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zander

Effetti della Brexit sul settore aeronautico civile inglese

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Martedì 21 si è tenuta un'audizione del parlamento inglese che ha discusso degli impatti della Brexit sul settore aeronautico civile inglese dove hanno presenziato rappresentati di Airbus, della Royal Aeronautical Society e dell'industria componentistica.
In generale il settore aeronautico mondiale sta cercando di convergere verso regolamenti e standard comuni sotto l'egida dell'ICAO. FAA, EASA e gli equivalenti enti russi e cinesi lavorano per concordare standard comuni ma la scelta inglese della Brexit spinge l'isola verso una direzione opposta alla globalizzazione del settore aeronautico.
L'inglese CAA dovrebbe discutere con questi enti ma attualmente non dispone delle competenze, perchè negli anni passati ha demandato le competenze all'EASA.
I partecipanti all'audizione ipotizzano estremamente improbabile riuscire a richiamare dall'EASA in Gran Bretagna le expertise inglesi, in quanto dovrebbe abbandonare uno degli enti più prestigiosi al mondo, per tornare a lavorare in un ente tutto sommato piccolo, dovendo ricostruire da zero le conoscenze in un paese che ha deciso di isolarsi, là dove il mondo invece cerca di globalizzare. E' più probabile che la CAA debba ricostruire le competenze da 0, lungo un percorso che però durerà parecchi anni.
L'industria aeronautica inglese si troverebbe quindi tra poco più di un anno a dovere certificare prodotti presso un ente che attualmente non dispone delle competenze, con conseguenze immaginabili. Assisteremmo all'enorme paradosso di una delle industrie aeronautiche più importanti al mondo che avrebbe difficoltà a vendere i propri prodotti nel mondo perché l'ente certificatore non dispone delle competenze.
Quindi o gli inglesi trovano un accordo sulla Brexit, o in alternativa nel breve medio termine, gli inglesi dovranno pagare l'EASA e la FAA per certificare i prodotti con un aggravio considerevole dei costi sul prodotto finale, penalizzando considerevolmente l'industria inglese, e ancor di più l'industria componentistica.
La Brexit inoltre penalizza i tecnici inglesi che non potranno più viaggiare agevolmente tra gli stabilimenti europei. Airbus ha stabilimenti in Germania, Spagna e Francia mentre Rolls Royce ha stabilimenti anche in Germania.
Insomma il settore aerospaziale britannico ha espresso in parlamento fortissimi dubbi sulle scelte che ha computo la Gran Bretagna con il referendum del 23 giugno 2016.
Da notare che dubbi simili li stanno esprimendo anche il settore del nucleare (le aziende hanno chiaramente detto che senza accordo dovranno spegnere a rotazione le centrali...), automobilistico, farmaceutico, sanitario, ecc...
E se Brexit deve essere, che sia almeno con un buon accordo con la EU.

https://www.flightglobal.com/news/articles/brexit-not-helping-uk-aerospace-sector-trade-body-443584/

 

http://naviganti.org/esteri/brexit-not-helping-uk-aerospace-sector-trade-body/

 

http://www.parliament.uk/business/committees/committees-a-z/commons-select/business-energy-industrial-strategy/inquiries/parliament-2017/inquiry2/publications/

 

http://data.parliament.uk/writtenevidence/committeeevidence.svc/evidencedocument/business-energy-and-industrial-strategy-committee/leaving-the-eu-implications-for-the-aerospace-industry/oral/74364.html

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Airbus ha dichiarato che dovrà ripensare la sua presenza sul suolo britannico, se il governo non fornirà in breve tempo chiarezza sul futuro del paese nell'era post Brexit.


Airbus produce le ali dei velivoli Airbus a Broughton (Galles del Nord) e Filton (vicino a Bristol) e dà lavoro a circa 15000 persone in Gran Bretagna.


L'azienda impiega un sistema di produzione just-in-time, per ridurre le giacenze nei magazzini. Se la Brexit introducesse ritardi alle frontiere, in vista dell'assemblaggio finale in Francia e Germania, o difficoltà doganali, l'azienda dovrebbe riconsiderare completamente l'attività lavorativa in Gran Bretagna.


La Prima Ministra Theresa May, nel discorso del 2 marzo 2018 alla Mansion House, ha lasciato intendere di volere mantenere il paese nell'EASA, ma la volontà del governo e il reale esito delle trattative con l'UE potrebbero non soddisfare Airbus.



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La Gran Bretagna sta affrontando seri problemi anche nel progetto spaziale Galileo.


La Gran Bretagna rischia infatti l'esclusione dalla prossima fase dei contratti relativi al progetto Galileo. Il centro di supporto Galileo è già stato spostato da Swanwick (Hampshire) alla Spagna. Ma peggio ancora, l'UE propone l'esclusione a lungo termine del Regno Unito dalla parte della rete Public Regulated Service (PRS). Il PRS è un servizio crittografato per i servizi di polizia, sicurezza e di emergenza degli stati membri dell'UE. La Gran Bretagna è stata profondamente coinvolta nel suo sviluppo e le agenzie britanniche sono ansiose di parteciparvi quando sarà operativo. Da gennaio, tuttavia, la commissione ha sostenuto che la Gran Bretagna dovrebbe essere esclusa perché l'integrità del sistema potrebbe essere compromessa se fosse accessibile a uno stato non UE.






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Il capo negoziatore dell'UE per la Brexit, Michel Barnier, ha affermato che la Gran Bretagna non sarà esclusa dal progetto satellitare Galileo, ma che la partership dovrà essere rivista su una nuova base. Il nuovo accordo però prenderà vita solo se sarà firmato l'accordo della Brexit tra UE e Gran Bretagna.


La commissione ha ribadito inoltre che paesi non UE non possono partecipare allo sviluppo di Galileo, benchè la Gran Bretanga potrebbe usare il segnale criptato, qualora fosse firmato un accordo.


