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marcello

8 settembre 1943: chi ha testimonianze su cosa accadde?

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Salve!

Sono sempre stato incuriosito da ciò che accadde l'8 settembre del 1943.

C'è qualcuno che può, anche sinteticamente, narrare le esperienze personali o di qualche suo familiare?

Grazie.

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Salve!

Sono sempre stato incuriosito da ciò che accadde l'8 settembre del 1943.

C'è qualcuno che può, anche sinteticamente, narrare le esperienze personali o di qualche suo familiare?

Grazie.

 

Guarda, io so che mio nonno era aviere dell'areonautica ad Aviano: semplicemente, la base venne circondato dalle truppe germaniche che, senza colpo ferire, catturarono tutto il personale, lo caricarono sui treni e lo spedirono diretto diretto in Germania. Mio nonno finì nella zona di Lubecca: fuggito negli ultimi giorni di aprile del 1945 dagli inglesi, tornò in Italia ai primi di settembre dopo essere stato sottoposto ad un corso di "rieducazione alimentare" per riabituarlo ad assumere il cibo a causa delle prolungate privazioni di cui erano stato oggetto.

 

Sull'argomento si può vedere il lavoro di Elena Aga Rossi Una nazione allo sbando, pubblicato da Il Mulino, che racconta, anche se forse da un punto di vista generale, la tragedia dell'8 settembre.

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Anche mio padre ha rischiato di essere deportato in Germania…

Comunque, volendo rimanere in tema aeronautico, un buon libro che sto (ri)leggendo è

Ali nella tragedia : gli aviatori italiani dopo l’8 settembre

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Ci fu il più grande tradimento della storia!!!

di nuovo con questa storia?meglio tradimenteo che dittatura

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Comando Supremo o Compagnia Comando Supremo ?

In quei giorni di Agosto e inizio settembre 1943, i generali del Comando Supremo, dopo aver dato dimostrazioni non proprio esaltanti di comando, danno al contrario prova di insospettate qualità di grandi attori.

La commedia messa in scena con i tedeschi coinvolge anche loro.

Se "di notte" trescano con il nemico, "di giorno" in loro presenza come consumati attori devono recitare il pezzo teatrale.

Dai loro occhi, dal tono di voce, dagli atteggiamenti e dai gesti deve sprizzare la rabbia per i rovesci subiti e la volontà "indomita" di vittoria.

Neanche il più bravo regista di Cinecittà avrebbe potuto dirigerli meglio.

Non furono preposti per gli Oscar, ma la Commedia e l'Ipocrisia raggiunsero picchi elevati.

Badoglio, Roatta, De Courten, il Re meritano di essere applauditi a scena aperta.

"L 'Italia non capitolerà mai, essa è legata alla Germania per la vita e per la morte! "

questa la frase del Re all'ambasciatore Rudolf Rahn poche ore prima della fuga.

Da meno non era stato Badoglio qualche giorno prima.

"Io sono il Maresciallo Badoglio.

Appartengo con Von Mackensen e Petain al gruppo dei 3 più anziani marescialli d'Europa.

La sfiducia del governo del Reich nei confronti della mia persona è per me incomprensibile.

Ho dato la mia parola di Maresciallo e mantengo Fede ad essa!"

Si dice che dall'8 settembre tutti i marescialli del mondo siano stati guardati con terribile sospetto ...

Ma la palma al miglior interprete spetta senza ombra di dubbio a Raffaele De Courten, l'attore "più navigato" non poteva essere che l'ammiraglio.

Ci riferisce Kesselring di essere rimasto profondamente colpito e addolorato nel congedarsi da un eroico De Courten diretto a prendere il comando delle corazzate per affrontare in un'impari mitica battaglia all'ultimo sangue la flotta angloamericana in navigazione verso la madrepatria.

Qualche giorno dopo il Feldmaresciallo Kesselring non sapeva se ridere o piangere pure lui apprendendo della fuga di De Courten.

Se l' Ammiraglio si merita una "standing ovation" come non applaudire la lunga fatica del Generale Roatta capo di Stato Maggiore dell'Esercito?

Per tutto il pomeriggio dell'8 settembre ispezionò a Salerno i luoghi e concordò con Westphal il piano di battaglia per contrastare lo sbarco angloamericano.

Avrà avuto un' espressione abbastanza pugnace?

Qualche ora dopo anche lui era in fuga.

Chiudiamo questa rassegna di "perle" con un 'altra del re Vittorio Emanuele.

L' 11/9 da radio Bari il Re, ormai al sicuro a Brindisi, si rivolge ai suoi sudditi lasciati nel pericolo in balia dei tedeschi

"Faccio sicuro affidamento su di voi (italiani) per ogni evento, come voi potete contare sino all 'estremo sacrificio sui vostro re!"

