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HFAlex

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Everything posted by HFAlex

  1. HFAlex

    Fiat G95

    Premesso che ho cercato e non trovato nulla sul forum... Chi ne sa di più?
  2. Si trova sui fondali polacchi del mar Baltico, vicino a Danzica. Cadde in mani sovietiche nel 1945 e sparì un paio di anni dopo VARSAVIA - Uno dei più grandi enigmi della seconda guerra mondiale è stato risolto: subacquei polacchi hanno ritrovato nelle profondità del mare una delle più grandi portaerei della storia, la Graf Zeppelin, l'unica portaerei della flotta nazista, scomparsa più di 60 anni fa. Che la Graf Zeppelin fosse affondata era chiaro, ma per mezzo secolo gli storici e gli appassionati hanno cercato di individuare il luogo in cui potesse trovarsi, ma non hanno mai raggiunto l'obiettivo: sebbene la Russia fosse al corrente della posizione della portaerei, anche dopo l'apertura degli archivi dell'ex Unione Sovietica, non ha mai voluto rivelare la verità. SIMBOLO - Adesso, quasi per caso, si scopre che l'immensa nave si trova sui fondali del mar Baltico, vicino alla spiaggia di Danzica, nello stesso luogo dove giacciono decine di navi della prima e della seconda guerra mondiale. «Stavamo cercando la carcassa di una petroliere su questi fondali marini», spiega Krzysztof Grabowski del Petrobaltic exploration group. «All'improvviso ci siamo imbattuti in una nave di oltre 260 metri di lunghezza e 250 metri di larghezza». La Graf Zeppelin fu varata l'8 dicembre 1938: grazie alla sua potenza Hitler sperava di vincere la guerra del mare e di sottomettere i Paesi baltici al suo potere. Dotata di 16 cannoni da 147 mm, 12 cannoni da 105 mm, 22 mitragliere da 37 mm e 28 da 20 mm, 40 aerei, due catapulte, tre elevatori, doveva essere il simbolo della superiorità nazista in campo marittimo, ma non venne in realtà mai completata e non entrò mai in azione. PREDA DI GUERRA - Il 25 aprile 1945 la Graf Zeppelin venne occultata in acque basse alla foce del fiume Oder a Stettino, pochi giorni prima che la città fosse catturata dall'Armata Rossa. Di lei non si seppe più nulla. Ufficialmente i sovietici fecero sapere che venne affondata in acque profonde il 15 agosto 1946. Ma spie alleate notarono che l'Urss usava la portaerei in alcune azioni d'addestramento e per trasportare in Russia fabbriche smentallate in Polonia e Germania. Inoltre c'era il pericolo che la guerra fredda si trasformasse in un conflitto vero e proprio. In questo caso l'Urss avrebbero usato la Graf Zeppelin per contrastare le più moderne portaerei americane. Nel 1947 la Graf Zeppelin fu affondata dopo essere stata utilizzata come bersaglio in esercitazioni militari e non se ne seppe più nulla . SEGRETO - «È difficile capire perché i russi hanno sempre tenuto nascosto il destino di questa portaerei anche dopo l'apertura degli archivi», afferma Lukasz Orlicki, uno storico polacco. «Forse la risposta è semplice e bisogna ritrovarla nell'ossessione dei russi per i segreti». La grandezza della Graf Zeppelin continua ancora oggi a stupire: può essere paragonata alle più grandi portaerei statunitensi presenti oggi nel Pacifico. Francesco Tortora 28 luglio 2006
  3. HFAlex

    PAN abolita?

    Leggo oggi che c'è chi al governo ha proposto di tagliare a 0 i fondi per la PAN....tanto è (per costoro) inutile.... Possibile?????
  4. HFAlex

    Nos Sugli Aerei

    In effetti moltissime tenologie utilizate sui motori alternativi degli aerei della WWII sono oggi utilizzate dai motori da competizione automobilistici e strdali. Dalla iniezione del carburante all'iniezione ad acqua in camera di combustione, dalla sovralimenazione chimica a quella meccanica all'interrefrigerazione, dal NOS a materiali quali l'inconel, etc etc etc... Si dice anche che la tecnologia della WWII sia stata eguagliata dalla F.1 per molti aspetti solo a fine anni 80, inizio 90.
  5. HFAlex

