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samurai

La Battaglia Di Latakia, il primo scontro navale missilistico

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di Marco Marianetti

http://www.icsm.it/articoli/ri/latakia.html

 

 

La Guerra dello Yom Kippur che vide impegnato lo stato di Israele contro i suoi storici nemici, Siria ed Egitto, scosse il Medio Oriente nell'ottobre del 1973 e, come era già avvenuto sei anni prima, in occasione della Guerra dei Sei Giorni, essa scoppiò all'improvviso.

 

La terza guerra arabo-israeliana è passata alla storia per il memorabile attraversamento del Canale di Suez da parte delle forze egiziane e per la disperata resistenza di Tzahal, l'esercito israeliano nelle tre settimane di guerra. La guerra di Kippur però, al di là degli eventi bellici che la caratterizzarono, fu anche l'occasione in cui furono testati per la prima volta sul campo nuovi sistemi d'arma e innovative tattiche di combattimento.

 

In quest'occasione ci soffermeremo esclusivamente su un episodio solo apparentemente marginale: la prima vera e propria battaglia navale fra le marine dei paesi belligeranti del Medio Oriente. A tal proposito è bene precisare comunque che, se è vero che si parla di battaglia navale, è altresì vero che non si deve immaginare uno scontro su larga scala con grandi navi da combattimento, né tanto meno riferirsi a questo episodio come a uno di quelli decisivi per le sorti della guerra.

 

Per Israele, condizionato dalla difesa dei suoi confini terrestri, la marina è sempre stata considerata un'arma secondaria, sia come entità degli stanziamenti, sia come numero e qualità di vascelli. D'altra parte, nemmeno Siria ed Egitto potevano contare su flotte tali da incutere a Gerusalemme un timore maggiore degli eserciti di terra.

 

Eppure proprio lo scontro tatticamente forse meno importante della guerra, quello che si svolse al largo della antica città di Laodicea, l'odierna Latakia e che coinvolgerà le armi meno prestigiose dei belligeranti, sarà destinato a passare alla storia.

 

 

 

Un passo indietro: l'affondamento dell'Eilat e il raid di Cherbourg

 

Come detto, la storia della Marina Militare Israeliana è meno ricca di vicende rispetto alle Forze di Difesa terrestri ed è caratterizzata solo da pochi episodi, che periodicamente hanno fatto capolino tra le pieghe delle tante guerre che hanno insanguinato la terra del latte e del miele.

 

Praticamente inoperosa durante le vicende della guerra di Suez e nel corso della fulminea Guerra dei Sei Giorni, se si eccettuano i compiti di routine di pattugliamento e controllo costiero, la Marina Israeliana è balzata prepotentemente agli onori della cronaca militare per un episodio sicuramente non felice. Il 21 ottobre 1967, un cacciatorpediniere israeliano l'EILAT, un vecchio vascello della Seconda Guerra Mondiale, era uscito incautamente in pattuglia nella Tina Bay trenta miglia al largo di Port Said nonostante la minaccia delle postazioni missilistiche della zona. Una salva di quattro missili Terra-Terra Styx sparata da due corvette egiziane di produzione sovietica della classe Komar ferme nella rada, colpì e affondò la nave. Tra l'altro è da segnalare che, per la prima volta nella storia una nave fu affondata da missili terra-terra sparati da una corvetta, il cui bersaglio fu inquadrato dagli artiglieri solo attraverso gli schermi radar; il tiro fu molto preciso e solo uno Styx non centrò l'Eilat.

 

Il Capitano, Ytshak Shoshan, temeva soprattutto la minaccia dei sommergibili, per questo si premurò di eseguire le manovre elusive anti sottomarino e non pensò ai pericoli provenienti da altre direzioni. All'improvviso la scia di un missile fu rilevata dagli operatori del cacciatorpediniere, ma era già troppo tardi; il fuoco di sbarramento dell'unità israeliana non fermò il primo Styx che la colpì, subito seguita dal secondo razzo. Nonostante le misure approntate dal capitano, la nave iniziò ad affondare e la situazione precipitò quando il terzo missile centrò la santabarbara numero otto. L'ultima comunicazione dell'Eilat, intercettata da una base nel Sinai fu trasmessa alle 5.28 a.m, poi la nave sparì nel mare. Dei 199 membri dell'equipaggio, 47 morirono e 91 furono feriti.

