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Task force Nibbio


Rick86
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(tutto il materiale è preso da Difesa.it)

 

Task Force NIBBIO

 

L'Operazione "NIBBIO" può essere a ragione considerata una delle più complesse e rischiose missioni compiute dalle Forze Armate Italiane dalla 2^ seconda Guerra Mondiale. La difficoltà deriva innanzitutto dalla notevole distanza del Teatro operativo dalla Madrepatria (circa 6000 Km), che ha imposto un onerosissimo piano di trasporti via aerea, con un impegno complessivo di 96 voli militari e 37 voli civili, per garantire il dispiegamento, il rientro ed il regolare flusso di rifornimento del nostro Contingente.

 

SCHEDA INFORMATIVA MdD

 

Leggete il Pdf, da cui ho preso gli spezzoni riportati qua:

 

Nel quadro dell’avvicendamento dei reparti terrestri, nell’estate del 2002, gli Stati Uniti

chiedevano all’Italia di rendere disponibile un Gruppo Tattico di fanteria, da integrare nel

dispositivo della Coalizione. Il 2 ottobre 2002, il Parlamento Italiano autorizzava la

partecipazione, a partire dal 15 marzo 2003 e con mandato di 6 mesi scadente il 15

settembre 2003, di un contingente militare di 1000 soldati.

Prendeva cosi l’avvio la Missione della Task Force “ NIBBIO”, inizialmente costituita

sulla base del 9° Reggimento alpini della B. “Taurinense”, avvicendato il 15 giugno 2003

dal 187° Reggimento paracadutisti della Brigata “Folgore”.

Dal primo trimestre 2003 hanno pertanto coesistito in AFGHANISTAN due dispositivi

nazionali: il primo inquadrato nella “ International Security and Assistance Force

“(ISAF), costituito da 460 unità dislocate a KABUL; il secondo nell’ambito

dell’operazione “Enduring Freedom”, denominato appunto Task Force “NIBBIO”.

Quest’ultimo, sulla base degli accordi precedentemente intercorsi con il Comando della

Coalizione e nel rispetto della deliberazione del Parlamento Italiano, il 15 settembre 2003

cedeva nuovamente la responsabilità della propria area al 1° battaglione dell’87°

Reggimento della 10^ Divisione da montagna USA ed il 17 settembre la Bandiera di

Guerra del 187 ° reggimento paracadutisti, insieme con il grosso delle truppe, rientrava a

Livorno, propria sede stanziale.

 

MISSIONE

Al Contingente “NIBBIO” è stata assegnata la Missione di concorrere, con le altre forze

della Coalizione, al raggiungimento degli obiettivi strategici prefissati per la terza e quarta

fase dell’Operazione Enduring Freedom. In particolare, il contingente nazionale ha

ricevuto il compito di condurre attività di controllo del territorio e di interdizione della

propria Area di Responsabilità e di concorrere alla neutralizzazione/distruzione di sacche

di terrorismo, di possibili basi logistiche e di centri di reclutamento delle formazioni di AL

QAEDA e TALIBAN, al fine di creare le condizioni di sicurezza e stabilità necessarie alla

riedificazione della Nazione.

Il grosso del contingente “NIBBIO” veniva dislocato nella località di KHOWST, nella

provincia orientale di PAKTIA, confinante con il PAKISTAN, presso una base operativa

avanzata (FOB) denominata “SALERNO”. Un’aliquota di personale (200 unità circa)

veniva mantenuta, con compiti di supporto logistico, nella base aerea di BAGRAM, sede

del Comando della Coalizione in Afghanistan

 

FORZE ASSEGNATE

a. La Task Force NIBBIO (circa 1000 u.) è stata composta dai seguenti moduli operativi:

un Comando di Reggimento;

un Battaglione di fanteria, comprendente una compagnia mortai, una compagnia

controcarri ed un plotone esploranti;

un reparto di forze speciali del 9° Reggimento “Col Moschin”, integrato da un

distaccamento del Gruppo Operativo Incursori della Marina;

una compagnia Trasmissioni;

una compagnia Genio con capacità di bonifica di ordigni esplosivi;

una batteria di acquisizione obiettivi;

un plotone di polizia militare, composto da personale del Reggimento carabinieri

paracadutisti “Tuscania”;

un plotone NBC;

un gruppo di Supporto logistico.

Complessivamente il reparto disponeva di circa 100 mezzi, prevalentemente veicoli tattici.

Il supporto elicotteristico per le esigenze operative, d’intervento rapido e di evacuazione

sanitaria è stato fornito dal Comando USA, che ha rischierato sulla base “SALERNO” di

KHOWST due elicotteri d’attacco Apache e due UH 60 Black Hawk dedicati alla

MEDEVAC e alle operazioni eliportate e che ha assicurato il regolare flusso di

rifornimenti via aerea da BAGRAM. Negli ultimi due mesi, anche velivoli C 130J

dell’Aeronautica Militare Italiana sono stati messi in condizione di operare sulla pista

semi-preparata della FOB SALERNO, a diretto sostegno della unità italiana. L’esercito

USA ha inoltre reso disponibile sulla base “SALERNO” un reparto chirurgico campale

 

OPERAZIONI

L’Area di Responsabilità assegnata alla TF NIBBIO coincide con una regione

particolarmente sensibile dell’AFGHANISTAN, posta sulla fascia di confine con il

PAKISTAN e caratterizzata da estrema “porosità” che facilita il transito di ogni forma

di contrabbando, dalla droga alle armi, e l’infiltrazione di gruppi armati e che offre

rifugio a numerose basi terroristiche.

La provincia stessa è al centro di forti tensioni tra diverse fazioni in lotta tra loro e,

spesso, apertamente ostili al Governo “ad interim” del Presidente KARZAI.

