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La Guerra Civile Greca (1944-1949)

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Dal link http://cca.analisidifesa.it/it/magazine_80...266245864_0.jsp

 

riporto:

 

 

BREVE STORIA DELLA GUERRA CIVILE GRECA

 

 

La Guerra Civile Greca (1944-1949), rappresenta un argomento spesso ignorato dalla storiografia corrente, caduto in oblio dopo la fine di quei tragici eventi, e poco conosciuto dal grande pubblico. Tuttavia questo avvenimento rappresentò una tappa molto importante non solo per la storia nazionale greca ma anche per il resto del pianeta in un’epoca nella quale calava sull’Europa e sul mondo la “Cortina di ferro” e l’ecumene veniva diviso in due blocchi ideologici, cristallizzati su posizioni rigidissime, e contrapposti l’uno all’altro. La Grecia sperimentò sul proprio corpo, già martoriato dalla durissima occupazione nazista, una guerra civile cruenta, scatenata da un movimento comunista che, sebbene nettamente minoritario nella nazione, si distinse non solo per una certa efficienza bellica, ma anche per un massimalismo tanto radicale e dogmatico da portare a commettere una serie di atrocità che finirono per fargli perdere anche quella parte di consenso che riscosse, seppur per brevi periodi, nelle aree montuose della Macedonia e dell’Epiro. Particolarmente grave fu, ad esempio, il rapimento in massa di migliaia di fanciulli, successivamente deportati nei paesi del blocco sovietico: pagina, questa, poco nota e gloriosa della storia, giustamente messa in risalto dall’Autore. Crudele ma non unico esperimento di quelle concezioni utopistiche di palingenesi alle quali il comunismo ha copiosamente attinto. Riguardo al contesto internazionale, Rosselli, a ragione, afferma che questo scontro rappresentò l’unico tentativo da parte del comunismo di soggiogare i Paesi liberi europei usciti fortemente provati dal disastro della Seconda Guerra Mondiale. La strategia anglo-americana di contenimento della minaccia sovietica iniziò a prendere forma proprio in Grecia, mentre la sconfitta del marxismo-leninismo, inevitabile senza il diretto concorso delle forze ribelli comuniste in un contesto dove, per tradizione, gran parte della popolazione, soprattutto quella rurale, era saldamente attaccata alla fede religiosa e all’amor di patria, e pertanto ostile alla rivoluzione, fece desistere i bolscevichi degli altri paesi occidentali, soprattutto italiani e francesi, dal tentare avventure analoghe. La vittoria finale dello stato e del popolo greco sui ‘nemici della libertà’ portò quindi ad un cambiamento di strategia. Da allora in poi i sovietici indirizzarono le loro azioni di intromissione violenta e l’esportazione del loro modello politico nei paesi del Terzo Mondo a quell’epoca interessati dal fenomeno della decolonizzazione, mentre il bolscevismo fu costretto a riproporre la propria virulenza in Europa Occidentale solo molto più tardi. E lo farà attraverso l’insorgere del fenomeno del terrorismo, che si rivelerà particolarmente cruento proprio in Grecia, ma anche in Italia, nazioni nelle quali la resistenza all’occupazione nazista si era rivelata occasione ideale per organizzare movimenti armati da scagliare soprattutto contro i potenziali avversari politici, e non soltanto contro le forze naziste di occupazione. Quest’ultima considerazione impone una riflessione sul completo, o quasi, asservimento dei movimenti partigiani di estrema sinistra alla politica di espansione stalinista. Come giustamente è stato messo in risalto nelle pagine di questo libro, e come avvenne anche in Jugoslavia con il movimento titoista, la resistenza dei comunisti greci iniziò, salvo rare eccezioni, solo allorquando la Germania attaccò l’URSS e non quando le truppe tedesche invasero la Iugoslavia e la Grecia. Prima del 22 giugno 1941, i bolscevichi di tutto il mondo mantennero, infatti, fede alle direttive del Cremlino volte al rispetto delle condizioni del famigerato Trattato Ribbentrop-Molotov, bollando la guerra in corso come lo scontro tra imperialismi contrapposti: scontro contrario agli interessi delle masse. Proprio il trattato nazi-sovietico e la politica di aggressione in Polonia e nei Paesi baltici causò l’espulsione dell’URSS dalla Società delle Nazioni. Da queste essenziali considerazioni parte il lavoro di Rosselli, un libro esauriente e sintetico al tempo stesso, rigoroso e obiettivo, basato su una corretta ricostruzione degli avvenimenti, secondo l’intramontabile insegnamento di Tucidide e di Polibio. Nella fattispecie, lo storico ligure esordisce - come sua abitudine - con una disamina sui principali eventi storici del Paese preso in esame, la Grecia, sottolineando in modo garbato ma efficace, come i guai di questa nazione ebbero inizio con l’invasione ottomana della penisola ellenica, che di fatto sancì il crollo dell’ultimo baluardo della antica civiltà classica, cristiana e greco-romana, ancora sopravvivente nell’Impero Bizantino. Con la caduta di Costantinopoli e il dilagare delle armate turche la Grecia conobbe il capitolo più triste della sua storia plurimillenaria. Non soltanto monumenti, chiese, biblioteche, opere d’arte, città caddero in rovina, ma la stessa popolazione ellenica fu indelebilmente segnata, sprofondando in uno stato di arretratezza e in una miseria materiale e, soprattutto, morale, che gravò pesantemente sul futuro di questa nazione, anche quando l’odiosa dominazione ottomana venne a cadere. Non è questa la sede per tracciare le analogie esistenti tra Islam ottomano e comunismo, ma, se è vero, come dice il Vangelo, che un albero si riconosce dai suoi frutti, appare evidente la similitudine dei guasti che questi due fenomeni apportarono al corpo sociale di una comunità e al suo sviluppo civile, quali povertà, diseguaglianza, violenza, perdita di identità e crisi di valori morali. La Grecia post-islamica della prima metà dell’Ottocento, come i Paesi dell’Est europeo dopo la caduta del muro di Berlino, si trovò quindi a fare i conti con il triste retaggio del passato, pagando a causa di questa disgrazia un tributo assai elevato. La classe politica emersa dalla Guerra di Indipendenza dovette mettersi subito al lavoro, riallacciando immediatamente i legami con il resto dell’Europa occidentale, dalla quale la Grecia era stata per tanto tempo enucleata. Il Secondo Conflitto Mondiale sorprese il Paese in un periodo di assestamento, inasprendo le tensioni sociali interne, soprattutto a causa del notevole peggioramento delle condizioni di vita e in ragione di una radicalizzazione ideologica: situazione che portò a sanguinosi scontri armati tra le varie fazioni in lotta, contribuendo a porre le premesse di uno scontro fratricida nel corso del quale le forze comuniste dell’ELAS tentarono non di sconfiggere il nemico ‘reazionario’, ma di porre le basi per una futura dittatura di stampo sovietico. Un altro merito di questo libro è quello di aver chiarito, in modo oggettivo e documentato, la natura dell’intervento prima inglese e poi americano, sommariamente giudicato dalla storiografia marxista, adusa alle peripezie dialettiche, come interferenza esterna negli affari interni della Grecia. In realtà, come scrive Rosselli, questo intervento venne concordato sempre con il legittimo governo ellenico uscito vincitore da regolari consultazioni popolari. Si trattò, come è ovvio, di un sostegno – quello anglo-americano al legittimo governo di Atene - finalizzato ideologicamente e strategicamente al contenimento della minaccia bolscevica, ma pur sempre nel rispetto della sovranità e delle leggi nazionali elleniche. Una nota di carattere tecnico, infine, messa in dovuto risalto nel testo. La sostanziale incompetenza tattica e strategica dei comandi militari comunisti greci, che, guidati da condottieri feroci ma a corto di cultura militare (che dopo i successi iniziali non seppero alla lunga reggere al confronto con l’esercito regolare, opportunamente riorganizzato dal generale americano Van Fleet) fu la causa principale della sconfitta del movimento rivoluzionario marxista. A dimostrazione che l’ideologia nulla può, nel tempo, a fronte di una sostanziale incapacità di agire attraverso criteri di competenza ed equità, in quanto dall’ignoranza e dal male non può mai germogliare il seme della giustizia, e tanto meno quello di una verità accettabile e condivisibile.

