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Gabu86

west star chiude

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west star è una base NATO controllata da americani sul monte Moscal nei pressi del paese di Affi Verona; è stata creata negli anni '60 con aiuto di civili (un bene x la popolazione perché ha dato lavoro) e fra qualche mese dovrebbe chiudere (ordine da un comando NATO di Napoli x motivi di spese)...la base è formata da capannoni con protezioni NBC e si svolgevano molte esercitazioni segrete....questo a dato vita a molte storie la piu conosciuta è che nel monte ci siano botole che si aprivano dalle quali potevano uscire missili di tipo nucleare e che era un bersaglio strategico dell'unione sovietica...

il terreno della base tornerà territorio italiano e forse verrano creati un parco e un museo sulla guerra fredda (sarebbe interessante :) )

 

ps=altra base ke chiude uff...cmq storie di missili atomici o roba simile penserei anch'io a cose strane perché una base protetta contro attacchi nucleari chimici e biologici e esercitazioni segrete, movimenti strani attorno alla base...x chi è delle mie zone,d verona, della vald'adige(tutta anke trentino) ne avra sentito parlare o magari anke chi non è del luogo...ke ne dite? o se sapete qualcosa parliamone insieme..proverò a cercare altro materiale..ciau :lol:

Edited by Gabu86

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o letto ke ci sn dei cunicoli soto la base all'interno della montagna e ke è vero ke c'erano cose top secret...e li si ke pensi a qualche cosa..

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si sembrerebbe una micro area 51...c sarà un casino di gente curiosa d sapere cosa c'è dentro

c'era qualcosa sul quotidiano di verona l'arena c'è anke il sito ma x vedere le edizioni arretrate bisogna iscriversi

Edited by Gabu86

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West Star è un centro di comando, e come tale è normale che sia protetto, segreto, anti-NBC e che vi si svolgano esercitazioni.

 

Non c'è bisogno di pensare a cose strane :-)

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anke centro di comando questa mi mancava...cosa ne sai gianni?

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sii mio nonno mi ha dato il quotidiano di domenica e o trovato un grosso articolo molto interessante su west star

 

esclusiva il quotidiano l'arena entra a west star base sotterranea e centro di comando NATO ad AFFI(VR) all'interno del monte Moscal..ecco cosa riporta l'articolo

 

Apre le sue porte alla stampa il più grande bunker militare d'italia: 13000 m quadrati nel sottosuolo.qui si riunivano gli alti comandi alleati durante la guerra fredda.

 

Siamo entrati nel Monte Moscal alla base segreta

 

Un trenino elettrico ci porta lungo 5000metri di tunnel. Si aprono in serie le doppie porte blindate.

 

Il più grande bunker militare d'Italia x superficie, la base della NATO scavata nella roccia sotto il monte Moscal ad Affi, non ha più segreti. L'"Arena" ha ottenuto per la prima volta e in esclusiva di poter visitare il sito, rimasto <<top secret>> per 40 anni: il permesso straordinario ci è giunto dal capo di stato maggiore dell'Allied Joint Force Command Naples, Giuseppe Marani, generale di squadra aerea.

E' la prima volta che la stampa può constatare direttamente cosa si nasconde sotto il monte, facendosi aprire ogni porta ed esplorando i lunghissimi corridoi. Per decenni la segretezza della base ha generato leggende di ogni tipo: chi diceva che la cima del monte nascondeva un'apertura per il lancio di missili, chi fantasticava di armi segrete.

<<Non ci sono e non ci sono mai state armi nucleari nella base del Monte Moscal, che ora è in via di smantellamento perchè untro fine anno la Nato la restituirà all'Italia>>. Lo assicura Gerardo DE Meo tenente colonnello che comanda il distaccamento militare responsabile della base ( Sdnei, distaccamento di supporto dell'Italia del Nord Orinetale). Il colonnello ci guida con i suoi collaboratori nelle stanze finora inaccessibili. Oltrepassiamo il cancello nel bosco, l'unica cosa in vista della base: è l'entrata Alfa. Passato il controllo d'identità da parte dei jmilitari, si apre anche per noi il secondo portone, che ci immette in una lunga gallleria. <<Il tunnel collega le due entrate principali>>, spiega il vicecomandante Salvatore Merico, tenente colonello, che ci fa da cicerone.

Si sale sul trenino: elettrico, perchè nessun veioclo a scoppio può circolare nella base sotterranea, gli scarichi immetterebbero sostanze inquinanti nel sistema di aereazione interna.

