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Guest galland

Ansaldo-Fiat semovente 75/18

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Guest galland

SEMOVENTE ANSALDO-FIAT 75/18

 

751.jpg

 

CARATTERISTICHE

 

Tipo: Semovente 75/18 M41 (Carro comando M41)

 

Peso: t 13,100 (12,500)

 

Lunghezza: m 4,915 (4,915)

 

Larghezza: m 2,280 (2,280)

 

Altezza: m 1,850 (1,815)

 

Luce libera: m 0,380 (0,380)

 

Protezione: mm 50 (30)

 

Motore: HP 145 (145)

 

Cambio di velocità: 4V + RM (4V + RM)

 

Velocità massima: km/h 32 (32)

 

Autonomia: km 200 (200)

 

Equipaggio: 3 (4)

 

Armamento: 1 cannone da 75/18 + 1 mtg. Breda cal.8 (1 mtg. cal. 13,2 + 1 mtg. Breda cal. 8)

 

Munizionamento: 44 da 75 + 1104 da 8 (420 da 13,2 + 504 da 8)

 

Trincea: m 2 (2)

 

Gradino: m 0,80 (0,80)

 

Pendenza massimo superabile: 45° (45°)

 

Guado: m 1 (1)

 

752x.jpg

753.jpg

754.jpg

 

Il semovente da 75/18 fu realizzato inizialmente montando un pezzo d'artiglieria su uno scafo modificato di carro armato M13/40. Successivamente, con l'entrata in produzione degli M14/41 e M15/42, i semoventi vennero montati anche su questi scafi. Il mezzo si rivelò di buona concezione, e si può senz'altro affermare che è stato in senso assoluto il miglior mezzo corazzato italiano che abbia avuto impiego operativo durante la seconda Guerra Mondiale. L'esemplare illustrato è un semovente appartenente al DLIV Gruppo semoventi della Divisione corazzata Littorio e faceva parte della 10 Batteria comandata dal capitano Davide Beretta. I semoventi di questa batteria si distinguevano per la figura geometrica dipinta in rosso sulla paratia posteriore della camera di combattimento (cerchio, quadrato, triangolo e rombo) e furono tutti distrutti nel corso della battaglia di El-Alamein.

 

 

L'apparizione dello Sturmgeschutz (o cannone d'assalto) tedesco nel maggio del 1940, realizzato installando un pezzo da 75 mm in casamatta sullo scafo del Pz.Kpfw. III e che in azione veniva rifornito da un autoprotetto semicingolato con rimorchietto portamunizioni, fece sì che anche in Italia si studiasse un mezzo analogo, basato sul connubio tra l'obice da 75/18 e il nuovo carro medio appena entrato in servizio, lo M13/40.

 

Il progetto del semovente, redatto dal colonnello d'artiglieria Berlese con la collaborazione del Servizio Tecnico Automobilistico, fu presentato verso la fine del 1940 alla Direzione dell'Ansaldo-Fossati di Genova-Sestri Ponente, che il 10 gennaio 1941 esibì un prototipo con affusto a sfera; sulla base del nuovo prototipo furono ordinate le prime 30 unità.

 

Il 10 febbraio successivo, alla presenza dei delegati del Ministero, il primo esemplare del nuovo mezzo, denominato "Semovente da 75/18", eseguiva a Cornigliano con esito favorevole le prove di tiro. Si stabilì che le nuove artiglierie avrebbero permesso di formare, per ogni divisione corazzata, due gruppi costituiti da un comando (con 2 carri comando), due batterie (su 4 pezzi e 1 carro comando ciascuna) e un reparto munizioni e viveri (con 2 semoventi e 1 carro comando di riserva). Per il rifornimento munizioni sul campo di battaglia, era previsto l'impiego di carri L35 con rimorchietti (2 per pezzo, con in totale 100 colpi).

 

L'assegnazione dei semoventi all'artiglieria rappresentò un'innovazione che poneva l'artiglieria italiana all'avanguardia: infatti, presso l'esercito tedesco, il cannone d'assalto era considerato arma per l'appoggio alla fanteria, e tanto tedeschi che anglo-americani non ebbero artiglierie semoventi corazzate prima del tardo 1942.

