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AIM-26


Gian Vito
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Aim 26, il Falcon nucleare.

 

L’idea di armare con una testata nucleare i missili Falcon era stata presa in considerazione fin dal 1956. I missili a guida infrarossa di allora potevano attaccare bersagli solo nel settore posteriore in condizioni di cielo sereno e la precisione della guida radar lasciava a desiderare. Una carica nucleare avrebbe risolto il problema. Il progetto prevedeva la realizzazione di due nuove versioni del Falcon, a guida SARH e IR, sotto le denominazioni di Gar-5 e Gar-6. molto più lunghe (3,5 metri e larghe circa il doppio) per affrontare bombardieri supersonici ad alta quota. Il progetto venne presto annullato. Nel 1959 gli studi ripresero, su di un modello radicalmente diverso, che portò all’adozione nel 1961 del Gar-11, soprannominato Nuclear Falcon, primo con reali capacità “head on”. Il missile viene spesso inserito nella stessa“famiglia” ma si tratta di un’ arma differente che, giustamente, ha meritato una nuova designazione. La cellula era stata allargata per ospitare la testata nucleare W54 Wee Gnat a potenza variabile (da 0,01 kt a 1,5 kt) dalle dimensioni estremamente contenute: un cilindro di 40 cm, largo 27 cm, del peso di 23 kg. Il missile, che nel 1963 sarebbe stato ridenominato Aim-26A, utilizzava la guida semiattiva. A differenza della serie Aim-4, era dotato di spoletta di prossimità radar. La realizzazione della carica nucleare diede non pochi problemi, il missile invece si comportò bene fin dall’inizio. Così le prime armi vennero consegnate ancora prive della testata “speciale”. 450 intercettori F102 vennero modificati per trasportare in uno o due esemplari l’Aim-26, impiegando il sistema di controllo del fuoco MG10. Compatibile con l’F-101B e con l’F-106, sembra che da questi sia stato trasportato solo saltuariamente. La potenza della testata venne fissata a 0,25 kt.

 

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Le dimensioni dell’Aim-26A erano state contenute al massimo, solo 2,14 metri, per poter mantenere la compatibilità con le stive dei caccia F-102, i previsti utilizzatori, impossibilitati ad utilizzare l’Air-2 Genie. Sfortunatamente il missile, complice l’aumento di larghezza a 0,29 metri, una ogiva tondeggiante ed un peso salito a 92 kg, era ora troppo poco aerodinamico. Con un motore a razzo Thiokol M60 da 2630-2700 kg/sp a propellente solido, il missile raggiungeva una velocità media, per lancio subsonico, di soli Mach 2. Venne soprannominato “Fat Falcon”. La portata utile non era elevata: 8-9,6 km. La radio spoletta di prossimità, dotata di 4 sensori e simile a quella del Genie, era eccezionalmente potente: era in grado di percepire il bersaglio a ben 56-100 metri di distanza. Sfortunatamente era inaffidabile. Su 36 lanci di prova iniziali vi furono ben 21 fallimenti (60%). Ancora nel 1962 funzionava solo in metà dei casi. La guida semiattiva si rivelò abbastanza precisa: su 20 missili lanciati, 19 arrivarono a meno di 10 metri dal bersaglio. L’SSKP venne calcolata in almeno il 90% contro bombardieri.

 

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L’Aim-26A era dotato, a differenza del Genie, di “Permissive action link”a combinazione meccanica da sbloccare prima del decollo. Una volta in volo, raggiunto ed identificato il bersaglio, il pilota premeva il bottone di lancio ed il sistema automaticamente lanciava il missile al momento ritenuto ottimale. Il radar guidava poi il missile fino al bersaglio. Anche in questo caso vi era un certo rischio per l’intercettore: il pilota doveva concentrarsi sugli strumenti, un piccolo schermo lo proteggeva dal lampo. La distanza al momento dello scoppio era limitata, ma la testata aveva una potenza sei volte minore di quella del Genie. Anche così era possibile distruggere in una sola volta una intera formazione di bombardieri.

 

Gli effetti: l’onda d’urto avrebbe disintegrato un bombardiere a 400 metri e l’avrebbe danneggiato irreparabilmente fino a quasi 800 metri. Il lampo termico avrebbe provocato ustioni di 3° a 400 metri di distanza. Come effetto collaterale, la piccola testata grazie all’intenso flusso di neutroni e all’effetto EMP avrebbe disattivato le testate nucleari trasportate dai bombardieri nemici entro un raggio di oltre 600 metri, distanza fatale anche per i piloti a causa delle radiazioni.

 

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Il missile Aim-26A, costruito in 1900 unità (ma con solo 400 testate), inizio la dismissione nel ’67 ed il ritiro definitivo fu completato nel 1972. Gli Aim-7 Sparrow già efficaci negli attacchi frontali, potevano affrontare bersagli a bassa quota, cosa preclusa all’Aim-26. Il modello Aim-26B rimase in servizio poco di più. Le testate vennero modificate, aumentandone la potenza a 0,6 kt, ed utilizzate sugli AGM-62 Walleye.