L'UE gradirebbe il coinvolgimento britannico nei programmi di sviluppo dell'UE e nella ricerca sulla tecnologia militare. Però il personale britannico ha rappresentato solo il 2,3% del personale delle missioni di addestramento militare e di polizia dell'UE, che si trovano nell'Europa orientale, in Africa e nel Medio Oriente. Un'eccezione è l'operazione anti-pirateria dell'UE, che ha sede a Northwood, alla periferia di Londra. I diplomatici britannici stanno tentando una missione diplomatica per mantenere l'operazione anti-pirateria a Northwood, mentre la commissione insiste sul fatto che il quartier generale operativo debba spostarsi sul continente.


Infine settimana scorsa un dirigente di Airbus Space dello stabilimento di Porsmouth ha dichiarato al parlamento britannico che un potenziale contratto da 200 milioni di euro tra l'ESA e la compagnia sarà spostato in uno stabilimento sul continente a causa della Brexit.



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Lo scontro tra UE e Regno Unito sull'esclusione britannica dal segmento criptato del progetto Galileo sta raggiungendo il calor bianco.

 

Il ministro britannico delle finanze Philip Hammond ha detto che se la Gran Bretagna sarà esclusa dal progetto, piuttosto si costruirà il suo sistema satellitare, magari in collaborazione con l'Australia, per raggiungere gli stessi scopi.

 

La Gran Bretagna ha bisogno di questo sistema e ne è stata uno dei principali promotori fin dagli esordi ma adesso rischia seriamente l’esclusione perché l'UE afferma che è rischioso condividere tecnologie sensibili con paesi non UE. Tale principio fu sottoscritto nel 2011 anche dalla stessa Gran Bretagna che accettò che la condivisione di tecnologie sensibili con paesi non UE fosse un elevato rischio alla sicurezza.

 

Con la Brexit in corso, ora la Gran Bretagna vorrebbe trasformare il progetto da un’unione di paesi UE a una joint venture UE-UK, richiesta giudicata onerosa dall’UE per i seguenti motivi:

 

  • i britannici vorrebbero mantenere l'accesso privilegiato agli elementi criptati PRS (Public Regulated Service), che vorrebbe dire che dopo la Brexit la Gran Bretagna, come paese esterno all'UE, potrebbe essere in grado di spegnere il segnale ai paesi UE a suo piacimento;
  • la Gran Bretagna vorrebbe mantenere la produzione dei moduli critici per la sicurezza cosa garantendo ad un paese esterno alla UE informazioni e privilegi che nemmeno ora tutti i paesi UE hanno.

 

L'UE ha già escluso i rappresentanti britannici dalle discussioni pertinenti agli sviluppi post 2019 per gli aspetti di sicurezza di Galileo.

 

Ad oggi la Gran Bretagna ha dato importanti contributi a Galileo, in particolare per i payload dei satelliti, le stazioni di terra e lo sviluppo del software PRS. In più la Gran Bretagna contribuisce al progetto ospitando 2 stazioni di terra in posizioni sicure nel sud dell'Atlantico.

 

Il governo di Theresa May afferma che escludere le sue industrie dal progetto causerà ritardi fino a 3 anni e costi addizionali fino a 1 miliardo di euro. Senza essere pienamente informati sul progetto del PRS il rischio è che gli utilizzatori del segnale PRS non saranno in grado di usare correttamente il servizio in ambiente militare. Inoltre la Gran Bretagna chiederà la restituzione dei contributi al programma già versati fino adesso, ovvero oltre 1 miliardo di euro se l'UE deciderà per l'esclusione dal servizio.

 

L’UE ha risposto che non tratterà sotto minaccia e che le regole furono sottoscritte dalla Gran Bretagna stessa nel 2011. Comunque alcuni stati sembrano non essere allineati con la linea dell’UE. Francia, Spagna, Olanda e i paesi baltici sono propensi ad appianare la divergenza per mantenere i legami sui problemi di sicurezza tra UE e UK i più vicini possibile.

 

https://www.theguardian.com/politics/2018/may/25/galileo-uk-will-build-own-satellite-system-if-frozen-out-of-eu-brexit

 

https://www.theguardian.com/politics/2018/may/25/what-is-galileo-and-why-are-the-uk-and-eu-arguing-about-it

 

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Continua lo scontro GB-UE sull'adesione britannica al progetto Galileo, inasprendo la già difficile trattativa della Brexit.

 

I 27 paesi dell'UE hanno infatti votato a maggioranza semplice l'estromissione delle aziende britanniche dai futuri contratti insistendo sulla filosofia guida dell'UE che un paese che si ritira dall'Unione non può godere degli stessi vantaggi di uno stato membro.

 

Il progetto Galileo è valutato intorno ai 10 miliardi di euro e la GB vi ha contribuito per circa il 12%. Estromettendo la GB, il progetto europeo però potrebbe ritardare fino a 3 anni con un costo aggiuntivo di circa 1 miliardo di euro.

 

La Francia, il più vicino partner di sicurezza del Regno Unito nell'UE, che è particolarmente interessato a una stretta cooperazione, ha sostenuto il capo negoziatore dell'UE Michel Barnier.

 

Il Regno Unito ha avvertito di danni irreparabili alla cooperazione in materia di sicurezza qualora l'UE insista nel bloccare le sue richieste di uno status sul progetto simile a quello di cui gode oggi e sta proponendo un "cambiamento di natura" del programma verso uno sforzo internazionale piuttosto che verso uno puramente europeo.

 

L'UE ha ribattuto che perderebbe "autonomia strategica" se accettasse le richieste britanniche per un accesso equo alla progettazione e allo sviluppo del segnale PRS e pertanto concederebbe al governo britannico solo lo "status di osservatore" sulle decisioni relative al progetto ma la sua industria spaziale non avrebbe lo stesso accesso ai contratti per gli elementi di sicurezza del sistema satellitare.