 

 

LA TECNICA

 

Il semovente da 75/18 era essenzialmente un carro medio in cui era stata abolita la torretta e nella cui camera di manovra era stato installato, in casamatta sferica, un obice da 75 mm.

 

La massa oscillante (cioè la parte mobile del cannone durante il rinculo) era quella esistente dell'obice da 75/18-35, modificata solamente per esigenze di ingombro negli organi di frenamento. L'installazione consentiva un settore di tiro orizzontale di 40° e uno verticale da —12° a +22°. In alcuni semoventi il settore orizzontale era ridotto a 36° (16° a sinistra e 20° a destra).

 

La bocca da fuoco, in acciaio, scomponibile in tubo-obice e blocco di culatta, era caratterizzata dal freno di bocca, costituito da un "tulipano", munito anteriormente di una serie di fori di sfogo dei gas e filettato posteriormente per l'unione alla volata (con anello di guarnizione). Esso permetteva di assorbire una parte dell'energia di rinculo e conferiva al materiale una maggiore precisione di tiro e un leggero aumento di gittata.

 

L'otturatore era a cuneo orizzontale, azionato manualmente mediante una leva di manovra; il congegno di armamento e scatto era a percussione e ripetizione (per far partire il colpo si agiva sulla leva di sparo della culla); l'estrattore del bossolo era del tipo "a forchetta". Vi erano tre congegni di sicurezza: contro l'apertura accidentale dell'otturatore e contro lo sparo fortuito, contro lo sparo prematuro e contro lo sparo con materiale non perfettamente montato. L'affusto si componeva di:

 

- slitta (costituita essenzialmente da un manicotto con "zampe");

 

- culla a cassetta, con sezione convenientemente sagomata, in modo da adattarsi ai tre cilindri interni del freno di sparo (centrale) e dei ricuperatori (laterali); superiormente era chiusa da un coperchio i cui bordi costituivano le lisce per lo scorrimento delle guide della slitta e del blocco di culatta;

 

- freno di sparo, del tipo idraulico e a lunghezza di rinculo costante (350 mm);

 

- ricuperatori (due, a molla, eguali tra loro);

 

- congegno di direzione (settore a denti elicoidali, vite senza fine, due ingranaggi cilindrici e volantino di manovra);

 

- congegno di elevazione (settore, pignone, ruota elicoidale a vite senza fine, trasmissione e volantino di manovra);

 

- congegno di bloccaggio della massa oscillante durante la marcia.

 

La massa oscillante stessa veniva sopportata con i propri orecchioni su due apposite porta-orecchioniere ricavate sullo scudo esterno, il quale, mediante due perni disposti a 90° rispetto alle orecchioniere, era collegato alla struttura del carro. Uno scudo sferico interno, fissato alla culla e concentrico, consentiva la necessaria protezione a tutte le elevazioni.

 

Gli strumenti di puntamento impiegati dal 75/18 semovente erano:

 

- alzo da 105/28 Schneider modificato;

 

- cannocchiale a doppia graduazione del tipo n. 1 campale, con il gambo più lungo di 5 cm per portare la testa del cannocchiale al di sopra del carro;

 

- periscopio (utilizzabile per il puntamento del pezzo qualora entrambi i cannocchiali fossero stati messi fuori uso in combattimento);

 

-livello a doppia graduazione modello Righi.

 

L'obice da 75/18 impiegava sempre il proiettile unito al cartoccio (granata da 75/13 mod. 32, granata perforante da 75 e granata da 75 tipo E.P., a carica cava). II munizionamento era contenuto in alloggiamenti (gabbie) interni alla camera di combattimento; il rifornimento sul campo di battaglia non fu effettuato a mezzo trattori corazzati con rimorchio come era previsto, ma con autocarri leggeri sahariani. Soltanto nel 1943 si decise che, in aggiunta ai 50 colpi della riservetta di bordo, altri venissero trasportati su una cingoletta al seguito.

 

La squadra di servizio (equipaggio) era composta dal capocarro, dal marconista-tiratore e dal pilota.

