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Diguz

La battaglia di Cassino

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Dopo aver sfondato la linea del Volturno (non senza perdite...), Alexander e Clark sapevano che i Tedeschi non gli avrebbero lasciato la strada libera per Roma; così decisero di provare un aggiramento della nuova e, secondo il loro giudizio, la migliore linea difensiva costruita dai Tedeschi: la linea Gustav.

Ma purtroppo le cose non andarono per il verso giusto :pianto: lo sbarco ad Anzio si rivelò un inutile spostamento di un intero corpo di armata.

In effetti era anche sensato visto che i carri armati potevano passare solo da Montecassino (per evitare centinaia di Km!) ma era ancora più sensata l'idea francese fin dal principio cioè di aggirare la collina di Montecassino...

Allora io mi chiedo: perchè non hanno accettato subito il piano francese?

4 battaglie... una abbazia intera distrutta (per niente!) :furioso: ... 105.000 uomini morti per gli Alleati e 40.000 per i Tedeschi :blink: ...

si potevano evitare???

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lo sbarco di anzio si rivelo inutile perche gli alleati si assicurarono una tranquilla testa di ponte, altrimenti se dopo sbarcati correvano dritti a roma non ci trovavano nessuno.

 

E' storia nota che dopo lo sbarco i tedeschi richiamarono rinforzi da ogni dove (anche il battaglione barbarigo della X mas) e li mandarono nel agro pontino a combattere una battaglia di trincea.

 

La decisione di trincerarsi per gli alleati va presa negli alti comandi e nel esecutivo italiano di allora.

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Penso che sopo il successone della linea Maginot <_< e l'ottima figura in Francia :thumbdown: i francesi non fossero ben visti sul piano strategico. Comunque x una volta avevano ragione.

Comunque secondo me Alexander e Clark erano due imbecilli rincitrulliti al confronto di Patton (che aveva fatto la sua cazzata) e Montgomery (che stava pianificando il D-Day).

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Infatti... al massimo Patton va ricordato per due grossi successi, cioé il comando dell'armata fittizia che avrebbe dovuto invadere la Norvegia nel 1944 e la stupefacente manovra (studiate tutt'oggi in tutte le accademie militari del mondo) con cui modificò la direttrice di avanzata di un'intera armata per correre in soccorso della 101^ aviotrasportata assediata a Bastogne.

Edited by gobbomaledetto

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in risposta di gobbo va ricordata la conferenza tra gli alti generali alleati dovo patton disse che con 2 giorni poteva spostare un corpo di tre divisione al che ike rispose " non essere vanesio George".

 

Va anche sottolineato il successivo scambio di battute tra Patton e Ike

 

"E' buffo George, ma tutte le volte che ottengo una stella vengo attaccato", Ike aveva appena ricevuto la sua quinta stella. Patton sorrise e rispose" e ogni volta che tu vieni attaccato, Ike io ti tiro fuori dai guai"

 

p.s. perche non apriamo un topic o una sezione dove parlare di questi generali cosi carismatici o che hanno avuto ruoli primari in vittorie o sconfitte?

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in risposta di gobbo va ricordata la conferenza tra gli alti generali alleati dovo patton disse che con 2 giorni poteva spostare un corpo di tre divisione al che ike rispose " non essere vanesio George".

 

Va anche sottolineato il successivo scambio di battute tra Patton e Ike

 

"E' buffo George, ma tutte le volte che ottengo una stella vengo attaccato", Ike aveva appena ricevuto la sua quinta stella. Patton sorrise e rispose" e ogni volta che tu vieni attaccato, Ike io ti tiro fuori dai guai"

 

p.s. perche non apriamo un topic o una sezione dove parlare di questi generali cosi carismatici o che hanno avuto ruoli primari in vittorie o sconfitte?

sarebbe una bella idea , così oltre che di mezzi si potrebbe parlare di uomini , perchè oltre alle qualità tecnologiche ci sono poi quelle degli utilizzatori che influenzano l' esito della storia, però non vorrei vedere un topic con la domanda quale era il generale migliore? Patton - Rommell- Montgomery- Zukov -

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scusa che cazzata ha fatto patton?