 

I diplomatici dell'UE sono stati pronti a sottolineare che la commissione non sta impedendo alle forze armate britanniche di accedere al segnale sicuro di Galileo, ma solo a una conoscenza proprietaria dei suoi codici, progettazione e sviluppo (un po' come accade oggi per il GPS americano), ed in circostanze limitate le società del Regno Unito potrebbero anche fabbricare i ricevitori per il segnale PRS.

 

Ma la commissione è riuscita ad ottenere un accordo sul fatto che al Regno Unito non può essere offerto uno status speciale, una posizione che Downing Street contesta in quanto non garantirebbe la sicurezza ai suoi militari impegnati in zone di conflitto. Di conseguenza il Regno Unito ha minacciato di chiedere il ritorno dei pregressi contributi finanziari, mettendo in pericolo l'ampio accordo sul ritiro, aprendo la questione delicata del disegno di legge sul divorzio da 39 miliardi di sterline.

 

https://www.theguardian.com/technology/2018/jun/13/eu-member-states-block-uks-access-to-galileo-satellite-programme-after-brexit

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Molte aziende inglesi si stanno preparando per lo scenario di una Brexit senza accordo con l'UE. Airbus ha annunciato che sta valutando di tagliare migliaia di posti di lavoro se sarà hard Brexit.

 

Le aziende aeronautiche britanniche sono molto preoccupate perché i prodotti britannici, a partire dal 30 marzo 2019, nello scenario peggiore, non sarebbero certificabili e le licenze dei piloti non riconosciute come valide.

 

https://www.theguardian.com/business/2018/jun/18/aviation-industry-eu-blocks-talks-to-avert-no-deal-brexit-crisis

 

 

 

https://www.theguardian.com/politics/2018/jun/22/theresa-may-will-listen-to-airbus-brexit-concerns-no-10-says

 

https://www.theguardian.com/politics/2018/jun/22/airbus-plans-uk-cuts-amid-fears-of-hard-brexit-impact

 

Il governo britannico ha velocemente replicato che se Airbus decidesse per i licenziamenti, il governo taglierebbe importanti commesse militari, a partire dall'A400M.

 

https://www.telegraph.co.uk/politics/2018/06/22/airbus-accused-reigniting-project-fear-issuing-brexit-threat/

 

 

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OT 1: la situazione del settore aeronautico inglese è complicato a causa della Brexit, ma ora Rolls Royce ha appena annunciato il taglio di 4600 posti di lavoro, di cui 3000 in Gran Bretagna, nei suoi stabilimenti per risanare l'azienda in difficoltà. Lo stabilimento maggiormente colpito sarà quello di Derby. Questa settimana RR ha rivelato nuovi problemi al motore Trent 1000, che hanno causato la messa a terra di 30 B787.







OT 2: oltre ad Airbus, questa settimana anche i capi di BMW UK (che produce le Mini) e di Siemens UK hanno dichiarato che uno scenario di Brexit senza accordo sarebbe estremamente dannoso per le loro industrie.



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Finalmente anche le testate italiane cominciano a parlare degli effetti della Brexit sulla difesa.

http://portaledifesa.it/index~phppag,3_id,2436.html


Tom Enders, CEO di Airbus, ha accusato il governo britannico di non avere idea di come portare la Gran Bretagna al di fuori dell'UE senza danni. Nel frattempo però Enders sta dialogando con l'UE  per assicurare una continua cooperazione sulla difesa con la Gran Bretagna, incluso il progetto satellitare Galileo.

https://www.theguardian.com/business/2018/jul/06/government-has-no-clue-how-to-execute-brexit-without-harm-airbus-chief
 

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La Brexit sta infiamando nuovi fronti.

La pressione che Airbus ha fatto sul governo inglese nei giorni scorsi a proposito di Brexit, sembra che sia stata indotta, se non concordata, per aiutare quella parte di governo favorevole a mantenere delle relazioni con l'EU.

Il governo inglese, in vista della sostituzione dei Boeing E-3 Sentry, ora però sembra intenzionato ad assegnare un lucrosissimo contratto a Boeing senza gara d'appalto per l'acquisto degli E-7 Wedgetail. Come si può immaginare, Airbus è furiosa, dal momento che è altamente probabile che Boeing non coinvolgerà alcuna azienda britannica nel progetto.

https://www.telegraph.co.uk/business/2018/07/14/airbus-fury-loss-raf-deal-brexit-warning/

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Rolls Royce si è unita al coro delle aziende britanniche che lamentano mancanza di chiarezza su come il governo britannico intenda salvaguardare i loro affari con la Brexit. Il piano del governo inglese da poco rilasciato non elimina le ombre su come il governo intenda raggiungere un accordo con l'UE (free movement e accesso al mercato comune per l'UE vanno di pari passo ma la Gran Bretagna continua a pensarla diversamente), ma peggio ancora ha accentuato all'interno del partito dei Tory le distanze tra i favorevoli a un accordo con l'UE e chi invece vorrebbe una Brexit dura, per non dire di chi all'interno dei Tories è favorevole a rimanere nell'UE. Quindi in una situazione in cui il governo è debolissimo (è appena sopravvissuto per una manciata di voti alle votazioni in parlamento), spaccato in almeno 3 fazioni, hard brexiters, soft brexiters e remainers, Rolls Royce, che ha poche settimane fa annunciato pesanti tagli al proprio personale, denuncia che l'incertezza che aleggia in Gran Bretagna non fa che danneggiare l'azienda.

https://phys.org/news/2018-07-rolls-royce-brexit-uncertainty.html

Il governo britannico ha appena annunciato il nuovo progetto Tempest. Vediamo come nel pieno della Brexit, questo progetto procederà. Certo è che BAe Systems non è pienamente soddisfatta della partecipazione al progetto F-35: ha ottenuto importanti ritorni produttivi ma è stata marginalizzata da Lockheed Martin nella progettazione. Il Tempest rappresenta l’occasione per mantenere le competenze progettuali acquisite con il Typhoon, ma con la Brexit in corso, che piega prenderà il progetto?