    1926 – Coppa Schneider

    Da WiKi La coppa Schneider era il famoso premio messo in palio dall'omonimo industriale francese a chiunque avesse vinto per tre volte consecutive una gara di velocità su circuito chiuso a bordo di un idrocorsa, un idrovolante da corsa. La gara doveva avere cadenza annuale e venne interrotta dal 1914 per riprendere nel 1919. L'Italia aveva già vinto la terza e la quarta edizione con gli idro Savoia S.12 e Macchi M.7bis, mentre le tre edizioni successive se le aggiudicarono prima gli inglesi e poi gli statunitensi con il capitano James Doolittle ai comandi. Per l'edizione del 1926 l'Aeronautica decise per una partecipazione ufficiale e proprio per questo motivo furono chiamati il maggiore Mario De Bernardi, il tenente Adriano Bacula, il capitano Guascone Guasconi (come riserva) e venne richiamato in servizio il capitano Arturo Ferrarin. La macchina per la competizione era il Macchi M.39, un proiettile rosso con un delicato e potente motore FIAT 12 cilindri a V raffreddato a liquido. Venne approntato in appena otto mesi dall'ingegner Mario Castoldi. Per il 1926 inglesi e francesi non ebbero tempo di preparare una macchina per la gara e gli italiani corsero solo contro gli statunitensi. Il 13 novembre a Norfolk vinse la prima prova De Bernardi, davanti al tenente C. F. Shilt su Curtiss R3C2 ed il tenente Adriano Bacula. Il 17 novembre De Bernardi stabilì anche il nuovo primato per di velocità: 416,6 km/h. Nell'edizione del 1927 si corse a Venezia, questa volta contro gli inglesi. Gli italiani avevano preparato un nuovo motore, il FIAT AS.3 da 1 000 cavalli montato su di un Macchi M.52, più alleggerito e, se possibile, più affusolato del modello precedente. Gli inglesi prtarono i nuovi Supermarine S-5 con motori Napier "Lion" VII-A da oltre 900 cavalli e VII-B da 875 cavalli, oltre che i biplani Gloster IV. Il 26 settembre vinsero gli inglesi con il tenente Sidney Webster. Ma il Macchi M.52 aveva molto da dire, infatti non era stato messo a punto per la gara ed il 17 novembre, appena due mesi più tardi, stabilì il nuovo primato mondiale di velocità con 479,27 km/h. L'apparecchio fu ulteriormente perfezionato ed il 30 marzo del 1928 arrivò a ben 512,776 km/h. Nell'edizione del 1929 (le gare cominciarono a diventare biannuali) vinsero nuovamente gli inglesi, con il tenente Waghorn su Supermarine S-6, seguito dal maresciallo Tommaso Dal Molin su Macchi M.52R. Il 10 settembre inoltre, gli inglesi si riprendevano il primato mondiale di velocità con un Gloster VI con 514,21 km/h e poi il 12 settembre con 572,126 km/h. Per l'edizione del 1931 gli italiani crearono un motore da 51 litri a 24 cilindri con compressore volumetrico, 96 valvole e 930 kg di peso, il FIAT AS.6 creato accoppiando due AS.5. Il motore aeronautico in linea più potente della storia: 3 000 cavalli. Il motore necessitava di un gigantesco banco per la messa a punto e veniva montato su di un idrocorsa Macchi M.C.72. Purtroppo l'apparecchio non fu pronto per l'edizione del 1931 e gli inglesi corsero da soli. Il primo volo del Macchi M.C.72 venne eseguito il 22 giugno del 1931 a Desenzano con il pilota Giovanni Monti, morto poi il 2 agosto per un incidente al decollo. Il 10 settembre morì in modo analogo il pilota Stanislao Bellini. Il primato mondiale venne conquistato il 10 aprile 1933 a 682,078 km/h, l'8 ottobre, a 629,73 km/h di media, fu conquistato il primato sui 100 km ed il 21 ottobre venne conquistata la coppa Blériot percorrendo 327 km alla media di 619 km/h. Infine il 23 ottobre 1934 il maresciallo Francesco Agello stabiliva l'incredibile media di 709,209 km/h.
  6. HFAlex

    Che fine fanno gli aerei dismessi?

