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Da Roma a Rimini


Guest galland
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Guest galland

INTERNAZIONALE 760, 5 SETTEMBRE 2008

Il meeting di Comunione e liberazione è uno degli appuntamenti più importanti della politica italiana.

Il movimento cerca alleati nei centri del potere

 

 

PHILIPPE RIDET, LE MONDE, FRANCIA

 

GIANPIETRO E CATERINA, UNA coppia di Treviso, sono arrivati quattro giorni fa. Si aggirano per i viali del Meeting per l'amicizia fra i popoli con gli occhi lucidi, come se fosse un miracolo. "Ha visto che folla?' mi chiedono increduli. "E che gioventù! Che sguardi!".

Un miracolo a Rimini? 11 30 agosto, in questa città che evoca l'ozio e le creme solari più che i misteri della fede, si è chiuso, con un intervento del presidente della commissione europea José Manuel Barroso, il meeting di Rimini, uno dei più grandi raduni di cattolici del mondo. Anche quest'anno ha battuto tutti i record di presenze. Per una settimana quasi un milione di visitatori ha partecipato a dibattiti, seminari, mostre e concerti. Circa tremila volontari hanno guidato i fedeli nel labirinto di stand.

Come ogni anno i politici italiani di tutti gli orientamenti sono sfilati a decine. Non si può non andare a Rimini. La rassegna stampa che viene preparata ogni giorno per i giornalisti presenti è di cento pagine. Ormai le grandi aziende non si fanno pregare per pagare il conto di dieci milioni di euro necessari all'organizzazione dell'evento. Ma il meeting di Rimini è anche la parte più visibile di un iceberg chiamato Comunione e liberazione (CI), un movimento ecclesiale fondato da don Luigi Giussani nel 1954. Vicino alla gerarchia e ai valori della chiesa italiana, CI ha un obiettivo: educare all'apprendimento della fede cristiana. E una strategia: entrare nei centri di potere. Sia nel mondo dell'imprenditoria, attraverso la Compagnia delle opere, sia negli ambienti politici, in particolare nelle forze di centro e nel Partito delle libertà (Pdl) di Silvio Berlusconi.

"Abbiamo membri che fanno politica, ma non abbiamo vocazione a farla", spiega don Stefano Alberto, un vecchio militante di CI. "In ogni modo ci sono solo quattro o cinque deputati che sono sicuramente vicini alle nostre posizioni", spiega Mario Mauro, vicepresidente del Parlamento europeo. Anche dei ministri?, "Sì, certo' risponde un deputato che cita Angelino Alfano, il ministro della giustizia, autore della legge sull'immunità per Berlusconi, e Mariastella Gelmini, ministro dell'istruzione. E naturalmente c'è Roberto Formigoni, il potente presidente della regione Lombardia. Questi politici, pochi ma molto in vista e influenti, diffondono il messaggio ufficiale della chiesa. Maurizio Lupi, un deputato del Pdl, organizza ogni settimana un incontro a Montecitorio con i colleghi iscritti a Cl e con i simpatizzanti. Una riunione trasversale dove si elaborano le sintesi, le strategie di lotta, in particolare per quanto riguardala scuola privata, che la chiesa vorrebbe inserire il più presto nel calendario degli impegni del governo.

Dialogo difficile

Comunione e liberazione è il braccio politico della chiesa? Mario Mauro scoppia a ridere: "La chiesa non ha bisogno di noi. Dopo Mani pulite e la scomparsa della Democrazia cristiana, l'elettorato cattolico si è distribuito in tutto lo schieramento politico. La chiesa ha simpatizzanti in tutti i partiti". CI è una massoneria cattolica? "Sì, è qualcosa del genere", risponde un deputato del Partito democratico.