E nel frattempo l'orologio corre. Il 29 marzo 2019 è dietro l'angolo e rimane tanto da discutere tra UE e Gran Bretagna.

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L'Unione Europea sta valutando di consentire alla Gran Bretagna l'accesso al segnale PRS e alle informazioni sensibili con un accordo migliore di quello riservato ad altri paesi, pur rimanendo inflessibile sul fatto che i moduli critici del segnale criptato Galileo debbano essere costruiti all'interno dell'UE.

Le nuove aperture, non ancora ufficiali, però potrebbero complicare le trattative con i paesi non EU che hanno chiesto l'accesso al servizio PRS, come Norvegia e USA, oltre al fatto che il governo britannico continua a richiedere che le aziende basate su territorio britannico possano costruire i moduli critici.
 

https://www.theguardian.com/politics/2018/jul/27/galileo-satellite-project-eu-mulls-deal-give-uk-guaranteed-access-after-brexit

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Un altro OT sulla Brexit.

L'orologio corre e il 29 marzo 2019 si avvicina.

In caso di No Deal con l'UE, la Gran Bretagna si prepara ad affrontare una problema alimentare enorme, dal momento che la metà dei prodotti alimentari consumati sulle tavole britanniche proviene dall'UE. I prodotti alimentari, specialmente quelli freschi, deperiscono velocemente e l'appartenenza all'UE consente la loro movimentazione attraverso le frontiere senza rallentamenti ed il loro consumo immediato senza necessità di immagazzinamento.

Se si verificasse il No Deal, i prodotti agricoli deperirebbero nei porti di partenza in attesa di passare i controlli doganali. I doganieri del porto di Calais e quelli degli altri porti che commerciano con l’Isola hanno già dichiarato che sarebbe la catastrofe. Hanno fatto eco anche i doganieri britannici.

L’Olanda sta assumendo 1000 doganieri per fronteggiare la Brexit e la Francia 700. Il porto di Calais ha anche acquistato 42 acri di terreno vicino al porto per ospitare le merci visto che i tempi dei controlli aumenterebbero e per supportare i problemi di spazio del porto di Dover.

Nel frattempo, il governo britannico ha attivato il piano di accumulo delle risorse primarie, come cibo, medicine e benzina. I produttori e le catene di distribuzione di cibo del Regno Unito però in questi giorni hanno fatto sentire la loro voce. La Gran Bretagna attualmente non ha alcuna capacità di immagazzinare cibo, perché la catena produttiva e distributiva non funziona con i magazzini di stoccaggio ma secondo la logica del just in time. Un discorso analogo vale per i medicinali.

Donald Trump dall'altra sponda dell'Atlantico ha proposto al governo inglese un free trade agreement. Peccato che attualmente gli USA abbiano uno scambio alimentare con la Gran Bretagna relativamente ridotto. Per poter fronteggiare un No Deal, nel giro di pochi mesi entrambe le sponde dovrebbero attivare un sistema di produzione e trasporto del cibo e di materie prime che sarebbe enormemente più vasto di quello messo in campo nella seconda guerra mondiale ma tenendo in conto che cibo deperibile dovrebbe comunque attraversare l’Oceano Atlantico con il rischio di marcire nel percorso.

Ma c’è anche altro. Nell'Irlanda del Nord il governo sta allestendo dei piani per requisire migliaia di generatori elettrici all'esercito (anche quelli dislocati in Afghanistan) per fornire elettricità nel caso la Repubblica Irlandese esca dal mercato condiviso dell'elettricità lasciando l’Irlanda del Nord senza corrente.

L’esercito inglese è stato allertato per supportare la società civile e il governo sta diramando piani di intervento su tutto il territorio.

Negli ultimi tempi i sostenitori della Brexit sostengono che i Remainers stiano spargendo notizie infondate sotto forma di Progetto Paura (Project Fear). Ma il mio timore è che a partire dal 30 marzo i problemi degli ingegneri di BAe Systems, Airbus, Rolls Royce, MBDA e Leonardo UK non sarà tanto quello di pensare ad un aereo di sesta generazione, ma quello di imparare a zappare fisicamente le patate… Benedetti britannici…. 🙄

https://www.theguardian.com/commentisfree/2018/jul/26/stockpile-food-no-deal-brexit-dream-on

https://www.theguardian.com/commentisfree/2018/jul/28/brexit-stockpiling-food-fear-government-feed

https://www.theguardian.com/politics/2018/jul/29/no-deal-brexit-food-supply-chain-crisis

https://news.sky.com/story/army-on-standby-to-handle-food-and-medicines-shortages-in-event-of-no-deal-brexit-11453093

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La Gran Bretagna perderà il centro di comando della forza navale anti-pirateria Navfor a seguito dell'uscita dall'Unione Europea.

Il centro, attualmente insediato a Northwood, a nord di Londra, sarà trasferito a Rota in Spagna con alcune operazioni demandate a Brest in Francia.

La decisione non è giunta inattesa.

https://www.bbc.co.uk/news/uk-45012347

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Theresa May ha interrotto le ferie sul Lago di Garda per correre in Francia da Macron per convincerlo della realizzabilità del suo progetto di Brexit e contemporaneamente gli altri ministri fanno altrettanto nelle cancellerie degli altri paesi europei.
Michel Barnier ha però rigettato al mittente il piano britannico perché infrange le red lines dell'UE, in primis la libera circolazione delle persone.
La May è convinta di riuscire a far approvare il suo piano mentre il segretario al commercio internazionale Liam Fox, convinto Brexiteer, invece vede in nero il futuro della trattativa ed iI governatore della Banca di Inghilterra Mark Carney afferma che il rischio di no deal sia elevato. Insomma il caos.