 

Benigno Roberto Mauriello

 

Alberto Rosselli, giornalista e saggista storico, collabora da tempo con diversi quotidiani e periodici nazionali ed esteri e con svariati siti internet tematici. Come studioso di storia moderna, contemporanea e militare ha al suo attivo diversi saggi tra cui Québec 1759, Il Conflitto anglo-francese in Nord America 1756-1763 (tradotto anche in lingua inglese), Il Tramonto della Mezzaluna - L’Impero Ottomano nella Prima Guerra Mondiale, La resistenza antisovietica in Europa Orientale 1944-1956, L’Ultima Colonia – la guerra coloniale in Africa Orientale Tedesca 1914 – 1918; Il Ventennio in Celluloide; Sulla Turchia e l’Europa, L’Olocausto armeno, Storie Segrete della Seconda Guerra Mondiale, Il Movimento Panturanico e la Grande Turchia, Essere Cristiani in Cina e La persecuzione dei cattolici nella Spagna repubblicana 1931-1939. Dopo una prima fase di ricerche incentrate sulla storia militare nordamericana del XVIII secolo, in questi ultimi anni Rosselli ha dedicato gran parte dei suoi studi e delle sue ricerche alla storia politica, diplomatica e militare slava, balcanica, mediorientale, con particolare riferimento al periodo ottomano e contemporaneo, ed africana

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Picpus scusa, ma riusciresti anche a postare gli estremi del volume, nel caso qualcuno (come me!) fosse interessato ad acquistarlo oppure a reperirlo in una biblioteca?