Ma che estremo sacrificio!

Questa suona come una vera presa in giro.

Mentre sono impegnati a tenere a bada i tedeschi e a preparare la fuga al sud, a questi uomini si presenta l'ultima occasione per dare un indirizzo completamente diverso al dopo Armistizio.

Il Re se già tre anni prima non aveva avuto la fermezza di opporsi all' entrata in guerra, ora ugualmente imbocca la via della debolezza e dell'opportunismo.

 

Un bellissimo passaggio tratto da I Ragazzi del gruppo Buscaglia di G.Bianchi

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Ringrazio tutti!

La storia scritta sui libri la conosco abbastanza bene: quello che mi interessa sono le diverse circostanze che si produssero nei vari luoghi e soprattutto l'atteggiamento degli italiani, anche dei singoli.

Sono particolarmente interessato alla descrizione di come i singoli comandanti, delle 3 FF. AA, reagirono ad un evento cui non erano preparati.

Grazie

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Ringrazio tutti!

La storia scritta sui libri la conosco abbastanza bene: quello che mi interessa sono le diverse circostanze che si produssero nei vari luoghi e soprattutto l'atteggiamento degli italiani, anche dei singoli.

Sono particolarmente interessato alla descrizione di come i singoli comandanti, delle 3 FF. AA, reagirono ad un evento cui non erano preparati.

Grazie

 

Allora la situazione è davvero diversificata: c'è chi fuggì abbandonando tutto e tutti, c'è chi cercò di opporre resistenza al nemico. Ad esempio a Cremona un reggimento di bersaglieri oppose resistenza per alcuni giorni all'invasore tedesco, con alla testa il proprio colonnello.

Se trovo l'articolo di giornale in cui si parlava di questo episodio vedo di postartelo.

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Allora la situazione è davvero diversificata: c'è chi fuggì abbandonando tutto e tutti, c'è chi cercò di opporre resistenza al nemico. Ad esempio a Cremona un reggimento di bersaglieri oppose resistenza per alcuni giorni all'invasore tedesco, con alla testa il proprio colonnello.

Se trovo l'articolo di giornale in cui si parlava di questo episodio vedo di postartelo.

Grazie molte.

Naturalmente racconti di vicende personali di padri e nonni sarebbero interessanti.

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Grazie molte.

Naturalmente racconti di vicende personali di padri e nonni sarebbero interessanti.

 

Mio nonno era bersagliere, al momento dell'armistizio il colonnello(?) dichiarò sciolto il reggimento e quindi ognuno con mezzi di fortuna ritornò alle proprie case.

Tornato a Milano dopo due giorni si vide arrivare i tedeschi che lo arrestarono e dopo un breve processo (molto sommario) lo inviarono in un campo in Trentino dove si occupavano di risistemare armi in disuso.

Nello stesso "processo" il suo colonnello sempre milanese fu dichiarato a morte per tradimento e diserzione.

Mi ha sempre detto che a lui andò bene perchè era un armiere e all'epoca ce n'era un gran bisogno per rimettere in sesto tutte le armi disponibili, mentre del suo stesso reggimento a molti toccò una fine ben peggiore...

Al momento della fine della guerra i tedeschi abbandonarono il campo e i prigionieri dovettero ritornare tutti a casa o a piedi o con mezzi di fortuna. Mi ha detto che ci mise 2 settimane.....

Alla fine della guerra subì un ulteriore processo con i suoi commilitoni rimasti, dove risultarono innocenti perchè obbiedienti a un ordine dato da un superiore.

 

 

P.S. mi spiace di non poter essere più preciso con date e luoghi ma mio nonno è morto l'anno scorso e per ovvie ragioni non posso chiedergli maggiori dettagli.

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Mio nonno era bersagliere, ......

Grazie !

molto interessante ..... trovo incredibile che un colonnello possa "dichiarare sciolto un reggimento"!!! ed abbandonare in un momento così difficile i suoi uomini.

Assurdo! Ingiustificabile!

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Grazie !

molto interessante ..... trovo incredibile che un colonnello possa "dichiarare sciolto un reggimento"!!! ed abbandonare in un momento così difficile i suoi uomini.

Assurdo! Ingiustificabile!

 

E' comprensibile se pensi che in pratica non vi erano comunicazioni ufficiali sul da farsi!!!!

Ed è ancora peggio subire un processo alla fine della guerra dal proprio stato dopo che molta di questa gente, mio nonno compreso, si erano fatti la campagna d'Albania e quella d'Africa!

 

Un piccolo aneddoto simpatico che mi raccontava era che i partigiani Jugoslavi prima di sparare, menavano per il cxxx i nostri facendo un fragoroso verso da gallo in virtù delle piume che portavano i nostri bersaglieri e poi davano il via alle "danze"!