Nel frattempo il business continua a rumoreggiare. Per rimanere nel settore aeronautico, Michal Ryan, capo dello stabilimento di Bombardier aviazione a Belfast, ha affermato che l'incertezza, la mancanza di informazioni e i tempi stretti rendono molto duro il business. Infatti accumulare pezzi di ricambio per affrontare lo scenario del no deal significherebbe spendere 30 milioni di sterline, soldi di cui al momento l'azienda non dispone.

https://www.theguardian.com/politics/2018/aug/05/theresa-may-confident-of-reaching-brexit-deal-sources-say

 

Per parlare invece di medicine, parliamo di diabete. In Gran Bretagna 3.7 milioni di persone usano insulina, anche il primo ministro Theresa May. Peccato che la Gran Bretagna non produca una sola goccia di insulina ma la importi interamente…
https://www.independent.co.uk/news/uk/politics/brexit-latest-medicine-stockpile-insulin-no-deal-nhs-diabetes-a8467516.html

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L'orologio della Brexit fa tic tac e corre...

 

Dopo avere interrotto le sue vacanze sul lago di Garda per incontrare Macron per spiegargli e cercare di fargli accettare il suo piano per la Brexit, Miss May ha dovuto raccogliere l'indisponibilità di Macron ad accettare un piano che prevede la violazione del principio dell'UE sulla libera circolazione.

 

Accogliendo le richieste dei businessmen inglesi di maggio chiarezza ed avvicinandosi i meeting di metà ottobre che decideranno quale Brexit partorirà la trattativa UE-UK, il governo inglese ha pubblicato una prima serie di documenti che spiegano a cosa andrà incontro la GB in caso di mancato accordo.

 

Le conseguenze di assenza di accordo con l’UE sono pesanti e hanno scatenato liti e discussioni all’interno del governo e del paese. I sostenitori dell'accordo, guidati dalla May, indicano come indispensabile il raggiungimento di un accordo con l’UE mentre i sostenitori del del no deal invece parlano di tradimento del referendum e accusano il ministro dell'economia Hammond di avere scatenato il Project Fear per convincere tutti ad annacquare la Brexit.

 

https://www.theguardian.com/politics/2018/aug/23/government-releases-brexit-no-deal-advice-papers

 

Vediamo alcuni degli effetti di un eventuale assenza di accordo tra UE e Gran Bretagna:

 

  • controlli alle frontiere con code chilometriche ai porti e all'eurotunnel,

 

  • carenza di generi alimentari,

 

  • carenza di medicine di vario genere (per le quali è stato approntato un piano di accumulo) e difficoltà conseguenti negli ospedali.

 

  • il business lavorerebbe ed esporterebbe beni e servizi con le regole del WTO, quindi con tariffe molto più care per commerciare con l'Europa e tanta burocrazia in più,

 

  • difficoltà delle banche inglesi a commerciare con con quelle europee. Il milione di britannici che vivono sul continente e che ricevono li la loro pensioni si troverebbero senza denaro,

 

  • carenza di manodopera. La Brexit ha rallentato l’afflusso di persone dall’UE. Diverse aziende lamentano la carenza di personale qualificato e non dall’UE, con la conseguenza che determinati lavori non possono essere svolti. La Gran Bretagna punta a contenere l’afflusso di persone dall’UE soprattutto per le figure meno qualificate ma proprio la carenza in questi settori che sta causando seri problemi. Infatti i lavori fisici nell’allevamento e nell’agricoltura sono svolti in prevalenza da immigrati provenienti dall’Europa dell’Est. Ora con il clima teso della Brexit, ovvero l’ostilità verso un certo tipo di immigrazione e con la discesa del valore della sterlina sull’euro, migrare in Gran Bretagna è meno attraente, con a conseguenza che fino ad un terzo dei posti a disposizione rimangono vacanti. Andranno i britannici a ricoprire questi posti? Se sì, indubbiamente i datori di lavoro dovranno aumentare gli stipendi con il conseguente aumento dell’inflazione sui prodotti agricoli,

 

  • sicurezza e mancato accesso al database comune del crimine,

 

  • difficoltà delle compagnie di trasporto aeree,

 

  • altro...

 

 

Concentriamoci sulla sicurezza e sul trasporto aereo civile.

 

Sicurezza

I paesi dell’UE per combattere il crimine e mantenere pace e ordine, condividono informazioni sensibili su criminali, traffici illegali e terrorismo. Uscendo dall'UE senza accordo, la GB si troverebbe isolata dai paesi del continente senza la possibilità di potere chiedere agli alleati informazioni sensibili, come flussi di denaro e informazioni sulla permanenza più o meno stabile di criminali e/o terroristi sul continente e altro. Quando Miss May attivò l'articolo 50 affermò perentoriamente che sul tavolo della trattativa di divorzio avrebbe messo anche la sicurezza. Erano i tempi delle affermazioni “Brexit means Brexit”… A sentire quelle affermazioni i responsabili britannici per la sicurezza, saltarono in piedi e immediatamente presero sotto braccio la PM e le spiegarono molto chiaramente che il tema della sicurezza non era assolutamente trattabile. Successivamente le diplomazie risolsero la discussione dicendo che la lettera britannica non intendeva mettere in discussione i trattati sulla sicurezza e che la sicurezza non sarebbe stato un elemento della trattativa. La May fece una pessima figura internazionale, eppure era stata ministro dell’interno nel governo Cameron...🙄

 

La preoccupazione sulla sicurezza e il timore di rimanere isolati è talmente elevata che a maggio il capo del'MI5 per la prima volta nella storia del servizio ha tenuto una conferenza pubblica all'estero, in cui ha elogiato gli ottimi rapporti con i vicini europei e il successo della cooperazione europea nella sicurezza:


 

Quote

 

European intelligence cooperation today is simply unrecognisable to what it looked like even five years ago – the vast majority of my intelligence officers will spend huge chunks of their careers working collaboratively with European colleagues.

 

 

 

 

Ricordiamo un tema fondamentale: la sicurezza la fanno gli uomini e le donne che lavorano nel settore. Il resto, armi, navi, aerei (EF-2000, F-35, A400, ecc. per restare nell’ambito del nostro forum), sono solo gli strumenti per raggiungere l’obbiettivo. Se la Gran Bretagna non firmerà alcun accordo con l'UE e non sottoscriverà gli accordi sulla sicurezza rischiamo di vedere tempi molto bui.

