenti. Nel rapporto congiunto dei due gruppi, presentato alla fine del 1979, venivano proposte due linee d’azione parallele e contemporanee: la dislocazione in Europa di un adeguato schieramento di moderne armi nucleari intermedie statunitensi; l’avvio di negoziati con l’Unione Sovietica per raggiungere un accordo in materia di limitazione degli armamenti nucleari di teatro. Il 12 dicembre 1979 il Consiglio Atlantico, in riunione congiunta Difesa-Esteri, approvava il rapporto e la decisione veniva ufficializzata in apposito documento. Esemplare, al riguardo, si rivelò la posizione dell’Italia, la quale, di fronte alle condizioni poste dalla Germania ed ai tentennamenti del Belgio e dell’Olanda, colse appieno lo spirito della doppia decisione del 12 dicembre 1979 come l’unico mezzo possibile per indurre l’Unione Sovietica a trattare. Tale posizione prevedeva lo spiegamento degli euromissili, senza deporre un solo istante il proposito di nulla trascurare per raggiungere il traguardo del più basso livello degli armamenti ed, auspicabilmente, il disarmo nucleare integrale da entrambe le parti sul teatro europeo. Era questa l’unica vera politica di promozione della pace che potesse venir attuata da una potenza media europea, come l’Italia, influendo altresì sul contesto generale strategico, ma evidentemente non illudendosi di sottrarre la parte più cospicua della responsabilità alle potenze direttamente impegnate su questo terreno. Il problema degli euromissili venne affrontato dal Parlamento italiano nella prima decade di dicembre del 1979. Nel suo discorso alla Camera dei Deputati, il Presidente del Consiglio, on. Francesco Cossiga, rilevava come l’ammodernamento, in buona parte già realizzato dall’Unione Sovietica, dei sistemi nucleari di teatro a lungo raggio, con la produzione e lo spiegamento progressivo dei missili SS-20 e dei bombardieri Backfire, avesse modificato l’equilibrio delle forze tra Est ed Ovest con particolare riguardo al teatro europeo. L’on. Cossiga aggiungeva che “dell’esistenza di questo squilibrio vi è praticamente oggi un riconoscimento, sia pure con qualche sfumatura, del più ampio schieramento delle forze politiche italiane. Così come vi è accordo, senza sfumatura alcuna, sulla necessità di operare in concreto per ricercare – alla fine di un nuovo e importante negoziato sul disarmo – non già un equilibrio ad un più alto livello di armamenti, ma un equilibrio sul livello più basso possibile”. Con questo preciso obiettivo venne adottata dal Governo italiano la decisione di dare il proprio consenso nel corso della imminente sessione ministeriale atlantica, al programma di ammodernamento nucleare, e cioè alla produzione ed al successivo schieramento dei missili Pershing 2 e Cruise. L’esistenza dello squilibrio a vantaggio dell’Unione Sovietica era stato segnalato nel maggio del 1977 a Londra dai Ministeri della Difesa della NATO. Era stato inoltre rilevato che gli SS-20 ed i Backfire, coprivano con la loro potenziale gittata non solo i paesi NATO dell’Europa, ma tutta l’Europa occidentale, gran parte dell’Africa del Nord, l’intero bacino mediterraneo ed il Medio Oriente. Cossiga affermò ancora: “Noi auspichiamo sinceramente che la stessa decisione della NATO diventi superflua essendosi conseguito il risultato negoziale della distruzione degli esistenti sistemi nucleari sovietici di medio raggio che sono alla base dello squilibrio”, aggiungendo: “minore sarà il ritmo di produzione sovietico, maggiore sarà anzi il livello di distruzione degli armamenti esistenti, e minore sarà fino allo zero la necessità di schieramento delle nuove armi nucleari della NATO”. Si trattava della cosidetta “opzione zero” che successivamente venne posta a base del progetto di trattato presentato dagli Stati Uniti nel negoziato di Ginevra sulle forze nucleari intermedie. Nella sua risoluzione finale la Camera approvò la posizione del Governo favorevole all’ammodernamento delle Forze Nucleari di Teatro (FNT) a lungo raggio da parte della NATO ed alla contestuale e immediata offerta negoziale all’Unione Sovietica ed ai Paesi del Patto di Varsavia per il controllo e la limitazione dei medesimi sistemi nucleari. Tale risoluzione auspicava, inoltre, sia