    Guarda, io sono calmissimo, ma ritengo sia stata una battuta fuori luogo, per la mia educazione...fattostà che ognuno ha la propria sensibilità quindi la chiudo qui. Graz cmq per la info ed il contatto... ho provveduto ad inviare una email...vediamo cosa mi risponderanno e ve ne farò partecipi, sempre che Chuck Norris non lo abbatta prima . Per i costi di trasporto non penso sia un grosso problema....ma penso lo possa essere di più assicurare un posto giudicato da tutti decoroso per i prox anni.
  7. HFAlex

    Che fine fanno gli aerei dismessi?

    al di là del tuo sarcasmo direi fuori luogo visto che non ci conosciamo, mi era giunta voce che c'era tale possibilità per alcuni enti pubblici o associazioni, assicurandone la manutenzione minima ed il decoro. Un paio di G91 ed un f104 a Castelletto Ticino, esposti in un parco privato sono lì a dimostrarlo.
  8. HFAlex

    A-12 Avenger 2

    Qualche info e pix in più http://www.afwing.com/intro/a12/1.htm
  9. HFAlex

    Che fine fanno gli aerei dismessi?

    ..ma non c'è verso di portarsene uno in giardino...in comune o sul tetto della propria ditta? Chi contattare?
  10. HFAlex

    che aereo è?

    Ciao a tutti. Chi di voi sa dirmi che aereo è questo che ho fotografato in mezzo ad un campo...completo di motore radiale? Grazie.
  11. HFAlex

    che aereo è?

    Si grazie. eccolo:
  12. HFAlex

    che aereo è?

  13. L'X-02 Stealth non è nient'altro che un fantomatico YF-25A che si può trovare sulla PS2 in Ace Combat 4 e 5. Info qui http://www.aerospaceweb.org/question/planes/q0192b.shtml
  14. HFAlex

    RE2001 vs MC205

    Mi chiedevo come mai l'MC202 o il 205 siano più famosi online di quanto non lo sia l'RE2001.... Semplicemente per numero di esemplari costruiti, la durata dell'impiengo o altri motivi?
  15. Ok, ho visto che ho ricevuto un ammonimento per....."doppio post identico..." Possibile..? Non me ne sono accorto....!! Vabbhè...chiedo venia e mi tengo quell'inglorioso cartellino giallo.... Non è che dopo un po' riguadagno dei punti e me lo tolgono???
  16. SOno arrivato al 30% per 3 doppi post... eppure sono SICURO di non aver cliccato più volte (ma non dovrebbe cmq bloccarmi i post succesivi entro i 30 sec???). Facciamo che leggo solo e scrivo moooolto di meno????
  17. http://www.motociclismo.it/edisport/moto/N...E8?OpenDocument
  18. HFAlex

    Honda inizia a costruire aerei...

    resentato negli Stati Uniti il primo jet della Casa motociclistica giapponese. Ha soluzioni tecniche innovative per la posizione del motore e il disegno di ali e fusoliera. Vendita e assistenza tecnica saranno in collaborazione con Piper Aircraft. Il simbolo della Honda, un’ala stilizzata da sempre presente sui serbatoi delle sue moto, sfiderà presto anche gli spazi aerei col suo primo velivolo: l’HondaJet. L’avveniristico aeroplano della classe VLJ (Very Light Jet, ovvero dei jet leggeri) è stato presentato all’Air Venture di Oshkosh, la più importante rassegna mondiale dell’aviazione generale, tenutasi nella cittadina del Wisconsin dal 23 al 26 luglio scorsi. Honda ha anche siglato un importante accordo con la Piper Aircraft che darà il suo supporto alle vendite, all’assistenza tecnica e valuterà nuove opportunità commerciali congiunte nel settore dell’aviazione. L’HondaJet entro quattro anni entrerà in produzione negli States. Nuovo disegno per ali e cabina Ali e naso sono ispirati al principio del “flusso laminare naturale” (NLF). L’applicazione di questo concetto, e l'utilizzo di materiali compositi per realizzare la fusoliera, lo pongono ai vertici della sua categoria per velocità di crociera e bassi consumi. Un contributo importante alla rigidità strutturale, senza per questo compromettere la leggerezza del nuovo aereo, viene anche dalla scelta (brevettata) di montare ognuno dei due supporti motore sopra le semiali. Honda, nei cieli da 20 anni La Casa di Tokio inizia a sperimentare motori a reazione per piccoli aerei nel 1986. Dal 1993 al 1996 in collaborazione con la MSU (Mississippi State University) indirizza la ricerca anche su materiali compositi da impiegare per le fusoliere. Il lavoro si concretizza con l’MH-02” (Oggi esposto nel museo Honda di Motegi). Negli anni successivi l’impegno procede con la realizzazione e collaudi di motori a reazione. Nel 2002 cominciano i test del motore a reazione HF 118, ora montato sull’HondaJet. Nel 2003 avviene il primo volo di collaudo dell’HondaJet. Nel 2004, insieme a GE-Aviation, commercializza il motore HF 118. L’anno scorso, sempre all’EAA AirVenture, presenta l’HondaJet. Quest’anno l’annuncio della commercializzazione. Caratteristiche tecniche HondaJet Posti: 7 (a scelta tra 5 passeggeri e 2 persone di equipaggio oppure 1 pilota e 6 passeggeri). Velocità massima: 778 km/h (420 knt) Motore: due jet GE-Honda HF-118 Quota operativa: 12.497 metri (41,000 ft) Autonomia: 2.037 km (1,100 nm)
  19. foto qui... http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronach...portaerei.shtml
  20. HFAlex

