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samurai

Vita e Morte dell'ARA General Belgrano

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Venne costruita come USS Phoenix (CL-46), sesta nave della classe Brooklyn di incrociatori leggeri, nel New Jersey dalla New York Shipbuilding Corporation. Venne impostata nel 1935 e varata nel marzo 1938. Sopravvisse all'attacco giapponese contro Pearl Harbour del 1941 e venne messa fuori servizio dalla US Navy nel luglio 1946. La USS Phoenix venne venduta, insieme ad un'altra nave della sua classe (la USS Boise), all'Argentina nell'ottobre 1951 per 7,8 millioni di dollari. Venne ribattezzata 17 de Octubre in onore di un importante anniversario del partito politico del presidente Juan Perón. Dopo la deposizione di Perón in seguito al colpo di stato del 1955, il vascello venne ribattezzato nel 1956 General Belgrano (C-4) dal nome del generale Manuel Belgrano, che combatté per l'indipendenza argentina nel 1816.

 

Nelle prime fasi della guerra delle Malvinas la maggior parte della marina argentina evitò il conflitto. Il General Belgrano era partito da Ushuaia nella Terra del Fuoco il 26 aprile 1982, accompagnato dai due cacciatorpedinieri ARA Piedra Buena (D-29) e Bouchard (D-26) (entrambi ex-navi della US Navy), come Task Group 79.3. Il 29 stavano pattugliando Burdwood Bank a sud delle isole. Il 30 venne avvistato dal sottomarino nucleare della Royal Navy HMS Conqueror (classe Churchill). Il sottomarino si avvicinò il giorno seguente. Sebbene al di fuori della Zona di Interdizione Totale dichiarata dai Britannici, 370 km (200 miglia) dalle isole, questi decisero che il gruppo era una minaccia. Dopo consultazioni a livello ministeriale, il primo ministro Margaret Thatcher acconsentì che il comandante Chris Wreford-Brown attaccasse il gruppo. Alle 15:57 del 2 maggio il Conqueror lanciò tre siluri convenzionali Mk 8 mod 4, ognuno con una testata di 363 kg di torpex. Due siluri colpirono la General Belgrano.

 

Una delle due torpedini colpì tra 10 e 15 m. dietro alla prua, al di fuori dall'area protetta dall'armatura verticale o dalla controcarena contro le torpedini. L'esplosione distrusse la prua della nave, ma le paratie interne ressero e il magazzino di prua per le munizioni da 40mm non detonò. Non c'era nessuno in quella parte della nave al momento dell'impatto.

 

Il secondo siluro colpì a circa tre quarti lungo lo scafo, appena fuori del limite posteriore della corazzatura verticale. La torpedine penetrò all'interno della sala macchine posteriore prima di esplodere. L'esplosione si sfogò verso l'alto attraverso due mense ed un'area ricreativa chiamata the Soda Fountain causando infine uno squarcio di venti metri sul ponte principale. Relazioni successive stimarono il numero di morti nell'area dell'esplosione a circa 275 uomini. L'esplosione non causò incendi, ma la nave si riempì rapidamente di fumo. L'esplosione danneggiò anche l'impianto elettrico del Belgrano impedendo l'emissione di una chiamata d'aiuto.

 

La paratia anteriore resse, ma l'acqua affluì dallo squarcio creato dalla torpedine e non poté essere pompata fuori a causa della mancanza di energia elettrica. La nave iniziò a sbandare a sinistra ed ad affondare di prua. Venti minuti dopo l'attacco, alle 16:24, il capitano Bonzo ordinò all'equipaggio di abbandonare la nave. Vennero lanciate delle zattere gonfiabili e l'evacuazione iniziò senza panico.

 

Le due navi scorta erano inconsapevoli di quello che stava avvenendo al Belgrano, avendo perso il contatto visivo nell'oscurità e non avendo avvistato i razzi di soccorso ed i segnali luminosi. Ad aumentare la confusione, l'equipaggio del Bouchard udì un rumore d'impatto che poteva essere la terza torpedine al termine della sua corsa (un esame successivo dello scafo mostrò un segno di impatto consistente con quello causato da una torpedine). Le due navi continuarono sulla loro rotta verso occidente ed iniziarono a lanciare cariche di profondità. Quando compresero che era successo qualcosa al Belgrano era già buio ed il tempo era peggiorato, disperdendo le zattere di salvataggio.

 

Navi argentine e cilene salvarono in tutto 770 uomini tra il 3 ed il 5 maggio. In totale 322 membri dell'equipaggio argentino rimasero uccisi nell'attacco.