la sospensione delle misure di ammodernamento sia l’annullamento delle misure stesse ove fossero state raggiunte le opportune condizioni: e cioè, nel primo caso, l’esito soddisfacente del negoziato, nel secondo la ristabilita parità attraverso l’arresto della produzione e lo smantellamento delle FNT da parte dell’URSS. Rientravano inoltre negli auspici formulati dall’Assemblea di Montecitorio la ratifica del trattato conclusivo del SALT II e ogni successivo sforzo mirante a intese di questo tipo. A tal proposito, il governo pensò di ricondurre nell’ambito delle trattative per il SALT III il negoziato sul controllo e la limitazione delle forze nucleari di teatro dell’Est e dell’Ovest, al livello più basso possibile. L’8 agosto 1981 il governo presieduto dal sen. Spadolini approvò la decisione di destinare l’aeroporto “Magliocco” di Comiso, in Sicilia, situato nel territorio della provincia di Ragusa, quale base per i 112 missili Cruise, con i 28 lanciatori assegnati all’Italia dal programma di ammodernamento missilistico della NATO. Tale decisione venne poi ampiamente discussa dalle Commissioni Esteri e Difesa del Senato, il 20 agosto e della Camera il 21, con l’intervento dei ministri Colombo e Lagorio. Il Ministro degli Esteri, on. Emilio Colombo, ricordò in quella occasione i precedenti che avevano condotto alla doppia decisione della NATO del dicembre 1979, in particolare il discorso pronunciato da Brezhnev a Berlino il 6 ottobre di quell’anno, in cui il leader sovietico subordinava una vaga disponibilità del suo Governo a ridurre il numero di propri non meglio precisati “sistemi nucleari a medio raggio”, situati nelle sole regioni occidentali dell’URSS, ad una rinuncia della NATO a decidere sulla modernizzazione delle proprie forze nucleari di teatro. Successivamente, la proposta avanzata dal cancelliere Schmidt, il 1 luglio 1980, per ottenere, contestualmente all’avvio del negoziato, la sospensione degli spiegamenti di SS-20 sovietici – almeno sino all’epoca (1983) in cui la NATO avrebbe osservato una moratoria di fatto sui propri spiegamenti – venne respinta da Mosca. Circa la “moratoria Brezhnev”, proposta dalla tribuna del 26° Congresso del PCUS il 23 febbraio 1981, il ministro Colombo espresse un giudizio negativo poiché essa si rivelava ad ogni più obiettivo esame tale da consolidare e codificare la situazione di grave squilibrio determinatasi nel teatro europeo con lo schieramento sovietico dei missili SS-20 e dei nuovi bombardieri nucleari Backfire, senza apportare perciò sostanziali elementi innovativi rispetto al discorso di Berlino del 1979. Questa ulteriore proposta era stata esaminata, e motivatamente respinta, dal Consiglio Atlantico di Roma, il 5 maggio 1981, perché avrebbe comportato il mancato spiegamento delle FNT della NATO per tutta la durata del negoziato, cioè a dire a tempo indeterminato. L’impegno italiano venne confermato dal nuovo Governo guidato dal sen. Fanfani. Egli ribadì che la duplice decisione del dicembre 1979 restava ferma per quanto concerne l’impiego e l’ammodernamento delle forze nucleari di teatro entro il 1983 e per quanto riguarda l’offerta all’URSS di negoziare le riduzioni di tali forze al livello più basso possibile con preferenze per il livello zero. Nel contempo l’Italia si impegnava a favorire il proficuo svolgimento degli altri negoziati in corso per il disarmo ed a concorrere a promuovere ogni altra iniziativa in vista di un’effettiva distensione. Il successivo Governo guidato dall’on. Craxi, riaffermando l’interesse supremo dell’Italia alla pace e alla distensione, aprì un ulteriore varco alla trattativa, nel senso che il negoziato di Ginevra sarebbe potuto proseguire oltre la data di inizio del dislocamento dei nuovi missili fissata per la fine del 1983. Anche in presenza di un avvio del programma di modernizzazione dei sistemi missilistici della NATO, il nostro proposito – ribadì il Presidente Craxi – è quello di continuare a sollecitare la disponibilità sovietica per serie trattative, senza pregiudiziali, con il fine di giungere ad un ragionevole e controllato accordo capace di garantire un equilibrio delle forze al più basso livello possibile.www.comitatoatlantico.it

