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Sarà Tzipi Livni il nuovo premier israeliano

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Maggioranze risicate , governi difficili , coalizioni "impossibili" sono nella tradizione di Israele ( ma anche l' Italia si difende bene ) , cosa ovvia in base al proverbio che dice che 2 ebrei hanno 3 opinioni differenti...

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Dal sito http://www.informazionecorretta.com/ , eccovi il link ad un interessante articolo su Tzipi Livni e non solo: http://www.informazionecorretta.com/main.p...20&id=25917 che riporto:

 

18.09.2008 Due donne, due mondi, valori diversi

l'elezione di Tzipi Livni e le fotografie di Lauren Booth: il commento di Deborah Fait

 

Testata: Informazione Corretta

Data: 18 settembre 2008

Pagina: 1

Autore: Deborah Fait

Titolo: «Due donne, due mondi, valori diversi»

 

Zipi Livni e' stata eletta stanotte presidente del partito Kadima, sostituendo Ehud Olmert travolto da scandali di corruzione che presto gli costeranno anche il posto di Primo Ministro. Zipi e' pulita, onesta, ex agente del Mossad, che non guasta, ha fatto una carriera fulminea e in nove anni, da avvocato di un ufficio governativo, eccola quasi all'apice, a un passo dal diventare Premier di Israele, il mestiere piu' difficile che esista.

Vedremo le sorprese che ci riservera' il futur, per il momento la cosa piu' importante e' che Olmert se ne vada a casa prima di regalare in giro mezza o tutta Israele.

Venghino venghino siorre e siorri, Israele e' in svendita!

Chi vuole il Golan? Bashar? benissimo eccolo qua. Vuoi darmi qualcosa in cambio? ma per carita'! quando mai Israele ha chiesto qualcosa per tutte le terre che ha regalato a voi arabi.

E Giudea e Samaria, chi le vuole, siorre e siorri?

Hamas? prego, eccovele, prendetele pure.

Cosa dicono quei cattivoni di settlers? Che sono terre ebraiche? Che non sono mai state terre arabe? E allora? Io le ragalo a chi voglio perche' sono Ehud Olmert e anche mia moglie, la pittrice comunista mi da ragione, e se non chiedo in cambio neanche la vita di Gilad Shalit sono sempre affari miei, poteva fare a meno di fare il soldato e nessuno lo avrebbe rapito.

E Gerusalemme, la nostra Capitale? Chi e' che vuole Gerusalemme , siorre e siorri?

Sempre Hamas? Ma benone, molto bene, cosi' eviteremo all'Iran di gettare la bomba, avremo Ahmadinejad in casa e potra' ammazzare ebrei a suo piacere.

 

Ecco , Zippi dovrebbe farci dimenticare tutto questo scempio olmertiano nel caso dovesse diventare Premier.

Sara' in grado?

Avra' la forza di dire agli arabi le paroline giuste? :

"Andate al diavolo, Israele e' terra nostra, con Giudea, con Samaria, con il Golan e con GERUSALEMME! Andate al diavolo, qui niente e' vostro perche' niente avete mai avuto".

 

Avra' la forza di recuperare dignita' e di dire che qui e' Israele ad avere diritti inviolabili e non viceversa?

Sapra' smettere di abbassare la testa davanti ai boss internazionali che vogliono solo accontentare i palestinesi e indebolire Israele privandolo dei suoi diritti di Paese Sovrano?

Difficile.

Una cosa e' certa, se si andasse a elezioni, non avrebbe possibilita' di vincere contro Bibi Netaniahu.

Un'altra cosa e' quasi certa, dopo tutto il danno fatto da Ehud Olmert, ho i miei dubbi che il partito Kadima, senza il suo fondatore Sharon, potrebbe sopravvivere e prevedo un grande ritorno dei suoi adepti al Likud.

Zipi Livni merita comunque i nostri auguri di buon lavoro e tantissima buona fortuna perche' ne avra' bisogno. La sua strada sara' tutta in salita.

