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Gli elmetti A differenza dei body armour, il segmento delle protezioni della testa ha avuto uno sviluppo molto più lento e conservatore, passando da un immediato derivato della seconda guerra mondiale a veri e propri cloni di elmetti tattici occidentali come la serie Mich TC 2002 e i cosiddetti FAST. Discorso più complesso e pionieristico fu fatto per impieghi speciali dell’FSB. Restringerò quindi, per non perdere il focus, ai soli elmetti sviluppati dai russi per la fanteria, e di questi, a quelli marcatamente legati ai programmi di sviluppo proprietari. Il capostipite post grande guerra è senza dubbio l’SSH-68 della statale NII Stali, piccola miglioria del SSH-60 prodotto negli anni ‘70 e legata solo a piccoli dettagli geometrici esterni, ma che di fatto non ne cambia la sostanza. Divenuto un best seller per tutti i paesi del Patto di Varsavia, forniva una protezione minimale, seppur migliorata, contro schegge d’artiglieria e colpi di lame a fendenti. Realizzato in acciaio verniciato in OD, dal peso di 1,5 kg e foderato tramite ragno in cordura e sospensori in pelle. Non essendo regolabile, era stato ideato per 3 taglie diverse di testa, nelle quali variava la dimensione stessa della calotta intera. La conbinazione di taglie e disegno (volutamente diverso dai criteri occidentali) aveva anche una funzione pratica nei rigidi inverni russi e tra i monti dell’Afghanistan e della Cecenia, in quanto con le taglie superiori, il fante poteva indossare una ushanka (colbacco) o una cecenka (berretto di lana militare) tra la testa e l’elmetto. La variante M implementa una calotta interna in fibra aramidica SVM e di un nuovo sistema di ritenuta sotto il mento, con un aumento di peso a 1,9 kg. Rispetto alla versione base, garantiva una seppur leggera resistenza ai proiettili da revolver. La variante N assunse la denominazione 6B14, in quanto aumentava ulteriormente lo spessore aramidico fino a raggiungere i 2 kg, estendendo la resistenza ai colpi 9x18 Makarov e a schegge di massa superiore, e di fatto salendo di classe protettiva. Dopo la profonda crisi degli anni ‘90, fu completamente ripensato l’intero equipaggiamento russo, unitamente alle tattiche d’impiego e alla dotazione personale del fante (cosa che correrà a braccetto, ma che approfondirò in seguito). Negli anni 2000, era fin troppo chiara l’arretratezza derivata da una trascuratezza di una componente protettiva essenziale in guerra. Fu allora che riprese lo studio iniziato a metà del 1980, con forti ispirazioni al sistema occidentale PASGT. Nacque il progetto fanteria Borit-M, e di questo i 6B6/6B7. I due elmetti sono in pratica gemelli in forma e vestibilità, eccezion fatta per i materiali: totalmente in kevlar il 6B7, 3 mm di titanio per il 6B6. Realizzati entrambi dalla NII Stali, il 6B6 fu presto rilegato a compiti minoritari dato il costo ed il peso elevato, fino alla totale dismissione. Il 6B7, seppur inferiore come protezione al gemello, era di fatto il primo elmetto in kevlar adottato dalla neonata Federazione Russa e andò a sostituire completamente il vetusto SSH-68. Entrambi rientrarono sotto la classificazione GOST BR1, resistendo a colpi 9x18 Makaron sparati a 50 m di distanza. La Armokom prese il posto della NII Stali, e sviluppò la versione 6B7-1 migliorando la vestbilità, ma solo con la versione -1M si ebbe una leggerissima riduzione di peso. Ad esso fu abbinato un occhiale anti sabbia 6B47 con capacità balistica contro sfere d’acciaio di 3,3 mm, anti graffio e anti appannamento. Il 6B7 godette di fama granitica nelle guerre convenzionali russe, ma finì per scadere nell’obsolescenza con l’arrivo dei sistemi elettronici destinati alla fanteria. Doveroso annotare che la dottrina elettronica del sistema fante si sviluppò molto più tardi in Russia rispetto alle controparti occidentali, per via di un warfare saldamente ancorato a tradizioni “guerrafreddistiche” e su vasta scala (ma questo verrà ampliamente trattato nel prossimo capitolo). Per ora è sufficiente far notare che, per esempio, non esisteva un sistema di comunicazione tramite cuffia, ma solo con radio portatili. I visori notturni erano appannaggio delle unità spetsnaz, carristi, e solo per determinati reparti, e solo per determinate missioni, usati dai capi plotone della fanteria d’assalto. Va da se quindi che, con l’adozione e l’indubbia efficacia dei sistemi integrati modulari come luci di navigazione, strobo IR Manta e NVG di ultima generazione su elmetti occidentali da parte delle unità spetsnaz, si venne a creare una voragine tecnologia tra i reparti e di nuovo una trascuratezza che portava “gli attrezzi del mestiere” del nemico in casa, con migliori risultati. L’occasione per tamponare la falla fu il programma Ratnik, da subito ambizioso sotto tutti i punti di vista, il quale raccolse pareri e risultati sul campo, concretizzati poi nel sistema Ratnik 2. Nacque nel 2011 il 6B47. Fortemente influenzato dall’americano Mich TC 2000, realizzato sempre dalla Armokom e tuttora ampliamente utilizzato. Lo studio venne focalizzato sull’intreccio di brevettate fibre aramidiche con lo scopo di garantire la stessa protezione di un 6B7-1M, ma con un peso inferiore al kg (le fonti non citano se tale valore riguarda la sola calotta monopezzo). Vennero aggiunte 2 slitte minimali per in fissaggio della torcia multiluce polivalente FSS-014 (6E2), sistemi di comunicazione tramite cuffia e una placca metallica per in fissaggio dell’NGV monoculare PSS7. Internamente risulta modificato il sistema di fissaggio e sospensione, integrando al ragno realizzato in nilon e fast clip, placche velcrate in memory foam attaccate internamente alla calotta, di spessore variabile in base alla misura della testa. Negli ultimi 10 anni, anche grazie alla spinta del programma Ratnik e Ratnik 2, si è sempre più diffuso l’uso di copri elmetti in EMR, OD e multicam dedicati ai modelli in servizio. Quello più evoluto è certamente quello disegnato per 6b47, con un’insieme di piccole tasche, un’aletta frontale per la protezione della placca NGV e doppie alette laterali per la protezione delle piccole slitte accessori. Il tessuto è realizzato con materiali schermanti il calore per diminuire la tracciabilità IR, reversibile in Artic EMR bianco per le zone operative innevate. Non è raro trovare forge di copri elmetti per fast in stile occidentale con velcri per fissaggio dell’elettronica, ma costituiscono