 

Fabrizio W. Luciolli Segretario Generale del Comitato Atlantico Italiano

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Finalmente ....

 

.... l'Aeronautica Militare ha squarciato, dopo decenni, il velo di segretezza che aveva avvolto il programma relativo all'installazione, a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta, di trenta IRBM "Jupiter" sul suolo del nostro Paese .... dando alle stampe, nei mesi scorsi, un corposo volume che tratta in modo approfondito l'argomento ....

 

http://www.aeronautica.difesa.it/News/Pagine/La36AerobrigataInterdizioneStrategicaJupiter_130213.aspx

 

Il mensile JP4 ne ha pubblicato, nel suo ultimo numero, la recensione ....

 

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sull'argomento, sono disponibili da tempo:

 

LA MURGIA NELLA GUERRA FREDDA - ed. Torre e nebbia

 

L'ITALIA NELLA GUERRA FREGGA di Deborah Sorrenti, - ed. Edizioni Associate

 

LA SFIDA NUCLEARE - La Politica Estera Italiana e le armi nucleari 1945-1991 di Leopoldo Nuti editrice Il Mulino.

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sull'argomento, sono disponibili da tempo:

 

LA MURGIA NELLA GUERRA FREDDA - ed. Torre e nebbia

L'ITALIA NELLA GUERRA FREGGA di Deborah Sorrenti, - ed. Edizioni Associate

LA SFIDA NUCLEARE - La Politica Estera Italiana e le armi nucleari 1945-1991 di Leopoldo Nuti editrice Il Mulino.

 

Non ho ancora visto il libro di Mariani (che ho comunque ordinato) .... ma, da quanto si può leggere nella recensione di JP4, sembrerebbe trattarsi di quella che si suole definire "opera definitiva" sull'argomento.

Argomento che, in passato, è stato più volte trattato, nei suoi scritti, dal professor Leopoldo Nuti (docente presso l'Università Roma Tre) ....

 

http://scienzepolitiche.uniroma3.it/lnuti/

 

.... che aveva anche pubblicato un lungo articolo (L'Aerobrigata fantasma) sulle pagine del numero 1/2000 della "Rivista Aeronautica" dell'AMI.

 

In un box a margine di tale articolo si preannunciava inoltre la pubblicazione dell'opera di Mariani .... che sarebbe poi apparsa ben tredici anni dopo !

 

Negli Stati Uniti, nel 1997, era stato dato alle stampe un volume dal titolo "The Other Missiles of October" (autore Philip Nash) dedicato a questo particolare aspetto della Crisi di Cuba.

 

In Gran Bretagna, che nello stesso periodo aveva ospitato 60 missili "Thor", sono apparsi nel 2008, quasi contemporaneamente, due volumi .... "Project Emily" (autore John Boyes) e "Launch Pad UK" (autore Jim Wilson).

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Finalmente ....

 

.... l'Aeronautica Militare ha squarciato, dopo decenni, il velo di segretezza che aveva avvolto il programma relativo all'installazione, a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta, di trenta IRBM "Jupiter" sul suolo del nostro Paese .... dando alle stampe, nei mesi scorsi, un corposo volume che tratta in modo approfondito l'argomento ....

 

http://www.aeronautica.difesa.it/News/Pagine/La36AerobrigataInterdizioneStrategicaJupiter_130213.aspx

 

Il mensile JP4 ne ha pubblicato, nel suo ultimo numero, la recensione ....

 

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Mi è arrivato oggi. A una prima sfogliata, direi che mantiene quello che promette.... una messe di dati e di illustrazioni, con TUTTO, anche i nomi degli avieri reparto per reparto..... al prezzo indicato (13 euro su Tuttostoria) direi da prendere assolutamente.

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Mi è arrivato oggi. A una prima sfogliata, direi che mantiene quello che promette.... una messe di dati e di illustrazioni, con TUTTO, anche i nomi degli avieri reparto per reparto..... al prezzo indicato (13 euro su Tuttostoria) direi da prendere assolutamente.

 

L'ho ricevuto anch'io .... e concordo in pieno con le tue considerazioni.

Inoltre .... le foto a colori (sia pure sbiadite dal tempo) di tutte le aree di lancio di forma triangolare con i missili installati .... aree che, andando su Google Earth, sono tuttora rilevabili sul terreno.

Il prezzo, poi, è veramente eccezionale.

Forse penserai che io sia troppo esigente .... ma penso che tale opera avrebbe meritato una rilegatura rigida .... anche a costo di doverla pagare qualcosa di più ....

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