 

La seconda donna di cui volevo parlare perche' anche oggi i media israeliani ne accennano e' una donnetta, una donnicciola, una bugiarda, una razzista, un'antisemita inglese, per caso e per sua fortuna cognata di Tony Blair, sorella di Cherry che non sara' certamente ricordata per la sua brillante intelligenza.

La donnetta, sorella di Cherry, si chiama Laureen Booth e, manco a dirlo, le assomiglia nella mancanza di materia grigia.

Dunque questa Laureen faceva parte dei furbastri che sono arrivati circa un mese fa a Gaza in barca da Cipro portando, per alleviare le sofferenze dei poveri palestinesi, 5000 palloncini colorati e 200 apparecchi acustici.

Vi prego di non ridere perche' questo e' quello che e' accaduto.

Quando le due barche di furbastri sono ripartite da Gaza alla volta di Cipro, portandosi dietro 7 palestinesi con cittadinanza cipriota, la Booth e altri santi navigatori sono rimasti a Gaza per aiutare i "sempre poveri palestinesi".

Hanno ricevuto da Hannyie', il terrorista capo di Hamas, il passaporto palestinese dove sta scritto che "la Palestina va dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo" (naturalmente dopo aver affogato in tale mare tutti gli israeliani) e Infine, gonfia di amore per il suo adorato Hamastan, la signora ha tentato di uscirne per tornare nella patria che le compete, la perfida Albione.

A questo punto sono sorti i problemi: Israele non le permette di entrare nel paese per recarsi all'aeroporto Ben Gurion, altrettanto fa l'Egitto che non le da il consenso di attraversare il valico di Rafah per raggiungere Il Cairo.

La Booth naturalmente se la prende solo con Israele perche' mai uscirebbe dalla sua bocca una parola poco gentile contro gli arabi.

Ma veniamo alla parte comica della storia di questa signora.

Dopo aver urlato ai quattro venti che Gaza e' una prigione a cielo aperto (naturalmente senza menzionare l'occupazione di Gaza da parte di hamas che continua ad ammazzare palestinesi), dopo aver dichiarato al giornalista antisemita e antiisraeliano George Galloway, in un'intervista al canale iraniano Press TV, che "Gaza e' un campo di concentramento pari al Darfur a causa dell'occupazione israeliana" ...che non esiste...,

la Booth incorre nella gaffe piu' grande della sua vita, una gaffe stupenda, meravigliosa, degna della cittadinanza onoraria di Israele!!!

Probabilmente andando in cerca di cadaveri per le strade di Gaza o di bambini colle pance gonfie e le mosche attaccate al tracoma dei loro occhi o di gente morente di sete, in una infausta voglia di pubblicita', Laureen si fa fotografare in giro per questo "Darfur palestinese" privo di cadaveri e di scheletri abbandonati per le strade e si fa riprendere in un supermercatino talmente pieno di prodotti alimentari da occupare anche parte del marciapiede antistante.

Si vede la Booth fare la spesa, borsone di spesa, servita da un palestinese ben vestito e ben nutrito, poi , colmo dei colmi, la si vede andare verso casa attraverso un giardino lussureggiante di piante, fiori e alberi...ma non dicevano che a Gaza non hanno acqua perche' Israele gliela ruba per riempire le sue piscine?

Infine la Laureen , soddisfatta, con un grande sorriso, mostra il passaporto palestinese dove e' prevista la fine totale di Israele.

E brava la cognata di Tony, complimenti, in pochi minuti ha distrutto la propaganda di anni e ha platealmente contraddetto se stessa.

Io le darei un premio perche' peggior servizio ai "poveri palestinesi vittime di Israele" non poteva fare.

Grazie Laureen Booth, grazie per aver confermato quello che noi diciamo da sempre, che i palestinesi di Gaza sono nutriti, dissetati, mantenuti da Israele e che il loro problema non e' la fame e la sete ma Hamas che li rende schiavi e che ne ammazza qualcuno ogni secondo giorno.