 

https://www.theguardian.com/uk-news/2018/may/13/uk-and-european-intelligence-more-vital-than-ever-warns-m15-head

 

https://www.mi5.gov.uk/news/director-general-andrew-parker-speech-to-bfv-symposium

 

Oggi la Gran Bretagna si trova ad affrontare pericoli quali terrorismo e tensioni con altri stati, la Russia di Putin in primis. Ricordiamoci gli avvelenamenti delle ex spie russe con plutonio e recentemente con i gas nervini a Salisbury. In un periodo in cui la Gran Bretagna fronteggia la Russia, chiede il sostegno agli amici europei affinchè l'UE inasprisca le sanzioni alla Russia, ma contemporaneamente tratta con l'UE per il divorzio... Ma l'UE che cosa dovrebbe rispondere?

 

https://www.independent.co.uk/news/uk/home-news/brexit-security-eu-europol-cooperation-data-sis-ii-arrest-warrant-police-a8333011.html

 

Il secondo aspetto da valutare è il trasporto aereo civile.

Se la Gran Bretagna non firmasse alcun accordo con l’UE, uscirebbe automaticamente dal mercato unico dell’aviazione dell’UE. Le licenze delle compagnie aeree britanniche sarebbero annullate con la conseguenza che queste non potrebbero volare più sul continente e viceversa per le compagnie del continente. Infatti il trasporto aereo non ricade sotto le regole del WTO e deve essere trattato a parte. Con il WTO dazi e tariffe aumentano e la burocrazia si moltiplica ma nel trasporto aereo invece semplicemente le regole decadono fino alla firma di un nuovo accordo.

 

http://ukandeu.ac.uk/explainers/aviation-in-the-brexit-negotiations/

 

Ultima novità a proposito della disputa su Galileo. Ieri il Governo britannico ha annunciato di volere stanziare 92 milioni di sterline per attivare uno studio di fattibilità per un nuovo sistema di navigazione satellitare in sostituzione del sistema Galileo.

 

https://www.bbc.co.uk/news/science-environment-45314954

 

A metà ottobre sapremo se la Gran Bretagna opterà per una Brexit con o senza accordo.

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La trattativa sulla Brexit procede nell'incertezza, tra ottimismo inglese e alcune perplessità da parte UE.

Il governo britannico ha appena pubblicato una nuova serie di documenti che delineano lo scenario peggiore nel caso di Brexit senza accordo negoziale con l'EU.

https://www.gov.uk/government/collections/how-to-prepare-if-the-uk-leaves-the-eu-with-no-deal

In breve:

  • il roaming telefonico con l'EU decadrebbe,
  • le patenti britanniche non varrebbero più sul continente e viceversa,
  • contenziosi nell'affido dei bambini in caso di divorzio di coppie miste,
  • problemi nel vendere prodotti britannici in EU.


In ambito spaziale, il governo britannico ha confermato gli impatti su Galileo, Copernicus e sul progetto di Space Surveillance and Tracking.


Galileo

Comunque sia, accordo sì o no, la Gran Bretagna non parteciperà più allo sviluppo di Galileo e non avrà accesso alla parte sensibile del progetto, quella del segnale PRS per applicazioni militari e di sicurezza. Il governo ha stanziato 92 milioni di sterline per lo studio di fattibilità di un sistema alternativo a Galileo. Le industrie inglesi e gli enti di ricerca hanno diverse competenze nel progetto perché hanno sviluppato diverse tecnologie del progetto, ma sarà interessante vedere cosa uscirà quando discuteranno delle proprietà intellettuali del progetto.


Copernicus

Copernicus è il più ambizioso programma per l'osservazione della Terra. Ha scopi di osservazione del clima ma anche di osservazione per la sicurezza civile. La Gran Bretagna partecipa al progetto come membro dell'UE, dell'ESA e dell'European Organisation for the Exploitation of Meteorological Satellites (EUMETSAT).
La Gran Bretagna perderà l'accesso ai dati prodotti sotto la supervisione dell'EU, ma continuerà ad accedere agli altri dati come membro ESA e EUMETSAT.
Industrie e enti di ricerca britannici non potranno più avere contratti tramite il canale UE, mentre proseguiranno tramite gli altri 2 organizzazioni.


Space Surveillance and Tracking

Il programma EUSST fu avviato nel 2014 per fornire all'UE un servizio autonomo di Space Surveillance and Tracking (SST) per proteggere le infrastrutture spaziali europee (satelliti, ad esempio) dal rischio di collisione con altri oggetti orbitali, e fornire servizi, dati e allerte relativi ad oggetti rientranti nell'atmosfera.

Il programma attualmente fornisce 3 servizi all'EU e alle relative organizzazioni ed industrie:

  • Conjunction Analysis (cioè Collision Avoidance);
  • Fragmentation Analysis;
  • Re-Entry warnings.

Lo UK National Operational Centre fornisce la Fragmentation Analysis e fornisce un servizio di back-up per i servizi di Re-Entry warnings.

Il programma EUSST è parzialmente operativo e fornisce dei dati dal 2016 ma ci vorrà ancora del tempo per un Space Surveillance and Tracking system pienamente operativo.
In caso di no deal la Gran Betagna non parteciperà più al progetto ma continuerà a ricevere il servizio dagli USA.

Da vedere anche chi sostituirà la Gran Bretagna nel progetto.

https://www.gov.uk/government/publications/satellites-and-space-programmes-if-theres-no-brexit-deal/satellites-and-space-programmes-if-theres-no-brexit-deal

 

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La Gran Bretagna sta vivendo giorni veramente concitati. Il primo ministro May ha da poco raggiunto un accordo formale con l'UE per un'uscita ordinata dall'UE. Come era però stato pronosticato già 2 anni fa, il Regno Unito è uscito sconfitto dalla trattativa in quanto ha dovuto cedere sulla maggior parte dei punti in discussione. L'accordo prevede di uscire dall'UE, rispettandone però la maggior parte delle regole, ma senza poter contribuire a quello che deciderà l'UE. L'UE ha fatto prevalere il suo maggior peso specifico e i britannici si sono resi conto dei benefici dell'appartenenza all'UE. In cambio hanno ottenuto il controllo dell'immigrazione dall'UE.