 

 

Ci sono alcune controversie che riguardano l'affondamento del General Belgrano:

 

Al momento dell'attacco la nave era in rotta di allontanamento dalle isole Malvinas. Sebbene la nave stesse allontanandosi, si era mossa in direzione dell'isola con la sua task force per tutto il giorno precedente e virò solo perché un attacco aereo contro la task force era stato cancellato a causa del forte vento che impediva il decollo di velivoli dalla portaerei operante a nord delle Malvinas. Alla nave era stato infatti ordinato di rimettersi in rotta per la costa e di attendere condizioni più favorevoli per attaccare. Hector Bonzo, comandante del Belgrano, commentò riguardo a quest'ordine: «Stavamo dirigendoci verso la terraferma, ma non andando verso la terraferma; dovevamo raggiungere una posizione in cui attendere nuovi ordini.». Inoltre il Belgrano avrebbe potuto cambiare rotta nel giro di pochi minuti ed entrare in una zona di acque poco profonde (Burdwood Bank) nel giro di poche ore ed il Conqueror non avrebbe potuto seguirla.

La nave era al di fuori della zona di interdizione di 200 miglia. Sebbene al nave fosse al di fuori della zona di interdizione, entrambe le parti comprendevano che questa non era più il limite di azione britannica - il 23 aprile il governo britannico aveva fatto giungere un messaggio al governo argentino mediante l'ambasciata svizzera a Buenos Aires che diceva:

 

« In announcing the establishment of a Maritime Exclusion Zone around the Falkland Islands, Her Majesty's Government made it clear that this measure was without prejudice to the right of the United Kingdom to take whatever additional measures may be needed in the exercise of its right of self-defense under Article 51 of the United Nations Charter. In this connection Her Majesty's Government now wishes to make clear that any approach on the part of Argentine warships, including submarines, naval auxiliaries or military aircraft, which could amount to a threat to interfere with the mission of British Forces in the South Atlantic will encounter the appropriate response. All Argentine aircraft, including civil aircraft engaged in surveillance of these British forces, will be regarded as hostile and are liable to be dealt with accordingly. »

 

« Nell'annunciare l'instaurazione di una Zona di Interdizione Marittima intorno alle isole Malvinas, il Governo di Sua Maestà ha reso chiaro che questa misura è stata presa senza pregiudizio al diritto del Regno Unito di intraprendere qualunque misura aggiuntiva si rendesse necessaria per esercitare il suo diritto all'autodifesa, come previsto dall'Articolo 51 dello statuto delle Nazioni Unite. In connessione a ciò il Governo di Sua Maestà desidera ora rendere chiaro che ogni manovra di avvicinamento da parte di navi da guerra argentine, inclusi sottomarini, navi ausiliarie o aerei militari, che possano costituire una minaccia alla missione delle forze britanniche nel Sud Atlantico, incontreranno una risposta appropriata. Tutti gli aerei argentini, inclusi aerei civili impegnati nella sorveglianza di forze britanniche, saranno considerati ostili e passibili di essere trattati di conseguenza. »

 

 

Le interviste condotte da Martin Middlebrook per il suo libro, The Fight For The Malvinas, indicano che gli ufficiali della marina argentina compresero che l'intento del messaggio era di indicare che ogni nave che operasse nelle vicinanze della zona di interdizione poteva essere presa di mira. Il vice-ammiraglio Allara, che era responsabile della task force a cui apparteneva il Belgrano, disse: «Dopo il messaggio del 23 aprile, l'intero Sud Atlantico era diventato un teatro operativo per entrambe le fazioni. Come professionisti dicemmo che fu un peccato che perdessimo il Belgrano».

Inoltre le regole di ingaggio furono specificatamente cambiate per permettere di attaccare il Belgrano al di fuori della zona di interdizione, prima dell'affondamento.

 

L'affondamento della nave irrigidì la posizione del governo argentino ed effettivamente pose fine ad ogni possibilità di un accordo pacifico. L'affondamento del Belgrano fu certamente l'episodio che causò la più grave perdita di vite umane di tutto il conflitto e avvenne dopo un giorno di combattimenti nel quale avevano perso la vita diversi piloti argentini. Gli scontri a fuoco erano già iniziati. I Britannici non avrebbero probabilmente mai accettato niente di meno che la restituzione delle isole, che gli Argentini difficilmente avrebbero concesso.