Sotto il pavimento ci sono tutte le linee dei servizi: corrente elettrica ad alta tensione, fognature, acqua e telefono. Nella galleria si trova anche l'accesso all' uscita di emergenza; una chiusura ermetica è pronta a scattare per bloccare l'entrata di aria dall'esterno in caso di attacco nucleare. Possono essere isolate così tutte le bocche di aerazione collegate all'impianto di ventilazione.

Tutto, qui sotto il monte Moscal, è stato costruito in modo da resistere ad un'attacco nucleare e pe far sopravvivere i militari alla contaminazione radioattiva che sarebbe seguita all'esplosione. La base è stata costruita ai tempi della guerra fredda, la contrapposizioni in armi tra Alleanza Atlantica e Blocco Comunista.

<<L'impianto doveva servire da comando in caso di attacco nucleare, chimico o batteriologico>>, spiega il maggiore Gianmaro Cavallo, comandante del reparto carabinieri responsabile per la sicurezza, <<per dare rifugio sicuro al comando operativo congiunto nello scacchiere Nord-Orientale italiano, che normalmente aveva sede a verona>>. In caso di emergenza, tutto lo stato maggiore si sarebbe trasferito qui.

Il comando-bunker del monte Moscal per decenni è stato sede di esercitazioni congiunte di tutte le forze Nato terrestri, aere e navali.

Continuiamo la visita, guidati dai militari. Oltrepassato il tunnel di accesso, iniziano le varie sezioni del bunker vero e proprio, ognuna suddivisa per classi di sicurezza; chi aveva il permesso per l'accesso piu basso non poteva accedere al più alto, la <<classe 1>>. Sembra di rivedere un film di 007: ogni livello si apre con doppia porta blindata, in gallerie e ambienti scavati nella roccia, con spessi muri di cemento armato, fatti per resistere a qualsiasi attacco.

Oggi gli impianti appaiono datati, con macchine di vecchia generazione, ma i concetti di difesa e soppravvivenza rimangono gli stessi dell'attuale tecnica militare, all'incirca quelli che si usano nei sommergibili. Tutta la base a un sistema di ventilazione in sovrapressione: la pressione atmosferica interna, cioè, è leggermente superiore a quella dell'esterno.

Il bunker doveva garantire sopravvievenza per 15 giorni a 400 persone. Ci sono 4 enormi vasche per la riserva d'acqua, cpaci di contenere 120mila litri. Il sito è diviso in zona logistica, zona uffici e uscite. Molte stanze hanno doppia funzione: ufficio e dormitorio. Ci sono sale insonorizzate e isolate da interferenze radio. La sal principale è quella del breefing, il luogo per i consulti tra i comandanti. Vengono ancora una volta alla mente le scene viste in tanti film grandi mappe appese tutto intorno e in alto orologi che segnavano l'ora delle varie capitali del mondo. Segue la sala operativa, il cuore del centro di comando.

<<Il bunker ha un'altezza di circa 12m ed è suddiviso in 2 piani>>, spega Luigi Macchioni, supervisore del personale civile adetto alla manutenzione, <<solo nella sala comandi i piani sono 3. Nella zona logistica si trova, fra l'altro, il quadro comando per l'apertura e chiusura delle porte automatiche e delle prese d'aria. Ogni impianto è alimentato con doppi motori, per garantire continuità di funzionamento anche in caso di guasto. non c'è ricircolo d'aria, perchè l'aspirazione ed espulsione sono a presa diretta; il riciclo entrava in funzione in caso di chiusura esterna>>.

Ecco un vecchio contatore geiger, lo strumento per la misura della radioattività. Tutte le apparecchiature sono montate su sistemi galleggianti e sopsesi, in modo da rimanere in funzione anche in caso di bombardamenteo o di terremoto.

Una sala contiene diversi vecchi motori marini, usati come generatori di corrente elettrica. <<Imotori furono realizzati dalla ditta tedesca Deutz>> spiega il colonello De Meo. <<Alcuni sono da ormai considerare reperti rari, tanto che sono esposti anche al museo industriale di Berlino>>.

Vi sono ancora i trasformatori di corrente, <<ma invece>>, spiegano le guide militari << abbiamo portato via le bombole di ossigeno, ce n'erano molte>>.

E' stato un viaggio in un mondo sotterraneo, attrezzato per la soppravvivenza all'ecatombe nucleare, e un viaggio nel tempo, tornando all'epoca in cui si temeva la guerra totale, un incubo che tenne con il fiato sospeso tutta l'umanità.

Il viaggio è finito, il mistero del monte Moscal è svelato. Usciamo alsole.