La prossima volta, signora Booth, mi faccia un piacere personale e vada in Darfur anche se la' non ci sono ebrei da odiare e diffamare, guardi con i suoi occhi cosa succede da quelle parti e si vergogni, Laureen Booth, si vergogni semplicemente di esistere.

 

Deborah Fait

 

http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90

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Guest intruder
Maggioranze risicate , governi difficili , coalizioni "impossibili" sono nella tradizione di Israele ( ma anche l' Italia si difende bene ) , cosa ovvia in base al proverbio che dice che 2 ebrei hanno 3 opinioni differenti...

 

 

Si dice la stessa cosa di medici, teologi e chissà cos'altro. Credo che in tutti i Paesi in cui non vige un maggioritario secco sussistano di questi problemi, oggi.

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Ottimo, era indagato e si è dimesso come si fa normalmente.

 

un applauso all'ex rpemier israeliano

 

HOLMER: Sono onorato di aver governato un paese democratico dove i giudici possono indagare sul presidente del consiglio

Edited by Leviathan

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Dal link che segue:

 

http://www.loccidentale.it/articolo/israel...+finale.0058292

 

riporto un esauriente articolo sulla crisi politica israeliana:

 

 

Via alle consultazioni

 

Israele, Olmert si dimette e Netanyahu prepara il colpo finale

 

di Luca Meneghel - 22 Settembre 2008

 

 

Chiuse in settimana le primarie di Kadima – con la vittoria di Tzipi Livni sul ministro dei Trasporti Mofaz – ora è ufficiale: il premier israeliano Ehud Olmert ha rassegnato le proprie dimissioni nelle mani del presidente Shimon Peres. Quella che si apre ora è una fase molto delicata: dopo aver ricevuto l'incarico dal presidente, la Livni dovrà cercare di mettere insieme una nuova coalizione governativa. Qualcuno, però, remerà contro di lei: il Likud di Benjamin Netanyahu, che – forte di sondaggi favorevoli alla formazione di centro-destra – propende per elezioni anticipate a inizio 2009.

 

Prima di recarsi direttamente da Shimon Peres, Ehud Olmert ha ufficializzato la propria scelta nel corso del consiglio dei ministri di ieri mattina. Di fronte ai colleghi di coalizione, Olmert ha rivendicato il proprio operato come premier israeliano: a giudicare obiettivamente il suo lavoro, ha concluso Olmert, sarà la storia. Al termine del consiglio, il premier dimissionario ha incontrato Tzipi Livni assicurandole il supporto personale e del partito. Olmert lascia il governo dopo averlo guidato per 33 mesi: fu lui a prendere il posto di Ariel Sharon, ridotto in coma da un'emorragia cerebrale pochi mesi dopo essersi staccato dal Likud per fondare il partito di centro Kadima.

 

Per formalizzare le proprie dimissioni dopo settimane di annunci, in serata Olmert si è recato alla residenza di Peres a Gerusalemme. Nel corso di una conferenza stampa, Peres ha ringraziato Olmert "per il suo contributo alla popolazione e allo Stato in così tanti anni di servizio pubblico come sindaco di Gerusalemme prima, ministro e primo ministro poi". Secondo il presidente, "la sicurezza dello Stato d'Israele" e "il benessere dei suoi cittadini" sono sempre stati "al centro del suo lavoro come premier": "Apprezzo la via rispettosa scelta dal primo ministro per lasciare il suo incarico – ha concluso Peres – È una decisione difficile, è una notte difficile per lui".