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Ecco i dati che mi chiedevi, Gobbo! :D

 

 

Alberto Rosselli - Breve Storia della Guerra Civile Greca - Edizioni Settimo Sigillo

 

 

Inserisco pure il link al sito dell'autore:

 

http://www.albertorosselli.it/#

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C'è da dire che il dott Rosselli tenta di essere imparziale, ma in un certo senso è come se un ultras mlanista volesse parlare oggettivamente dell'Inter che vinse la Coppa dei Campioni, essendo una persona molto religiosa e molto conservatrice.

Per esempio, samo proprio prioprio sicure che l'essere così radicati all' "integralismo ortodosso" sia un bene per la Grecia? Io ho i miei dubbi, e non solo io. Comunque la guerra civile greca fu un campionaro di atrocità incredibile. C'è da dire che all'epoca la Grecia era uscita da un'epoca dura in cui uccisioni, stupri, vendette estese alla famiglia, faide, erano se non la norma, comunque non certo aliene,

Modificato da Simone

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C'è da ricordare come allargare la sfera d'influenza russa sulla grecia per ottenere uno sbocco sul Mediterraneo era uno degli obiettivi strategici fin dai tempi degli zar

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1) C'è da dire che il dott Rosselli tenta di essere imparziale ...

2) Per esempio, samo proprio prioprio sicure che l'essere così radicati all' "integralismo ortodosso" sia un bene per la Grecia? ...

1) Nessuno è imparziale: si esprimono sempre, in un modo o in un altro, ed è giusto che sia così, le proprie idee e convinzioni. L'importante, per uno storico, è motivare e dimostrare ciò che si afferma.

2) Dove hai letto, nel testo da me postato, l'affermazione che l'"integralismo ortodosso" sia un bene per la Grecia?!?!?!

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L'idea della Grande Madre Russia (cui tiene dietro, anche su scala più ridotto, quella della Grande Madre Serba) è una costante in area balcanica non solo del periodo dell'Urss, ma risale già all'epoca degli zar. Unica differenza: ai tempi dei Romanov la motivazioni era quella di creare un'unica patria per tutti gli ortodossi, ai tempi dell'Unione sovietica, invece, era quella di creare una grande area di influenza caratterizzata dalla presenza del marxismo.

 

Ma, tenendo conto che anche il comunismo, per certi versi, può essere considerato una religione, con i suoi credo ed i suoi dogmi, la differenza è davvero di poco conto, visto che comunque sempre di imperialismo si tratta!

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Gobbomaledetto, ora che mi ci fai pensare, sul fatto che da Mosca o san pietroburgo avevano "l'occhio lungo" verso il sole della grecia non posso he essere d'avvordo.

Sbaglio, o nel 1453 una delle nipoti o figlie-non ricordo bene dell'allora Imperatore bizantino era stata mandata in sposa proprio allo zar, e che proprio in quegli anni venne messa in giro la voce che Mosca fosse la "Terza Roma"?

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Ospite iscandar
Gobbomaledetto, ora che mi ci fai pensare, sul fatto che da Mosca o san pietroburgo avevano "l'occhio lungo" verso il sole della grecia non posso he essere d'avvordo.

Sbaglio, o nel 1453 una delle nipoti o figlie-non ricordo bene dell'allora Imperatore bizantino era stata mandata in sposa proprio allo zar, e che proprio in quegli anni venne messa in giro la voce che Mosca fosse la "Terza Roma"?

 

 

Qui c'è un accenno su Wiki italia, quindi da prendere con le molle

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Bah. le teorie "imperialiste" sono tante; ora come ora me ne sovviene una, di cui non ricordo però con precisione l'origine, la quale sosteneva che l'aquila imperiale vola sempre verso oriente e quindi il naturale passaggio da Roma fosse sempre verso una realtà posta ad Oriente.

 

Certo, la politica matrimoniale ha sempre rappresentato un'ottimo strumento di legittimazione e di espansione: basti ricordare il matrimonio fra Costanza d'Altavilla ed Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa, dalla cui unione nacque sia un grande imperatore quale Federico II sia un non piccolo impero nato appunto dall'unione delle terre sveve e normanne in Italia, tra gli altri possedimenti.

 

La stessa politica venne seguita anche da altri (ad esempio, Ottone III intorno all'anno Mille).

 

Ma tornando in media res, ricordo che la situazione balcanica è sempre stata alquanto complicata non solo per via della frammentazione etnica e territoriale, ma anche per la presenza di numerosi ulteriori fattori (religiosi, politici, ecc.) che non potevano che causare ulteriori, dilaceranti divisioni e, soprattutto, continue ingerenze di realtà esterne. Di qui la straordinaria facilità con cui le guerre sono sempre divampate nei Balcani.

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