 

come appunto ho detto Patton era un grande generale. parlavo dell'errore che gli è costata la sospensione di quasi un anno in sicilia e x parecchio tempo dopo lo sbarco in normandia, una cazzata per l'appunto:

 

I motivi della permanenza di Patton a Palermo, a tutti ignoti, c' erano, e non erano di poco conto. Patton stava scontando una condanna, mai formalmente pronunziata ma forse per questo più grave, decretata dall' opinione pubblica statunitense quando era venuta a conoscenza dei due deprecabili episodi che avevano avuto per protagonista proprio l' amato generale Patton.

 

I fatti erano andati così. I1 3 agosto Patton, lasciato Palazzo dei Normanni per compiere una delle sue consuete ispezioni, si era recato in un ospedale da campo nei pressi di Nicosia.

 

Tra i soldati ricoverati, feriti più o meno gravemente, ne aveva trovato uno, Charles Khul, che era soltanto in preda ad una crisi di nervi per stress da combattimento. Convinto che fingesse per vigliaccheria, lo aveva schiaffeggiato e, urlando, lo aveva scaraventato fuori della tenda con un calcio nel sedere. Un fatto analogo si era ripetuto il 10 agosto, in un altro ospedale da campo, dove il soldato Paul Bennett, che accusava gli stessi sintomi dell' altro, era stato da Patton insultato ferocemente e minacciato con la pistola agitatagli sotto il naso.

 

Malgrado il tentativo di non divulgare la notizia dei due incidenti, l' accaduto finì in pasto all' opinione pubblica negli Stati Uniti. L' indignazione fu unanime, tanto che il generale Eisenhower dovette ordinare a Patton di chiedere pubblicamente scusa ai due soldati oltraggiati alla presenza dell' intera 1º Divisione di fanteria, cosa che avvenne il 27 agosto. Da allora su di lui era calato il gelo dell' emarginazione.

 

La sua Armata era stata smembrata, la lotta in Italia a fianco di Montgomery era stata affidata al generale Clark, mentre egli si struggeva tra i broccati d' oro di Palazzo dei Normanni. I1 17 novembre 1943 scriveva nel suo diario: «Non ho assolutamente niente da fare e ho molte ore di tempo da riempire. Comandavo 240.000 uomini, e ora ne ho meno di cinquemila. Presto toccherò il fondo e ricomincerò ad emergere». E qualche giorno dopo, il suo orgoglio, ferito ma non domo, gli dettava queste parole anch' esse affidate al suo diario: «Mi rendo conto di avere svolto il mio servizio in modo veramente privo di tatto, ma, considerato che il mio metodo è piaciuto al Dio delle Battaglie, sono contento».

 

In quei mesi la sua disperazione toccò il fondo. Si aggirava per le vie di Palermo spesso da solo, come uno dei tanti soldati in libera uscita. Non portava alla cintola alcun revolver Colt 45 dall' impugnatura di madreperla che l' iconografia giornalistica gli aveva attribuito: se qualcuno ne parlava o ne scriveva, si infuriava, dicendo che siffatte pistole avrebbe potuto portarle in giro soltanto un ruffiano di qualche bordello di New Orleans. Finalmente, alla fine del gennaio 1944, rinacque a nuova vita: venne convocato da Eisenhower in Inghilterra per assumere il comando della III Armata in vista dello sbarco in Normandia. Vi partecipò coprendosi di gloria: sfondate le difese tedesche in Normandia, raggiunse le rive della Senna, a Fontainebleau, presso Parigi, che venne liberata da lì a poco.

 

Fu il primo a superare il Reno con la sua Armata e a puntare verso la Cecoslovacchia, con tanta vittoriosa irruenza da dovere essere frenato dai suoi superiori e dai politici. A guerra finita, fu nominato Governatore militare della Baviera. La notte del 21 dicembre 1945, a Heidelberg, al volante della sua jeep guidata con spericolatezza, ebbe l' incidente: in una curva l' auto si rovesciò e morì sul colpo.

 

Finiva cosi il «Re di Sicilia», l' inquilino di Palazzo dei Normanni, il cui destino durante quei sei mesi difficilissimi si era incrociato, e in un certo senso identificato, con quelle del popolo che egli aveva liberato dalla tirannia: un popolo che proprio allora cominciava a riemergere dalle rovine materiali e morali in cui un ventennio di dittatura ed una guerra disastrosa lo avevano fatto sprofondare; mentre anche il «Re», per fatale coincidenza, dovette fare ogni sforzo per riaversi dal colpo infertogli dal destino nel momento più fulgido della sua vita.