 

Per la difesa vicina, il pezzo era stato dotato, in origine, di un fucile mitragliatore Breda cal. 65 con attacco universale, sostituito poi nel 1942 da una normale mitragliatrice Breda 38 cal. 8. Per i collegamenti, il mezzo era provvisto di una stazione radio RF 1 CA con laringofono e interfono.

 

755.jpg

Semovente da 75/18 su scafo di M13/40, III serie, appartenente al V Gruppo semoventi della Divisione corazzata Ariete (Africa settentrionale, offensiva italo-tedesca della primavera del 1942).

 

759y.jpg

 

Semovente da 75/18 su scafo di M14/41, appartenente al Raggruppamento “Piscicelli” (Sicilia, gennaio 1943).

 

757.jpg

 

Semovente da 75/18 su scafo di M15/42. Reggimento di Cavalleria Lancieri di Vittorio Emanuele II (Roma 10 settembre 1943).

 

758.jpg

 

Semovente da 75/34 su scafo di M15/42. Reggimento Lancieri di Vittorio Emanuele II (Monterosi 9 settembre 1943).

 

L'EVOLUZIONE

 

I primi 60 esemplari, sufficienti al fabbisogno delle tre divisioni corazzate esistenti, furono consegnati nel 1941, e i lusinghieri risultati ottenuti fecero sì che la produzione venisse intensificata e nel 1942 ne venissero introdotti altri 132, (o 146), probabilmente tutti sul più recente scafo M41 con motore maggiorato.

 

Frattanto si metteva a punto il più veloce M42 con motore da 190 HP a benzina, e nell'ottobre dello stesso 1942 fu ordinata l'installazione di un cannone da 75/34 (destinato al carro pesante P40) a bordo di questo scafo. In attesa che le 500 masse oscillanti da 75/34 ordinate (327 all'Ansaldo e 173 alla O.T.O.) fossero pronte, si richiese che altre 315 masse oscillanti da 75/18 venissero sistemate su scafo M41. Queste dovevano essere fornite per 235 unità dalla O.T.O. e per le altre 80 da Pozzuoli.

 

Il prototipo del semovente da 75/34 fu portato alle prove di tiro il 15 marzo 1943, mentre entravano in servizio i primi 24 75/18 su scafo M42. I primi 75/34 di serie furono introdotti nel maggio successivo.

 

È da ricordare che già nel 1942 era stato realizzato un semovente con cannone da 75 a grande gittata, installando il 75/32 mod. 37 a bordo dello M40 al posto del 75/18. Tale veicolo non risulta prodotto in serie.

 

La produzione dei semoventi da 75/18 e 75/34 continuò per l'esercito tedesco anche dopo l'armistizio e durò per tutto il 1944. I mezzi prodotti in questo periodo (rispettivamente 55 e 80) appaiono identici a quelli già forniti al Regio Esercito, se si eccettua una modifica alle ruote motrici e la colorazione mimetica.

 

Già nel 1940, prima dell'adozione del semovente, era stata avanzata una richiesta per disporre di osservatori mobili corazzati, basati sul carro M11, dotati di appositi strumenti e della possibilità di soprelevare il posto dell'osservatore a 5 metri da terra.

 

La questione fu riesaminata nel 1941 e fu adottata una versione del carro M13 sprovvista di torretta e dotata di apparecchiatura radio potenziata (una stazione RF 1 CA e una RF 2 CA). II carro comando così ottenuto fu realizzato sia in versione normale che in versione osservatorio (dotata di goniometro e telemetro e assegnata in un esemplare al comando di gruppo).

 

In base alle prime esperienze d'impiego, i carri comando subirono alcune modifiche, come la sostituzione dell'armamento principale (2 mitragliatrici cal. 8) con una mitragliera cal. 13,2 (carri comando M41 ed M42) e l'adozione, sui carri comando M42 per aerocooperazione, di una stazione radio RF 3M2 a grande portata in luogo della RF 2 CA originale, in aggiunta alla normale RF 1 CA. Alla scarsità di protezione rispetto ai carri-pezzo, si ovviò con i soliti sacchetti di sabbia e con gli elementi di cingolo portati anteriormente.

