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Spazio: il futuro che non fu mai


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Guest intruder

I miei ultimi posts su High Frontier, hanno prodotto una risposta da parte di Dominus che trovo molto interessante. E mi ha fatto venire in mente come, negli anni Quaranta, Cinquanta, e primi Sessanta, si immaginava la conquista dello spazio. Le illustrazioni che ho trovato, sono bellissime, così come i piani, che, attenzione, non sono parto della mente eccessivamente fantasiosa di Murray Leinster o di Edwin Charles Tubb (due scrittori anglosassoni di "space opera" molto prolifici e popolari, in quegli anni, anche in Italia), ma di fior di scienziati, da von Braun in poi. Vediamone qualcuno, e, magari, sognamo come fecero i nostri genitori e nonni in quegli anni in cui, passato l'incubo della guerra più brutta della nostra storia, la speranza di un mondo migliore varcava i confini fisici del pianeta.

 

 

 

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Wernher von Braun aveva cominciato a pensare che la conquista dello spazio poteva essere questione di pochi anni. Quindi, si era messo a propagandarla con lo zelo di un vero profeta. Come scrisse il suo amico Willy Ley, noto scrittore di divulgazione scientifica, "Se un mercante crede in un prodotto e ha il modo di lanciarlo, avrà senz'altro successo. Ciò che Wernher vende, in definitiva, è la sua fede nella inevitabilità del volo spaziale".

 

"Anche se continuiamo i nostri calcoli fino a quando l'inferno si congela" affermò, "non gliene importerà a nessuno. Quindi mi rivolgerò al pubblico, perché è là che dobbiamo piantare i semi dell'esplorazione spaziale!". Tenendo conferenze e seminari in tutta l'America, von Braun si guadagnò il titolo di "Mister Spazio". E a un certo punto, una delle più importanti riviste illustrate gli offrì di curare una serie di articoli di divulgazione.

 

 

 

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Nell'illustrazione di Fred Freeman: razzo alato riutilizzabile. A destra: von Braun con un modellino, e il disegno originale dello scienziato tedesco.

 

 

 

 

 

La rivista era Collier's, e negli anni '50 faceva concorrenza a Life, Look, e al Saturday Evening Post. Scomparve nel 1957, c'è chi dice proprio perché diffondeva idee troppo insolite per il pubblico medio. La decisione di pubblicare qualcosa sullo spazio fu presa nel 1951 dal redattore Gordon Manning, che decise di radunare alcuni esperti per sentire il loro parere. In ottobre le persone scelte si riunirono all'Hayden Planetarium di New York sotto la supervisione di Cornelius Ryan, il celebre autore de Il giorno più lungo . Oltre a von Braun c'erano Fred Whipple, un astronomo della Harvard University, Joseph Kaplan, un professore di fisica, e un esperto di medicina dell'Air Force di nome Heinz Haber. Venne consultato anche Oscar Schachter, un esperto legale delle Nazioni Unite. Il responso fu rapido: i viaggi spaziali non solo erano possibili, ma potevano essere spiegati e illustrati con dovizia di particolari tecnici.

 

Fu deciso che i testi sarebbero stati scritti da von Braun insieme allo scrittore Willy Ley, e Ley e von Braun prepararono uno schema completo di varie missioni. Il primo articolo apparve il 22 marzo 1952, ed era intitolato "L'uomo conquisterà lo spazio. Che stiamo aspettando?". Il testo iniziava con la descrizione del lancio di un satellite artificiale con tre scimmie a bordo. Qualche tempo dopo sarebbero iniziate le prove per la scelta di un equipaggio umano. Il razzo destinato a portare in orbita degli uomini doveva essere alto 70 metri, con un diametro alla base di 20 e un peso al lancio di 6350 tonnelate con un equipaggio di dieci persone: tutti gli stadi sarebbero stati dotati di ali, per riutilizzarli dopo il lancio. Secondo von Braun, i luoghi ideali per la partenza erano il piccolo possedimento americano di Johnston Island, nel Pacifico, oppure la base aerea di Cocoa, in Florida, non lontano da dove si trova adesso Cape Canaveral.

 

 

 

 

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La stazione spaziale, il telescopio, il traghetto, secondo il progetto di von Braun disegnato da Chesley Bonestell.