"Tutti fanno politica, perché noi non dovremmo?", si difendono i militanti di Cl. La loro rivendicazione è sostenuta dal cardinale Bagnasco, il presidente della Conferenza episcopale italiana, che nel suo intervento al meeting ha difeso il diritto dei cattolici a partecipare alla vita politica da chi vuole "una chiesa che rimanga chiusa in chiesa". Ma chi lo vuole? Tutti quelli che in Italia, per lo più nella sinistra radicale, vorrebbero limitare l'attività della chiesa alle parrocchie.

Il tema di questa edizione del meeting, "O protagonisti o nessuno' poteva essere letto anche come una rivendicazione della chiesa italiana a partecipare alla vita politica. Ma poiché si richiamano a "valori non negoziabili" (in merito all'aborto, alla fecondazione assistita, alla ricerca sulle staminali e all'eutanasia), i militanti di CI non trovano facilmente consenso. "È piuttosto complicato discutere con loro' dice con un eufemismo Sandro Gozi del Pd, anche lui presente a Rimini. Ma di tutto questo, Gianpietro e Caterina non hanno visto nulla. "Scriva soprattutto che è straordinario' si raccomandano prima di allontanarsi.

 

 

Ho voluto aprire il topic con l’interessante articolo di “Le Monde” riguardante il meeting di CL, ma quello su cui vorrei ragionare è un tema più ampio: quello della presenza dei cattolici in politica. Personalmente ho avuto un’impressione, forse il declino del cattolicesimo non è stato considerato in tutta la sua portata.

Senza dubbio l’epoca della balena bianca è finita per sempre.

Oggi i cattolici possono fare conto su una rappresentanza in entrambe gli schieramenti (Popolo delle libertà e Partito Democratico)e nel partito di Casini (erede della DC, ma all’opposizione con un magro 5% dei suffragi, mentre si possono tranquillamente dimenticare degli spezzoni privi di qualsiasi peso politico prima che elettorale); non senza ragione “Famiglia Cristiana” ha parlato del primo governo senza un ministro cattolico.

Berlusconi non possiede neppure “pe li rami” un’ascendenza cattolica ed ha lasciato ad un esperto demagogo come Giuliano Ferrara il tema dell’aborto.

L’epoca dei De Gasperi ed Andreotti (ovvero di politici organicamente legati e forgiati dalla chiesa), quindi, è tramontata per sempre.

Quale avvenire quindi per il cattolicesimo non solo in politica ma nella società?

Comprendo d’aver messo mano ad un tema delicato, che magari non avrà molti interventi o per contro scatenerà un putiferio, confido pertanto in una discussione civile.

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Il fenomeno del "cattolicesimo politico" ha vissuto, come tutte le espressioni di un certo tipo di pensiero sociale, la sua parabola: sviluppatosi già nell'Ottocento, ha ricevuto un forte impulso da papa Leone XIII e dalla promulgazione dell'enciclica Rerum novarum (1891), che ha dato i natali alla dottrina sociale della Chiesa. Altre tappe fondamentali sono state il patto Gentiloni (1913), con cui i cattolici hanno avuto i loro primi deputati in Parlamento, la nascita del Partito popolare grazie a Sturzo e, soprattutto, le vicende successive all'8 settembre, con la nascita dei partiti di massa.

 

Ritengo che la Dc, con la sua politica interclassista, abbia rappresentato l'apice per il cattolicesimo politico italiano ed abbia anche permesso al paese di svilupparsi e di godere di una certa libertà: sinceramente ritengo che la vittoria di De Gasperi alla elezioni del 1948 sia stata (e rimanga tuttora) un enorme bene per il paese. Ovviamente poi si potrebbe discutere a lungo sulle colpe dei democristiani sulle successive, mancate riforme, anche se ritengo che il problema dell'Italia non sia legato alle colpe dei singoli (individui o partiti) quanto a scelte originarie che hanno creato un sistema ben poco flessibile (vedi la Costituzione e la creazione del sistema dei partiti).