primizie che nel settore fanteria sono destinate alle sole truppe d’assalto. Insieme al modello, fu evoluto anche l’occhiale anti sabbia denominato 6B50, tenuto per tradizione militare sempre frontalmente all’elmetto. Il kit comprende panno, lenti anti riflesso di ricambi e una tasca Techinkom EMR dedicata. Rispetto alla generazione precedente, lo spessore della lente in policarbonato è portato a 6,5 mm, anti schegge fino a 6,35 mm d’acciaio, e anti fiamma per 10 secondi ad esposizione diretta, anti appannamento e anti graffio. Il design è stato migliorato per l’introduzione di lenti correttive. I gilet tattici: Vest Fino alla fine degli anni ‘90, la dotazione fanteria era assai magra e affidata solo ai body armour. Unica aggiunta era l’onnipresente cintura in pelle con fibbia in ottone con in rilievo lo stemma di partito dell’unione sovietica (prima) o la classica stella russa delle forze armate (poi). L’eccezione era concessa solo alla marina e alla fanteria di marina, che adottavano l’ancora (con o senza falce e martello). Abbinata a essa, una o più canvas in canapa porta caricatori, a 3 o 4 celle a seconda degli anni di produzione, una fondina in pelle per Makarov solo per per ufficiali, baionetta/pugnale AK59/1 e l’eterna borraccia in alluminio su porta borraccia in canapa. Senz’altro, l’unica variante a tutto ciò era un diretto derivato del chest rig cinese Chicom, chiamato Poyas-A. Si parla dunque di sistemi minimali, basici, ultra economici di fabbricazione in canapa e diffusi in tutto il Patto di Varsavia, dalla Guerra in Vietnam fino all’Invasione dell’Afghanistan. Differivano poco in realtà, dal colore OD o Khaki, la presenza di tre o quattro tasche frontali, porta bengala Rop30 e dal numero di tasche porta granate sulle alette laterali. Il resto era tenuto insieme da tre semplici cinghie, di cui una da annodare in vita. Una dotazione curiosa, un po’ anacronistica ma perfettamente pensata per la dottrina d’impiego russa è l’uso del gilet tattico. Dapprima a uso esclusivo degli spetsnaz, con il tempo poi allargato alla fanteria d’assalto e successivamente, durante il conflitto in cecenia, a tutta la truppa ove non utilizzabile il body armour. Tutto parte dall’adozione del 6B23 e 6B13 nei primi anni 2000 (vedasi capitolo precedente). Il concetto di modularità ancora non era contemplato, anche se però si resero evidenti 2 criticità dei sistemi plate carrier occidentali. In primo luogo, si, erano e sono modulari. Ma nessuno si impegnava in lunghe sessioni di scambio delle tasche e prove di comodità. Cambiare piattaforma d’arma con relativi caricatori imponeva inevitabilmente il cambio di tutte le tasche. E la Russia ne aveva parecchie di piattaforme diverse. In secondo luogo, tutti gli eserciti del mondo seguono delle dottrine di combattimento e quindi un “codice” di disposizione dell’equipaggiamento (che approfondirò nel prossimo capitolo). Da questo è facile dedurre che, in barba alla modularità e tranne qualche eccezione di comodità, la parte fondamentale del gibernaggio rimaneva fondamentalmente uguale per tutti per il 90% delle volte. Unito poi al fatto che la dottrina russa ha sempre posto la protezione balistica del fante sopra ogni requisito, venne deciso di proseguire la strada anni ‘80 del doppio livello. Esso quindi comprendeva un body armour uguale per tutti e sempre solidale al fante, in ogni condizione, impiego o arma, e un Vest preconfezionato sulla base di una missione standard e su un modello di arma. Cambiata l’arma, si abbassava la zip / toglieva la clip, si indossava un altro vest equipaggiato e si tornava in combattimento. A fare da promotori di questa filosofia furono tutte le esperienze spetsnaz, dall’MVD all’FSB. Su spinta delle forze logistiche, guidatori e di polizia, principali utilizzatori dei vest per praticità e leggerezza (e per l’inutilità di protezioni balistiche) fu comunque deciso di introdurre ugualmente il sistema pallettizzato MOLLE rifatto in chiave russa, creando infine un vest universale per le forze armate che potesse andare incontro alle esigenze di tutti. Nacque il 6SH112. Introdotto con il programma Ratnik dalla Techinkom, fu una svolta dal punto di vista tecnico, tecnologico e per la standardizzazione. Struttura portante molto simile al vecchio precostituito 6SH92 e 6SH104 in dotazione esclusiva dei VDV, ma contemporaneamente incrocia elementi tipici dei sistemi Tarzan M21 della Splav, creando nella sostanza un ibrido ben riuscito. Fu reso più resistente dei sistemi originari riducendo le cinghie all’essenziale per regolazione schiena e suspender lombare. Riempiendo le strutture portanti con una texture a rete 1000d Mogotex, si otteneva un significativo alleggerimento pur mantenendo la stessa soglia di carico, e una assoluta traspirabilità rispetto alle tradizionali pettorine. Integra un cinturone tattico completamente inserito in un fodero a protezione, che ne aumenta la soglia di carico e lo scherma da impigliamenti accidentali nel boschivo. Internamente il fodero è imbottito per scaricare al meglio il peso del gibernaggio e sono presenti dei rinforzi sulle spalle, in previsione di una sovrapposizione con lo zaino tattico. Tutta la superficie pettorale a rete e il fodero cinturone integrato comprendono pal per il gibernaggio, e in fissaggio è garantito dalla clip cinturone e da tre laccetti su asola metallica, messi in sicurezza da un bottone rapido. Lateralmente sono presenti tre cinghie per lato per la regolazione. Internamente alla zona pettorale sono presenti due zip verticali per l’inserimento di documenti, mentre il camo utilizzato è solamente EMR. Dopo l’abbondante uso in Siria e in Crimea, vennero apportati alcuni piccoli miglioramenti che crearono il 6SH116/117 per il Ratnik 2. Quali i tre laccetti pettorali, sostituiti da clip fast in plastica e cinghie più lunghe di regolazione. La maggiore novità riguarda il retro, dove vengono definitivamente abbandonate le due cinghie portanti, in favore di una texture a rete uniforme che parte dalle spalline e arriva direttamente al fodero posteriore. Rinforzata sulle cinghie di regolazione e integralmente ricoperta di pal modulari. Allo stato attuale, il 6SH117 coesiste nel programma Ratnik 2 insieme al 6B45 e, sebbene entrambi pallettizzati e con scopi similari, qualche volta si vede il loro uso in combinazione, assetto utilizzato da soldati veterani o per brevi spostamenti da una linea all’altra da parte di truppe di retrovia.