 

Apparve presto evidente che lo scoppio di una carica nucleare, seppur di piccole dimensioni, a bassa quota avrebbe comportato danni collaterali inaccettabili. Si decise così la realizzazione di una variante a carica convenzionale. Questa, inizialmente denominata Gar-11A, divenne l’Aim-26 B. Era dotata di una testata a frammentazione di 18,1 kg fornita di spoletta di prossimità standard.

La guida semiattiva era stata migliorata per garantire maggiore precisione. Nonostante le dimensioni fossero rimaste inalterate, il peso era ulteriormente aumentato a 119 kg. Un motore più potente compensava l’aumento di peso e manteneva le prestazioni. Le fonti originali parlano di un raggio d’azione minimo di 3,2 km ed uno massimo di 9,6 km. Fonti più recenti, giustamente, indicano invece 16 km, ancor più in caso di attacco “head-on”. La migliore soluzione di lancio era proprio l’attacco frontale, con il bersaglio che incrociava la rotta al massimo 20°-30° “off boresight”. La scarsa velocità, infatti, impediva di intercettare efficacemente bersagli in allontanamento o in rapido movimento trasversale.

 

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L’Aim-26B, costruito in 2000 pezzi, fu esportato in svizzera come HM-55 ed utilizzato sui Mirage IIIS (2 esemplari). Fu poi prodotto su licenza in Svezia come RB-27 per armare i Saab J-35 Draken (2-4 esemplari). Gli svedesi migliorarono progressivamente la spoletta di prossimità, la precisione e l’affidabilità tanto che gli RB-27 si possono ritenere i Falcon più efficaci mai costruiti. Anche questi furono ritirati a partire dagli anni ’90.

 

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  • 1 month later...
Ma erano testate nucleari vere? Come è possibile raggiungere la massa critica e nel contempo contenere la potenza a meno di 20 kt, ovvero la "bomba di Hiroshima"?

 

Certo che erano vere, il design base è sempre la stessa W-54, http://en.wikipedia.org/wiki/W54

 

usata nel Davy Crockett come Mk-54 con poenza di 0.01 0.002 KT ovvero 10 o 20 ton (il limite pratico minimo)

http://en.wikipedia.org/wiki/Davy_Crockett_(nuclear_device)

 

Ma anche come carica da demolizione portatile nel SADM (sempre Mk-54) http

://en.wikipedia.org/wiki/Special_Atomi...ition_Munition

sempre sullo stesso design c'è la W-54 con potenza di 0.25 KT del falcon di cui si parla nel topic ,che prende il nome di W-72 (da 0.6 KT) in una versione delle Walleye.

.........................................

 

 

La testata e di tipo implosivo e nello specifico: Two-point linear implosion.

Il trucco per avere bombe con cosi poca potenza è che la massa critica la si ottiene, ma il desing della bomba è cosi inefficente che solo una ridotta percentuale del combustibile riesce a fissionare.

 

"A very inefficient implosion design is one that simply reshapes an ovoid into a sphere, with minimal compression. In linear implosion, an untamped, solid, elongated mass of Pu-239, larger than critical mass in a sphere, is embedded inside a cylinder of high explosive with a detonator at each end.[15]

 

Detonation makes the pit critical by driving the ends inward, creating a spherical shape. The shock may also change plutonium from delta to alpha phase, increasing its density by 23%, but without the inward momentum of a true implosion. The lack of compression makes it inefficient, but the simplicity and small diameter make it suitable for use in artillery shells and atomic demolition munitions - ADMs - also known as backpack or suitcase nukes.

 

All such low-yield battlefield weapons, whether gun-type U-235 designs or linear implosion Pu-239 designs, pay a high price in fissile material in order to achieve diameters between six and ten inches (254 mm) ."

 

Linear_implosion_schematic.png

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  • 2 months later...

Altri dati sull’AIM-26.

 

Il motore originale M60 forniva 2550 kg/sp per 2,1 secondi. Il missile, a quote elevate, poteva volare a 1,75 mach oltre la velocità di lancio, raggiungendo anche mach 3. Nella versione AIM-26B, il missile poteva essere lanciato fino a 1,7 mach e la quota operativa variava tra 300 e oltre 18000 metri. Aveva capacità “snap up” e forniva le migliori prestazioni nell’intercettazione di bombardieri fino a Mach 1. Il massimo fattore di carico era di 23 G. Il raggio utile di lancio variava tra 900 e 18000 metri con un tempo di volo fino a 30 secondi. L’ SSKP era dell’ 80-90% contro un B-47. Era anche possibile guidare il missile in “Jam angle track mode”, contro le sorgenti di disturbo. La testata è indicata da alcune fonti come “continuous rod” di 22 kg, in grado di creare un anello “tagliante” di 18m diametro.

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