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Contromisure all'infrarosso

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Infrarosso : tecniche difensive.

 

infrarosso01.jpg

 

Subito dopo le onde millimetriche, ma prima del visibile, incontriamo l’infrarosso (IR). Una regione estesa, per convenzione, da 1000 fino a circa 0,75 micron. Viene divisa in 3-4-5 settori (un esempio nella tabella), a seconda delle necessità.

 

Benché esistano sensori infrarossi attivi, ci occuperemo solo di quelli passivi, ampiamente utilizzati su moltissimi missili a corto e medio raggio. Anche in questo settore si sono verificati enormi progressi. Nei sensori e nelle contromisure adatte a contrastarli.

 

Un velivolo emette energia infrarossa in molti modi.

 

Allo scarico: un tipico motore raggiunge temperature variabili tra 600 e oltre 800°C senza postbruciatore (ma vi sono motori “freddi” che non superano i 400°C) e fino a 2000°C con il postbruciatore inserito. La scia calda, ad oltre 100 metri dietro il velivolo, raggiunge ancora oltre 100°C col postbruciatore inserito.

 

Sulle lamiere di rivestimento dei motori.

 

Per il calore emesso dai componenti elettronici.

 

Sulle superfici, a causa del riflesso solare. Un velivolo in alluminio non verniciato riflette la luce solare a molte decine di Km di distanza (fino a 100 km). Le vernici riducono la riflessione al 50-60% (ancor più i grigi anti-IR : 5-15%). Ma l’emissione è rilevabile.

 

Sul tettuccio, che riflette così tanto i raggi solari da consentire l’aggancio di un sensore moderno.

 

Sul cono anteriore, sui bordi delle prese d’aria e delle ali per attrito aerodinamico.

 

Continua...

 

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