SICILIA 1943

 

inoltre questo venne fuori dopo ed è qualcosa di ben + grave anche se Patton, già morto, non potette presentare la sua versione dei fatti

 

Il 23 e il 24 giugno 2004 Gianluca Di Feo scrive due articoli sul Corriere della Sera che per la prima volta, almeno in Italia, squarciano un velo di omertà durato 60 anni: nel luglio 1943 soldati americani appartenenti alla 45esima Divisione comandata dal generale George Smith Patton, appena sbarcati in Sicilia, uccisero a sangue freddo diverse decine di soldati italiani (ed anche alcuni soldati tedeschi) che si erano arresi. Gli episodi citati dal giornalista sono diversi,di due, quelli avvenuti nell'aeroporto di Biscari, nel Ragusano, si conosce ogni dettaglio.

 

Scrive Di Feo:

 

«Il capitano Compton radunò gli italiani che si erano arresi. Saranno stati più di quaranta. Poi domandò: "Chi vuole partecipare all' esecuzione?". Raccolse due dozzine di uomini e fecero fuoco tutti insieme sugli italiani».

«Il sergente West portò la colonna di prigionieri italiani fuori dalla strada. Chiese un mitra e disse ai suoi: "E' meglio che non guardiate, così la responsabilità sarà soltanto mia". Poi li ammazzò tutti»

A seguito della denunzia operata dal cappellano della divisione, il colonnello William King che era venuto a conoscenza dei fatti, furono anche celebrati, nel massimo segreto, nell'autunno 43 due processi: la corte marziale USA accusò il sergente Horace T. West dell' omicidio di 37 italiani, il plotone d esecuzione del capitano John C. Compton almeno 36.

 

il capitano John C. Compton non cercò scuse: davanti alla corte marziale disse solo di avere obbedito agli ordini emanati da Patton subito prima dello sbarco in Sicilia:

 

When we land against the enemy, don't forget to hit him and hit him hard. When we meet the enemy we will kill him. We will show him no mercy. He has killed thousands of your comrades and he must die. If you company officers in leading your men against the enemy find him shooting at you and when you get within two hundred yards of him he wishes to surrender – oh no! That bastard will die! You will kill him. Stick him between the third and fourth ribs. You will tell your men that. They must have the killer instinct. Tell them to stick him. Stick him in the liver. We will get the name of killers and killers are immortal. When word reaches him that he is being faced by a killer battalion he will fight less. We must build up that name as killers

(Botting, Douglas & Sayer, Ian: Hitler's Last General: The case against Wilhelm Mohnke. Bantam Books, London, 1989, ppag. 354-9)

La corte condannò il sergente West all'ergastolo. Ovviamente la pena non venne mai eseguita. West fu dapprima trattenuto agli arresti in una base del Nord Africa. Il 1° febbraio 1944 il capo delle pubbliche relazioni del ministero della Guerra sollecita al comando alleato di Caserta un «atto di clemenza» per West: «Non possiamo - è il testo della lettera pubblicata da Stanley Hirshson nel 2002 - permettere che questa storia venga pubblicizzata: fornirebbe aiuto e sostegno al nemico. inoltre potrebbe scuotere una parte dell' opinione pubblica dei nostri cittadini che sono così lontani dal campo di battaglia e potrebbero non capire la ferocia che è insita nella guerra..."("that no publicity be given to this case because to do so would give aid and comfort to the enemy and would arouse a segment of our own citizens who are so distant from combat that they do not understand the savagery that is war.").

Così dopo solo sei mesi, West viene rilasciato e mandato al fronte.

 

Al contrario il capitano John Compton fu assolto: la corte marziale riconobbe che aveva agito per seguire gli ordini superiori, ma nessun procedimento venne certamente avviato nei confronti di Patton nè egli venne interrogato come testimone. E così Patton, tanto criticato ed oggetto di uno scandalo unanime perchè in Sicilia in un ospedale aveva schiaffeggiato un soldato ricoverato per shock (che Patton riteneva si trattasse di codardia), non fu oggetto di nessuna critica o appunto per aver dato ordini che esplicitamente invitavano a non avere alcuna pietà per i nemici che si volessero arrendere.

 

 

 

Il massacro di Biscari fu tenuto segreto così bene che pochissimi soldati nella stessa divisione ne ebbero mai notizia alcuna.

