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referendum elettorale si dalla consulta

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Al via la corsa contro il tempo: la Corte costituzionale ha dichiarato ammissibili tutti e tre i quesiti referendari, che riguardano il divieto di candidature multiple, l'abrogazione - sia alla Camera, sia in Senato - della possibilità di collegamento tra liste e l'attribuzione del premio di maggioranza alla lista che raccoglie più consensi e non più alla coalizione.

 

A questo punto, toccherà al governo decidere la data di convocazione della consultazione popolare, che dovrà essere fissata tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi. Le motivazioni della decisione della Consulta dovranno essere depositate entro il 10 febbraio.

 

E' intanto approdata ufficialmente in Senato la "bozza Bianco", cioè la riforma elettorale proporzionale con soglia di sbarramento al 5%. Il suo deposito, da parte del presidente della commissione Affari costituzionali Enzo Bianco e alternativa alla proposta referendaria. E suscita l'ira dei partiti minori dell'Unione, a cui però Walter Veltroni manda un messaggio preciso: sulla soglia di sbarramento non si tratta, perché è la «ragione» della riforma.

 

Caute aperture si registrano invece soprattutto nell'Udc, ma in una certa misura anche in An perché il testo recepisce la sua principale richiesta: obbligo di dichiarare le alleanze prima del voto. Un raffreddamento si registra invece in Forza Italia. Silvio Berlusconi rinuncia a intervenire mercoledì alla Camera sui temi della giustizia, così da evitare motivi di scontri con il Pd. Ma molti dirigenti azzurri manifestano delusione e avvertono che il nuovo testo non potrà essere il punto di incontro.

 

Bianco ha depositato la bozza in cui ci sono delle novità rispetto al testo sinora noto, per venire incontro alle richieste dei partiti «medi» (An, Udc, Prc, Sd): il riparto dei seggi avviene in un collegio unico nazionale e non più circoscrizionale. In più c'è l'obbligo di indicare le alleanze prima del voto, cosa che piace al partito di Gianfranco Fini.

 

E non per nulla An, seppur con cautela, ha apprezzato con il capogruppo Altero Matteoli. Altrettanto ha fatto Pier Ferdinando Casini: «È un incoraggiante inizio». Forza Italia non ha invece gradito «il passo indietro», secondo le parole di Fabrizio Cicchitto e Renato Schifani, che proporzionalizza ulteriormente il meccanismo elettorale. «Nei prossimi giorni ci sarà molto da lavorare per riportare la riforma sulla giusta via», ha aggiunto Schifani. Tuttavia, gli azzurri mantengono la porta aperta. Lo dimostra anche il fatto che Berlusconi rinuncerà domani al suo intervento alla Camera sulle intercettazioni per evitare «strumentalizzazioni» da parte di chi vuole far saltare il tavolo. Mercoledì il Cavaliere e Casini faranno il punto in un incontro a due, cui potrebbe seguire presto un faccia a faccia Berlusconi-Fini.

 

Chi invece è decisamente contrario sono i partiti minori dell'Unione, come Udeur, Socialisti, Pdci, Verdi e Idv, ancora più insospettiti per l'incontro mattutino tra Bianco e i capigruppo di Pd, Prc e Sd al Senato. Il coro è unanime su due punti: innanzi tutto l'accordo va cercato prima nella coalizione e poi con l'opposizione; e in secondo luogo va ritirata fuori la bozza Chiti (simile al modello in uso nelle regioni) che andava bene a tutti i partiti dell'Unione. A dirlo sono Antonio Satta dell'Udeur, il verde Angelo Bonelli e anche Manuela Palermi e Pino Sgobio del Pdci.

 

Sgobio poi ricorda che la bozza Bianco cancellerebbe 11 partiti che nel 2006 sono stati sotto la soglia del 5 per cento, escludendo così dal Parlamento 7 milioni di voti. Ma Veltroni non si lascia intenerire e replica ricordando che la «ragione» per cui si fa la riforma è proprio quella di «ridurre la frammentazione». «Se si chiede di abolire la soglia - dice con nettezza - è come abolire le ragioni di questa legge. Ma c'è davvero qualcuno che pensa che la soluzione è avere 24 partiti?

 

Se è così, è in distonia con il Paese». E poi, aggiunge, i partiti della sinistra radicale non stanno forse facendo la "Cosa Rossa" che non dovrebbe temere la soglia?

 

Questo atteggiamento ha suscitato la reazione dell'Udeur: il capogruppo alla Camera Mauro Fabris ha detto che «la maggioranza politica dell'Unione è morta» e che «l'arroganza» del Pd «mette in pericolo anche il governo Prodi». E infatti Clemente Mastella, in una telefonata a Romano Prodi, ha avvertito senza mezzi termini che se le cose stanno così lui è pronto a dimettersi da ministro. «La vittima sacrificale - avrebbe detto a Prodi - non sono io, ma il tuo governo». Il tema è stato affrontato in serata in una riunione dei vertici del Campanile. Per ora si aspetta la decisione della Corte Costituzionale sui referendum, che potrebbe arrivare entro venerdì.

 

Quanto al Pd, rimane inalterato il dissenso interno dell'area che fa capo a Rosy Bindi e Arturo Parisi, contraria al sistema proporzionale. Bindi ha nuovamente chiesto di discutere sul tema in sede di Assemblea Costituente, mentre per Parisi «la bozza Bianco ci riporta alla Prima Repubblica».