L'evento colpì il Comando Navale di Gerusalemme, poiché dimostrava un'estrema vulnerabilità delle unità costiere ai lanci di missili da parte delle unità nemiche. La situazione politica era, tra l'altro, di estrema tensione, soprattutto nella zona del Canale di Suez, all'indomani della travolgente avanzata israeliana della Guerra dei Sei Giorni. Era l'ottobre del 1967 e la Guerra di Attrito stava per cominciare e, particolare non trascurabile, a causa dell'appoggio sovietico ai paesi arabi confinanti, anche l'altro acerrimo nemico di Israele, la Siria, aveva la stessa dotazione di corvette Komar e Osa. Le Osa erano un'evoluzione della classe Komar, le quali erano in sostanza solo cannoniere riconvertite a lancia missili; le OSA, costruite essenzialmente intorno ai quattro lanciatori di Styx, erano peraltro già in fase di sostituzione nell'esercito sovietico dalle più moderne corvette MATKA.

Tutto ciò comportò una maggiore attenzione dello stato ebraico al potenziamento della marina, sia in termini di navi, che di armamenti. Israele poteva contare principalmente su una flottiglia di pattugliatori e di corvette lanciamissili del tipo SAAR sviluppate sulla base dei vascelli tedeschi della classe NATO "Jaguar". Gerusalemme si rivolse a Stati Uniti e soprattutto alla Francia per la fornitura di know - how militare e mezzi da guerra, in particolare aerei e navi. Furono così acquistate da Parigi, tra l'altro, 12 corvette lanciamissili di ultima generazione, complete di sistemi d'arma.

Le navi furono costruite e assemblate nei cantieri navali CCM (Chantiers de Construction Mécanique de Normandie) a Cherbourg e regolarmente pagate dal governo israeliano. Tuttavia in quegli anni le relazioni Israelo- Francesi entrarono in crisi e proprio le vicende legate alla consegna delle navi segnò di fatto la fine dell'alleanza con lo stato ebraico. Questa alleanza fu stretta negli anni cinquanta, in concomitanza con la Guerra in Algeria e fu rafforzata dalla comune avversione per il governo di Nasser in Egitto e tale comunanza di interessi sfociò nell'impresa di Suez del 1956. La conclusione della vicenda algerina e il bisogno di De Gaulle di recuperare consensi nel mondo arabo, condusse Parigi, nella seconda metà degli anni 60, a una politica di contrasto con Israele, che culminò nella raccomandazione di Parigi di non scatenare alcuna guerra preventiva nonostante le provocazioni arabe. L'attacco del 5 giugno 1967 fu perciò interpretato come un'offesa all'Eliseo, che per prima cosa ruppe i contratti di fornitura dei caccia Mirage e di ogni altro armamento.

A peggiorare la situazione, nel dicembre del 1968, un blitz della Sayetet 13, l'unità d'élite della marina israeliana portò alla distruzione di 13 aerei civili privi di equipaggio, fermi sulle piste dell'aeroporto di Beirut in risposta agli attacchi dell'OLP ai voli israeliani. L'attacco sul territorio del Libano, paese da sempre considerato di particolare interesse da parte di Parigi, scatenò la reazione personale di de Gaulle che bloccò la consegna delle ultime cinque corvette, all'ancora nel porto normanno.

Israele reagì immediatamente, sia sul piano diplomatico, convincendo gli USA a prendere il posto della Francia, quale maggior fornitore di armi e sul piano operativo, pianificando quella che passò alla storia come la "beffa di Cherbourg". L'ammiraglio Mordechai Limon, ufficiale della riserva e responsabile del contratto di acquisto delle navi, organizzò con le sole forze della marina, un ardito blitz, mirato a portare in patria le cinque corvette ritenute fondamentali per l'assetto della nuova arma marina (1). Durante la notte tra il 25 e il 26 dicembre 1969, i lanciamissili furono fatti uscire segretamente da Cherbourg, manovrati da marinai israeliani in abiti civili, entrati in Francia sotto mentite spoglie. In precedenza il Governo francese fu ingannato, poiché fu fatto credere che le navi erano state comprate da una società di prospezioni geologiche e quando la cosa fu scoperta era già troppo tardi: il primo gennaio 1970, le cinque corvette fecero il loro ingresso nel porto di Haifa e presto riconvertite in unità della classe SAAR 2. La beffa irritò enormemente la Francia che chiese inutilmente a Israele la restituzione delle navi, facendo così crollare le relazioni fra i due paesi al livello minimo. Israele, forte delle nuove navi, cominciò a studiare lo sviluppo di un moderno missile con cui equipaggiare i vascelli e contrastare il micidiale Styx; il risultato di questa ricerca fu il Gabriel, che farà ottima prova di sé durante la battaglia di Latakia.