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Credo il Kit di trasformazione più inutile e sbilanciata che avessi mai visto. Buono neanche al civile yankee più estroso
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Note su 6B45: allo stato attuale viene utilizzata solamente la versione precedentemente riservata alla marina, la quale semplifica il concetto di sgancio rapido a petalo originariamente adottato sul CIRAS americano. Sostituisce infatti i lacci incrociati in paracord, tenuti insieme da un doppio cavo metallico, con un singolo cavo d'acciaio plastificato, passante su laccetti borchiati solidali alle fasce avvolgenti laterali, rendendo le riparazioni da campo più semplici e immediate. Lo sgancio (che nel CIRAS avviene tramite una maniglietta attaccata a velcro) e attuata tramite lo strappo della protezione anteriore gola, attaccata al cavo d'acciaio passante per la spalla sinistra e svincolata dal body stesso. Aggiornato al 2025, la protezione inguinale staccabile si è ingrandita rispetto alla prima serie, passando da una forma tonda, a una trapezoidale raddoppiata, fino alla trapezoidale con plug in kevlar aggiuntivi, denominata "trifoglio" per via della caratteristica forma. Essa infatti scarica in maniera più omogenea gli impatti angolati con schegge e proiettili di piccolo calibro. New entry dal fronte ucraino, il Monolith. Costituisce una alternativa più leggera e a basso costo al 6b46, da consegnare alle truppe spendibili, Rimaneggiato dalla Fort e dalla Techincom, in realtà è un vero e proprio plate carrier ripreso da un antiquato modello omonimo in dotazione ai SOBR regionali per le sole piastre Granit. Di fatto è stato ridisegnato il fissaggio anteriore delle fasce di ritenzione, più simile a quelle occidentali, e come i plate occidentali è stato reso compatibile anche per le piastre SAPI, usabili in caso di emergenza. Disponibile sia in tinta OD, EMR, Multicam e sporadicamente nero, è compatibile con tutti i kit di protezione aggiuntiva della serie 6b45 e 6b46.
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Continua la saga dell'AK12 ed estende la famiglia: La Russia svela i nuovi fucili d'assalto AK-12K e AK-12SK Intanto pare da vari canali telegram che stia cominciando a riscuotere un discreto successo tra la fanteria, complice anche il fatto che il 74M ormai è destinato a spendibili e export mediorientale. Pare siano risolti definitivamente i problemi iniziali e con l'ultima versione (la 2023) ritrovata l'affidabilità tipica degli AK. New Version of PPK-20 SMG for Russian Military Pilots' Survival Kits | thefirearmblog.com E finalmente va in pensione il vetusto AK 74U per gli equipaggi aerei. Vento di modernità tra i ghiacciai..
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Da diverse ricerche derivate da strane refpic, parrebbe che la marina russa per i suoi operatori subacquei abbia "nazionalizzato" una versione del body armour ucraino Korsar-M della Temp3000 (con la denominazione Korsar-MR, prodotto dalla Fort).
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HA! Beccato il Modul Monolith. Il video è un falso al 100%. La Multicam è del pattern skorpion usato dagli ucraini, nessuna bandiera o insegna di reggimento sul braccio quando in realtà i coscritti sono obbligati ad esporle. Ma vabbeh, ipotiziamo che siano operatori della Wagner. Il Monolit non è usato ne dall'esercito ne dalla marina, ne dalle forze speciali o extra mercenarie al fronte. Il Monolith è usato solamente (e pure molto poco) dalla Rosgvardia dell'MVD, quindi operatori di difesa degli oblast territoriali russi (l'equivalente di una polizia militare regionale). E facendo un semplice giro su ebay è possibile vedere che è materiale trafugato dal dombass in questi 2 anni e zone limitrofe. Per il legno beh.. non è una novità tra noi collezionisti che serva ad aumentare il volume per lucrare sulla spedizione via aereo. Una piaga per chi compra, successo a tantissimi.
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"Eviterei di far passare una moto elettrica per un mezzo stealth che si infila fra boschi e montagne…" Mai detto, Flaggy. versatilità e una buona dose di furtività non sono stelthness, e difatti non l'ho scritto. "Poi in Ucraina quasi non ci sono visto che è tutta colline e campi…Ok, è silenziosa, ma 0 traccia termica? Il motore elettrico non scalda?" No. Lo fa solo in situazioni di elevata coppia continua a differenza di un motore termico che scalda a prescindere, pure quando è in folle. A parità di giri motore da fermo (1200 rpm ad esempio), un endotermico raggiunge pacifico i 90°C e se non interviene la termostatica fonde pure. Una lavatrice in centrifuga o un motore da tornio industriale non non ha bisogno. "Il cristiano che ci sta sopra nemmeno?" Beh si.. fino al 2010. da quella data sono entrate in servizio le VKBO 5 layer per tutti i reparti base, con schermatura termica (provata e testata, almeno un 30% in meno sui visori notturni lo abbatte in primavera/autunno). Solo gli spetsnaz e solo in inverno possono usare la 7 layer. "Attacca di notte a fari spenti in mezzo ai boschi? Pensi si possa allegramente correre in moto fra rami, radici, sassi e crateri di bombe?" Questa boh non l'ho capita. "Parliamo di esploratori e forze speciali addestrate che si infiltrano o di disgraziati all'assalto in campo aperto, che hanno poche probabilità di sopravvivere in scellerati attacchi frontali?" Beh senza ne avrebbero anche meno. Non sono filorusso anzi.. Però su, a parti invertite sarei d'accordo comunque con la scelta. "Se si rifiutano e tornano indietro gli sparano, se vanno avanti e vengono feriti magari si sparano da soli (scene all'ordine del giorno), perchè sanno che persino i compagni li lasceranno lì agonizzanti." Si Flaggy, si chiama guerra. e lo fanno tutti, da che mondo e mondo. "Perdonami ma si, è proprio disperazione…Se poi la vogliono presentare come una grande figata, manco la moto l'avessero inventata l'altro ieri, bravi, ma la prima utilità è quella di convincere i fessi che ci vanno sopra che arriveranno in fondo al campo di girasoli. Poi non so quante probabilità in più avranno di vederli crescere dalla parte giusta e non dalle radici, ma intanto ci vanno." Ehm Flaggy.. non mi sono mai intromesso nella tematica perchè haime di quanti soldati muoiono e come muoiono, e di chi, non me ne è mai importato nulla. Si son cinico sulle guerre, mea culpa. Però magari avere un attimo di autocontrollo.. poi magari in privato mi puoi scrivere mille modi poetici di vederli sepolti, ma almeno in bacheca pubblica.. dai
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"La Russia si è ridotta a condurre infruttuosi assalti alla carne con ChMobiks in motocicletta. Non è così che si fa avanzare la fanteria su un campo di battaglia moderno. Il video è un caso da manuale sul perché no." (tradotto) mi pare di aver letto anche questo però. E che li preferiva, a piedi correndo? Sul discorso corrieri e esploratori beh.. si. Ma che male c'è? Per i vantaggi detti prima anzi.. sarebbe un piccolo cambiamento interessante per il warfare. Giusto per non restare fossilizzati alle logiche di impiego dei mezzi anni 38
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Bah.. capisco che è di parte, ma con quale criterio trae le conclusione Osint sopra descritte lo sa solo lui. Anche perchè il suo sponsor principale ha fatto delle moto del JSOC il suo vanto da fior di milioni. Spara e scoot: una guida alle motociclette da combattimento dell'esercito americano | Military.com Ah, per onestà intellettuale, va inoltre detto che per quanto una logistica sia efficiente, è materialmente impossibile che ogni singolo operatore possa essere trasportato sui mezzi. Almeno una buona parte risulta appiedata, o deve intervallare spole continue, che non reggono i ritmi del fronte. Credo sia giusto che nell'addestramento 2024 ogni soldato sia in grado di saper condurre in modo tattico (e non da biker della domenica) un mezzo personale monoposto/biposto. Maggiore velocità di proiezione al minor costo. Viste le distanze poi.. E nella guerra moderna avere un mezzo veloce, agile, da pianure e montagna, stretto abbastanza per passare tra i boschi e poco visibile nei wasteland beh.. sfido chiunque a dire che è disperazione. Ah.. le moto in dotazione sono elettriche. 0 rumore e 0 traccia termica..