Ai nostri per altro andava più che bene perchè così avevano il tempo di mettersi al coperto!

 

Un altro era che lui e il suo reggimento arrivavano sempre (sia in Albania che in Africa) giusto il tempo per la ritirata!

Mi diceva che sopratutto in Africa i due mesi che ci aveva passato li avevano occupati in ripiegamento senza mai tentare una qual si voglia operazione offensiva!

Edited by pablo

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E' comprensibile se pensi che in pratica non vi erano comunicazioni ufficiali sul da farsi!!!!

 

Raramente mi pronuncio con decisione ma, in questo caso, devo fermamente contraddirti.

Quel Colonnello non meritava i suoi gradi: non bisogna essere un eroe ma solo una persona normale per difendere i propri uomini evitando di mandarli allo sbando.

Se quel colonnello fu passato per le armi, ebbe ciò che meritava!

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Guest galland

Otto settembre... cosa è accaduto, una bella domanda!

Ecco una specie di 11 settembre, ma in chiave di tragicommedia... in realtà un altro evento storico "non ricostruibile".

Sono state offerte da una sterminata memorialistica le versioni e le possibilità più differenti.

La rivista "Storia Militare" nel suo numero 100 del gennaio 2002, ha dedicato alla calda estate del 1943 un numero monografico che può darci qualche interessante referente.

Proporrei anche il libro di Ruggero Zangrandi, di non recente pubblicazione ma di qualche interesse.

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Se ti interessa l'esperienza della gente comune ti do un paio di casi dalla mia famiglia.

Mio padre a Lucca, diciottenne allievo ufficiale di artiglieria (non finì mai il corso ovviamente) rimase per un po' in una situazione di stallo con i Tedeschi. I Tedeschi avevano fretta di raggiungere le vicine basi navali italiane, e la resistenza organizzata di un gruppo che aveva cannoni pesanti a disposizione era problematica, perciò concessero alla fine un bel congedo a tutti quanti.

Il successivo bando di arruolamento di Graziani pose il dilemma di cosa fare. Per non creare problemi alla famiglia decise di andare e fece l'artigliere per la RSI. Combattimenti tra Piemonte e Liguria, per riaprire un passo tenuto dai partigiani (non so quale). Era insieme a Tedeschi e a una unità di Croati inquadrati dagli Italiani (non so che tipo di formazione potesse essere). Era amico di uno di questi Croati che assistette quando fu ferito, diceva che poi alla fine della guerra vennero tutti uccisi. Mio padre disse che non sparò mai (con le armi individuali, con il cannone ovviamente non poteva non farlo) e che si liberò delle munizioni per non dover sparare su degli Italiani.

Quando il fronte passò oltre la sua cittadina dell'Italia centrale disertò e riuscì a raggiungere dei partigiani democristiani (che allora si chiamavano in un altro modo ma ora non mi viene in mente...). Passò l'ultimo inverno a Bologna facendo vita relativamente facile, ottimamente "imboscato," e non ci furono scontri alla fine perché i Tedeschi abbandonarono la città senza trincerarsi per un'ultima battaglia. Fu testimone, dopo, di pesanti vendette partigiane (triangolo della morte...) e ne rimase disgustato, il suo anticomunismo (che durò tutta la vita) forse è nato da lì.

 

Mio zio invece era in una tranquilla caserma di città e venne messo a presidio con un altro soldato, dotati di un'arma automatica con un caricatore tipo wafer, e una limitata quantità di munizioni. In periferia, soli dentro una buca, vennero raggiunti da un'autoblindo a 8 ruote tedesca, per loro assolutamente invulnerabile, e sfilarono il caricatore con lentezza per far capire che si arrendevano. Con molti altri prigionieri fece allora la scelta: combattere, lavorare nelle fabbriche tedesche, finire in prigionia.

Scelse di combattere e venne direttamente inquadrato con una unità tedesca. Mi raccontò che erano in pochi a voler combattere ma che le altre due scelte costarono comunque la vita a molti giovani che conosceva, giovani che speravano di farla franca rifiutando il combattimento. Per lui e alcuni altri continuare a combattere dalla stessa parte sembrava la scelta più onorevole e naturale, ma non era fascista e si limitò a dirmi che in quei frangenti e a quell'età uno non poteva comunque fare una scelta ben ponderata, perciò non gli piacque l'odio che si scatenò poi nella guerra civile.

Partecipò alla battaglia di Ortona (? una località nell'Adriatico, comunque). Raccontò di un terribile bombardamento navale e della morte di un amico che chiedeva aiuto ma nessuno ebbe il coraggio di uscire all'aperto tra le esplosioni.