 

 

 

 

Ley e von Braun pensarono che nel 1963 i tempi potessero essere maturi per la costruzione di una stazione spaziale a forma di ruota. Scrisse Ley: "La sezione trasversale del satellite artificiale rappresentata nell'illustrazione, sotto, include una quarantina di uomini, supponiamo quindi che l'equipaggio comprenda in totale 80 persone. Per quanto riguarda l'atmosfera, l'uso dell'elio in luogo dell'azoto permetterà di conseguire risparmio di peso. Per generare ossigeno, basterebbero alcune vasche di alga clorella, dalla superficie totale di 20 mq". Ogni uomo avrebbe avuto a disposizione 2 litri di acqua potabile al giorno e banchettato a... pillole? No, costolette e bistecche. L'acqua non potabile avrebbe potuto essere trasportata a bordo sotto forma di ghiaccio. "Basterebbe un leggero involucro per rendere maneggevoli e facilmente stivabili i grossi blocchi". I rifiuti sarebbero stati sganciati verso la Terra per bruciare nell'atmosfera. "Il diametro della stazione, della struttura simile a quella di una ruota, sarà di 75 metri, e l'anello esterno avrà a sua volta un diametro di 9 metri disposti su tre piani". Una doppia parete avrebbe protetto da meteoriti e radiazioni. Uno specchio rotante avrebbe permesso di sfruttare l'energia solare invece di quella atomica. Ley non aveva previsto i satelliti per telecomunicazioni e pensava che quindi il contatto radio con la terra si sarebbe limitato a 20 minuti ogni 2 ore. Le navette in transito sarebbero approdate dentro appositi anelli stagni di gomma gonfiabile, in controrotazione rispetto al resto della stazione e situati in "torrette" alla sommità. La stessa idea venne ripresa in un film intitolato La conquista dello spazio, prodotto da George Pal, una specie di Spielberg dell'epoca, e che vide von Braun come consulente tecnico.

 

 

 

 

 

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Spaccato della stazione spaziale, tuta spaziale, scafandro per lavoro esterno "bottlesuit", dai disegni di Fred Freeman e Rolf Klep. Tutto su idee di von Braun.

 

 

 

 

 

Ecco come Von Braun descriveva la stazione spaziale: "Anche se i suoi occupanti non avvertiranno alcuna sensazione di moto nello spazio, la ruota girerà attorno al globo alla velocità di 25.400 chilometri all'ora, compiendo in due ore una rivoluzione completa. Secondo uno degli attuali progetti, la base sarà composta da 20 sezioni di nylon e altre sostanze plastiche. Ognuna di queste sezioni sarà un'unità indipendente, che una volta montata insieme alle altre a formare un anello chiuso, potrà essere suddivisa in scompartimenti simili a quelli dei sommergibili: venti compartimenti stagni, per evitare che una meteorite, penetrata nella stazione, provochi la fuga di tutta l'aria che vi sarà contenuta. Le pareti, di una speciale materia plastica, saranno comunque tanto resistenti da fermare il 99% dei piccoli bolidi celesti. Le varie sezioni verranno trasportate in orbita ripiegate su se stesse; una volta, poi, che la ruota sia stata montata e fissata, le sezioni verranno gonfiate come una gomma d'automobile, fino a dare all'intera struttura la rigidità necessaria. Se l'anello di 75 metri compierà una rivoluzione ogni 12,3 secondi, si otterrà una gravità sintetica equivalente a quella terrestre, o 1 g. Al centro della ruota sarà posta l'entrata, con le camere di decompressione; di qui gli astronauti accederanno, lungo il tubo che costituirà l'asse, alla circonferenza. La vita sarà angusta e complicata per i conquistatori dello spazio, che si troveranno in condizioni paragonabili a quelle di un moderno sottomarino. Ciononostante, lo sviluppo della stazione spaziale è inevitabile come il sorgere del Sole: l'uomo ha già ficcato il naso nello spazio ed è improbabile che lo tirerà indietro".

 

 

 

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L'astronave lunare, nei due disegni di Chesley Bonestell.

 

 

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Disegni orginali di von Braun.

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Guest intruder

Secondo Cornelius Ryan, "quest'isola celeste costruita dall'uomo potrebbe servire da piattaforma di lancio per proiettili radiocomandati. Missili muniti di bombe atomiche potrebbero essere lanciati con micidiale precisione contro qualsiasi bersaglio situato sulla superficie terrestre e riuscirebbe impossibile intercettarli. In altre parole, chiunque riuscisse a costruire per primo una base sospesa nello spazio potrebbe impedire a ogni nazione del mondo di fare altrettanto. Ma in possesso di nazioni amanti della pace, la base siderale potrebbe essere la custode celeste dell'umanità. L'equipaggio scorgerebbe, ad esempio, i bombardieri disposti in formazione di partenza sulle piste degli aeroporti, i concentramenti di truppe, gli aeroplani in volo dalle portaerei; in sostanza, nessuna mossa di carattere aggressivo potrebbe passare inosservata e non una nazione al mondo potrebbe intraprendere preparativi bellici senza essere matematicamente certa di venire osservata da occhi sempre vigili, a bordo della 'sentinella nello spazio'\". Ryan, tuttavia, non aveva immaginato che gli stessi compiti potessero essere svolti da capsule di piccole dimensioni e completamente automatiche, come avvenne in realtà.