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Piccolo OT sull'import/export di merce con la Russia. Video ben fatto e appena uscito. Il mercato delle armi e equipaggiamenti e identico sputato.
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Niente di cui stupirsi.. è da un anno e mezzo che il materiale bellico russo arriva in Europa e in Italia tranquillamente, e viceversa, in barba all'embargo (finto). E il tutto alla luce del sole, quindi niente cose losche addirittura. in Italia più o meno abbiamo 3 o 4 importatori che si mettono a disposizione come hub logistici per l'import/export di materiale russo e occidentale da e per la Russia. La Francia uno o due se non erro. Olanda e Inghilterra sono in parecchi che commerciano in questo modo, ma si dedicano principalmente agli USA (che da solo commercia il 60% degli equipaggiamenti con la Russia, più acquisti che vendite) e il Giappone, noto per inflazionare in maniera orrenda tutto ciò che è russo.
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Da notare. Minuto 0:53 e 0:55. 3 Kg di esplosivo imbarcati su un drone commerciale sono esplosi ad una distanza di circa 2 metri sulla verticale degli operatori, e tutti loro sono stati in grado di tornare a combattere nei secondi successivi. A parte uno lievemente stordito al timpano, che comunque a ripreso a combattere. Aldilà dell'addestramento nel saper resistere a certe "viole", ora ho la dimostrazione che i body armour e gli elmetti 6b47 russi riescono a proteggere dalle onde d'urto ravvicinate.
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Apro una piccola parentesi di curiosità tecnica sulla fanteria di questa guerra. Sui canali telegram di ambo le parti, vi è un certo chiamiamolo "malessere" sul fuoco amico. Mi sono messo a scavare ulteriormente e ho notato da tempo che questa è una guerra che, a grandi numeri, e contro ogni logica, è combattuta con i medesimi pattern delle mimetiche, sia per i russi, sia per gli ucraini. A inizio guerra era semplice: M14 per gli ucraini e Digital Flora per i russi (parlo di fanteria regolare chiaramente). ad un certo punto non si è capito più nulla, ed entrambi si sono messi ad usare le Multicam, causando i richiami al fuoco amico continuo. Come si è arrivati a questo? Dal lato ucraino è chiaro come il sole che la mimetica nazionale non poteva essere prodotta in numero tale da equipaggiare la moli di fanti in campo. E non si parla di una combat e un paio di pantaloni, ma di tutto un corredo che va dal copri elmetto al sacco a pelo, passando per la tasca porta torcia. Portato a pensare che le multicam siano arrivate con gli aiuti occidentali, mi sbagliavo notevolmente, in quanto l'unico stato ad adottarla ufficialmente sono gli USA, che non sono neanche a metà dal cestinare quello sbaglio madornale chiamato UCP. In pratica, nei pacchetti di aiuti economici, vige in vincolo di spendere quei soldi nelle aziende degli stati che le erogano. E la Crye si è aggiudicata l'appalto fornendo l'equipaggiamento pari a quello in dotazione all'esercito USA. Dal lato russo non c'è alcuna compravendita o licenza di produzione, ma solo una copia nazionale sviluppata dalla ANA qualche anno prima, intorno al 2018, e adottata ufficialmente dall'FSB prima, e da alcuni reparti speciali poi. La geografia del campo di battaglia fece emergere come la EMR (Digital Flora), fosse troppo verde e scura rispetto al suolo prevalentemente marrone e sassoso, e poco indicata per la guerra urbana. Quindi grazie alla spinta cinese, fu prodotta in massa al pari della EMR. Ma si parla sempre di una copia. Come distinguerle dunque? a distanza è praticamente impossibile, costringendo gli operatori a cingersi braccia e gambe con nastro colorato (se ricordate, giallo e blu per gli ucraini, bianco e rosso per gli indipendentisti e il nastro di San Giorgio per i russi regolari). Ma ad un occhio più attento: La Multicam originale é interrotta da motivi a macchie verticali, avente la denominazione di Skorpion 2. Mentre la Multicam copiata detiene sfumature più verdastre e un motivo sempre regolare.
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.. E di pari passo, dopo la spada, lo scudo: Il Gruppo 99 svela il primo giubbotto antiproiettile russo scalabile (janes.com) L'idea di sviluppo della Kalashnikov, oltre che a rubare il mercato alla Tehnikom e scalzare il re 6B45, è di sdoganare il camo multicam anche per la fanteria e dare mooolta più mobilità a pari protezione. Dicono..
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E restando in tema AK12 e famiglia.. Il Kalashnikov Ak-12 cambia (ancora) pelle - Armi e Tiro I russi imparano in fretta. E l'esperienza sul campo ucraino sta accelerando la dentizione di una piattaforma che fisserà i nuovi standard dell'est.