 

Quello che si apre ora è un processo complesso, intessuto di trattative più o meno scoperte. Peres ha comunicato di voler incontrare gli esponenti di tutti i 13 partiti israeliani prima di conferire – presumibilmente alla Livni, vincitrice alle primarie del partito di maggioranza relativa – l'incarico di formare un nuovo governo. Mark Regev, portavoce di Olmert, ha dichiarato che "non ci potrà essere un vuoto di potere": il premier dimissionario resterà in carica ad interim, finché non emergerà un nuovo capo di governo. Oggi Peres dovrebbe concludere le consultazioni – inaugurate dall'incontro con i capi dei quattro partiti maggiori: Kadima, Labour, Likud e Shas. Ad allungare i tempi del conferimento dell'incarico potrebbe però contribuire il viaggio del presidente israeliano a New York, in occasione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

 

Da quando riceverà l'incarico, la Livni avrà sei settimane per mettere in piedi una coalizione di governo che possa contare sull'appoggio della maggioranza della Knesset. "Se presto emergerà che non è possibile costituire una nuova coalizione, andremo ad elezioni anticipate e le vinceremo" ha dichiarato la Livni, che lancia un avvertimento agli altri attori politici: "Se gli altri partiti sono in attesa di vedere se Kadima è diventato più debole o più forte, la nostra risposta è che Kadima è unita e continuerà a guidare il Paese". Parole sicure, indispensabili in vista delle trattative che la occuperanno nei giorni a venire: "Mi aspetto che i nostri partner di coalizione (Labour e Shas, ndr) agiscano di conseguenza. Ho intenzione di decidere velocemente: dobbiamo prendere una decisione e portare il Paese fuori da questa situazione di incertezza".

 

Dietro al piglio decisionista della Livni si cela in realtà una partita tutt'altro che chiusa. L'attuale coalizione di governo controlla 67 seggi su 120: fondamentale, al fine di formare un nuovo governo, è il sostegno dei laburisti di Barak e del partito ortodosso Shas. Se Tzipi Livni dovrà cercare di tenere legati a sé i due partiti, altrettanto cercherà di fare il leader della destra Netanyahu: forte di sondaggi che da mesi lo indicano come vincitore in caso di elezioni, il leader del Likud rema contro Kadima al fine di giungere a nuove elezioni nei primi mesi del prossimo anno. Senza contare che negli ultimi tempi il partito di Olmert e della Livni si è spesso trovato al centro di svariate accuse mosse proprio dai compagni di coalizione.

 

A preoccupare maggiormente Kadima sono le trattative parallele di Benjamin Netanyahu. Sabato notte, il ministro della Difesa Barak (Labour) si è incontrato con il leader del Likud per discutere della complicata situazione politica israeliana: secondo molti analisti, Barak preferirebbe impegnarsi in un governo coalizione nazionale con Netanyahu piuttosto che con la Livni. Il sostegno del Labour – ma si tratta sempre di voci – potrebbe essere ricambiato dal Likud con la conferma del ministero della Difesa per Barak in caso di vittoria elettorale. Sulla necessità di andare alle urne il più presto possibile, del resto, Netanyahu è stato molto chiaro: "Milioni di cittadini israeliani devono avere l'opportunità di scegliere chi li guiderà, non possono sceglierlo solo i sostenitori di Kadima" ha dichiarato dopo l'affermazione della Livni alle primarie del suo partito.

 

Ancora più difficile, per Tzipi Livni, sarà assicurarsi il sostegno della Shas. Il partito ortodosso – che non vede di buon occhio una donna alla guida di Israele – considera Kadima troppo debole sul fronte palestinese: secondo Eli Yishai, capo del partito, è inaccettabile pensare di dividere Gerusalemme con i palestinesi. A cogliere la palla al balzo è stato ancora una volta Netanyahu, che ha incontrato Yishai chiedendo esplicitamente di non sostenere una coalizione guidata dalla Livni: il partito, dopo aver ascoltato le ragioni del Likud, ha fatto sapere che "continuerà ad esaminare e considerare diverse opzioni e alternative, per determinare che cosa sia meglio per i cittadini israeliani". Le dimissioni di Olmert – invocate dalla maggioranza dei politici e dei cittadini israeliani – sono solo l'inizio di una partita lunga e complessa: la posta in gioco è la poltrona di primi ministro israeliano.