 

Detto questo il cattolicesimo politico è oggi al tramonto per tanti motivi: ha esaurito, come dicevo in apertura, il suo slancio, la società di oggi è una società più laica, con meno interesse per la religione che nell'Italia di sessantanni fa, i cattolici si sono frammentati fra mille partiti. Tutto questo rende difficile la rinascita di un partito unico dei cattolici (anche se la Dc, grazie a De Gasperi, rimase sempre un partito di ispirazione cattolica, questo va sempre ricordato e sottolineato), stante anche la forza di movimenti (e la debolezza di altre componenti che hanno sempre avuto una primaria importanza nella formazione della classe dirigente cattolica, come l'Ac e la Fuci. Da quest'ultima vennero infatti politici come Moro e Andreotti) che uniscono impegno politico e proselitismo religioso. E' questo il caso del movimento di Comunione e liberazione, sul quale ho personalmente delle riserve, che, però, hanno un messaggio ben preciso ed una forte identità e questo cattura l'attenzione e l'interesse di molti oggi, specie proprio a causa dell'assenza di modelli altrettanto pregnanti di impegno e di comportamento etico e sociale.

 

A mio parere, dunque, il futuro del cattolicesimo sarà nei movimenti, che porteranno avanti un'idea di impegno politico in cui si mescoleranno (e secondo me la cosa non è positiva) religione, politica e proselitismo che non mi sento di condividere.

Edited by gobbomaledetto
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Io, sinceramente, sono uno strenuo sostenitore dello stato laico. Un conto sono i politici ed i partiti che traggono i propri principi da ideologie nate su base sociale, economica o intellettuale, un conto sono quelli che come principio attingono dall'interpretazione dei testi sacri, interpretazione che nel corso degli anni è sempre andata modificandosi in base alle esigenze del momento. Questo giusto per chiarire che io sono contrario alla religione in politica di principio.

 

Ma, dato che non se ne può sempre fare una questione di principio, analizzando il cattolicesimo ed il suo rapporto con la politica in Italia, mi sorge un dubbio: si può definire laico uno Stato dove i partiti di governo o i ministri che ne facciano parte siano dichiaratamente ispirati a principi religiosi?

 

Inoltre io riuscivo anche a comprendere la ragione della nascita di un partito come la DC: la politica rispecchia (o per lo meno dovrebbe) il popolo, e se gli italiani, allora più di adesso, sono un popolo di morale catolica, non vedo perchè un partito non possa farne le veci (a patto di cozzare con il principio di Stato laico). Quello che invece proprio non comprendo è il modo in cui CL fa politica, ossia spargendo a destra, centro e sinistra i propri membri, ed ottenendo un'influenza indiretta nella politica che nulla ha a che vedere con l'influenza vera e leggittimata che ha, per esempio, Berlusconi, indiscutibile leader del c-dx da anni ormai (purtroppo per me).

 

Se CL fosse un partito politico riconosciuto apprezzerei anche una buona manciata di idealismo in politica, anche se personalmente preferirei che gli ideali continuino ad influenzare i politici senza comprometterne, però, lungimiranza e pragmatismo. Invece CL è un'associazione, non integrata nel sistema dei partiti ma che comunque vuole farne parte. A me, sinceramente, la volontà dichiarata di fare politica senza però definirsi partito mi sembra quasi un affronto a chi impiega anni di sacrifici a mettersi in evidenza all'interno del partito per poter raggiungere livelli di rappresentanza più elevati (nonchè una beffa a gli italiani che oltre a pagare l'8x1000 alla CC pagano anche fior fior di tasse per finanziare giornali e partiti).

 

Poi, nella mia breve ma intensa carriera da "politico" (perchè quasi tale considero il mio lavoro di tre anni in consiglio d'istituto ed indirettamente in consulta provinciale), mi sono accorto di quanto fastidioso sia per chi non sia iscritto a CL vedere come i membri praticamente spadroneggino nelle scuole, nelle università ed in generale nei centri di potere citati nell'articolo, in particolare quelli che si occupano di formazione e di etica o di vita di comunità più in generale (quindi associazione lavorative e ludiche, consigli comunali e provinciali, consigli di quartiere...). Per "spadroneggiano" intendo che non è raro assistere a favoritismi o peggio tra affiliati a Comunione Liberazione.

