Henschel Hs-132 - Bombardiere in picchiata monoposto
La ditta Henschel, che aveva una considerevole esperienza nella produzione di aerei d’appoggio ravvicinato, avanzò nel tardo 1944 alcune proposte per un bombardiere d’attacco con un turboreattore BMW 109-003E-2 applicato sopra la fusoliera. In pratica l’aereo somigliava al Heinkel He-162 con doppi impennaggi e timoni, ma le ali, trapezioidali, che in quello erano alte, qui venivano applicate a metà altezza della fusoliera. Una particolarità consisteva nella sistemazione del pilota, che era all’estremità del muso, in posizione prona per sopportare meglio l’accellerazione, prevista in 12g, nella richiamata. La costruzione, semplificata, con largo impegno di legno, fu bene accolta dal ministero dell’aria del Reich che ne ordinò tre prototipi, la cui fabbricazione ebbe inizio nel marzo 1945. Il solo Henschel Hs-132 V1 era completato (ma non aveva ancora volato) alla fine della guerra e tutti i tre apparecchi furono prelevati dalle forze sovietiche durante la loro avanzata. il primo modello avrebbe dovuto portare un’unica bomba da 500 kg incassata nella parte inferire della fusoliera; il secondo, con un reattore da 900 kg di spinta, avrebbe avuto due cannoncini MG-151 da 20 mm montati nel muso; il terzo, con un turboreattore Heinkel-Hirth 109-011A da 1300 kg di spinta, sarebbe stato armato con una bomba da 1000kg, due cannoncini MK-103 da 30 mm e due MG-151 da 20 mm. Era previsto di impiegare bombe perforanti a razzo per gli attacchi di appoggio delle forze terrestri.

Junkers Ju-287 - Bombardiere pesante ad alta velocità
Il rivoluzionario Junkers Ju-287 fu il risultato dello sviluppo di un progetto di bombardiere studiato da Hans Wocke presso la Junkers nel giugno 1943, in un periodo in cui i bombardieri godevano ancora di priorità nei piani di produzione della Luftwaffe. Invece di un’ala trapezioidale convenzionale, Wocke suggerì di impiegare un’ala angolata in avanti, nella quale, ad alta velocità, si sarebbero sentiti i vantaggi del ridotto rapporto spessore corda ed a bassa velocità, sarebbe risultata attenuata la instabilità. Per accelerarne la fabbricazione, il prototipo, lo Ju-287 V1, fu composto da una straordinaria combinazione di componenti già disponibili, tra cui la fusoliera dell He-177, il complesso di coda dello Ju 388, il carrello principale del Ju 352 e quello anteriore di un Consolidated B-24 Liberator catturato. La progettazione fu diretta da Ernst Zindel e l’aereo, propulso da quattro turboreattori 109-004B-1, volò il 16 agosto 1944. Al decollo era necessaria, per il prototipo, una spinta addizionale, fornita da un razzo sganciabile Walter 109-501 applicato sotto ognuno dei reattori. Furono compiuti in tutto 17 voli prima che la priorità dei bombardieri a getto venisse abbandonata. Ma il ministero dell’aria del Reich tornò ancora alla filosofia del bombardamento nel marzo 1945 e ordinò di mettere in produzione lo Ju 287. Venne iniziata la costruzione di altri due prototipi, lo Ju 287 V2 con sei reattori e lo Ju-287 V3 ancora con quattro, ma più potenti, nessuno dei quali fu, tuttavia, pronto a volare prima della fine della guerra. L’intero programma fu poi trasferito nell’Unione Sovietica, insieme a molti tecnici addetti, e le prove di volo continuarono fino al 1948.





DFS-228/346 - Ricognitore a razzo da alta quota
Nel 1940 la DFS iniziò un ambizioso programma per ottenere il volo supersonico. Siccome i soli motori abbastanza potenti da garantire tali prestazioni erano i motori a razzo, si giunse alla conclusione che l'"assalto" al muro del suono avrebbe avuto luogo ad elevate altitudini. Il programma venne diviso in tre sezioni:
La prima parte si sarebbe occupata dello sviluppo di una cabina pressurizzata, di un sistema di salvataggio del pilota in caso di emergenza e di testare i motori a razzo ad alte altitudini.
La seconda parte avrebbe dovuto testare le performance di vari configurazioni d'ala.
La terza parte avrebbe infine costruito un velivolo supersonico con le informazioni fornite dalle prime due sezioni, questo aereo ebbe la denominazione di DFS 346
La DFS decise di progettare un nuovo aereo per approfondire la prima parte del programma di sviluppo. Così, nel 1941, il RLM assegnò il 228 al velivolo, e richiese che il DFS 228 venisse assegnato alla ricognizione d'alta quota. Il primo prototipo del DFS 228 venne completato nel 1943 proprio presso la DFS sebbene la sezione di controllo e il pattino per l'atterraggio vennero costruiti dalla Schmetz. La fusoliera del DFS V1 era composta da tre sezioni circolari: la sezione del muso contenente l'abitacolo; la sezione centrale che conteneva il pattino i serbatoi di carburante e una fotocamera a IR della Zeiss; infine la sezione di coda con il motore a razzo Walter HWK 509A-1 o A-2. Il legno venne largamente usato per tutta la struttura alare , con una singola asta di legno che correva da punta a punta, scheletro sempre in legno e copertura in legno compensato. L'intera apertura alare era divisa in alettoni e flap direzionali e per l'atterraggio.La struttura di coda era di tipo convenzionale sebbene fosse interamente in legno. Anche l'abitacolo venne progettato in legno, ma quando si rivelò inadatta a mantenere determinate pressioni venne ripensata in metallo. Il prototipo V1 aveva una posizione di pilotaggio di tipo convenzionale, ma il V2 come la prevista produzione futura aveva il pilota in posizione prona per ridurre il volume dell'abitacolo e facilitarne così la pressurizzazione. Tutte le aree fornite di vetri erano costruite con un doppio strato di plexiglass ed erano provviste di una intercapedine dove circolava aria calda onde evitare la formazione di ghiaccio.
Il DFS sarebbe stato montato su un aereo trasportatore fino a una altezza approssimativa di 10000 metri per posi essere rilasciato; una valta azionato il motore a razzo il DFS 228 avrebbe in breve raggiunto un a quota di circa 23000/25000 metri. A questa quota avrebbe compiuto la sua missione di ricognizione e l'aereo avrebbe poi potuto planare fino alla base. In caso di emergenza l'abitacolo, sempre pressurizzato,avrebbe potuto essere interamente staccato dal velivolo per mezzo di quattro piccole cariche; automaticamente un paracadute avrebbe rallentato la velocità di discesa. Una volta raggiunta una quota di sicurezza il pilota avrebbe abbandonato l'abitacolo e sarebbe sceso a terra col suo paracadute. Un problema legato all'uso del motore a razzo Walter HWK 509 A-1 o A-2 era la necessità operativa di utilizzarlo ad intermittenza ad elevate altitudini, ciò avrebbe causato, probabilmente, il congelamento di valvole e pompe. Naturalmente sempre nuove versioni di motori a razzo erano in fase di sviluppo e l'utilizzo di M-Stoff e A-Stoff (metanolo e ossigeno capaci di operare a temperature molto basse) come propellente.



Questo messaggio è stato modificato da John Plaster: 02 gennaio 2009 - 14:50

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