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Caso Bentivegna: condannato il Giornale


typhoon
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Ennesima condanna :asd:

 

Diffamazioni contro Bentivegna: il Giornale condannato

 

Il Tribunale di Monza, Sez. di Desio, ha condannato il quotidiano Il Giornale per le diffamazioni contro il partigiano Rosario Bentivegna presenti in un articolo che trattava l'operazione militare eseguita dal gruppo di azione patriottica (G.A.P.) contro un reparto di SS, il 23 marzo 1944 in via Rasella, a Roma.

 

E' la terza condanna che il quotidiano di Paolo Berlusconi riceve per lo stesso reato.

 

L'ANPI Nazionale saluta questa nuova sentenza che riconferma una verità storica inoppugnabile, smentendo di fatto ricostruzioni storiche false e strumentali: in Via Rasella venne effettuata un'azione di guerra. Come riconosciuto in passato dalla Presidenza della Repubblica, Presidente Luigi Einaudi; dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Presidente Alcide De Gasperi; e dalla Corte di Cassazione.

 

http://www.anpi.it/dichiarazioni/giornale_170309.htm

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In teoria nè gli alleati nè i partigiani avrebbero dovuto compiere azioni offensive nella città dichiarata dai Tedeschi aperta, il che non implica assolutamente il ritiro delle truppe ma la non intenzione di difenderla, in pratica le compirono entrambi.

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Guest intruder
ok, non mi sono spiegato. Allora domando meglio, è giusto fare azioni di guerra in una città aperta?

 

No, non è giusto. E l'attentato di via Rasella (lo chiamano tutti così, chissà perché) è molto discutibile sotto ogni punto di vista, ma starne a parlare sessantacinque anni dopo mi sembra un'esercitazione di masturbazione mentale.

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Incredibilmente, rosario bentivegna fu proposto per la Medaglia d'Oro al Valor Militare: gli fu negata ma ottenne quella d'Argento al Valor Militare ed una di Bronzo al Valor Militare.

Il suo nome non sarà mai dimenticato perchè è quello di colui che, indirettamente, provocò la strage delle Fosse Ardeatine. Fu invece diretto responsabile dell’uccisione del Sottotenente Giorgio Barbarsi cui è dedicata a caserma sede dell’Accademia della Guardia di Finanza in via dello Statuto a Bergamo.

 

Per chi desidera sapere chi fosse il Sottotenente Giorgio Barbarisi, l’ucciso:

http://www.assofinanzieri.it/Fiamme%20Gial...20BARBARISI.pdf

 

Per chi vuole conoscere rosario bentivegna, l’impunito uccisore oggi presidente onorario dell'A. N. Partigiani I. di Roma, basta guardare a fianco il volto sorridente con gli occhiali. Io lo riconobbi anni fa, seduto quasi di fronte a me, durante un breve viaggio in treno: lasciai lo scompartimento e, non trovando altro posto a sedere, preferii continuare il viaggio in piedi nel corridoio fino alla mia destinazione.

Edited by dindon
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Ilgiornale se nè inventata un'altra delle sue balle :rotfl:

 

Il Giornale di Berlusconi, organo di propaganda del padrone, ospita oggi un pezzo di uno dei suoi servi più zelanti dal titolo: "Col marchio di Grillo vendono sesso e pannolini". Si insinua che io abbia qualcosa a che fare con un sito che vende sesso e pannolini. Io non ho nulla da spartire con il sito beppegrillo.tv come ho riportato il 18 gennaio nel blog. Valuterò se sporgere querela contro il padrone e il servo del quotidiano. Il ricavato sarà destinato ai terremotati in Abruzzo.

non sanno più cosa inventare per diffamare il prossimo

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Guest galland
Incredibilmente, rosario bentivegna fu proposto per la Medaglia d'Oro al Valor Militare: gli fu negata ma ottenne quella d'Argento al Valor Militare ed una di Bronzo al Valor Militare.

Il suo nome non sarà mai dimenticato perchè è quello di colui che, indirettamente, provocò la strage delle Fosse Ardeatine. Fu invece diretto responsabile dell'uccisione del Sottotenente Giorgio Barbarsi cui è dedicata a caserma sede dell'Accademia della Guardia di Finanza in via dello Statuto a Bergamo.