 

Un piccolo e se volete banale, ma rappresentativo, esempio. Lavoravo al mio "progetto di reintegrazione dell'ITAer nel tessuto studentesco interscolastico forlivese", che comprendeva l'organizzazione di feste in parchi pubblici, incontri musicali con gruppi delle scuole della provincia di FC e, nel caso che vi presento, organizzazione di feste in discoteca con staff formato dai rappresentanti degli studenti. Una volta raggiunti gli accordi di ripartizione di competenze ed organizzate attività da svolgersi durante la serata e tutto il resto, non rimaneva che attaccare nelle bacheche delle scuole le locandine dell'evento ed annunciarlo in assemblea d'istituto. Perse tre ore di lezione per coordinarci con il Liceo Classico e riempire le bacheche delle scuole con le suddette locandine, torno nella mia scuola e rientro in classe. All'uscita una magnifica sorpresa: una chiamata dal rappresentante del Classico che mi diceva che, dopo che era stato svolto tutto il lavoro, le locandine erano state rimosse in più scuole e, dopo un'oretta scarsa, sostituite da volantini e stralci delle attività di CL, il tutto avvallato dalle presidenze su pressioni di alcuni influenti professori del Cd'I. Ergo: permesso di affissione negato ai rappresentanti per attività interscolastica, concesso ai ciellini per le loro attività. Se non avessero rimosse le nostre probabilmente non me ne sarei neanche accorto. Quello che mi ha fatto infuriare è stato il modo. Per ogni minima ca22ata mi toccava verbalizzare comitato studentesco ed assemblea d'istituto, dimostrare la volontà dello studentato, tirare giù un progetto che soddisfacesse le richieste dei rappresentanti di classe ed implorare la presidenza di metterlo all'ordine del giorno in giunta esecutiva o in Consiglio d'Istituto, e solo successivamente procedere all'attuazione del proggetto, se approvato a maggioranza. Qui, invece, un paio di professori e qualche studente, appena usciti dalla riunione di CL, sono andati dritti in presidenza, hanno fatto un po' di casino (e non so che tipo di minacce) ed il dirigente scolastico, senza neanche emanare una circolare, ha mandato gli stessi studenti in giro a strappare le locandine. Solo dopo molto tempo sono venuto a sapere che le feste studentesche erano state considerate un ritrovo malsano dove gli adolescenti si ritrovano, si ubriacano e si drogano ad insaputa dei genitori, inaccettabile per dei moralisti.

La festa si svolse comunque, riuscimmo comunque a spargere la voce, e nessuno osò intromettere un grammo di erba in quella discoteca (ne sarei venuto a conoscenza dato che sapevo anche se uno avesse anche solo rollato una canna in vita sua). La riunione post-festa si svolse in aula computer, senza tavoli e sedie, perchè l'aula conferenze era prenotata per il torneo di ping-pong organizzato da CL.

 

Io, naturalmente, so di vivere in un Paese democratico, e spero che nessuno si sia offeso per il mio post. Quello che mi preme ricordare, però, è che io non sopporto l'ipocrisia, ed i moralismi di chi per arrivare al potere ed esercitarlo percorre vie traverse ed usa metodi poco ortodossi...

Edited by Tuccio14
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Allora, distinguerei nettamente CL dal mondo cattolico: CL ne rappresenta, per certi versi, le declinazioni peggiori, un proselitismo "senza se e senza ma" (se non sei con loro sei un nemico e come tale ti combatto) ed una rete di gestione del potere clientelare (se sei mio amico ti facilito, altrimenti ti ostacolo sempre e comunque). Io credo che invece il cristianesimo non si riduca a vita di sacrestia od a riunioni per pochi adepti, bensì debba essere un modo di vita testimoniato con una condotta esistenziale che si ammanta dei suoi valori più profondi e che, fra l'altro, mi sembrano più che condivisibili (fratellanza, uguaglianza, carità verso il prossimo, ecc.).