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Kalashnikov develops new 6.02×41 caliber ammunition for Russia | Defense News December 2023 Global Security army industry | Defense Security global news industry army year 2023 | Archive News year (armyrecognition.com) diamo il benvenuto al nuovo calibro sperimentale della Kalashnikov
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Protezione balistica Dopo aver affrontato gli aspetti organizzativi della fanteria, si entra nel settore più tecnico. Va fatto però un piccolo focus su un aspetto fondamentale per poter affrontare il tema: il GOST. Il GOST R è un insieme di standard tecnici internazionali mantenuti dal Consiglio euro-asiatico per la standardizzazione, la metrologia e la certificazione (EASC), un'organizzazione regionale di standardizzazione che opera sotto l'egida della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI). Nel caso specifico, la “R” indica l’uso interno allo Stato russo di tali standard, applicabili quindi solo in questo determinato Paese. In poche parole, comprende le normative di tutto il mondo tecnico della progettazione su larga scala, esattamente come l’ISO europea. Tra questi quindi sono ovviamente presenti le specifiche militari inerenti ai materiali a uso bellico e al grado di protezione balistica. Nello specifico, possiamo quindi riassumere gli standard GOST 50744-95, lo standard della Federazione Russa per i giubbotti antiproiettile: Classe 1/BR1: 5 colpi a 5 m di distanza di 9x18 Makarov con nucleo in acciaio, 7,62x38 MMR con nucleo in piombo. Classe 2/BR2: 5 colpi a 5 m di distanza di 5,45x18 con nucleo in acciaio, 7,62x25 Tokarev con nucleo in acciaio, 12 mm a pallettoni con nucleo in piombo, 9x21. Classe 3/BR3: 3 colpi a 10 m di distanza di 5.45×39 mm con nucleo in acciaio, 7.62×39 mm con nucleo in acciaio, 9x19 parabellum. Classe 4/BR4: 3 colpi a 10 m di distanza di 5.45×39 mm con nucleo in acciaio temprato, 7,62x39 mm con nucleo in acciaio temprato. Classe 5/BR5: 3 colpi a 10 m di distanza di 7.62×54R mm con nucleo in acciaio temprato. Classe 6/BR6: 3 colpi a 50 m di distanza di12,7x108 mm incediari perforanti. I Body Armour Si può dire che storicamente, i russi hanno una lunga tradizione di giubotti inizialmente antischegge, e successivamente antiproiettile. Tale adozione si può datare in concomitanza con la guerra in Afghanistan del 1979-1989. Va premesso inoltre che l'uso che viene tuttora fatto della fanteria russa, richiede un livello di protezione superiore a quello della fanteria occidentale, pur sacrificando un po' di mobilità. Inoltre è di consuetudine il trasporto dei soldati sopra i carri armati, con funzione di field taxi. Così facendo, si tende a risparmiare molto in termini logistici ed economici nell'impiego dei blindati da trasporto truppe, ma soprattutto il vantaggio sta nella grandissima situation awareness rispetto alla direzione della minaccia e alla direzione di evacquazione. Tutto ciò però espone matematicamente l'equipaggio "imbarcato" a innumerevoli rischi e a un tasso di perdite immediate più elevato. Essendo presenti una numerosa varietà di body armour, anche specifici, per ogni forza armata, limiterò la presentazione a quelli usati solamente dalla fanteria regolare. Il capostipite è il 6B2 sovietico usato appunto in Afghanistan dal 1979 fino al 1985. Di fatto usato come antischegge, era composto da un’imbottitura monopezzo da 1.25mm di titanio e 30 strati di fibre aramidiche, sufficienti ad assorbire schegge shrapnel e frammenti di proiettile. Il peso si attestava attorno ai 4,8 Kg. Le fodere furono realizzate in Nylon e Cotone, prodotte in tinta unita kaki. Fu sviluppata successivamente la versione 3T, la cui capacità di protezione erano simili al 6B2, ma con una piastra frontale copiata dal successore 6B3. Questo rendeva il giubbotto molto pesante e sbilanciato ma la maggiore protezione era molto utile a chiunque operasse a diretto contatto con il nemico. Il 6B2 di base non poteva contenere nulla a parte i proiettili di pistola diretti, che all'epoca non erano così comuni nei normali scontri a fuoco. Il giubbotto 6B3 fu sviluppato a causa dell’evidente scarsa protezione del 6B2 contro le armi automatiche e della limitatezza del mero antischegge. Sviluppato insieme al 6B4 e realizzato per proteggere l'operatore dai proiettili AKM. Internamente, oltre alle piastre che spiegherò in seguito, furono inseriti inserti SVMT per ridurre la possibilità che si verifichi la penetrazione del proiettile. Due erano le taglie disponibili, di cui la prima si adattava a 12 piastre per lato e la seconda invece per 14 piastre per lato. Fu posto rimedio alla scomodità di un gibernaggio esterno sopra il voluminoso giubbotto, inserendo 4 tasche per caricatori AK da 5,45 mm, 4 tasche per granate RDG-5, una custodia santeriore per riporre un kit di pronto soccorso AI-1 e una custodia sul retro per riporre il plash-palatka, un poncho antipioggia con funzione di telo tenda. Esternamente aveva la stessa costruzione del 6b2, ma con l’aggiunta di un pattern Olive drab e VSR. Nel corso della sua adozione, fu soggetto a revisioni e sostituzioni della componente balistica, maturando diverse versioni. variante S: del 1983, dotata di piastre in semplice acciaio. variante T: del 1983, dotata di piastre in titanio da 1,25 mm come il 6B2. variante TM: del 1984, con piastre in titanio portate a 6,5 mm variante TM-01: del 1985, la più diffusa, con piastre in titanio come la TM sul frontale e piastra della versione T sul retro. Rispetto alle altre versioni, limitava il peso complessivo pur detenendo una discreta protezione. Variante 19: una rivisitazione in chiave post-sovietica del 6B3, adattandolo agli standard delle piastre di nuova concezione e con imbottiture di ventilazione interna. Tale modifica fu eseguita su richiesta di paesi terzi in cui era necessario un aggiornamento degli ex arsenali. Con la Prima Guerra Cecena emersero tutti i limiti di una vecchia generazione di body armour, che per quanto migliorati non potevano neanche lontanamente tenere il passo delle armi lunghe disponibili negli arsenali degli anni ‘90. Era quindi necessario un salto generazionale che avrebbe visto una gamma di equipaggiamenti completamente nuovi, espressi poi nella fortunata ed efficiente dinastia denominata Ratnik (guerriero). Il pioniere di questa nuova era fu il 6B13. Sviluppato dalla russa Tekhinkom alla fine degli anni ‘90, equipaggiò tutta la fanteria. Tuttora viene utilizzato grazie alla semplicità e adattabilità del sistema piastre Granit, anche