 

 

L'IMPIEGO

 

primi due gruppi semoventi da 75/18 furono impiegati dal 1° gennaio 1942 in Nord Africa svolgendo dapprima azioni di appoggio e di accompagnamento, con tiri fino a 7 chilometri, e quindi impegnando a breve distanza le formazioni corazzate avversarie. Il materiale diede ottima prova, unendo alla potenza del colpo singolo, rispetto al carro M, migliori requisiti tecnici e minore vulnerabilità.

 

Ciò indusse, sin dal luglio 1942, il Comando Supremo a sollecitare l'ispettorato dell'Artiglieria affinché nell'ambito dei reparti corazzati venisse accresciuta la proporzione dei semoventi da 75 rispetto ai carri M. Ne derivò, a partire dal 2 agosto, la costituzione di battaglioni misti (2 compagnie carri M e una semovente) e delle terze batterie dei gruppi già esistenti, portando nel contempo da 4 a 6 i pezzi di ciascuna batteria.

 

In seguito, i semoventi da 75/18 furono distribuiti ai battaglioni carristi, nella proporzione di due compagnie semoventi rispetto a una compagnia carri.

 

Dopo l'armistizio, pochi 75/18 e 75/34 rimasero ai gruppi corazzati della R.S.I., mentre la stragrande maggioranza dei mezzi disponibili fu utilizzata dai tedeschi.

 

Nel dopoguerra, con i 75/18 superstiti furono costituiti reparti inseriti nel reggimento di fanteria o in squadroni di cavalleria, rimanendo in servizio sino ai primi anni cinquanta.

 

Oggi sopravvivono esemplari di 75/18 su scafo M40, 41 e 42. Esiste anche un 75/34 e un carro comando M41.

 

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Guest Eurofighter

Fu l'unico blindato italiano della seconda guerra mondiale prodotto in grande numero a minacciare seriamente i mezzi alleati, dando prova della sua potenza sul fronte africano ma anche nello sbarco alleato in Sicilia e nei successivi reparti corazzati del Regno del Sud e della Repubblica Sociale Italiana..

 

I semoventi da 75/18 si dimostrano efficaci sia nell'impiego "classico" di appoggio alla fanteria che come controcarri. Fu l'unico mezzo corazzato italiano, a quanto si legge nei documenti conservati presso gli archivi della Royal Army e del Ministero della Difesa inglese, ad essere definito al momento della sua comparsa sul teatro nord-africano, "eccellente" ed addirittura "formidabile rispetto ai semoventi schierati sia dai tedeschi che dagli alleati", al punto che se l'intelligence alleata ne sospettava lo schieramento in quantitativi "significativi" durante le fasi offensive, "è preferibile attendere l'intervento delle forze aeree in azione caccia-carri ad un ingaggio diretto con tali unità"

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usavano proiettili HEAT, da noi chiamati EP, effetto pronto, in quanto la bassa velocità iniziale del pezzo (lungo solo 18 calibri) non permetteva l'uso di perforanti convenzionali.

 

Una soluzione di ripiego, comunque, in attesa dei semoventi con i pezzi da 75\34 che pero' arrivarono solo in pochissimi esemplari nel 43.

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Qualcuno sa se il capitano del gruppo I dei semoventi di cui si parla, Davide Beretta, e' ancora vivo? probabilmente ha (o avrebbe) 90 anni o piu'.

 

Saluti,

 

Fede

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usavano proiettili HEAT, da noi chiamati EP, effetto pronto, in quanto la bassa velocità iniziale del pezzo (lungo solo 18 calibri) non permetteva l'uso di perforanti convenzionali.

 

Una soluzione di ripiego, comunque, in attesa dei semoventi con i pezzi da 75\34 che pero' arrivarono solo in pochissimi esemplari nel 43.

 

 

Mmm.. sicuro che usassero una carica cava? Non ti confondi con gli HESH (high Explosive Squash Head)?

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no, erano a carica cava, quindi HEAT.

Vero, erano a carica cava. Ho controllato.

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