    TLP 2006-04 Mondiale

    bella lì
  21. HFAlex

    Forza professore

    ...ragazzi tutta questa pappardella, NON per fare del bieco qualunquismo, ma per ribadire che la realtà è spesso ben più complessa di quanto non si immagini. Scegliete chi ritenete abbia il programma più adatto....non chi si presenta come un santo.
  22. HFAlex

    Forza professore

    COnflitto di interesse...male per entrambe le coalizioni.... Quelle consulenze all’Iri che Romano commissionò alla «sua» Nomisma Molte aziende controllate dalla holding pubblica sotto la guida di Prodi erano clienti della società di studi bolognese, fondata dallo stesso leader dell’Unione. Che era anche il capo del Comitato scientifico che realizzava le ricerche Sorretto per le braccia da Nino Andreatta, Prodi diventa professore ordinario dell’Ateneo di Bologna a 32 anni. Raggiunge il traguardo, ma nulla cambia nella sua vita. La facoltà è la stessa, Scienze politiche, che bazzica da un decennio come aspirante docente. Ottiene una stanza più grande, ma è sempre a un tiro di voce da Andreatta, pronto a correre a un suo richiamo. Estote parati, come un lupetto col capo scout. Beniamino, questo il nome di Andreatta al fonte battesimale, lo aveva preso come assistente nel ’63, promosso associato nel ’66, imposto ordinario nel ’71. Molto altro farà per lui, ma senza dargli più di tanto confidenza. Nonostante l’intreccio di interessi da cui erano uniti, Nino ha sempre dato e preteso il lei da Romano. Dispettoso per natura, inventava continui espedienti per marcare le distanze. Da ministro degli Esteri di Ciampi nel ’93, non telefonava mai personalmente all’allievo, come usa tra parigrado, ma lo faceva cercare, come un sottoposto, dai telefonisti della Batteria, la segreteria generale del Palazzo politico. Prodi, che sedeva sullo scranno di presidente dell’Iri, inghiottiva senza fiatare, ma imbestialito assai. A Romano fu assegnata la cattedra di Economia politica e industriale. La tenne ininterrottamente, dal ’71 fino alle dimissioni, nel ’99. Ventotto anni davanti a un’unica lavagna sono il segno o di una supremazia indiscutibile o di un’oasi che non fa gola a nessuno. «Prodi è rimasto sul piano accademico un isolato», ha scritto Nicola Matteucci che fu preside della facoltà di Scienze politiche. Come dire, Prodi ha vissuto indisturbato in una comoda nicchia. In altre parole, non è mai stato in corsa per il Nobel: era un praticone di cose industriali, appassionato del comparto piastrelle in Emilia Romagna. I titoli delle sue pubblicazioni nei primi lustri, sono indicativi: L’industria della ceramica per l’edilizia, La riconversione dell’industria italiana, Fusioni di impresa. Solo negli anni ’90, afferrato dall’ambizione politica, cominciò a guardare più in grande e scrisse libri come Il capitalismo ben temperato e Un’idea dell’Europa. Ma sono ormai manifesti propagandistici, non più saggi accademici. Romano come studioso ha il fiato corto. L’università inizia a andargli stretta quando Andreatta lo dirotta verso lo Stato, con una esperienza da ministro dell’Industria nel ’78, e al parastato con la presidenza dell’Iri nell’82. Ma è a causa di un mal calcolato gesto di imperio che chiude con la carriera accademica, come ha rivelato una volta il preside Matteucci. Prodi aveva un allievo, Fabio Gobbo, che abbiamo già intravisto mescolato ai 17 della seduta spiritica di Zappolino. Volendo promuoverlo professore ordinario, Romano pretese di fare parte della giuria del concorso a cattedra e, battendo i