 

 

Alcuni dati

 

-West Star (nome in codice militare Stella d'Occidente): La base di Affi, scavata nella roccia sotto i 427m del monte Moscal, ha il nome in codice West Star della Nato. Sarà restitui ta all'Italia entro fine anno insimeme alle sue pertinenze.

 

- Luglio 1966 (in piena guerra fredda arrivano i militari): la base viene pianificata negli anni 1958-1960. la costruzione è completata nel 1966 ed è consegnata il 6 luglio di quell'anno al comando Ftase (Forze terrestri alleate sud europa). La base è rimasta sotto la responsabilità di questo comando fino al settembre 1999, passando poi sotto al Cais (Comando alleato interforze sud), sempre dislocato a Verona, sino al suo soglimento, avvenuto il 1 luglio 2004. Dal 2004 ad oggi le base è stata sotto custodia del Jfcnp (Allied Jointo Force Command Naples), con manutenzione affidata allo Sdnei (Support Detachment North East Italy) di verona. in 41 anni la base è sempre stata utilizzata come posto comando protetto, con centro trasmissoni strategico.

 

-Novembre 2004 (ultima esercitazione con il comando aereo): La base è stata sede di esercitazioni combinate Nato, svolte insieme alla quinta Ataf(Comando Forze aeree tattiche alleate) di Vicenza, scioltasi nel 1993; l'ultima esercitazione è stat fatta nel novembre 2004. Il sit è idoneo per resistere ad esplosioni nucleari ed attacchi chimici e batteriologici. E? dotato di protezioni elettromagnetiche (emp) per le comunicazioni.

 

-un cittadellà (c'è posto per 500 addetti con mensa e palestra). la base puo ospitare da 150 a 500 persone, ha mensa, dormitorio, infermeria, bar, sala tv e palestra. Operava 24 ore su 24, con turni di 12 ore: colazione alle 6, pranzo alle 12, cena alle 18 e alle 24.

 

-tunnel su 2 piani (Tutti gli spazi districuiti su pianta a forma di 8): nella base operano 30-40 militari addetti alle trasmissioni e una trentina di civili, tecnici specializzati, addetti alla manutenzione degli impianti logistici. I tunnel sotterranei nel monte sono disposti a forma di 8, su 2 piani, più in tunnel per gli impianti tecnologici.

 

-2 entrete ed eliporto(tunnel per 5000m e 4000m di uffici): la base ha una superfice di 13000m quadri, di cui 4000m per operazioni, 4000m per supporto logistico e 5000m per tunnel e aree di ingresso. Le entrate sono 3, 2 principali, denominate Alfa e Beta e una di emergenza. Sul monte c'è la zona atteraggio elicotteri e ad Albarè il parcheggio auto.

 

 

 

Quale futuro

Se l'esercito si ritira si pensa gia a vendere

 

La base West Star di Affi come sue pertinenze anche l'eliporto sul Monet moscal, il parcheggio di Albarè, la palazzina aqquedotto di Cavaion. c'è infine il bunker di San Michele a Cavaion, in una vasta aerea sopra il monte omonimo.

é un centro trasmissioni radio che rimarrà d'interesse Nato e quindi non sarà restituito All'Italia come altre pertinenze del sito.

 

Le spese di gestione per WS nel 2006 sono state di 220mila € per energia elettrica, 21mila per pulizie, 19mila per rifiuti solidi urbani, 3500 per acquedotto, 750 di parcheggio esterno, 1000 per derattizzazione, 3000 di controllo aria. poco meno di 270mila € all'anno in totale, da aggiungere ai quali ci sono anke i costi di personale.

 

Lescadenze sul destino della base, prevedono la restituzione dalla Nato allo stato maggiore della difesa italiano entro fine anno, con passaggio di consegna dallo Sdnei, il distaccamento della Nato con sede a Verona che finora ha curato la base, al Quinto reparto infrastrutture di Verona(reparti del Genio militare). Se l'esercito non fosse interessato alla gestione del sito, il passaggio successivo potrebbe anche essere l'affidamento ad altri corpi militari. Comunque, anche se la difesa rinunciasse al sito, la proprietà resterebbe la demanio dello Stato.

 

Gli scenari che si aprono per il riutilizzo della base vanno dall'uso militare, che a questo punto sembra improbabile, alla sua conversione a scopi civili: polo scentifico per esperimenti e ricerca; area addestrativa alla protezione civile; attrazione turistica con museo della guerra fredda(un'idea del comune di Affi) o parco divertimento...

ci si puo sbizzarrire fino alle ipotesi piu disparate: discoteca, fungaia, cantina vinicola o per stagionare i formaggi...*

 

*giusto riutilizzarla evitando cosi di costruire altrove ma discoteche cantine no di certo per favore si smonterebbe un pezzo di storia...e stesso parco divertimento ne abbiamo 3-4 sul lago in piu ne faranno uno vicino al circuito ke verrà costruito nella bassa veronese..invece laboratorio ricerca o meglio ancora museo della guerra fredda ok ke farebbe conoscere e ricordare la base e cosa è avvenuto...