 

Quanto alla presenza di politici che si ispirano ai valori della Chiesa e della religione cattolica personalmente non ci vedo alcun male, anche perché, se è giusta che un laico possa difendere, ad esempio, il diritto alla vita perché ritiene che tutti siano fratelli in quanto uomini, la stessa cosa non può essere fatta da un cattolico in nome del suo credo religioso. In fondo credo da sempre che contino più gli obiettivi che i mezzi, leciti ma diversi e diversificati, che si possono utilizzare per raggiungerli.

 

Altro discorso è quello di ammantare di valore il proprio lavoro politico: però in questo caso un tale atteggiamento non è solo dei cattolici. Mi sembra infatti che anche a sinistra tanti predichino tanti bei valori, ma poi vadano in giro vestiti da borghesi (un esempio? Bertinotti e le sue giacche di tweed, cioé un mix di aspirazioni rivoluzionarie e di snobismo borghese).

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Allora, distinguerei nettamente CL dal mondo cattolico: CL ne rappresenta, per certi versi, le declinazioni peggiori, un proselitismo "senza se e senza ma" (se non sei con loro sei un nemico e come tale ti combatto) ed una rete di gestione del potere clientelare (se sei mio amico ti facilito, altrimenti ti ostacolo sempre e comunque). Io credo che invece il cristianesimo non si riduca a vita di sacrestia od a riunioni per pochi adepti, bensì debba essere un modo di vita testimoniato con una condotta esistenziale che si ammanta dei suoi valori più profondi e che, fra l'altro, mi sembrano più che condivisibili (fratellanza, uguaglianza, carità verso il prossimo, ecc.).

 

Appartenendo a Comunione e Liberazione da circa vent'anni questo topic mi chiama in gioco in prima persona, pertanto cercherò di chiarire - tempo permettendo - gli eventuali equivoci e le notizie errate, fermo restando che ovviamente poi ognuno è libero di avere le sue idee.

Il meeting di Rimini, evento dal quale nasce lo spunto di questo topic, è la dimostrazione che affermare quanto sopra è frutto di un pregiudizio o di una cattiva informazione; luogo di incontro e vero dialogo - dove nessuno deve rinunciare alla propria identità nel nome del "vogliamoci tutti bene" aperto a tutti, non solo cattolici "ciellini", ma anche a non cattolici, musulmani, ebrei, atei.

 

EDIT: mi rendo conto, rileggendo con calma il primo post di Galland, che il senso del suo topic è un altro, cioè il ruolo e la presenza dei cattolici nella polità e nella società; quindi un discorso incentrato solo su CL diventa parzialmente OT, in quanto CL è una delle modalità con cui i cattolici sono presenti, non l'unica. Esistono altri movimenti e associazioni cattoliche (per inciso CL è un movimento e non un'associazione) che esprimono la loro presenza nella società e la loro partecipazione alla vita politica con modalità differenti.

Edited by lender
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Guest galland

Ritengo che l'intervento del Pontefice nel corso della visita pastorale in Sardegna dia ulteriore imput alla discussione; riporto la notizia d'agenzia:

 

Cagliari, 7 set. (Apcom) - Il cristianesimo arrivi nelle famiglie, "cellule della societa'", ai giovani, "assetati di verità e di ideali proprio quando sembrano negarli", cosi' come "il mondo del lavoro, dell'economia, della politica", che ha bisogno di "una nuova generazione di laici cristiani": e' l'auspicio espresso da Benedetto XVI nel corso di una messa celebrata di fronte a centomila fedeli a Cagliari in occasione del centenario della proclamazione della Madonna come patrona della Sardegna.