se principalmente distribuito alle truppe spendibili. La grande novità fu l’estensione della protezioni a parti corporee finora mai prese in considerazione, quali la groin pad inguinale e le alette di protezione per il collo. Proprio in quei delicati punti, sebbene costruiti con semplici layer di kevlar, avrebbero protetto le arterie principali dalle schegge e dai pezzi di proiettile impattati contro le piastre. Tutta la costruzione esterna era costituita da nilon e cordura antifiamma, trattata per resistere all’acqua, ai solventi e ai prodotti petroliferi. Subito sotto e per tutta la superficie vi era cucita la protezione anti taglio e anti schegge in kevlar a 12 strati. Ciò costituisce la protezione base del body in configurazione scarica. Sia frontalmente sia posteriormente vi era la tasca sagomata per le piastre balistiche monopezzo in materiale ceramico Granit di classe 4 (altra grande rivoluzione, ispirata dalle occidentali Sapi), portando il peso complessivo a 11 Kg. Fu presa la decisione di tornare a scorporare la protezione balistica dal gibernaggio, in quanto consentiva di poter cambiare setup in base all’arma, senza però rimuovere la protezione, anche se ciò costituiva un aggravio di peso non indifferente. Dopo il risultato positivo della Seconda Guerra Cecena, fu evoluta una versione definita M, dotata di un nuovo pattern mimetico, tasche maggiorate per contenere le Granit classe 5 e 6 e attacchi modulari molle/umtbs, quest’ultimi però poco apprezzati su questo body armour. I tempi non furono ancora abbastanza maturi per il concetto di modularità. Dato il peso non indifferente, furono applicate due maniglie imbottite sullo stile del futuro 6B45 in corrispondenza delle spalle per poter sollevarlo e indossarlo agevolmente in verticale, calandolo letteralmente sull’operatore. Il 6B23, nato nel 2003 dalla concorrente Kiass, risolveva di fatto i difetti del precedente 6B13, come ad esempio l’interferenza della tasca posta piastre a vista con il gibernaggio, incompatibile a livello pratico e ergonomico con la maggior parte dei gilet tattici russi. Il risultato fu un prodotto efficiente, ampliamente utilizzato tuttora tra le forze armate ordinarie, in addestramento. Sale il livello di protezione base, con una costruzione in nilon uguale al 6B13 ma con ben 30 strati aramidici TSVM-2 su tutta la superficie, sufficienti a garantire una protezione standard di classe 2 (un salto generazionale non indifferente dal 6B13, tecnicamente ancora legato al concetto di antischegge). La variante 1 prevede l'installazione di una piastra in acciaio per il torace e la variante 2 utilizza le Granit di classe 4 sul petto e acciaio sul retro. Il peso a pieno carico si ridurre lievemente a 10,2 Kg. Così come per il 6B13M, fu iniziata l’applicazione di pattern diversi, distaccandosi quindi dalla concezione monocromatica che ha sempre caratterizzato gli equipaggiamenti sovietici e post-sovietici. Nel 2010 fu presentato il progetto Ratnik 2 (guerriero 2), che avrebbe dovuto (e lo ha fatto con successo) estremizzare i più profondi concetti di guerra russi dotando la fanteria di uno standard che sposasse anche la filosofia occidentale. Il cambiamento fu radicale in termini di equipaggiamenti ma, soprattutto, l’influenza occidentale importò ufficialmente il concetto di modularità. Da quel progetto non fu più intesa la modularità come una variegata serie di equipaggiamenti creati “a pacchetto”, ma della possibilità di variare ogni singola tasca e dispositivo in base non solo alla missione, ma anche al gusto e comodità del fante, al fine di aumentare l’handling con il materiale fornito. Sostanzialmente, il sistema si basa su pals cuciti in cordura sulla piattaforma a linee orizzontali parallele, mentre ogni tasca o accessorio possiede due fettucce parallele verticali, il cui scopo è infilarsi tra le asole dei pals in maniera diretta e con chiusura con bottoni rapidi (occidentale), oppure con un percorso intrecciato parallelo piattaforma-tasca e linguetta di riporto come chiusura (sistema russo). Il concorso fu vinto dalla Tekhinkom che presentò la prima versione denominata 6B43 nel solo pattern EMR. Ripensate e ingrandite sia la groin pad, sia la protezione del collo. Fu inserita anche una coppia di spalline ancorabili al deltoide del fante in kevlar. Furono introdotti manici di sollevamento per un body armour che con piastre Granit di classe 6 raggiunse i 15 kg senza tasche esterne. La costruzione esterna passa dal nylon al Rusar, intrinsecamente di classe 1 con protezione chimica completa, di 4,5 kg di peso base. Il progetto fu rapidamente affinato nel 6B45, oramai lo standard e il non plus ultra della protezione balistica russa, adottata nel 2014 dopo la Guerra di Crimea. Tutti gli accessori sono staccabili e componibili tramite velcro, portando i peso a 8,7 kg piastrato classe 6 ma senza gli accessori. Sulle ali laterali, parte prima della fascia di ritenzione addominale, è possibile inserire pacchetti addizionali Granit. Tutto il gruppo frontale è trattenuto da due clip a sgancio rapido, mentre internamente è possibile tramite velcro attaccare due lining set in spugna morbida, creata a costole per favorire lo scarico del peso dalle spalle e per ventilare internamente le superfici. Il sistema 6B45 pone l’accento anche sullo sgancio d’emergenza: distendendo in ferito a pancia in su, senza manipolare la persona, è possibile sganciare le clip laterali, ruotare tutto il blocco anteriore oltre la testa e appoggiarlo a terra rovesciato. l’insieme di body armour aperto e lining set va quindi a creare una barella fittizia dove poter stabilizzare il fante colpito. È stata realizzata una variante 1 con full set balistico per la massima protezione possibile anche sugli accessori componibili, e una variante 2 destinata alla fanteria di marina, con un kit di galleggiamento. Per la prima volta, fu creata una versione dedicata destinata ai carristi e successivamente ampliamente utilizzato anche dai VDV, dato l’ingombro del 6B45 comunemente distribuito alla fanteria. Il 6B46 nasce inizialmente come variante leggera, e successivamente sviluppato come un sistema di protezione a se stante, completamente rivestito di pals e disponibile con due pattern, olive drab e EMR. Il sistema unisce la la configurazione anteriore da chest rig con pannello superiore ripiegabile e posta piastra interna opzionale, con un pannello monopezzo portapiastra posteriore, raccordato al frontale tramite due ali velcrate a fascia. Sono comunque dotate del sistema a sgancio rapido a clip del 6B45.