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Guest intruder
Ottimo, era indagato e si è dimesso come si fa normalmente.

 

un applauso all'ex rpemier israeliano

 

HOLMER: Sono onorato di aver governato un paese democratico dove i giudici possono indagare sul presidente del consiglio

 

 

Quasi come in Italia, insomma. C'è da sperare comunque che la magistratura israeliana sia meno strabica di quella italiana (Berlusconi un farabutto, De Benedetti un eroe, Agnelli senatore a vita...).

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Guest galland

Riporto integralmente l'editoriale del quotidiano israeliano Ha'aretz riguardante il mandato, conferito a Tzipi Livni per la formazione del nuovo governo.

L'articolo è ripreso da pagina 11 del numero 763 del settimanale "Internazionale", oggi in edicola.

 

 

NEI PANNI DI TZIPI LIVNI

Anche se riuscirà a formare un governo, la nuova premier israeliana avrà di fronte a sé una serie di prove molto difficili

 

Oggi la priorità di Tzipi Livni, che ha vinto le primarie del partito centrista Kadima, è formare una coalizione e guidare il prossimo governo israeliano. Il nuovo primo ministro potrà rafforzare la leadership e il partito prima delle elezioni del 2010, in cui affronterà la destra del Likud. Ma per farlo deve trovare una strategia. Livni deve capire che la sua posizione è più delicata di quella del suo predecessore, Ehud Olmert, perché non deriva da un mandato popolare ma solo dalla volontà degli iscritti di Kadima.

Inoltre il nuovo primo ministro israeliano ha poco tempo: deve mettere presto a punto un programma che la distingua dal suo predecessore e sperare che funzioni fino alle elezioni. Ci sono poi molte minacce esterne: l'America è paralizzata in attesa delle presidenziali; in Palestina Abu Mazen potrebbe lasciare la presidenza dell'Autorità Nazionale il prossimo gennaio; in Libano Hezbollah grida vendetta; infine lo spettro della recessione è sempre più concreto. Non si può neanche escludere una crisi imprevista, come uno scontro improvviso fra coloni e palestinesi in Cisgiordania, che potrebbe trascinare Israele in un rompicapo internazionale e minacciare la stabilità interna.

Il nuovo premier dovrà quindi concentrarsi sui negoziati con i palestinesi per la creazione di due stati. Questo permetterebbe a Kadima di schierarsi dalla parte della pace (al contrario del Likud) e di fornire a Livni un sostegno internazionale. Ma ogni progresso nelle discussioni con l'Autorità palestinese metterebbe in pericolo l'eventuale coalizione parlamentare con lo Shas (il partito religioso, contrario a compromessi su Gerusalemme). Bisogna poi tener conto del fatto che oggi gli israeliani non ritengono possibile un accordo del genere.

Le discussioni con la Siria potrebbero dare dei vantaggi strategici allo stato ebraico, che cerca di allontanare il presidente siriano Bashar el Assad dall'alleanza con l'Iran. Il problema è che i negoziati avrebbero bisogno dell'aiuto degli Stati Uniti, ma è troppo tardi per ottenere il sostegno dell'amministrazione uscente e ci vorrà del tempo prima che la successiva faccia delle scelte. Per la stessa ragione sarà difficile gestire la minaccia nucleare iraniana, che preoccupa l'opinione pubblica. Se invece Livni entrerà in conflitto con i coloni, come ha fatto Ariel Sharon, Kadima consoliderà la sua posizione nell'elettorato centrista, ma questo provocherà una profonda divisione interna ed è poco probabile che la nuova leader possa disporre del sostegno - popolare e politico - necessario a governare.

Come si vede, il successore di Olmert dovrà scegliere tra la padella e la brace, in un momento in cui gli israeliani vogliono uscire dall'immobilismo degli ultimi due anni e non hanno più fiducia nei politici. Insomma, non sono molti quelli che vorrebbero mettersi nei panni del nuovo primo ministro.

 

Aluf Benn

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