Dei Polacchi disse che "gli Inglesi li mandavano al macello per aprirsi la strada," lui era alla mitragliatrice, non gli chiesi se ne avesse uccisi, ma credo di sì.

Quando la sua unità (forse una divisione o un reggimento di montagna, non ricorda quale, aveva il termine -jager nel nome) si ritirò a nord, lui prese la polmonite e venne abbandonato presso un ospedale, rimase malato grave per un certo tempo ma quando guarì li raggiunse, in Veneto. Proprio allora terminò tutto e lui finì al carcere di Schio, con altri soldati e fascisti presi prigionieri, militari e non. Spostato alla fine in un campo di prigionia alleato destinato a chi era stato un combattente, scampò per miracolo alla strage che si verificò a guerra finita in quella prigione ad opera di un gruppo di partigiani (alcuni dei quali poi scontarono pene detentive).

Dopo una dura prigionia se ne tornò a casa.

 

Queste le storie che so della mia famiglia, gente apolitica ai tempi, e mi sanno molto di difficili scelte prese, a volte senza poter riflettere a lungo, in un momento pazzesco.

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Se ti interessa l'esperienza della gente comune ti do un paio di casi dalla mia famiglia .....

Ringrazio.

La tua narrativa sincera e particolareggiata mi aiuta a comprendere le tragiche circostanze di quei giorni.

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Cosa è capitato a te oppure ad un tuo familiare l'8 settembre 1943?

Me lo racconti in sintesi?

Grazie

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sollecito ancora qualche breve racconto sui giorni intorno all'8.9.43 ... e mi scuso per l'insistenza!

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Guest intruder

Mio padre era POW, credo in California. Gli offrirono la cobelligeranza, era aviatore, serviva, anche se in seguito scoprì a cosa: ferry pilot. Gli altri miei parenti, tanto i partigiani, che i deportati che i repubblichini (c'è di tutto, in famiglia), non mi hanno mai parlato di quel giorno, di cosa è succesos, di cos'hanno provato. Curioso.

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Mio padre era POW, credo in California. Gli offrirono la cobelligeranza, era aviatore, serviva, anche se in seguito scoprì a cosa: ferry pilot.

Grazie.

Per "ferry pilot" intendi l'incaricato della consegna di aeromobili?

Il silenzio sull'argomento dei vari parenti non mi stupisce: credo che sia stato il giorno più tragico e vergognoso della nostra storia. Purtroppo non lo si potrà mai dimenticare!

Edited by marcello

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Guest intruder
Grazie.

Per "ferry pilot" intendi l'incaricato della consegna di aeromobili?

Il silenzio sull'argomento dei vari parenti non mi stupisce: credo che sia stato il giorno più tragico e vergognoso della nostra storia. Purtroppo non lo si potrà mai dimenticare!

 

 

Esatto, prendeva gli aeromobili (di solito B17, 24 o 25) fuori dalla fabbrica e li consegnava ai reparti combattenti in Europa, i ferry pilots erano spesso donne, alle quali all'epoca non era permessa l'attività in prima linea, oppure piloti veterani feriti in azione e quindi impossibilitati a combattere. E diversi POWs italiani, mio padre mi raccontava che sentì un romanissimo "mortacci tua" nella radio, una volta che la formazione di B17 che stava attraversando l'Atlantico finì sballottata da un fortunale, ma erano decine e decine di aerei e non ha mai saputo su quale ci fosse il connazionale.

 

Per il resto la sua attività di cobelligeranza si limitò a due voli di guerra come pathfinder su un Mosquito per segnalare ai bombardieri partiti da Foggia l'esatta ubicazione dello scalo ferroviario di San Donato, alla periferia di Bologna. E per quello ricevette una decorazione e si arrabbiava ricordandolo perché sosteneva di avere fatto solo il suo dovere, gli americani danno medaglie come caramelle, diceva, anche se si era trovato benissimo coi commilitoni yankees.

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Esatto, prendeva gli aeromobili (di solito B17, 24 o 25) fuori dalla fabbrica e li consegnava ai reparti combattenti in Europa,

Presumo che prima di essere fatto prigioniero fosse con la Regia Aeronautica .... su che velivoli?

Dover era stato fatto prigioniero?

Edited by marcello

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Guest intruder
Presumo che prima di essere fatto prigioniero fosse con la Regia Aeronautica .... su che velivoli?

Dover era stato fatto prigioniero?

 

 

Cant Z501, poi passò all'RS14 a inizio 1942, era di base ad Augusta, in Sicilia, facevano ricognizione marittima e scorta ai convogli, in qualche caso recuperarono anche dei naufraghi, se ben ricordo. E fu abbattuto da un P38 davanti la costa algerina mi pare Bona o Algeri, verso la fine del 1942 (Natale era già POW, conservava ancora la cartolina che mandò a casa).

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