 

Ma il giornalista Di Feo enumera i luoghi e le circostanze anche di altre stragi:

 

Altri due eccidi sono stati descritti da un testimone oculare, il giornalista britannico Alexander Clifford, in colloqui e lettere ora divulgate. Avvennero nell' aeroporto di Comiso, quello diventato famoso mezzo secolo dopo per gli euromissili della Nato. All' epoca era una base della Luftwaffe, contesa in una sanguinosa battaglia. Clifford disse che sessanta italiani, catturati in prima linea, vennero fatti scendere da un camion e massacrati con una mitragliatrice. Dopo pochi minuti, la stessa scena sarebbe stata ripetuta con un gruppo di tedeschi: sarebbero stati crivellati in cinquanta. Quando un colonnello, chiamato di corsa dal reporter, fermò il massacro, solo tre respiravano ancora. (Gianluca Di Feo - Corriere della Sera - 23 giugno 2004)

Successivamente agli articoli di Di Feo, sono andati in stampa nel 2005 due libri sullo stesso argomento. Nel libro di Giovanni Bartolone "Le altre Stragi" l' autore documenta varie stragi di civili e militari operate in Sicilia dagli americani. Oltre alla strage di Biscari veniamo così a conoscere altri nomi dimenticati: le stragi di Piano Stella, di Comiso, di Castiglione, di Vittoria, di Canicattì, di Paceco, di Butera, di Santo Stefano di Camastra...

Sempre nel 2005 Gianfranco Ciriacono pubblica "Le stragi dimenticate - Gli eccidi americani di Biscari e Piano Stella" per i tipi di una piccola casa editrice di Ragusa, Cooperativa Cdb A raccontare cosa accadde quel 13 luglio 1943 a Piano Stella è Giuseppe Ciriacono, nonno dell' autore, unico sopravvissuto.

 

«Verso il pomeriggio tardi sentimmo qualcuno che chiamava dall’esterno del rifugio: "uscite fuori, uscite fuori", la voce gridava. Così uscimmo fuori e trovammo u soldato che parlava bene l’italiano e ci chiese di entrare a casa per vedere se vi erano soldati tedeschi. Mio padre si apprestò a fare perlustrare la casa, ma quando arrivammo davanti alla porta ci accorgemmo che già i soldati avevano sfondato la porta ed erano entrati. Dopo qualche ora arrivarono altri soldati… ormai era l’imbrunire. Ci fecero segno di uscire, ma nessuno parlava italiano. eravamo in sei persone e ci fecero segno di seguirli verso Acate. Il nostro podere confinava con il territorio della provincia di Ragusa e, dopo aver camminato un po’, giungemmo presso una casa che apparteneva a un certo Puzzo… Gli americani ci portarono in questa casetta, il terreno circostante era piantato a vigneto e lì ci fecero segno di sederci… Poi i soldati imbracciarono delle armi, dei fucili mitragliatori, e si misero ad angolo, uno da un lato e l’altro dall’altro. Ricordo che quando assunsero questa posizione il signor Curciullo, che era accanto a me, disse: "compari Pippinu haiu ‘mprissioni che ci vogliono uccidere" . A questo punto, mentre parlavano, mi sentii prendere da qualcuno per il bavero della camicia e tirarmi su… allora ero ragazzino, andavo ancora alle elementari e sentivo i racconti dei fratelli Bandiera e cose del genere e pensai che il primo ad essere ucciso sarei stato proprio io. Quando mi sentii tirare per il bavero, girandomi vidi questo americano che aveva il fucile abbrancato, con lamano sinistra teneva un’anguria e con la destra mi tirava. Appena mi girai a guardarlo disse delle frasi che a mio parere volevano dire di allontanarmi. Non appena mi allontanai 20, 30 passi circa sentii una raffica di mitra e le urla di mio padre, del mio amico e degli altri».

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allora riguardo al episodio del ospedale da campo l'opinione pubblica ne resto scioccata, ma negli uomini della sua armata c'era un detto che non ricordo bene che recitava piu o meno " che mi prenda a calci che mi prenda a ..... non importa io in testa alla colonna ci vado lo stesso"

 

Per quel che riguarda il massaccro di biscari ce ben da dire che lui disse apertamente che quando stavano a 100 metri anche se alzavano le mani di mirare tra la 4e 5 costola. Non scordiamoci che durante le guerra le atrocita le commettono tutti sia i buoni che i cattivi.

 

Pero qui stiamo ampiamente off topic, se vogliamo continuare apriamo una discussione su patton.

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