In Gran Bretagna l'accordo però scontenta tutti: il partito conservatore di governo è spaccato, con una numerosa frangia interna decisa a bocciare l'accordo. Il DUP, il partito nord irlandese unionista che sostiene il governo, ha detto che l'accordo non soddisfa le loro richieste e quindi non lo sosterrà. Il partito laburista, anch'esso spaccato, sostiene che l'accordo sottoscritto sia pessimo. Alla vigilia dell'accordo 4 ministri del governo hanno rassegnato le dimissioni, ed è notizia di poche ore fa che un altro ministro si è dimesso.

L'11 dicembre il parlamento britannico voterà se ratificare o bocciare l'accordo firmato con l'UE. Al governo oggi mancano circa 30 voti per poter raggiungere la maggioranza parlamentare. Gli scenari che si aprono a questo punto saranno i più disparati.

https://www.theguardian.com/politics/2018/nov/30/sam-gyimah-resigns-over-theresa-mays-brexit-deal

https://www.theguardian.com/politics/2018/nov/29/security-risks-of-no-deal-brexit-become-clearer


Parlando d'altro... parliamo prima di spazio.

Oggi il governo ha annunciato che non cercherà più di accedere ai piani di progetto del servizio PRS di Galileo ma procederà a sviluppare un suo sistema satellitare. La Gran Bretagna possiede molte tecnologie per sviluppare questo progetto e ritiene di potere portare a termine questo costoso ma indispensabile progetto (costi previsti tra i 2 e i 5 miliardi di sterline). Il progetto preliminare richiederà, riutilizzando tecnologie già sviluppate, circa 18 mesi. Ribadisco che l'uscita dall'UE, con accordo o senza, crea un buco dai 2 ai 5 miliardi di sterline nel blancio della stato per sviluppare un clone di un progetto che altrimenti i britannici avrebbero avuto a costi inferiori e con prestazioni superiori...

https://www.bbc.co.uk/news/uk-46407249


Parliamo per concludere di sicurezza.

Il ministro per la sicurezza Ben Wallace ha affermato che l'accordo consentirà alla Gran Bretagna di poter continuare a collaborare con l'UE per le questioni di ordine pubblico e di stare in una situazione di sicurezza. Firmare l'accordo significa che le forze di sicurezza britanniche continueranno la cooperazione con Europol ed Eurojust – le 2 agenzie che si occupano di forze dell'ordine e cooperazione giudiziaria tra gli stati membri.

C'è un minimo di incertezza sul mandato di arresto europeo, ma pare che continuerà a rimanere in vigore.

Il governo britannico vuole continuare a cooperare e ad accedere al database dei passeggeri europei, che è stato sviluppato dalla Gran Bretagna per identificare terroristi e criminali pericolosi che viaggiano attraverso l'Europa.

Il governo vuole anche una continuare con l'accordo Prum, che consente ai paesi di condividere dati di registrazione del DNA, delle impronte digitali e dei veicoli.

La dichiarazione non fa riferimento al database noto come Sistema d'informazione Schengen II (SIS2), che ha fornito oltre 10.000 segnalazioni alla polizia britannica e alle forze dell'ordine riguardo a molestatori sessuali e altri sospetti criminali nell'ultimo anno.

Polizia, agenzie di sicurezza e membri del parlamento hanno avvisato che l'accesso questo database è vitale, anche se non è ancora sicuro se il governo riuscirà ad ottenere di continuare questa collaborazione.


Per concludere, ad oggi i sondaggi dipingono ancora un paese spaccato. Nel giugno 2016 hanno votato per uscire dall'UE il 52% dei britannici, mentre il 48% ha votato per rimanere. Oggi percentuali sono invertite, 54% a favore dell'UE e il resto contro. 2 anni di delirio non hanno spostato di molto le opinioni, e forse questo è uno dei motivi peri quali il governo cercherà di evitare le elezioni, in quanto comportano troppa incertezza.


2 giorni fa il governatore della Banca d'Inghilterra ha pubblicato i possibili scenari dell'uscita della Gran Bretagna dall'UE. Gli scenari più catastrofici (ribadiamo scenari, non proiezioni), danno una contrazione della sterlina del 25% e un'inflazione al 6-7%.

https://www.theguardian.com/politics/2018/nov/28/carneys-pessimistic-brexit-prophecies-look-like-last-roll-of-dice

Ma immagino che qualcuno si sarà chiesto: ma perché allora diversi membri del partito conservatore insistono per l'uscita dall'UE anche senza accordo?

Ebbene la Gran Bretagna è la patria del liberismo: che il mercato faccia il suo corso!

Diversi parlamentari conservatori sono portatori di interessi di fondi di investimento. A loro avviso le leggi dell'UE impediscono alla Gran Bretagna di investire in lucrosi e redditizi settori dell'economia. I settori della bioingegneria o di certi settori della chimica sono preclusi all'industria britannica a causa dell'UE. Ad esempio i parlamentari si chiedono perché la Gran Bretagna non possa investire in cibi OGM. Le restrizioni dell'UE impediscono a questi fondi di investimento di trarre profitti lucrosi da settore che sono ampiamente sfruttati in altre parti del mondo. Ma questo è solo un esempio.

Un esempio molto significativo della visione economica di una parte del partito conservatore è stato espresso dall'economista Patrick Minford, il quale ha affermato che è necessario ridurre l'industria automobilista, nella stessa maniera in cui la Gran Bretagna ha fatto con quella del carbone e dell'acciaio, in quanto poco redditizia. Peccato che l'industria dell'auto in Gran Bretagna valga centinaia di centinaia di migliaia di posti di lavoro.