 

invece x scopi militari se venisse restaurata sarebbe un'ottima base ha tutti gli optional :okok:

 

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Quando eravamo sotto tiro: la verità in un documento desecretato

 

Missili puntati, eravamo bersagli

 

Nel giugno 1965 i sovietici si esercitavano pronti per lanciare un’atomica su Verona

 

Se a metà degli anni ’60 la guerra fredda si fosse trasformata d’un colpo bollente, la base segreta di Monte Moscal, con la rupe rocciosa che si erge visibile in tutta la vallata e dal lago, sarebbe dovuta diventare il rifugio del comando operativo della Nato e di altri - pochi o tanti, non è dato saperlo – fortunati. Sempre che essa fosse già pronta.

La caduta della cortina di ferro a fine dell’URSS e del suo dominio sui Paesi Orientali con il Patto di Varsavia, ha infatti consentito di far uscire dagli archivi degli Stati satellite documenti che dimostrano in maniera incontrovertibile che i russi erano pronti a sganciare la bomba atomica nel cielo di Verona prima che ad Affi fossero finiti i lavori. Lo si scoprì – pubblicamente, perché chi doveva sapere già sapeva.Almeno si spera – 6 anni fa, ai primi di dicembre 2001. Un documento qualificato a quell’epoca <<top secret>> dai generali sovietici e recuperato in archivi ungheresi (l’Ungheria era nel Patto di Varsavia) venne reso pubblico in internet da un istituto di ricerca svizzero. <<L’Arena>> lo scoprì e ne fece un ampio servizio, raccontando che il 23 giugno 1965, alle ore 7.02, sopra Verona, avrebbe dovuto esplodere un ordigno nucleare russo da 500 chilotoni – 20 volte la potenza di quello che distrusse Hiroshima – che avrebbe polverizzato la città.

Per fortuna rimase solo un’esercitazione sulla carta. E tutto perché Verona nella primavera-estate di 42 anni fa era uno degli obbiettivi principali della controffensiva nucleare che il Patto di Varsavia avrebbe lanciato contro l?europa occidentale in caso di attacco della Nato (come sempre nell’ultimo mezzo secolo gli scenari di guerra vengono dipinti come difensivi, a nessuno piace passare alla storia come aggressore…basti guardare gli ultimi scenari bellici ancora in corso).

La nostra città sarebbe stata distrutta esattamente come Monaco di Baviera, Vienna e Vicenza. Altri obiettivi in Italia erano gli aeroporti militari di Ghedi (Brescia), Aviano (Pordenone) e Piacenza, e i comandi delle divisioni corazzate Centauro e Ariete, mentre in Europa nel mirino c’erano l’aeroporto di Erding e il deposito nucleare di Ober-Ammergau (entrambi nell’allora Germania occidentale), oltre alla divisione missilistica Pershing (nulla a che fare con i succesivi missili dello stesso nome).

L’esercitazione, pianificatala tempo, coinvolgeva al massimo livello le truppe del Patto di Varsavia, l’alleanza militare che raggruppava l’Unionu Sovietica e gli Stati satelliti. Le carte rese note erano firmate dal generale Yerastov, vicecapo di stato maggiore dell’ Armata Sud del Patto di Varsavia, ed erano indirizzate al capo di stato maggiore dell’esercito ungherese Kàroly Csémi, che era anche viceministro della Difesa. Inoltre uno dei documenti recava la firma conginta del comandante dell’Armata Sud, il generale Provalov, responsabile al massimo livello del war-game, e del ministro della difesa ungherese, il generale Lajos Czinege.

L’operazione si chiamava <<Gyak>>, che significa banalmente <<esercitazione>> e prese avvio il 13 aprile 1965, quando Yerastov comunicò al <<compagno>> Csèmi di preparare le sue forze per un’azione prevista per il periodo dal 21 al 25 giugno successivo.

Lo scenario prevedeva che 2 spie russe comunicassero l’avvio alle 3.30 del 23 giugno l’inizio di operazioni aggressive Nato. Alle 7, di fronte alla conferma dell’attacco occidentale da parte dei radar, sarebbe scattato l’ordine di contrattacco con i missili a testata nucleare. E due minuti dopo Verona, Vicenza, Vienna, e Monaco sarebbero state cancellate dalla faccia della Terra.