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Organizzazione e tattica Molto si è detto sull’esercito russo, ma mentre si ha ben presente la logica di guerra della fanteria occidentale, quella russa appare sempre nebulosa, mistificata da alcuni, discreditata da altri. Con questo articolo, primo di una sperata lunga serie di approfondimento, miro a portare alla luce la realtà nuda e cruda della fanteria russa, senza visioni di parte e senza particolari riferimenti sulla guerra in corso. Insomma, un’analisi tecnica ben definita. I BTG FINO AL 2022 La principale pedina operativa delle forze terrestri sono i Battle Tactical Group, gruppi misti tattici a livello di battaglione, capaci, almeno in linea teorica, di essere indipendenti e mediamente attrezzati per ogni operazione standard assegnata alle truppe regolari. Un classico BTG comprende: 40 veicoli da combattimento di cui 10 BTR-80s, gruppi da 10 BMP-3s e 10 carri armati della rosa in dotazione, come T-72, T-80, T90 e/o recentemente T14. 32 veicoli del genio, controcarri e veicoli da trasporto pesante per munizioni e carburante. 4 veicoli di comando. 14 veicoli antiaerei. Una batteria di 14 vettori d’artiglieria missilistica e 8 unità d’artiglieria convenzionale, più 7 mezzi per il trasporto del personale artigliere. 21 veicoli trasporto truppe con protezione varia, per un numero totale di 800 operatori sul campo. I BTG russi dimostrarono la loro efficacia nelle guerre afghane e nel Caucaso dove la capillarità di una media capacità di fuoco si è sempre dimostrata ottimale contro piccoli gruppi di guerriglieri arroccati. Il risultato fu di una unità che, a differenza di un reggimento specializzato, per esempio di carri armati, potrebbe entrare in tutti i tipi di terreno e può effettuare una spinta teorica autosufficiente di 250 chilometri in combattimento. Allo stato attuale, con la recente guerra in Ucraina, tale sistema è stato notevolmente messo in crisi a causa del numero insufficiente di operatori fucilieri puri, che al netto del personale guidatore e artigliere, è composto da soli 200 uomini. Ma il problema più grande è la gestione di questi gruppi, autonomi si, ma veramente troppo numerosi da poter controllare efficacemente in un conflitto su vasta scala. Dal 2023 la logica BTG è stata abbandonata in favore di più classiche combinazioni di battaglioni e brigate, dove la distinzione si è spostata sul tipo di personale. I REPARTI ORDINARI Nella Categoria dei reparti ordinari di fanteria possiamo considerare le unità meccanizzate e truppe con compiti di presidio. Il loro ruolo risiede nell’appoggio e nel supporto delle unità spendibili e quelle d’assalto (che affronterò successivamente). Altra mansione consiste nell’allestimento, miglioramento e difesa delle retrovie, pur conservando qualche capacità reattiva. Principalmente sono per il 30% soldati di leva, dai 19 ai 30 anni di età per la durata di un anno. Il restante 70% è composto da riservisti mobilitati e personale professionista. L’addestramento consiste in quattro mesi, al quale segue la specializzazione dei vari reparti. I primi convocati in caso di conflitto sono gli operatori ad alta specializzazione come medici, informatici, dronisti e ingegneri. Maggiore è la specializzazione, maggiore risulterà la permanenza nel reparto I REPARTI D’ASSALTO In questa categoria rientrano a pieno titolo la Fanteria di Marina e i paracadutisti del VDV, utilizzati in primis per operazioni di carattere strategico come sbarchi o aviolanci, e successivamente ridimensionati a livello tattico. Sono caratterizzati da standard di addestramento mediamente molto elevati dalla durata formativa di cinque anni, più della fanteria ordinaria, caratterizzati da una mentalità d’impiego aggressiva. La durata del contratto è di 5 anni ed esso può essere sottoscritto soltanto da cittadini che abbiano la fedina penale pulita. Raramente li si può trovare su presidi o linee difensive, in quanto considerato ruoli di basso rango, mentre a loro sono preclusi i ruoli di manovalanza come l’allestimento trincee, lotta contro-partigiana e le missioni ad alto rischio, di puro appannaggio alle unità spetsnaz. Ovviamente, a livello di attrezzature e veicoli sono i meglio equipaggiati. I REPARTI SPENDIBILI I reparti definiti spendibili sono principalmente tre: gli Shtorm-Z, i Bars e le formazioni separatiste, incorporate a pieno titolo nei ranghi dell’esercito russo. Detto brutalmente, sono le vere e proprie unità “carne da cannone” che avvantaggiano tutti gli altri reparti. La base di reclutamento dei separatisti è rappresentata dalla coscrizione obbligatoria e da meccanismi di mobilitazione particolari, attuati nei territori occupati. Truppe di bassa lega, addestrate sommariamente, dell’altissimo numero di diserzioni e renitenze. Gli Shtorm-Z sono unità composte da carcerati a cui è stata data la possibilità di riscattare le condanne penali qualora sopravvivono per un periodo di sei mesi al fronte. I primi ad adottare questa pratica, e i primi ad abbandonarla dopo pochi mesi furono i PMC Wagner in accordo con le autorità militari russe. Allo stato attuale sono organizzati a livello di compagnia e costituiti da soli criminali comuni. L’addestramento è certamente superiore a quello delle truppe separatiste, seppur sufficiente, e armi certamente più pesanti comprese quelle anticarro. Infine ci sono i BARS, tutti volontari da quelle realtà che orbitano attorno alla Madre Russia come i Cosacchi, i Ceceni, ma anche emarginati, tossicodipendenti, circoli nazionalisti e abitanti dei remoti villaggi dell’est, attratti da paghe decisamente più alte (minori chiaramente di quelle delle truppe professioniste) della categoria combattente alla quale appartengono. Inoltre, ad essi vengono riconosciuti bonus economici per la distruzione di carri armati, elicotteri, aerei o pezzi d’artiglieria. A differenza di quello che si può immaginare, sono proprio i BARS ad aver dimostrato in numerose guerre un alto morale e una combattività abbastanza elevata (complice anche l’appartenenza di un numero consistente di loro a gruppi ultra-nazionalisti e ultra-ortodossi). IMPIEGO Fatta la distinzione delle tre grandi categorie di fanteria, si può approfondire la metodologia di impiego. In una avanzata standard, i primi a muovere sono i reparti spendibili, con continui e ripetuti attacchi a ondate alle postazioni nemiche. Lo scopo principale consiste nella scoperta delle isole difensive o di trovare i punti vulnerabili delle trincee avversarie, se necessario, con l’ausilio delle truppe ordinarie (a intervento comunque secondario rispetto alle spendibili). Essi non partecipano alla difesa del fronte ma organizzano i contrattacchi in caso di sfondamento e indebolimento dei reparti ordinari. In queste ripetuti attacchi, orchestrati da varie direzioni in maniera tale da distrarre il fuoco nemico dalla penetrazione dei reparti d’assalto, contribuiscono inoltre all’esaurimento delle munizioni nemiche. Principalmente quindi, costituiscono da soli circa il 70% delle perdite campali in battaglie che possono durare ore. Dato il carattere quasi suicida di queste azioni, le truppe spendibili di fatto hanno un equipaggiamento dozzinale, eterogeneo e spesso antiquato (qualche fucile mitragliatore RPK e vecchi RPG-7 danno solo marginalmente più potenza di fuoco a