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Inviato
21 ore fa, Flaggy ha scritto:

Ma è lo stesso articolo postato da BASE#1075...

Se è stato un singolo F-18, complimenti, penso si tratti del bottino più grosso degli ultimi decenni in una singola missione da caccia...Peccato che il pilota avrà poco da andarne fiero e l'unica consolazione è quella che non ha ammazzato nessuno. Comunque a far gli attacchi a sorpresa e non coordinarsi con chi ti sta intorno si rischia questo ed altro...

Ma com'è possibile un friendly fire su tre distinti bersagli???

Inviato
Il 02/03/2026 at 21:20, Flaggy ha scritto:

Un approfondimento sull'abbattimento dei due Su-24 dichiarato dal Qatar (ma son solo ipotesi sul come...).

https://theaviationist.com/2026/03/02/qatar-shot-down-two-iranian-su-24s/

Ulteriori info sull'episodio

Exclusive: Iranian bombers were ‘two minutes’ from striking US air base before Qatari planes shot them down

https://edition.cnn.com/2026/03/04/middleeast/qatar-downs-iran-bombers-us-base-intl 

Inviato
31 minuti fa, BASE#1075 ha scritto:

Ma com'è possibile un friendly fire su tre distinti bersagli???

Dovranno approfondire, ma se si tratta di un singolo F-18 che ha combinato il pasticcio, il pilota (o chi per lui) avrà scambiato 3 F-15 che volavano non molto distanti fra loro per un gruppo d'attacco iraniano. Non sarebbero quindi tre distinti errori, ma uno singolo, o quanto meno tre in rapida successione.

In fondo a poche ore di distanza 2 Su-24 sono stati abbattuti da F-15QA (uno?) del Qatar...

Inviato

Un estratto dal Foglio, che descrive la struttura a mosaico dell'IRCG:

Cita

 

Come scrive il Wall Street Journal in un articolo intitolato “La strategia ad alto rischio dell’Iran per una guerra senza limiti in medio oriente”, la struttura del Corpo dei Guardiani della rivoluzione islamica (Irgc)è organizzata in 31 centri di comando autonomi: uno per Teheran e uno per ciascuna delle 30 province. Ogni centro è pienamente autorizzato a prendere il potere in caso di eliminazione del leader supremo o di alti comandi, garantendo continuità operativa senza dipendere da un vertice centralizzato. Questa decentralizzazione mosaico evita il collasso sistemico da "decapitazione" della leadership.

Le unità IRGC sono addestrate specificamente per la guerriglia asimmetrica, sfruttando la geografia dell'Iran: aspre catene montuose circondano i confini, mentre centri abitati e vie di comunicazione sono distribuiti nell'interno, rendendo le linee di rifornimento nemiche vulnerabili a interdizioni. Il Golfo Persico per la sua conformazione ostacola il passaggio di portaerei e grandi navi; le sue insenature rocciose favoriscono piccole imbarcazioni iraniane, sciami di droni e mine navali. I Basij, milizia paramilitare di centinaia di migliaia di volontari, permeano quartieri, villaggi e moschee, pronti a reprimere disordini interni e a mobilitarsi per la difesa territoriale.

 

 

Inviato

Dal Corriere della Sera

Cita

 

Nuova Guida suprema in Iran, scontro tra pasdaran e clero. I miliziani spingono Mojtaba. Per i religiosi «è nepotismo»
di Greta Privitera

I Guardiani della Rivoluzione hanno provato a influenzare l’«Assemblea degli esperti» affinché nominasse il figlio di Khamenei. I chierici boicottano per protesta

 

Teheran è ancora senza Guida suprema. Il nome slitta, «forse arriva nelle prossime ore», dicono. Quatto giorni fa, dall’Assemblea degli esperti — sventrata dai raid ma evacuata in tempo —, è uscito come possibile prescelto Mojtaba Khamenei, 56 anni, il figlio prediletto di Ali, il leader appena ucciso. 

Giovedì gli 88 chierici si sono riuniti in videoconferenza per scongiurare pericoli e per ratificare formalmente la decisione, ma niente da fare: ancora silenzio. Almeno otto membri dell’Assemblea, secondo fonti vicine ai loro uffici sentite dal giornale dell’opposizione con sede a Londra Iran International, avrebbero boicottato la sessione d’emergenza, denunciando la «forte pressione» delle Guardie della rivoluzione per imporre Mojtaba. 

Raccontano che fino a qualche minuto prima del voto, i pasdaran avrebbero chiamato compulsivamente per influire sulla scelta delle scelte. È una lotta fratricida, quella che divide il regime: da un lato il figlio dell’ayatollah, spinto e supportato dai suoi fedelissimi pasdaran — il comandante Irgc Ahmad Vahidi, l’ex capo dell’intelligence delle Guardie Hossein Taeb, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf —; dall’altro, i religiosi che gridano al nepotismo. 

In fondo, la Repubblica islamica si chiama così per scampare al peccato dei troni dinastici: fu Khomeini in persona, cacciando i Pahlavi, a scegliere «Repubblica» per marcare la rottura con le corti. Ed ecco che, nel gorgo della lotta interna, i media dell’opposizione raccontano di chierici ribelli che si fanno sentire con il presidente dell’Assemblea e il suo direttivo: nominare Mojtaba Khamenei al vertice, avvertono, fa somigliare Teheran a una monarchia sotto il turbante. 


Intanto, secondo Reuters, sei fonti iraniane e regionali confermano: dall’inizio della guerra, i Guardiani della Rivoluzione si sono presi ancora più spazio: hanno voce in ogni scelta che conta. «Ali Khamenei non era soddisfatto dell’idea di suo figlio a capo e non ha mai permesso che questa questione venisse sollevata durante la sua vita», avrebbe detto un membro dell’Assemblea, al telefono. Anche se sono anni che si fa il suo nome. Un altro: Mojtaba «non ha caratura clericale né giuridica». Hanno chiesto il passo indietro e un nuovo voto, pulito. Altrimenti: «Il processo è carta straccia». 

Subito dopo l’annuncio della morte di Ali Khamenei, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian aveva detto che «nel giro di qualche giorno» la Repubblica islamica avrebbe avuto la sua nuova Guida suprema. I Guardiani della Rivoluzione spingono per l’amico fidato che porterebbe avanti senza esitazioni la loro agenda ultraconservatrice, blindando lo strapotere politico ed economico che hanno: un terzo dell’intera economia, tra petroliere e affari opachi. La ragione ufficiale sarebbe che data la «situazione speciale» — la guerra — il nuovo leader deve essere annunciato il più rapidamente possibile. 

Oltre a Mojtaba, girano i nomi anche di altri candidati come Alireza Arafi, vicepresidente dell’Assemblea degli Esperti, Hassan Rouhani, ex presidente «riformista» e Hassan Khomeini, nipote del fondatore della Rivoluzione, Ruhollah Khomeini. Se la lotta per la successione è in corso, c’è un solo punto su cui, per ora, convergono tutte le anime del regime: il nome del leader sarà scelto da Teheran, non da Donald Trump che, dimostrando per l’ennesima volta di non conoscere questo Paese, si illude di poter imporre il prossimo ayatollah.

 


 

 

Inviato
18 minuti fa, Scagnetti ha scritto:

Un estratto dal Foglio, che descrive la struttura a mosaico dell'IRCG:

 

Più che un "mosaico" la definirei una "piovra" ...

🐙 🇮🇷 🐙

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