pugni, lo impose. «Gobbo era un giovane serio - scrive Matteucci - ma allora non ancora scientificamente all’altezza di una cattedra: questo suscitò le violente proteste di tutta la corporazione degli economisti... Si preferì mettere tutto a tacere. Ma la carriera accademica di Romano Prodi era finita». Fu così che voltò pagina e si mise in affari creando Nomisma, un istituto di consulenza economica con sede a Bologna, a due passi da casa sua. Nel nome, c’è il programma: Nomisma era la moneta aurea dell’impero bizantino, il dollaro di Costantinopoli. L’Istituto diventa la cassaforte del suo ideatore e trasforma Romano in un sontuoso contribuente che quando oggi discetta di povertà parla a orecchio. Anche in questo caso, l’ispirazione è andreattiana. Beniamino era un genio della consulenza. Negli anni ’70, aveva fondato prima l’Arel, Agenzia di ricerche e legislazione, che, senza fini di lucro, dava consigli economici alla Dc, poi Prometeia che li dava, ma pronta cassa, a clienti danarosi. Nomisma era la pedissequa imitazione di Prometeia, ma destinata ad avere più successo dell’originale. Il laboratorio di cervelli prodiano nasce il 21 marzo 1981 da un accordo con la Banca nazionale del lavoro che finanzia il progetto. Compito di Nomisma è fare ricerche sull’economia reale dell’Italia, lavorando soprattutto nell’interesse di Bnl. A capo della banca c’è Nerio Nesi che, con Prodi, è l’anima dell’operazione. Nesi è della sinistra Psi, come Prodi lo è della Dc. Sono entrambi bolognesi, interessati all’industria e in buoni rapporti. Nesi, che oggi è deputato della Rosa nel Pugno, ha lavorato negli ultimi anni per riappacificare Prodi con Fausto Bertinotti che sgambettò il suo governo nel ’98. Nomisma cresce subito tumultuosamente. Estende la sua clientela molto al di là della Bnl e diventa in breve la società intellettuale più in vista d’Italia, con una legione di teste d’uovo alle dipendenze. Prodi è il factotum e il presidente del Comitato scientifico, ossia supremo responsabile delle ricerche strapagate dai clienti. Quanto gli studi siano validi, è cosa discussa. Ma intanto le soddisfazioni sono molte, finché non accade un incidente. Romano nell’autunno dell’82 diventa improvvisamente presidente dell’Iri con cui Nomisma aveva scambi fruttuosi. Frequente il passaggio di studiosi prodiani alle società irizzate per ricoprirvi cariche di presidenti o amministratori; numerose le società Iri clienti di Nomisma. Gli intrecci aumentano con l’arrivo del Nostro e le commesse per Nomisma si moltiplicano. Ce n’è quanto basta per ipotizzare l’interesse privato in atti di ufficio. Il pm romano Luciano Infelisi apre l’inchiesta sulla base di lettere anonime e di una interrogazione del deputato Staiti di Cuddìa. Emerge che Prodi, pur a capo dell’Iri, manteneva la presidenza del consiglio scientifico di Nomisma e che società Iri, Italstrade, Sip, Italsider, ecc., stipulavano contratti di ricerca miliardari «per favorire Nomisma e Prodi». Nell’85, Infelisi rinvia Romano a giudizio. Tre anni dopo, il giudice Mario Casavola lo proscioglie. Ma con motivazioni demolitrici. La sentenza dà un quadro di Prodi e di Nomisma del più alto interesse. Già prima dell’inchiesta, il Consiglio di amministrazione dell’Iri aveva censurato il suo presidente «per avere gestito le ricerche bolognesi quando committenti erano società Iri, senza avvertire il Cda». A ruota, la Corte dei conti aveva bacchettato l’Iri per il «ricorso a consulenze esterne quando aveva proprio personale in grado di assolvere