 

 

 

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Deck 1: Control Deck. Workstations for Captain, Pilot, Flight Engineer, and Radio Operator. Telescope in the center is for taking navigational sightings through the iris-shuttered astrodome. Note ladderway on the right.

Deck 2: Navigation Deck. The large table is the chart recorder. An analog device indicates the spacecraft\'s current position, which can be compared to the planned position printed on the chart. On the right is the auxiliary astrodome and telescope/tracking camera. On the left is the shower, placed here due to lack of any other place to put it.

Deck 3: Crew Deck. The normal crew complement is 30, but the quarters has contour chairs for 60 in case another spacecraft in the expedition has a catastrophic failure. The spare chairs are folded up on the walls and stanchions. To the right is the ship\'s mess and kitchen.

Deck 4: Storage Deck. General storage. Also contains the main electrical distribution panel. The toilet is also located here (but isn\'t shown).

Deck 5: Consumables Deck. Oxygen, drinking water, grey water.

Deck 6: Main air lock.

 

 

 

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Il 1964 - sempre secondo un altro articolo, pubblicato il 18 Ottobre 1952 - sarebbe stato l'anno dello sbarco sulla Luna. Cornelius Ryan commise tuttavia un altro errore clamoroso: "È credenza diffusa che l'uomo volerà direttamente dalla Terra alla Luna, ma per farlo, ci occorrerebbe un veicolo di proporzioni così gigantesche da rivelarsi economicamente irrealizzabile. Inoltre, allo scopo di dare alla spedizione un margine di sicurezza, non dovremmo usare una nave sola, ma un minimo di tre. Per un volo senza scalo Terra-Luna e ritorno, ogni missile dovrebbe essere più alto dell'Empire State Building e dieci volte più pesante della Queen Mary!".

 

 

 

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Costruzione delle astronavi lunari, avvicinamento e atterraggio sul nostro satellite.

 

Nei piani di Collier's, usando la stazione spaziale come cantiere, sarebbero state costruite in orbita tre enormi astronavi lunghe 50 metri. Per trasportare i pezzi e il propellente dalla Terra sarebbero occorsi ben 360 voli, contro i venti sufficienti per la stazione orbitale. Non era previsto l'uso dell'energia atomica. "Due delle navi lunari saranno cariche di propellente per il viaggio di andata e ritorno. La terza nave, che non farà ritorno, trasporterà solo provviste e attrezzature per il soggiorno degli astronauti sulla superficie lunare. Quando l'intelaiatura sarà a posto, verranno montati grossi ammassi di nylon e plastica che formeranno le cabine degli astronauti. Una volta gonfiate d'aria, diventeranno sferiche. Immediatamente dopo verranno installati i serbatoi di propellente. I due veicoli da trasporto passeggeri sembreranno in realtà un gruppo di sfere in una struttura metallica. Il terzo veicolo, destinato al carico, avrà invece come struttura centrale un grande cilindro simile a un silo". La sfera superiore sarebbe stata adibita ad alloggio e divisa in cinque livelli: in tutto, le tre navi dovevano ospitare un totale di 50 astronauti. Alla base di ogni nave sarebbero stati collocati 30 motori razzo, e dalla Terra l'accensione simultanea di tutti e 90 i motori sarebbe sembrata "la nascita improvvisa di una nuova stella".

 

 

 

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Le prime operazioni sul nostro satellite.

 

 

 

Durante il volo, i serbatoi di propellente usati per la partenza sarebbero stati sganciati, e quindi le astronavi avrebbero perso l'aspetto di un cumulo di sfere. Gli astronauti avrebbero potuto godere delle stesse comodità che oggi si prevedono per la Stazione Spaziale Internazionale. Il luogo d'atterraggio scelto era il Sinus Roris, a nord del Mare Imbrium, e il soggiorno sulla Luna sarebbe durato sei settimane."Le fiamme dei razzi lambiranno l'arida superficie lunare" scrisse von Braun. "La base rotonda del carrello d'atterraggio affonderà nella soffice polvere vulcanica. Poi le quattro zampe estensibili si allargheranno per sostenere il peso del veicolo. Il ronzio dei motori si spegnerà, e resterà il silenzio. Allora avremo raggiunto la Luna".

 

 

 

 

 

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Spaccato della base lunare e installazione di un telescopio.