 

Per chi desidera sapere chi fosse il Sottotenente Giorgio Barbarisi, l'ucciso:

http://www.assofinanzieri.it/Fiamme%20Gial...20BARBARISI.pdf

 

Per chi vuole conoscere rosario bentivegna, l'impunito uccisore oggi presidente onorario dell'A. N. Partigiani I. di Roma, basta guardare a fianco il volto sorridente con gli occhiali. Io lo riconobbi anni fa, seduto quasi di fronte a me, durante un breve viaggio in treno: lasciai lo scompartimento e, non trovando altro posto a sedere, preferii continuare il viaggio in piedi nel corridoio fino alla mia destinazione.

 

La questione di Via Rasella, delle Fosse Ardeatine, di Rosario Bentivegna tornano ciclicamente come certe malattie croniche. Lo ripeto ancora una volta, le guerre civili sono la peggiore disgrazia che possa occorrere ad una nazione.

 

La mia parte è, per chiarezza ed onestà, di coloro che combatterono per la libertà e ritornati a casa senza medaglie o prebende videro uscire di galera gli aguzzini della banda Koch, della Muti, della banda di Palazzo Braschi. Questo chiarendo che pur essendo di parte – da qualche parte si dovrà pur stare – ma non fazioso non vedo le cose in bianco e nero e perciò i partigiani tutti eroi e i repubblichini tutti delinquenti.

 

Il nocciolo della questione, la sua “politicità” nel senso ampio del termine si riduce ad una semplice questione: quale atteggiamento assumere dopo l’otto settembre? Restare in casa ed aspettare che arrivassero gli americani ovvero impugnare le armi e lottare?

 

Alcuno ha rinfacciato ai patrioti cechi l’uccisione di Heidrych, che pur costò la distruzione di Lidice e centinaia di fucilati. Ovvero nessuno ha biasimato i resistenti polacchi per la rivolta del 1 agosto 1944 a Varsavia.

 

La scelta politica della lotta partigiana, una scelta forte, di rottura – incluso con un concetto borghese di legalità – ad una parte della società italiana non è mai andata giù ed ha avuto costanti occasioni di biasimo, più o meno malcelato.

 

Circa la questione di Roma “città aperta” faccio notare come i tedeschi utilizzassero largamente, come altrimenti documentato da un’ampia documentazione fotografica le strade del centro storico per lo stazionamento di reparti, mezzi meccanizzati e corazzati che venivano, col favore delle tenebre, inviati verso il fronte di Anzio.

 

Una foto e la sua didascalia serviranno più di molte parole

 

tigerh.jpg

“Un Tiger con lo scafo della versione H e la torretta della versione E transita in Piazza Venezia, a Roma, diretto al fronte di Nettuno. Notare la motocicletta caricata sul cofano posteriore. (Bundesarchiv)

 

B. Pafi, N. Pignato, B. Benvenuti Storia dei mezzi corazzati – profili 2, Fratelli Fabbri Editori, Milano, 1976

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La storia della guerra partigiana in Italia è scritta su molte pagine luminose e altre opache che si è tentato di far dimenticare.

La pagina dedicata all’agguato terroristico di via Rasella, operato disattendendo gli ordini emanati dal col. Montezemolo che, nella qualità di capo del Fronte militare clandestino, aveva vietato, per evitare rappresaglie, gli attentati a Roma, provocò direttamente la morte di 2 civili (Piero Zuccheretti, un bambino di 13 anni, ed un adulto) e indirettamente la strage delle Fosse Ardeatine.

Nel 1948, la sentenza del Tribunale militare di Roma contro il colonnello delle SS Herbert Kappler, condannato all’ergastolo, non già per la rappresaglia Fosse Ardeatine, ritenuta legittima, ma per le vittime ulteriori rispetto a quelle stabilite, definì l’attentato dei Gap un «atto illegittimo» contrario a tutte le convenzioni internazionali.

La figura del comunista rosario bentivegna appartiene ad una pagina listata a lutto della storia della guerra partigiana e le medaglie assegnatigli non possono far dimenticare le azioni da lui compiute e le sue responsabilità dirette e indirette.

Sono sicuro che, nonostante siano trascorsi molti anni, lui stesso non avrà potuto dimenticare il piccolo Piero Zuccheretti, il sottotenente Giorgio Barbarisi (http://www.assofinanzieri.it/Fiamme%20Gialle/2004/FG%205%202004/GIORGIO%20BARBARISI.pdf) ed i martiri delle Fosse Ardeatine.

Credo comunque che, a posteriori, si possa affermare che l'azione di via Rasella fu una azione terroristica priva di ogni utilità sul piano delle operazioni militari, pregiudizievole per la popolazione civile, che non procurò alcun onore a chi la ideò e attuò.

Edited by dindon
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