vecchissime armi ex ordinanza come i Mosin-Nagant e primissime versioni degli AKM). Man mano che la situazione al fronte viene a delinearsi, e vengono scoperte le falle, i battaglioni vengono ricostituiti da truppe ordinarie, con allegati contro-carri, tiratori scelti e mortai. Tutto questo avviene a circa una distanza di due kilometri dalle trincee nemiche, mentre ciò che rimane delle truppe spendibili viene fatto arretrare con lo scopo di scavare trincee, allestire postazioni protette o innalzare barriere difensive, oltre che a rifornire di munizioni le truppe ordinarie. A questo punto arrivano gli osservatori di artiglieria, accompagnati da specialisti di droni. E inizia il bombardamento d’artiglieria. Solo ora inizia il vero e proprio sfondamento del fronte tramite i reparti d’assalto, finora in attesa nelle retrovie su postazioni protette costruite dai reparti spendibili. Doveroso riportare che nella realtà, le trincee russe non sono quelle lunghe distesa di fossati da prima guerra mondiale. Sono invece grosse postazioni disposte a 180°, i cui lavori di costruzione cominciano non appena postazioni d’interesse vengono occupate anche sotto il fuoco nemico, con o senza il supporto del genio militare, talvolta scavandole a mano da parte delle sovra-sfruttate truppe spendibili. Tali strutture vengono poi rinforzate con cemento, tronchi d’albero abbattuti e sacchi di sabbia, bunker improvvisati e larghe distese di campi minati sempre disposti a 180° attorno alla trincea. Se per qualche motivo il nemico sfondasse, si ritorna al ciclo iniziale. Fonti: Panorama Difesa Wikipedia Armi della fanteria russa La fanteria di marina russa (aresdifesa.it) I gruppi tattici del battaglione impiegati dalla Russia nella guerra con l'Ucraina (reccom.org)
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Comunque se posso essere utile, per qualsiasi informazione su equipaggiamenti personali di entrambe le parti, ho accumulato parecchio materiale, sia teorico che pratico in questi anni di assenza, in quanto usati fisicamente. Evocatemi pure
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Purtroppo Flaggy, le apparenze ingannano. L'equipaggiamento russo è "usa e getta" esattamente come quello occidentale. La Technicom usa le stesse tecnologie e procedure costruttive europee (e lo posso garantire, avendo sotto mano materiale in dotazione corrente sia russo, che italiano, che americano). Dopo aver guardato il video e essermi confrontato con membri della mia squadra, posso affermare che l'attrezzatura russa ha fatto bene il suo lavoro. I body armour che vedo a terra sono 6b45 con piastre Granit e foglio extra di kevlar in sostituzione dei lining set. Vedo che uno ha incassato ben 6 colpi sulla schiena (solo la parte posteriore possiede le due ali velcrate di ritenzione dell'addome) a rosata stretta, in fuoco automatico, da 5,45x39, a circa 10m e solo due colpi sono arrivati a deformare il kevlar. A riprova, nessuno dei due fanti russi ha emorragie sul busto e sull'addome. solo in un operatore rilevo il respiro di chi ha le costole incrinate. Di fatto, gli unici colpi pericolosi, sono arrivati all'altezza del gluteo e dell'inguine inferiore, zona lasciata scoperta dalla rimozione delle groin pad. Quello che sembra un body armour rotto, in realtà è l'apertura d'emergenza basata su due punti di sgancio a velcro sulle spalle, seguite da due clip posizionate sui fianchi. (diverso per esempio dal Ciras dei Marines americani che, sfilando il cavo d'acciaio, si apre a petalo verso il basso). Una nota di merito la devo dedicare ai soldati ucraini e alla loro umanità, in quanto han comunque medicato con turniquette gen5 un foro passante e tamponi i soldati avversari, di cui uno messo in posizione anti shock e sotto morfina (la siringa rapida la si trova a terra sulla destra.
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E finalmente Beretta sta sul pezzo! secondo solo al Sig Sauer come concetto, ma ugualmente accattivante: Beretta NARP: un nuovo fucile d'assalto tutto italiano! | GUNSweek.com Narp fucile d'assalto Beretta, scopri tutti i dettagli di questo gioiello (armietiro.it)
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Esco un po' dalla mia area di competenza ma provo a risponderti. Il carro armato (non importa a chi appartenga) è vulnerabile ai droni? assolutamente si. è antiquato appunto per questo motivo? Assolutamente no. devi considerare che quello che noi oggi chiamiamo "pericolo drone", ieri erano i missili anticarro, spalleggiabili o lanciati da elicottero. e la filosofia di attacco alla sostanza, è sempre la stessa: beccare con poca spesa e con precisione ognitempo il cielo del carro. Alla luce di ciò, non esiste e non esisterà mai un vero sostituto della figura del carro armato, anche perchè è pensato per combattere un altro tipo di mezzi. Ma una cosa importante va detta. Quando si parla di carro armato, è errore comune pensare a uno più mezzi uguali cingolati e con un cannone che suonano la carica. In realtà il carro armato da solo serve a poco o nulla, se non affiancato da mezzi specializzati che in mutua assistenza, vengono difesi da lui, e difendono lui. tra questi troviamo i semoventi d'artiglieria contraerea (utilissimi contro i droni per esempio), un minimo quantitativo di truppe meccanizzate, per stanare ogni singolo fante nemico armato di anticarro. Pure una catena logistica composta da camion cisterne (a tonnellate) e camion container per la ricambistica spiccia. E ancora.. portacarri.. trasporto munizioni.. recupero carri del genio. Il carro armato quindi è un intero sistema di combattimento meccanizzato, ad alto livello di protezione e fuoco. E per questo resta e resterà insostituibile. Spero di non essere stato troppo lungo.
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Dici il vero, non è una novità. Però bisogna precisare che il 99% delle volte le aziende americane (quando non importano Izhmash originali), rimarchiano e assegnano il seriale a cloni prevalentemente cinesi, per poi effettuare qualche modifica che varia di marca in marca. In effetti, al netto delle "licenze poetiche", nessuna azienda americana ha mai comprato la licenza di produzione vera e propria. E fanno bene visto che il numero di appassionati specifici di AK è molto molto basso rispetto a quelli dei fucili occidentali più famosi. In questo caso però, di fatto è nata una vera e propria replica di AKM interamente fatta e assemblata negli USA. Tutto qui.
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Che siano stati bravi a migliorare delle lavorazioni e a sostituire delle componenti con tolleranze inferiori e qualche dettaglio "tacti-cool", questo si. Ma di fatto non hanno intaccato ne i pregi ne i difetti di una base fin troppo datata come l'AKM originale. Migliorie a basso costo? non credo. Piuttosto un malcelato tentativo di immettere sul mercato un clone nazionale, per accontentare la fetta di appassionati americani alla serie AK, infastiditi dall'embargo alle armi russe e senza pezzi di ricambio stock. Mi fa venire in mente la Midwest Industries quando ha avuto la splendida idea di infilare un calibro 7,62x39 dentro a un ACR, con pezzi del Sig Virtus.. Un AK in stile ciberpunk 2077 senza senso e che non ha fatto felice nessuno dello zoccolo duro americano fedele agli AK. Ci avevano provato..