Decisioni-chiave furono prese senza sapere che la nave stava allontanandosi dalle Malvinas nel momento in cui l'ordine venne dato. Secondo lo storico britannico sir Lawrence Freedman, in un libro scritto nel 2005, né Margaret Thatcher, né il Gabinetto erano consapevoli del cambio di rotta del Belgrano prima dell'attacco, dato che questa informazione dal Conqueror non venne passato al Ministero della Difesa o al vice-ammiraglio Sandy Woodward (comandante della task force della Royal Navy).

 

Comunque nel suo libro One Hundred Days l'ammiraglio Woodward chiarisce che considerava (correttamente come risultò) che il Belgrano appartenesse alla parte meridionale di un movimento a tenaglia mirante alla task force britannica e che doveva essere affondato rapidamente. Scrisse:

 

 

« The speed and direction of an enemy ship can be irrelevant, because both can change quickly. What counts is his position, his capability and what I believe to be his intention. »

 

« La velocità e la direzione di una nave nemica sono irrilevanti, entrambe possono cambiare rapidamente. Quello che conta è la sua posizione, la sua capacità e quelle che io ritengo siano le sue intenzioni. »

(Sandy Woodward)

 

 

Alcuni dettagli dell'azione "filtrarono" successivamente ad un poliziotto militare britannico, Tam Dalyell, da un impiegato governativo anziano, Clive Ponting, che venne accusato senza successo per violazione della Official Secrets Act.

Nel maggio 1983, Margaret Thatcher durante uno spettacolo televisivo dal vivo su BBC One, venne messa alle strette da uno spettatore che la intervistò riguardo all'affondamento, affermando che la nave era già a occidente delle Malvinas e stava dirigendosi verso la terraferma argentina a ovest. Lo spettatore affermò anche che la proposta di pace peruviana avrebbe dovuto raggiungere Londra nelle 14 ore tra la sua pubblicazione e l'affondamento del General Belgrano, impedendo quindi l'escalation della guerra. Nell'infuocato scambio che seguì la Thatcher rispose che il vascello era una minaccia alle navi e alle vite britanniche e negò che la proposta di pace l'avesse raggiunta. Dopo lo spettacolo il marito della Thatcher, Denis attaccò il produttore dello spettacolo affermando che sua moglie era stata «incastrata dai fottuti culattoni e comunisti della BBC» («stitched up by bloody BBC poofs and Trots.».

La Thatcher stessa commentò durante l'intervista: «Penso che solo in Gran Bretagna un primo ministro possa essere accusato di aver affondato un vascello nemico che era un pericolo per la nostra marina, quando la mia principale motivazione era stata di proteggere i nostri ragazzi della marina».

 

 

Scheda tecnica:

 

Tipo : incrociatore leggero

Classe Brooklyn

Costruttore: Cantiere New York Shipbuilding Corporation

Impostazione 15 aprile 1935

Varo 13 marzo 1938

Entrata in servizio 3 ottobre 1938

Radiazione 3 luglio 1946

Destino finale venduta all'Argentina, affondata nel 1982 dalla HMS Conqueror.

 

Caratteristiche generali

Dislocamento standard: 10.800 ton.

a pieno carico: 13.645 t

Lunghezza 185,4 m

Larghezza 21 m

Pescaggio 7,2 m

Propulsione 8 caldaie Babcock & Wilcox Express

4 turbine elettriche Westinghouse

100.000 CV

Velocità 32 nodi (59 km/h)

Autonomia 7.600 mn a 15 nodi

Equipaggio 900 uomini in tempo di pace, fino a 1.400 in tempo di guerra.

Armamento 15 cannoni da 152 mm (3 torri trinate a prua, 2 torri trinate a poppa)

8 cannoni AA da 127 mm in postazioni singole

2 complessi doppi antiaerei da 40 mm

2 complessi quadrupli di missili Sea Cat (aggiunti nel 1968)

24 mitragliatrici da 20 mm

Mezzi aerei 2 elicotteri

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Gli abitanti delle isole Falkland sono cittadini del Regno Unito e vogliono rimanere tali, quindi gli Argentini si rimangiassero le loro pretese, anche perchè prima della guerra era al lavoro una commissione in sede ONU per risolvere la situazione in maniera pacifica.

L'attacco rappresentò solo un patetico tentativo di rimanere in vita da parte di un regime condannato dai suoi cittadini e dalla storia

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Sostanzialmente d'accordo con Dominus, vero pure che nel 1833 gli inglesi invasero le Malvinas (dal francese Maluinas, isole dei balenieri perchè erano scalo delle navi balenieri) e ne espulsero senza troppi complimenti gli abitanti spagnoli/argentini, tenendosi le loro proprietà... per cui non è che le rivendicazioni di Buenos Aires fossero (e siano) proprio campate per aria

Edited by samurai

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