gli stessi compiti». Osserva il giudice Casavola: «È indubbio che alcune commesse furono volute da Prodi per aiutare Nomisma che aveva bisogno di lavorare». Ma non ha commesso reato perché l’Iri, in quanto tale, «è rimasto sostanzialmente estraneo all’affidamento a Nomisma, anche se le società committenti sono a prevalente o esclusivo capitale Iri». Aggiunge: «L’idea che le commesse siano state affidate a Nomisma perché a chiederlo alle società collegate (Italsider, Sip, ecc.) era il presidente Iri è verosimile, ma non assume gli estremi del reato». Dunque, comportamento scorretto ma non punibile. Fosse stato direttamente l’Iri a stipulare le consulenze, il suo presidente, pubblico ufficiale, avrebbe commesso reato. Ma poiché a sottoscrivere i contratti con Nomisma erano state le singole e private spa Iri, il presidente dell’Istituto e proprietario di Nomisma è assolto. Un cavillo tipicamente giuridico. Il seguito della sentenza fa il punto sull’efficacia delle ricerche prodotte dal brainstorming prodiano. «L’inchiesta ha consentito di dedurre... la scarsa attinenza delle consulenze agli scopi istituzionali delle società (Italsider, ecc.)... Una volta compiute, non sembra siano state lette e utilizzate». Casavola cita le testimonianze di diversi amministratori delegati delle aziende clienti, «nessuno dei quali ha ritenuto di leggere» i pensum di Nomisma e conclude: «Questi giudizi danno corpo a sospetti generalizzati di consulenze richieste a fini clientelari». La sentenza ha una coda che riguarda un ricco contratto durato sei anni tra Nomisma e ministero degli Esteri. Un conquibus di circa sei miliardi alla società di Prodi (siamo nella seconda metà degli anni ’80) per «monitorare» le economie di una ventina di Paesi. Anche stavolta Romano è assolto, ma il suo centro studi esce a pezzi. «La convenzione - scrive Casavola - riguardava un settore di ricerche nelle quali Nomisma non vantava alcuna competenza specifica... Nomisma ha formulato una duplicazione di strutture per consentirsi una duplicazione di introiti... Il Comitato scientifico, il Comitato metodologico, l’Osservatorio, richiamati nel frontespizio delle pubblicazioni, quasi a mostrare una struttura complessa e ramificata, sono in realtà la stessa cosa, con gli stessi ricercatori e con gli stessi compiti... Il compenso era previsto per la direzione scientifica e per coordinamento come se fossero realtà diverse... invece, sono sempre le stesse persone a operare». Un gioco delle tre carte che, per di più, produce studi da burla. «La ricerca - continua infatti il magistrato - era organizzata con la lettura di testi richiesti in prestito a biblioteche... e con contatti con il ministero degli Esteri (sic! Lo stesso che chiedeva lumi a Nomisma, ndr)... Gli aggiornamenti sono per due terzi ripetitivi...». Secondo un utente delle ricerche, il senatore Francesco Forte, «si trattava di documentazione invecchiata, superficiale, copiata su altre fonti ovvie, come enciclopedie e annuari statistici». Ma anche il giudizio dell’ambasciatore Bruno Cabras è significativo: «Confesso che le pubblicazioni della Banca mondiale e di altre organizzazioni avevano maggiore contenuto e autorità per cui gli studi di Nomisma erano di scarsa utilità». Questa assoluzione a denti stretti è stata accolta con euforia da Romano che da allora si vanta: «Sono stato ampiamente prosciolto in fase istruttoria». Quell’«ampiamente» rispecchia la mancanza di senso critico dell’uomo che ha chiamato Unione un caravanserraglio.
  23. HFAlex