In tale contesto, il Contingente italiano ha condotto un’attività operativa spiccatamente

dinamica, sviluppando una diffusa presenza sul territorio mediante pattuglie e

complessi di forze itineranti tendenti, da un lato, a raccogliere informazioni e ad

ostacolare la libertà di movimento dei gruppi armati, dall’altro, ad intensificare il

contatto con la popolazione locale, anche attraverso la distribuzione di aiuti umanitari

ed interventi di ricostruzione e di sostegno alle istituzioni locali.

La TF è stata, inoltre, impegnata in frequenti operazioni di più ampia portata,

pianificate autonomamente o disposte dal Comando della Coalizione, intese ad

interdire vaste zone dove fonti “intelligence” della Coalizione o nazionali indicavano

la presenza di gruppi ostili o di depositi illegali di armi e munizioni.

Si è trattato di attività - genericamente indicate come “interdizione d’area”- che si sono

sviluppate essenzialmente mediante la messa in opera di posti di sbarramento lungo le

principali vie di comunicazione, la cinturazione e l’eventuale rastrellamento di aree

critiche e che hanno richiesto il trasferimento su veicoli tattici o l’elitrasporto ed il

successivo schieramento sul terreno di ingenti complessi di forze, anche per cicli

operativi di più giorni.

In aggiunta il reparto italiano ha dovuto garantire la costante protezione della FOB

SALERNO e della vicina base CHAPMAN ed assicurare la transitabilità al supporto

logistico della rotabile KHOWST-GARDEZ, che si snoda per circa 80 Km su un

tracciato impervio di alta montagna, terreno ideale per le imboscate condotte da gruppi

armati al soldo di signori della guerra o appartenenti alle formazioni anti-Coalizione

(TALIBANI, AL QAIDA e fondamentalisti islamici).

Una “Quick Reaction Force” è stata infine costantemente mantenuta in elevato stato di

prontezza ed è stata più volte impiegata all’emergenza, quale riserva nelle mani del

Comandante della stessa TF NIBBIO o del Comandante sovraordinato della TF

DEVIL.

Nel corso della missione, è stata realizzata una fattiva collaborazione con reparti del

nuovo Esercito Afgano (ANA), con le preesistenti formazioni militari afgane (AMF) e

con la polizia locale.

c. Questo, in estrema sintesi, l’impegno operativo che è stato richiesto alla TF NIBBIO,

in un contesto ambientale infido e caratterizzato da un sensibile livello di minaccia,

che le stesse Autorità della Coalizione hanno classificato MEDIO-ALTO, e che ha

mantenuto i nostri uomini in uno stato di tensione costante che non ha consentito pause

di rilassamento o di riposo.

La minaccia nei confronti del nostro Contingente si è prevalentemente materializzata,

fortunatamente senza serie conseguenze, con lanci di razzi sulle basi, lanci di bombe a

mano su veicoli in transito, raffiche di armi leggere su pattuglie in movimento,

tentativi di infiltrazione nel dispositivo di sicurezza delle basi, ordigni esplosivi di

varia natura collocati lungo gli itinerari più battuti e fatti esplodere, spesso con

comandi a distanza, al passaggio dei nostri mezzi.

Nell’ultimo periodo sono stati chiaramente percepiti inequivocabili segnali di

inasprimento della tensione e d’intensificazione dell’attività militare nell’area, a

conferma, secondo il parere “dell’intelligence” della Coalizione e nazionale, della

progressiva riorganizzazione della resistenza armata e del tentativo dei diversi gruppi

(TALIBANI, AL QAIDA e fondamentalisti islamici) di coalizzarsi in funzione antigovernativa

ed anti-occidentale.

 

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

La “NIBBIO” può essere a ragione considerata una delle più complesse e rischiose

missioni compiute dalle Forze Armate Italiane dalla 2^ seconda Guerra Mondiale. La

difficoltà deriva innanzitutto dalla notevole distanza del Teatro operativo dalla

Madrepatria (circa 6000 Km), che ha imposto un onerosissimo piano di trasporti via aerea,

con un impegno complessivo di 96 voli militari e 37 voli civili, per garantire il

dispiegamento, il rientro ed il regolare flusso di rifornimento del nostro Contingente.

Complessa, inoltre, per la necessità di realizzare lo stretto coordinamento e la forte

interazione a livello operativo e tattico con le Forze americane, indispensabile per

garantire l’efficace partecipazione, in sicurezza, di unità italiane ad operazioni congiunte

con unità statunitensi. Le caratteristiche morfologiche del territorio, impervio e

compartimentato, il contesto socio-economico ed ambientale e gli instabili equilibri

politici e di potere nell’area di responsabilità hanno reso estremamente impegnativo

l’assolvimento della missione, mentre la diffusa presenza nel territorio di formazioni

armate – che trovavano sicuro rifugio nell’area tribale a cavallo del vicino confine con il

Pakistan – hanno mantenuto costantemente elevato il livello di minaccia incombente sul

nostro personale. L’accurata pianificazione, lo scrupoloso addestramento individuale e

collettivo , l’oculata scelta dei reparti componenti la Task Force, uniti alla capacità, alla

determinazione, al coraggio e all’autocontrollo dei nostri soldati, hanno consentito di

portare a termine con pieno successo e con danni pressoché irrilevanti (solo 4 feriti lievi)

la missione affidata, come provano le numerose attestazioni di apprezzamento e stima dei

Comandi della Coalizione e le testimonianze di gratitudine delle popolazioni locali. Le

nostre unità, chiamate ad un gravoso impegno in un lontano e difficile teatro operativo,

hanno fornito prova di grande professionalità, efficienza ed affidabilità, apportando

ulteriore lustro all’Italia e alle Forze Armate italiane.

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