 

Maria vi aiuti a portare Cristo alle famiglie, piccole chiese domestiche e cellule della società, oggi più che mai bisognose di fiducia e di sostegno sia sul piano spirituale che su quello sociale. Vi aiuti - ha proseguito il Papa dal sagrato del Santuario di Nostra Signora di Bonaria - a trovare le opportune strategie pastorali per far sì che Cristo sia incontrato dai giovani, portatori per loro natura di nuovo slancio, ma spesso vittime del nichilismo diffuso, assetati di verità e di ideali proprio quando sembrano negarli. Vi renda capaci - ha proseguito Benedetto XVI - di evangelizzare il mondo del lavoro, dell'economia, della politica, che necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile".

 

Il Papa ha pubblicamente salutato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, a conclusione di una messa celebrata a Cagliari. Di fronte a circa centocinquantamila fedeli, Benedetto XVI, prima di recitare l'Angelus domenicale, ha tenuto a salutare dal sagrato del Santuario di Nostra Signora di Bonaria il premier e Letta, applauditi anche dalla folla di fedeli. Il premier, che ha accolto Benedetto XVI al suo arrivo all'aeroporto di Elmas, ha poi incontrato per pochi minuti il Papa prima di lasciare l'isola.

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Aggiungo un ulteriore spunto di riflessione, da http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=5211, che mi pare assai appropriato.

 

Un Fatto irriducibile a ogni moralismo

Costantino Esposito

.....

Forse però vale più la pena chiedersi cos’è che interessa veramente in questa disputa. Se la posta in gioco è il ribaltamento di un’immagine culturale o di un posizionamento politico, tutta la battaglia contro il ruinismo, i teo-con e la riduzione del cristianesimo a messaggio etico viene fatta in nome di un altro moralismo, di segno opposto. In tal caso si tratterebbe solo di cambiare i valori (al posto della tutela della vita e della famiglia, il perseguimento della pace e la costruzione del dialogo interculturale), ma la sostanza resterebbe non toccata.

 

E la sostanza è la vita irriducibile della persona umana, dell’“io”, una realtà che – bisogna riconoscerlo – senza l’avvenimento del cristianesimo (cioè di una Persona) e l’esperienza della Chiesa nel corso dei secoli sarebbe ridotta letteralmente a nulla, tanto è forte il tentativo di ogni potere di impadronirsene per omologarla. Ma questa non è solo una gloriosa eredità del cattolicesimo italiano: è piuttosto un grande compito che va ripreso dalle radici, e che nessuno può dare più per scontato. Questo faceva dire a don Giussani che la responsabilità o meglio la passione dominante per i cristiani è l’educazione, cioè la comunicazione di un’esperienza di umanità cambiata, che arriva a mutare anche il senso della politica, ad esempio facendo sì che essa non venga concepita più come l’orizzonte ultimo della vita degli uomini e della società.

 

Mi sembra dunque che il vero problema oggi non sia se i cattolici debbano o non debbano proporre i loro valori nella società (in una convivenza democratica penso che questo sia un dato e un diritto ormai acquisito), ma se essi si riaccorgano da dove nascono quei valori. Una strategia ecclesiastico-democratica non è capace di arginare la deriva moralistica che copre un cinismo sempre più diffuso e una gravissima perdita del gusto di vivere. Se il punto è un avvenimento, lasciamo che accada.

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Appartenendo a Comunione e Liberazione da circa vent'anni questo topic mi chiama in gioco in prima persona, pertanto cercherò di chiarire - tempo permettendo - gli eventuali equivoci e le notizie errate, fermo restando che ovviamente poi ognuno è libero di avere le sue idee.

 

Vorrei chiarire subito una cosa: io non voglio fare polemica con nessuno, quello che esprimo sono solo mie opinioni personali, dovute sia ad un'apparteneza cattolica "diversa" da quella ciellina sia da esperienze dirette vissute sul posto di lavoro.

 

Perciò spero di mantenere il confronto su toni pacati e chiedo anche alle controparti di fare altrettanto. Grazie in anticipo!

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