    Forza professore

    La serietà al governo?????????? 1978, Aldo Moro è nelle mani delle Brigate Rosse. L'Italia è sotto shock, siamo in piena emergenza nazionale. L'attuale candidato premier dell'Unione, Romano Prodi, il volto nuovo della sinistra italiana, il 3 aprile del 1978 venne a conoscenza del luogo dove con tutta probabilità Aldo Moro veniva tenuto priogioniero. Come venne a saperlo? E' lo stesso Prodi a rivelarlo: tramite una seduta spiritica. Sì, una seduta spiritica. Per la precisione, furono gli spiriti di Don Sturzo e La Pira a suggerire a Prodi il luogo in cui era tenuto prigioniero Moro (tutto questo risulta dai verbali dell'audizione di Prodi presso la Commissione Moro, nel giugno 1981, che è possibile leggere qui su Macchianera, mica su Forza Italia). Bene, immaginatevi la scena: Prodi seduto ad un tavolino, con il dito sul piattino, in collegamento con lo spirito di Don Sturzo pronto a rivelare al mondo dove si trova Moro. Ad un certo punto il piattino si muove, è Don Sturzo: la scritta che esce è Gradoli. Prodi e i suoi compagni di seduta vanno in panico: dov'è Gradoli? Nessun problema, Prodi è preparato e sa come affrontare ogni emergenza. Si alza e va a prendere una mappa italiana del Touring Club. Cerca Gradoli. Trovato! E' un paesino in provincia di Viterbo. Aldo Moro è prigioniero lì, lo ha detto lo spirito di Don Sturzo a Romano Prodi. E ora, che fare? E' Prodi a farsi avanti: io ho amici a Roma - dice il professore - ci penso io. E così fa: va nella capitale e avvisa tutti, dai vertici della Democrazia Cristiana al Ministro dell'Interno. Prodi è preso sul serio da tutti: infatti viene subito organizzata una perlustrazione a Gradoli, il paesino. La moglie di Moro, Eleonara, chiede se non potrebbe essere una via di Roma. La risposta di tutti è unanime: no. A Gradoli, il paesino, non trovano nulla. Aldo Moro non verrà mai trovato vivo. Il covo era, incredibile, in via Gradoli, a Roma. Nel 1981 Prodi viene ascoltato dalla Commissione Moro (qui i verbali). Nel 1998 viene richiamato ma non si presenta. Il verbale di Prodi del 1981 è sconvogente: impavido perchè non riesce nemmeno a nominare "seduta spiritica", patetico perchè dichiara "dopo questa esperienza, ho trovato tanta gente che mi ha confessato di aver fatto la medesima cosa", spiritato quando afferma che "vi furono anche interlocutori vari tra i quali, per quel che mi ricordo, Don Sturzo", imbarazzante quando sostiene che la coincidenza tra il nome uscito dalla seduta e il covo di Moro è soltanto una semplice casualità, commovente quando afferma che "in questa situazione mi sento estremamente imbarazzato ed estremamente ridicolo". Ma cosa successe veramente? La verità ancora non la conosciamo. Abbiamo tre ipotesi, tutte di una gravità estrema: 1) Romano Prodi crede alle sedute spiritiche. Romano Prodi è stato veramente in contatto con lo spirito di Don Sturzo, il quale ha fornito il nome del luogo dove era tenuto prigioniero Moro. 2) La seduta spiritica non c'è mai stata. E' tutta una grande messa in scena. Con la scusa della seduta spiritica, Prodi voleva coprire il vero informatore. Quindi Romano Prodi ha mentito al Paese, alla magistratura e al Parlamento. A parte questo, chi era il vero informatore? Un articolo del settimane di estrema sinistra, Avvenimenti, sostiene che l'informativa arrivata a Prodi non arrivò dallo spirito di Don Sturzo, ma dal Kgb. 3) Come sopra, ma con un pericoloso aggravante: la rivelazione sarebbe servita per mandare un messaggio alle Brigate Rosse. Per il momento, noi, camuffiamo il messaggio "Gradoli" con "città di Gradoli", ma a chi si trovava in Via Gradoli il messaggio arrivò forte e chiaro. Scegliete una di queste tre ipotesi. Una di queste rispecchia la verità. Scelta? Bene. E ora chiedetevi: è questa la serietà al governo?
  24. HFAlex

    Fiat G95

    Grazie.
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