Non per questo, in caso di No Deal Brext, il governo inglese ha dato disposizioni alla polizia e all'esercito di disporsi per fronteggiare le probabili rivolte popolari...

https://www.walesonline.co.uk/news/politics/devastating-future-welsh-manufacturing-predicted-15323164


Prepariamo i popcorn e sediamoci in poltrona ad assistere allo show dell'11 dicembre.

 

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Per aggiungere un po' di pepe, oggi a latere del summit del G20 in Argentina il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha detto a Theresa May che la Gran Bretagna deve votare l'accordo con l'UE per preservare gli accordi e gli investimenti dei businessman del Sol Levante. Il Giappone ha investito enormi quantità di denaro in Gran Bretagna, dall'industria (in primis l'industria dell'auto), alla finanza (numerose sono le banche presenti oltre Manica).

I presidenti di Toyota, Honda, Nissan, Panasonic, ecc. hanno affermato che se la Gran Bretagna dovesse finire sotto le regole del WTO, l'imprenditoria giapponese ne trarrebbe le conseguenze ed in particolare prenderebbe di mira l'industria dell'auto britannica. In caso di mancato accordo la Gran Bretagna non sarebbe più per il Giappone la porta in accesso all'Europa.

In generale il mercato giapponese di interesse in Gran Bretagna vale circa 46 miliardi di sterline. Nissan, Toyota e Honda cominciarono ad investire sull'isola a partire dagli anni '80 e oggi producono circa la metà delle 1700000 auto prodotte annualmente in Gran Bretagna. L'industria dell'auto impiega in Gran Bretagna circa 800000 persone.

Se davvero il Giappone dovesse perdere questa montagna di miliardi a causa di una Brexit senza accordo con l'UE, davvero qualcuno pensa che il Giappone potrebbe scegliere la Gran Bretagna come partner per sviluppare un aereo di sesta generazione? Come ho detto nel post precedente, preparate i popcorn... si sta per decidere anche il futuro dell'industria della difesa europea.

https://www.theguardian.com/politics/2018/dec/01/shinzo-abe-to-theresa-may-avoid-a-no-deal-brexit-eu

https://www.theguardian.com/politics/2018/jun/25/foreign-businesses-tell-uk-solve-brexit-issue-or-risk-100bn-in-trade


Secondo quanto afferma The Guardian, il Regno Unito non potrà mai recuperare l'investimento di 1,2 miliardi di sterline fatto sul sistema satellitare Galileo.

Le forze armate britanniche avrebbero dovuto avere accesso al sistema criptato di Galileo quando sarà pienamente operativo nel 2026.

Il governo ora prevede una possibile collaborazione su un nuovo sistema con altri paesi come quelli dell'alleanza di intelligence FiveEyes e spera di utilizzare alcuni territori d'oltremare britannici e le dipendenze della Corona per una rete globale di sedi necessarie per infrastrutture e copertura mondiale.

https://www.theguardian.com/politics/2018/nov/30/brexit-uk-may-never-recover-12bn-invested-in-eu-galileo-satellite-system

https://www.express.co.uk/news/uk/1052723/brexit-news-galileo-space-defence-theresa-may-brexit-deal

 

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14 ore fa, zander ha scritto:

Se davvero il Giappone dovesse perdere questa montagna di miliardi a causa di una Brexit senza accordo con l'UE, davvero qualcuno pensa che il Giappone potrebbe scegliere la Gran Bretagna come partner per sviluppare un aereo di sesta generazione? Come ho detto nel post precedente, preparate i popcorn... si sta per decidere anche il futuro dell'industria della difesa europea.
 

Gl' inglesi dovranno per forza trovare un partner europeo o americano  per le loro realizazioni  nell'aerospazio / difesa e appoggiarsi ad esso per certificarle.

Modificato da engine

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Infatti è così, ma su questo o altri forum (non mi ricordo), qualcuno ipotizzava anche una possibile collaborazione con il Sol Levante, a cui credo poco e men che meno se si dovesse verificare una hard Brexit.

Comunque è notizia di oggi che, essendo il governo May molto debole, in caso di bocciatura dell'accordo l'11 dicembre, alcuni autorevoli esponenti del partito conservatore hanno affermato che il parlamento potrebbe indire un secondo referendum in quanto esiste un partito trasversale ai partiti che sarebbe favorevole. Insomma i parlamentari britannici pare che stiano rinsavendo e potrebbero fare di tutto pur di non infilarsi nell'inferno di una hard Brexit.

https://www.bbc.co.uk/news/uk-politics-46416591

I laburisti dall'altro canto erano due anni che aspettavano l'implosione del partito conservatore per puntare a nuove elezioni e diventare partito di governo. Il leader laburista Jeremy Corbyn è un animo puro e nobile, un idealista al 100%, ma è "più a sinistra del partito comunista cinese" [cit]. Nel 2017 ha votato contro il rinnovo dell'arsenale atomico britannico basato sui Trident. Se riuscisse davvero a far saltare il governo e vincere le eventuali nuove elezioni, perseguirebbe nella sua politica pacifista?

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Tom Enders, CEO di Airbus, ha affermato che escludere la Gran Bretagna dai programmi militari dell'UE ed in primis Galileo, è un grosso errore e minaccia le ambizioni di difesa e sicurezza comune dell'UE.
Airbus gestisce diversi affari in Gran Bretagna, come ad esempio a Portsmouth, dove realizza i servizi di terra di Galileo anche se l'azienda ha perso la continuazione del contratto questa estate, o l'azienda controllata Surrey Satellite Technology, che fa i payload per i satellite Galileo.

Gli ha fatto eco Carl Bildt, ex primo ministro svedese, e attualmente co-presidente del Consiglio europeo per le relazioni estere, che ha detto che escludere la Gran Bretagna dal sistema Galileo è una follia di primordine.

https://www.ft.com/content/a0c985d4-f704-11e8-af46-2022a0b02a6c

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