 

 

Latakia

 

è noto quel che avvenne il 6 ottobre 1973 lungo le zone di confine tra Israele e i suoi due nemici Siria ed Egitto quando questi ultimi lanciarono un massiccio e improvviso attacco allo stato ebraico in occasione della festività ebraica più sacra: quella di Yom Kippur. Israele preso per una volta completamente di sorpresa, cercò per tutta la prima settimana del conflitto di arginare lo sfondamento sul fronte del Sinai e impedire il dilagare delle forze corazzate siriane giù dalle alture del Golan.

La guerra presto divenne un susseguirsi di aspri combattimenti tra mezzi corazzati, i più grandi dal termine della Seconda Guerra Mondiale, di duelli aerei, quali mai se erano visti nel Medio Oriente; ma in tutto questo, anche la guerra marina seppe ritagliarsi una breve, ma significativa parentesi. Nell'ottica di dare immediatamente corso a una rapida controffensiva, il comando israeliano, diede ordine alla rinnovata marina militare di attaccare le basi siriane ed egiziane, con il preciso mandato di affondare il maggior numero possibile di unità nemiche.

La missione tuttavia presentava alcune grosse incognite legate soprattutto al fatto che sia i missili Gabriel, che i sistemi elettronici antimissile israeliani, non erano mai stati testati in combattimento; inoltre il Gabriel aveva solo la metà del raggio d'azione dello Styx. Così, durante il primo travagliato giorno di guerra una squadra di cinque lanciamissili israeliani SAAR, sotto il comando del capitano Michael Barkai salparono dal porto di Haifa in direzione dello spazio di mare fra la Siria e Cipro e avanzarono in due linee parallele, la prima di tre navi più al largo, la seconda invece si mantenne più in prossimità della costa. Sul far della notte, intercettarono una motosilurante siriana che procedeva a nord della loro posizione. Il lanciamissili Hanit lasciò la fila delle tre navi della prima colonna e sparò una salva in direzione del contatto con i cannoni da 76/62, al quale la nave siriana rispose con i più modesti cannoncini da 40. La motosilurante fu rapidamente affondata ma l'incidente costrinse la squadra israeliana ad aumentare la velocità per il timore del sopraggiungere di altri navi siriane, avvisate dalla vedetta distrutta.

Poco dopo sui radar israeliani apparvero tre contatti in avvicinamento dalla costa: si trattava di una corvetta siriana della classe Osa e due Komar, che subito lanciarono i loro missili contro la flottiglia ebraica; questa volta gli Styx però mancarono il bersaglio e i Siriani persero l'iniziale vantaggio dovuto alla maggior portata delle loro armi. Infatti gli Israeliani, dopo aver lanciato i falsi bersagli e posto in essere le contro misure elettroniche, si avvicinarono a gran velocità ai loro contatti.

Le contromisure elettroniche, usate per la prima volta in battaglia funzionarono perfettamente quando la seconda salva di Styx, mancò del tutto le navi israeliane; in sostanza la tattica delle SAAR era tutta lì, avanzare velocemente verso il nemico, costringerlo a sparare i suoi missili, confidando nella tecnologia dei sistemi di difesa e avvicinarsi per lanciare a propria volta i Gabriel. Ben presto le navi siriane restarono senza missili, fatta eccezione per l'Osa che si diresse verso le navi israeliane, mentre le Komar cercavano di tornare verso il porto di Latakia.