Perché Verona? Qui, a Palazzo Carli, si trovava il comando Setaf, che doveva fronteggiare il fronte sudorientale del Patto di Varsavia.

Eliminando quello, pensavano evidentemente i russi e i loro alleati, sarebbe stata vittoria.

Nel mirino anche perché in riva all’Adige c’erano tutti i centri nevralgici della catena di comando Nato.

------

 

Cavolo ci giocavano pesante anke se siamo uno piccolo come Stato… fortuna non è successo, vero che se fosse scoppiata una guerra nucleare molte atomiche sarebbero piovute ovunque ma sapere con certezza che la propria città era un bersaglio è inquietante.

Edited by Gabu86

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Bravo Gabu86 mi hai chiarito le ideee su questa mini area 51 Italiana

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di nulla anke a me è sempre interessato sapere cosa ci fosse........ sul giornale c'è qualche foto a colore è veramente immensa

Edited by Gabu86

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scannalaaa!!eehhmm..scannerizzalaa!!! :drool:

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mi disp non o lo scanner..vedo se riesco a postare qualcosa ma è molto difficile

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fagli una foto allora no?hai la fotocamera digitale?

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a si ke scemo stasera posto le foto e l'altro pezzo di articolo

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a si ke scemo stasera posto le foto e l'altro pezzo di articolo

ci voleva un genio come me a fartelo capire ehh? :rotfl::rotfl::rotfl::adorazione:

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dopo questa risposta potrei non postare niente <_<.....

 

 

 

 

 

 

 

 

scherzavo..io le o fatte ma fotografare un giornale devo dire non vengono bene (sarò anch'io ke faro delle foto solo in rare occasioni) e se si prova a zoomare è peggio

 

sala breefing

weststar001kt4.th.jpg

 

sala dei motori da marina x l'impianti elettrici

weststar002ud3.th.jpg

 

sala di comando su 3 piani

weststar003jj6.th.jpg

 

lungo corridoio x l'uscita di emergenza e un contatore geiger

weststar004vk6.th.jpg

 

porta blindata

weststar006xj9.th.jpg

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bhe non sono il masssimo concordo ma va bene lostesso!!molto belle grazie!! :D

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gia servirebbe proprio quel programmino ke si diceva in una discussione :lol:

cmq anke se non sono questa nitidezza si riesce a capire cosa c'è...

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con una fotocamera(o fotografo :P ) migliore o con uno scanner fai miracoli =P

 

kuanti megapixel aveva questa?

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a bo devo vedere so solo ke è una canon nuova glielo presa qualche mese fa a mio fratello per il compleanno..e comunque o fatto varie prove x vedere quali venivano meglio.....vabbè basta cosi siamo OT stiamo parlando di west star

Edited by Gabu86

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un identico sito sotterraneo si trova a carinola(CE) progetto PROTO . chiuso da circa 10 anni. venuto alla luce solo dopo la sua chiusura. di questo sito se ne dicono di tutti i colori: che aveva anche materiale radioattivo e fu abbandonato per contaminazione e murato.

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Davanti al pc ho pensato "cerchiamo west star affi": detto, fatto, ed ho trovato questo Forum.

 

Allora, tra il 1991 ed il 1992 ho svolto il servizio militare presso il comando F.T.A.S.E. di Verona, l'incarico era quello di autiere.

Qualche volta mi sono recato a West Star (lì ricordo la miglior mensa di tutto il comando!), si entrava dall'ingresso in alto, e si scendeva a motore spento fino all'ingresso centrale. All'epoca c'erano numerosissime restrizioni alla circolazione: già il pass che avevamo stabiliva a quali siti potevamo avere accesso, ma lì non si poteva circolare liberamente nemmeno a piedi; passai ore in una squallida saletta destinata agli autisti, ore che uccisero la mia curiosità. Era pieno di ufficiali americani, che "misteriosamente" sparivano: c'erano, ma non si vedevano. Alcuni ipotizzavano che ci fosse un terzo piano, tenuto segreto, ma, terminato il servizio, non ho mai approfondito. Altro ricordo, le stanze che custodivano gli apparati di trasmissione erano protette da porte blindate dotate di una serratura a combinazione.

Ricordo che chiesi qualcosa ad un mio vicino di casa, che prestò servizio nell'Arma dei Carabinieri ricoprendo anche turni di guardia presso W.S., ma mi rispose che era tenuto al vincolo del segreto militare.

Esistono altri siti conessi a West Star, in pratica centri di comunicazione (uno era scavato nella roccia, ma non ci potevo entrare), ma credo che ormai siano stati dismessi.

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