 

Non nasconde la sua delusione a chi lo ragguaglia sulla nuova versione di riforma. L'intenzione del Cavaliere è di «proseguire nel dialogo», assicura chi ha avuto modo di parlargli, ma non a tutti i costi. Del resto, nei giorni scorsi Berlusconi aveva ammonito: «L'accordo dovrà essere alto o non lo accetteremo». E l'impressione, al momento, è decisamente negativa. «Se la riforma è questa, saranno loro a doversi assumere la responsabilità di aver fatto saltare il tavolo», è il ragionamento che fa in privato il leader di Forza Italia, che non a caso avrebbe optato per non intervenire più domani alla Camera sul problema delle intercettazioni, così da evitare ogni rischio di strumentalizzazione.

 

A contrariare il piano nobile di via del Plebiscito è soprattutto il fatto che l'ultima bozza, modificata nella notte, non rispetta l'intesa raggiunta col leader del Pd Walter Veltroni. Per questo, spiegano gli sherpa del Cavaliere, «o ci danno garanzie sulla volontà di apporre dei miglioramenti, oppure sarà dura votare questo testo». Per Fi, infatti, il compromesso raggiunto per non scontentare alcuni partiti (in particolare Prc) è sbilanciato troppo verso il modello tedesco a scapito del bipolarismo. E lo dimostra l'esultanza di Casini.

 

«Abbiamo un atteggiamento costruttivo e positivo, ma questo non vuol dire che diciamo sì a qualunque proposta», avverte Fabrizio Cicchitto, sottolineando che il nuovo testo è «un passo indietro visto che noi ci siamo pronunciati con chiarezza contro il sistema tedesco».

 

Ciò non significa che Fi voglia alzarsi dal tavolo del confronto. «Cercate di migliorare il testo» prima di dire l'ultima parola, è la richiesta del Cavaliere ai suoi. Sono tre i punti che non piacciono a Fi, come spiega Renato Schifani: «La scelta del riparto proporzionale dei seggi in sede nazionale che fa venir meno qualsiasi garanzia che il sistema resti bipolare; la concentrazione della rappresentanza dei partiti maggiori nelle zone del Paese dove sono più forti, con il rischio che l'Italia si divida in due ed infine il meccanismo previsto per il Senato, divergente da quello della Camera, che fa aumentare il rischio di maggioranze diverse». Ecco perché, sottolinea il capogruppo dei senatori azzurri, «lavoreremo per riportare il testo sulla giusta via, ma oggi il percorso appare in salita».

 

Quanto agli alleati del Cavaliere, sia Casini che Fini non possono che mostrarsi soddisfatti per le aperture che la nuova versione concede alle richieste fatte da Udc ed An. In particolare Casini - che vedrà il Cavaliere in un vertice mercoledì al quale anche il leader di An non esclude di potersi unire - ha parlato di «un incoraggiante inizio». «Mi sembra sia stato fatto uno sforzo serio - mostra di apprezzare il leader centrista - anche se certamente avremmo preferito il voto disgiunto e le preferenze. Ma si tratta di un compromesso...».

 

Del resto, neanche nelle più rosee previsioni fino a qualche tempo fa l'Udc avrebbe potuto sperare di portare le altre forze politiche a ridiscutere di una legge proporzionale. Quindi Casini vede il bicchiere mezzo pieno.

 

Un po' diversa la posizione di Alleanza Nazionale che, avendo raccolto le firme per il referendum, alla vigilia del pronunciamento quasi certamente positivo della Consulta non può auto-sconfessarsi. «Il sì della Corte rende la via del referendum praticabile in pochi mesi», ragiona Gianfranco Fini.

 

«Quindi prima di ostruire questa via bisogna vedere se davvero ci sono volontà convergenti, se davvero esiste una maggioranza che consideri la bozza Bianco un reale punto di partenza». Il leader di An è scettico, ma al tempo stesso oggi registra nel nuovo testo Bianco l'accoglimento della sua principale richiesta: l'indicazione obbligatoria di alleanze, candidato premier e programma. «Avevamo posto condizioni precise e oggi le vediamo acquisite, stanno lì nero su bianco - deve ammettere Fini - sono un miglioramento oggettivo, un indiscutibile passo avanti. Così come è positivo il riparto dei seggi a livello nazionale». Di qui a dire che il voto di An sarà positivo, ce ne corre. E infatti il partito di Fini prende tempo, si mette alla finestra a vedere quel che accade e si prepara in ogni caso a presentare emendamenti.

 

Chi invece boccia senza riserve la bozza è la Lega. «Se il testo resta così - afferma Roberto Maroni - è peggio della legge elettorale che uscirebbe dal referendum. E allora chiederemo a Berlusconi che Forza Italia non la voti. Così la bozza Bianco verrà affossata».

http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=72125

 

Che schifo come cercano tutti quanti di boicottare una consultazione popolare

Edited by Leviathan

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Io avrei messo la soglia al 7-8% tanto per essere+ sicuri di levarsi dai maroni i partitini come i verdi e magari rifondazione(che non so quanto prenda in percentuale), che sicuramente sono i partiti + dannosi per l'italia.

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Mah non tutti lo boicottano e se davvero la gente è così stufa di questa situazione voterà a favore, sempre che non riescano a bloccarlo con una nuova legge elettorale, cosa che secondo me faranno presi dalla paura, specie con la probabile prossima caduta del governo e la formazione di un governo tecnico (infatti fino ad oggi il rischio di caduta del governo è stato il maggior freno per Veltroni nel trattare con Berlusconi).

Io a questo punto spero che si vada al referendum per capire cosa voglia veramente la gente, comunque lo metteranno in un giorno sfigatissimo dove la maggior parte della popolazione sarà a rosolarsi sotto il sole.

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