Ma era troppo tardi: le navi israeliane spararono una micidiale salva di Gabriel verso le corvette nemiche: una dopo l'altra le unità siriane affondarono, distrutte dai 150 kg di esplosivo contenuto nelle testate dei missili israeliani. Quasi contemporaneamente le SAAR elusero anche l'ultimo lancio di Styx, uno dei quali sembra fu distrutto solo con le mitragliere di bordo. Lungo la via del ritorno, ci fu un altro rapido scambio di artiglieria con un'altra corvetta siriana, che fuggì, arenandosi però sulla costa. Nel giro di appena un'ora e mezza, la marina israeliana aveva affondato tre lanciamissili e una motosilurante siriana, senza subire alcuna perdita; l'affondamento dell'Eilat era stato vendicato e la Marina poteva ora assurgere ad arma di rilievo, al pari dell'aviazione dell'arma corazzata, fiori all'occhiello dell'esercito israeliano. Sia i sistemi elettronici di difesa, che i missili Gabriel avevano funzionato perfettamente; in particolare questi ultimi avevano compensato la loro scarsa gittata, con una precisione invidiabile. L'uso combinato di un veloce attacco supportato da ottime armi offensive e protetto da affidabili difese elettroniche, potevano arrivare a risultati fino ad allora ritenuti impensabili.

La battaglia di Latakia fu sicuramente uno scontro minore, sia in termini assoluti, che relativi, ma passò alla storia poiché fu il primo scontro navale, nel quale furono usati solamente missili e non i cannoni di cui sono dotate le navi militari; la battaglia di Latakia è in un certo senso assimilabile alla battaglia del Mar dei Coralli del 1942, quando per la prima volta le navi di due opposti eserciti di scontrarono senza mai giungere a contatto visivo, ma usando solo gli aerosiluranti e i caccia decollati dalle portaerei. Le conseguenze della battaglia di Latakia furono evidenti: le acque israeliane non dovettero mai subire alcune intrusione da parte delle navi nemiche, né durante il conflitto, in quanto le navi siriane non osarono più uscire dai loro porti, né negli anni successivi.

 

 

 

Note

 

1. Secondo Benny Morris, il Mossad non ricoprì nella vicenda un ruolo decisivo, diversamente da come spesso si è ritenuto.

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Incredibile, mi sembra strano che un gruppo di "civili" possa aver "soffiato sotto il naso" 5 corvette all'ormeggio in un porto e che poi comunque anche dopo fuggite nessuno sia più riuscito a trovarle e farsele ridare, in fondo Cherbourg è in Normandia e da li la strada per Israele è lunga... sembra impossibile che durante tutto il tragitto se proprio volevano riprendersi le corvette non avessero qualche fregata di passaggio disponibile per fermarli. Comunque come al solito come in tutte le guerre che Israele ha combattuto la preparazione e il vantaggio tecnologico hanno portato a sopraffare forze anche maggiori di numero ma comandate in modo "dozzinale", a parte qualche scontro limitato e che poi comunque i paesi Arabi non sono mai riusciti a sfruttare in pieno sembra la pubblicità della lottomatica: "Ti piace vincere facile eh?!..." (imho)

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Con tutta probabilità l'escamotage della fuga serviva a "salvare le apparenze", in maniera tale che la Francia potesse comunque consegnare le motomissilistiche che Isrele aveva acquistato, mettendo i paesi arabi di fronte al fatto compiuto... nel 1967 era successo lo stesso con i MirageIII

 

C'è un bel libro, purtroppo solo in inglese, "the boats of Cherburg" di Aramovich, edito dall' US Naval Institute, che narra queste vicende... se riuscite a procurarvelo leggetelo, ve lo consiglio...

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Questo è solo uno dei tiri giocati ai Francesi, seguito da quelli per bloccare il nucleare Iracheno.

 

bah, diciamo che i francesi sono sempre stati bravi a dare un colpo al cerchio e uno alla botte vendendo sia ad arabi cha ad israeliani...

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allora c'era di mezzo anche la compiacenza dei francesi, ora mi torna di più la cosa. Mi sembrava strano, come se negli anni 90 la flottiglia di corvette e fregate acquistate all'irak e bloccate nei porti italiani fosse stata sottratta dal porto di La Spezia e fosse riuscita ad arrivare da Saddam

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allora c'era di mezzo anche la compiacenza dei francesi, ora mi torna di più la cosa. Mi sembrava strano, come se negli anni 90 la flottiglia di corvette e fregate acquistate all'irak e bloccate nei porti italiani fosse stata sottratta dal porto di La Spezia e fosse riuscita ad arrivare da Saddam

 

sai come si dice... che la mano destra non sappia cosa fa la sinistra... mica le industrie francesi potevano fare la figura di tenersi navi già pagate dal committente... nessuno avrebbe più presentato ordinazioni, visto che 2/3 del materiale bellico francese esportato andava e va a clienti a "rischio embargo"

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