 

 

 

I razzi sarebbero poi stati scaricati, cominciando dai trattori per la locomozione, e la stessa nave cargo sarebbe stata smontata, tagliata in due metà a forma di mezzo cilindro e usata per costruire una piccola base permanente. Una metà sarebbe servita da alloggio, l'altra da laboratorio. Per ripararsi da radiazioni e meteoriti, sarebbero state collocate in qualche crepaccio. Servendosi dei tre convogli di trattori, gli astronauti avrebbero esplorato la Luna in lungo e in largo. \"Anche vicino al campo base", scrisse Ryan, \"l\'esplorazione sarà un lavoro arduo e difficile. Dovremo superare crateri meteoritici, burroni, grandi pilastri rocciosi, lottando nelle tute ingombranti, sempre nervosi per i meteoriti e attenti alla sottigliezza della crosta. Troveremo minerali rari e di valore? la scala dei valori cambierà sulla Luna. Oro, platino, perfino diamanti, non saranno di importanza per noi, mentre un minerale da cui poter ricavare acqua sarebbe il più prezioso di tutti\. A differenza di altri autori, quelli di Collier's riconobbero correttamente la possibilità di irradiare sulla Terra trasmissioni televisive.

 

 

 

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Esplorazione sulla superficie lunare.

 

 

 

Il più spettacolare obiettivo delle esplorazioni sarebbe stato il cratere Harpalus, a ben 250 miglia di viaggio. Per giungerci ci sarebbero voluti quattro scomodi giorni. "Il percorso sarà lento e difficile" scrisse Ryan. "I veicoli sceglieranno cautamente la strada fra grosse rocce e profondi crepacci. I trattori saranno equipaggiati da congegni automatici per raccogliere campioni, incluse trivelle per prelevare roccia dal sottosuolo. A piedi, gli uomini scenderanno nel cratere quanto più possibile, poi ne verrà calato uno sul fondo con delle funi. Sarà un lavoro pericoloso: nonostante la gravità relativamente lieve, una caduta sarà altrettanto dannosa che sulla Terra". Alla fine, soltanto due razzi avrebbero riportato gli uomini alla stazione spaziale, mentre la base lunare sarebbe rimasta a servire come punto d\'appoggio per altre spedizioni.

 

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Partenza dalla Luna. A destra: Chesley Bonestell, autore di queste illustrazioni, assieme a von Braun.

 

 

 

Se volete vedere altre immagini dell\'epoca, soprattutto della concezione di spazio dell\'epoca, visitate questo sito:

 

http://www.bonestell.org/

Edited by intruder
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  • 4 weeks later...
Wernher von Braun aveva cominciato a pensare che la conquista dello spazio poteva essere questione di pochi anni. Quindi, si era messo a propagandarla con lo zelo di un vero profeta. Come scrisse il suo amico Willy Ley, noto scrittore di divulgazione scientifica, "Se un mercante crede in un prodotto e ha il modo di lanciarlo, avrà senz'altro successo. Ciò che Wernher vende, in definitiva, è la sua fede nella inevitabilità del volo spaziale".

se non sbaglio prima che finisse la guerra von Brown aveva già abbozzato un evoluzione del V-2 che avrebbe permesso all' uomo di andare sulla Luna.

 

Bello e molto interessante anche questo post...

 

anche se i razzi,e le stazioni spaziali di ora solo leggermente diverse come design bisogna ammettere che Von Brown ci aveva dato nelle sue previsioni...

sperimao che anche la "previsioni" della base sulla Luna si avveri...

 

P.S.

il link a fine pagina a me non si apre...

Edited by F-14
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Guest intruder
se non sbaglio prima che finisse la guerra von Brown aveva già abbozzato un evoluzione del V-2 che avrebbe permesso all' uomo di andare sulla Luna.

 

Bello e molto interessante anche questo post...

 

anche se i razzi,e le stazioni spaziali di ora solo leggermente diverse come design bisogna ammettere che Von Brown ci aveva dato nelle sue previsioni...

sperimao che anche la "previsioni" della base sulla Luna si avveri...

 

P.S.

il link a fine pagina a me non si apre...

 

 

In effetti von Braun (Brown è la grafia che qualche volta si incontra nella stampa anglosassone per rendere la pronuncia, Braun verrebbe pronunciato bron, altrimenti, ma lui era puro krukko) pensava credo da sempre alla Luna... il link a fine pagina dev'essere andato offline per revisione del sito, provo a cercarlo nuovamente e caso mai a ripostarlo se ha cambiato indirizzo come ogni tanto fanno.

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Guest Folgore88

sono cresciuto pensando che il futuro sarebbe stato pieno di stazioni orbitali e navi intergalattiche...

 

ennesimo post inutile. +10%

Edited by vorthex
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